Le fatiche del Giro e la condizione ritrovata: Ulissi racconta…

17.06.2021
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Ulissi è tornato a casa dalla Slovenia col sorriso. La vittoria di Nova Gorica, venuta anche grazie a un potente lavoro di squadra, ha chiuso il periodo maledetto e se c’è un corridore che cambia faccia e sguardo quando le cose vanno bene e la condizione è nell’aria, quello è proprio Diego. Il bello, in questa fase della stagione alle porte del tricolore e ancor di più sull’onda lunga che porta a Tokyo, è che l’anno più storto potrebbe ora riaprirsi in modo inaspettato.

«La vittoria ci voleva – dice – ma ero già tanto contento per come ero ripartito. Quando vieni ripagato per il lavoro fatto è sempre una bella sensazione. Ma un po’ per scaramanzia, non guardo troppo lontano. Da quando è successo tutto, da quando sono stato fermato per quei problemi al cuore, mi sono concentrato solo sulla ripresa, a fare la base per i prossimi appuntamenti. Tornare competitivo così presto e con la condizione per vincere è stata una sorpresa. Quando salti completamente dicembre e gennaio, come le metti le basi per affrontare la stagione?».

Domenica al tricolore, dopo aver corso sulle stesse strade il mondiale 2020
Domenica al tricolore, dopo aver corso sulle stesse strade il mondiale 2020
Ecco, racconta: come le hai messe?

Siamo stati bravi, anzi sono stai bravi i preparatori. Sono rientrato e mi sono conquistato un posto per il Giro d’Italia, ma avevo tanti dubbi. Pensavo di accumulare troppa fatica, invece siamo riusciti a correrlo con l’obiettivo di crescere, dosando l’impegno.

Traduci la parola dosare…

Significa che certi giorni ho mollato prima e certi altri non ce la facevo proprio a reggere il ritmo. All’inizio ci sono state delle crisi improvvise e altre che erano prevedibili. Il guaio è che la mentalità è sempre stata quella di essere al top, quindi c’è stato anche da fare i conti con le motivazioni.

Qual è stato il giorno più nero?

Quello a Bagno di Romagna. Ho preso la fuga, anche se non è stato facile. Sarebbe stata la tappa ideale per me, ma appena la fuga ha preso il largo, io ho capito che era una giornata storta. Quando hai da subito brutte sensazioni, andare avanti è un bel problema. Infatti si è spenta subito la luce. In quei casi sapete cosa si fa? Si cerca comunque un aspetto positivo per andare avanti.

A Bagno di Romagna, la giornata più nera del suo Giro: fuga e crisi. la condizione non c’è ancora…
A Bagno di Romagna, la giornata più nera del suo Giro: fuga e crisi…
E qual è stato il tuo?

Essere riuscito a prendere la fuga!

Quando eri fermo per il cuore, dicesti che la testa faceva brutti pensieri. Quando al Giro soffrivi troppo dicesti che le gambe non ce la facevano. Che cosa è successo in Slovenia?

A volte la mente vorrebbe portarti a giocarti le vittorie, ma magari fisicamente non puoi. A volte hai le gambe, ma non le motivazioni. In Slovenia le gambe si sono unite con la testa. E’ il momento in cui tutto collima alla perfezione. E devi essere davvero al 100 per cento, perché il livello ormai è talmente alto che per esprimerti al meglio non puoi essere meno del massimo.

Eppure, tornando al Giro, l’hai chiuso in crescendo, con piazzamenti nei cinque a Sega di Ala e Stradella. La condizione stava tornando?

Ha stupito anche me. Pensavo che sui percorsi duri avrei faticato di più. Evidentemente con il passare delle tappe ho ritrovato la resistenza e non ancora l’esplosività che ha sempre caratterizzato la mia carriera.

Vincenzo Nibali, Alberto Bettiol, Diego Ulissi, Domenico Pozzovivo,Lugano 2020
Nibali, Bettiol, Ulissi, Pozzovivo: Lugano 2020, primi allenamenti anche per Diego prima dello stop improvviso
Vincenzo Nibali, Alberto Bettiol, Diego Ulissi, Domenico Pozzovivo,Lugano 2020
Nibali, Bettiol, Ulissi, Pozzovivo: Lugano 2020, primi allenamenti anche per Diego prima dello stop improvviso
Quando l’hai ritrovata?

