Wout Van Aert, Tadej Pogacar, Parigi-Roubaix 2026

Colbrelli e la tattica: i campioni sanno (anche) leggere la corsa

17.04.2026
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Lo abbiamo scritto nell’editoriale che ha aperto la settimana post Parigi-Roubaix, le regole ancora vincenti del ciclismo esistono e continueranno ad esserci. Si spera almeno. L’argomento della tattica in corsa è rimasto al centro del nostro dibattito dopo il Fiandre e la Roubaix ci ha dato modo di proseguire. In un ciclismo dove si guarda a motori, watt e potenza spesso ci si è arresi al fatto che sia il più forte a vincere. Il che è vero, in parte.  

Tadej Pogacar ha vinto alla Strade Bianche dettando legge a colpi di pedali, allo stesso modo ha vinto la Milano-Sanremo e il Fiandre. Lo sloveno era il più forte in corsa e ha capitalizzato la sua superiorità. Ma siamo sicuri che il resto del gruppo abbia fatto in modo che Pogacar facesse più fatica del dovuto? Isoliamo la Strade Bianche, ma siamo sicuri che nelle altre due Monumento vinte dal campione del mondo in carica si sia fatto tutto per batterlo?

Pochi ragionamenti

Con queste domande siamo andati da Sonny Colbrelli, che con l’astuzia, la tattica e le giuste gambe nel 2021 ha vinto l’europeo e la Roubaix contro avversari di caratura superiore quali Evenepoel e Van Der Poel.

In questi giorni Colbrelli è super indaffarato, da poco ha aperto il suo negozio di bici e noleggio a Salò, sul Lago di Garda. Un punto vendita De Rosa dove si possono anche effettuare noleggi e grazie a due guide del posto pedalare sulle strade e i sentieri del lago. 

«Diciamo che adesso di tattica se ne vede davvero poca – dice Colbrelli – perché la tendenza è di andarsela a giocare fino alla fine. E’ un ciclismo che va a mille all’ora e nelle ultime gare nessuno resta a ruota, non so capire il perché. Immagino siano anche i diesse dall’ammiraglia a sconsigliare certi atteggiamenti. Io però un europeo e una Roubaix li ho vinti esattamente in questo modo, giocando con la tattica».

Attacco a Monte Sante Marie: quando Pogacar si è voltato e ha visto Seixas vicino, ha dovuto accelerare ancora
Strade Bianche 2026: Pogacar attacca a 86 chilometri dall’arrivo dettando la legge del più forte, poco spazio alla tattica
Attacco a Monte Sante Marie: quando Pogacar si è voltato e ha visto Seixas vicino, ha dovuto accelerare ancora
Strade Bianche 2026: Pogacar attacca a 86 chilometri dall’arrivo dettando la legge del più forte, poco spazio alla tattica

Accontentarsi

L’impressione è che nel ciclismo dei marziani accontentarsi sia quasi una scelta accettabile. Provare a vincere vuol dire arrivare fino in fondo e poi giocarsi le proprie carte. Ma siamo sicuri che certi atteggiamenti siano davvero i migliori o quelli giusti? Alla Sanremo Pogacar non ha esitato quando si è trattato di usare l’astuzia, così nel lanciare la volata con Pidcock a ruota si è mosso in modo da ingannare il britannico. 

«Pogacar è uno che non ha paura di nulla – analizza Sonny Colbrelli – e non guarda nemmeno alla tattica. E’ il più forte e non pensa a certe cose, fa quello che vuole. Al contrario Pidcock avrebbe potuto usare un po’ di astuzia, forse. Anche se rimango dell’idea che Pogacar quel giorno avesse una superiorità tale da poter fare tutto.

«L’argomento dell’accontentarsi – prosegue – potrebbe anche essere legato alla logica dei punti. Ormai quelli contano molto e certe squadre preferiscono arrivare davanti anche se battute piuttosto che rischiare di perdere posizioni».

Voci dall’ammiraglia

Per sapere se quest’ultima affermazione sia vera dovremmo salire in macchina con certi diesse. Sonny Colbrelli, che in carriera è stato sia corridore che diesse però può essere un riferimento importante

«Quando sono passato dalla bici all’ammiraglia – racconta ancora Colbrelli – ho vissuto anche un cambiamento enorme nell’approccio alle corse. Fino a qualche anno fa certe dinamiche in gara erano accettate, ora meno. E’ un ciclismo sempre più veloce e meno aperto dal punto di vista tattico. 

«E’ chiaro che le gare ora si aprono anche a 80 o 90 chilometri dal traguardo. Se uno come Pogacar attacca da così lontano è difficile anticipare».

Wout VAn Aert, Tadej Pogacar, Roubaix 2026
Roubaix 2026: Van Aert mette in atto ogni tattica possibile per mettere in difficoltà Pogacar e batterlo
Roubaix 2026: Van Aert mette in atto ogni tattica possibile per mettere in difficoltà Pogacar e batterlo

Orgoglio o testardaggine?

Il ragionamento non fa una piega, se il più forte di tutti anticipa e chiude la corsa a 80 chilometri dal traguardo, come alla Strade Bianche, c’è poco da fare. Ma è quando si arriva nel finale insieme a lui che forse si dovrebbero cercare vie alternative per vincere. Van Der Poel al Fiandre ha giocato ad armi pari e si è trovato senza cartucce da sparare. Al contrario Van Aert ha usato l’astuzia e la voglia di vincere per mettere nel sacco il campione del mondo.

«Mi trovo totalmente d’accordo – conclude Colbrelli – ma mi permetto di dire che Van Der Poel non è mai stato un grande tattico. Alla Roubaix del 2021 rimase per diversi chilometri tra il nostro gruppo e Moscon, bruciando tante energie e arrivando alla volata senza forze. Al contrario credo che Van Aert domenica abbia usato tutti i mezzi a disposizione. Sapeva che Pogacar e Van Der Poel erano i più forti, e ha corso sfruttando i momenti».

L’allungo nel tratto di Auchy-lez-Orchies à Bersée quando VDP era a venti secondi, mettere davanti Pogacar nei settori di pavè con vento contrario per evitare attacchi a sorpresa. Insomma, Van Aert ha dimostrato che per vincere serve essere campioni anche nel leggere la corsa.

Parigi Roubaix 2026, Wout Van Aert

EDITORIALE / Van Aert e le regole (ancora) vincenti

13.04.2026
5 min
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Il copione della Sanremo non ha funzionato e nemmeno quello del Fiandre. Ieri sulle strade della Roubaix, dove l’assenza di salite ha costretto i corridori a combattere ricorrendo anche alla tattica, Van Aert ha dimostrato che il più forte può essere battuto applicando le regole del ciclismo di sempre, che in nome di un fairplay annacquato e imposto da non si sa quale convenzione, troppo spesso ha reso le corse scontate.

Il copione della Sanremo

Pogacar cade prima della Cipressa: è il più forte di tutti, ha motore e cattiveria da vendere, la caduta è l’occasione di rendergli la vita difficile, eppure lo aspettano. Continuano regolari come se niente fosse e si stringono per lasciarlo passare sulla Cipressa, affinché vada davanti e li ammazzi. E lui, killer chirurgico e senza tanti scrupoli, li supera e li mette in croce, vincendo poi la volata con la giusta dose di malizia. Nessun fairplay: Pidcock non deve passare a destra e lui chiude la porta.

Pogacar lancia la volata dal lato delle transenne: per Pidcock porta chiusa, dovrà andare verso centro strada
Aspettato alla Sanremo dopo la caduta, Pogacar ha potuto risalire il gruppo e battere Pidcock in volata con la giusta dose di astuzia
Pogacar lancia la volata dal lato delle transenne e Pidcock esita. Sarebbe cambiato qualcosa se si fosse lanciato subito a centro strada?
Aspettato alla Sanremo dopo la caduta, Pogacar ha potuto risalire il gruppo e battere Pidcock in volata con la giusta dose di astuzia

Il copione del Fiandre

Pogacar è il più forte di tutti. Sui muri la bici gli scappa di sotto e sul primo Qwaremont fa capire che al passaggio successivo non ce ne sarà per nessuno. Prima di arrivarci però ci sono il Taaienberg e tratti di strada faticosa in cui uno da solo rischierebbe di spendere davvero tanto. E Van der Poel, che avrebbe l’occasione di farlo stancare, anziché mettersi a ruota e lasciargli il peso del lavoro, lo aiuta.

Dicono che abbia rallentato sperando di far rientrare Evenepoel. Dicono che abbia tirato per orgoglio e per dimostrare di essere al suo livello. Dicono che fra campioni si combatte alla pari. In realtà a Van der Poel è mancata la lucidità o forse l’umiltà. Ha aiutato e poi ovviamente è stato staccato.

La rabbia di Van Aert

Di certo Van Aert non ha vinto quanto si pensava qualche anno fa. Van Aert ieri aveva il sangue negli occhi, aveva una dedica per l’amico scomparso e voleva vincere per la sua famiglia. E così, quando si è ritrovato da solo con Pogacar nel finale della Roubaix, dando per scontato le grandi gambe, ha messo in atto tre mosse vincenti. E il campione del mondo, che ha dimostrato ancora una volta di essere un atleta immenso, è caduto nella rete perché senza salite, si è trovato privo di uno schema da applicare.

