Il test della BH Aerolight, nelle corde ha la velocità

18.07.2022
5 min
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Il test della BH Aerolight 6.5

Quando BH Bikes sviluppa una nuova bicicletta non lo fa in maniera banale. BH Aerolight ha design unico e iconico e in questo caso segue il filo della piattaforma aero concept della famiglia G dell’azienda basca. C’è l’aerodinamica e questo è palese, ma ci sono forme e soluzioni che rendono questa bicicletta identificabile in un mondo di standard.

Le performance del mezzo si rivolgono ad un’utenza che ama le biciclette veloci, briose e che “fanno sentire la strada”. L’abbiamo provata e queste sono le nostre considerazioni.

Nelle salite non troppo pendenti invita a spingere (foto Matteo Malaspina)
Nelle salite non troppo pendenti invita a spingere (foto Matteo Malaspina)

Aerolight per la Burgos-BH

E’ davvero un peccato non vedere i prodotti del marchio basco battagliare nel WorldTour e nelle corse di primissima fascia. BH è sponsor del Team iberico Burgos-BH. Le biciclette BH, periodo dopo periodo, hanno sempre offerto qualcosa di interessante, in termini tecnici e di design, spesso le abbiamo viste protagoniste. Le piattaforme BH sono caratterizzate da una grande specificità e pur utilizzando dei moderni concetti di sviluppo (design e materiali), è ben difficile trovare dei compromessi.

Ovvero: una bicicletta con delle marcate soluzioni legate all’aerodinamica deve essere aero prima di tutto e per questo c’è la nuova Aerolight. Una bici leggera e dedicata agli scalatori deve accontentare prima di tutto i salitomani, per questo c’è la Ultralight. Bh Bikes è un racing brand.

La BH Aerolight 6.5 (foto Matteo Malaspina)
La BH Aerolight 6.5 (foto Matteo Malaspina)

Come è fatta

Ovviamente è completamente in carbonio ed è una monoscocca. Tutta in carbonio è anche la forcella ed entrambi i comparti sfruttano la tecnologia HCIM (Hollow Core Internal Molding). Tradotto: questa soluzione permette di rendere omogenee le pareti interne delle tubazioni, evitando gli accumuli di materiale ed arricciatture del carbonio. E’ un ulteriore strumento di controllo della qualità.

Tutti i profilati, inclusa la forcella, sono disegnati con le linee Kamm Tail, che significa il profilo anteriore a goccia e quello posteriore tronco.

La forcella e tutto l’avantreno in genere sono una sorta di biglietto da visita della bicicletta, grazie alle forme uniche. I foderi hanno una vistosa curvatura che si protende in avanti (concetto Air Bow), con l’obiettivo di ottimizzare l’impatto frontale, lasciar passare un maggiore flusso d’aria tra la ruota e la forcella, ma anche di rendere la bicicletta tanto precisa e comoda.

Tanta integrazione tra anteriore e piantone. La zona dello sterzo è ACR e non si vede una guaina passare all’esterno. Non solo, perché questa soluzione permette un raggio completo del manubrio, senza blocchi interni. E poi c’è il piantone prolungato verso l’alto, che è la naturale sede del reggisella vero e proprio.

Un ulteriore dettaglio, che sancisce il detto “nulla è lasciato al caso”. I perni passanti hanno una linguetta che si estrae all’occasione, particolarmente comodi. Non servono brugole. L’obliquo prevede un doppio posizionamento per il portaborraccia.

L’allestimento per il test

Abbiamo provato una taglia MD: tradotto in numeri corrisponde ad una 54, con dei valori di reach e stack piuttosto contenuti, in puro stile BH. Il cockpit integrato Evo è full carbon e c’è la trasmissione Shimano Ultegra Di2 a 12v nella sua completezza, guarnitura inclusa (52-36/11-34). Le ruote sono le Vision TC55, gommate Michelin da 28. La sella è Selle San Marco. Abbiamo rilevato un peso di qualche grammo superiore ai 7,7 chilogrammi, non molto a dir la verità se consideriamo le ruote.

La prova su strada

La Aerolight è particolarmente veloce, lo si percepisce fin dalle prime battute. Le ruote in dotazione offrono dei vantaggi in tal senso, ma la vocazione della bicicletta è limpida. E’ facile da lanciare quando la velocità è già alta ed è anche facile mantenere quella stessa velocità. Invita a caricare e spingere sull’anteriore, sfruttando il comparto centrale e tenendo più scaricato il retrotreno.

