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Finn, in salita è una sentenza. E ora fa gola agli squadroni

21.08.2023
7 min
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Parafrasando Archimede, date un arrivo in salita a Lorenzo Mark Finn e lui vi solleverà le braccia al cielo. Un metro e 80 per 59 chili (ora forse meno), ieri ai 2.035 metri del Sestriere lo junior della CPS Professional ha vinto per distacco la sua quinta gara stagionale, la terza consecutiva nelle ultime tre uscite.

I suoi successi hanno sempre uno spunto di interesse, a cominciare dal fatto che li sta ottenendo al primo anno nella categoria e che compirà 17 anni il prossimo 19 dicembre. Finn doma le vette del grande ciclismo, dove hanno messo la propria firma nomi ben più importanti. A Ferragosto il genovese di Avegno ha trionfato nella Pian Camuno-Montecampione correndo da solo e arrivando con due minuti di vantaggio. Il 25 luglio aveva messo nel carniere la cronoscalata Cene-Altino, trenta giorni prima aveva conquistato la Sandrigo-Monte Corno, la montagna che sovrasta l’Altopiano di Asiago. Il primo sigillo – una rarità finora per lui – l’aveva centrato a metà aprile in provincia di Arezzo in una gara in circuito. Di questo suo periodo “on fire” e dei prossimi obiettivi abbiamo parlato con lui, conoscendolo meglio.

Finn è uno scalatore puro che si esalta sugli arrivi in salita. E’ seguito anche da team esteri (foto Zoè Soullard)
Finn è uno scalatore puro che si esalta sugli arrivi in salita. E’ seguito anche da team esteri (foto Zoè Soullard)
Restiamo sulla fresca attualità. Che gara è stata la Collegno-Sestriere di ieri?

E’ stata molto dura perché prima di arrivare sotto al Sestriere abbiamo fatto strade strette con diversi strappi. Nella parte iniziale della corsa sono entrato in una fuga di una decina di uomini per una ventina di chilometri, ma ci hanno ripresi. Successivamente ci sono stati altri tentativi di allungo poi siamo ripartiti in dieci sulla prima salita. Siamo andati di comune accordo fino a quella finale. A circa 6 chilometri dal traguardo, quelli più duri, sono partito arrivando da solo.

In pratica lo stesso copione di quasi tutte le gare…

Speriamo continui così (dice sorridendo, ndr). A Montecampione non è stata semplice inizialmente. La squadra aveva scelto di fare un turno di riposo, ma siccome io mi trovavo in quella zona già da qualche giorno, ho voluto correre ugualmente pur sapendo di essere al via da solo. Ogni giro basso prevedeva un paio di strappi e ad un certo punto, quando è partita la fuga, io ne sono rimasto fuori. C’era tanto caldo e non sapevo cosa fare di preciso. Alla fine ho deciso di chiudere sui fuggitivi e mi sono rasserenato quando eravamo tutti compatti ai piedi della salita. Lì ha fatto il ritmo il Cene e mi sono accorto che eravamo tutti piuttosto provati. Temevo Gualdi (poi terzo all’arrivo, ndr), ma sapevo che aveva speso tanto. Siamo andati via assieme, poi l’ho staccato a circa quattro chilometri dalla fine.

L’ultima vittoria: Finn vince per distacco la Collegno-Sestriere davanti a Mottes e Bonalda
L’ultima vittoria: Finn vince per distacco la Collegno-Sestriere davanti a Mottes e Bonalda
Le tue caratteristiche sono abbastanza chiare. Completiamo il tuo profilo.

Esattamente, sono uno scalatore puro come avrete capito (sorride, ndr). Mi difendo a crono, dove ho fatto quinto al campionato italiano. Non sono veloce e provo sempre ad anticipare. La prima vittoria quest’anno l’ho fatta così, con un attacco all’ultimo chilometro arrivando assieme al mio compagno Schwarzbacher. Sono nato a Genova dove frequento il liceo scientifico (l’anno prossimo andrà in quarta, ndr) ed abito ad Avegno. Mio padre è inglese e viene da Sheffield, che evoca sempre la vittoria di Nibali al Tour 2014. Vado su per Natale e per altre feste durante l’anno. Ho iniziato a correre da esordiente di primo anno.

Non che sia un male ma rispetto a tanti ragazzi hai iniziato tardi. Come mai?

Prima giocavo a calcio e a tennis, ma un problema di sviluppo ad un ginocchio mi ha portato al ciclismo. Facevo dei piccoli giri con mio padre e mi sono appassionato. Da esordiente finivo le gare mentre da allievo ho fatto uno scatto in avanti. Ho avuto una crescita psico-fisica ma le prime vittorie mi hanno aiutato in questo senso.

In gara ti pesa partire con i favori del pronostico?

