Valentina Scandolara, direttore sportivo UCI World Cycling Center 2026

Scandolara, la nomina UCI e la cucciolata dei pastori tedeschi

01.02.2026
6 min
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Valentina Scandolara è il perfetto esempio del moto perpetuo. La veronese, che ha corso fino al 2023, è stata appena nominata direttore sportivo al World Cycling Center di Aigle: il centro verso cui confluiscono gli atleti che l’UCI seleziona dai suoi hub in tutto il mondo. Contemporaneamente, nella sua agenda occupano un posto fisso la Down Under Cycling Academy (base italiana per talenti australiani e neozelandesi) e il ruolo di regolatore in moto per alcune corse in Oriente. Difficile dire se ci sia posto per altro, a capo di un 2025 di soddisfazioni e momenti duri, fra il master in Psicologia dello Sport e la scomparsa di sua madre.

«La donna più forte che abbia mai conosciutoha scritto Scandolara su Instagram – quella che mi ha insegnato a sognare sempre in grande, a lavorare sodo e a credere in me stessa. Non è più qui fisicamente, eppure in qualche modo sento che il suo amore mi accompagna in ogni passo del cammino».

Abbiamo intercettato Valentina Scandolara dopo un rapido passaggio a casa per assistere alla cucciolata di pastori tedeschi che le è appena nata.

Multi-tasking. Quest'anno Valentina ha diretto il WCC Team dell'UCI al Tour de Charente Maritime
Prima la sostituzione sull’ammiraglia del WCC Team al Tour de Charente Maritime, poi l’assunzione di Scandolara all’UCI
Multi-tasking. Quest'anno Valentina ha diretto il WCC Team dell'UCI al Tour de Charente Maritime
Prima la sostituzione sull’ammiraglia del WCC Team al Tour de Charente Maritime, poi l’assunzione di Scandolara all’UCI
E’ vero che in passato l’UCI ti aveva già offerto questo incarico?

Vero, ma uscivo da un problema di overtraining e volevo riprovare a correre. Sono piuttosto decisa: una cosa o l’altra. Quindi ringraziai, ma dissi di no. Volevo capire se sarei potuta tornare ai livelli di un tempo, ma non ci sono riuscita e così ho deciso di smettere. Quest’estate avevano bisogno di un sostituto, per cui sono andata a Aigle e mi hanno detto che avrebbero assunto qualcuno di nuovo. Così ho risposto al bando inviando la mia candidatura e mi hanno scelto.

Che differenza c’è per Valentina Scandolara tra fare il direttore sportivo in una squadra e farlo al centro mondiale dell’UCI?

Ho già guidato alcune delle squadre in cui correvo, da una continental fino alle porte del WorldTour. C’è tanta differenza, soprattutto il fatto che ricoprirò vari ruoli. L’UCI vuole gestire la preparazione delle ragazze e spetterà a noi seguirle. Io al momento ne ho due, ma durante la stagione arriverò a quattro. Le altre vengono preparate dal road manager Mickael Bouget. Quindi rispetto al ruolo di direttore sportivo di una squadra, qui c’è tanto più lavoro, compresa la burocrazia.

Ad esempio?

In questi giorni sto richiedendo le licenze radio ai vari Paesi in cui correremo, cosa che nelle squadre di solito viene fatta dall’ufficio. Però gestendo la mia Down Under Academy, sono abituata a fare tutto: dal mandare le iscrizioni alle gare alla logistica e tutto il resto. Qui è tutto a un livello più alto quindi sicuramente riuscirò anche a imparare molto.

Al World Cycling Center convergono i talenti che l'UCI seleziona nei suoi centri (foto UCI)
Al World Cycling Center, spiega Scandolara, convergono i talenti che l’UCI seleziona nei suoi centri (foto UCI)
Che tipo di atlete arrivano al World Cycling Center?

Sono talentuose fisicamente. Alcune sono già a un livello molto avanzato, altre hanno bisogno di partire dall’ABC e anche per questo si tratta di un ruolo complicato. Anche per la scelta delle corse, per cui seguiremo la falsa riga del 2025. Faremo gare nazionali in Svizzera e in Francia. E poi gare UCI al massimo di classe .1 o .2. Non di più, per dare a tutte il tempo e la possibilità di imparare.

Dovrai risiedere a Aigle oppure farai avanti e indietro?

Per ora sto facendo avanti e indietro, anche perché ho questa bellissima cucciolata, per cui ogni weekend scappo via. Altrimenti, fatti salvi i weekend delle gare in cui saremo in giro, dovrò risiedere in Svizzera.

Riesci a tenere in piedi la Down Under Cycling Academy oppure hai dovuto fare qualche scelta?

Già l’anno scorso ho iniziato a delegare qualche incarico e ho trovato delle persone che seguiranno i ragazzi. Ci sono Giorgio Noro e Georgios Varverakis, che collabora con noi già dal 2023. Poi come collaboratori occasionali abbiamo Paolo Ratti e Imerio Bortoli. Io ci sarò nelle occasioni in cui riuscirò a tornare. Non sarò sul campo, ma lavorerò dalle retrovie, occupandomi di tutto il management, le iscrizioni alle corse e tutto il resto.

