Omloop Nieuwsblad 2026, Matteo Trentin

Harelbeke chiama, Trentin risponde: inizia la campagna del Nord

26.03.2026
5 min
Salva

Da ieri sera, per la quindicesima volta da quando è pro’, Matteo Trentin è in Belgio. Lo abbiamo intercettato all’aeroporto, in partenza dai venti gradi di Monaco verso le nuvole e gli 11 gradi di temperatura massima annunciati per domani ad Harelbeke, da cui alle 12,45 prenderà il via il GP E3-Saxo Bank.

Dice che ormai andare su non provoca l’emozione della prima volta, ma che si tratta comunque di corse molto belle. E aggiunge ridendo che preferirebbe il bel tempo, che essendo ormai vecchio lascia volentieri ai giovani le fotografie epiche con il fango sulla faccia. Però Trentin è pronto. Il terzo posto alla Kuurne-Brussel-Kuurne e il nono della Sanremo dicono che la condizione è giusta.

«Sicuramente non parto scontento – dice Trentin facendosi serio – ma ugualmente ho i piedi ben saldi per terra. In questo momento ci sono dei corridori che, puoi girare la frittata come vuoi, non riescono a perdere né a restare indietro nemmeno se cadono. Quindi bisogna essere obiettivi nel riconoscere che per riuscire a stare con loro bisogna avere una giornata speciale. Non è impossibile, non parti mai con l’idea di essere tagliato fuori, ma bisogna sapere anche quando è il momento di alzare i piedi dal gas, perché abbiamo visto tanti saltare per aria come fuochi d’artificio cercando di corrergli dietro».

Kuurne-Brussels-Kuurne 2026, Luca Mozzato, Matthew Brennan, Matteo Trentin
Il podio di Kuurne, con Mozzato e Trentin alle spalle di Brennan: la Tudor Pro Cycling è in condizione
Kuurne-Brussels-Kuurne 2026, Luca Mozzato, Matthew Brennan, Matteo Trentin
Il podio di Kuurne, con Mozzato e Trentin alle spalle di Brennan: la Tudor Pro Cycling è in condizione
Per fortuna non ci sono sempre, anche se Van der Poel farà sia Harelbeke che la Gand…

Alla fine per vincere, le gare bisogna anche farle, altrimenti partirebbero soltanto loro. Come c’era Sagan che vinceva sempre la maglia verde del Tour. Chiaro che ci abbiamo provato a contrastarlo, ma ne ha vinte ugualmente sette e anche lui ha fatto la storia, come la stanno facendo Van Der Poel e Pogacar. Oggi ci sono ex corridori che raccontano di aver corso contro Merckx, noi diremo che ai nostri tempi c’erano Pogacar e Van der Poel. Quindi erano pure in due! E se Van Aert non si fosse infortunato così spesso, avremmo dovuto dire che erano in tre….

Dopo 15 anni, esiste la corsa preferita di Trentin fra quelle in arrivo?

Hanno tutte la loro storia. Harelbeke è un piccolo Fiandre e magari è quella un pochino più aperta. Anche la Gand si può provare, ma dipende se c’è il vento oppure no. Poi quest’anno sarà nuova, il finale è lo stesso, la partenza no. Lassù il meteo fa come sempre la differenza, però la Gand sarà una scoperta per tutti, perché si devono fare strade che non si sono fatte prima. Tante volte il copione della corsa segue l’esperienza di quello che era negli anni prima e domenica non ci saranno grandi riferimenti.

Trentin capitano e poi? Come è strutturata la Tudor per le prossime corse?

Abbiamo una bella squadra, purtroppo però siamo stati abbastanza martoriati con la perdita di Kung alla prima corsa. Per queste corse ci sarò io, ci sarà Pluimers e c’è il “Moz” (Luca Mozzato, ndr) che è arrivato secondo a Kuurne e ha appena fatto quinto alla Ronde Van Brugge…

Milano Sanremo 2026, Matteo Trentin, Alberto Bettiol
Bettiol, qui con Trentin al via della Sanremo, ha vinto il Fiandre: il Nord resta uno dei suoi obiettivi principali
Milano Sanremo 2026, Matteo Trentin, Alberto Bettiol
Bettiol, qui con Trentin al via della Sanremo, ha vinto il Fiandre: il Nord resta uno dei suoi obiettivi principali
Rileggendo la tua carriera, lasciasti la Quick Step dopo i primi buoni risultati: parlando di quelle corse al Nord è una scelta che rifaresti? Restare con loro sarebbe stato un vantaggio in termini del tuo sviluppo?

Sì, ma anche no. Anche la Quick Step negli anni si è trasformata, se vogliamo metterla così. Hanno seguito tutto lo sviluppo di Evenepoel e adesso che lui se ne è andato, stanno provando a tornare alle vecchie abitudini. L’altro giorno parlavo con Stuyven e ci dicevamo che questo è il primo anno che tornano a essere una squadra da classiche e non più per le classifiche generali.

Dopo Boonen, Gilbert e Alaphilippe si è chiusa un’epoca…

C’è un’evoluzione continua e penso che il mio percorso non sia stato poi male. Con la Mitchelton, tolti un po’ di infortuni del primo anno, sono arrivato nei primi dieci alla Gand, ad Harelbeke e anche all’Amstel. Alla UAE ho fatto podi anche alla Gand e al Brabante, poi ho lavorato per Pogacar e ovviamente ci si ricorda solo di chi vince…

Parlando di italiani, se ti guardi intorno, chi vedi per il Nord?

Difficile, difficile da dire. Perché Bettiol ha vinto il Fiandre, però poi, salvo qualche sortita, è sempre stato nella zona grigia delle classifiche. Il Ballero ha vinto l’Omloop, lui sì che finché è stato in Quick Step era molto più competitivo. Poi c’è Ganna, che ha la possibilità di fare bene, però anche per lui gli anni passano, quindi bisognerà che si decida a farle in maniera continuativa, perché è quello che fa la differenza. A meno che non sei Tadej, che arriva e vince anche se non conosce le strade, devi accumulare una certa quantità di esperienza, nel sapere come muoverti all’interno di percorsi che sono anche molto tecnici.

Van der Poel, Filippo Ganna, Mads Pedersen
Harelbeke, un anno fa: Van der Poel vincerà la corsa, Pedersen secondo, Ganna terzo. Secondo Trentin il suo limite può essere l’esperienza
Van der Poel, Filippo Ganna, Mads Pedersen
Harelbeke, un anno fa: Van der Poel vincerà la corsa, Pedersen secondo, Ganna terzo. Secondo Trentin il suo limite può essere l’esperienza
Forse Ganna è quello che avrebbe le migliori chance?

