Freccia Vallone donne 2026, Puck Pieterse, Demi Vollering, Paula Blasi

Vollering si vendica di Pieterse e fa il bis alla Freccia

22.04.2026
6 min
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HUY (Belgio) – Due olandesi sul Muro d’Huy: una con i capelli biondi e una con i capelli rossi. Appena Demi Vollering si è accorta di avere accanto Puck Pieterse, davanti agli occhi le è passato come un incubo la Freccia Vallone 2025, quando il cambio di ritmo della ragazzina l’aveva inchiodata sui pedali, relegandola al secondo posto. Un brutto ricordo da spazzare via con il solo modo che le è venuto in mente.

Così la campionessa europea si è alzata sui pedali e ha attaccato, forse senza rendersi conto che l’altra da dietro ha iniziato a risalire e per poco non le combinava un altro scherzetto. Prima Vollering, già vincitrice del Fiandre. Seconda Pieterse, che al Fiandre invece è arrivata terza. E terza Paula Blasi, vincitrice dell’Amstel. Sul podio della Freccia Vallone c’è tanta nobiltà. E fra le ragazze che l’hanno occupato una profonda stima reciproca.

«Sapevo che la sua volata dell’anno scorso era stata fortissima – sorride Vollering – quindi ho pensato: “Oh no, devo assolutamente alzarmi sui pedali e spingermi al massimo fino al traguardo”. E così ho fatto, ho dato il massimo. L’ultimo tratto, quando ti alzi e inizi ad accelerare, non è certo piacevole da vivere. Ma il Muro d’Huy è questo. Basta trovarsi in una buona posizione in fondo alla salita e dare il massimo. In realtà, non c’è molto altro da dire. Sono solo quattro minuti di sofferenza».

«Credo che alla fine non si tratti tanto di tattica – le fa eco Pieterse – quanto piuttosto di avere le gambe e di osare davvero e dare il massimo, perché può sempre fare un po’ paura. Non bisogna crollare, perché quando si crolla su questa salita, ci si ferma e si scivola indietro. In passato è successo che negli ultimi 100 metri i corridori abbiano cambiato posizione molto rapidamente. Ho conquistato dei podi facendo così, recuperando anche quattro atlete negli ultimi 100 metri. E’ davvero una scalata che non mente mai».

Pieterse ha ammesso di non aver creduto subito nella rimonta su Vollering, Le resterà il rimpianto
Pieterse ha ammesso di non aver creduto subito nella rimonta su Vollering. Le resterà il rimpianto
Pieterse ha ammesso di non aver creduto subito nella rimonta su Vollering. Le resterà il rimpianto
Pieterse ha ammesso di non aver creduto subito nella rimonta su Vollering. Le resterà il rimpianto

La corsa vinta in partenza

Se la sono giocata tanto con la squadra e la FDJ United Suez ha dimostrato che la sua costruzione è stata efficace. Le atlete hanno supportato molto bene Vollering, mettendola nella condizione di vincere la Fraccia Vallone che il team francese aveva già centrato nel 2022 con Marta Cavalli.

«Non è mai facile vincere – dice Vollering, facendo risuonare le stesse parole di Seixas – ma di sicuro aiuta sapere che la sensazione della vittoria la condividi con una compagna di squadra. Sono davvero motivate a dare il massimo ogni volta, ancora e ancora. E sanno che, soprattutto all’inizio di una gara, si devono creare le condizioni per vincerla. Quindi sanno che il lavoro che fanno nei primi chilometri è fondamentale per assicurarsi la vittoria alla fine.

«E’ davvero importante per le mie compagne di squadra – ancora Vollering – sentire che il loro lavoro all’inizio di una gara, ad esempio, viene visto e apprezzato. Anche oggi le ho spinte al massimo, a volte persino oltre il limite, ma sono davvero orgogliosa di loro».

