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Perché non tutte le corse hanno la diretta? Scopriamolo…

05.06.2022
5 min
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Qualcuno si sarà chiesto come mai la vittoria di Scaroni ieri a Monfalcone non si sia vista in diretta RAI o su PMG, nonostante alla Adriatica Ionica Race ci sia Andrea De Luca per commentarla. 

«La corsa – spiega Andrea Fin, responsabile dell’ufficio stampa – viene trasmessa da PMG circa 70 minuti dopo l’arrivo, con il commento mio e di Massimo Ghirotto. La Rai manda in onda dei servizi intorno alle 20. La produzione delle immagini è a carico di PMG, il service incaricato è Rodella».

La gestione delle dirette è piuttosto illeggibile all’occhio esterno. Si sa che c’è di mezzo la Lega Ciclismo e poco altro. Così, per capire qualcosa di più, ci siamo rivolti a Stefano Piccolo, che dell’organo presieduto da Enzo Ghigo è il segretario generale.

Stefano Piccolo è segretario generale della Lega, qui con Bettini della commissione tecnica
Stefano Piccolo è segretario generale della Lega, qui con Bettini della commissione tecnica
Stefano, come funziona il rapporto tra televisione e ciclismo?

Fino al 2015 c’è stato un contratto esclusivo tra RAI, Lega e FCI, anche se negli ultimi tempi ci eravamo accorti che la TV di Stato non trattava più troppo bene il ciclismo. Così nel 2016 abbiamo provato a trattare separatamente lo streaming e i diritti per l’estero. La Ciclismo Cup prevedeva la necessità di coprire più gare rispetto a prima e la copertura della RAI prevedeva delle differite a orari a volte improbabili, mentre la diretta ha orari certi, perché prenoti il satellite e tutto si deve svolgere in quell’intervallo di tempo. E’ il motivo per cui alcune gare come il Tour of the Alps e la Tre Valli Varesine si sono organizzati per produrre da sé le immagini, vendendole poi all’estero. So però che la RAI ha contestato il loro lavoro per delle problematiche tecniche.

Come siamo arrivati a PMG, che al momento gestisce le gare non RCS?

L’anno dopo trattammo e concludemmo con loro. Permisero e permettono di aumentare gli spazi in diretta. Hanno investito molto contenendo i costi di produzione e diffondendo le immagini all’estero e in streaming.

Durata del contratto?

Cinque anni, quindi scade quest’anno. Non tutte le gare sono state trasmesse in diretta per una questione di costi. La Adriatica Ionica Race in questo senso ha pagato il fatto di essere nuova e di essere nata quando il contratto era stato già firmato. Per motivi simili, dopo due anni c’è stato chi ha valutato di rifare il contratto direttamente con la RAI senza la mediazione della Lega (si tratta della Tre Valli Varesine e delle corse del GS Emilia di Adriano Amici, ndr).

La produzione televisiva nelle gare minori è spesso affidata a service pagati da PMG
La produzione televisiva nelle gare minori è spesso affidata a service pagati da PMG
E alla fine torniamo a parlare della RAI…

E’ una realtà molto complessa e ha molte anime. C’è chi deve provvedere a trattare e acquistare i diritti sportivi. Ci sono quelli che chiudono i contratti. E poi c’è Rai Sport che con i vari direttori che si sono succeduti ha mostrato interesse e ha sempre cercato di aumentare lo spazio per il ciclismo. Poi c’è la produzione, che si fa carico dei costi e stanzia un budget. Quindi ci sono quelli che si occupano del palinsesto, per cui se ci sono eventi di altri sport, devono fare la programmazione, in modo che ci stia tutto.

Un bel labirinto…

Soprattutto perché all’interno della RAI non c’è una persona o un ufficio che faccia la sintesi. Uno che ci ha provato è stato Alessandro Fabretti, in qualità di responsabile del ciclismo. Lo scoglio più grande sono i diritti, perché ultimamente si è deciso di limitare gli acquisti e i costi di produzione.