Pensi che il tuo master in Psicologia dello Sport ti sarà di supporto in questo nuovo incarico?

Penso che nei team sia un aspetto molto importante, a maggior ragione nel nostro. Raccogliamo ragazze da Nazioni che nel ciclismo sono piuttosto indietro, senza il sostegno delle federazioni o di persone capaci sul campo. Purtroppo si tratta di alcune fra le Nazioni più povere del mondo, perché abbiamo ragazze dall’Etiopia, l’Eritrea, una del Benin. Cambiano tutti i riferimenti.

Chantelle Mc Carthy, che ha partecipato alla Down Under Academy di Scandolara, in trionfo a Offida nel Giro delle Marche
Chantelle Mc Carthy, che ha partecipato alla Down Under Academy di Scandolara, in trionfo a Offida nel Giro delle Marche
Chantelle Mc Carthy, che ha partecipato alla Down Under Academy di Scandolara, in trionfo a Offida nel Giro delle Marche
Chantelle Mc Carthy, che ha partecipato alla Down Under Academy di Scandolara, in trionfo a Offida nel Giro delle Marche
In che senso?

Quando arrivano gli australiani, i neozelandesi o i canadesi, trascorrono l’estate facendo ciclismo in un ambiente molto simile al loro. Invece queste ragazze si ritrovano in un mondo totalmente diverso con una cultura diversa e questo richiede sensibilità e capacità di adattamento. Ne abbiamo due dall’Afghanistan, per esempio. Una non è parte della squadra UCI e quindi la manderemo al progetto Los Angeles 2028 in Francia. Arrivano da situazioni molto molto difficili, nel 2018 sono scappate dai talebani con l’aiuto dell’UCI. Quindi, tornando alla domanda, penso che nelle squadre sia molto importante avere questa sensibilità.

In quale lingua comunicate?

Al centro mondiale di ciclismo parlano tutti inglese, perché di svizzeri ce ne sono davvero pochi. C’è una ragazza che parla solo francese e una che parla solo spagnolo. Con il nuovo manager Andrew Smith abbiamo fatto una partnership con Rosetta Stone, la piattaforma per imparare le lingue, e offriamo alle ragazze la possibilità di studiare gratuitamente l’inglese e francese. Con lui tra l’altro ci eravamo incrociati in Greenedge (del 2014 e 2015, Scandolara ha corso nella allora Orica Greenedge, ndr), per cui abbiamo una base comune.

Quindi non offrite soltanto formazione sportiva…

Esatto. Non ci proponiamo solo di sfornare ragazze che poi diventeranno professioniste, perché sappiamo benissimo che la percentuale sarà bassa come in tutti gli altri progetti di development. Uno dei pilastri del progetto è formarle per la vita – spiega Scandolara – e far sì che ognuna torni al suo Paese con un bagaglio di conoscenze importante per far crescere il ciclismo. Le faremo partecipare gratuitamente ai corsi coach dell’UCI e daremo loro vari arricchimenti in base alle nostre conoscenze, ciascuno a seconda della sua preparazione. Io ad esempio seguirò più la parte mentale, mentre Mickael quella della preparazione.

Scandolara ha corso nella Orica dal 2014 al 2015, diventando amica di Melissa Hoskins, uccisa dal marito Rohan Dennis lo scorso anno
Scandolara ha corso nella Orica dal 2014 al 2015, diventando amica di Melissa Hoskins, uccisa dal marito Rohan Dennis nel 2023 (immagine Instagram)
Scandolara ha corso nella Orica dal 2014 al 2015, diventando amica di Melissa Hoskins, uccisa dal marito Rohan Dennis lo scorso anno
Scandolara ha corso nella Orica dal 2014 al 2015, diventando amica di Melissa Hoskins, uccisa dal marito Rohan Dennis nel 2023 (immagine Instagram)
Le ragazze sono già in Svizzera e girano in pista?

No, non sono ancora arrivate. Abbiamo solo l’ucraina, Anna, che si sta allenando in pista per gli europei. Però comunque va anche fuori, in realtà il clima a Aigle non è tanto diverso da Verona.

Fra le tante cose che fai c’è ancora il ruolo di regolatore?

C’è ancora, però è un incarico a spot. Collaboro con ProTouch Global, un’agenzia di rappresentanza per atleti e organizzazione di corse, per cui da tre anni a novembre vado in Cina con diversi ruoli. Nel 2024 mi avevano anticipato che mi avrebbero provato come regolatore e il piano è di fare lo stesso nel 2026, ancora in Cina, per fare esperienza in una gara più semplice da seguire. Probabilmente invece nel 2027 mi chiederanno di fare le altre gare, in base al mio calendario, come il Tour de Suisse e altre con cui collaborano.

Prima di chiudere, ci ha fatto venire la curiosità: ci racconti della cucciolata dei pastori tedeschi?