L’anno scorso abbiamo visto il podio a Sanremo e ad Harelbeke. Comunque, nonostante tutta la fatica che ha fatto al Fiandre del 2025, alla fine ha pure vinto la volata del gruppo. I numeri li ha sicuramente, è ovvio che deve capire se queste corse gli piacciono, perché comunque sono tanto di testa. Se ci vai senza motivazioni, diventano molto più dure.

L’abitudine è di correre e tornare a casa dopo ogni weekend, non serve più restare ad allenarsi su quelle strade?

Sicuramente il miglioramento dei materiali incide tanto, perché le bici sono più stabili anche sul pavé. Poi probabilmente a un neopro’ che va su per la prima volta, consiglierei ancora di restare qualche giorno in più. Per quanto mi riguarda, dopo 15 anni ritengo di aver fatto la mia gavetta, certe strade le conosco meglio della gente che ci abita. Devo dire che dopo il Trentino e la zona di Monaco, probabilmente il posto che conosco meglio è tutta la zona fra Kortrijk, Gand, Oudenaarde, Ronse. Ma dato che il giorno dopo il Fiandre è Pasquetta, l’idea di stare con la famiglia e mangiare un uovo di cioccolato con i bambini è pure un bel richiamo…

Al Nord Mozzato è di casa. Primo squillo da Kuurne…

Al Nord Mozzato è di casa. Primo squillo da Kuurne…

02.03.2026
5 min
Salva

Non si può certo dire che la campagna del Nord non sia iniziata bene per Luca Mozzato. Dopo aver preso le misure all’Omloop Nieuwsblad, il neoarrivato della Tudor porta a casa una piazza d’onore nella Kuurne-Bruxelles-Kuurne che promette bene in vista del prosieguo della stagione e delle altre classiche belghe, che per lui sono ormai casa.

Si era già visto dall’inizio stagione che le cose stavano marciando bene per il corridore di Arzignano, partito verso il Belgio con tante speranze: «In Portogallo, alla Volta ao Algarve, il risultato è stato il minimo indispensabile per essere contenti. Un piazzamento su tre volate non è il massimo, ma le sensazioni di Mozzato erano state positive. Soprattutto per il rapporto con la squadra, mi sto intendendo veramente bene, con i ragazzi con cui ho corso siamo partiti col piede giusto».

La volata vincente del britannico della Visma. Mozzato e Trentin hanno seguito traiettorie diverse
La volata vincente di Brennan a Kuurne. Mozzato e Trentin hanno seguito traiettorie diverse
La volata vincente del britannico della Visma. Mozzato e Trentin hanno seguito traiettorie diverse
La volata vincente di Brennan a Kuurne. Mozzato e Trentin hanno seguito traiettorie diverse
Si può dire che sia un work in progress adesso con la Tudor, soprattutto per quel che riguarda il Mozzato velocista, per la costruzione delle volate e del treno per effettuarle?

Sicuramente. Io penso di non essere un velocista come magari possono essere i Milan o Merlier intorno a cui si costruisce il treno intorno e rimane lo stesso tutto l’anno, qui si lavora sempre per qualcosa di nuovo e credo di essere abbastanza duttile. In Algarve i primi giorni abbiamo avuto qualche problemino e poi piano piano li abbiamo risolti e l’ultimo giorno siamo riusciti a fare una bella volata.

In Belgio com’è stato il primo approccio?

Non semplice. Sabato le cose non erano andate bene, sia come risultato sia come andamento generale con la brutta caduta di Kung costatagli la frattura del femore e l’addio alla prima parte di stagione. Domenica a Kuurne è stata dura, ma sono riuscito a rimanere sempre attaccato al gruppo fino alla volata finale, dove il secondo posto ha molto valore. Inoltre con Trentin abbiamo portato bei punti alla squadra, quindi il bilancio è positivo e ha riportato un piccolo sorriso al team che era piuttosto abbacchiato.

Il podio finale di Kuurne con Mozzato e Trentin, compagni di squadra intorno al sorprendente Brennan
Il podio finale di Kuurne con Mozzato e Trentin, compagni di squadra intorno al sorprendente Brennan
Il podio finale di Kuurne con Mozzato e Trentin, compagni di squadra intorno al sorprendente Brennan
Il podio finale di Kuurne con Mozzato (e Trentin) intorno al sorprendente Brennan
Quali differenze stai cominciando a notare fra l’Arkea, dov’eri prima, e la Tudor?

Pur essendo una squadra professional, qui l’organizzazione, la struttura di squadra sono veramente impressionanti. Si tratta dello stesso lavoro (Mozzato è davvero colpito, ndr) ma la professionalità e l’impegno che mettono dietro ogni minimo aspetto è veramente incredibile. Non c’è differenza con le WorldTour, anzi per certi versi è superiore anche ad alcune della categoria maggiore.

Che obiettivi avete quando vi presentate a corse come la Volta ao Algarve? Avverti quell’inferiority complex che c’è sempre nei confronti delle principali squadre del WorldTour?

E’ una cosa che non percepisco, i direttori o anche il manager della squadra, quando ci parlano ci dicono sempre che dobbiamo partire con un obiettivo ben chiaro in mente, consapevoli del nostro potenziale, delle nostre armi. Per le corse che abbiamo fatto finora, l’obiettivo era sempre di fare il massimo, e il massimo vuol dire provare a vincere…

In Portogallo il lavoro era stato proficuo, culminando con un 6° posto nella tappa finale
In Portogallo il lavoro di Mozzato era stato proficuo, culminando con un 6° posto nella tappa finale
In Portogallo il lavoro era stato proficuo, culminando con un 6° posto nella tappa finale
In Portogallo il lavoro di Mozzato era stato proficuo, culminando con un 6° posto nella tappa finale
Tu chiaramente hai una predisposizione particolare per le classiche belghe, visti i tuoi risultati in passato e già la prova di Kuurne dimostra che sei una delle punte…

Per il Nord siamo una squadra veramente attrezzata anche se ora ci viene a mancare un pezzo da novanta come Kung. Ma con Trentin e Haller, abbiamo un team di elementi veramente competitivi e anche di grandissima esperienza e poi abbiamo anche dei ragazzini che probabilmente faranno bene e quindi penso che la mentalità e l’occhio della squadra sia quello di arrivar là per essere protagonisti.

