Campionato italiano under 23, Damiano Caruso, 2008

La storia di Caruso, gli juniores di oggi e qualcosa da sistemare

17.10.2026
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Sono passati ventidue anni da quando il professor Guarrella propose a Giuseppe Di Fresco, che lo aveva contattato per prendere un suo corridore della Ibla Ragusa di nome Provino, di dare un occhio anche a un certo Damiano Caruso che fino all’anno precedente aveva soltato giocato a calcio. Di Fresco accettò e si ritrovò in casa il figlio di un poliziotto con le idee chiarissime su dove volesse arrivare: fare il corridore professionista.

«Venne su d’inverno – racconta il direttore sportivo palermitano, finalmente uscito dai suoi problemi di salute – alla vigilia del secondo anno da junior, fece la preparazione invernale e iniziò la stagione con noi. Mi ricordo che come prima gara stagionale si fece il famoso Circuito della Madonnina a Ortonovo e lui andò in fuga con Corrado Cirinnà, un suo compagno di squadra. E senza che gli dicessi niente, all’arrivo lo fece vincere».

Fu così che Di Fresco dovette lottare per convincere papà Caruso a lasciar partire il figlio e iniziò a lavorare con quel ragazzino che nel primo anno perse sette chili e anche se non aveva esperienza, vinse la 3Tre Bresciana prendendosi anche la tappa regina, vinse il Giro del Lodigiano e arrivò quarto al Giro della Lunigiana.

Vinse sei corse, che convinsero Bruno Leali a offrirgli un contratto da under 23 nella sua Unidelta. Ma quando Di Fresco firmò per salire a sua volta sull’ammiraglia della Mastromarco, una delle squadre U23 più in vista d’Italia e da cui era uscito Vincenzo Nibali, il primo corridore cui pensò fu proprio Caruso. E Leali, riconoscendo che si trattava di un suo corridore, lo lasciò partire (in apertura, la vittoria di Caruso al tricolore U23 del 2008).

Questa storia, che vi abbiamo già raccontato nei dettagli, non l’abbiamo tirata fuori per caso. Caruso si è ritirato dopo il Gran Piemonte, a capo di una sontuosa carriera da professionista: 18 anni nel grande gruppo vincendo e facendo vincere. Ma se fosse arrivato dal ciclismo di oggi con le credenziali di allora, probabilmente non avrebbe trovato squadra neppure fra gli under 23. Perché oggi è tutto diverso e non è necessariamente meglio. E di questo parliamo ancora con Di Fresco, che vive fra gli juniores e il quadro ce l’ha chiarissimo.

Casano, Team Casano, Giuseppe Di Fresco
Giuseppe Di fresco è uno dei direttori sportivi del CPS Professional Team, la squadra juniores di Clemente Cavaliere. Ebbe Caruso da junior e da U23
Casano, Team Casano, Giuseppe Di Fresco
Giuseppe Di fresco è uno dei direttori sportivi del CPS Professional Team, la squadra juniores di Clemente Cavaliere. Ebbe Caruso da junior e da U23
Caruso aveva grandi margini di miglioramento, oggi la sensazione è che gli juniores siano molto più avanti…

Caruso aveva tantissimi margini di miglioramento, perché veniva da un solo anno di attività. Quando l’ho conosciuto, era minimo 12-15 più di adesso. Però aveva una grande testa, su quello era parecchio più avanti degli altri. La mattina non apriva nemmeno la finestra per vedere che tempo facesse, lui si vestiva e partiva comunque. Poi però arrivava il momento che doveva scaricare di testa e allora lo lasciavamo libero. Quando faceva il corridore, faceva il corridore e basta.

Perché oggi gli juniores di secondo anno sono già così avanti nella preparazione e nelle prestazioni rispetto agli anni di Caruso?

Perché non ci sono più tante squadre in cui andare, mentre prima le under 23 erano davvero tante e in tutta Italia. Si è accelerato tutto, è cambiata la fisionomia della squadra juniores, che attualmente è molto vicina all’impostazione professionistica. Nel CPS abbiamo tre drettori sportivi – Roberto Moretti, Francesco Casagrande e io – c’è Pino Toni che fa il preparatore, ci sono il nutrizionista, il biomeccanico e l’osteopata. Si curano tutti i dettagli, anche nell’abbigliamento. Invece ricordo che ai tempi di Caruso, io facevo il direttore sportivo, ma a volte anche il meccanico e il massaggiatore…

In che modo questa cura così avanzata del dettaglio si ripercuote sui margini di crescita degli atleti?

Secondo me, quando passano negli under 23, i più non hanno proprio tanti margini. Qualcosa, ma non tanto come nel caso di Damiano. Se consideriamo che Paul Seixas due anni fa vinto il Lunigiana, poi è passato professionista e ha continuato ad andare forte allo stesso modo, ti fa capire quanto fosse già avanti. La cosa che mi dispiace è che come direttore sportivo magari ne gestisco dieci di alto livello, ma alla fine quelli che continuano sono uno o due.

Perché?

Ho chiamato una continental italiana, una delle migliori, e ho chiesto se avessero posti. Mi hanno risposto che non prendono i primi anni. Ci sono juniores che vanno in nazionale e magari vincono tappe al Lunigiana che tribolano a trovare squadra. Non hai neanche il tempo di avere margini, meglio che tu non li abbia e che al contrario sia subito pronto.