Sono quattro, l’avevo programmata. Lo faccio per passione – spiega Scandolara – ho cominciato perché rimasi malissimo quando persi Alvin che era il mio pastore scozzese. Dei quattro, terrò la femminuccia, perché ho già la nonna e ovviamente la mamma. Voglio avere la dinastia completa (sorride, ndr). La verità è che la mia prima passione, ancora prima del ciclismo, sono gli animali.

Valentina Scandolara e Guido Bontempi sulla moto del regolatore di gara al Tour of Guangxi

Scandolara: «Mi piace vivere le gare dal lato organizzativo»

24.11.2025
5 min
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Classiche e percorsi mossi erano i suoi terreni preferiti quando correva e vinceva. Ora Valentina Scandolara si trova a suo agio in qualunque tipo di corsa… da regolatore di gara. Un compito che si aggiunge a quelli di diesse, talent scout e manager potendo dire serenamente che stia diventando una (ex) atleta completa.

In questa fase della sua carriera post agonistica, sta avendo un ruolo importante un gigante del passato come Guido Bontempi che è una colonna nei servizi motociclistici di scorte tecniche. Al Tour of Guangxi maschile e femminile, l’ultima gara WorldTour di una stagione sempre più infinita, Scandolara ha esordito sulla moto guidata proprio dall’ex velocista della Carrera, formando una coppia di altissima qualità per quel tipo di lavoro. Per una giramondo come lei è stata un’esperienza inedita che le ha fatto scattare un’ulteriore scintilla.

Scandolara ha corso per 15 stagioni. Il suo "occhio" e la sua esperienza sono molto utili per il suo nuovo ruolo
Scandolara ha corso per 15 stagioni. Il suo “occhio” e la sua esperienza sono molto utili per il suo nuovo ruolo
Scandolara ha corso per 15 stagioni. Il suo "occhio" e la sua esperienza sono molto utili per il suo nuovo ruolo
Scandolara ha corso per 15 stagioni. Il suo “occhio” e la sua esperienza sono molto utili per il suo nuovo ruolo
Valentina com’è andata in Cina?

E’ andata molto bene. Ero emozionata perché ho visto il Tour of Guangxi evolvere sotto tanti punti di vista, specie per la sicurezza. Io lavoro per la ProTouch Global di Robert Hunter, l’ex pro’ sudafricano, che è un’agenzia di management sportivo. Non abbiamo solo la procura di diversi atleti, ma curiamo da vicino anche alcune gare. Il Tour de Suisse lo organizziamo completamente noi così come il Tour of Guangxi maschile, mentre aiutiamo l’organizzazione della gara femminile. Ecco perché mi sentivo così inizialmente, ma con accanto uno come Guido mi sono tranquillizzata subito.

Ti sta facendo da mentore?

Lui per me è un riferimento assoluto. Guido dopo che ha smesso di correre ha davvero fatto di tutto: direttore sportivo, regolatore e ora esperto motociclista. Mi ha insegnato tanto e mi consigliava di diventare una regolatrice di gara già da tempo. Mi ha spinto a seguire tanti corsi perché, come mi dice sempre lui, possono sempre tornare utili. Infatti in quest’ultimo periodo ho fatto i corsi di scorte tecniche e moto staffette organizzati dalla FCI.

Al via della gara Scandolara ha notato scetticismo per un regolatore donna, però sapeva come farsi rispettare
Al via del Tour of Guangxi, Scandolara ha notato scetticismo per un regolatore donna, però sapeva come farsi rispettare
Al via della gara Scandolara ha notato scetticismo per un regolatore donna, però sapeva come farsi rispettare
Al via del Tour of Guangxi, Scandolara ha notato scetticismo per un regolatore donna, però sapeva come farsi rispettare
Grazie alle sue indicazioni hai avuto meno difficoltà nella gestione in gara?

Quello senza dubbio, anche perché ci vogliono tremila occhi per stare attenti ad ogni cosa. Noi non siamo né giudici né commissari, ma persone che conoscono molto bene il percorso di gara che devono gestire la parte non sportiva. Non possiamo dire nulla se un atleta sta in scia prolungata ad un’ammiraglia però possiamo intervenire sulle manovre moto di fotografi od operatori tv che stanno troppo vicino ai corridori. Oppure, come in Cina dove non ci sono strade alternative a quelle della corsa, organizziamo il passaggio del convoglio di altri mezzi.

Quanto conta essere stata un’atleta?

Certamente perché ti rendi conto subito di tante cose. Sai come pensa un corridore in gara o come può reagire in certe situazioni. Ad esempio le traiettorie che fanno quando e dove vogliono rientrare in gruppo dopo aver superato il traffico di ammiraglie e altri mezzi. Oppure in altri punti del percorso. Per i ruoli che riguardano la sicurezza a mio avviso è importante che ci sia un ex atleta.

Hai qualche aneddoto da raccontare del Tour of Guangxi?

Non molti per la verità, giusto un paio che mi sono rimasti impressi. Appena arrivata, sia dopo le riunioni che soprattutto al via della corsa, ho notato alcuni sguardi di scetticismo nel vedere una donna come regolatore di gara. Sono abituata a queste cose ormai. Fortunatamente essendo stata in ammiraglia, so come farmi capire bene fin da subito. L’altro aneddoto riguarda un momento in corsa.