In ritiro avete costruito il gruppo anche dal punto di vista relazionale?

Sì, è servito molto per quello. Quasi tre settimane sul Teide sono state utili anche dal lato umano. Si passa tanto tempo coi ragazzi, ci si allena e si provano le tattiche, ma perché tutto riesca serve avere delle buone sensazioni coi compagni e legare fra di noi, l’ambiente in squadra di sicuro se ne giova.

Tra le classiche del Nord ti sei posto un obiettivo specifico su una corsa? Verrebbe facile dire il Giro delle Fiandre visto il secondo posto del 2024…

Al Nord, le grandi classiche sono tutte belle, ma quella che probabilmente è più adatta, cerchiata di rosso è la Gand-Wevelgem. Sono tanti anni che dico che quella è la classica che si adatta di più alle mie caratteristiche e per assurdo è la corsa dove sono arrivato sempre più lontano dalla vittoria o da un grande piazzamento. Mi aspetto di fare bene, perché magari se guardiamo un Fiandre o una Roubaix, sono corse talmente complicate e dove il livello è talmente alto che si fa fatica a riporre tutte le fiches solo su quei due giorni. Diciamo che ogni corsa ha il suo fascino e proviamo a viverle giorno per giorno.

E’ anche vero che Cancellara, il manager, ha un legame particolare con quelle corse. Sicuro che per il Giro delle Fiandre non ti ha chiesto niente?

Al momento no, ma una volta che arriveremo al Nord, magari faremo due parole al riguardo…

Tudor Pro Cycling Team

Nduranz: un nuovo partner nutrizionale per il Tudor Pro Cycling Team  

26.02.2026
3 min
Salva

Nel ciclismo professionistico di oggi, la differenza tra vincere e restare nel gruppo si misura in dettagli. Alimentazione sportiva, integrazione e strategie di recupero sono diventate leve  decisive quanto l’aerodinamica o l’allenamento. In questo scenario si inserisce la nuova partnership tra il Tudor Pro Cycling Team e Nduranz, che diventa da quest’anno e per le  prossime tre stagioni official nutrition partner della squadra.  

L’accordo prevede la fornitura completa di prodotti per integrazione e recupero durante allenamenti e gare. Non solo per il team professional, ma anche per le formazioni Tudor Development e Tudor Gravel. Un progetto trasversale. Una visione condivisa. Un lavoro  strutturato che va oltre la semplice sponsorizzazione tecnica.  

Il Tudor Pro Cycling Team è una delle realtà più interessanti del panorama internazionale. Una  squadra costruita su metodo e precisione. Qui contano i sistemi. Contano i numeri. Conta la  continuità.  

La filosofia del team è chiara: migliorare le prestazioni attraverso l’analisi dei dati, la pianificazione scientifica dei carichi e l’ottimizzazione di ogni singolo dettaglio. Un approccio che si integra perfettamente con quello di Nduranz, brand sloveno che sviluppa prodotti per la nutrizione sportiva guidati dalla ricerca scientifica e testati in condizioni reali di gara. La collaborazione non si limiterà alla presenza del logo sulle borracce, sarà un percorso condiviso. Un laboratorio a cielo aperto nel cuore del ciclismo professionistico.  

Nduranz, Tudor Pro Cycling Team
Nduranz sarà partner tecnico del Tudor Pro Cycling Team
Nduranz, Tudor Pro Cycling Team
Nduranz sarà partner tecnico del Tudor Pro Cycling Team

Dall’energia al recupero 

Nel ciclismo ad alto livello, la gestione dell’energia è centrale. Le tappe lunghe, i calendari intensi e gli sforzi ripetuti ad alta intensità impongono strategie nutrizionali sempre più precise. Grazie a questa partnership, Nduranz lavorerà a stretto contatto con il team per raccogliere  informazioni concrete su: strategie di “fueling” nel gruppo dei professionisti, gestione dell’energia in gare a tappe e competizioni di un giorno, ottimizzazione del recupero tra uno sforzo e l’altro e utilizzo pratico dei prodotti in contesti di alto stress metabolico.

L’obiettivo non sarà solo formulare prodotti efficaci, ma perfezionarne l’utilizzo. Capire quando, come e in che quantità assumerli. Tradurre l’esperienza del professionismo in indicazioni utili anche per atleti evoluti e ciclisti ad alto volume di allenamento.  

Yannis Voisard, AlUla Tour 2026. tappa 3, Tudor Pro Cycling
Intanto per il team svizzero è arrivata la prima vittoria stagionale, firmata Voisard all’AlUla Tour
Yannis Voisard, AlUla Tour 2026. tappa 3, Tudor Pro Cycling
Intanto per il team svizzero è arrivata la prima vittoria stagionale, firmata Voisard all’AlUla Tour

Precisione svizzera e nutrizione scientifica  

Tudor rappresenta una visione tipicamente svizzera della performance. Struttura prima  dell’improvvisazione. Metodo prima della spettacolarizzazione. Costanza prima del clamore mediatico.  

Nduranz adotta lo stesso paradigma. Ogni prodotto nasce da una base scientifica solida. Ogni  integrazione è pensata per rispondere a esigenze specifiche. Ogni formula è progettata per  funzionare sotto il vero stress della competizione. Allenamenti impegnativi. Blocchi ad alta  intensità. Calendari fitti di gare. E’ in questi contesti che verranno testate e affinate le soluzioni nutrizionali. Con feedback continui. Con adattamenti progressivi. Con un dialogo costante tra  staff tecnico e nutrizionisti.  

«Come squadra – ha dichiarato Simon Wallis, performance nutritionist del Tudor Pro Cycling Team – volevamo collaborare con un brand con cui potessimo allinearci davvero. Un marchio  che condividesse la nostra filosofia orientata alla performance e allo sviluppo continuo. Nduranz si è distinto come il partner che meglio rispecchia questa visione».  

Nei prossimi tre anni, i team Pro, Development e Gravel di Tudor utilizzeranno i prodotti Nduranz durante tutte le fasi della stagione. Allenamento. Gara. Recupero. Le conoscenze  acquisite nel contesto professionistico diventeranno un patrimonio condiviso. Le strategie sviluppate nel gruppo dei pro potranno offrire indicazioni preziose anche a chi  affronta Gran Fondo, gare gravel o programmi di allenamento intensivi. Perché nel ciclismo moderno la nutrizione non è più un dettaglio accessorio. È parte integrante del sistema atleta. E’ un elemento strutturale della performance.  