Quest’anno infatti il Giro non l’hanno prodotto loro…

E questo ci ha fatto pensare che potrebbe esserci la disponibilità da parte di RAI di produrre altri eventi. Del resto la squadra che produceva il Giro era stata già allestita e ora di fatto è ferma. Il prodotto ciclismo funziona e le dirette streaming verso l’estero sono una grande apertura.

Si è aperta la trattativa per il rinnovo del contratto?

Siamo a scadenza e si sta cercando di capire come trattare, anche perché la RAI non ha più tanti sport in esclusiva. Finora la soluzione è stata di chiedere a PMG di trattare direttamente con la RAI. Noi davamo le nostre condizioni e capitava anche che si arrivasse a una conclusione migliorativa, ma in ogni caso il contratto lo firmava PMG. Per il 2023 non è stato ancora firmato nulla.

Alessandro Fabretti lo avete visto in diretta quest’anno al Processo alla Tappa, ma lavora spesso (e bene) dietro le quinte
Alessandro Fabretti lo avete visto quest’anno al Processo alla Tappa, ma lavora spesso (e bene) dietro le quinte
Cosa si aspetta?

Si sta cercando di individuare un interlocutore unico che possa portare e rappresentare il peso di tutto il ciclismo, che è notevole. Avendo per questo una migliore capacità di contrattazione.

Si potrebbe pensare che essendoci nel direttivo anche Mauro Vegni, la Lega potrebbe dedicare un occhio in più alle corse RCS.

E’ l’esatto contrario. La Lega non si è mai occupata di questioni legate a RCS, perché loro gestiscono da soli i propri spazi. Solo una volta, 25 anni fa, si fece una trattativa unica. Quando Vincenzo Scotti, allora presidente della Lega, fece sedere allo stesso tavolo tutti gli organizzatori. Oggi come oggi, la Lega si occupa di trovare la quadra per i meno forti. E Vegni occupa la sua posizione perché è stato eletto dagli altri organizzatori. E’ legittimato dalla sua storia e dalla sua esperienza, non dal suo ruolo in RCS.

Qual è il presupposto per firmare un buon contratto?

Creare un pacchetto unico con tutte le gare, ne sarebbe contenta anche la RAI. Cercheremo di vigilare, non credo che i tempi saranno brevi. Potremmo cominciare la prossima stagione con il contratto ancora aperto. Chiaro che se c’è volontà, si può provare a stringere i tempi, ma ci sono anche verifiche tecniche da fare. Proprio perché il ciclismo è un grande pacchetto e la RAI un’azienda non certo da meno.

Giro Donne, il punto con patron Ruini e il 2022 nel WorldTour

12.07.2021
4 min
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Roberto Ruini è il fondatore di Pulse Media Group che con la sua PMG Sport/Starlight ha portato ieri fino all’ultimo traguardo di Cormons il Giro d’Italia Donne. Non si trattava di una sfida scontata, avendo ricevuto l’assegnazione a febbraio, quando il gruppo di Giuseppe Rivolta aveva già disegnato il percorso e tempo per intervenire ce n’era indubbiamente poco. Eppure, al netto di alcune imperfezioni tipiche di ogni prima volta, la macchina ha funzionato e si possono ora gettare le basi per la prossima edizione.

Ruini non ha voluto dire nulla fino a che tutto non si fosse concluso, per cui questa chiacchierata si è svolta ieri dopo la tappa finale, mentre la carovana riguadagnava la strada di casa, con il fruscio dell’autostrada che annunciava la partita dell’Italia a Wembley.

Anna Van der Breggen si è detta molto soddisfatta per la copertura televisiva
Anna Van der Breggen si è detta molto soddisfatta per la copertura televisiva
Soddisfatto di come è andata?

Sono contento perché tante cose che abbiamo cercato di inserire e trasformare alla fine si sono ben incastrate e hanno dato un buon prodotto finale. Sono contento anche perché le ragazze dei team hanno espresso il desiderio di tornare e questo è stato la conferma che potremo costruire ancora una buona gara.