Spiega pure.

Riprendo ciò che dicevo prima. Nel finale del Tour of Guangxi femminile si era avvantaggiata in discesa Anna Henderson (che poi ha vinto, ndr) e la stava affrontando a grande velocità. Su di lei avevo lasciato un’auto dell’organizzazione guidata da un cinese, ma sono dovuta ritornare ben presto su di loro perché lui le stava davanti in modo pericoloso. Non si era reso conto, e forse non se lo aspettava minimamente, quanto potessero andare forte in discesa anche le ragazze. Gli ho detto di lasciarle più spazio e si è risolto tutto.

Il tuo congedo dall’Esercito Italiano ti ha permesso di essere attiva su più fronti?

Sono stata con loro per dodici anni e gli sono grata per il supporto che mi hanno dato in tutti quegli anni. Avevo ottenuto il servizio permanente, ma è stata una decisione mia l’anno scorso quella di uscirne. Avevo in ballo la realizzazione di alcuni progetti e una parte di essi stavano e stanno prendendo corpo. Sono sempre impegnata anche con la Down Under Cycling Academy di ciclisti che arrivano da lontano o da altri sport con l’obiettivo di portarli ad un livello più alto.

Henderson vince il Tour of Guangxi, ma in un tratto di discesa Scandolara ha dovuto metterla in sicurezza per una moto troppo vicina
Henderson vince il Tour of Guangxi, ma in un tratto di discesa Scandolara ha dovuto metterla in sicurezza per un’auto troppo vicina
Henderson vince il Tour of Guangxi, ma in un tratto di discesa Scandolara ha dovuto metterla in sicurezza per una moto troppo vicina
Henderson vince il Tour of Guangxi, ma in un tratto di discesa Scandolara ha dovuto metterla in sicurezza per un’auto troppo vicina
Come sta andando?

Molto bene anche quello. Inizialmente, grazie ai miei trascorsi lavorativi in Australia, prendevamo atleti elite australiani o neozelandesi, con donne under 27 per consentire loro di correre almeno le gare open in Italia. Dall’anno scorso abbiamo allargato anche ad atleti U23 o juniores che vengono anche da Israele o Canada. Abbiamo una base nel veronese a Ronco all’Adige dove fanno camp di due mesi insegnandogli il ciclismo europeo e seguendo test e programmi di Luca Zenti, preparatore della UAE Team ADQ. Quest’anno siamo riusciti a far partecipare due australiane al Giro Women con la Mendelspeck (McCarthy e Nicholson, ndr).

L’agenda di Valentina Scandolara è già piena per il 2026?

Vedremo cosa mi riserverà anche questo nuovo ruolo di regolatore. Mi piace stare da questa parte del ciclismo e mi piace questo compito. Non avevo mai considerato troppo il lato organizzativo delle gare, però vorrei continuare a seguirlo e magari scoprire altri aspetti.

In viaggio con Scandolara nel ricordo di Melissa Hoskins

04.01.2024
7 min
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«Quando l’ho saputo – dice Valentina Scandolara – ho inviato un messaggio ad Annette Edmonson e a Carlee Taylor. Ho chiesto loro: “Ditemi che non è vero!”. Invece mi hanno mandato un video, ma la mia prima reazione è stata comunque di non crederci. Non c’è niente da dire, la morte di una persona così giovane è una cosa che non ci si aspetta mai. E tutto il resto ancora meno, ma non sta a noi parlarne».

Il ritiro in Australia

La veronese si sta allenando per la ripresa della stagione su pista, la strada appartiene al suo passato. Nel 2014 e 2015, quando approdò in Australia alla Orica-AIS, trovò ad accoglierla anche Melissa Hoskins. Il suo nome è balzato drammaticamente alle cronache alla fine dell’anno: la sua morte a 32 anni è una notizia che non va giù. Forse per questo abbiamo chiesto a Valentina Scandolara di ricordarla per noi. Perché non l’abbiamo mai conosciuta e non ci sembrava giusto lasciarla andare così. Per lei non è facile parlarne e per questo la ringraziamo sin d’ora.

«Uno dei ricordi che mi fa più ridere – dice – è di quando l’ho incontrata al primo ritiro della squadra a Melbourne. Arrivai la sera tardi e la notte non dormii per il jet lag. Al mattino le trovai tutte a colazione e non capivo cosa dicessero. Un po’ perché ero intontita, un po’ perché la pronuncia australiana è molto dura. Melissa assieme a Carlee Taylor cercò invece di farmi sentire più a mio agio. E poi era una burlona. In quel ritiro ad esempio si mise a farmi vedere un video con i 42 modi per morire in Australia. C’erano gli squali, i ragni, gli scorpioni… Mi raccontava storie assurde, esagerate, tutte quelle che si raccontano agli stranieri che vanno in Australia. 