In salita è una sorta di dottor Jekyll e mister Hyde. Soffre le salite lunghe e le pendenze in doppia cifra per tratti prolungati, mentre dove si riesce a prendere velocità è davvero gratificante. Con delle ruote più leggere e magari dal profilo medio è un gran prodotto da sfruttare a pieno nei tracciati di gara mediamente impegnativi.

In discesa ha un comportamento superiore alla media della categoria, perché è agile, precisa e molto stabile. Non è facile per un prodotto di questa categoria essere agile e fluida anche all’interno di tratti pieni di tornati consecutivi. La geometria ben sviluppata aiuta non poco.

In discesa è davvero bella da guidare (foto Matteo Malaspina)
In discesa è davvero bella da guidare (foto Matteo Malaspina)

In conclusione

La BH Aerolight 6.5 non è una bicicletta pensata per le passeggiate. E’ una bicicletta da gara moderna nelle forme, nei concetti e anche nelle performances, esigente sotto molti punti di vista, ma capace di gratificare quando si ha gamba e si spinge forte. La possibilità di sfruttare le gomme grandi, ci stanno bene le 28 (e magari una 30 posteriore, facendo attenzione al canale interno delle ruote), offre un tocco di versatilità non trascurabile, con uno sguardo al futuro da non tralasciare.

BH

FSA e Vision “in corsa” al Tour de France con ben 5 team

06.07.2022
4 min
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Il Tour de France di FSA e Vision corre decisamente veloce. Ma molto veloce. I due bike brand taiwanesi sono difatti in piena competizione equipaggiando con i propri componenti ben cinque formazioni: la EF Education Easypost, il team Bahrain Victorious, la Jumbo Visma di Van Aert e Roglic, il team Cofidis e la B&B Hotels p/b KTM.

Garanzia FSA

Fra i componenti più in vista, c’è la corona FSA full carbon 64T: compatibile con i gruppi a 12 velocità e con i misuratori di potenza, completamente nuova e realizzata utilizzando una tecnologia derivata dalla Formula 1. L’obiettivo? L’ottenimento di uno speciale materiale composito, estremamente rigido e leggero (appena 219 grammi). Sempre FSA fornisce la proprie guarniture in fibra di carbonio ai team EF Education Easypost e B&B Hotels p/b KTM: tutte compatibili con i gruppi a 12 velocità. Eliminato qualsiasi rischio di caduta di catena, il peso della guarnitura – nel caso dell’opzione 54-40 – è di appena 529 grammi.

EF Education Easypost, Jumbo Visma e B&B Hotels p/b KTM hanno anche montati all’interno dei movimenti centrali delle proprie biciclette i cuscinetti ceramici FSA: estremamente scorrevoli e leggeri. Quattro team FSA infine utilizzano il sistema di instradamento dei cavi ACR e SMR System per l’ottenimento della massima efficienza aerodinamica. Questo innovativo sistema, in attesa di brevetto, è una esclusiva di FSA e Vision ed è il frutto dell’esperienza dei due brand per quanto riguarda il tema dell’aerodinamica. Il risultato è una soluzione di passaggio dei cavi pulita, integrata ed efficiente per i marchi di bike che lo adottano al Tour: Cervèlo, Cannondale, De Rosa e KTM.

FSA e Vision sostengono anche la B&B Hotels p/b KTM di Pierre Rolland
FSA e Vision sostengono anche la B&B Hotels p/b KTM di Pierre Rolland

Innovazione Vision

Parlando invece delle soluzioni tecniche offerte da Vision per i cinque team supportati nel corso dell’edizione 109 del Tour de France, vanno segnalate in primis le ruote anteriori crono Metron 91 con cerchio interamente in fibra di carbonio, larghezza interna da 21 mm (realizzata appositamente per funzionare con pneumatici da 28 mm) e 21 raggi a lama aerodinamica. Il peso? 938 grammi. Molto originale la personalizzazione grafica delle stesse ruote realizzata da PALACE per gli atleti della EF Education Easypost. Le avrete sicuramente notata durante lo svolgimento della crono inaugurale di Copenhagen… non passavano certo inosservate.