Una foto di famiglia: Van Aert scosso dalle lacrime con il figlio George, la moglie Sara e il piccolo Jerome
Una foto di famiglia: Van Aert scosso dalle lacrime con il figlio George, la moglie Sara e il piccolo Jerome
Una foto di famiglia: Van Aert scosso dalle lacrime con il figlio George, la moglie Sara e il piccolo Jerome
Una foto di famiglia: Van Aert scosso dalle lacrime con il figlio George

Respinto Van der Poel

La prima mossa. Van Aert era a ruota di Pogacar, quando dalla radio gli hanno detto che Van der Poel fosse prossimo ai rientro: dai due minuti che aveva all’uscita di Arenberg (fra breve diremo anche di questo) era arrivato a pochi secondi. Se il rientro di Evenepoel avrebbe riaperto il Fiandre, Wout ha pensato che ritrovarsi con Mathieu fra i piedi sarebbe stato un guaio e così prima di entrare nel settore di Pont-Thibault à Ennevelin ha accelerato e si è messo in testa, riaprendo il gap. Fatto fuori lo storico rivale, ha potuto concentrarsi solo su Pogacar.

A ruota sul pavé

La seconda mossa. Pogacar ha cominciato a capire che in volata rischiava grosso e nel settore di Mons-en-Pevéle è partito da dietro come una furia. Van Aert ha ammesso che lo sforzo per stargli appresso è stato il più duro della sua Roubaix e per questo, da quel momento, nei tratti di pavé è sempre rimasto a ruota di Tadej. Se vuole staccarmi, ha pensato, deve partire dal davanti.

A ruota sul pavé: così Van Aert ha impedito a Pogacar di sorprenderlo con i suoi attacchi
A ruota sul pavé: così Van Aert ha impedito a Pogacar di sorprenderlo con i suoi attacchi
A ruota sul pavé: così Van Aert ha impedito a Pogacar di sorprenderlo con i suoi attacchi
A ruota sul pavé: così Van Aert ha impedito a Pogacar di sorprenderlo con i suoi attacchi

Il minimo sindacale

La terza mossa. Capito che non lo avrebbe staccato sul pavé, Pogacar ha provato a farlo su un ponticello in salita: pochi metri così violenti che Van Aert ha aperto la bocca per riprendere fiato. E quando Pogacar si è voltato per chiedergli il cambio, il belga gli ha fatto cenno di no con la testa. Stanco per il rientro (sudato) dopo la sua foratura e per il peso di un attacco condotto sempre in testa, anche Pogacar ha visto la riserva.

Superato anche il Carrefour de l’Arbre, Van Aert ha fornito la collaborazione minima, ma non si è svuotato per dimostrare all’altro di essere al suo livello. Quello l’ha fatto nel velodromo, schiantandolo in volata. E ha poi sollevato la pietra al cielo come il sacerdote con l’ostia nella domenica in cui nelle chiese s’è raccontata la redenzione di San Tommaso.

I pedali di Philipsen

Questo è il ciclismo. Forza e testa, perché molto spesso a parità di forze, si vince con l’intuizione giusta. Ci sono regole che si danno per scontate, come ad esempio quella per cui il campione deve poter ricevere la bici da un compagno, se dovesse trovarsi in difficoltà: una bici di misure simili e con gli stessi componenti.

Immaginate pertanto la sorpresa di Van der Poel, con una gomma a terra nella Foresta di Arenberg, quando salendo sulla bici di Philipsen, si è reso conto che il compagno aveva i pedali diversi dai suoi (probabilmente i nuovi SRM) non compatibili con le sue tacchette. Van der Poel ha buttato via la Roubaix nel goffo tentativo di trovare una bici che gli andasse bene.

Van der Poel ha perso la Roubaix perché nell'Arenberg non ha ricevuto una bici con i pedali uguali ai suoi
Van der Poel ha perso la Roubaix perché nell’Arenberg non ha ricevuto una bici con i pedali uguali ai suoi
Van der Poel ha perso la Roubaix perché nell'Arenberg non ha ricevuto una bici con i pedali uguali ai suoi
Van der Poel ha perso la Roubaix perché nell’Arenberg non ha ricevuto una bici con i pedali uguali ai suoi

Le regole del gioco

Va bene essere amici, ma una gara di sei ore è più simile a una battaglia che a una partita di bridge e richiede atleti lucidi, arrabbiati e capaci di giocare tutte le carte.

E’ vero che ormai non si corre più per fame, per rabbia e per amore, ma le regole del gioco sono sempre le stesse e prevedono che per battere il più forte, in quelle poche occasioni in cui sia possibile, bisogna rendergli la vita difficile.

E a proposito del più forte e della velocità che ha imposto al gruppo, visto ieri quante forature? Chissà se siano dipese proprio dalla velocità folle con cui si è svolta la corsa: i 48,910 di media ne fanno la Roubaix più veloce della storia. Forse i tubeless gonfiati così bassi non erano pronti per impatti così violenti con le pietre? La risposta ai tecnici.

Giro delle Fiandre 2026, Mathieu Van der Poel, Tadej Pogacar

Ancora sul Fiandre, VdP ha fatto tutto per vincere?

10.04.2026
6 min
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Ballerini impiegò settimane per farsene una ragione. Dopo il sesto posto del Fiandre, entrò nel velodromo, fece la volata di testa ed esultò, senza rendersi conto che Duclos Lassalle, già primo alla Roubaix dell’anno precedente, gli avesse messo la ruota davanti. In Italia del francese se ne dissero di tutti i colori, L’Equipe in Francia gli dedicò una delle sue prime pagine da testa a piedi. Titolone: Il l’a fait, l’ha fatto.

Sarebbe bello, se fosse ancora tra noi, chiedere a Ballerini la sua opinione sul Fiandre di Van der Poel contro Pogacar, perché il dibattito sulla collaborazione offerta da Mathieu al rivale non si è ancora esaurito. Belle le parole di Adrie Van der Poel, chiare anche quelle di Ballan, eppure la storia è piena di corridori che, trovandosi opposti ad altri più forti, oltre alle gambe hanno usato la testa. Il ciclismo dei tanti watt e dei tanti carboidrati per chilo ha bandito l’astuzia?

Durante la telecronaca del Fiandre su Eurosport, Moreno Moser ha mostrato qualche dubbio, passando con grande acume dai panni del corridore a quelli del tifoso e inquadrando la questione da entrambi i punti di vista. E noi siamo tornati alla carica con il trentino, perché la tattica di Van der Poel non è stata la più convincente.

Se sei già al limite in salita dietro a uno che non riesci nemmeno ad affiancare, perché dargli i cambi?

In telecronaca mi sono limitato a osservare la situazione, nel senso che mi trovo anch’io a metà strada. Se Van der Poel non avesse tirato, avrebbe fatto innervosire Pogacar e magari sarebbe rientrato Remco che poteva pure attaccare. A quel punto Pogacar sarebbe dovuto andare a chiudere, perché Mathieu a quel punto sarebbe rimasto a ruota. Si potevano creare delle dinamiche diverse. Tirando invece, si crea la dinamica per cui il più forte resiste. Ma visto che il più forte si sapeva che fosse Tadej, effettivamente…

Adrie Van der Poel, padre di Mathieu, dice che ha fatto bene a collaborare, perché sono corridori alla pari e a quei livelli non si fanno le furbate. Ma alla fine conta vincere o essere eleganti?

Io in cronaca l’ho detto. Van der Poel tira perché non si vuole sentire inferiore. Per una questione di orgoglio, lui al Fiandre ha bisogno di mettersi sullo stesso piano. Il problema secondo me è uno solo, per quello che penso io. Se tiri e poi la perdi con onore, va tutto bene. Ma se inizi a fare il furbo, non tiri e poi la perdi lo stesso, fai una figuraccia. Anche questa, nel formulare un giudizio, è una riflessione secondo me da mettere sul banco, no?

Se Van der Poel avesse permesso a Evenepoel di rientrare, magari qualcosa sarebbe cambiata
Se Van der Poel avesse permesso a Evenepoel di rientrare, magari il Fiandre sarebbe cambiato
Se Van der Poel avesse permesso a Evenepoel di rientrare, magari qualcosa sarebbe cambiata
Se Van der Poel avesse permesso a Evenepoel di rientrare, magari il Fiandre sarebbe cambiato
Se comunque devi perdere, non vale la pena giocare tutte le carte provando a vincere?

Quindi chi se ne frega, dici, della figuraccia? Ci può stare, la posta in palio era obiettivamente alta.

Non è forse vero, facendo la volata della Sanremo, che quando ha visto Pidcock infilarsi a destra, Pogacar ha chiuso leggermente la traiettoria? Stando a certi ragionamenti, avrebbe dovuto lasciarlo passare…

Ma infatti nelle poche volte che lo abbiamo visto andare piano, Tadej comunque ha fatto il furbo e si è innervosito, ha iniziato anche lui a fare i giochetti. Ovvio però che quando è così forte, non gli serve nemmeno farli.

Credi che si stupirebbe se un altro corridore in fuga con lui smettesse di dargli i cambi?