La partnership tra Nduranz e Tudor Pro Cycling Team va letta proprio in questa chiave: costruire un ecosistema completo, in cui preparazione, dati e alimentazione lavorano insieme  per spingere il limite un po’ più in là. Ogni giorno. Ogni gara. Ogni stagione…   

Nduraz

Il 2026 di Hirschi, questa volta si gioca tutto

Il 2026 di Hirschi, questa volta si gioca tutto

10.02.2026
5 min
Salva

La stagione di Marc Hirschi è già iniziata con le prime tre corse in Spagna, senza grandi squilli a differenza di quanto avvenne lo scorso anno con vittoria alla prima uscita.  Lo svizzero della Tudor però non si preoccupa e guarda giustamente più avanti in una stagione per lui importante. Nel suo caso c’è sempre una sorta di attesa particolare, sin da quando emerse nel 2020 come grande interprete delle classiche delle Ardenne e ancor di più dopo il 2024, nel quale raccolse un numero impressionante di successi.

Hirschi nel 2025 ha colto una vittoria e 3 podi. Quest'anno ha corso finora 3 volte
Hirschi nel 2025 ha colto una vittoria e 3 podi. Quest’anno ha corso finora 3 volte
Hirschi nel 2025 ha colto una vittoria e 3 podi. Quest'anno ha corso finora 3 volte
Hirschi nel 2025 ha colto una vittoria e 3 podi. Quest’anno ha corso finora 3 volte

Riscattarsi dopo le delusioni

Visto come sono andate le cose lo scorso anno (75 giorni di gara con quella sola vittoria di gennaio) in tanti pensano che quella pioggia di successi, ben 9 compresa la Clasica di San Sebastian, sia legata soprattutto alla militanza nella UAE. Cambiata maglia, cambiati i valori. Lo svizzero è pronto a smentire i denigratori e vuole farlo con i fatti prima ancora che con le parole…

Parlando della sua prima stagione con la Tudor, Hirschi lo considera un necessario anno di apprendistato da entrambe le parti: «Ci siamo avvicinati, abbiamo preso le misure. Avevo iniziato con una vittoria seguendo la scia dell’anno precedente ed era stato bello, ma sinceramente speravo che poi le cose andassero in maniera diversa, non posso essere soddisfatto, ma questo mi dà maggiore carica per quella nuova».

Nell'incontro con la stampa prima d'inizio stagione lo svizzero non ha nascosto le difficoltà vissute nel 2025
Nell’incontro con la stampa prima d’inizio stagione lo svizzero non ha nascosto le difficoltà vissute nel 2025
Nell'incontro con la stampa prima d'inizio stagione lo svizzero non ha nascosto le difficoltà vissute nel 2025
Nell’incontro con la stampa prima d’inizio stagione lo svizzero non ha nascosto le difficoltà vissute nel 2025

Un anno di assestamento

Lo svizzero però non guarda solo ai risultati: «Per questo dico che è stato un anno di assestamento. Con la squadra mi trovo molto bene, ho trovato subito grande feeling, ci sono stati molti momenti positivi come l’intera esperienza al Tour de France. Ma la mia attività è fatta di numeri, di risultati, di vittorie e spero che queste arrivino in misura maggiore nel 2026».

Nel parlare con lui, il richiamo al 2024 è incessante e d’altronde in quella stagione sembrava davvero il contraltare di Pogacar, pronto a sostituirlo sul gradino più alto del podio dove il vincitutto non poteva esserci. La sua preparazione, considerando da una parte l’ultimo anno alla UAE e dall’altro l’annata passata, è cambiata per farlo trovare pronto? «In qualcosa, nel senso che farò un ritiro in quota nel corso della primavera. Prima dell’inizio della stagione diciamo che ho leggermente abbassato il numero di chilometri per essere più fresco.

La vittoria dell'elvetico alla Clasica Comunitat Valenciana, prima e unica lo scorso anno
La vittoria di Hirschi alla Clasica Comunitat Valenciana, prima e unica lo scorso anno
La vittoria dell'elvetico alla Clasica Comunitat Valenciana, prima e unica lo scorso anno
La vittoria di Hirschi alla Clasica Comunitat Valenciana, prima e unica lo scorso anno

Meno gare e l’altura prima del Giro

«Nel complesso non ci sono grandi cose che cambieranno, viceversa cambia un po’ il calendario. L’obiettivo è fare un pochino meno gare per avere più tempo per allenarmi, per curare maggiormente l’esplosività che ritengo sia l’elemento distintivo, quel che forse mi è mancato la stagione passata. Insomma, “less is more” come si suol dire…».

Questo significa aver messo mano al suo programma di gare: «Il prossimo weekend sarò in Portogallo, alla Figueira Champion Classic sperando di cominciare a vedere qualche segno che si traduca in risultati. Il primo obiettivo saranno le classiche delle Ardenne come sempre, poi prenderò un periodo di pausa per andare in altura e preparare il Giro d’Italia dove vorrei tornare a vincere in un grande giro».

Hirschi quest'anno farà il suo esordio al Giro d'Italia, lasciando il Tour ad Alaphilippe
Hirschi quest’anno farà il suo esordio al Giro d’Italia, lasciando il Tour ad Alaphilippe
Hirschi quest'anno farà il suo esordio al Giro d'Italia, lasciando il Tour ad Alaphilippe
Hirschi quest’anno farà il suo esordio al Giro d’Italia, lasciando il Tour ad Alaphilippe

Dopo il Giro, obiettivo iridato a Montreal

L’elvetico ha tra i suoi obiettivi di questa stagione riprendere quel feeling con le tappe, visto che l’ultimo suo successo risale al Tour 2020. Per questo, sapendo dell’invito alla Tudor per il Giro, ha scelto di esordire alla corsa rosa: «Ho visto il percorso e mi pare molto bello, con molte occasioni per poter cercare spazio. Nella seconda parte della stagione invece voglio preparare bene i mondiali in Canada. Lì ci sono già stato, conosco bene le strade Montreal, so che si adatta davvero alle mie caratteristiche e penso che sia una grande occasione».

Parlando del confronto fra i due ultimi team nella sua carriera, Hirschi si toglie anche un sassolino dalle scarpe: «E’ chiaro che tutti mi chiedono della UAE, del fatto che ci sono tanti corridori che vincono. Io sono convinto che anche alla Tudor ci siano tanti corridori vincenti. Io penso che ora stiamo crescendo rapidamente come squadra e abbiamo molte possibilità di vittoria, di trovare tanti spazi anche in questo ciclismo fatto di fuoriclasse. Con Alaphilippe, con cui ho costruito un ottimo rapporto, possiamo condividere la leadership e fare ottime cose. Mi piace essere leader e avere molta libertà, quindi è bello avere la fiducia della squadra, mi ha dato molta motivazione, non la vedo come una pressione».