Sempre Vision sono le protesi in composito, completamente personalizzate e realizzate a mano per adattarsi al meglio alle specifiche misure antropometriche dell’atleta. Queste “aero extensions” nascono in galleria del vento, ed il peso è di appena 120 grammi.

FSA fornisce la proprie guarniture in fibra di carbonio ai team EF Education Easypost e B&B Hotels p/b KTM
FSA fornisce la proprie guarniture in fibra di carbonio ai team EF Education Easypost e B&B Hotels p/b KTM

Il “cockpit” 100% integrato Metron 5D ACR, utilizzato da quattro team Vision al Tour, presenta un attacco manubrio più rigido e aerodinamico, oggi disponibile con la nuova finitura 3K Carbon. Il Metron 5D – dichiarano i tecnici Vision – si adatta alla posizione naturale delle braccia per l’ottenimento di un maggiore comfort ed una migliore respirazione, mentre la forma ad ala della parte superiore del manubrio ne agevola l’aerodinamica. Il peso è di appena 363 grammi nella misura 110×420mm.

Aggiornate da Vision anche le ruote lenticolari monoscocca in fibra di carbonio Metron TFW. Con la loro costruzione in composito 3K, queste ruote garantiscono rigidità, aerodinamica e leggerezza (appena 930 grammi).

FSA

Vision

FSA e Vision: due partner per lo Specialized Granfondo Series

08.04.2022
2 min
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Sia FSA che Vision sono recentemente entrati a far parte del “pool” di partner ufficiali dello Specialized Granfondo Series, il circuito di eventi in quattro prove quest’anno alla prima ed inaugurale edizione. 

Nei quattro fine settimana in cui si svolgeranno le gare del circuito (Bra Bra Specialized Grand Prix Fenix, 24 aprile; Ganten La MontBlanc, 12 giugno; Granfondo Sestiere Colle delle Finestre, il 26 giugno; Tre Valli Varesine Eolo, 2 ottobre), gli iscritti e tutti coloro che affolleranno i villaggi expo e le aree deputate al ritiro dei pacchi gara, avranno la possibilità di conoscere le novità tecniche dei due brand taiwanesi. Inoltre potranno beneficiare dall’assistenza meccanica per la propria bicicletta e del cambio ruote FSA e Vision attivo durante la Gran Fondo.

La locandina che annuncia la partnership di FSA e Vision con Specialized Granfondo Series
La locandina che annuncia la partnership di FSA e Vision con Specialized Granfondo Series

L’innovazione con i pro’

«Siamo davvero molto orgogliosi – ha dichiarato Claudio Marra, Vice Presidente di FSA – di poter affiancare i nostri due brand ad un circuito così importante. Una bella novità nel panorama Gran Fondo italiano che promette grande spettacolo e numeri interessanti. Non vediamo l’ora di sostenere questo importante evento. Come azienda, abbiamo sempre avuto un occhio di riguardo verso le manifestazioni legate alla bicicletta, e questo perché sono in grado di unire competizione e interazione per gli amanti delle due ruote».

Claudio Marra, Vice Presidente FSA
Claudio Marra, Vice Presidente FSA

«Con FSA e Vision – continua Claudio – progettiamo e produciamo componenti di alta gamma per il ciclismo, sia su strada che per Mtb, supportando diversi Pro Team di fama internazionale. La nostra storia nello sport e il nostro patrimonio di innovazione, di design e di produzione sono molto importanti per noi.

«Siamo orgogliosi di investire costantemente nella nostra gamma di prodotti, assicurandoci di fornire i migliori componenti possibili sia ai professionisti quanto ai cicloamatori. Noi non sponsorizziamo semplicemente team ed atleti di livello mondiale, ma lavoriamo a stretto contatto con loro utilizzando le loro competenze e i loro feedback per sviluppare la gamma dei prodotti del futuro».

FSA

Vision

Specialized Granfondo Series

Merida Scultura Team 2022, il parere di Damiano Caruso

19.01.2022
8 min
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La nuova Merida Scultura CF5 Team, mai così bella, leggera e precisa. Questa bicicletta, in uso al Team Bahrain Victorious, ha il DNA di una bicicletta votata alle competizioni ed il volto di un progetto che fa collimare leggerezza ed aerodinamica, ma anche un comfort di buon livello.

