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Viezzi negli occhi del preparatore: diversificare per crescere

13.02.2024
5 min
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Nella sua intervista post-vittoria mondiale, Stefano Viezzi era stato chiaro nel dare tanti meriti della sua esplosione fragorosa nel ciclocross al suo preparatore Mattia Pezzarini, parlando anche della sua propensione a diversificare l’attività allargandola addirittura alla mtb. Troppa carne al fuoco per lasciarla lì a bruciare: non si poteva prescindere dal parlare con lo stesso Pezzarini, proprio per capire quale possa essere il futuro del friulano ormai sulla bocca di tutti gli appassionati, non solo italiani.

Mattia Pezzarini, 25 anni, laureato in Scienze dello Sport. Spinge Viezzi verso la multidisciplina
Mattia Pezzarini, 25 anni, laureato in Scienze dello Sport. Spinge Viezzi verso la multidisciplina

«Con Stefano lavoro da un anno e mezzo – esordisce Pezzarini, nato a Corno di Rosazzo nel 1998 – Finora abbiamo privilegiato ciclocross e strada, lo scorso anno ha fatto solamente 3 gare in mtb ma ho intravisto grande potenziale anche in questa specialità. E’ un mondo da scoprire, dagli orizzonti sconosciuti per lui, ma io credo che possa arrivare molto lontano e che possa dargli enormi soddisfazioni. Ne abbiamo parlato, gli ho fatto l’esempio di Philipsen iridato in due discipline, io penso che abbia le doti tecniche giuste per emergere anche lì, unite a un fisico ideale, con la sua altezza non indifferente».

Che cosa ti spinge a seguire questa via?

C’è un fattore che va considerato: è uno che si difende molto bene in soglia anaerobica, ha limiti sconosciuti in questo senso e dobbiamo lavorarci. Il ciclocross è solo un primo passo secondo me, può fare altrettanto bene su strada, nelle cronometro e nella mountain bike, tanto è vero che confido di vederlo in nazionale sia agli europei che ai mondiali offroad.

Su strada nel 2023 è stato secondo al Giro del Friuli, dietro Bessega (foto Rodella)
Su strada nel 2023 è stato secondo al Giro del Friuli, dietro Bessega (foto Rodella)
Un progetto molto ambizioso, seguire tre discipline sull’onda di mostri sacri come Van der Poel e Pidcock e loro stessi dopo anni di tripla attività non sono più molto convinti…

Stefano è convinto anche perché fisiologicamente sa che può emergere. Inoltre io vedo la mountain bike propedeutica anche per l’attività su strada, proprio perché ha un’elevata soglia anaerobica. Ad esempio la mtb è un passaggio importante anche per approcciarlo nella giusta maniera alla cronometro che secondo me può essere la “sua” disciplina.

E Stefano cosa dice?

La pensa come me, d’altronde l’ha fatta solo una volta e ha chiuso 6° agli italiani. Io credo invece che possa davvero dire la sua anche in campo internazionale. Poi, tornando alla mountain bike, potrebbe anche essere un canale privilegiato per portarlo alle Olimpiadi fra quattro anni.

Tra gli obiettivi di Viezzi per il 2024 c’è correre il tricolore di mtb a Pergine Valsugana
Tra gli obiettivi di Viezzi per il 2024 c’è correre il tricolore di mtb a Pergine Valsugana
Viezzi comunque ha già detto che, se il ciclocross è la specialità che più gli piace, la strada è quella dove vede il suo futuro…

Ha ragione, la penso anch’io così, quello dovrà essere il suo pane. Proprio sull’esempio di VDP e Pidcock, un domani potrà anche scegliere, dirigere la propria attività verso una maggiore specializzazione, ma questo riguarda il futuro. Stefano è un atleta in costruzione. Guardando il mondiale di ciclocross, ad esempio, è facile cogliere come sui rilanci sia ancora carente e abbiamo visto come Van der Poel abbia fatto proprio di questo la sua forza. Su strada Viezzi secondo me può già fare cose notevoli in gare come l’Eroica.

Abbinare ciclocross e strada comporta stagioni diverse. Strada e mtb percorrono invece lo stesso periodo temporale, ma richiedono anche abitudine. Come conciliarle?

E’ un aspetto da considerare. Io prevedo dei cicli di lavoro esclusivamente per la mtb, considerando però il fatto che in questa stagione non andremo oltre le 6 gare in tutto. Certamente ci sarà da prevedere qualche giorno di passaggio da una disciplina all’altra, per riprendere la mano con una bici o con l’altra. Nella mountain bike poi non ha il potenziometro, quindi effettuerà lavori a tutta proprio per abituarsi allo sforzo. Ma tutto ciò servirà anche in funzione delle cronometro, che sono un mio pallino.