Tour 2020, a Sarran lo svizzero del Team Sunweb dà scacco matto vincendo per distacco
Tour 2020, a Sarran Hirschi dà scacco matto vincendo per distacco
Tour 2020, a Sarran lo svizzero del Team Sunweb dà scacco matto vincendo per distacco
Tour 2020, a Sarran Hirschi dà scacco matto vincendo per distacco

L’importanza del mental coach

Un passaggio importante, quello dalla UAE alla Tudor che è stato affrontato anche attraverso il supporto molto maggiore di un mental coach: «Non posso negare che mi ha dato una grossa mano. Ci lavoro da diverso tempo, ho già dovuto affrontare molte delusioni nella mia carriera e in alcuni momenti non è stato facile, perché si cerca sempre di migliorare e poi non si ottiene il risultato che ci si aspettava, pensi che hai lavorato invano. Nel complesso sono riuscito a gestirlo abbastanza bene, l’inverno è stato utile per staccare soprattutto mentalmente, durante la stagione si ha poco tempo per andare avanti».

Michael Storer, Tudor, Sportful ritiro Calpe 2026

Sportful e Tudor: il passato con Cancellara e il focus sul futuro

17.01.2026
5 min
Salva

Sportful e Cancellara, un binomio che ha regalato tanto al ciclismo, ora è di nuovo realtà grazie all’accordo pluriennale che legherà l’azienda veneta al team Tudor Pro Cycling, guidato proprio dall’ex campione svizzero. Fabian Cancellara ha indossato i kit Sportful nei momenti più iconici della sua carriera, nelle gare sul pavé nel profondo Nord delle pietre, ma anche nelle sfide contro il tempo. Per un’azienda legare il proprio nome a quello dei campioni è un modo per crescere e affermarsi, tuttavia la ricerca è reciproca. Perché anche Sportful ha tanto da offrire alla Tudor Pro Cycling.

«Il rapporto – ci spiega Federico Mele, Head of Global Marketing di Sportful – sarà tra il brand e la squadra, più che con l’ex corridore. Sicuramente nel realizzare questo accordo con Tudor il nome di Cancellara ha giocato una parte, ma la volontà era comunque quella di entrare e lavorare con un team sempre più forte e consolidato».

Non si può però negare il passato tra Sportful e Cancellara…

Assolutamente no. Insieme abbiamo scritto pagine importanti del ciclismo. Ci sono delle maglie iconiche, come quella gialla al Tour de France, ma insieme abbiamo scritto anche la storia della Parigi-Roubaix, del Fiandre e nelle prove contro il tempo. Un body iridato firmato da Sportful è qualcosa di unico e importante. Ma come detto nel rapporto con la Tudor Pro Cycling non c’è solo il passato. 

Ma anche il futuro, cosa vi ha spinto a lavorare con loro?

I valori e l’approccio che hanno verso il ciclismo. E’ una squadra che ha molto a cuore il lato umano, allo stesso tempo l’attenzione alla performance e alla precisione è davvero… svizzera. Però è una squadra che ha davvero a cuore tutto ciò che sta dietro all’atleta.

I corridori della Tudor Pro Cycling hanno utilizzato per la prima volta il kit realizzato da Sportful durante il ritiro a Calpe
I corridori della Tudor Pro Cycling hanno utilizzato per la prima volta il kit realizzato da Sportful durante il ritiro a Calpe
I corridori della Tudor Pro Cycling hanno utilizzato per la prima volta il kit realizzato da Sportful durante il ritiro a Calpe
Che progetto sarà?

A lungo termine, hanno le idee chiare e un cammino in testa altrettanto limpido e cristallino. A settembre hanno posato la prima pietra del nuovo quartier generale che nascerà in Svizzera. Qualcosa di davvero innovativo. 

Quanto c’è di Cancellara in questa squadra?

Tanto. Più che in termini sportivi c’è un aspetto umano tipico di Cancellara. Ogni anno la squadra fa due tipologie di innesti, da una parte entrano dei giovani che vengono introdotti nel mondo professionistico. Dall’altro arrivano dei corridori esperti, gli anni scorsi è toccato a Trentin e Alaphilippe, mentre per il 2026 il profilo sarà quello di Kung. 

A livello tecnico?

C’è un grande orientamento allo sviluppo e una collaborazione stretta tra il nostro reparto di ricerca e sviluppo e quello del team. La Tudor è una formazione che ha al suo interno degli ingegneri con i quali lavoriamo a stretto contatto per trovare soluzioni tecniche innovative. 

Continuerete a vestire diversi campioni…

Un’immagine che mi viene in mente è quella di Cancellara con la maglia crociata di campione nazionale svizzero. Ad oggi il team ha solamente un campione nazionale, ma ci sono corridori del calibro di Alaphilippe che ha vinto due mondiali, Trentin che è stato campione europeo e il due volte campione europeo a cronometro Kung. Insomma, avremo un po’ di maniche con dei simboli importanti. 

Tudor, Sportful ritiro Calpe 2026
I reparti di ricerca e sviluppo continuano a lavorare a stretto contatto per migliorare e progredire insieme
Tudor, Sportful ritiro Calpe 2026
I reparti di ricerca e sviluppo continuano a lavorare a stretto contatto per migliorare e progredire insieme
Tornerete anche nelle gare che per anni sono state il vostro centro, quelle del pavé.

Quando si arriva in determinati palcoscenici con certi corridori e i loro palmares lo si fa con la voglia di lavorare e di ottenere certi risultati. Una cosa che mi ha colpito in maniera particolare della Tudor è la capacità di guardare al futuro passo dopo passo. E’ una formazione che in termini economici potrebbe essere già tra le migliori al mondo, ma hanno in testa un percorso di crescita netto e consapevole. Si stanno strutturando per entrare al meglio nel massimo livello del ciclismo: il WorldTour. E poi per noi di Sportful essere con loro è un onore e motivo di orgoglio. 

La squadra userà kit particolari?

No, per quanto riguarda le corse su strada verranno utilizzati quelli che trovate in commercio. Mentre per i body da crono stiamo lavorando a delle soluzioni esclusive e stiamo già facendo numerosi test per rinnovare e innovare la performance. 