«Ho iniziato ad usare la nuova Merida Scultura da giugno – ci ha raccontato Damiano Caruso, con cui alla fine condivideremo molte sensazioni – e devo dire che molto è cambiato, se metto a confronto questa versione con la precedente. Prima era una bella bici, molto comoda, quasi riposante e il passo che Merida ha fatto con la nuova bicicletta è lampante. Le differenze principali emergono in pianura e in discesa, perché la Scultura di oggi è nettamente più veloce».

Non si tratta di una bici mastodontica, anzi è piuttosto fine ed elegante, è armoniosa nel suo essere moderna. Adotta l’integrazione dei componenti come un valore aggiunto alla piattaforma. Oltre al design c’è anche un tessuto di carbonio nano concept con le specifiche di Nano Matrix Carbon (top di gamma Merida). Entriamo nello specifico della nostra prova.

Una bici stabile e veloce, Damiano Caruso confermerà le nostre sensazioni (foto Sara Carena)
Una bici stabile e veloce, Damiano Caruso confermerà le nostre sensazioni (foto Sara Carena)

Scultura, la prima risale al 2006

La prima versione della Merida Scultura risale al 2006 e da allora molto è cambiato. La ricerca della massima penetrazione dello spazio è entrata di prepotenza anche nel segmento delle bici superleggere. Sono cambiati i materiali e i procedimenti per costruire i telai in fibra composita. Ci sono i freni a disco e i componenti, oltre ad essere integrati nei progetti, sono sempre più funzionali alla resa tecnica del pacchetto. Nel caso della Merida Scultura Team di quinta generazione, oltre al frame, ci sono il reggisella in carbonio con uno shape proprio ed un manubrio full carbon studiato per questa bicicletta. E poi c’è un allestimento che fa la differenza.

I numeri della Scultura CF5

  • Si tratta di un telaio ed una forcella con 822 e 389 grammi di peso dichiarati (taglia media). Nella versione in test, sempre nella taglia M e con l’allestimento che vedete nelle immagini e nel video, il peso rilevato è di 7,08 chilogrammi. Da notare che la bici in test è dotata delle ruote Vision Metron SC, mentre quella a catalogo prevede le SL, che sono più leggere.
  • Rispetto alla versione precedente, la Merida Scultura Team CF5 2022 è maggiormente aerodinamica, il 4% più efficiente e al tempo stesso versatile. Questa versatilità si riferisce a differenti tipologie di setting, legate alle ruote, con profili medi e alti (considerazione che trova conferma grazie a Damiano Caruso). Non è un dettaglio secondario, se consideriamo che molti atleti pro’ usano questa tipologia di biciclette con cerchi da 55 millimetri e oltre. Nel caso specifico della nuova Scultura, l’aerodinamica diventa una soluzione di design funzionale, legata ad esempio ai foderi obliqui del retrotreno. Questi hanno un’inserzione ribassata, ma fungono come dei diffusori grazie al design allargato, che al tempo stesso permette di far alloggiare pneumatici fino a 30c di sezione. La stessa luce di passaggio è comune alla forcella e quindi all’avantreno.
  • E poi c’è quel manubrio integrato (320 grammi dichiarati), bello e rigido, con un impatto frontale ridotto e davvero comodo grazie alle forme regolari della piega e ai valori di reach e drop votati al comfort (anche per le mani piccole il vantaggio di raggiungere facilmente le leve è reale). Si abbina alla perfezione con il design dell’head tube e con la serie sterzo (e con i suoi spessori).

Le taglie e le geometrie

Lo sviluppo del progetto segue un rinnovato sviluppo delle quote geometriche. L’esempio sono le due taglie di riferimento. La S con un top tube lungo 54,5 centimetri e la M con lo stesso profilato che ha una lunghezza di 56 centimetri. Sono il reach e lo stack a fare la differenza, ovvero l’altezza e la lunghezza che si dimostrano piuttosto contenuti e ci dicono di una bicicletta con “interasse corto”. Se analizziamo la misura media della Merida Scultura, quella del test, a prescindere dalla lunghezza dello stem (abbiamo usato l’attacco da 120 millimetri e 420 di larghezza per la piega), troviamo un reach di 39,5 centimetri e uno stack di 55,7, con un passo totale di 99 centimetri (il carro posteriore è lungo 408 millimetri). Significa che è una bicicletta compatta.