Mi fa un certo effetto sapere di essere tra i favoriti in alcune corse. Sicuramente vincere dà tanto morale, ma so che bisogna ancora lavorare tanto e sodo. Non sono distratto da questi ultimi successi perché so che non ho ancora fatto nulla di importante. Cerco di fare il meglio possibile sia in allenamento che in gara.

Visti i tuoi risultati, si dice che il tuo nome sia già sul taccuino di osservatori nell’orbita dei pro’. Quanto c’è di vero?

Naturalmente mi fa piacere che si possa parlare di me, ma vale il discorso che facevo prima: devo dimostrare tutto. A luglio attraverso una persona che conosco ho avuto la possibilità di vivere un’esperienza nuova per me. Ho fatto qualche giorno di allenamento in Val d’Aosta assieme agli U23 del team continental della Groupama Fdj giusto per capire come lavorano e cosa mi può aspettare quando passerò in quella categoria. Tuttavia posso dirvi che quasi certamente l’anno prossimo, di comune accordo, non sarò più con la CPS Professional. Passerò in un’altra squadra. Ne ho parlato con i dirigenti e abbiamo preso questa decisione.

Quindi sai già dove andrai? Qualche squadra si è già fatta avanti?

No, di ufficiale non c’è ancora nulla, stiamo cercando di capire tante situazioni. Anche in questo caso posso dirvi che fra qualche settimana dovrei conoscere la valutazione di un test che ho fatto pochi giorni fa. L’ho fatto per l’Auto Eder grazie al mio preparatore, John Wakefield, che è anche il performance coach della Bora-Hansgrohe (l’Auto Eder è la società satellite junior della Bora da cui sono usciti, tra i tanti, Uijtdebroeks ed Herzog, ndr). Non sono andato in Germania, ho svolto tutto a casa dedicando un mio allenamento a questo protocollo. Ho tarato il mio potenziometro sui loro parametri e sono uscito in bici normalmente. Ho fatto quei 10/15 minuti in salita e in pianura con le loro indicazioni e poi loro hanno scaricato i dati. Ma questo non significa nulla perché hanno fatto fare questo test a tanti ragazzi.

Sarebbe un bel colpo passare in un team di quella caratura. A questo punto quali sono gli obiettivi di Lorenzo Mark Finn?

Rimangono quelli che avevo ad inizio anno. Facendo un paio di gare a tappe con la nazionale (Corsa della Pace in Repubblica Ceca e Saarland in Germania, ndr) ho capito il livello che c’è fuori dall’Italia, anche in vista dell’anno prossimo. Sulla base di questa consapevolezza a fine agosto correrò il Giro della Lunigiana con la selezione della Liguria. Non ambisco alla generale, magari potrei curare la maglia bianca dei giovani, ma il mio obiettivo è un altro. Preferisco cercare una vittoria di tappa ad un posto nella top ten in classifica. La seconda frazione, Portofino-Chiavari, passa proprio da casa mia e dalle mie strade di allenamento. Quel giorno proverò a fare bella figura, ma comunque non mi creo aspettative. Dopo il Lunigiana ci saranno il Buffoni e la chiusura in cima al Ghisallo. Insomma ci sono ancora tante gare dove posso fare bene.

Schwarzbacher, nuovo Sagan… con lo sguardo da duro

01.03.2023
5 min
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Nel furgone, al rientro dalla prima gara della due giorni francese, Matthias Schwarzbacher era quello più deluso. All’improvviso si era fatto cupo. Pensava e ripensava alla corsa. Evidentemente sapeva di aver sprecato una buona occasione. Aveva fatto qualche scatto nel momento sbagliato e aveva gettato all’aria forse la vittoria, anche se si trattava del debutto stagionale.

Durante il viaggio ascoltava le ramanzine-consigli del direttore sportivo, ma soprattutto rivedeva il film della gara. Ne siamo certi. Era seduto al nostro fianco. E lui che in riunione faceva domande, cercava di capire, era taciturno.

Il mattino seguente, dopo una piccolissima uscita defaticante, e dopo aver smaltito un po’ di delusione mista forse a rabbia, Matthias era di nuovo lui. Un ragazzone slovacco di 17 anni – compiuti a dicembre – con lo sguardo da duro, ma dai modi gentili ed educati.

Sguardo che è cambiato definitivamente nel pomeriggio. Una manciata di minuti dopo la vittoria nella seconda tappa della Challenge Anthony Perez era un altro. «Adesso sei contento», lo incalziamo mentre va verso il podio. E lui: «Adesso sì, sono felice».

Matthias, quando e come hai iniziato a correre?

Ho iniziato a fare ciclismo quando avevo 9-10 anni. E ho iniziato alla gara per bambini di Sagan, la Detská Tour Petra Sagana. E da allora il mio impegno è stato ogni anno sempre maggiore. Ormai negli ultimi 2-3 anni, sto dedicando tutto il mio tempo al ciclismo.