Julian Alaphilippe, Tudor Pro Cycling 2026

Alaphilippe allo specchio, fra sogni e acciacchi

10.01.2026
4 min
Salva

Gli acciacchi. I capelli bianchi. La voglia di soffrire su una bicicletta. La famiglia a casa. Senti quello che viene chiesto e le risposte di Julian Alaphilippe e ti chiedi se sia giusto. Il tempo non è leale, ma se non altro è uguale per tutti. Quello che non è giusto è semmai scavare nelle risposte di un campione cercando i segni di un possibile cedimento.

E’ quello che è successo nei giorni scorsi in Spagna, quando il francese si è trovato davanti a domande sulla sua voglia di far ancora parte del gruppo e appena qualcuna sulle sue ambizioni al via del secondo anno con la Tudor Pro Cycling.

«Quest’anno vincerà molto di più – ha detto Cancellara, proprietario del team, a L’Equipe – ha concluso bene la sua stagione, dal Tour of Britain al Lombardia. Questo è Loulou. E quest’anno ha tirato su tutti, i corridori e lo staff».

Grand Prix Cycliste Quebec 2025, Julian Alaphilippe vince
La vittoria al Grand Prix Cycliste Quebec: un solo successo nel 2025, ma di gran peso
Grand Prix Cycliste Quebec 2025, Julian Alaphilippe vince
La vittoria al Grand Prix Cycliste Quebec: un solo successo nel 2025, ma di gran peso

Un solo successo

Lo hanno preso per dare un segnale e grazie a lui sono arrivati inviti importanti: il Tour de France su tutti. E alla fine è arrivata anche la vittoria di peso, sia pure una soltanto, al GP Cycliste de Quebec. Quel giorno forse la notizia è stata più la resa di Pogacar al rientro in gara dopo il Tour, mentre l’indomani andando verso la prova di Montreal, Alaphilippe è stato male. E mentre la squadra cresce forte, con l’inaugurazione di un quartier generale da vera corazzata e il cambio di alcuni sponsor tecnici, il piccolo francese è riuscito a fare il suo punto della strada, senza lasciarsi condizionare da una certa ironia.

«Il 2025 – ha detto – è stato una buona stagione di integrazione, per me è stato un grande cambiamento. Purtroppo mi sono ammalato spesso e in momenti cruciali della preparazione. Al Tour de France ho sofferto molto e non è stata la prova che mi aspettavo. Al di là dei piazzamenti (miglior risultato il terzo posto nella tappa di Carcassonne, ndr), non mi è piaciuto dal punto di vista puramente fisico. Ho faticato molto perché non ero al livello che volevo».

I 33 anni di Alaphilippe contro lo strapotere dei 27 di Pogacar: fra i due un solco pieno di storie diverse
I 33 anni di Alaphilippe contro lo strapotere dei 27 di Pogacar: fra i due un solco pieno di storie diverse

A patti con la salute

Sarà perché è sempre troppo magro? Le ultime stagioni di Alaphilippe sono state uno stillicidio di piccoli intoppi, successivi all’incidente nella Liegi del 2022 che lo ha costretto a una rincorsa quotidiana, mentre il resto del gruppo progrediva alla velocità della luce.

«Negli ultimi anni – ha spiegato – sono stato spesso malato. L’anno scorso non ho terminato i due ritiri, a dicembre e gennaio. Ora invece, toccando ferro, va tutto secondo i piani e mi sento bene. Quindi mi dico che almeno l’inverno è stato buono e ho costruito una solida base. Sono agli ultimi due anni del contratto, ma non penso a quello che succederà dopo. Se vuoi raggiungere questo livello, devi impegnarti al massimo, altrimenti è finita».

Prima nel 2020 a Imola e l’anno dopo a Leuven: i due mondiali di Alaphilippe. Il prossimo sarà davvero l’ultimo?
Prima nel 2020 a Imola e l’anno dopo a Leuven: i due mondiali di Alaphilippe. Il prossimo sarà davvero l’ultimo?

Obiettivi speciali

Intanto però Alaphilippe ha lasciato capire che i prossimi mondiali di Montreal potrebbero essere gli ultimi della carriera, dato che quelli di Sallanches del 2027 potrebbero essere troppo duri per lui. E se da un lato è inevitabile il pensiero alla fine del viaggio, dall’altro è palese che per un combattente come lui è difficile dover chinare il capo dopo il primo scatto. Quante volte lo abbiamo visto attaccare e poi staccarsi quando altri hanno rilanciato?

«In gara – ha detto – ho sicuramente la capacità di soffrire. In allenamento ci riesco ugualmente, però ammetto che a volte lo trovo più difficile. Devo farlo e lo faccio, però mi rendo conto che qualche anno fa riuscivo più facilmente ad andare oltre. Se mi sento ancora in grado di vincere gare importanti? Sì, certo. Se perdo quella sensazione, è finita: non posso correre solo per il gusto di correre. Ho bisogno di obiettivi speciali. La Freccia Vallone che ho vinto per tre volte, La Strade Bianche. E la Sanremo, che quando arrivi in finale, è elettrizzante. Sono i momenti in cui amo ancora quello che faccio e mi motivano ad allenarmi».

Tudor Pro Cycling Team, Sportful, Fabian Cancellara

Tudor Pro Cycling con Sportful: performance e innovazione

22.12.2025
3 min
Salva

Il Tudor Pro Cycling Team ha recentemente ufficializzato una nuova partnership strategica con Sportful, storico brand italiano produttore di abbigliamento tecnico per il ciclismo. A partire dal prossimo mese di gennaio, Sportful diventerà Official Partner del team svizzero, dando vita a una collaborazione orientata all’eccellenza, alla ricerca e allo sviluppo delle prestazioni ai massimi livelli del ciclismo professionistico.

L’accordo nasce da una visione condivisa. Performance, innovazione, comfort e design sono i pilastri su cui si fonda il progetto. Due realtà con una forte identità sportiva uniscono così competenze ed esperienza per spingere ancora più in alto gli standard dell’abbigliamento racing.

Per Fabian Cancellara, fondatore di Tudor Pro Cycling e leggenda del ciclismo svizzero e mondiale, il ritorno di Sportful ha anche un valore personale. Il brand italiano ha difatti accompagnato alcuni dei momenti più iconici della sua carriera, in particolare la stagione 2010. Ritrovare oggi quella stessa eccellenza tecnica all’interno di un progetto proiettato al futuro rappresenta una continuità naturale fatta di fiducia e conoscenza reciproca.

