Ce ne andammo dai mondiali di Kigali con gli europei in fondo alla settimana successiva e con la rassicurazione che nello scrivere i nuovi calendari si sarebbero evitate la vicinanza e la somiglianza tecnica. Invece ci ritroviamo lanciati sulla strada dei mondiali di Montreal e ancora una volta in coda alla settimana successiva si correranno gli europei di Lubiana, su un percorso molto simile a quello iridato. E’ diventato un ciclismo di scalatori e, in quanto tale, poco aperto alle sorprese.
Lo scorso anno la patata bollente toccò a Marco Villa, cittì per un solo anno, che alla fine allestì due gruppi distinti con la possibilità di qualche contaminazione: qualcuno dai mondiali sarebbe andato agli europei ed effettivamente accadde con Frigo e Garofoli. Roberto Amadio, che di Villa ha preso l’incarico avendo ceduto il suo a Elia Viviani, seguirà più o meno la stessa strada, anche se in apparenza i punti in comune fra le due nazionali saranno superiori.
«Diciamo che ho una rosa di 12-13 atleti – spiega Amadio – e sicuramente 4-5 che fanno i mondiali e anche l’europeo, dove farò degli inserimenti fra coloro che non verranno selezionati per il mondiale. Anche l’europeo è molto impegnativo, sono andato a vederlo con Marino (Amadori, ndr), Scirea e tutti gli altri tecnici ed è veramente tosto».


E’ più tosto l’europeo, che si corre a casa di Pogacar, oppure il mondiale?
I mondiali hanno quei 100 chilometri in linea praticamente piatti che danno respiro e in cui potrebbe nascere qualcosa di diverso, poi entri nel circuito che conosciamo bene. La salita più lunga è quella dell’università e comunque sarà una corsa selettiva per la distanza. In ogni caso, negli ultimi due giri sicuramente i campioni che conosciamo possono fare la differenza.
Invece a Lubiana?
L’europeo ha 80 chilometri in linea, però molto più nervosi. Dentro e fuori, un percorso collinare e poi entri nel circuito con due chilometri di salita dritti, praticamente senza neanche un tornante. Poi quando arrivi sopra, non hai subito la discesa, ma altri 2,5-3 chilometri in costa su una strada molto stretta che quando siamo andati non era asfaltata. Dalla discesa al traguardo, volendo, hai un po’ di recupero, perché ci sono 7-8 chilometri con un po’ di pianura. Però è chiaramente una salita che non dà respiro. Se uno mena da sotto una volta, due volte, tre volte… può fare la differenza.
Quindi due percorsi duri allo stesso modo?
Li metto sullo stesso piano. Forse per la distanza il mondiale può fare un po’ più differenza, perché 273 chilometri sono davvero tanti…


Si dovrà scegliere in quale dei due essere più competitivi oppure si può provare a esserlo in entrambi?
Io cerco di essere competitivo in entrambi. Ho parlato con i ragazzi e quelli più titolati, diciamo così, sono mentalizzati per il doppio impegno. Parlo di Ciccone, Pellizzari, Piganzoli. Sicuramente Ulissi per l’europeo, ma poi ci parlerò per valutare con lui anche i mondiali. Trentin ci sarà in entrambi come uomo di esperienza nella gestione delle prime fasi di gara. Sono abbastanza mentalizzati e hanno parlato con le squadre per questo doppio impegno.
L’anno scorso la concomitanza dell’europeo con il Giro dell’Emilia creò qualche problema…
C’è ancora, qualche squadra è un po’ titubante, però in questi giorni li risentirò tutti. Li ho lasciati tranquilli per il Tour e qualche giorno di recupero, ma adesso bisognerà cominciare a confermare i programmi. Se Bettiol arriva giusto, può essere un uomo importantissimo sia per i mondiali sia per l’europeo. Mi sembra che gli abbiano cambiato il programma: doveva fare la Vuelta, ma forse non ci andrà.
La Vuelta secondo te è un passaggio necessario oppure sarebbe meglio non farla?
Dura com’è, secondo me non è proprio l’ideale. L’ideale è fare le corse di un giorno in Italia, inserendo magari il Giro di Polonia o due corse a tappe di 5-6 giorni: quello secondo me è il percorso ideale. Per un Bettiol invece forse la Vuelta era la scelta giusta, però credo che Mazzoleni, che è bravissimo, sicuramente lo farà arrivare al 100 per cento.


E’ confermato il progetto di portare Finn ai mondiali dei pro’?
Su Finn c’è un progetto importante: avevo già confermato l’europeo, per fare un percorso assieme a Pellizzari e Piganzoli, come nostri leader in previsione anche di Los Angeles 2028. L’anno prossimo ci saranno dei mondiali durissimi in Francia, ma saranno dure anche le Olimpiadi, perché hanno previsto un percorso veramente selettivo con l’arrivo in salita all’osservatorio sopra Los Angeles, accanto all’insegna di Hollywood. E’ un percorso che voglio fare con loro e nelle ultime settimane sto parlando con Finn e con Amadori e stiamo valutando se sia fattibile.
Solo agli europei oppure anche ai mondiali?
Potrebbero essere entrambi, però vediamo l’avvicinamento. E’ una valutazione che non si può fare adesso. So che Finn farà parecchie corse in Italia con la squadra WorldTour, quindi ci sarà modo di confrontarsi di corsa in corsa e capire lo stato di forma fisica, quello mentale e tutte le cose che servono per valutare la scelta.
Abbiamo parlato dei probabili leader, quali altri nomi vedi per il doppio impegno?
Abbiamo dei corridori come Frigo e altri che sanno lavorare, entrare nelle fughe, attenersi a un certo tipo di corsa. Però nessuno è escluso, da metà agosto in poi, chi andrà potrà essere convocato: non ho preclusioni, se un atleta può essere utile alla causa, non ho remore a convocarlo, anche facendo dei cambiamenti all’ultimo momento.


A chi pensi?
A Garofoli, Zana, Cattaneo, un corridore che al Tour ha dimostrato ancora di più le qualità e che sente molto la maglia azzurra. Corridori che sanno lavorare, ma anche essere importanti in certe fasi della corsa. Senza dimenticare il fatto che abbiamo un Team Relay molto forte, per cui se posso agevolare Villa inserendo un atleta, ad esempio Affini, lo faccio più che volentieri perché potrebbe fare la sua parte nei prini 150-180 chilometri di gara. Il Team Relay con Ganna, Affini, Frigo, Cattaneo, Bettiol e chi sarà più in condizione, più le ragazze che sono molto forti, può davvero puntare a una bella medaglia.
Ti conosciamo come tecnico realista, però anche ambizioso. In gruppo ci sono corridori intoccabili come Pogacar, cosa si può fare per corrergli contro?
Bisogna essere realisti e razionali, nel senso che la superiorità di Tadej è evidente. Non dico che si arrendano quando lui parte, però hanno capito che seguendolo si fanno male. Bisogna partire con il rispetto verso Pogacar ed Evenepoel che al Tour ha fatto un altro bel passo in avanti. Ma vedremo se quei primi 100 chilometri del mondiale potranno creare delle situazioni un po’ diverse, perché la mia filosofia è che bisogna crederci fino alla riga del traguardo.