Capisco la frustrazione del grande pubblico, perché in fondo qualche scaramuccia sarebbe bella da vedere anche per il racconto, soprattutto in queste condizioni dove c’è uno che domina. Aggiungerebbe qualcosina, perché effettivamente se il Fiandre lo avessero fatto su Zwift, avrebbe avuto lo stesso risultato. Se lo facevi sui rulli e misuravi quanti watt/chilo fa ognuno di loro, sarebbe venuto fuori lo stesso ordine di arrivo o comunque ci andavi poco lontano.

Possibile che Van der Poel non abbia giocato con la giusta astuzia?
Accettando di dare cambi a Pogacar, Van der Poel ha messo sulla strada le energie che gli restavano e sul Qwaremont lo ha pagato
Possibile che Van der Poel non abbia giocato con la giusta astuzia?
Accettando di dare cambi a Pogacar, Van der Poel ha messo sulla strada le energie che gli restavano e sul Qwaremont lo ha pagato
Anche perché, se anche fosse rientrato Evenepoel, alla fine probabilmente avrebbe vinto ugualmente Pogacar…

Pogacar ha fatto il suo gioco, cioè cercare di scremare sempre di più, senza mai calare. Se Van der Poel non avesse tirato, magari iniziavano a farsi gli scherzetti. Rientravano da dietro anche Van Aert e Pedersen e si sarebbero create dinamiche diverse. Però dall’altro canto cerco di essere più neutrale nel giudizio, perché da corridore quando ti trovi lì e li hai già fatti fuori quasi tutti, sei contento di dove ti trovi. Tutti quelli che ho fatto fuori sono dietro, perché devo farli rientrare?

Non c’è il rischio che questo in qualche modo sia indice del fatto che Van der Poel si sia accontentato? Vista da fuori, era chiaro che Pogacar lo avrebbe staccato…

Però in fin dei conti a Van der Poel quest’anno non è mancato così tanto. Rispetto all’anno scorso, sul Qwaremont ha tenuto molto meglio. Secondo me si sentiva bene e al Fiandre è andato molto forte anche per i suoi standard. Lui è arrivato alla resa dei conti convinto che l’altro non lo avrebbe staccato. Ha scollinato molto bene anche di faccia e di pedalata. In cima era ancora in spinta, non era cotto. E anche Pogacar per staccarlo ha dovuto andare a fondo, fondo, fondo…

Hai anche detto che se li avessero messi su Zwift il risultato sarebbe stato identico. Perché pensare di fare tutto con la forza e non mettere in campo un po’ di tattica?

C’è anche da dire che se inizi a non tirare, rischi che al primo strappo l’altro ti stacchi. Comunque in telecronaca ho detto qualcosa in questo senso, ma la verità secondo me è che Van der Poel ha tirato perché voleva sentirsi alla pari, non farlo sarebbe stato ammettere di essere inferiore. Lui probabilmente è molto orgoglioso e l’orgoglio a volte è una brutta bestia, diventa un limite più che un punto di forza.

Secondo Moser, Van der Poel non ha scollinato al limite
Ultimo Qwaremont del Fiandre 2026, secondo Moser, Van der Poel non ha scollinato al limite
Secondo Moser, Van der Poel non ha scollinato al limite
Ultimo Qwaremont del Fiandre 2026, secondo Moser, Van der Poel non ha scollinato al limite
Oggi contro Pogacar, Van der Poel si ritrova nella posizione in cui per tre anni ha relegato Van Aert…

Questo è proprio vero, ma penso anche che la Roubaix la vincerà lui. Magari di ruota non lo stacca, ma in volata è superiore, anche se Pogacar in volata non è così lento, quindi in qualche modo ha qualche chance anche lì. Dipende da come arrivano al finale, però di certo la Roubaix sarà la più bella.

Perché c’è più gente ad alto livello?

Per quello e perché per quanto tu possa andare forte, staccare la gente di ruota è sempre più difficile. E’ la corsa in cui c’è la tensione alta per più tempo. Anzi, per la maggior quantità di tempo. Alla Sanremo è bellissimo il finale, ma comunque è solo il finale. Il Fiandre ultimamente si risolve sempre presto, con pochi colpi di scena. La Roubaix invece ha 150 chilometri di finale e di tensione.

Pogacar e Van der Poel, Fiandre 2026

Tra Fiandre e Roubaix: Ballan commenta Adrie Van der Poel

08.04.2026
5 min
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Tra Fiandre e Roubaix. Siamo proprio nel mezzo di queste due magnifiche classiche. Ed è inevitabile continuare a parlarne. Uno dei primi a farlo è stato Adrie Van der Poel, papà di Mathieu. L’ex corridore ha espresso alcune considerazioni circa l’andamento del Giro delle Fiandre e di quel che sarà alla Parigi-Roubaix.

Adrie ha toccato diversi temi: tattica, forza, potenzialità del figlio e di Tadej Pogacar. Noi ne abbiamo presi tre, quelli più importanti a nostro avviso, e li abbiamo posti al commento di Alessandro Ballan, uno che di pietre se ne intendeva eccome.

Il tema dei cambi sarà cruciale alla Roubaix. Stavolta Pogacar potrebbe non aspettarseli. E ad avere contro non solo VdP
Il tema dei cambi sarà cruciale alla Roubaix. Stavolta Pogacar potrebbe non aspettarseli. E ad avere contro non solo VdP

Cambi sì, cambi no

Il primo tema di Adrie van der Poel che mettiamo sul piatto è tattico. Secondo papà Adrie, Mathieu avrebbe fatto bene a dare i cambi a Pogacar. Sostanzialmente aveva detto che suo figlio è un grande atleta, al pari dello sloveno in certe corse, ed era giusto giocarsela così. Loro due davanti e dietro tutto il resto del mondo. E il primo di questo altro mondo era un certo Remco Evenepoel.

«Per me – commenta Ballan – è stato giusto in parte. Tra l’altro a smentirlo un po’ è stato il figlio stesso, visto che tirava molto meno rispetto a Pogacar. Si vedeva anche dal distacco che infliggevano a Evenepoel. Quando Van der Poel era a ruota, Remco era a 6-7 secondi o più. Quando passava in testa Mathieu, Remco quasi rientrava. Poi Pogacar lo vedeva avvicinarsi e riportava il distacco a 8-9 secondi. Quindi diciamo che un po’ si è risparmiato. Però ha collaborato sempre, non ha mai saltato un cambio. E giustamente direi. Si stavano pur sempre giocando un bel risultato al Fiandre. Anche un secondo posto dietro a Pogacar non è da buttare via. Poi sapete: finché non si taglia la linea d’arrivo, nulla è mai scontato. Magari poteva succedere anche un imprevisto e lui sarebbe stato davanti. Quindi anche per me ha fatto bene a collaborare».

«E’ logico che, in vista della Roubaix, è tutta un’altra gara. Tadej ha vinto tre gare consecutive… tra l’altro una più bella dell’altra. Sta dimostrando di avere una superiorità netta e una condizione enorme. E’ migliorato ulteriormente, di conseguenza se vogliono provare a vincere la Roubaix devono anche rischiare di non dargli i cambi».

Un problema di nome Tadej

In qualche modo Ballan anticipa poi il secondo punto toccato da Adrie: «Pogacar è migliorato ancora. Ma anche mio figlio è migliorato. Mathieu è andato molto forte». Forse più forte che mai al Fiandre. Tanto è vero che a fine corsa Mathieu stesso ha detto: «Il mio problema? Si chiama Tadej Pogacar! Mi sono dovuto inchinare alla legge del più forte».

«Evidentemente – spiega Ballan – “il più forte” di Van der Poel non basta. Tuttavia è vero che la Roubaix fisicamente è più adatta a corridori di peso come lo stesso Mathieu o come Van Aert, Pedersen o anche Philipsen… Sì, Pogacar sta andando fortissimo, ma nelle altre gare c’erano gli strappi o le salite e riusciva a fare nettamente la differenza. Alla Roubaix queste non ci sono e gli sarà più difficile staccarlo. Ho letto che sul Kwaremont Van der Poel andava a 650 watt, Pogacar probabilmente sviluppava (pochi) watt in meno, però essendo più leggero lo ha staccato. In pianura dovrà essere lo sloveno ad aumentare il wattaggio: la questione è molto differente. Non solo, poi c’è la questione volata. È vero che alla Roubaix contano le gambe, ma su carta Van der Poel è più veloce».

«Rispetto ai miei tempi – prosegue Ballan – avevo bisogno di 25 giorni di gara per arrivare alla Roubaix competitivo. Pogacar alla prima corsa dell’anno viene e vince. Arriverà alla Roubaix con tre gare e ci andrà per vincere. A me serviva conoscere le strade e non solamente quelle. Serviva conoscere i tratti in pavé, le buche, le curve, i segmenti in asfalto… perché rischiavo di non ricordarmi il percorso e di rimanere tagliato fuori per questo motivo. Nel ciclismo moderno, purtroppo, non è così: contano meno questi aspetti. Quello che conta, purtroppo, è quasi solo la forza. E’ quella che fa la differenza più di tutto».