I nostri feedback

Le prime pedalate trasmettono un grande feeling per quello che riguarda la fluidità e la scorrevolezza, ma anche un elevato comfort. E dobbiamo considerare che è una bici da “corridore vero”. Lo sviluppo della taglia M è molto buono, con l’angolo del piantone a 73,5° che non obbliga a chiudere l’articolazione dell’anca in modo eccessivo. Un altro fattore ampiamente sfruttabile è la combinazione tra lo sterzo (compatibile con la soluzione ACR di FSA) e il manubrio integrato. Il primo è bello da vedere anche per i diversi spessori, il che non guasta. Il secondo è comodo anche nelle fasi di presa alta, pur avendo il profilo aero. Merida Scultura Team non si dimostra mai eccessiva, con una reattività ben distribuita tra avantreno e carro posteriore.

La Scultura è una bici per tutte le occasioni e in salita invita ad uscire di sella, grazie ad un avantreno ben strutturato (foto Sara Carena)
In salita invita ad uscire di sella, grazie ad un avantreno ben strutturato (foto Sara Carena)

Una gran forcella

Il precedente aspetto si traduce positivamente sulla guidabilità, sull’agilità e su quella compostezza apprezzabile nelle fasi di rilancio della bici, che non perde di trazione e non si scompone. Non tende mai a schiacciarsi su stessa, né quando ci si alza in piedi sui pedali, né quando si affrontano dei lunghi tratti in salita, sempre in sella. Nel primo caso la forcella è un punto che dà forza e sostiene (non è un fattore scontato e questa forcella è costruita in modo impeccabile), è tosta senza essere nervosa. In discesa esige un po’ di attenzione, come buona parte delle biciclette di questo segmento, ma “con un po’ di manico entra come un coltello nel burro” quando si tratta di cambiare continuamente direzione.

Permette di fare anche “la sgambata”, senza mostrare i muscoli ed essere troppo esigente (foto Sara Carena)
Permette di fare anche “la sgambata”, senza mostrare i muscoli ed essere troppo esigente (foto Sara Carena)

Il parere di Caruso

Damiano Caruso ha iniziato a usare la nuova Scultura nel ritiro di Livigno, a giugno 2021. Ce ne accorgemmo e ci concedemmo in quell’occasione un primo approfondimento, per forza di cose furtivo, sulla bici che contemporaneamente veniva utilizzata al Tour dai corridori del Team Bahrain Victorious, prima della presentazione in vista della Vuelta.

«Non è estremamente rigida – dice il siciliano – e per quanto mi riguarda è meglio così, nel senso che tecnicamente è il compromesso ottimale tra la Scultura della generazione precedente e la Reacto, che per le mie caratteristiche diventa troppo esigente. Uso la taglia 54, con il nuovo manubrio integrato Team SL, che non è troppo abbondante nelle forme e non flette quando lo carichi, ad esempio in volata.

Caruso ha iniziato a usare la nuova Scultura a giugno: qui al via del tricolore di Imola
Caruso ha iniziato a usare la nuova Scultura a giugno: qui al via del tricolore di Imola

«Mi gratifica utilizzare la bici con le ruote ad alto profilo – prosegue Caruso – le Vision da 55 millimetri. Le ruote con questa configurazione mi danno un senso di velocità maggiore, soprattutto in discesa».

Interessante inoltre la nota di Damiano in merito al peso della bicicletta. « La Scultura che ho utilizzato alle Olimpiadi, comunque il modello nuovo, aveva un peso di 7,02, quindi leggermente superiore al valore minimo UCI».

NOKO si presenta all’EICMA (con FSA e Vision)

01.12.2021
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La recente rassegna espositiva EICMA, andata in scena presso il quartiere fieristico milanese di Rho, ha tenuto a battesimo NOKO. Un nuovo brand tutto italiano produttore di raffinatissime urban e-bike. E proprio questo nuovo progetto e-bike Made in Italy ha scelto come partner tecnici sia FSA che Vision.

