Primoz Roglic

Sorriso Roglic, una gran gamba e il futuro da scrivere

09.10.2026
5 min
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Primoz Roglic lo abbiamo intercettato che ha ancora addosso il sorriso di chi ha appena vissuto una delle pagine più belle della propria carriera dal punto dei sentimenti. Terminata la prova in linea, qualche giorno dopo si è laureato campione a cronometro sulle strade di casa, davanti a migliaia di sloveni. Il corridore della Red Bull-Bora ha chiuso così il cerchio di un europeo vissuto da protagonista. Ma è un sorriso che ormai gli vediamo sempre più spesso, tipico di chi è sereno. Di chi è consapevole dei propri mezzi attuali, di quanto fatto e di chi ama fare il suo mestiere.

Domenica era stato decimo nella prova in linea, ma aveva ricevuto un abbraccio enorme dal pubblico. Quattro giorni dopo, mercoledì scorso, si è preso quello che cercava: la maglia con le stelle, il tricolore sloveno sulle spalle e un altro motivo per pensare che la storia non sia ancora arrivata all’ultimo capitolo, nonostante fra pochi giorni compirà 37 anni.

In Slovenia Roglic si è goduto l'abbraccio forte della sua gente
In Slovenia, tra strada e crono, Roglic si è goduto l’abbraccio forte della sua gente
In Slovenia Roglic si è goduto l'abbraccio forte della sua gente
In Slovenia, tra strada e crono, Roglic si è goduto l’abbraccio forte della sua gente

L’abbraccio di casa

Domenica, dopo il decimo posto nella prova in linea, Roglic ci aveva parlato soprattutto della gente. «Non ho avuto le gambe per seguire Remco Evenepoel e Giulio Ciccone, nel momento decisivo, ma porto con me l’affetto del pubblico. Una giornata così non la dimenticherò mai».

Sulle strade tra Lubiana e Sencur infatti si stima ci fossero 200 mila persone e il loro sostegno aveva accompagnato il leader sloveno e i compagni. Tanto più che senza Pogacar i riflettori erano tutti su di lui.

Mercoledì, invece, giorno delle prove contro il tempo il copione è cambiato. Roglic è partito per prendersi quello che gli era sfuggito nella corsa in linea. Ma non è stato facile come può sembrare. «La radio ha smesso di funzionare dopo appena un chilometro. Non credevo di essere in lotta per la medaglia d’oro. Da quel momento ho corso da solo, affidandomi alle sensazioni e alla conoscenza del percorso. Ha preso subito forte la salita di Mozjanca». E lì infatti Roglic ha costruito il grosso del vantaggio nella prima parte e poi lo ha difeso fino all’arrivo.

Alla fine sono arrivati il titolo europeo, il sorriso e quella capacità tutta sua di trasformare una vittoria in qualcosa di più grande. «Questa – ha detto Roglic – è una vittoria per me, ma anche per tutte le persone che sono state qui». Un modo semplice per spiegare perché questo oro, arrivato a casa sua, abbia un peso particolare.

Roglic si conferma un gigante. Spesso un po’ dietro le quinte e o senza il valore che forse merita. Bisogna infatti ricordare rapidamente il suo palmares: un Giro d’Italia, quattro Vuelta, podio al Tour de France, un oro olimpico proprio contro il tempo e poi due Tirreno, una Parigi-Nizza, due Catalunya, due Delfinato, una Liegi, tre Giri dell’Emilia e ancora moltissime gare e tappe. Ma una maglia conquistata davanti alla propria gente appartiene a un’altra categoria di ricordi.

Primoz Roglic
Primoz Roglic in azione nella crono europea vinta per 6″ su Armirail
Primoz Roglic
Primoz Roglic in azione nella crono europea vinta per 6″ su Armirail

Oro europeo a crono

La cronometro di Sencur è stata anche una risposta sportiva. Roglic ha coperto i 22,1 chilometri dell’ormai noto circuito di Mozjanka, che però si faceva al contrario rispetto alle gare in linea, precedendo Bruno Armirail di quasi sette secondi e Maxime Decomble di 28. Un parterre, va detto, non di super qualità, ma come si dice: le corse poi bisogna prima farle per poi vincerle. Il discorso della radio per esempio in una crono non è elemento di poco conto.

La crono europea era una crono da gambe. E le gambe, nella seconda parte della stagione, hanno raccontato di un Roglic ancora competitivo ai massimi livelli. Alla Vuelta ha chiuso secondo, alle spalle di Enric Mas, conquistando il sesto podio della carriera nella corsa spagnola. Un risultato che lo stesso Roglic ha definito: «Bellissimo, quasi una vittoria, dopo tre settimane in cui ho lottato senza avere certezze sulla mia condizione e dopo l’incidente avuto prima della Vuelta».

Poi c’è stato il mondiale di Montreal. E anche lì Roglic non è rimasto semplicemente a guardare. A un certo punto è entrato in una fuga molto pericolosa, agganciando il gruppo di testa insieme a Van Aert e Van der Poel. Insomma quello che stiamo vedendo non è un Roglic passivo, ma che si dà da fare anche perché il futuro è tutto da scrivere.

Primoz Roglic
Sul podio il suo inconfondibile gesto del volo del saltatore con gli, lo sport da cui proviene
Primoz Roglic
Sul podio il suo inconfondibile gesto del volo del saltatore con gli, lo sport da cui proviene

Quale team per Roglic?

Domani c’è Il Lombardia e Roglic sarà uno degli uomini più attesi in una corsa che ancora una volta senza Pogacar si annuncia più incerta non solo per il risultato, ma anche per la gestione tattica.

Ma parlando di futuro, va detto che il Lombardia è anche l’ultima corsa di Roglic con la Red Bull. Il contratto è in scadenza ed è certo un suo cambio di casacca. Le voci di mercato delle ultime settimane hanno indicato diversi scenari.

L’ipotesi Tudor Pro Cycling – avevano scritto i colleghi sloveni di Ekipa – che sembrava aver preso forza nei giorni scorsi, nelle ultime ore ha perso consistenza. La squadra non sarebbe più in corsa anche in virtù di un ingaggio che è ancora elevato, anche se immaginiamo non sarà quello di oltre 5 milioni l’anno che percepiva in Red Bull. Sbiadita anche l’ipotesi, a nostro avviso un po’ inaspettata, che lo voleva alla Lotto-Intermarché. Anche se è vero che Primoz ha militato tanti anni in una squadra del Nord, leggasi Visma.

Dunque il team che sembra essere in pole position è la Pinarello-Q36.5, che aspira a diventare una squadra di grandissimi e che non ha certo problemi di budget, anche se è una professional.

Qualcuno però ha anche parlato di una terza possibilità, quella che Roglic decida di terminare la carriera. Ma in qualche modo è stato lo stesso sloveno a smontare quest’ultima opzione. E lo ha fatto quando in conferenza stampa ha detto: «Non vorrei indossare questa maglia solo intorno a casa».

Con grande probabilità conosceremo il futuro di Roglic proprio dopo il Lombardia. Intanto godiamoci questo grandissimo campione e magari con il Giro d’Italia 2027 che parte da Trieste, attaccata alla sua Slovenia, lo rivedremo alla corsa rosa. In fin dei conti l’ultima volta che il Giro toccò il Friuli a lui non andò proprio male!