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Simmons fa piangere Richeze: una botta secca e via

25.01.2023
5 min
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Avevano pensato lo stesso attacco, ma Simmons l’ha fatto prima e ha vinto. Richeze è passato dietro con la testa bassa. E quando lo abbiamo visto venirci incontro, piangeva. Sarebbe stata la vittoria in casa nella corsa di fine carriera, avrebbe avuto un gran sapore.

La terza tappa della Vuelta a San Juan si è conclusa all’interno del Circuito Villicum, con pubblico sugli spalti e un finale thrilling. Stava tutto a entrare in testa nell’ultima curva e da lì fiondarsi sul traguardo, anticipando i velocisti e i loro treni.

Il piano di Baffi

«Abbiamo realizzato quello che avevamo pensato ieri sera e ribadito stamattina. A volte si fanno mille piani, ma quando riescono c’è grande soddisfazione».

Adriano Baffi parla con motivato orgoglio, mentre Simmons dal palco saluta e alle spalle del tecnico della Trek-Segafredo Cataldo, Vacek e Aberasturi ripassano la tattica messa perfettamente in atto.

«E’ caduto nella prima tappa – ricorda Baffi – ma gli ho detto di far finta che non ci fosse mai stata. E’ come se ieri avessimo ricominciato ed è venuto il terzo posto. Oggi abbiamo vinto. Il ragazzo aveva qualità quando è arrivato, sapevamo che le avesse ancora e adesso sta imparando il modo giusto di correre, meno impulsivo. Oggi doveva stare a ruota dei compagni fino al momento giusto e così è andata».

Baffi ha spiegato che quel tipo di attacco era stato studiato dalla sera prima
Baffi ha spiegato che quel tipo di attacco era stato studiato dalla sera prima

L’ultima curva

Venerdì si arriva sul Colorado, che gli ricorderà casa sua. Lui alla battuta sorride e incassa l’ennesima salva di complimenti. Quando lo incontrammo a Calpe disse che il fuoco per quest’anno sarebbe stato vincere, non importava come. C’è riuscito al terzo giorno.

«Avevamo parlato di questo finale – racconta l’americano dai capelli e la barba rossi – era la mia sola chance per vincere, non essendo un velocista. Mathias (Vacek, ndr) mi ha guidato alla perfezione a quell’ultima curva. La squadra oggi ha lavorato tutto il giorno per me, è persino facile fare un minuto di sforzo quando gli altri ti aiutano a questo modo. Baffi me l’ha detto di scordarmi del primo giorno e di tenere fede al piano. Mi ha infuso grande energia».

Richeze anticipato

Anche Richeze l’aveva cerchiata di rosso, sapendo di non avere il ritmo né le gambe per contrastare corridori più avanti di lui nella condizione.

«Non correvo da giugno – dice – e nonostante tutto, questo secondo posto ha un sapore amaro. Non sono in grado di fare uno sprint di gruppo con tutti gli altri, io uso il 54 e mi pare duro, loro usano il 56. Volevo attaccare, ne avevo parlato con Fernando (Gaviria, ndr). Sapevo che chi fosse partito per primo in quella curva, avrebbe preso il giusto vantaggio. Solo che mentre ero lì per partire, Simmons mi ha anticipato. Ha avuto più resistenza di me. Ho provato a uscire, ma non ho avuto le gambe per chiudere».

A Calpe, Simmons ci aveva confessato la sua voglia di vincere e ora è al settimo cielo
A Calpe, Simmons ci aveva confessato la sua voglia di vincere e ora è al settimo cielo

Colorado, casa sua

Baffi ha anche detto che con Simmons sono venuti guardando più lontano della singola tappa. E che uno come lui, che lo scorso anno alla Tirreno si fece in fuga il Carpegna, sull’Alto del Colorado potrebbe anche tenere duro.

«E’ una grande salita – sorride – e io peso 72 chili. Difficile per me tenere il passo dei colombiani, che sono più leggeri. In squadra c’è Vacek che potrebbe pensare alla classifica, ma è chiaro che arriveremo a quell’ultima salita molto vicini e io non mi farò indietro. Se arriveremo in cima in un gruppo ristretto, farò certamente lo sprint. Arrivo a casa mia, arriverò fino in cima (ridendo, ndr)».

Il messaggio di Cavendish

Mentre Richeze se ne va, la domanda un po’ perfida gliela facciamo. Avresti dedicato l’eventuale vittoria a Mark Cavendish?

«No – dice – per me è una cosa superata. Comunque mi ha scritto. Ha detto che non avrei dovuto parlare in giro e avrei dovuto prima sentire lui o il suo procuratore. Gli ho risposto che l’ho cercato per giorni e non ha mai risposto e che ho detto semplicemente la verità. Allora ha detto che dovrei avercela anche con Gaviria e Viviani che non mi hanno aiutato. Gli ho risposto che loro sono stati chiari dall’inizio, hanno detto che non riuscivano e comunque non sono stati loro a promettermi un posto in squadra. Lui non chiede scusa, ma va bene così. Se avessi vinto, non sarebbe stata per lui. Adesso faccio un giretto in bici, perché ho le gambe di legno. Domani potrebbe essere buona, se riesco a passare le salite. Potrei andare in fuga o pensare all’ultima tappa, vincendola come nel 2017. Sarebbe il modo migliore per concludere la carriera».