Noko ha lanciato il proprio brand alla fiera EICMA, tenuta presso il polo di Rho
Stand di Noko all’EICMA

Urban e-bike tutte italiane

NOKO è un nome di fantasia, frutto di un gioco di parole tra amici. L’idea nasce in Sicilia dall’impulso di Luca Coffa, un imprenditore che opera a livello globale nel campo dell’automotive. Con l’ambizione di costruire una e-bike italiana bella e leggera capace di fondere l’essenzialità e la pulizia del design a componenti “racing” tipicamente italiani di altissimo livello. Sempre rispettando gli elevatissimi standard qualitativi propri del settore automotive. NOKO si è presentata ufficialmente a Milano in fiera, e conseguentemente sul mercato, offrendo una gamma composta da tre modelli di e-bike.

FORZA è la bicicletta concepita per l’uso urbano, disponibile con manubrio dritto oppure rialzato. Una city bike per antonomasia, con il tubo superiore alto e la trasmissione a cinghia in carbonio per una pedalata silenziosa e pulita.

TEMPO è invece la variante con il tubo superiore basso, studiata per chi in città predilige la comodità o più semplicemente ne preferisce il look… Eccezion fatta per la geometria del tubo superiore, questa bici offre le stesse specifiche tecniche del modello precedente.

VULCANO invece è l’e-bike perfetta per tutti coloro che all’asfalto alternano l’occasionale sterrato: una bici pensata per il gravel, con i suoi copertoni scolpiti e il cambio a 11 velocità per arrivare davvero dappertutto.

Affidabilità e prestazioni

Come già anticipato, il progetto NOKO ELECTRIC POWER BIKE – questo il nome per esteso di questa nuova iniziativa – ha voluto al proprio fianco sia FSA e che Vision. Riconoscendo nei loro componenti sia il “know- how” quanto l’affidabilità e le prestazioni necessarie per un ingresso ambizioso nel mercato del bike. E proprio nel rispetto di questi alti standard, per il proprio motore e per la batteria NOKO ha scelto Full Speed Ahead con il suo FSA System HM 1.0. Sempre con il gruppo FSA, ma sotto il marchio Vision, la collaborazione tra le aziende si è estesa anche alle ruote. In particolare, su NOKO sono disponibili di serie nella variante in alluminio le ruote Team 30 Disc. E come “upgrade” nella variante in carbonio le Metron 40 SL Disc: ideali per garantire leggerezza, aerodinamicità e maggiore scorrevolezza, che per chi pedala si traducono in minor sforzo e maggiore durabilità…

Noko Bike

FSA

Vision

Colbrelli in FSA/Vision: si lavora già al 2022

18.11.2021
2 min
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E’ stata una giornata importante quella vissuta dallo staff di FSA/Vision Europe, che nei propri uffici di Busnago (Milano) ha ricevuto in visita Sonny Colbrelli. Il corridore bresciano, campione italiano ed europeo in carica, e vincitore uscente della Parigi-Roubaix, ha dunque visitato gli uffici di FSA/Vision Europe. E’ stata l’occasione giusta per celebrare al meglio la stagione agonistica ad oggi più importante della sua ancor giovane carriera.

Sonny Colbrelli con il manubrio K-force Compact
Sonny con il manubrio K-force Compact

Il “fattore ruota” di Roubaix

Colbrelli, che al gruppo di lavoro coordinato da Claudio Marra è legato da un rapporto davvero speciale. Il corridore del Team Bahrain Victorious è stato in assoluto il primo corridore professionista ad utilizzare quest’anno le nuovissime ruote Metron 60 SL Disc. Per questo nuovo set di ruote non poteva esserci debutto migliore se non quello del trionfo al Campionato italiano su strada nel mese di giugno. L’escalation agonistica di Colbrelli è poi proseguita con i buoni risultati colti al Tour de France e con il trionfo all’Europeo di Trento. Impreziosita dalla “perla” finale – il cui ricordo è ancora vivissimo nella nostra memoria – della Parigi-Roubaix.

In quest’ultima occasione proprio le nuove ruote Vision si sono rivelate un fattore fondamentale per il successo, grazie al canale interno più ampio (21 millimetri di larghezza interna nella versione copertoncino/TLR utilizzata dall’atleta bresciano). Un set specifico che ha consentito di montare un tubeless largo anche 32 millimetri. Ma non solo. Un altro vantaggio importante è stato quello garantito da un cerchio più largo, che ha permesso di utilizzare uno pneumatico maggiorato. Questo ulteriore dettaglio ha fornito maggior resistenza alle sollecitazioni di un terreno duro come il pavé francese.