Dopo il Giro, riposando. In realtà quelle tre settimane corse con intelligenza hanno sommato una serie di lavori che, una volta metabolizzati, mi hanno dato la condizione per tornare a vincere. Non sono ancora il miglior Diego, ma so di poterci tornare. Lo Slovenia è iniziato una settimana dopo il Giro. E’ l’insieme degli impegni ad aver dato la svolta.

Due anni fa Tokyo hai vinto tu…

Era il Test Event, quando si pensava che le Olimpiadi si sarebbero fatte nel 2020. Un percorso duro con caldo e umido. Si sudava anche a stare fermi e questo per noi è particolare. Tanto dislivello sin dalla partenza, sempre con le gambe in tiro. Quel giorno poi non facemmo il Monte Fuji, perché non si poteva fare la gara in tutta la lunghezza, ma venne comunque dura.

Ricordi le salite?

La prima è pedalabile, ma non molla un attimo. L’ultima, che finisce a 30 chilometri dall’arrivo, è sempre al 10 per cento e in cima non c’è discesa, ma si continua a forza di saliscendi.

Ci pensi mai alla convocazione?

Non ora, fosse anche per scaramanzia. E poi cinque nomi sono davvero pochi…

Dopo lo Zoncolan, il Grappa: Fortunato brinda ancora

16.06.2021
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Certe giornate non si possono scordare, soprattutto se condite da vittorie incredibili. E figuriamoci se sono le prime due da professionista, raccolte in poco più di venti giorni su due montagne sacre per il ciclismo italiano. Lorenzo Fortunato – di nome ma non di fatto – ci ha preso gusto e così, dopo aver conquistato lo Zoncolan lo scorso 22 maggio nella 14ª tappa del Giro d’Italia, l’atleta della Eolo-Kometa ha messo il sigillo in vetta alla Cima Grappa, traguardo della seconda frazione di 148,2 chilometri (partenza da Vittorio Veneto) della Adriatica Ionica Race

Sul traguardo del Grappa, venti giorni dopo lo Zoncolan
Sul traguardo del Grappa, venti giorni dopo lo Zoncolan

Grande rimonta

Un trionfo clamoroso oltretutto perché ottenuto negli ultimi quindici metri di gara, superando in rimonta Kudus, praticamente certo del successo, e Pronsky dell’Astana che avevano fatto selezione sul finale dell’ascesa guadagnando più di una manciata di secondi nei momenti decisivi della corsa.

Insomma, per il 25enne bolognese un filotto da biliardista: tappa, maglia di leader della generale (strappata a Viviani), dei Gpm (sfilata al suo compagno Sevilla) e seria ipoteca sul successo finale alla vigilia della terza ed ultima giornata, nonostante la Ferrara-Comacchio nasconda qualche insidia con sei tratti di sterrato nella parte centrale del percorso. Per la sua formazione, gestita dalla coppia Basso-Contador, un’altra giornata da protagonista dopo quella precedente dove si era messa in luce col terzo posto di Pacioni. Ed una prossima all’orizzonte delle valli comacchiesi per completare questa mini opera.

Hanno scalato il Grappa da Semonzo, un versante lunghissimo
Hanno scalato il Grappa da Semonzo, un versante lunghissimo
Lorenzo, prima lo Zoncolan, ora il Grappa: due vittorie su traguardi importanti, non è che stai abituando troppo bene tu, la tua squadra e i tuoi tifosi?

Eh eh (sorride, ndr), diciamo che questa per me è come la quarta settimana del Giro d’Italia. Non ho perso concentrazione, sono rimasto con la testa sugli allenamenti e oggi ho vinto.

Al Giro avevi vinto perché eri in fuga, resistendo al ritorno dei più forti e anche alle spallate dei tifosi. Qui sul Grappa, con a tratti la stessa nebbia dello Zoncolan, è andata diversamente. Spiegaci…

Sì vero, lì avevo vinto perché avevo centrato la fuga, ma durante l’ultima settimana del Giro sono sempre stato davanti rimanendo con i migliori. Queste sono le mie corse perché se al Giro andavo bene, qui dovevo vincere o arrivare tra i primi. E ci sono riuscito.