Avete ereditato un percorso già fatto…

Un percorso con alcune eccellenze, come ad esempio la tappa di Milano (il Giro è partito da Piazza Affari, è transitato in Duomo e ha percorso vie iconografiche, ndr), che è stata faticosa, ma ci ha dato tanto prestigio, incassando anche l’apprezzamento dei Presidenti di Giuria. Ma certo non ci fermiamo qui. Vorrei migliorare le possibilità di crescita, creando le possibilità di avere logistica e accoglienza adeguate a un evento come questo, che aiutino a dargli la visibilità che merita. Abbiamo esigenze che vanno oltre il dato tecnico, vogliamo costruire attorno alla corsa un evento che porti pubblico, televisione, la possibilità di accogliere ospiti…

L’assegnazione è avvenuta a febbraio. Da sinistra il presidente Dagnoni, Ginevra Cividini (Direttrice Marketing e Comunicazione), Roberto Ruini e Rivolta (direttore di corsa)
L’assegnazione è avvenuta a febbraio. Ecco Ginevra Cividini (direttrice Marketing e Comunicazione) e Roberto Ruini
Siamo bravi a organizzare gare, un po’ meno a proporle?

Saper comunicare è fondamentale. Questo Giro d’Italia Donne è stato distribuito in 160 Paesi del mondo, vogliamo dimostrare di poter fare meglio. Ribadisco: creare un evento attorno alla gara. Le ragazze si sono impegnate al massimo, hanno dato tutto, meritano un evento all’altezza del loro impegno. Dobbiamo pensare in questi termini, non vedo alternative.

Finora il vostro impegno si era limitato alla produzione televisiva, perché questo scatto ulteriore?

Negli ultimi cinque anni abbiamo prodotto immagini di gara per quasi 10.000 ore, ma il desiderio di spostarci sul fronte organizzativo nasce dalla volontà di integrare comunicazione e corsa, che penso sia quello che serve per dare un prodotto finale migliore.

Fra quanto metterete mano all’edizione 2022?

Già in questi giorni nella mia testa frullavano parecchie idee, ma diciamo che voglio mettere a verifica un primo percorso per i primi di settembre. Per verificare i territori, le Istituzioni, i rapporti. L’idea è quella di portare una gara che abbia attorno qualcosa di importante da offrire. E’ un’impostazione obbligata, per ottenere supporto e smuovere interessi diversi.

Dal prossimo anno il Giro donne torna nel WorldTour?

Ne era stato escluso per l’assenza della diretta e per altri piccoli motivi, ma già nel prossimo calendario è tornato al posto che gli compete. Mancava la verifica di questa esperienza, ma credo che alla fine rafforzerà la decisione. Sul fronte televisivo, il prossimo anno ci sarà qualche sorpresa anche più grande. Mi riservo qualche cartuccia per l’autunno per il prodotto televisivo che ho in mente di costruire.

Nello staff abbiamo riconosciuto parecchi volti del gruppo di Rivolta: andrete avanti unendo le forze?

In alcuni ruoli che comportano delle responsabilità chiave, abbiamo selezionato una squadra con delle professionalità necessarie ai compiti che hanno dovuto svolgere. I volontari sono una risorsa importante, credo nella storia di queste persone che hanno messo in moto il progetto quando nessuno ci credeva. Vanno rispettati.

Nei giorni scorsi sono venuti in visita i francesi che dal 2022 dovranno organizzare il Tour de France Donne.

Uno scambio di grande rispetto. Siamo società ovviamente molto diverse. Loro sono venuti qua e hanno invitato me da loro. Per ora non c’è altro. Torno a casa soddisfatto per il gradimento espresso dalle atlete. E con tante idee da mettere in moto. E se avete qualche osservazione, tiratela pure fuori. Sono aperto alle correzioni e non sono permaloso