Nel 2015 Melissa Hoskins conquista il mondiale del quartetto a Parigi (foto Instagram)
Nel 2015 Melissa Hoskins conquista il mondiale del quartetto a Parigi (foto Instagram)

«Una sera – prosegue e ride – per farmi sentire a casa, andò con Annette a prendermi una pizza. Io ero super felice. Aprii questa scatola e vidi che me l’avevano presa all’ananas. E gli dissi: “Ragazze no, bisogna fare una lezione di cucina italiana!”. Ma loro sapevano benissimo che avrei reagito così, perché chiaramente avevano il ritiro in Italia…».

Foto e ricordi

Parlare costa, è trascorso troppo poco tempo e il rischio di passare per qualcuno che vuole metterci sopra il nome l’ha tenuta a freno dal pubblicare ricordi sui social.

«Ci ho pensato – ammette – perché all’inizio ero indecisa se postare e dire qualcosa. Col tempo i contatti si allentano, ci si sente solo per gli auguri e non ero certa di essere la persona più adatta per dire qualcosa. Però dopo un po’ hanno iniziato a mandarmi le foto che avevano di noi e mi sono ritornati in mente tanti ricordi a cui magari non pensavo più. In questi giorni ho pensato bene a cosa ricordo di lei ed è vero, come si dice, che i migliori partono sempre troppo presto».

Hoskins, Cure, Edmondson, Ankudinoff: il quartetto australiano iridato a Parigi 2015 (foto Instagram)
Hoskins, Cure, Edmondson, Ankudinoff: il quartetto australiano iridato a Parigi 2015 (foto Instagram)

Il Tour Down Under

Forse il ricordo più bello, lo si capisce dalla voce che trema, è quello legato alla vittoria del Tour Down Under nel 2015. Fu il successo di un’italiana di 25 anni, davanti a un’australiana già molto nota in patria per le sue vittorie su pista.

«Quella corsa – conferma Scandolara – fa capire veramente chi fosse Melissa. L’anno prima a Ponferrada eravamo arrivate seconde al mondiale della cronosquadre e lei al Down Under arrivava in preparazione ai mondiali su pista, il suo obiettivo a fine febbraio. Si correva ad Adelaide, la sua città adottiva, dato che si era stabilità lì per la pista. In quel periodo volava, io andavo forte, ma la corsa non era un mio obiettivo. Invece vinsi la prima tappa e lei fece seconda. Chiaramente i giochi erano ancora apertissimi, invece Melissa si mise a disposizione per tutta la settimana, perché io potessi tenere la maglia. La foto che dopo la sua morte ha pubblicato anche la GreenEdge (immagine di apertura di Nikki Pearson, ndr) è l’abbraccio fra noi due dopo l’ultima tappa che vinse lei. Ero felicissima. Infatti nella foto dell’arrivo alle sue spalle, esulto anche io. Melissa aveva un talento straordinario, era fortissima e super competitiva. Però quando si metteva a disposizione, rinunciava a tutte le sue possibilità di vittoria. Era una persona veramente rara e la ricordo con tantissimo affetto. E’ stata una tragedia incredibile».

Argento a Ponferrada

Nei mondiali 2015 su pista, che si svolsero nel velodromo parigino che ospiterà le prossime Olimpiadi, Melissa Hoskins conquistò la maglia iridata nel quartetto facendo anche il record del mondo. Il ricordo dell’argento nella cronosquadre di Ponferrada (vittoria alla Specialized Lululemon), che ha fatto capolino nelle parole di Scandolara, merita a sua volta un racconto. 

«Melissa e Annette Edmondson – ricorda – erano in prestito nella squadra della strada, perché la loro attività era prevalentemente su pista. Nel 2014 condividemmo tanti momenti, ritiri e corse, ma l’obiettivo finale della squadra era il campionato del mondo della cronosquadre. Io fisicamente non sono mai stata un corridore da crono, però Melissa mi incoraggiò per tutto l’anno. All’inizio non avevo nessuna prospettiva di far parte della squadra, invece in ogni ritiro lei, Annette ed Emma Johansson, che erano le più esperte, mi sostenevano con i loro consigli. E alla fine, miglioramento su miglioramento, entrai di diritto in squadra e fui addirittura una delle quattro che sarebbero passate per prime al traguardo e su cui sarebbe stato fermato il tempo».

Ritiro e famiglia

Le loro strade si separarono alla fine del 2015. Scandolara passò alla Cylance Pro Cycling, mentre Melissa lasciò la strada per concentrarsi sulla pista e di lì a poco lasciò la carriera per dedicarsi a quella di suo marito.

«Dopo allora – ricorda Scandolara – capitò di vedersi qualche volta in Australia, magari al Tour Down Under. Lei si stabilì fra Girona e Andorra e andava spesso vedere le gare maschili. Quando si è ritirata, mi è dispiaciuto molto, perché aveva ancora tantissimo da fare. Era giovanissima, aveva appena 25 anni. Però so che voleva una famiglia e supportare la carriera di suo marito. E così adesso di lei mi restano questi ricordi e una bandierina dell’Australia, di quelle di scarsissima qualità che ci diedero sul podio dei mondiali. Pensate che in questo momento sto vestendo una felpa dell’Orica. Mi ricordo anche del soprannome che mi diedero, forse perché Valentina Scandolara era troppo difficile da pronunciare senza storpiarlo. Mi chiamavano Brumby, come il cavallo selvaggio australiano…».

