L’ultima corsa della stagione per Brandon Fedrizzi è coincisa con la vittoria al Gran Premio Valli del Natisone, era domenica 11 ottobre. Da quel momento si è conclusa l’esperienza del corridore di Bolzano, che dal prossimo anno passerà nel WorldTour con la Lotto-Intermarché. La notizia è stata ufficializzata qualche settimana fa, una volta rientrato dai mondiali in Canada chiusi al settimo posto.
Dal 2027 Brandon Fedrizzi sarà parte del team WorldTour, la formazione belga che già l’aveva preso per fargli correre due anni nel devo team ha rimescolato le carte in tavola. L’offerta di diventare professionista è stata presentata a Fedrizzi e lui ci ha pensato il tempo giusto per decidere che fosse pronto a raccogliere la sfida.


Tasto stop
Il secondo anno da juniores per Brandon Fedrizzi ha portato tante conferme e qualche insegnamento importante. Ha raccolto diversi successi, prima nelle corse nazionali insieme alla Borgo Molino, poi con la maglia della nazionale, come alla E3 Saxo Juniores e alla Corsa della Pace. Meno fortunate sono state le prove di fine anno, con il mondiale e l’europeo dove è stato sì protagonista ma senza raccogliere quanto sperato.
«Sono contento dell’esperienze fatte quest’anno – ci dice a margine di uno dei suoi giorni di vacanza – perché sono cresciuto tanto fisicamente ma anche mentalmente. Ho visto i valori aumentare, mentre di testa riuscivo a restare concentrato tanto e con più impegno durante la gara. Sinceramente dopo i risultati ottenuti al primo anno nella categoria juniores mi aspettavo di andare abbastanza forte. Anzi, al mondiale e all’europeo non ho ottenuto quanto avrei desiderato».


E’ mancato qualcosa?
Al mondiale speravo di ottenere un risultato migliore, ma ho sbagliato tatticamente. Quando è rientrato Noval ho fatto troppo il brillante (dice con una risata, ndr) perché ho sprecato troppe energie nel dare cambi e nell’espormi. Infatti mi sono spento nel finale di corsa.
All’europeo?
In quel caso ho rotto il manubrio in discesa e sono rimasto tagliato fuori dal gruppetto che si è giocato la vittoria. Peccato perché mi sarebbe piaciuto mettermi alla prova. Però sono esperienze e situazioni utili, nelle quali impari.
Adesso stagione finita, ufficialmente?
Sì, ho fatto l’ultima gara domenica scorsa e ho chiuso con una vittoria. Mi sarebbe piaciuto fare il Trofeo Polisportiva Camignone, corsa dove ho vinto l’anno scorso. Ma la squadra ha deciso di finire la stagione e quindi mi riposo. Oggi (mercoledì, ndr) sono uscito a fare un giro in mountain bike sul Passo Mendola. Salita su strada e discesa tra i sentieri, ho bucato rientrando a casa (l’intervista è stata fatta in attesa che aprisse il meccanico, ndr).


Ora che inverno ti attende?
Tra pochi giorni andrò in Belgio dal team, saremo in ritiro dal 20 al 23 ottobre per fare test dei materiali e prendere l’abbigliamento. Poi tornerò a casa e a novembre inizierà la preparazione della stagione.
Che ti vedrà entrare direttamente nel WorldTour, ci racconti com’è andata?
I miei valori andavano crescendo, la Lotto-Intermarché mi aveva detto che da under 23 avrei fatto molte gare .1 per imparare e prendere le misure. Così mi hanno proposto di passare direttamente nel WorldTour, era settembre. Mi sono preso il tempo per riflettere e ho deciso di accettare.
Con chi ne hai parlato?
Tutti: dal mio preparatore, Christophe Premont, che è interno al team e mi seguirà anche il prossimo anno. Lui mi ha detto che i numeri e i valori per fare il salto nel WorldTour ci sono. Io ne ho parlato anche a casa, personalmente mi sento pronto e quindi dal 2027 sarà WorldTour.


Come vivi questa attesa?
E’ un passaggio importante, ma mi sento tranquillo perché la squadra non mi mette pressioni. Anzi, so che mi faranno crescere al meglio. Poi sono anche molto orgoglioso, perché quando ti propongono una cosa del genere vuol dire che credono molto nelle tue potenzialità.
Ne avete parlato?
La Lotto-Intermarché mi segue da quando sono allievo e lo scorso inverno sono andato a fare due ritiri con il loro team under 23. Avevano visto che riuscivo ad allenarmi e facevo vedere buone cose.
Non c’è solo il fisico, ma anche la mente, ti senti pronto per un salto del genere?
La sfida è grande, l’unico ostacolo che vedo al momento è quello della lingua. L’inglese però lo sto rafforzando, per il resto sono fiducioso.


Passare tra gli under 23 ti avrebbe permesso di fare un cammino lineare…
Sì, ma ripeto che la squadra mi aveva già detto che avrei corso poche gare tra gli under 23. Quindi da questo punto di vista cambierà poco, anzi direi nulla. La squadra in me ha visto qualcosa e sono stati i primi a volermi dare fiducia. Vedremo poi per i programmi, quando andrò in Belgio ne parleremo bene.
Alcuni ragazzi che a 18 anni sono passati nel WorldTour hanno sofferto la pressione e il cambiamento radicale.
E’ vero, alcuni hanno sofferto molto, altri no. Il ciclismo è uno sport in cui la fortuna conta molto. Sinceramente non vedo l’ora di correre al massimo livello e vedere com’è. I margini di crescita ci sono, sia fisicamente che mentalmente.
Hai già un’idea di cosa ti aspetta?
So che avrò un calendario che vedrà tra i 45 e i 50 giorni di gara, quest’anno ne ho fatti 37 da junior secondo anno. Quindi la crescita sarà graduale. Mi sento pronto anche per fare la vita del professionista, ora mi godo un po’ di riposo ma poi sarà tempo di lavorare al meglio.