Giro d'Italia 2026, Carì, Vincenzo Nibali, Jonas Vingegaard

Il Tour alle porte: Nibali fa le carte ai tre sfidanti

27.06.2026
5 min
Salva

FELTRE (BL) – Uno come lui di Grandi Giri se ne intende. La fiammata rossa in terra spagnola nel 2010, due campagne rosa vincenti nel 2013 e 2016, intervallate da un lampo giallo nel 2014 e l’incoronazione ai Campi Elisi: all’ultima 24 Feltre Connection abbiamo incontrato Vincenzo Nibali e gli abbiamo chiesto un commento sul Giro d’Italia e una prospettiva sugli uomini di classifica al Tour de France che sta per cominciare.

Come sapeva fare da corridore, lo Squalo non ci ha deluso e ci ha esposto il suo interessante punto di vista tra presente e futuro. Per lui che è nel club della Tripla Corona, non si poteva che cominciare dal nuovo membro danese entrato lo scorso 31 maggio.

«Sapevamo – dice Nibali – che Vingegaard fosse arrivato al Giro con grandi ambizioni. Magari non si è presentato con una super condizione all’inizio, ma ha dimostrato via via di avere gamba superiore agli altri. Comunque, era già tutto scritto ed è andata così. Penso che sia stato il giusto epilogo perché Jonas è un corridore che merita la Tripla Corona, grazie alle due grandi vittorie al Tour e poi quelle consecutive più recenti prima alla Vuelta (settembre 2025, ndr) e poi all’ultimo Giro».

Giro d'Italia 2026, Bellinzona-Carì, Jonas Vingegaard
Vingegaard è arrivato al Giro determinato a vincerlo e secondo Nibali sembra averlo fatto con la riserva necessaria per andare bene anche al Tour
Giro d'Italia 2026, Bellinzona-Carì, Jonas Vingegaard
Vingegaard è arrivato al Giro determinato a vincerlo e secondo Nibali sembra averlo fatto con la riserva necessaria per andare bene anche al Tour

Il confronto con Pogacar

La cavalcata dalla Bulgaria a Roma però non ha convinto tutti e, sin dal successo dal Blockhaus, c’è chi ha detto che sia mancata una vera nemesi. Nibali anche qui risponde senza fronzoli: «Molti dicevano che non avesse rivali, per me ce n’è solo uno alla sua altezza. Si chiama Tadej Pogacar e lo incontrerà ora al Tour de France. Sarà un duello interessante, perché Jonas è in crescendo, anche se è molto difficile mantenere la condizione senza grandi corse fino alla Grande Boucle. Al tempo stesso però, penso che si farà trovare pronto, anche se è difficile dire chi sarà il vincitore».

L’ultimo Tour de Suisse partito dalla Valtellina qualche indicazione importante l’ha data, viste le gesta dell’alieno sloveno: l’assolo in solitaria di 70 chilometri a Sondrio, le trenate per il compagno di squadra Narvaez e gli altri due successi tra cronometro (sul filo dei centesimi su Van der Poel) e il tappone finale. «Tutti sappiamo che Tadej in questo momento è il re, il “king indiscusso” come dicono i giovani di oggi. Però, resto convinto che sarà davvero emozionante vedere la battaglia tra i due», commenta il fuoriclasse messinese.

Ieri, Van der Poel ha provato a tenere Pogacar, che però ha trasformato in inferno una tappa da 2.446 metri di dislivello
Al Tour de Suisse, Pogacar ha risposto da par suo a Vingegaard. Ha però saltato l’ultima altura per stare vicino a Urska, caduta nella stessa corsa
Ieri, Van der Poel ha provato a tenere Pogacar, che però ha trasformato in inferno una tappa da 2.446 metri di dislivello
Al Tour de Suisse, Pogacar ha risposto da par suo a Vingegaard. Ha però saltato l’ultima altura per stare vicino a Urska, caduta nella stessa corsa

L’azzardo Seixas

Oltralpe però si augurano che ci sia un terzo uomo, che questa primavera ha già mostrato di voler stringere i denti pur di non perdere la ruota di Pogacar.