Giro d'Italia 2026, Damiano Caruso, ROma
Damiano Caruso si è ritirato dopo il Gran Piemonte, qui è sul podio del suo ultimo Giro d’Italia a Roma
Giro d'Italia 2026, Damiano Caruso, ROma
Damiano Caruso si è ritirato dopo il Gran Piemonte, qui è sul podio del suo ultimo Giro d’Italia a Roma
Sennò smetti?

Ne perdiamo tanti per la strada e allora il corridore cosa fa? Investe su se stesso, abbandona la scuola e si iscrive a una privata. L’anno scorso avevamo Del Cucina che è stato per tre mesi da solo a Tenerife, perché ha un livello alto e vuole giocarsi le sue carte a tutti i costi. Se vai a Tenerife a dicembre, ci troverai 50-60 juniores. Ai tempi di Caruso tutto questo non si faceva e non era necessario.

E finisce che Fedrizzi va forte da junior e firma per andare diretto nel WorldTour con la Lotto: è troppo?

Hanno le strutture adeguate per permettersi di tenere lì un ragazzo per quattro anni. Finn invece ha fatto la scelta opposta, ha corso due anni da under 23 e ora passerà nel WorldTour, ma la Red Bull-Bora sotto quel punto di vista è la numero uno. Il problema è che la soluzione noi la dobbiamo trovare a monte, altrimenti fra qualche anno chi ci va alle corse?

Che cosa vuoi dire?

Se vai a cercare un allievo, ce l’hanno già i procuratori. Io non ho nulla contro i procuratori, però trovo strano contattare un allievo che ha già firmato con loro due anni prima e per portarlo in squadra devi parlare col suo procuratore. Ma quello magari è amico di Tizio o Caio e non te lo darà mai. Se però prendi l’allievo che volevi, scopri che ha già il suo preparatore e il suo nutrizionista. Cosa fai? Ti adegui, mentre una volta c’era più rapporto con l’atleta: ai tempi di Mastromarco stavo cinque giorni a settimana in ritiro con loro, adesso non è più così.

Quindi se l’anno prossimo, al secondo da junior, ti arriva Damiano Caruso, 15 chili sopra il peso forma, è destinato a smettere e sarà in difficoltà con i suoi stessi compagni?

Certo, purtroppo è così. Perché adesso un certo tipo di gestione inizia fra gli allievi. Abbiamo preso un gran bel ragazzino, Gabrielleschi, a vederlo andare in bici stilisticamente mi ricorda Bennati. Però sa già il fatto suo, hai poco da spiegargli, anche se hai tanto da insegnargli. Se gli dici di fare un allenamento di 20 minuti in Z2 e poi 15 minuti in Z3, sa esattamente cosa fare. Invece ci sono squadre di allievi che lavorano come una volta e ti mandano ragazzi che non sanno ancora fare niente.

Trofeo Piancamuno 2023, Montecampione, Lorenzo Mark Finn (foto Instagram)
Anche Lorenzo Finn ha corso con il CPS (qui vince il Trofeo Piancamuno di Piancavallo nel 2023) prima di passare alla Auto Eder (foto Instagram)
Trofeo Piancamuno 2023, Montecampione, Lorenzo Mark Finn (foto Instagram)
Anche Lorenzo Finn ha corso con il CPS (qui vince il Trofeo Piancamuno di Piancavallo nel 2023) prima di passare alla Auto Eder (foto Instagram)
Non si sono adeguati e questo è un problema per i ragazzi?

Per l’amor del Cielo, hanno tanti margini miglioramenti, però capisci che devi iniziare da zero e insegnarli tutto. Ce l’avranno il tempo per imparare e trovarsi un posto fra gli under 23? Non è così scontato. Per questo si potrebbe ragionare sulla durata delle categorie…

Cioè?

Fare tre anni di juniores ad esempio aiuterebbe, perché avrebbero il modo di assorbire la maturità, che all’estero non c’è, e la farebbero nel terzo anno in cui sono già avanti e solidi. Detto questo, fare una squadra di juniores che ti permetta di proporgli esperienze di alto livello costa davvero caro. E’ diventato tutto una catena di montaggio. Per cui vai in ritiro in Spagna e sono costi di mezzi e biglietti. Poi fai le trasferte durante l’anno e lo stesso c’è da spendere. L’alternativa è accontentarsi di fare corse più piccole, ma a quel punto i corridori da te non ci vengono.

Un’esperienza come quella di Caruso oggi sarebbe improponibile?

Non del tutto. Prendiamo Crescioli, che ho avuto negli juniores. Al secondo anno fece secondo al Lunigiana dietro Lenny Martinez. Poi passò per due anni alla Mastromarco, che restava la mia squadra di riferimento, quindi un anno alla Technipes con Chicchi, poi due anni alla Polti-Visit Malta e ora ha firmato per tre anni con la Groupama nel WorldTour. E’ vero che da junior era più avanti di quanto fosse Caruso, ma la gradualità è possibile. Un altro è stato Piganzoli, lo avete scritto voi giusto pochi giorni fa…