Montreal setup

Passo indietro. Le (curiose) scelte tecniche di Montreal

10.10.2026
5 min
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E’ vero che ormai siamo proiettati del tutto sul Giro di Lombardia, ma c’è ancora un aspetto tecnico da approfondire prima di congedare definitivamente i Mondiali di Montreal. Parliamo dei setup e delle soluzioni che hanno caratterizzato il particolare circuito cittadino della città canadese.

A guidarci in questo viaggio tecnico è Matteo Cornacchione, meccanico della Ineos Grenadiers, che a Montréal era però al servizio della nazionale italiana.

Matteo Cornacchione, qui con Mario Scireaa, ha fatto parte della spedizione azzurra a Montreal
Matteo Cornacchione, qui con Mario Scireaa, ha fatto parte della spedizione azzurra a Montreal
Matteo Cornacchione, qui con Mario Scireaa, ha fatto parte della spedizione azzurra a Montreal
Matteo Cornacchione, qui con Mario Scireaa, ha fatto parte della spedizione azzurra a Montreal

Ruote più basse?

Partiamo dalle ruote. Il primo aspetto che abbiamo posto all’attenzione di Cornacchione riguarda proprio i profili. Quello che abbiamo notato è che in gruppo a Montreal i profili fossero mediamente un po’ più bassi del solito.

«In qualche modo è così – dice Cornachione – ma attenzione: parliamo di poca cosa, di pochissima differenza. Questo era dovuto principalmente al fatto che il circuito fosse cittadino. Alla fine era tecnico, con diversi rilanci. Molti corridori che solitamente utilizzano ruote da 60 millimetri hanno magari optato per profili da 40-45. Sono aspetti che avevamo già notato durante la cronometro. C’erano tratti guidati di 7-8 chilometri, con continui cambi di direzione, nei quali un profilo più basso all’anteriore migliorava parecchio la guidabilità. Noi siamo rimasti in dubbio fino alla fine, per esempio con Filippo Ganna, se utilizzare la ruota a tre razze oppure quella da 80 millimetri».

Cornacchione racconta anche come Giulio Ciccone avesse optato per una ruota leggermente più bassa. «Cicco era su una ruota da 40 millimetri. Ma per lui, che è abituato a utilizzarla, era una scelta leggera e andava benissimo. E comunque alla fine la salita c’era. Anche il dislivello complessivo non era poco».

Monocorona: sì o no?

L’altro grande tema di questo viaggio tecnico è la scelta fra monocorona e classica guarnitura doppia. Alla fine, la prima è stata una soluzione adottata quasi esclusivamente dagli atleti che utilizzano abitualmente Sram.

«In particolare – spiega Cornacchione – oserei dire dai soli atleti della Visma-Lease a Bike. Loro ci lavorano molto. Hanno il loro ingegnere, che sicuramente li avrà consigliati di utilizzare la monocorona per una serie di motivi, non ultimo quello aerodinamico. Noi azzurri, per esempio, avevamo il solo Davide Piganzoli, atleta della Visma appunto, che ha corso con la monocorona. Tutti gli altri avevano la doppia».

Cornacchione ci spiega che, con ogni probabilità, questa sarà una tendenza destinata a crescere in futuro. Meno componenti significano anche meno possibilità di guasti. E niente problemi legati al deragliatore. Senza contare il minor lavoro per i meccanici.

«E rimanendo con la dentatura giusta, va bene quasi ovunque, a meno che non ci siano salite lunghe con pendenze superiori all’8 per cento. Oggi, però, sono soprattutto gli atleti che utilizzano Sram a poterla montare su un maggior numero di percorsi. Hanno una dentatura specifica e una cassetta 10-36, che offre una scala più ampia e si adatta meglio alla monocorona.

«Ma, ripeto, i corridori sono sicuramente stati consigliati dai rispettivi ingegneri, che avranno spiegato loro quanto si possa guadagnare in termini di watt. E loro, ovviamente, seguono le indicazioni. Anche Wout Van Aert aveva la monocorona. Ho visto la sua bici impacchettata in aeroporto».

Montreal setup
Il meteo di Montreal a quanto pare è stato un vero cruccio per Pidcock e il suo staff (da notare che rispetto al solito Tom non ha usato ruote Zipp ma Princeton)
Montreal setup
Il meteo di Montreal a quanto pare è stato un vero cruccio per Pidcock e il suo staff (da notare che rispetto al solito Tom non ha usato ruote Zipp ma Princeton)

Le altre chicche

«Onestamente a Montreal – prosegue Cornacchione – non ho visto grosse differenze rispetto alle altre corse. Oggi gli atleti, una volta trovato il proprio setup, tendono a replicarlo all’infinito, a prescindere dalle caratteristiche del percorso. Certo, a meno che non si tratti di una gara del tutto particolare».

E’ chiaro che con una Parigi-Roubaix, una Strade Bianche o una tappa con lo Zoncolan le cose cambiano. Per il resto, giustamente, la bici rimane quella. E’ questo, in sintesi, il ragionamento di Cornacchione.

«Semmai c’è stata una certa attenzione alle pressioni delle gomme. Non tanto per adattarle al percorso, quanto per il meteo. Tutti attendevano la pioggia. Non è arrivata durante la gara, ma mezz’ora dopo la conclusione. Ricordo, per esempio, che nello staff di Tom Pidcock, e in particolare il suo mental coach, la questione fosse diventata quasi un cruccio. Se fosse piovuto, infatti, un funambolo come lui avrebbe potuto fare la differenza, soprattutto con la pressione giusta. Credo che, in quel caso, avessero comunque pronto un cambio di bici».

La regolazione delle pressioni è un tema delicato, che richiede precisione e attenzione ai dettagli. «Sapete, ormai regolare le pressioni è una questione di precisione assoluta. Magari in partenza metti 0,1 bar in più per avere il valore giusto nel finale. Poi, però, succede che le gomme si sgonfino più del previsto. Con il clima di Montreal magari non avrebbero perso nulla, ma la strada era dissestata nella prima parte e le pressioni sarebbero potute scendere. E’ un bel tema».

Ciccone ha preferito usare la stessa Trek utilizzata al Giro d'Italia, con l'adesivo di Pantani, cui ha il miglior feeling
Ciccone ha preferito usare la stessa Trek utilizzata al Giro d’Italia, con l’adesivo di Pantani, con cui ha il miglior feeling
Ciccone ha preferito usare la stessa Trek utilizzata al Giro d'Italia, con l'adesivo di Pantani, cui ha il miglior feeling
Ciccone ha preferito usare la stessa Trek utilizzata al Giro d’Italia, con l’adesivo di Pantani, con cui ha il miglior feeling

Infine, Cornacchione ci regala un simpatico aneddoto che riguarda Giulio Ciccone. «Dovete sapere, anche se è cosa nota, che Ciccone è molto attento, super meticoloso con l’altezza della sella. Con Giuseppe Archetti, il suo meccanico, ci si stuzzicava su questo aspetto. Devo dire, però, che Giuseppe è stato bravissimo e lo ha assecondato in tutto.

«Per esempio, gli consigliava la Trek nera, che è più leggera. Ciccone, invece, ha voluto correre con la bici che aveva utilizzato al Giro d’Italia, perché la sentiva meglio, la sentiva più sua. E vi posso assicurare che oggi, con gli strumenti di misurazione che abbiamo a disposizione, le bici dei corridori sono identiche. Una volta poteva cambiare un po’ la regolazione di una leva: leggermente più alta, un filo più all’interno. Oggi no. Ma la mente del corridore è quella e va assecondata».