Ricerca & Sviluppo

Il cuore della partnership è il lavoro congiunto tra i reparti di ricerca e sviluppo. Designer, ingegneri e atleti collaborano fianco a fianco per creare capi da gara di nuova generazione. Ogni dettaglio viene studiato per rispondere alle esigenze reali della competizione di alto livello. Aerodinamica avanzata, termoregolazione ottimizzata e materiali innovativi sono al centro del processo di sviluppo. L’obiettivo è chiaro: offrire il massimo rendimento nelle condizioni più estreme.

Dal lato Sportful, l’entusiasmo è evidente. Alessio Cremonese, Executive Chairman del brand (MVC Group), definisce la partnership un progetto di lungo periodo, pensato per trasformare un potenziale illimitato in risultati concreti. L’innovazione continua rimane il motore principale, con l’ambizione di ispirare l’intero mondo del ciclismo, dai professionisti agli appassionati.

Il risultato sarà una collezione Sportful su misura, co-progettata con Tudor Pro Cycling e pronta al debutto nella stagione 2026. Una linea sviluppata grazie al contributo diretto dei corridori del team, pensata per velocità, comfort e prestazioni senza compromessi. Tecnologia e design si incontrano in capi progettati per vincere.

Alessio Cremonese, Executive Chairman MVC Group
Alessio Cremonese, Executive Chairman MVC Group
Alessio Cremonese, Executive Chairman MVC Group
Alessio Cremonese, Executive Chairman MVC Group

Innovazione per tutti

Team professionistico svizzero, Tudor Pro Cycling ha sede a Sursee. Fondata nel 2022 da Fabian Cancellara, la squadra adotta un approccio innovativo e umano al ciclismo professionistico. Comprende squadre professionisti, devo team e gravel. Nel 2025 conta 47 atleti di 11 nazionalità, tra cui 15 svizzeri, impegnati ai massimi livelli delle competizioni internazionali.

Nato tra le Dolomiti Bellunesi nel 1972, Sportful è un punto di riferimento globale nell’abbigliamento tecnico per ciclismo e sci di fondo. Profondamente legato al mondo delle competizioni, il brand sviluppa i propri prodotti in collaborazione con i migliori atleti e team professionistici. L’innovazione testata in gara diventa così patrimonio anche dei ciclisti di ogni giorno.

Sportful

Julian Alaphilippe, Marc Hirschi, Tudor Pro Cycling 2025

Che impatto hanno avuto Hirschi e Alaphilippe alla Tudor?

08.12.2025
5 min
Salva

La Tudor Pro Cycling sta vivendo quel momento in cui si guarda alla stagione conclusa con la curiosità di capire cosa ne sarà del futuro. Per gli atleti e lo staff della formazione professional svizzera la grande novità è rappresentata dalla certezza di avere le wildcard per tutte le grandi corse del prossimo anno. Un traguardo raggiunto grazie al duro lavoro fatto in queste stagioni, con la ciliegina sulla torta del 2025, anno in cui si sono tolti molte soddisfazioni. 

Il team ha visto entrare due corridori di spessore, dai quali ci si aspettava un impatto importante: Marc Hirschi e Julian Alaphilippe. In qualche modo l’impatto c’è stato, e se non è arrivato con i risultati è questione di dettagli. Ma alla prima stagione in una nuova squadra si deve anche lasciare lo spazio per ambientarsi e capire come cambia tutto. 

Da comprimario a leader

Hirschi e Alaphilippe sono stati in grado di dimostrare le loro capacità, lo sa bene Matteo Tosatto, diesse della Tudor Pro Cycling. Il tecnico veneto è consapevole anche che da due figure di questo spessore ci si aspetti sempre qualcosa in più, soprattutto se i risultati non sono stati sempre all’altezza delle aspettative. 

«Partiamo da Marc Hirschi – ci dice Tosatto una volta intercettato al telefono – per lui è stato un anno di grandi cambiamenti. Arrivava dal UAE Team Emirates dove era un corridore di riferimento, ma sicuramente non era leader unico. In Tudor si è trovato a ricoprire questo ruolo e magari si è sentito un po’ sotto pressione. Noi non gliene abbiamo mai messa, però è un segnale importante: vuole essere leader. Hirschi ha fatto registrare grandi valori, che non sempre sono andati di pari passo con i risultati come nel 2024. Quando in gara sei l’uomo di riferimento di una squadra gli avversari non ti lasciano così tanto spazio». 

Marc Hirschi, Tour de France 2025, Tudor Pro Cycling
Hirschi è tornato a correre in un Grande Giro tre anni dopo l’ultima volta
Marc Hirschi, Tour de France 2025, Tudor Pro Cycling
Hirschi è tornato a correre in un Grande Giro tre anni dopo l’ultima volta

Qualche cambiamento

Matteo Tosatto lo sa che se si guarda alla casella delle vittorie il bilancio della stagione per Hirschi può essere considerato fin troppo negativamente. Per questo nel parlare sottolinea i diversi piazzamenti portati a casa dal corridore svizzero

«Una prima stagione del genere può essere considerata discreta – continua il diesse – perché Hirschi è giovane e sappiamo quanto vale. E’ uno a cui piace correre e a volte forse sarebbe stato meglio fermarsi un attimo, come dopo San Sebastian. Arrivava da un Tour de France tosto, nel quale si è anche ammalato. A proposito, la Grande Boucle ha rappresentato il suo ritorno in un Grande Giro dopo due anni, anche questo va considerato. Aveva in programma il Giro d’Italia ma le due cadute di inizio stagione lo hanno rallentato e abbiamo preferito preservarlo. Con due o tre vittorie in più sarebbe stata una stagione ottima. Diciamo che nel 2025 sono state prese le misure, ora sappiamo come muoverci».

Grand Prix Cycliste Quebec 2025, Julian Alaphilippe vince
La stagione di Alaphilippe è stato un crescendo, fino alla vittoria ll GP Québec
Grand Prix Cycliste Quebec 2025, Julian Alaphilippe vince
La stagione di Alaphilippe è stato un crescendo, fino alla vittoria ll GP Québec

“LouLou”

L’arrivo di Julian Alaphilippe era avvolto da alcuni dubbi sul corridore francese, le cui qualità non sono mai state in discussione ma dal quale ci si sarebbe aspettato di più nelle passate stagioni. Il passaggio alla Tudor ha dato nuova linfa al francese, capace di tornare al successo in una corsa WorldTour

«La cosa che più mi ha impressionato – analizza Tosatto – è che nonostante la sfortuna e i diversi stop Alaphilippe è arrivato al Tour con una fame e una voglia incredibile. Al settanta per cento delle sue potenzialità, durante la prima settimana, ha dimostrato di poter stare con i primi. Nei momenti in cui stava bene ha fatto quello che ci si aspetta da un corridore del suo calibro. Al Tour of Britain, alla Tre Valli e in altre gare era gomito a gomito con i più forti. Sono convito sia ancora a quel livello, la classe certamente non gli manca».