Melissa Hoskins ha partecipato alle Olimpiadi di Londra 2012 (4° posto), poi a Rio 2016 (5°), prima di ritirarsi
Melissa Hoskins ha partecipato alle Olimpiadi di Londra 2012 (4° posto), poi a Rio 2016 (5°), prima di ritirarsi

La morte e i giornali

Adesso Valentina sorride e prima di salutare ha un sassetto da togliere dalla scarpa, qualcosa che abbiamo pensato anche noi nei giorni immediatamente successivi alla tragedia di Adelaide.

«Mi è dispiaciuto – dice – vedere anche delle testate prettamente sportive che hanno dedicato i loro articoli a Rohan Dennis, il campione di ciclismo, accusato di aver ucciso la moglie. A Melissa invece hanno dedicato tre parole. Ebbene anche Melissa Hoskins era una campionessa di ciclismo ed è stata protagonista di questa brutta storia. E in ogni caso, anche se non fosse stata Melissa con i suoi risultati sportivi, penso che le parole vadano pesate bene. Capisco che il marito sia più conosciuto, ma sarebbe servito più rispetto anche per Melissa. L’ho detto a chi mi ha cercato per parlarne: se volete scrivere qualcosa, tenete conto anche di questo aspetto. Sarebbe assurdo fare il contrario».

Aromitalia-Basso Bikes, le scommesse e le certezze

25.01.2022
5 min
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Programmazione e spirito di adattamento. Queste sono le armi dell’Aromitalia-Basso Bikes-Vaiano per combattere i cambiamenti portati negli ultimi due anni dal WorldTour femminile.

La formazione continental di patron Stefano Giugni – giunta alla tredicesima stagione di attività – quest’anno disporrà di un organico di 11 atlete, capeggiate dalla lituana e pistoiese d’adozione Rasa Leleivyte (abita a Montecatini Terme dal 2008) e guidate in ammiraglia da Paolo Baldi e Matteo Ferrari. Abbiamo sentito quest’ultimo (varesino trapiantato in Toscana con già una laurea in Lettere ed una seconda in Scienze Motorie da conseguire il prossimo luglio con tesi sui protocolli Covid nel ciclismo professionistico) proseguendo così il nostro giro di opinioni sullo stato del ciclismo femminile italiano.

Francesca Baroni, attualmente impegnata nel cross, tornerà presto su strada proprio con l’Aromitalia
Francesca Baroni, attualmente impegnata nel cross, tornerà presto su strada proprio con l’Aromitalia
Matteo, come è andato il 2021?

Siamo riusciti a fare le gare che volevamo fare. Oltre a quelle italiane, abbiamo disputato quattro belle corse al Nord (Giro delle Fiandre, Dwars door Vlaanderen, Scheldeprijs e Freccia del Brabante, ndr), poi altre in Spagna, Francia e Svizzera. Abbiamo fatto un buon calendario e al momento non stiamo risentendo della riforma WorldTour.

Però quest’anno ci saranno più formazioni WT e sarà più difficile partecipare. Un programma lo avete già fatto?

Sì, abbiamo dovuto crearci un calendario alternativo che ci permetta di correre prendendo già contatto con organizzatori diversi. Naturalmente speriamo di ricevere anche gli inviti per le gare WT estere. Quelle italiane invece siamo praticamente già sicuri di correrle. Il nostro esordio sarà alla Strade Bianche e da lì fino ai campionati italiani praticamente correremo sempre ogni settimana. Poi c’è il programma delle gare in Italia che si sta allargando ed è un bene.

Così facendo c’è il rischio di partecipare a gare di livello più basso?

Direi di no. Non lo vedo come un adattamento verso il basso quanto più come un adeguamento alla situazione. Non è facile impostare ora una stagione, ma credo che abbiamo fatto delle scelte giuste. Partecipando a certe gare ci siamo garantiti un paracadute. Poi bisogna considerare anche come si sta evolvendo il marketing e benvengano gare in posti diversi come la Serbia ad esempio. Noi per la seconda parte di stagione abbiamo dovuto inserire corse in Polonia ed Estonia che probabilmente in passato non avremmo fatto, però siamo certi che molte altre squadre faranno il nostro stesso ragionamento. E il livello sarà buono anche in queste corse minori.

Risolti i problemi muscolari, torna in mischia anche Sofia Collinelli (foto Instagram)
Risolti i problemi muscolari, torna in mischia anche Sofia Collinelli (foto Instagram)
Invece come giudichi il cambiamento del WorldTour femminile?

Noi siamo una formazione che è in una sorta di limbo tra le continental e quelle della massima categoria. Detto questo, non so quanta sostenibilità finanziaria abbia il progetto del WT. Non so quanto possa durare, anche per le stesse formazioni che ne fanno parte ora. Alcune non hanno problemi, altre potrebbero averceli già a stagione in corso.

Quindi per voi il discorso economico non è cambiato tanto?