Un grande lavoro di squadra delle FDJ Suez ha permesso a Villering di arrivare al Muro nel modo giusto: è la vittoria di tutte
Un grande lavoro di squadra delle FDJ Suez ha permesso a Vollering di arrivare al Muro nel modo giusto: è la vittoria di tutte
Un grande lavoro di squadra delle FDJ Suez ha permesso a Villering di arrivare al Muro nel modo giusto: è la vittoria di tutte
Un grande lavoro di squadra delle FDJ Suez ha permesso a Vollering di arrivare al Muro nel modo giusto: è la vittoria di tutte

L’anticipo sul Muro d’Huy

Alla fine si tratta anche di gestire le proprie energie, non importa cosa facciano gli altri. Se alla fine le avversarie sono più forti, come l’anno scorso, allora c’è poco da fare, ma conoscendo le sue caratteristiche, Vollering ha capito di dover partire prima.

«Ho bisogno di ogni metro disponibile per fare la differenza – dice – è quello che ho cercato di fare quest’anno: partire presto e andare subito a tutta velocità perché, più a lungo ci si sforza, meglio è per me. Ecco cosa ho fatto, certi sforzi non mi fanno paura.

«Invece mi sono impaurita quando mi sono voltata e l’ho vista in piedi sui pedali e ho pensato: “Oh mio Dio!”. Anche l’anno scorso diede una stoccata fortissima alla fine. Così ho pensato: “Ok, devo alzarmi anch’io”. Non è stato facile, ma sì, sono contenta di essere rimasta davanti a lei. Credo però che adesso – Vollering adesso scoppia a ridere – abbia già in mente come battermi l’anno prossimo».

Freccia Vallone donne 2026, Paula Blasi, Paula Blasi, prima nell'Amstel e terza alla Freccia, fa ora rotta verso la Liegi
Paula Blasi, prima nell’Amstel e terza alla Freccia, fa ora rotta verso la Liegi
Freccia Vallone donne 2026, Paula Blasi, Paula Blasi, prima nell'Amstel e terza alla Freccia, fa ora rotta verso la Liegi
Paula Blasi, prima nell’Amstel e terza alla Freccia, fa ora rotta verso la Liegi

L’agenda sempre piena

Puck Pieterse corre su tutte le bici che possiede: dal cross alla strada e la mountain bike, senza apparenti interruzioni. In realtà, la Fenix-Premier Tech ha capito che la ragazzina (23 anni) ha dei grandi numeri dovunque e ha fatto un lavoro certosino di organizzazione dell’agenda.

«La squadra è bravissima a organizzare il mio calendario – sorride – per cui decidiamo tutti insieme dove correre. In questa campagna di primavera, ad esempio, ho corso un po’ meno per essere più fresca e finora ha funzionato. Oggi stavo bene, ugualmente però, quando ho visto Demi partire così presto, ho pensato “Ahi!”. Ho accelerato subito molto forte, poi ho dovuto rallentare perché non volevo piantarmi a metà salita. Quindi ho ripreso il mio ritmo, proprio come ha fatto lei, ma più veloce di me.

«Ho esitato al momento di lanciare lo sprint – riflette – poi mi sono messa con più impegno e ammetto che ci sono andata molto vicino. Ho pensato che ci fosse ancora un po’ di margine, ma la delusione è arrivata troppo presto. Diciamo che sono soddisfatta, perché oggi sul Muro mi sono spinta al massimo, quindi posso portare con me queste buone sensazioni fino a domenica».

L'iridata Vallieres ha chiuso al sesto posto, a 14" da Demi Vollering
L’iridata Vallieres ha chiuso al sesto posto, a 14″ da Demi Vollering. La Liegi le si addice di più per lunghezza e dislivello
L'iridata Vallieres ha chiuso al sesto posto, a 14" da Demi Vollering. La Liegi le si addice di più per lunghezza e dislivello
L’iridata Vallieres ha chiuso al sesto posto, a 14″ da Demi Vollering. La Liegi le si addice di più per lunghezza e dislivello

La testa sulla Liegi

Demi Vollering è di ottimo umore e il pensiero della Liegi che ha già vinto per due volte le suggerisce di riguadagnare la via del pullman, parcheggiato ai piedi del Muro. La serata sarà riservata ai brindisi dopo aver regolato i conti con Puck Pieterse dai capelli rossi, da giovedì o più probabilmente da venerdì si comincerà a pedalare sulle strade della Doyenne.