Viezzi al Giro del Veneto 2023, dove ha contribuito al 3° posto nella cronosquadre (foto Instagram)
Viezzi al Giro del Veneto 2023, dove ha contribuito al 3° posto nella cronosquadre (foto Instagram)
Con la Work Service c’è accordo su questa diversificazione dei lavori?

Sì, anche perché questo è un “must” per Stefano, che non vuole prescindere dalla sua attività nel ciclocross. Ancor di più ora che ha la maglia iridata e vuole onorarla passando di categoria. L’approccio con gli U23 non sarà facile essendo un primo anno, ma vuole comunque confermare il suo valore.

Voi siete amici anche al di fuori del ciclismo. Che tipo è?

La cosa che più mi piace di lui è la sua estrema semplicità. Che si traduce in un’applicazione nel lavoro quasi maniacale. Di atleti ne ho già visti molti, ma nessuno è mentalmente così. Vi racconto un episodio: a luglio parlando lontano dagli allenament,i mi disse che il suo sogno era vincere il mondiale e avrebbe fatto di tutto per riuscirci. Per questo dico che, quando si mette in testa una cosa, ha una concentrazione pazzesca. Poi, come lui stesso ha raccontato, è molto legato alla natura, le uscite in mezzo al verde sono la sua valvola di sfogo. Ed è anche bravo nella raccolta di funghi…

Per il neoiridato ora una stagione tra strada e mtb, ma poi si tornerà al ciclocross
Per il neoiridato ora una stagione tra strada e mtb, ma poi si tornerà al ciclocross
Sappiamo che sta imparando l’inglese, il che potrebbe significare anche un futuro fuori dall’Italia, magari in un devo team. Una soluzione che ti vedrebbe favorevole?

Sì e per molte ragioni. Innanzitutto è la strada ideale per crescere sapendo che c’è una via maestra che può portarlo in un team professionistico. Inoltre all’estero hanno una vera predilezione per la multidisciplina, quindi può trovare un sistema di lavoro che potrebbe favorirlo in tal senso. Sa che da parte mia c’è tutto il mio appoggio.

Un altro talento in casa Belletta. Pier Elis ora cerca spazio

02.02.2024
5 min
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Se ormai di Dario Igor Belletta si sa praticamente tutto, dai suoi primi successi da junior fino alla carriera che sta vivendo nel team development della Visma-Lease a Bike, suo fratello Pier Elis (nella foto di apertura insieme a Dario in maglia azzurra e ai genitori Maria Elisabetta e Serse) ha avuto finora meno risalto. Eppure parliamo di un ottimo prospetto a dispetto dei suoi 24 anni, con una vittoria e 11 top 10 nella sua ultima stagione da U23 e soprattutto una media di piazzamenti impressionante da Ferragosto in poi.

Risultati che non sono sfuggiti all’attenzione della Work Service, che lo ha preso nelle sue file per il nuovo anno, nel quale Belletta conta davvero di fare un passo decisivo verso il professionismo. La preparazione ha avuto un piccolo contrattempo: uno stiramento muscolare che l’ha fermato per una settimana, facendogli perdere un po’ di smalto, ma dandogli anche ancora più forza morale per risollevarsi.

Già da allievo Pier Elis si era messo in luce: qui la premiazione alla Popolarissima (foto Soncini)
Già da allievo Pier Elis si era messo in luce: qui la premiazione alla Popolarissima (foto Soncini)

«So che le mie stagioni nella categoria – spiega – hanno fatto di me uno “splendido piazzato”, ma io voglio di più. Ho ragionato molto in queste settimane, so che devo fare un altro step in avanti per concretizzare il lavoro in gara. Sono un corridore forte sul passo e molto resistente, ho l’indole dell’attaccante, ma devo usare al meglio le energie, perché solo le vittorie consentono di farsi vedere».

Chi ha iniziato prima fra te e Dario?

Io, un anno prima. E’ seguendo me che gli è venuta la passione, poi ha continuato sulla sua strada. E’ cresciuto tantissimo ed è diventato per me un esempio.

La vittoria al Trofeo Gavardo Tecmor, con un’azione imperiosa chiusa con 3’35” su Ciuccarelli (Photors)
La vittoria al Trofeo Gavardo Tecmor, con un’azione imperiosa chiusa con 3’35” su Ciuccarelli (Photors)
Ti senti schiacciato dall’attenzione che viene riservata a lui?

No, perché dovrei? Io seguo la mia strada e le mie soddisfazioni me le sono prese, anzi quel che lui fa è per me una motivazione maggiore. Oltretutto è per me un esempio concreto, perché da quando è passato al team olandese, ha cambiato completamente preparazione e io seguo con dedizione quel che fa lui. E i risultati si sono visti…

In che cosa differisce il suo modo di prepararsi e quindi il tuo?