In venti giorni ti è cambiata la vita.

La sto vivendo con tranquillità e serenità. Sto facendo tutto come sempre, come due mesi fa che non ero nessuno.

Viviani sapeva che avrebbe perso la maglia: si rifarà domani a Comacchio?
Viviani sapeva che avrebbe perso la maglia: si rifarà domani a Comacchio?
Oggi, proprio in virtù della vittoria al Giro, eri il più pronosticato ma radio corsa ti ha segnalato in difficoltà e staccato. Poi sul traguardo hai vinto come seppe fare Marino Basso al mondiale di Gap su Bitossi. Incredibile. Avevi perso la speranza ad un certo punto?

No, onestamente. Finchè li vedevo (Kudus e Pronsky della Astana Premier Tech, Carboni e Zana della Bardiani Csf, ndr) speravo di rientrare. Anche se devo dire che se l’Astana avesse vinto, io sarei stato comunque contento lo stesso di fare secondo o terzo. Nel finale però ho messo su il 54 e dal triangolo rosso ho praticamente fatto una volata di un chilometro.

Hai gestito le energie fisiche?

Sì, le ho tenute. Ho recuperato e ho vinto.

E quelle mentali invece visto che eri uno dei favoriti della vigilia?

Dico la verità, la vivo e l’ho vissuta senza stress e non ho pressioni nemmeno da parte della squadra. Cerco sempre di dare il massimo, che sia per vincere o che sia per il decimo o quindicesimo posto.

Lorenzo Fortunato in azione sulle rampe dello Zoncolan, dove ha centrato la prima vittoria da pro’
Fortunato sullo Zoncolan, dove ha centrato la prima vittoria da pro’
Ti aspetta il campionato Italiano, anche quello dalle tue parti come la tappa conclusiva dellaAIR.

Prima c’è la Ferrara-Comacchio dove voglio portare a casa la maglia di leader, poi vediamo di pensare al tricolore.


In pratica basta dirti che farai una quinta settimana di Giro per vederti protagonista.

Sì dai, diciamo così che magari può funzionare.

Dopo lo Zoncolan, una Magma speciale per Fortunato

04.06.2021
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E’ stata forte la gioia in casa Eolo-Kometa per la vittoria sullo Zoncolan di Lorenzo Fortunato al Giro d’Italia. E per rimarcare quel grande successo Aurum, il marchio di bici che supporta il team di mister Spada, ha voluto creare un’edizione speciale della specialissima del corridore bolognese.

La Aurum Magma edizione Zoncolan, una livrea accattivante (foto Maurizio Borserini)
La Aurum Magma edizione Zoncolan, una livrea accattivante (foto Maurizio Borserini)

Stupore Fortunato

Al via della tappa numero 20 la Verbania-Alpe Motta, quindi appena sette giorni dopo il trionfo dello Zoncolan, è stata consegnata a Fortunato una Magma a dir poco particolare. La specialissima era dedicata al trionfo dello Zoncolan: riportava i colori della bandiera italiana e la scritta “Cittadella-Monte Zoncolan, 22 maggio 2021”.

E’ stata una sorpresa anche per Lorenzo. «Sono felicissimo. Ed è vero: è stata una sorpresa – dice Fortunato – Me la sono trovata la mattina dell’Alpe Motta e… sono andato! Era già tutta messa a puntino per me: le misure erano perfette. In gruppo tutti me l’hanno guardata e mi ha detto quanto fosse bella. Che bici: 6,8 chili, con freni a disco, cambio elettronico, tutta montata CeramicSpeed. I meccanici mi hanno detto: ohi Fortu con questa devi volare! E infatti quel giorno sono arrivato nono».

Il corridore di Ivan Basso aveva il sorriso stampato sulla bocca. I meccanici ci hanno lavorato nella notte (ma forse la bici girava tra i bus già dal giorno prima), fatto sta che la sua belva era pronta per l’ultima frazione di montagna.