«Sono davvero contenta che quest’anno sia andata bene – ammette Vollering – e di non avere rimpianti. Dopo il traguardo dell’anno scorso, pensavo che forse sarei dovuta partire prima, come se avessi aspettato un po’ troppo. E’ sempre una seccatura quando torno a casa con dei rimpianti, ma quest’anno credo di essere andata dritta al punto non appena ho sentito il bisogno di farlo. Sono molto contenta di averlo fatto e sono orgogliosa della squadra. Adesso scusate, ma devo andare. C’è da recuperare per la Liegi».

Clasica de Almeria 2026, Federica Venturelli

Venturelli ad Almeria, volata di forza e buona la prima

23.02.2026
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Federica Venturelli non vinceva una corsa in linea dal 2024, quando si aggiudicò il Giro del Mediterraneo in Rosa, conquistando due tappe. Se poi vogliamo trovare l’ultima vittoria di una corsa in linea, allora bisogna risalire fino al 2023, quando vinse il campionato italiano juniores, battendo Eleonora La Bella. Per questo fa notizia la vittoria di ieri nella Clasica de Almeria, alla prima gara di stagione su strada, regolando nel finale le sei compagne sopravvissute alla selezione del finale.

«Sono molto contenta – ha detto subito dopo – è la prima gara della mia stagione, quindi iniziare in questo modo è sicuramente molto bello, soddisfacente. E’ stato tutto grazie alle mie compagne di squadra, che hanno fatto una gara fantastica e mi hanno permesso di concludere in questo modo. Diciamo che non sono arrivata a questa gara al massimo della forma, ho avuto qualche piccolo problema fisico nelle ultime due settimane, al ginocchio e alla schiena, però spero si possano risolvere alla svelta. Per questo vincere mi dà molta motivazione».

Una squadra fortissima

Fin qui la sua stagione si era concentrata sugli europei della pista a Konya, conclusi con l’argento nell’inseguimento individuale e il bronzo in quello a squadre e la madison in coppia con Elisa Balsamo, di cui vi abbiamo raccontato pochi giorni fa. E volendo così dare un riscontro immediato a Villa che ci ha detto di aspettarsi da lei dei buoni risultati anche su strada, Venturelli si è presentata ad Almeria con motivazioni al massimo. Sempre calma, anche quando Espinola Agua Martin sembrava imprendibile con il suo minuto di vantaggio ed è stata riacciuffata all’ingresso nell’ultimo chilometro grazie a un’azione di sei atlete dalla testa nel gruppo.

«Ero molto tranquilla – ha commentato Venturelli – perché sapevo che le mie compagne erano molto forti. Potevano sia giocarsi le loro carte e fare una mossa per cercare di recuperare la fuga e vincere, oppure concentrarsi sullo sprint e aiutare me. Alla fine, visto che il distacco era così alto, abbiamo preso questa decisione dopo aver provato qualche volta. Ero super tranquilla, perché sapevo che le mie compagne avrebbero dato tutto per aiutarmi alla fine. Sono ragazze fortissime e essere in una squadra così mi dà davvero tanta calma. Se una non è al top, le altre possono prendere il suo posto o assumersi un ruolo importante nella gara e questo aiuta tanto mentalmente quando ci sono delle difficoltà».