E’ diversissimo dal nostro, segue le tabelle con estrema precisione. E quando ci siamo confrontati e gli ho esposto la mia idea di imitarlo, si è raccomandato che facessi lo stesso. Il concetto di base è che applicando la loro metodica di allenamento, molto dura, si arriva ovunque e posso testimoniarlo. Lo scorso anno ho avuto un grande progresso di rendimento. Ma i ragionamenti che ho fatto vanno oltre…

Un anno alla Biesse Carrera con una vittoria ma soprattutto 11 Top 10 in 31 giorni di gara
Un anno alla Biesse Carrera con una vittoria ma soprattutto 11 Top 10 in 31 giorni di gara
Ossia?

Molti dicono che a 24 anni comincio a essere “anziano” per questo ciclismo, ma quanti giovani passano e poi smettono? Non sono attrezzati come mentalità, come risultati, magari da juniores hanno fatto tanto, ma poi non ottengono più nulla e i team non li aspettano. Io penso che uno debba essere pronto quando ha la sua opportunità e per farlo non bisogna lasciare nulla al caso.

Che cosa dicono nel team del fatto che segui la preparazione di un’altra squadra?

Lasciano libertà, ma già nel primo ritiro di 5 giorni notavo che le mie tabelle differiscono di molto da quelle degli altri. Ad esempio quando si procedeva in doppia fila, io viaggiavo 10 metri indietro seguendo le mie intensità, mi facevo 5 ore di pedalata col vento in faccia. Alla fine, vedendo com’ero andato e quel che avevo fatto i tecnici erano molto soddisfatti.

Per Belletta un inizio stagione con qualche problema fisico, ma l’entusiasmo non è venuto meno
Per Belletta un inizio stagione con qualche problema fisico, ma l’entusiasmo non è venuto meno
Sei approdato in un team dove ci sono molti nuovi volti, tutti di ragazzi estremamente ambiziosi. Temi che si generino gelosie nel team?

Io spero di no, certamente c’è competitività fra noi. A me non interessa mostrarmi superiore a questo o quel compagno, io voglio emergere a prescindere, per far capire che merito una chance fra i più grandi. Ci saranno corse dove lavorerò per quelli che sono più forti in salita, Nieri e Pierantozzi nella fattispecie, ma nelle corse d’un giorno sarò tra quelli deputati alla finalizzazione del risultato.

Tu hai ottenuto i tuoi migliori risultati dall’estate in poi. E’ una tua caratteristica?

Diciamo che ci metto un po’ a entrare in forma, anche adesso sono ancora 3-4 chili sopra il mio peso forma, ci sto lavorando. Io conto di ottenere risultati prima, di far vedere che sono un corridore per ogni stagione. Bisogna anche considerare che il calendario che affronteremo sarà più competitivo, elevato rispetto a quello al quale ero abituato. Ma questo di certo non mi spaventa.

Belletta si è già confrontato con i pro’, ma ora vuole far vedere di essere al loro livello
Belletta si è già confrontato con i pro’, ma ora vuole far vedere di essere al loro livello
Che obiettivi ti sei posto?

Più vittorie innanzitutto. Non so quante gare internazionali potremo effettuare in Italia, io voglio comunque vincere nelle prove del calendario open e poi farmi vedere anche nei confronti con i pro’, quantomeno essere nelle top 10.

Di Dario che notizie hai?

So che si sta impegnando al massimo, questa è una stagione molto importante per lui. Sa che del gruppo in 5 sono passati nella squadra maggiore, lui conta di essere il sesto e se questo accadrà, sarà una vittoria anche per me.

Giro Next Gen: le scelte di Contessa, Rosola e Chicchi

06.06.2023
5 min
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Prosegue il nostro viaggio tra le squadre che parteciperanno al Giro Next Gen e la loro preparazione. In questo secondo capitolo “spiamo” in casa di altre tre formazioni: Work-Service, General Store e Technipes #InEmiliaRomagna. Il percorso di avvicinamento offre diverse sfumature, che è il caso di approfondire.

Nella Work-Service corre Mion, la sua preparazione al Giro Next Gen è passata anche dalla pista (photors.it)
Nella Work-Service corre Mion, la sua preparazione al Giro Next Gen è passata anche dalla pista (photors.it)

Mion in pista

Ilario Contessa sarà il diesse al seguito dei ragazzi della Work-Service al Giro Next Gen, risponde al telefono mentre è in direzione Bassano. Da qualche anno Contessa è tecnico al velodromo della città ed oggi lo aspetta un’attività intensa, che in parte c’entra con la corsa rosa under 23. 