Riferimento

Il due volte campione del mondo ha portato all’interno della Tudor un palmarès invidiabile, con Classiche Monumento, tappe nei Grandi Giri, per un totale di quarantacinque vittorie. 

«La sua caratteristica che colpisce è l’umiltà – ci racconta Matteo Tosatto – e la voglia di mettersi a disposizione degli altri. A inizio stagione all’Algarve ha dato una mano a Dainese per le volate, alla Sanremo ha dato un contributo ottimo a Trentin (poi nono al traguardo, ndr). Per non parlare del supporto dato a Storer sia alla Parigi-Nizza, nei ventagli e in salita, che al Lombardia nel restare sempre davanti.

«Sapevamo che Alaphilippe fosse un personaggio mediatico incredibile – conclude Tosatto – ma il suo impatto sportivo sul team è stato unico. I giovani si sono trovati davanti un modello e un esempio da seguire, sempre propositivo e gentile. E poi vede la corsa in maniera incredibile, parla tanto per radio e ti dice cosa sta accadendo in gruppo e ti dà una lettura del momento perfetta. Avere un corridore così in squadra ci rende tranquilli anche in ammiraglia». 

Copertoni Schwalbe Tudor

Quali gomme invernali? Le scelte in casa Tudor

21.11.2025
4 min
Salva

Per pedalare d’inverno, lo sappiamo, occorre attrezzarsi bene. Gambe coperte e giacca pesante, copriscarpe, guanti e chi più ne ha più ne metta. Ma nella brutta stagione anche la bici necessita di un “abbigliamento” particolare, a partire dai copertoni.

Che differenze ci sono tra gli pneumatici estivi e quelli invernali? Come utilizzarli al meglio? L’abbiamo chiesto a Diego Costa, una vita da meccanico di altissimo livello e ora Head of Operations nel Tudor Pro Cycling Team.

Diego Costa, meccanico, head of operations Tudor Pro Cycling
Diego Costa è passato alla Tudor dopo anni alla Ineos. Dal 2026 sarà Head of Operations (foto Tudor Pro Cycling)
Diego Costa, meccanico, head of operations Tudor Pro Cycling
Diego Costa è passato alla Tudor dopo anni alla Ineos. Dal 2026 sarà Head of Operations (foto Tudor Pro Cycling)
Diego, come prima cosa ci dici quali sono le differenze tra una gomma estiva e una invernale?

La differenza principale riguarda il rotolamento. Con quelle estive si cerca il massimo della performance e della velocità, ma si perde qualcosa per quanto riguarda il grip. Quelle invernali invece sono più strutturate come carcassa, quindi leggermente meno veloci, ma più aderenti. Una differenza che infatti si vede anche nel peso.

Alla Tudor siete sponsorizzati da Schwalbe, che modelli utilizzate e quanto pesano?

Durante la stagione montiamo sempre gli Schwalbe Pro One da 28 mm, anche a cronometro. Invece per l’inverno diamo ai corridori gli Schwalbe One 365 sempre da 28, uno pneumatico quattro stagioni. Pesano rispettivamente 260 e 360 grammi, quindi come dicevo c’è una bella differenza.

Cambia anche la resistenza alle forature?

Esatto, i 365 hanno la protezione RaceGuard, oltre ad una carcassa più robusta e una mescola diversa. Per questo paga qualcosa in termini di resistenza al rotolamento, ma per gli allenamenti invernali vanno più che bene. Poi dipende anche dalle condizioni atmosferiche e da dove si abita. Abbiamo corridori spagnoli che usano sempre i Pro One, anche per avere sempre lo stesso setup. Allo stesso tempo ci sono altri corridori, per esempio gli olandesi, che utilizzano i 365 durante tutto l’anno.

E questo cambiamento tra pneumatici da allenamento e gara non si sente?

Molto poco direi, perché comunque giochiamo anche con le pressioni per fare in modo che abbiano le stesse sensazioni. Per esempio tenendo i Pro One a un gonfiaggio più basso.

A proposito di pressioni, quali sono quelle giuste per il modello invernale 365?

Parlando della versione tubeless, che consiglio senz’altro, noi le usiamo dai 4 a 5,3 bar. Secondo me anche per gli amatori durante l’inverno conviene certamente un copertone un po’ più robusto e più sicuro, e quello è un ottimo modello. Anche per quanto riguarda il design, il 360 ha le scanalature più accentuate di quello estivo, un dettaglio importante in questa stagione, quando spesso le strade restano umide anche con il bel tempo.

Negli Schwalbe One 365 anche la scanalatura è più marcata, per un migliore grip sul bagnato
Negli Schwalbe One 365 anche la scanalatura è più marcata, per un migliore grip sul bagnato
Torniamo un attimo alla vostra scelta durante le gare. Come mai avete optato per la misura da 28 mm?

Abbiamo esplorato molte combinazioni, fatto molti test, e quella sezione, nell’insieme del sistema copertone-ruota-bici, si è dimostrata la migliore. L’anno scorso per esempio utilizzavamo il 25 mm all’anteriore e il 28 mm al posteriore, da quest’anno invece siamo passati solo alla sezione più grande. E rimarremo così anche per la prossima stagione. Tranne che per le gare sulle pietre, dove utilizzeremo i Pro One ma da 30 mm.

Qualcuno dei vostri durante l’inverno fa anche gravel? In questo caso che pneumatici consiglieresti?

Sì qualche corridore che abita in nord Europa lo fa, anche per diversificare la preparazione, ma è una cosa che chiedono direttamente loro. Per il gravel un’ottima opzione sono gli G-One Overland 365 da 40 mm, per i quali vale più o meno lo stesso discorso fatto per gli One 365 stradali. Sono degli pneumatici quattro stagioni, quindi con protezione antiforatura e con maggior durata, la scelta giusta per chi li usa a livello amatoriale senza l’ossessione del risultato agonistico