Senza gli strappi e in particolar modo i 3' del Kwaremont, sulle pianure della Roubaix le quotazioni di van der Poel aumentano considerevolmente
Senza gli strappi e in particolar modo i 3′ del Kwaremont, sulle pianure della Roubaix le quotazioni di Van der Poel aumentano considerevolmente
Senza gli strappi e in particolar modo i 3' del Kwaremont, sulle pianure della Roubaix le quotazioni di van der Poel aumentano considerevolmente
Senza gli strappi e in particolar modo i 3′ del Kwaremont, sulle pianure della Roubaix le quotazioni di Van der Poel aumentano considerevolmente

Fifty-fifty

L’ultimo argomento, che in parte si ricollega a questo, riguarda le percentuali di vittoria. Aveva detto Adrie van der Poel: «Al Fiandre le percentuali erano 60 a 40 per Pogacar. Ma alla Roubaix, senza dislivello, saranno pari, al 50 per cento. Fifty-fifty».

«In questo caso – dice Ballan – non sono del tutto d’accordo con Adrie. Sicuramente c’è più equilibrio che al Fiandre, ma direi 55 a 45 per Van der Poel, soprattutto perché è più veloce, come dicevo prima. Poi è logico che Pogacar ha il morale altissimo per le vittorie ottenute fino ad ora e per me questo è un grande suo punto di forza in questo momento. Però la Roubaix è una gara nella quale ci vuole tanta fortuna e Pogacar l’ha capito l’anno scorso. Ha capito che non gli serve, e non gli basta, solamente la forza. Serve sapere guidare bene la bici, sapere dove mettere le ruote… E in questo Van der Poel è maestro. Non solo, ma ci potranno essere finali diversi, che non è detto siano solo a due».

Ballan dunque in questa percentuale pre-Roubaix punta forte anche sull’esperienza. Tuttavia è anche vero che al debutto l’anno scorso Pogacar è arrivato secondo. Quest’anno sa cosa lo aspetta dal via di Compiègne.

E poi, tornando a parlare di tattica e forza (ma anche aerodinamica), un eventuale assolo di Pogacar passerebbe dall’aprire un buco. Uno spazio in cui per qualche secondo Van der Poel perda l’effetto scia.

«Pogacar deve provare proprio questo. Deve cercare di uscire da un tratto in pavé con 10-20 metri e poi dare tutto. E se dovesse staccare di ruota Van der Poel vorrebbe dire che lo stesso Mathieu sarebbe al limite. Di conseguenza, da quel momento diventerebbe una cronometro e immagino che per VdP non ci sarebbe più nulla da fare».

Tadej Pogacar, Giro Fiandre 2026

VdP prova a resistere, ma Pogacar se ne va e fa tris al Fiandre

05.04.2026
7 min
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OUDENAARDE (Belgio) – L’avversario più grande poteva essere il vento, ma forse si è trasformato nel suo miglior alleato. Insomma, a quanto pare questo Tadej Pogacar sembra proprio imbattibile. Lo sloveno conquista il terzo Giro delle Fiandre e lo fa alla sua maniera: staccando tutti e correndo senza paura.

Completano il podio l’eterno rivale Mathieu van der Poel, che ha accettato la sconfitta con una serenità e una consapevolezza clamorose. E il sorprendente, o meglio, quasi sorprendente debuttante Remco Evenepoel. Mentre è buio pesto per gli italiani. Per scovare il primo bisogna scorrere la classifica fino alla casella numero 24: Alberto Bettiol ad oltre sei minuti e mezzo da Pogacar.

Vento alleato?

Il film della corsa è molto semplice: la fuga iniziale, la rimonta dei grandi quando la UAE Emirates decide di accendere la miccia e quindi gli scatti finali di Pogacar, che man mano hanno demolito tutti gli avversari. Tuttavia, questo vento che preoccupava molti lasciava quasi il sorriso sotto i baffi al direttore sportivo della UAE, Fabio Baldato, il quale aveva spiegato che alla fine era esattamente quello che si aspettavano.

«Spira intorno ai 25-30 chilometri all’ora – spiegava il diesse – forse 4-5 chilometri orari più forte del previsto, ma siamo lì». E poi aveva aggiunto: «Ma è in faccia…». Come dire: se la corsa diventa più dura, tanto meglio per noi, visto che abbiamo il più forte.

Era poi un vento freddo. Basti pensare che un esperto del Nord come Matteo Trentin, questa mattina, tremava. «Che numero di Fiandre è per te, Matteo?», gli avevamo chiesto. E lui: «E’ il mio Fiandre “numero troppo”! Scherzi a parte, sono al quattordicesimo. Bisognerà iniziare a pensare di fare qualcos’altro! Piuttosto, ma quando si parte? Fa un freddo cane». Anche oggi Trentin è stato uno dei migliori italiani: è rimasto davanti il più possibile. Poi è stato costretto al ritiro per una caduta ed è finito in ospedale.

Pogacar, Fiandre 2026
Una foto che parla da sola. L’Oude Kwaremont, i campioni, il pubblico…
Pogacar, Fiandre 2026
Una foto che parla da sola. L’Oude Kwaremont, i campioni, il pubblico…

UAE Emirates perfetta

La corsa va avanti. Sono gli uomini del campione del mondo a tenere tutto sotto controllo. Al passaggio a Oudenaarde erano tutti in fila e Pogacar pedalava a bocca chiusa alla loro ruota. Sembrava un direttore d’orchestra, con Nils Politt e compagni nei panni dei musicisti. La forza di un gruppo passa anche da questa consapevolezza.

Arriva la sequenza più attesa: il secondo Oude Kwaremont, il Paterberg e il Koppenberg. Pogacar accelera. Come sempre gli resiste solo Van der Poel, anche se va detto che Evenepoel ha venduto carissima la pelle. All’ultimo passaggio sull’Oude Kwaremont, Tadej inizia a sgasare prima del pavé. Questo ragazzo usa sempre la testa, anche se è il più forte. E’ più leggero di Van der Poel e la fisica gli rema contro sulle pietre: meglio non lasciare nulla al caso. Meglio far arrivare l’olandese sul pavé con un pizzico di fiatone in più.

E infatti Pogacar s’invola. Fiandre finito ed ennesima Monumento in tasca. Tuttavia non è sembrato devastante come sempre: il ghigno della foto di apertura lo dimostra. Era affaticato. Ci ha colpito un’immagine: a 8,4 chilometri dall’arrivo ha messo una mano in tasca cercando ancora un gel. Dunque era davvero al limite, con le energie quasi a lumicino. E sarà un caso, ma dopo quel gel ha ripreso ad aumentare il vantaggio. In fin dei conti, nella sequenza Kwaremont-Paterberg Van der Poel si era sì staccato, ma non era naufragato.

Felice ma stanco

«E’ stato difficile come ogni gara – ha detto Pogacar all’arrivo – ma sono molto contento di come sia andata e di come abbiamo corso come squadra. Tutti i miei compagni sono stati molto attenti, hanno lasciato tutto sulla strada ed è questo che rende questo Fiandre speciale per me. E’ una corsa speciale. Il Kwaremont è qualcosa di unico: non solo perché è lo sforzo più lungo, ma perché c’è tantissima gente. Lo affronti tre volte ed è come essere in uno stadio».

Lo sloveno ha parlato anche della collaborazione con Van der Poel, sempre più rivale ma anche sempre più rispettato. «Con Mathieu non abbiamo parlato molto, però abbiamo provato a lavorare insieme fino alla fine. Abbiamo cercato di capire quante persone ci fossero dietro di noi e quanto fosse distante Remco, bravissimo per essere al debutto. Sul Paterberg, alla fine, il vento ci ha aiutato».

Infine, qualcuno gli ha chiesto perché si sia tolto i guantini poco prima dell’affondo finale: «Nessun motivo particolare, semplicemente mi piace andare senza guanti. E’ importante anche ai fini della velocità e mi piace la sensazione di avere le mani libere. Se tornerò il prossimo anno? Vedremo. Intanto pensiamo alla Parigi-Roubaix. Mi sento pronto, la motivazione è alta e immagino che la corsa sarà sulle mie spalle».

L’arrivo trionfante di Pogacar. Per lo sloveno è il terzo Fiandre e il 12° Monumento
L'arrivo trionfante di Pogacar. Per lo sloveno è il terzo Fiandre e l'11° Monumento
L’arrivo trionfante di Pogacar. Per lo sloveno è il terzo Fiandre e il 12° Monumento

VdP, resa da campione

L’olandese era a pochi secondi. Questo è stato fatto notare anche a Pogacar, che si è congratulato con lui. Il vero distacco è arrivato negli ultimi 10 chilometri di pianura dopo il Paterberg. E la riprova è che anche un cronoman come Evenepoel, terzo, ha pagato in quel segmento.

«Sono andato bene – ha commentato Van der Poel – ma ho perso un po’ alla fine. La gara è stata dura: Nils Politt e Florian Vermeersch (compagni di Pogacar, ndr) hanno fatto un lavoro enorme e hanno fatto esplodere la corsa sul Molenberg. Questo è sempre un muro cruciale, ma non mi aspettavo che la gara si decidesse proprio lì. Piuttosto ho commesso un errore al secondo passaggio sul Kwaremont: ero davanti, ma mi sono bloccato sul lato sinistro. Ho dovuto sganciare il pedale per un istante e ripartire. Ho perso posizioni e sono stato costretto a risalire, spendendo molte energie. Avrei dovuto essere davanti con Tadej».