Il tricolore domina la parte posteriore del carro (foto Maurizio Borserini)
Il tricolore domina la parte posteriore del carro (foto Maurizio Borserini)

Quelle special edition…

Strutturalmente la bici è identica a quella di serie ma si è voluto dare un forte richiamo sia alla vittoria che all’Italia. La presenza del tricolore è forte soprattutto nella zona posteriore del carro. Si parte con il rosso sul fodero orizzontale, si procede con il bianco e nell’angolo tra fodero e pendente domina il verde. L’azzurro di Eolo fa il resto e indirettamente richiama all’azzurro delle nazionali italiane. All’anteriore poi la vera celebrazione del trionfo sul Mostro friulano: Zoncolan, 22-05-2021.

Apparentemente si tratta di piccoli dettagli, ma che fanno la differenza anche sul piano dell’immagine. Tutti elementi che mostrano l’interesse di Aurum e di Eolo nel voler stare tra i grandi. Giusto qualche giorno fa lo stesso Matteo Cornacchione, meccanico della corazzata Ineos-Granadiers, sottolineava l’importanza delle bici “edizione speciali” per i marchi. Queste destano curiosità e dagli appassionati di tutto il mondo arrivano poi delle richieste al costruttore.

La consegna della Magma Zoncolan a Fortunato poco prima di partire per la penultima tappa del Giro (foto Maurizio Borserini)
La consegna della Magma Zoncolan a Fortunato poco prima della penultima tappa del Giro (foto Maurizio Borserini)

La versatilità della Magma

Il telaio della Magma è sviluppato con la tecnologia ECT: Experience Carbon Technology, che utilizza sei diversi tipi di fibra (carbonio) applicata in modo differente a seconda delle zone del telaio stesso. Anche in virtù di questa tecnologia la Magma è pulita nelle forme e ha un geometria molto “semplice” per corridori e meccanici, come sostiene anche Lorenzo.

«In generale – dice Fortunato – si tratta di una bici “pulita” nelle sue forme, abbastanza tradizionale. E anche per questo secondo me i meccanici ci lavorano bene (la componentistica tradizionale rende facili regolazioni e sostituzioni, ndr). E poi ha dei colori che “prendono” proprio. Si guida davvero bene. 

«Cosa avevo il giorno dello Zoncolan? Davanti il 54-36 e dietro l’11-32, mentre il giorno dell’Alpe Motta, con la bici versione Zoncolan, avevo il 39 e sempre l’11-32. Per adesso la bici è ancora in sede, ma la prossima settimana me la daranno!».

Per il resto la Magma Zoncolan, come le sue “sorelle”, montava il gruppo Shimano Dura Ace Di2 (con bilanciere CeramicSpeed), guarnitura Rotor. Ruote, manubrio e reggisella Enve. Sella Prologo e gomme Vittoria da 25 millimetri.

Look Kéo Blade Carbon Ceramic

Look Kéo Blade Carbon, l’arma in più dei corridori

03.06.2021
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I pedali sono molto importanti ai fini delle prestazioni, in quanto la spinta data dal ciclista passa completamente da questo componente. Look è un marchio storico del ciclismo, che rifornisce numerose squadre e corridori, fra cui c’è anche Lorenzo Fortunato, recente vincitore della tappa dello Zoncolan all’ultimo Giro d’Italia.

Tecnologia Blade

Proprio il giovane corridore della Eolo-Kometa, utilizza i pedali Kéo Blade Carbon Ceramic. Questo prodotto si contraddistingue per la tecnologia brevettata Blade, associata alle prestazioni delle sfere ceramiche e all’ottimo rapporto potenza/peso.
La tecnologia Blade si concretizza nell’uso di una lamina in carbonio invece di una molla convenzionale in metallo. I vantaggi sono una maggiore leggerezza, una migliore aerodinamica in quanto il design è studiato per far si che le forme siano in perfetta armonia con il corpo del pedale, ed infine, in una sensazione di aggancio e sgancio più diretto e sicuro.

Cuscinetti duraturi e più scorrevoli

Per quanto riguarda le sfere ceramiche, queste vengono controllate singolarmente per garantire qualità e prestazioni elevate. Le sfere sono calibrate con precisione attraverso uno strumento che si chiama micrometro, in modo da posizionarle correttamente in base alle loro dimensioni dentro degli anelli ai lati perfettamente adattati. Inoltre, ogni cuscinetto è dotato di una costruzione unica.
I cuscinetti ceramici sono più duraturi e forniscono una maggiore scorrevolezza, infatti unite all’ottimizzazione del grasso usato con questo tipo di materiale, si ottiene una riduzione del 18% dell’attrito.