Sul podio di Tabernas, oltre  Venturelli, seconda è arrivata Arlenis Sierra e poi Liechte
Sul podio di Tabernas, oltre Venturelli, seconda è arrivata Arlenis Sierra e poi Liechte
Sul podio di Tabernas, oltre  Venturelli, seconda è arrivata Arlenis Sierra e poi Liechte
Sul podio di Tabernas, oltre Venturelli, seconda è arrivata Arlenis Sierra e poi Liechte

Fra esperienza e vittorie

La prossima tappa della sua stagione appena iniziata, sarà la Omloop Nieuwsblad, corsa dei muri in salsa fiamminga, ed è un gran bell’andare arrivarci con una vittoria nelle gambe. Anche se quel giorno forse ci saranno da aiutare Longo Borghini e Persico, una Venturelli in questo spolvero sarà un’altra freccia appuntita per il UAE Team Adq.

«Questo successo è molto importante – ha confermato Venturelli – perché l’ultima volta che ho vinto una gara in linea su strada era due anni fa. Adesso sono nel WorldTour e inizierò a correre gare importanti, però anche farne alcune di livello inferiore e continuare a vincere o comunque fare il risultato (la Clasica de Almeria è una gara di categoria 1.Pro, ndr) mi aiuta a credere in me stessa e non solo ad aiutare le altre. Questa sarà una stagione per fare esperienza. Avrò sicuramente tanto da imparare dalle mie compagne nelle gare importanti, ma so che sono nel migliore ambiente per farlo e quindi sono molto rilassata».

Dalla Spagna arriva Blasi, sulle orme di Mavi Garcia

11.05.2025
5 min
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«Molte persone me lo chiedono quando mi conoscono, pensano che sia di origini italiane ma non è così. La mia famiglia è tutta catalana, Blasi è un nome tipico dalle mie parti». Nessuna radice italiana, nessuna parentela con Ilary: Paula Blasi è spagnola purosangue. Anche se è in Italia che ha colto finora la sua vittoria più importante, trionfando all’ultimo Gran Premio Liberazione concretizzando l’ennesima supremazia nella corsa romana della UAE.

A Roma la ciclista della UAE è andata in fuga con Milesi, staccandola per arrivare solitaria
A Roma la ciclista della UAE è andata in fuga con Milesi, staccandola per arrivare solitaria

Una carriera iniziata… lo scorso anno

La ragazza di Esplugues de Llobregat proprio da quel giorno di aprile sembra avere fatto un bel salto di qualità, avendo raccolto un’altra vittoria in patria nel gravel e poi la Pointe du Raz, classica francese, ma d’altro canto parliamo di una ciclista che lo scorso anno ha sfiorato il podio al Tour de l’Avenir. Proviamo allora a conoscerla meglio, perché la sensazione è che ne sentiremo sempre più parlare.

«La mia storia è curiosa, perché vado in bicicletta solo da un anno e mezzo. Prima andavo su pista, ma quella di atletica. Ero una mezzofondista, correvo 800 e 1.500 metri, poi mi sono infortunata e ho detto: “Bene, mi prenderò un paio d’anni di pausa”. Ho iniziato a giocare a calcio, poi 4 anni fa ho deciso di iniziare il triathlon, ma l’anno scorso mi sono infortunata di nuovo perché nel triathlon si corre e si nuota. Potevo solo andare in bici. A marzo 2024 ho fatto la mia prima gara in Spagna finendo seconda, da lì ho continuato e andavo sempre meglio, ho vinto il campionato catalano e altre gare, così a fine stagione sono entrata nel devo team della Uae».

La spagnola è nata il 19 febbraio 2003. Lo scorso anno ha militato nel club Massi-Baix Ter
La spagnola è nata il 19 febbraio 2003. Lo scorso anno ha militato nel club Massi-Baix Ter
Quest’anno stai ottenendo molti grandi risultati nelle prove di un giorno, ma lo scorso anno sei stata protagonista nelle corse a tappe. Quali preferisci fra le due?

Ah, l’ho ben chiaro: adoro le corse a tappe. Perché penso di essere una ragazza molto costante nel rendimento, quanto basta per puntare alla classifica generale e poi mi piace tutto il gioco di strategie che s’innesca giorno dopo giorno. Se sei molto costante con i risultati, puoi farcela, quindi di solito cerco anche di dare quel di più che serve pensando al risultato finale, dimenticandomi la stanchezza.