Poi aggiunge: «Mi piace che i corridori più forti siano sempre presenti e combattano tra loro. E oggi si è visto un grande spettacolo».

Anche con l’olandese, in qualche modo, si guarda già alla Roubaix. In un ciclismo, ma forse sarebbe meglio dire in un mondo, che corre veloce, c’è subito l’esigenza di voltare pagina.

«Che Pogacar mi aspetto alla Roubaix? Molto forte, può fare meglio dell’anno scorso. Nel 2025 ha commesso solo un piccolo errore in un settore di pavé. Tutti sappiamo che può vincere ovunque. E’ un corridore fenomenale. Penso sia migliorato ancora in generale. Io, invece, ho fatto una delle mie migliori prestazioni di sempre».

Wout Van Aert

Cinque nomi per il Fiandre e perché: la previsione di Pozzato

03.04.2026
6 min
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Pochi giri di parole, tanta schiettezza e diretti al punto: cinque nomi per il Giro delle Fiandre e perché. A tenere banco in questa preview è Filippo Pozzato, uno che di Nord ne sapeva parecchio. E anche di corridori.

La seconda Classica Monumento della stagione va in scena fra 42 ore, più o meno. Ci sono tutti i più grandi. Dai due super pretendenti, Pogacar e Van der Poel, fino agli outsider più di lusso, passando per Pedersen, Asgreen e, non ultimo, anche Evenepoel… E Pozzato chi mette in questa top 5? Scopriamolo insieme.

Filippo Pozzato, Fiandre
Filippo Pozzato ha puntato su Van Aert come il favorito numero uno del prossimo Fiandre
Filippo Pozzato, Fiandre
Filippo Pozzato ha puntato su Van Aert come il favorito numero uno del prossimo Fiandre

Van Aert a sorpresa

«Cinque nomi sono tanti!», esordisce Pozzato… Come a dire che tanto i pretendenti più accreditati sono noti e sempre quelli. Ma il vicentino ci stupisce subito: «Vado controcorrente, il mio favorito è Wout Van Aert. E vi dirò di più: lo era anche alla Sanremo.
«Il perché? Perché è quello che è più in crescendo di tutti. Secondo me Wout ci arriva un po’ più fresco degli altri. Hanno corso poco anche gli altri, ma lui è stato fermo a inizio anno quando si è fatto male al piede».

Pozzato ci rivela poi la grande stima che nutre per Van Aert, un corridore che gli piace moltissimo. Attorno ai Monumenti ci gira da un bel po’: per lui vincere un Fiandre o una Roubaix sarebbe una vera liberazione, come lo è stato qualche giorno fa per Pogacar alla Sanremo. E immaginiamo lo sia anche per l’intera nazione belga.

Omloop 2026, Van der Poel
Un Van der Poel fortissimo, ma troppo “magro” in vista del Fiandre?
Omloop 2026, Van der Poel
Un Van der Poel fortissimo, ma troppo “magro” in vista del Fiandre?

VdP d’argento

«Al secondo posto dico Mathieu Van Der Poel. Vedo lui alla piazza d’onore perché qualcosa gli può mancare rispetto a Van Aert o anche Pogacar. Vi dico la verità, io non l’ho visto benissimo. Non fraintendetemi, a me Van der Poel piace molto. Era il super favorito di tutti alla Sanremo e forse era troppo scontato, per questo ho detto Van Aert… anche per fare un nome diverso da quello che dicevano tutti».

Oltre al discorso dell’andare controcorrente, Pozzato fa però un’analisi interessante e decisamente più tecnica riguardo al posizionare Van der Poel al secondo posto.

«Alla Sanremo io non l’ho visto benissimo. Non era super pimpante come sempre. Non so se si è fatto male quando è caduto. Ho visto che aveva sangue sulle mani, però non mi sembrava forte di gamba, potente come di solito. E anche quando ha vinto a Harelbeke, non l’ho visto super potente. Innanzitutto quel giorno non c’era gente del suo livello, ma la pedalata mi sembrava un po’ appesantita. Addirittura mi sembra troppo magro di gambe, più asciutto del solito. Che poi forse non è meno magro, ma meno tonico».

Tutto sommato anche alla In Flanders Fields lui e Van Aert (battuto da Ganna a Waregem), non sono andati all’arrivo e di solito nel ciclismo attuale, quando qualche calibro grosso parte, nessuno lo riprende. Questa teoria potrebbe avere risvolti molto interessanti proprio domenica. «Però aggiungo – dice Pozzato – che era anche una corsa facile. Il Kemmel era lontano dall’arrivo».

Milano-Sanremo 2026, Tadej Pogacar, UAE Team Emirates, Tom Pidcock, Pinarello-Q36.5 Pro Cycling Team
Pozzato è rimasto colpito dalla forza di Pogacar nella discesa del Poggio. Ma stavolta forse non gli basterà per il Fiandre
Milano-Sanremo 2026, Tadej Pogacar, UAE Team Emirates, Tom Pidcock, Pinarello-Q36.5 Pro Cycling Team
Pozzato è rimasto colpito dalla forza di Pogacar nella discesa del Poggio. Ma stavolta forse non gli basterà per il Fiandre

Tadej “solo” terzo

Nella classifica di Filippo Pozzato, incredibilmente “solo” al terzo posto troviamo Tadej Pogacar. Sentiamo cosa ci dice Pippo. «Secondo me per lui sarà dura staccare tutti quanti. Di nuovo. Anche perché poi ormai se lo aspettano. Pogacar è uno che va di forza e per fare la differenza quasi certamente attaccherà nello stesso punto (l’Oude Kwaremont, ndr). E magari stavolta gli prendono le misure».

«Chiaro che anche gli altri devono avere le gambe, perché l’ultima volta erano attaccati a lui nel momento giusto, ma Tadej li ha tolti di ruota. Però, secondo me, questa volta la Alpecin-Premier Tech può mettergli fastidio. Guardiamo come hanno corso alla Sanremo: sei il più forte? Bene, cavoli tuoi, fai tu la corsa… E io farei lo stesso, non sto criticando la loro strategia. Perché così facendo possono pensare di sfiancare la sua UAE Emirates».

La prevedibilità è dunque il boomerang di Tadej, secondo Pozzato. Perché per il resto anche lui esalta le doti atletiche dello sloveno.

«Pogacar non si discute – spiega Pozzato – sapete dove mi ha impressionato alla Sanremo? Nella discesa del Poggio. Io cerco di guardare proprio l’aspetto tecnico e lui dopo le curve ha rilanciato due o tre volte tanto da mettere in difficoltà Pidcock. Capito? Pidcock in discesa! E lì ti accorgevi che era ancora forte, potente, che aveva la gamba piena. E non perché andasse giù più forte nelle curve, ma perché era più potente. Ha corso la Sanremo col 56! Ha fatto 300 chilometri con quel rapporto e poi ci ha anche vinto la volata. Perché poi l’ha vinta lui. Pidcock per me non ha sbagliato niente».

Christophe Laporte, Jasper philipsen
Che Laporte sia veloce lo testimonia anche il podio della In Flanders Fields dove ha tenuto testa a Jasper Philipsen
Christophe Laporte, Jasper philipsen
Che Laporte sia veloce lo testimonia anche il podio della In Flanders Fields dove ha tenuto testa a Jasper Philipsen

Spunta Laporte

E’ il francese, nonché compagno di squadra di Van Aert, il quarto della lista del Fiandre secondo Pozzato. Parliamo di Christophe Laporte. Un altro che si sta facendo rivedere dopo due stagioni a dir poco anonime.

«Al quarto posto – dice Pozzato – dico Laporte perché può correre un po’ di rimessa, con Van Aert che fa da punta. Chiaramente Laporte non va forte come i primi tre sugli strappi. E’ uno che dunque per vincere, deve giocare di rimessa, può stare a ruota. Ed è anche molto veloce in finale. Insomma, può vincere e lavorare. Anche lui è uno di quelli che quest’anno è tornato, ha una certa esperienza. Ha vinto qualche corsa di quelle giuste. Laporte è uno che sa muoversi in Belgio. Vincendo il campionato europeo ha dimostrato di essere un atleta che è davanti nelle corse che contano».

Florian Vermeersch
Florian Vermeersch: Pozzato lo mette come quinto favorito del Fiandre…
Florian Vermeersch
Florian Vermeersch: Pozzato lo mette come quinto favorito del Fiandre…

Chiude Vermeersch

Chiude la lista dei top 5 di Filippo Pozzato un altro belga, Florian Vermeersch, anche lui come Laporte compagno di squadra di un favoritissimo: Tadej Pogacar. Ma forse per Vermeersch l’incognita maggiore, più che i muri del Fiandre, potrebbe essere proprio Pogacar.

E infatti Pozzato spiega: «Se non lo usano prima per aiutare Pogacar, Florian è uno di quelli che può arrivare davanti. Ha già vinto un mondiale gravel, ha una buona gamba, sa muoversi benone, è davanti sui muri ed è anche “velocino“. Mi piace molto anche lui.