FSA/Vision sta lavorando alle novità per la stagione 2022
FSA/Vision sta lavorando alle novità per la stagione 2022

Si valutano le novità in gamma

Oltre all’opportunità di celebrare assieme a tutto lo staff di FSA/Vision i trionfi della magica stagione 2021, la visita di Sonny Colbrelli in sede ha costituito anche lo spunto per conoscere in anteprima le principali novità tecniche proposte dalla gamma 2022.

Un gruppo di lavoro quello di cui Marra è il leader che è in grado di mettere il campione italiano ed europeo 2021 nelle migliori condizioni per poter ricalcare i successi di quest’anno.

FSA

Quelle ruote tutte nere che hanno invaso il gruppo

20.08.2021
4 min
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Succedeva negli anni Novanta ed era un po’ uno spasso e un po’ una condanna al silenzio. Sui telai c’era scritto un nome, ma li producevano altri. C’è chi ha vinto il mondiale con un telaio mascherato e chi il Giro d’Italia. Si sapeva, si chiudeva un occhio e la storia andava avanti. Poi la musica è cambiata. Gli sponsor sono diventati più severi e soprattutto hanno alzato lo standard dei loro prodotti, almeno fino al Covid. Dallo scorso anno è stato come tornare indietro. Alcune grandi aziende infatti non sono state in grado di garantire la fornitura di ruote e l’aggiornamento di quanto concordato. E le squadre, il cui fine ultimo è vincere e non mostrare marchi, hanno messo le mani al portafogli e hanno cominciato a comprarsi quel che gli serviva.

Ruote tutte nere

Ha fatto sorridere la storia rocambolesca del viaggio per consegnare le ruote da crono a Van der Poel al Tour. Roglic e tutti i corridori Jumbo Visma hanno corso le crono dal Tour in avanti con ruote anteriori Aero Coach. Hanno fatto scalpore le Vision senza scritte mostrate da Yates all’Alpe di Mera al Giro. E a ben vedere non sono poche le squadre che, nel momento del bisogno, hanno attinto al catalogo Vision, cancellando scritte e staccando adesivi. Quello che si faceva una volta, con l’accortezza di non metterci sopra scritte contraffatte. Ma cosa pensano in casa Vision di questa situazione? Lo abbiamo chiesto a Claudio Marra, vicepresidente mondiale di Fsa, cui fa riferimento per l’Italia anche il marchio americano Vision, cui rubiamo 10 minuti di chiacchiere durante le meritate ferie.

Tour de France 2021, per la 5ª tappa a cronometro di Laval, Van der Poel con ruote non ufficiali
Tour 2021, per la cronometro di Laval, Van der Poel con ruote non ufficiali
Che cosa succede?

Succede che Shimano ha eliminato provvisoriamente il blocco che di solito impone ai team sponsorizzati, che hanno potuto guardarsi intorno. Immagino che avessero concordato degli aggiornamenti su alcuni prodotti, che il Covid ha rinviato e le squadre hanno iniziato a premere. Così alcune si sono rivolte a noi, soprattutto per le tappe di montagna. Ruote in carbonio per freni a disco. Le hanno prese. Le hanno provate su strada e in galleria del vento. Hanno visto che magari le Lightweight pesano meno, ma le nostre in discesa si guidano più facilmente. E alla fine hanno scelto.

State svolgendo un ruolo… socialmente utile, oppure si tratta di affari?

A dirla tutta, vedere che tolgono le scritte ci lascia un po’ di amaro in bocca, ma capiamo la situazione. Del resto le comprano e possono farne ciò che vogliono. Se si rompono gli diamo assistenza gratuita e anche il prezzo è di favore. Certo se decidessero di lasciare i loghi, gliele daremmo gratis.

Parliamo di tanti casi?

Più di quelli che siamo in grado di fronteggiare. Al punto che se ci mettessimo ad andare dietro a tutti, non riusciremmo ad accontentare i team che invece sponsorizziamo ufficialmente.

E poi comunque la notizia passa lo stesso, no?