Non possiamo lamentarci in questo senso. Tutte le aziende che ci hanno sostenuto in passato hanno continuato a farlo allo stesso modo. Il nostro budget è rimasto praticamente invariato. Non possiamo che ringraziare tutti gli sponsor che sono con noi. Certo, avere a disposizione somme maggiori aiuterebbe a correre di più all’estero, ma come ho detto prima bisogna sapersi adattare e lavorare col materiale che si ha.

A proposito di questo, dal punto di vista umano che squadra avrete?

La nostra indole ultimamente è quella delle scommesse abbinate a certezze. Abbiamo un gruppo piuttosto nuovo, con tante giovani toscane e alcune ragazze esperte. La nostra formazione ruoterà attorno a Rasa (Leleivyte, classe ’88, in apertura alla Strade Bianche 2021, ndr) che garantisce sempre risultati, come il bel terzo posto nella prova in linea agli scorsi europei di Trento. 

Leleivyte arriva al nuovo anno forte del bronzo su strada agli europei di Trento e del 2° posto al Toscana
Leleivyte arriva al nuovo anno forte del bronzo su strada agli europei di Trento
Chi sono le scommesse di cui parlavi?

Direi tre. Inga Cesuliene (altra lituana della squadra, ndr) è rientrata con noi l’anno scorso dopo sette anni di inattività nei quali ha avuto due bambini. Ha fatto bene e quest’anno può fare un ulteriore step. Valentina Scandolara aveva smesso a metà 2019 ed era diventata diesse della Cogeas. L’abbiamo incontrata spesso alle corse, ci aveva detto che avrebbe voluto ricominciare e così le abbiamo proposto il contratto. Ha già corso su pista questo inverno facendo risultati. Conosciamo il suo valore e le vittorie che ha ottenuto in passato, sarà molto utile a noi. La scommessa vera e propria però sarà Carlotta Fondriest.

Si è parlato molto del suo ingaggio in effetti…

Ha venticinque anni e ha iniziato a correre in bici da pochissimo. Paolo (Baldi, ndr) ha visto alcuni suoi test ed è rimasto colpito. Deve crescere e fare tanta esperienza, come saper stare in gruppo in gara. Fisicamente deve definirsi ancora un po’ ma crediamo in lei. Non c’entra nulla il discorso del nome che porta (è figlia di Maurizio, ex campione del mondo ’88, ndr), non ha avuto alcuna raccomandazione. Pensiamo solo che si sia meritata di fare questo salto. D’altronde ci sono tanti esempi di atlete che hanno iniziato tardi e che poi hanno continuato a correre.

Scandolara correrà anche nel 2022, con l’occhio del direttore sportivo (foto Aromitalia Vaiano)
Scandolara correrà anche nel 2022, con l’occhio del direttore sportivo (foto Aromitalia Vaiano)
Da Baroni (che ha un contratto di due anni, ndr) e Collinelli invece cosa vi aspettate?

Francesca sta finendo la stagione del ciclocross e pensiamo che su strada possa togliersi delle soddisfazioni. Correrà al Nord, nelle gare adatte alle sue caratteristiche e ci attendiamo buone cose. Sofia Collinelli ha passato due stagioni difficili per problemi muscolari. L’abbiamo aspettata come giusto che fosse. Abbiamo studiato un rientro tranquillo per lei. Il 2022 sarà la prima vera annata. Contiamo su di lei, potrebbe essere la nostra arma in più.

Matteo chiudiamo col gruppo delle altre toscane.

Sono cinque ed interessanti. Balducci, Del Sarto, Scarselli, Sernissi e Marchesini. Queste ultime due hanno fatto davvero un bell’inverno, trovando il proprio equilibrio. Da loro mi aspetto tanto impegno e sono certo che verremo ricambiati.

Scandolara: «Per imparare a mangiare sono finita in Australia»

17.10.2021
5 min
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«In Australia durante uno degli allenamenti prestagionali con il team Orica AIS – racconta Scandolara – alla mia prima esperienza in un team straniero, ci fermammo in un ristorantino dopo poco più di metà allenamento. Quel giorno avevamo in programma tra le cinque e le sei ore. Subito pensai fosse una trappola. Forse era un modo per capire se, cosa e quanto mangiassi, oppure mi avrebbero detto di allungare se avessi mangiato troppo. Scelsi di ordinare lo stesso delle compagne più esperte e aspettai di vedere come si comportassero.  Ad un tratto si avvicinò il tecnico che, invitandomi a mangiare, mi disse: “Forte è meglio di magro, so come ragionano in Italia».

Ecco cosa ci racconta Valentina Scandolara, veronese classe 1990, del suo battesimo australiano in casa Orica. Dopo l’oro al campionato europeo da junior nel 2007, Valentina ha ottenuto ottimi risultati già nei primi anni di professionismo, che le hanno permesso di correre nel 2014 e nel 2015 per uno dei team più professionali del ciclismo femminile di quegli anni, l’Orica AIS

Quest’anno ha corso con la Aromitalia-Basso-Vaiano: cartolina ricordo dai tricolori in Puglia (foto Instagram)
Quest’anno ha corso con la Aromitalia-Basso-Vaiano: cartolina ricordo dai tricolori in Puglia (foto Instagram)

Lo sconvolgimento

Quello stesso anno, in primavera, la squadra aveva programmato per Valentina una visita dal nutrizionista con l’idea di perfezionare la dieta ed ottimizzare la performance. 