«Per Vermeersch vale lo stesso discorso fatto per Laporte: non è ancora all’altezza di quei tre davanti, però viene subito dopo. Lui e Laporte, correndo allo stesso modo, se la potrebbero giocare… sempre se si venissero a creare determinati scenari. Questi sono i cinque nomi che secondo me potenzialmente potrebbero giocarsi il Fiandre di domenica».

Prima di chiudere però non possiamo non incalzare Pozzato dicendogli che ha fatto fuori Mads Pedersen. Anche in questo caso Pippo ha la risposta pronta. «Gran corridore. Lo vorrei mettere dentro, ma ha saltato anche la In Flanders Fields perché era malato. Insomma, abbiamo pochi elementi per giudicare la sua condizione. In soldoni: non so come sta e per questo non lo metto nei primi cinque».

E sull’ultimo aggiunto della lista, Remco Evenepoel? Pozzato non ha dubbi: «Come motore sarebbe tra i primi cinque, però non l’ho mai visto sul pavè. E soprattutto un certo tipo di pavè».

In Flanders Field, Gand-Wevelgem 2026, Mathieu Van der Poel, Wout Van Aert

Lampi di Van der Poel e Van Aert, sale l’attesa del Fiandre

29.03.2026
4 min
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Per qualche chilometro è parso di essere tornati a un paio di anni fa, quando Van Aert e Van der Poel erano i protagonisti indiscussi delle corse del Nord. Prima che arrivasse Pogacar e i rivali si inserivano a rotazione e avevano il nome di Alaphilippe, Bettiol, Van Baarle e pochi altri.

Le strade della nuova In Flanders Field che ha raccolto il testimone della Gand-Wevelgem si sono infiammate al secondo dei tre passaggi sul Kemmelberg e sono esplose grazie a Van der Poel nell’ultima scalata. Il forcing di Mathieu è stato spietato, piegando Vermeersch ma non Van Aert, che ha dovuto stringere i denti ma in cima era con lui. Dopo averlo visto vincere (sia pure a fatica) ad Harelbeke, sapevamo che Van der Poel fosse in forma, la conferma del buono stato di Van Aert è un’ottima notizia e riporta al centro della scena un campione molto atteso.

In Flanders Field, Gand-Wevelgem 2026, Ypres, Menin Gate Memorial
Ypres, prima del finale: il Menin Gate Memorial, ha incisi i nomi di 54.896 soldati dispersi tra il 1914 e l’agosto 1917
In Flanders Field, Gand-Wevelgem 2026, Ypres, Menin Gate Memorial
Ypres, prima del finale: il Menin Gate Memorial, ha incisi i nomi di 54.896 soldati dispersi tra il 1914 e l’agosto 1917

Van Aert, bicchiere mezzo pieno

All’arrivo ad aspettare Van Aert c’era anche la famiglia e questo lo ha rimesso di buon umore. Anche perché i 35 chilometri fra la cima del Kemmelberg e l’arrivo di Wevelgem si sono rivelati a loro volta un muro insormontabile. 

«Anche il più grande dei miei figli era deluso, in effetti – ha sorriso Van Aert dopo l’arrivo – ma nel finale mi aspettavo che andasse così. Dietro di noi c’erano ancora troppi gregari, per cui il gruppo si è avvicinato rapidamente. Ho corso bene dal secondo Kemmel, ho avuto buone sensazioni e sono riuscito a seguire anche Mathieu nell’ultimo passaggio. Pensavo che avessimo la vittoria in pugno, ma alla fine non è stato così.

«Abbiamo lavorato bene insieme – ha concluso Van Aert – ma Mathieu si è concesso il lusso di correre in modo un po’ più difensivo nel finale e questo è stato a mio svantaggio. Quando ci ha raggiunto Alec Segaert, pensavo che il podio fosse definito e proseguire interessasse a tutti, ma non è stato così. Sono abbastanza soddisfatto di come ho corso. Il risultato non è stato quello sperato, ma è stata una bella giornata».

Van der Poel non si sentiva in giornata e ha smesso di collaborare, aprendo la port a Philipsen
Van der Poel non si sentiva in giornata e ha smesso di collaborare con Van Aert, aprendo la porta a Philipsen
Van der Poel non si sentiva in giornata e ha smesso di collaborare, aprendo la port a Philipsen
Van der Poel non si sentiva in giornata e ha smesso di collaborare con Van Aert, aprendo la porta a Philipsen

Van der Poel, bicchiere vuoto

Van der Poel forse ha anche giocato, sapendo di avere alle spalle un Philipsen in grande condizione (malgrado la partenza sotto tono). Non significa che sia stato scorretto, ma i suoi cambi sono diventati meno convinti da quando via radio gli hanno comunicato che nel gruppo alle sue spalle viaggiava un altro potenziale vincitore. E poi anche lui ha ammesso di non sentirsi tranquillo ad andare allo sprint contro gli altri due.

«Dopo la fatica di Harelbeke – ha detto – sentivo di non essere al massimo della forma. In squadra abbiamo comunicato bene per tutta la giornata e ci è stato subito segnalato che Jasper (Philipsen, ndr) era ancora fresco, per questo davanti ho pedalato sapendo che sarebbe arrivato.

«Ricevevo istruzioni da dietro – ha confermato – dovevo mantenere il ritmo in modo che anche dietro si continuasse a pedalare. Ammetto che non avevo la freschezza necessaria per stare al passo e così ho corso in modo difensivo rispetto ai miei standard. L’avevo detto in anticipo anche alla squadra. Penso che correre così sia stato l’opzione migliore. E’ stato fantastico per Philipsen chiuderla in questo modo e vincere una corsa che ancora ci mancava».

Philipsen ha centrato la classica del Nord più adatta ai velocisti grazie alla complicità di VdP
Philipsen ha centrato la classica del Nord più adatta ai velocisti grazie alla complicità di VdP
Philipsen ha centrato la classica del Nord più adatta ai velocisti grazie alla complicità di VdP
Philipsen ha centrato la classica del Nord più adatta ai velocisti grazie alla complicità di VdP

Philipsen, bicchiere pienissimo

Philipsen si è mosso come il classico velocista alla Gand. E’ rimasto coperto e si è fatto portare nella scia degli attaccanti, lasciando che la squadra lo lanciasse nella volata che per lui a quel punto è stata quasi un gioco da ragazzi.

«Era da tanto che volevo vincere questa gara – ha detto nell’intervista flash a Sporza – è una vittoria da ricordare. Non avevo mai avuto un ottimo feeling e oggi è stata una scommessa: tutto o niente. E alla fine è andato tutto come speravo. Con Van der Poel in testa avevamo una situazione ideale per la squadra. Ci aveva già detto prima del finale che dopo la fatica di Harelbeke non aveva le gambe migliori, ma è comunque incredibile quello che è riuscito a fare. Sapevo per esperienza che questo era un finale molto difficile».

Manca una settimana al Giro delle Fiandre e alla Pasqua Santa del Belgio. All’appello manca soltanto Pogacar, ma sappiamo per esperienza che non abbia mai avuto grossi problemi a rispondere presente, sfruttando la freschezza degli allenamenti a casa mentre quassù se le stanno suonando di santa ragione. La risalita di Van Aert e la vittoria indiscussa di Vingegaard al Catalunya dicono che la Visma Lease a Bike sta tornando ai livelli cui ci aveva abituato. La primavera annuncia una stagione potenzialmente esplosiva.

Guanti, Van der Poel, dita fasciate

L’importanza di indossare i guanti. Anche se ti chiami VdP

29.03.2026
6 min
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Guanti sì, guanti no. La caduta di Mathieu Van der Poel alla Milano-Sanremo e la conseguente “pelata” a mani e dita ha riportato in auge l’annoso discorso circa l’utilizzo dei guanti in bici, soprattutto in gara. Due anni fa un corridore della Bardiani tornò a casa anzitempo dalla Malesia proprio a causa delle mani spellate. Perché qualcuno dunque non li indossa, viene da chiedersi?

Ora si profila una serie di gare in cui i guanti giocano un ruolo importante, se pensiamo che alcuni brand, per esempio, ne hanno studiati appositi per il pavé e le vibrazioni di certe corse che prevedono tanto sconnesso. E sempre perché arrivano certe gare, di guanti sì e guanti no ne parliamo con Alessandro Ballan. E’ lui che ci porta dentro questo discorso che tutt’oggi divide. Chiaramente non è un processo a Van der Poel, atleta formidabile e indiscutibile. Da lui prendiamo solo lo spunto per un argomento che comunque è attuale.

Alessandro Ballan in azione alla Parigi-Roubaix, guanti
Alessandro Ballan in azione alla Roubaix. Alla sua prima partecipazione fu costretto a fermarsi per via dei problemi alle mani nonostante i guanti
Alessandro Ballan in azione alla Parigi-Roubaix, guanti
Alessandro Ballan in azione alla Roubaix. Alla sua prima partecipazione fu costretto a fermarsi per via dei problemi alle mani nonostante i guanti
Tu, Alessandro, eri solito indossare i guanti?