Diciamo che quando escono sui social, piacciono tantissimo. Sono scoop che per noi sono anche un buon battage. E insieme sono il riconoscimento da parte di altre squadre della bontà del nostro prodotto.

Al Giro d’Italia, Bardet ha utilizzato delle misteriose ruote nere in fibra di carbonio
Al Giro d’Italia, Bardet ha utilizzato delle misteriose ruote nere in fibra di carbonio
Sembra davvero di essere tornati a quegli anni…

E’ vero (ride, ndr), ma per i telai ormai non si può più, anche perché il loro sviluppo è ormai pazzesco e tutte le grandi case sono in grado di dare ottimi prodotti. Ma il telaio non è tutto. E ora che la frontiera sta nella leggerezza e nella aerodinamicità, poter sceglier tra ruote, manubri e altri componenti fa una bella differenza. Evidentemente Shimano aveva altri progetti che per vari motivi sono saltati, ma sono certo che si metteranno in pari. E anche noi…

E anche voi?

Non abbiamo capacità illimitata di fornitura. Il mercato durante il lockdown è stato impegnativo per tutti…

Vision Metron 45 e 60 SL, dal Giro (di nascosto) al Tour

07.07.2021
4 min
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Le avevamo adocchiate per primi al Giro d’Italia, quando Simon Yates le usava ancora senza scritte e adesso eccole ufficialmente in gruppo: stiamo parlando delle nuove Vision Metron 45 e 60 SL Disc. Questi due set li stanno utilizzando al Tour de France i corridori della EF Education-Nippo e la Bahrain-Victorious, di Sonny Colbrelli.

Uran con le Metron 45 SL verso Tignes, qualche anno fa una ruota così sarebbe stata per velocisti
Uran con le Metron 45 SL verso Tignes, qualche anno fa una ruota così sarebbe stata per velocisti

Profili da 60 e 45 millimetri

Ruote moderne, le nuove Metron sono ideate per freni a disco e sono disponibili sia per la versione tubeless che per la versione per tubolari. La prima cosa sulla quale si sono concentrati gli ingegneri Visioni è stata l’aerodinamica, ormai caratteristica sempre più importante visto che sul peso non ci sono più grandi problemi (grazie ai materiali) e viste le crescenti velocità medie. Basta pensare che in Vision considerano il set da 45 millimetri per la salita. Ed hanno ragione, visto che il peso è di appena 1.395 grammi. Ma è chiaro che una ruota così è anche molto aerodinamica e non solo leggera.

E’ invece più specifico per la pianura e i percorsi più veloci il set da 60 millimetri, i quali però anche loro non sfigurano in salita. Il peso della coppia infatti è di 1.460 grammi, vale a dire come una eccellente coppia di ruote in alluminio a basso profilo.

Grande larghezza

Altro aspetto molto importante che si lega sia al concetto della modernità che, soprattutto, dell’aerodinamica è la larghezza del cerchio. Il canale interno ha una sezione di ben 21 millimetri, che solitamente corrisponde ad una larghezza esterna di 31-33 millimetri, misure che qualche tempo fa ci avrebbero fatto pensare ai cerchi di una Mtb.

Tale larghezza, oltre a ridurre le turbolenze dell’aria e quindi a migliorare il coefficiente di penetrazione, si ripercuote anche sul comfort della ruota: più materiale meglio vengono dipanate le vibrazioni. Non solo, ma questa larghezza ottimizza anche il montaggio di pneumatici da 28 millimetri.

Il carbonio utilizzato è Hm di ultima generazione che rende la struttura delle ruota molto rigida e al tempo stesso leggera, grazie anche all’inserimento di una particolare schiuma di derivazione spaziale tra gli strati del carbonio. 

Mozzi e raggi

Ma fulcro, nel vero senso della parola, di una ruota restano i mozzi. Scorrevolezza e gran parte della rigidità dipendono proprio dal mozzo (e dai raggi). La nuova tecnologia PRS di Vision garantisce un miglior angolo d’innesto dei raggi stessi. Un angolo di 72° che rende la ruota scorrevole, comoda e di nuovo aerodinamica. Sono questi i dettagli che fanno la differenza. E a proposito di raggi: questi sono piatti, a doppio spessore in acciaio inox, e sono Made in Italy.

Queste due set sono garantiti a vita (sul primo acquisto).

visiontechusa.com