«Sto andando a fare un po’ di lavori di velocizzazione con Mion – racconta – uno dei ragazzi che parteciperà al Giro Next Gen. Lui è l’unico della squadra che corre su pista e in questo periodo, in cui si è alla ricerca di brillantezza e dello spunto finale, viene utile lavorare al velodromo. Chiaramente Mion è il solo che può fare questi lavori perché arriva già da questo mondo, per gli altri sarebbe troppo complicato».

Per i ragazzi di Contessa il Giro dell’Appennino di venerdì è stata una tappa importante nella preparazione alla corsa rosa (photors.it)
Il Giro dell’Appennino di venerdì è stata una tappa importante nella preparazione alla corsa rosa (photors.it)

Ognuno per sé

La Work-Service non ha impostato un lavoro uguale per tutti, troppo difficile organizzarlo con un calendario così pieno. Allora ognuno dei ragazzi si è messo d’impegno per lavorare al meglio, sempre con l’occhio del tecnico a curare il tutto. 

«Non poteva fermare l’attività – afferma Contessa – per questo non abbiamo fatto un ritiro in altura tutti insieme. I ragazzi hanno lavorato a turni differenti e con blocchi di lavoro personalizzati. Ognuno di loro ha un preparatore personale ed abbiamo deciso insieme i periodi. Chi preferiva allenarsi in altura ci è andato in autonomia, gli altri sono rimasti a casa. Io monitoravo tutti tramite le piattaforme dedicate, in modo tale da intervenire nel momento in cui ce ne fosse stato bisogno».

«La parte più difficile – riprende – è stato organizzare tutto il calendario, le corse come dicevamo prima sono molte e non possiamo fermarci. I ragazzi hanno già fatto qualche corsa a tappe: Coppi e Bartali e Giro di Sicilia, chiaro che questa è più lunga (8 tappe, ndr). Vedremo come risponderanno, il livello sarà altissimo, considerando che non c’è più la regola che chi ha fatto una corsa WorldTour non potrà partecipare». 

Per i corridori della General Store una preparazione a casa con blocchi di lavoro di più giorni (foto Instagram)
Per i corridori della General Store una preparazione a casa con blocchi di lavoro di più giorni (foto Instagram)

I ragazzi di Rosola 

La General Store, che sarà seguita da Paolo Rosola, ha optato per un programma di lavoro diverso. Niente altura, ma lavori specifici da casa, la condizione è da affinare per arrivare competitivi al via di Agliè. 

«Sarà un bel Giro d’Italia – dice subito – ci sono molte squadre straniere e questo alza il livello. Noi dovremo farci trovare pronti e cogliere al massimo tutte le occasioni che ci capiteranno. Saremo una squadra garibaldina, votata all’attacco. Proprio per questo la preparazione si è votata alle distanze ed alla velocizzazione. Abbiamo messo nelle gambe tanti chilometri ed in più abbiamo provato un paio di tappe».

«Ammetto – riprende – che siamo in ritardo. Il percorso è uscito all’ultimo, ed in più i ragazzi erano un po’ indietro di condizione. Così abbiamo optato per lavorare da casa, andare in montagna voleva dire esporsi al rischio meteo, con la possibilità di perdere giorni di allenamento. I nostri atleti si sono allenati a casa con blocchi di quattro giorni: intensità, un giorno di riposo e poi una gara. Qualche volta il giorno dopo la corsa abbiamo inserito una distanza, per abituarli alla fatica».

Technipes #InEmiliaRomagna

Il team guidato da Chicchi, Coppolillo e Chiesa ha scelto un avvicinamento classico, con due settimane di ritiro sull’Etna. Erano presenti quasi tutti i ragazzi che partiranno per il Giro Next Gen, ne mancava solo uno: Umbri. 

«Purtroppo Umbri – racconta Chicchi – ha avuto un incidente in allenamento con una macchina e si è lussato due dita della mano. Di conseguenza non è riuscito a venire con noi in ritiro, non godrà del beneficio dell’altura, ma in base ai dati possiamo dire che è comunque in buona condizione.

«La scelta di andare sull’Etna, nonostante non fossimo molto vicini, è dovuta al fatto che lì  ci sono meno distrazioni rispetto a Livigno (dice con una risata, ndr). Poi il Rifugio Sapienza è super attrezzato, lo scelgono tantissimi professionisti. C’è la possibilità di scegliere tra allenarsi in quota oppure scendere sul mare e salire solo per riposare. Un vulcano come l’Etna dà molte più alternative. L’altura in sé poi serve per fare una solida base di lavoro e amalgamare il gruppo. Nel fine settimana i ragazzi poi sono andati a correre per “sbloccare” le gambe e riprendere il ritmo gara».