Quanto ha inciso la presenza di un corridore come Sagan nella tua Nazione? Immaginiamo che lui sia l’idolo di tutti i piccoli ciclisti slovacchi.

Ha inciso molto in effetti. Anzi, si può dire che lui è stato il motivo per cui ho iniziato, quando ha creato quella gara per bambini. Penso che abbia motivato molti ragazzini.

Conosci Peter?

Non lo conosco personalmente.

Come Peter anche tu sei passato dal ciclocross. Ebbene, cosa dà il cross in più a livello fisico?

Penso che il ciclocross sia la cosa migliore con cui puoi trascorrere l’inverno ed è il miglior allenamento che puoi svolgere, perché per 40 minuti sei a soglia o sopra di essa. Cerchi di andare oltre i tuoi limiti. Senza contare che impari a guidare. E, cosa principale, è molto divertente. Non è importante se sei in prima o ultima posizione.

Pensi di continuare con il cross anche nelle prossime stagioni?

Io vorrei, ma vedremo come andranno le cose…

Che tipo di corridore pensi di essere?

Non lo so ancora, ma mi piacciono le classiche e le salite fino a ad un massimo di 5 chilometri.

Beh, vedendo il tuo fisico possente è condivisibile questa tua analisi. Che poi sono più o meno le caratteristiche di Sagan. C’è un professionista, un campione a cui ti ispiri?

Il mio più grande idolo è mio padre, Roman. Lui mi ha sempre guidato nella giusta direzione e mi ha sostenuto. Ma se dovessi scegliere un corridore allora direi Tom Pidcock. Mi piace perché gareggia in tutte le discipline.

I complimenti con il compagno Tommaso Bambagioni dopo la vittoria della Ronde Bessieraine
I complimenti con il compagno Tommaso Bambagioni dopo la vittoria della Ronde Bessieraine
Come sei arrivato in Italia? Raccontaci come è andata…

È iniziato tutto nel 2020. In Slovacchia non abbiamo fatto gare a causa del Covid. In quel periodo Martin Svrcek era già in Italia (era al Team Franco Ballerini, ndr) quindi gli scrivo e gli chiedo se anche io posso venire a correre dov’è lui. Sono arrivato, ho ottenuto subito due buoni risultati e lì ho conosciuto Andrea Bardelli. Da allora siamo sempre stati in contatto con “Bard”. Nel 2022 ho corso molto poco per problemi di salute, ma quando sono tornato alle gare Bardelli mi ha scritto. A quel punto sono arrivato in Italia definitivamente per i test e per le gare… Ho fatto la stagione del cross e appena terminata ho iniziato a correre con il CPS Professional Team.

Adesso sei in Toscana, come ti stai trovando?

E’ un po ‘difficile adattarsi a tutte queste cose: cibo, squadra, lingua… ma la compagnia è davvero amichevole e buona. Il cibo è leggermente diverso in Slovacchia, ma ci sono abituato. Mi resta solo il problema della lingua, però l’italiano non mi sembra difficilissimo (in effetti Matthias imparava a vista d’occhio, ndr) ho bisogno di un po’ più di tempo. Magari la prossima intervista la farò in italiano!

Ti alleni tutti i giorni?

Un giorno di riposo a settimana c’è. In quel giorno senza la bicicletta cerco di fare alcuni esercizi di base e fisioterapici per prevenire i miei problemi di salute. In pratica dopo la rottura del bacino ho due placche e quindi faccio degli esercizi per anca e colonna vertebrale.

Schwarzbacher al centro col trofeo in mano insieme a tutti i ragazzi e lo staff del CPS Professional Team
Schwarzbacher al centro col trofeo in mano insieme a tutti i ragazzi e lo staff del CPS Professional Team
C’è un allenamento che ti piace di più e uno che proprio non sopporti?

Onestamente odio le sedute di scarico, quando pedalo da solo. Quello che invece mi piace è l’allenamento lungo, la distanza senza i lavori specifici.

Ogni quanto tempo tornerai a casa?

Non lo so, sembra che non ci saranno scadenze regolari. Per ora andrò a casa prima della Parigi-Roubaix juniores e poi a maggio. Della Roubaix non so molto, ma da quello che ho visto in Tv, per il mio fisico e per come guido dovrebbe essere adatta a me.

Cosa ti ha colpito di questa trasferta francese? Cosa ti è piaciuto di più?

Penso che in Francia il caffè non è buono come in Italia! Mi è piaciuta la compagnia, la natura – abbiamo visto paesaggi bellissimi – le riunioni di squadra… Ma soprattutto mi è piaciuto il lavoro che i ragazzi hanno fatto nella gara di domenica, quella che ho vinto. Non avevo mai vissuto una cosa del genere prima. Devo loro un enorme grazie proprio per come abbiamo corso. E anche a tutto lo staff… In generale è stato un viaggio molto bello.