Eh sì, appartenevo alla vecchia scuola! Io li usavo e stavo male quando vedevo i veri fiamminghi tipo Tom Boonen fare la Parigi-Roubaix e altre gare senza guanti. Già all’epoca, in squadra, la sera ne parlavamo e non trovavamo vantaggi tecnici nel non indossarli.

Sei entrato diretto nell’argomento. Partiamo proprio da questi campioni. VdP, Boonen, ma anche altri. Come ci riescono, almeno in certe gare?

Sono domande che mi sono sempre fatto anch’io e la risposta non è affatto facile. Certamente alla base c’è una grande attitudine naturale. Ci sono nati e cresciuti, ma resta comunque un fatto particolare. Per farvi capire cosa vuol dire pedalare sul pavé, alla mia prima edizione della Roubaix sono uscito dalla Foresta di Arenberg in quarantesima posizione più o meno. Non ero messo male, ma sono stato costretto a ritirarmi proprio per le vesciche che avevo sulle mani.

Ma avevi i guanti però…

Sì, indossavo i guanti, ma avevo anche dolore all’interno della mano. Non riuscivo più a chiuderla. Tanto è vero che quando arrivavo su qualche curva dovevo frenare con il polso, quindi dovevo staccare la mano completamente, il che era anche molto pericoloso. Così decisi di ritirarmi. Ricordo che arrivai al velodromo di Roubaix con un passaggio che mi diede un signore. Fu la mia prima esperienza alla Roubaix con un ritiro non voluto, a causa delle mani.

Tom Boonen, Parigi Roubaix 2017
Boonen era solito non usare i guanti neanche alla Roubaix. Prima di lui, ma non sempre, anche De Vlaeminck e Moser fecero la stessa cosa
Tom Boonen, Parigi Roubaix 2017
Boonen era solito non usare i guanti neanche alla Roubaix. Prima di lui, ma non sempre, anche De Vlaeminck e Moser fecero la stessa cosa
E avevi i guanti

E avevo i guantini, ripeto. Da lì, per dire quanto sia importante preservare le mani, prima di ogni campagna del Nord mi consigliarono di fare degli allenamenti specifici per la mano. Comprai le classiche molle, quelle per rafforzare la presa, e un mese prima di tutte le mie campagne del Nord, dal mio secondo anno da professionista, alla sera mentre guardavo la tv, sul divano o nelle varie trasferte mentre ero in camera, facevo questi esercizi con le molle per 5-10 minuti. E questo mi ha aiutato tantissimo per non avere il problema del dolore all’interno della mano. Poi è anche vero che al primo anno si sbaglia anche l’impugnatura.

Cioè, spiegaci meglio…

Il manubrio non va tenuto forte, non va serrato. La mano deve quasi essere sospesa sul manubrio, deve vibrare insieme al manubrio. Quindi cambia qualcosa anche sotto quel punto di vista. Il problema di oggi è che questi manubri aerodinamici, che in presa alta non sono neanche più tondi ma sono profilati, possono creare anche qualche problema in più. Un altro accorgimento che adottavo era quello di mettere del gel sotto al nastro manubrio: erano delle placchette per ammortizzare di più le vibrazioni. Oppure c’è chi metteva il doppio nastro e addirittura gente che sotto il guantino si fasciava le falangi, tipo i pallavolisti.

Proprio come Van der Poel l’altro ieri ad Harelbeke.

Esatto, lui perché aveva delle ferite, nel nostro caso per prevenire le vesciche. Per farvi un esempio, l’anno scorso mia figlia Azzurra è andata a fare il Giro delle Fiandre juniores. E la prima cosa che le ho raccomandato è stata proprio quella di usare i guanti, perché lei è abbastanza selvaggia e sapevo che non li avrebbe utilizzati. Ho insistito molto su questo tasto: «Guarda, devi mettere i guanti perché il pavé è tremendo e ti lascerà dei segni». E’ andata e dopo cinque chilometri di strada era piena di vesciche. E per fortuna che li aveva utilizzati.

Sanremo. VdP è caduto e non riesce ad impugnare bene il manubrio con la mano destra sanguinante. Dettaglio chiave della sua Classicissima?
Sanremo: VdP è caduto e non riesce ad impugnare bene il manubrio con la mano sinistra sanguinante. Dettaglio chiave della sua Classicissima?
Sanremo. VdP è caduto e non riesce ad impugnare bene il manubrio con la mano destra sanguinante. Dettaglio chiave della sua Classicissima?
Sanremo: VdP è caduto e non riesce ad impugnare bene il manubrio con la mano sinistra sanguinante. Dettaglio chiave della sua Classicissima?
A prescindere dal pavé, Alessandro perché il guantino secondo te va usato?

Il guantino ti aiuta nel momento della caduta. Ti dà quella protezione soprattutto sul palmo della mano che senza ovviamente non avresti. Quando si cade o si scivola, ancora di più, l’istinto è quello di mettere giù la mano per protezione, per fermarsi. E quando cadi senza il guanto è logico che ti fai veramente male alla mano. Ricordiamo che la mano è uno dei punti di appoggio, pertanto è bene averlo sempre integro questo appoggio.

Te lo dicevano oppure indossarlo per questo motivo è qualcosa che facevi in automatico?

Lo facevo in automatico. Da quando ero bambino ho sempre indossato i guanti e così sono andato avanti nella mia carriera. Magari non li mettevo in allenamento d’estate perché c’era meno rischio di cadere e perché mi dava fastidio l’abbronzatura a strisce, ma in gara li ho sempre indossati.

Secondo te perché certi corridori non li usano?

Per me certi corridori non indossano i guanti per far vedere che ci sanno fare, che sono forti. E’ anche un po’ una sfida mentale, un affronto verso gli altri avversari. Come a dire: «A me non servono neanche sulle pietre». Anche perché, parliamoci chiaro, i guanti non danno fastidio: non pesano e quasi non si sentono sulle mani.

Ad Harelbeke, per via delle ferite, VdP ha corso le dita della mano destra fasciate.
Ad Harelbeke, per via delle ferite, VdP ha corso le dita della mano fasciate
Ad Harelbeke, per via delle ferite, VdP ha corso le dita della mano destra fasciate.
Ad Harelbeke, per via delle ferite, VdP ha corso le dita della mano fasciate
Anzi, quelli di oggi danno anche un piccolo vantaggio aerodinamico…

Esatto. Con questa profilazione che si estende sul polso e con i nuovi materiali consentono di guadagnare qualcosina. A parte qualche tappa del Tour a luglio, non sono neanche così caldi. Di certo non danno fastidio nella campagna del Nord.

Ti è mai successo di cadere, di rovinare i guanti e di pensare: per fortuna che ce li avevo?

Sì, molte volte. Infatti tante volte quando il corridore cade e si rompe la clavicola è perché appoggia il polso e di conseguenza ne risente la clavicola, che non regge l’impatto. L’ideale per non romperla sarebbe andare giù di spalla, però non è una cosa istintiva. L’istinto è quello di mettere sempre giù la mano prima del corpo. Mi è capitato di cadere e di finire la gara con il guanto tutto rovinato e con la mano spellata nonostante li indossassi. L’avevo consumato tutto.

Alla fine lo stesso Van der Poel ha dichiarato che sì, le gambe non erano quelle dei giorni migliori a Sanremo, ma ha detto anche che non poteva fare leva e forza sul manubrio per via delle ferite alle mani…

Esatto, lo capisco bene. Tra l’altro le ferite alle mani sono sempre molto lunghe a guarire: la pelle è dura ed è sempre in movimento. E per non indossare un capo così minimal si rischia di compromettere più gare.

Milano-Sanremo 2026, Tadej Pogacar

Caduta, rincorsa, attacco e volata: la Sanremo di Pogacar

21.03.2026
7 min
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SANREMO (IM) – Al sesto tentativo, quando una caduta sembrava aver compromesso la sua corsa e il coriaceo Pidcock sembrava poterlo ammaestrare in discesa e poi in volata, nell’anno in cui tutto sembrava remargli contro, Tadej Pogacar ha vinto la Milano-Sanremo.

La storia sembrava definitivamente compromessa quando a 33 chilometri dall’arrivo il campione del mondo ha provocato la caduta che ha rischiato di tagliarlo fuori dalla corsa. Nel momento in cui si è rialzato e ha controllato la bicicletta, si è capito che non si fosse fatto male e che non avrebbe rinunciato. E’ successo quello che avevamo già visto lo scorso anno alla Strade Bianche, ma a quel punto era ancora presto per credere che fosse nuovamente possibile.

«Non esiste un buon posto per cadere – dice nella conferenza stampa – ma certo non è mai bello cadere a Imperia, dopo il Capo Berta, perché si va davvero veloci ed è una guerra per arrivare alla Cipressa. Tutti devono stare davanti e c’erano troppi corridori su una strada troppo stretta. Forse non sono stato pronto al 100 per cento per frenare, mi sono ritrovato in una specie di sandwich e sono caduto. Ho trascinato con me un sacco di gente e spero che ora stiano tutti bene. Mi sono rialzato subito. E’ stata una scivolata piuttosto lunga, più lunga di qualsiasi scivolo sull’acqua che abbia mai fatto.