Nel tuo team siete tante a essere vincenti, è difficile trovare spazio e essere la leader? Si decide in corsa o si stabilisce prima?

Dipende molto dalla strada. Abbiamo sempre ruoli molto chiari, ma ad esempio, nel Liberazione c’era un accordo per il quale, se la gara fosse stata aperta e c’era l’opportunità di una fuga buona, l’avremmo colta. Non importa se era una ciclista del devo team o una titolare (a Roma ha corso una squadra mista, ndr). Ma le gare sono solitamente abbastanza definite nei ruoli di ciascuno.

Paula Blasi è al UAE Team Adq da quest’anno, nel devo team ma sta correndo spesso con il team WT
Paula Blasi è al UAE Team Adq da quest’anno, nel devo team ma sta correndo spesso con il team WT
Il tuo attacco al Gran Premio Liberazione era stato quindi pianificato…

La nostra tattica è stata, per i primi 5 o 6 giri, di controllare la gara, per assicurarci che nessuno scappasse, e poi da lì abbiamo cercato di rendere la gara aggressiva e dura e iniziato ad attaccare. Certo, non mi aspettavo che il primo attacco si rivelasse una buona fuga, ma alla fine ha funzionato.

Che valore dai alla vittoria di Roma?

Beh, lasciami dire che questa è la mia prima vittoria da professionista. La mia vittoria più speciale. Finora non ero mai riuscita ad alzare le braccia in una gara di questo livello, quindi è stato un po’ inaspettato perché non sono andata lì con l’intenzione di vincere, questo ha reso tutto molto speciale.

L’arrivo solitario dell’iberica alla Pointe du Raz di giovedì, con 7″ sulla britannica Dickson
L’arrivo solitario dell’iberica alla Pointe du Raz di giovedì, con 7″ sulla britannica Dickson
Paula, qual è la situazione del ciclismo femminile in Spagna? E soprattutto, quale attenzione danno i media gare femminili?

Suppongo che sia difficile crescere perché, in fin dei conti, in Spagna ci sono poche grandi squadre e il ciclismo non è come in Belgio; non è uno sport di punta, quindi non ha molta visibilità. Ma anche a livello mediatico vedo che gradualmente si fanno degli sforzi per dargli più spazio, ma è vero che non è sviluppato come altrove. E certamente non come quello dei nostri colleghi.

Quanto ha significato l’esempio di Mavi García per te e per la tua generazione di ciclisti?

Personalmente per me è il punto di riferimento numero 1 in Spagna. Più di ogni altra cosa perché ho una storia molto simile a lei, perché anche lei proveniva dal duathlon, dalla corsa. E poi è passata al ciclismo. Io ho fatto il cambio che ero un po’ più giovane, ma da quando ho deciso di iniziare ad andare in bici, tutto mi riporta a lei. Ho seguito gli stessi passaggi di Mavi. Naturalmente ero interessata a vederne i risultati, come stava andando. Dici il nome Mavi García e tutto il mondo sa chi è, quindi penso che sia un ottimo riferimento.

Il grande obiettivo della catalana è il Tour de l’Avenir, dove nel ’24 ha chiuso quarta a 6’17” dalla Bunel
Il grande obiettivo della catalana è il Tour de l’Avenir, dove nel ’24 ha chiuso quarta a 6’17” dalla Bunel
In questa stagione che obiettivi ti sei posta?

Il Tour de l’Avenir, penso che per me questo sia un obiettivo chiaro. L’anno scorso credo che sia stata la gara che mi è piaciuta di più e che mi è rimasta più impressa. Mi sono classificata quarta nella classifica generale senza avere fatto una preparazione specifica, senza avere alle spalle un team importante come la UAE. Penso che il mio grande obiettivo quest’anno sia quello di poter competere per portare a casa la maglia gialla.