«Seixas è un giovane – dice Nibali – da cui dobbiamo aspettarci di tutto. Non dimentichiamoci che ha solo 20 anni e ha grandi pressioni da tutta la Francia, io avrei optato per una scelta meno azzardata come il Giro d’Italia come grande corsa a tappe per prendere confidenza e cominciare a conoscere i suoi limiti in una competizione di 21 giorni».

La Grande Boucle, infatti, secondo chi l’ha conquistata dodici anni fa, ha ben più insidie rispetto a Giro e Vuelta, oltre ad altre varianti, dalle cadute ai ventagli: «Ricordiamoci che al Tour – prosegue Nibali – la pianura vera non esiste e anche nelle tappe meno insidiose puoi portarti a casa 2.000 metri di dislivello. Dunque, si rischia di avere frazioni molto stressanti e difficili psicologicamente. In particolare, per uno come Paul Seixas che essendo francese e di talento, si porta dietro una grande ricaduta mediatica per qualunque cosa faccia».

La tutela dei giovani è all’ordine del giorno. Guardate Davide Piganzoli. Ha aspettato un anno in più e si è fatto le ossa un’altra stagione alla corte di Ivan Basso prima del salto nelle corazzate WorldTour. La sua scelta è stata ripagata dalla chiamata della Visma e il primo anno in giallonero ha superato tutte le attese. Un Giro da grande protagonista superando persino un veterano come Sepp Kuss nelle gerarchie interne di ultimo uomo per Vingegaard, oltre a sfiorare persino la maglia bianca. E non è un caso che il danese l’abbia voluto al suo fianco anche al Tour per provare a spodestare Pogacar dal trono francese.

Tour Auvergen-Rhone-Alpes 2026, Paul Seixas, Decathlon CMA CGM
Seixas debutterà al Tour: una scelta azzardata, secondo Nibali. Si dice dettata dal fatto che il prossimo anno potrebbe cambiare maglia
Tour Auvergen-Rhone-Alpes 2026, Paul Seixas, Decathlon CMA CGM
Seixas debutterà al Tour: una scelta azzardata, secondo Nibali. Si dice dettata dal fatto che il prossimo anno potrebbe cambiare maglia

La reazione di Pellizzari

Su Seixas, Nibali fa un altro esempio a noi caro: «Bisogna proteggerlo. Guardate Giulio Pellizzari quest’anno. Tutti ci aspettavamo qualcosa di più in termini di classifica, ma secondo me ha esplorato i suoi limiti e sono convinto uscirà con qualche idea in più, più formato e consapevole dei suoi mezzi».

E che stia maturando giorno dopo giorno lo si vede con piccoli segnali. Proprio il giorno dopo la 24 Ore feltrina, abbiamo incrociato per caso Giulio durante una sgambata domenicale dalle parti del comune bellunese e l’abbiamo trovato tranquillo e già motivato a girar pagina, al punto da scherzare anche sulle giornate storte nella Corsa Rosa. Qualche giorno dopo, abbiamo visto come ha aiutato il suo capitano Florian Lipowitz a trionfare nella tappa regina del Giro di Slovenia. Subito dopo, sui propri social, ha ringraziato il team per come l’ha aiutato soprattutto nei giorni in cui la bici non gli andava proprio a genio e ha detto di essersi meritato un po’ di mare e gelato.

A nemmeno 23 anni, a volte bisogna saper aver pazienza e fare tesoro anche delle esperienze non completamente positive. E’ vero che rispetto ai tempi di Nibali ora i talenti da grandi corse a tappe sembrano tutti esplodere con qualche anno di anticipo rispetto al passato, ma in questa epoca di fenomeni, ci teniamo stretto uno dei nostri che sicuramente, già nel corso di quest’annata, tornerà a mostrare quanto già sfoderato tra Giro e Vuelta nel 2025 e poi ancora soltanto la scorsa primavera al Tour of the Alps. Basti pensare che l’ha riportato in Italia 13 anni proprio dopo un certo talento siciliano di nome Vincenzo Nibali.