«Così ho provato a sollevare la bici, ma sopra c’era un corridore della Alpecin. Gli ho chiesto se stesse bene, ma lui deve aver pensato che volessi solo prendere la bici e continuava a dirmi che non riusciva a muoversi. Lui era bloccato, io ero stressato. E allora gli ho detto che forse, se avessi tolto la mia bici, sarebbe riuscito a muoversi. Per la mente mi sono passate un sacco di cose…».

Alle spalle di Pogacar e Pidcock, il terzo posto di Van Aert è venuto con un attacco nel finale dopo il lungo inseguimento
Alle spalle di Pogacar e Pidcock, il terzo posto di Van Aert è venuto con un attacco nel finale dopo il lungo inseguimento
Alle spalle di Pogacar e Pidcock, il terzo posto di Van Aert è venuto con un attacco nel finale dopo il lungo inseguimento
Alle spalle di Pogacar e Pidcock, il terzo posto di Van Aert è venuto con un attacco nel finale dopo il lungo inseguimento

Il capolavoro della UAE Emirates

Il suo recupero ha avuto del prodigioso, con la squadra che ha dimostrato perché abbia conquistato nelle ultime due stagioni il titolo di numero uno al mondo. La UAE Emirates ha affidato il suo campione alla scia di Brandon McNulty, che prima lo ha riportato in coda al gruppo, poi sulla Cipressa lo ha scortato fino alle prime posizioni. A quel punto l’americano ha ceduto il testimone a Del Toro e il messicano ha svolto perfettamente il suo compito. Ha rinunciato alla piccola possibilità di fare la sua corsa, ha accelerato e ha fatto il buco che Ganna e Van der Poel hanno faticato a chiudere.

«Ho visto subito Florian e Felix che mi aspettavano (Vermeersch e Grosschartner, ndr) – racconta Pogacar – e hanno fatto un lavoro incredibile per riportarmi in gruppo ai piedi della Cipressa e questo mi ha dato speranza. Ero pieno di adrenalina, quando ho visto Brandon che mi aspettava e mi ha riportato sui primi. La squadra mi ha dato tanta fiducia, anche via radio. Sono stati di un supporto incredibile, non potevo arrendermi e alla fine non ho speso troppe energie per rientrare».

Il lavoro dell’ammiraglia

Il direttore sportivo Andrei Hauptman, che già in passato qui a Sanremo ha dovuto fare i conti con sconfitte e beffe, mima con buffe espressioni del viso il momento in cui il suo corridore è caduto. Come accade spesso nelle corse, ma come forse accade meno spesso con Pogacar, l’ammiraglia ha dovuto improvvisare una strategia di recupero inserendo nel ragionamento tutti i parametri a sua disposizione. Dagli uomini ancora in corsa, alla distanza che mancava per l’inizio della Cipressa, fino ad una valutazione più attendibile dei postumi della caduta.

«Non c’era tanto tempo – racconta ai piedi del pullman accerchiato da decine di tifosi – guardavo quanto c’era fino alla Cipressa, quanto fossimo indietro. Sul momento Tadej ha detto di avere male al ginocchio, poi ci siamo messi subito nella posizione di fare il meglio possibile e la squadra ha reagito in modo perfetto. Prima Novak, Grosschartner e Vermeersch, poi McNulty l’ha riportato sotto. Non credo che gli servisse una caduta per essere determinato, ma certo ce l’ha messa davvero tutta.

«Qualche giorno fa gli ho detto che avrebbe vinto la Sanremo quando fosse partito senza essere il favorito e forse oggi dopo la caduta è stato un po’ così. Ieri sera nella riunione avevamo programmato tutto. Del Toro sapeva di poter anticipare sulla Cipressa per vedere come avrebbero reagito gli altri, però con la caduta è cambiato tutto».

Fatta la selezione sulla Cipressa, Pogacar si è ritrovato con PIdcock e Van der Poel: il colpo è stato foerte e si vede
Fatta la selezione sulla Cipressa, Pogacar si è ritrovato con Pidcock e Van der Poel: il colpo è stato forte e si vede
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Fatta la selezione sulla Cipressa, Pogacar si è ritrovato con Pidcock e Van der Poel: il colpo è stato forte e si vede

La paura di perdere

Il finale è stato un frullatore di emozioni. C’era la voglia di staccare tutti e insieme la paura di finire nella stessa trappola dello scorso anno. Sulla Cipressa si è accorto che Van der Poel sembrasse meno brillante (anche l’olandese è finito a terra grazie a lui e aveva una mano insanguinata), ma Pidcock non aveva smorfie né cedimenti. E lentamente, dopo la botta di adrenalina successiva alla caduta, nella mente di Pogacar si è fatto largo il dubbio.

«Penso, sicuramente – ammette Pogacar – che sia stata una delle più grandi vittorie della mia carriera. Ho bisogno di dormire un po’ per smaltirla, non so molto di quello che è successo in finale. Ero al massimo e anche sprintare testa a testa contro Pidcock è stato anche folle. Ho dubitato fino al traguardo e anche dopo, non sapevo se ce l’avessi fatta. Ho avuto bisogno di un po’ di tempo per capire. Ho avuto paura di essere arrivato ancora una volta secondo.

«Quando mi sono ritrovato con Van der Poel e Pidcock sulla Cipressa, ho pensato: “Ok, prendo un altro podio e rimango deluso”. Poi ho pensato che avrei potuto provare sul Poggio, ma avrei avuto 50 possibilità su 100 di riuscirci. Potevo staccare Mathieu, ma non Pidcock, che è davvero in forma e ha un’ottima volata. Non sapevo se potevo batterlo, ma almeno sapevo che se fossi arrivato secondo, avrei migliorato il mio risultato rispetto agli anni scorsi (ride, ndr)».

Gli allenamenti con Bonifazio, in bici o dietro moto, hanno permesso a Pogacar di mandare a memoria ogni metro e ogni curva del finale (immagine Instagram)
Gli allenamenti con Bonifazio, in bici o dietro moto, hanno permesso a Pogacar di mandare a memoria ogni metro del finale (immagine Instagram)
Gli allenamenti con Bonifazio, in bici o dietro moto, hanno permesso a Pogacar di mandare a memoria ogni metro e ogni curva del finale (immagine Instagram)
Gli allenamenti con Bonifazio, in bici o dietro moto, hanno permesso a Pogacar di mandare a memoria ogni metro del finale (immagine Instagram)

Gli allenamenti con Bonifazio

Pidcock ha capito che non avrebbe potuto staccarlo in discesa, perché Pogacar ha dimostrato di conoscere troppo bene ogni curva e ogni pendenza della discesa. I tanti allenamenti dietro allo scooter di Bonifazio hanno dato i loro frutti, segno che uno come lui per vincere la Sanremo a modo suo – cioè con la forza – ha avuto bisogno di una cura quasi maniacale dei dettagli.

«Penso che finalmente – Pogacar ride di gusto – potrò smettere di venire ad allenarmi qui a Sanremo ogni settimana, per due volte a settimana E’ stato davvero difficile mentalmente venire su queste strade per tutto l’inverno. Mi ha aiutato molto il fatto che Florian Vermeersch sia venuto spesso con me e certo con Nicolò Bonifazio abbiamo fatto dei begli allenamenti.

«In pratica conosce questa corsa meglio di chiunque altro al mondo. Penso che averlo avuto come una sorta di mentore sia stato un grande vantaggio. Mi ha mostrato molti modi per migliorare in questa corsa. Sono grato di aver trovato un buon gruppo con cui allenarmi e che mi mostri anche tante piccole cose. Magari non sono stato perfetto, ma certo ero molto determinato.

«Venendo qui ogni volta, ho corso anche i miei rischi. Senza che nessuno si offenda, sulle strade italiane a volte il traffico è un po’ criminale. Ma stanno facendo dei bei tratti ciclabili, quindi forse tra qualche anno sarà davvero bello pedalare lungo la costa. Ribadisco che per questa gara serve molto impegno». 

La volata dopo 290 chilometri era una grande icognita per Pogacar e Pidcock: il campione del mondo ha stroncato il britannico
La volata dopo 290 chilometri era una grande incognita per Pogacar e Pidcock: il campione del mondo ha stroncato il britannico
La volata dopo 290 chilometri era una grande icognita per Pogacar e Pidcock: il campione del mondo ha stroncato il britannico
La volata dopo 290 chilometri era una grande incognita per Pogacar e Pidcock: il campione del mondo ha stroncato il britannico

Fra goduria e nostalgia

Se ne va con un’ultima promessa sulla porta, felice come un bambino e desideroso di tornare sul pullman. Ogni volta che un suo compagno è salito a bordo dopo l’arrivo, dall’interno rimbombavano urli selvaggi: chissà che baccano faranno quando salirà lui.

«Sono così felice di aver vinto la Sanremo – saluta – che qualsiasi cosa verrà da adesso in avanti, andrà bene e non mi farò prendere dallo sconforto se qualcosa andasse storto. La forma è buona e andrò al Fiandre e alla Roubaix con una squadra forte. Andremo per vincerle entrambe, ci proveremo e non solo per me. Ho vinto la Sanremo, una delle gare più imprevedibili che abbia mai fatto, penso una delle più imprevedibili al mondo. Vincerla è stata un sollievo e in fondo, nonostante tutto, penso che tutto questo allenarmi per vincerla mi mancherà».