Il Giro d’Italia di Vingegaard e dell’ultima tappa vinta da Milan passa il testimone al Giro d’Italia Women di Elisa Balsamo in maglia rosa e Lorena Wiebes squalificata il primo giorno. Roma ha abbracciato il gran finale della sfida rosa, con l’entusiasmo di sempre e nonostante tutto.
Non è stato il Giro più emozionante degli ultimi dieci anni: quello lo vinse Nibali con l’aiuto di un grande amico di nome Michele, rubato alla vita troppo presto eppure capace di un’eredità fatta di saggezza, amore, generosità, sorrisi e umiltà. Il Giro di Vingegaard ha vissuto di cinque colpi, assestati dal danese nei momenti chiave, senza che nel tempo restante qualcuno abbia provato a rispondergli. Non uno scatto o un attacco, neanche un cenno di reazione. Si sono tutti consegnati alla Visma Lease a Bike senza che si possa raccontare il minimo attacco al leader. Vanno bene i watt e tutto quello che ne consegue, ma come la mettiamo con il coraggio?
Quando vinse il suo Giro nel 2022, Jai Hindley forse non era il più forte, ma quel geniaccio di Gasparotto fece la differenza e mise su strada una serie di tattiche che piegarono rivali come Carapaz, Yates, Landa e Nibali, consegnando all’australiano d’Abruzzo la maglia rosa di Verona. I direttori sportivi possono fare ancora la differenza, sennò come si spiega che nel UAE Team Emirates (orfano di Yates e Vine) Baldato, Mori e Marcato siano riusciti a condurre Narvaez e Arrieta a vincere quattro tappe in due, con l’aiuto decisivo di Bjerg e Christen?


Il Giro degli italiani
Il Giro d’Italia di Vingegaard ha salutato il gladiatore Caruso, confermato i nomi di Ciccone e Milan, di Bettiol, Ballerini e Ganna, ma ha anche mostrato che l’Italia ha dei giovani che potenzialmente possono diventare molto importanti. Da Piganzoli, di cui ci ha parlato stamattina il primo allenatore De Maria, a Crescioli, che si è affacciato sul Giro con il candore del bimbo e la tenacia del guerriero.
E poi ovviamente c’è Pellizzari, che ha subito la corsa e un avvicinamento dettato da ragionamenti insoliti e una squadra che lo ha messo (probabilmente) troppo presto al centro della scena. Lo dicono tutti: per ultimo in ordine cronologico lo stesso Garzelli, incontrato ieri per caso in autogrill durante il viaggio da Piancavallo a Roma. Il marchigiano andava fortissimo alla Valenciana e così pure alla Tirreno-Adriatico. Andava fortissimo al Tour of the Alps, tanto da vincerlo. Finché al Giro si è piegato.
In cinque mesi, hanno cercato di trasformare il Pellizzari cresciuto con metodo fra le mani di Gasparotto e Artuso in un leader fatto e finito, mentre non basta schioccare le dita per assegnargli un ruolo per cui (forse) non è ancora pronto. Crescere per gradi e far gestire la preparazione da chi ha esperienza di ciclismo non è una scelta superata: è una necessità. Per lo stesso motivo, nonostante abbia rischiato di vincere il Giro nel 2025, Del Toro non c’era quest’anno e sarà al Tour accanto a Pogacar: per imparare ancora e non rischiare di ritrovarsi in Italia costretto a vincere.


Scossoni al Giro Women
Nel Giro d’Italia Women che ha raccolto il testimone di Vingegaard, il duello si annuncia altissimo. Contro Longo Borghini sono state schierate Demi Vollering, Anna Van der Breggen e Marlen Reusser, con la curiosità di pesare le velleità di Marion Bunel e di Monica Trinca Colonel. Pur senza Ferrand Prevot e Niewiadoma e anche senza Gaia Realini, questo Giro può vantare un campo partenti di primissima grandezza.
Peccato che giusto sabato, dopo la prima tappa, la giuria abbia deciso di squalificare Lorena Wiebes perché la sua Specialized è risultata troppo leggera rispetto ai regolamenti UCI. Di colpo, nei ragionamenti e nei comunicati stampa è parso di essere tornati a quando centrifughe tarate male controllavano l’ematocrito dei corridori e si passavano giornate intere a dissertare di percentuali e tolleranze.
Il pasticcio, al di là di tali considerazioni tecniche, è aver scritto un regolamento che preveda la squalifica dell’atleta se la bici è troppo leggera, come se sia stata Wiebes a limarla, smontarla e rimontarla. Se non fosse per il clima di prevedibile costernazione nel Team SD Worx Protime, verrebbe da suggerire a Specialized di servirsi dell’incidente per pubblicizzare le sue bici così leggere. Come fece un competitor nel Giro del 2004, quando con il motto di “Legalize my Cannondale” e le tenute a righe bianche e nere da galeotti, Cunego, Simoni e Cipollini protestarono in difesa delle loro bici così leggere.


Il Giro che verrà
I ragazzi di RCS Sport si sono fatti in quattro anche questa volta: grazie a Stefano Diciatteo ed Elena Fiume che si sono presi cura di noi e hanno sopportato le nostre richieste. Sono una squadra abbondante e volenterosa, ma gestire due Giri negli stessi giorni non è semplice ed è stato abbastanza evidente che la mancanza di un direttore – come Vegni e i grandi della storia che lo hanno preceduto – li abbia privati di un riferimento. Senza un capo, i reparti potrebbero muoversi in autonomia ed è stato singolare, mentre aspettavamo le premiazioni, essere scansati dalla transenna di fronte al podio da chi intanto aveva iniziato a smontare gli striscioni di Mediolanum.
Piccole cose, sintomi di qualcosa di più grande che abbiamo respirato, cui facciamo fatica a dare un nome. L’assenza dei leader forti, che invece popolano il Giro delle donne. L’assenza di giornalisti in sala stampa (ieri a raccogliere le parole di Vingegaard non eravamo più di dieci). Il silenzio dei tifosi a Piancavallo al passaggio del vincitore. La carovana pubblicitaria composta da una trentina di mezzi a fronte dei quasi 300 del Tour.
Il Giro d’Italia ha bisogno probabilmente di essere ripensato. Il nome del possibile successore di Vegni circola nel gruppo e sarebbe una scelta davvero interessante, a patto che gli si conceda di prendere la borsa, vuotarla sul tavolo, tenere le cose utili, buttare quelle inutili e aggiungere quelle che mancano. Il presidente Cairo e accanto a lui Paolo Bellino avranno la capacità di fare un passo indietro per far lavorare il nuovo capitano, assicurandogli un perimetro operativo in cui sarà lui a prendere le decisioni?