«Mi ricordo che il nutrizionista col taccuino prendeva appunti sulle mie abitudini alimentari – ricorda – poi mi chiese cosa mangiassi durante l’allenamento. La mia risposta lo sconvolse tanto che chiuse il taccuino prima di poter trovare le parole per cominciare a spiegarmi i principi fondamentali della nutrizione».

Valentina è cresciuta, come la maggior parte d’altronde, seguendo l’esempio delle “grandi” ed era solita mangiare al massimo una banana o una barretta negli allenamenti più lunghi. 

«Ho imparato a mangiare in gara grazie all’Orica. La fiducia e il supporto di un team di professionisti, capace di rispondere a tutti i miei quesiti – ricorda – ha reso più facile il cambiamento e ben presto gli sforzi sono stati ripagati dai risultati. Inizialmente non pensavo fosse possibile mangiare tanto durante una gara, poi mi resi conto che il mio fisico aveva più energia anche nel finale. Stavo benissimo!».

Nel 2012 ha corso i mondiali di cross: Scandolara ha sempre fatto attività polivalenti
Nel 2012 ha corso i mondiali di cross: Scandolara ha sempre fatto attività polivalenti

Le pressioni sul peso

«Io sono sempre stata testarda – sorride – e per questo motivo non ho mai subito in modo particolare le pressioni che mi venivano fatte sulla perdita del peso. Ma so di essere stata fortunata sotto questo punto di vista. Ogni qualvolta che, specialmente nelle categorie giovanili, ero un po’ più sensibile all’opinione e ai commenti degli altri sul mio peso, trovavo subito la forza per reagire ed oppormi a diete drastiche ingiustificate. Ricordando due preziose verità che mi ripeteva di continuo mio padre: l’uomo è meglio di una macchina, perché invece che consumarsi, più lo alleni più va forte. Inoltre l’uomo, come la macchina, ha bisogno della benzina e quindi del cibo per stare in piedi».

Quale pensi sia l’errore commesso più spesso nelle diete dai ciclisti?

Mangiare meno di quanto si dovrebbe, demonizzando i carboidrati ed ignorando l’importanza della qualità delle calorie assunte e dell’origine degli alimenti. In Orica non riuscivo a capire come fosse possibile che mangiando di più, dimagrivo. Sembrava contro ogni logica.

Ai mondiali di Firenze 2013 con la Alé, il quinto posto nella cronosquadre
Ai mondiali di Firenze 2013 con la Alé, il quinto posto nella cronosquadre

Poco e spesso

Effettivamente quello che può sembrare un controsenso, si può ben spiegare a livello metabolico. In caso di una dieta ipocalorica, in cui non si mangia abbastanza, il fisico va in allarme e si innesca un principio di sopravvivenza. Il corpo cerca di limitare il dispendio energetico e di immagazzinare più energia possibile appena si mangia qualcosa. Al contrario piccoli spuntini, specialmente durante l’esercizio fisico prolungato, favoriscono sia la prestazione che il dimagrimento.

Per bruciare i grassi infatti il fisico ha bisogno di una piccola dose di carboidrati e poi dopo un allenamento in cui abbiamo mangiato adeguatamente, saremo meno affamati ed eviteremo un’abbuffata eccessiva. Durante un allenamento superiore all’ora bisognerebbe assumere 30 grammi di carboidrati a medio-alto indice glicemico. Invece per sforzi prolungati oltre le 3 ore si può arrivare addirittura a 90 g/h. Ovviamente questa è un’indicazione generica a cui deve seguire un’attenta valutazione da parte di un professionista della nutrizione che terrà conto anche dello stato di salute generale dell’atleta.

Scandolara correrà anche nel 2022, ma è anche direttore sportivo (foto Instagram)
Scandolara correrà anche nel 2022, ma è anche direttore sportivo (foto Instagram)

Il consiglio

Oggi Valentina oltre ad essere atleta è anche direttore sportivo, così le abbiamo chiesto un consiglio per una giovane ciclista. 

«Bisogna imparare a chiedere il perché delle cose. Solo i veri professionisti – dice – siano preparatori, nutrizionisti o psicologi dello sport, riusciranno a dare delle risposte plausibili nel loro campo specifico. Inoltre così facendo, si impara ad essere almeno parzialmente autonomi. Bisogna stare particolarmente attenti a non affidarsi ai sempre più frequenti “finti professionisti”, che sottovalutano le conseguenze del loro operare approssimativo e promettono risultati straordinari. Ho sentito addirittura dire che l’interruzione del ciclo mestruale è una fortuna, ma in realtà è un grave campanello di allarme. Bisogna affidarsi a professionisti qualificati ed abilitati, capaci di personalizzare la dieta a seconda delle proprie necessità fisiche».