Look Kéo Blade Carbon Ceramic
La parte inferiore di un pedale Look Kéo Blade Carbon Ceramic
Look Kéo Blade Carbon Ceramic
La parte inferiore di un pedale Look Kéo Blade Carbon Ceramic

Superficie d’appoggio ampia

Un concetto caro a Look è che più si aumenta la superficie d’appoggio e maggiore sarà la trasmissione della potenza. Allo stesso tempo per avere una grande superficie d’appoggio bisogna aumentare il peso dei pedali. I tecnici Look hanno individuato le zone utili al trasferimento di potenza e hanno ottimizzato il design dei pedali e limitare così le zone non utilizzate nella spinta. Questo lavoro ha fatto in modo che i Look Kéo Blade Carbon siano i pedali con il migliore rapporto peso/superficie d’appoggio presenti sul mercato.

C’è anche l’asse in titanio

Infine, ricordiamo i pedali Look con cuscinetti in ceramica sono disponibili in due versioni: Kéo Blade Carbon Ceramic Ti con asse in titanio e lama in carbonio dal peso di 95 grammi per pedale e Kéo Blade Carbon Ceramic con asse in Chromoly + e lama in carbonio dal peso di 110 grammi per pedale.

lookcycle.com

Fortunato re dello Zoncolan e Albanese se lo gusta alla tv

22.05.2021
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Lorenzo Fortunato lo Zoncolan se lo sognava da un po’, lo temeva, lo desiderava, lo voleva. Questa mattina al via da Cittadella era il più concentrato e teso dei suoi. Tutta la sua giornata non è stata affatto una sorpresa però. Ieri sera, come fa sempre, ha aperto il Garibaldi e ha studiato la tappa, dando vita a sogni e programmi. Tuttavia come lui stesso ammette vive alla giornata. Tanto che oggi era la prima volta che scalava il Mostro della Carnia.

Lasciata la pianura la fuga entra tra i monti della Carnia
Lasciata la pianura la fuga entra tra i monti della Carnia

Come Basso

«Non mi rendo conto di quello che ho fatto – dice emozionato il corridore della Eolo-KometaEro partito con l’idea di andare in fuga dopo due giorni in cui ho dormito un po’ e non l’avevo presa. Sentivo e sapevo che stavo bene. Se penso che ero felice già solo per essere al Giro d’Italia, figuriamoci adesso come posso stare».

Nei ripidissimi tremila metri finali Fortunato è di una cattiveria agonistica unica. Sguardo da killer con gli occhi incollati sull’asfalto. Un’azione che ricorda molto quella di Ivan Basso, oggi suo team manager, quando vinse quassù nel 2010. Anche Lorenzo come Ivan non si è mai voltato. Dava di spalle ma continuava a girare le gambe.

«Non pensavo a niente, spingevo e basta. E il non pensare credo mi abbia aiutato. Non avevo nessuna pressione». 

Basso al lavoro con la Eolo-Kometa, professional nata quest’anno. Fortunato era alla Vini Zabù
Basso al lavoro con la Eolo-Kometa, professional nata quest’anno. Fortunato era alla Vini Zabù

Grazie alla Eolo-Kometa

Lorenzo viene da Castel de Britti, Bologna, stesso paese di un certo Alberto Tomba. Ma se il suo conterraneo le piste da sci le faceva in discesa lui le costeggia in salita. La stradina che si arrampica ai 1.730 metri dello Zoncolan da questo versante infatti risale proprio le piste da sci, che tra l’altro sono ancora innevate e oggi erano spazzate da nuvole e da un vento a dir poco freddo, con la temperatura appena sopra allo zero.

Fortunato ringrazia il team: dai massaggiatori, ai diesse, dai compagni a Basso e Contador. E’ un fiume in piena. 

«Luca Spada (il fondatore di Eolo, ndr) mi ha abbracciato sull’arrivo. Basso invece stamattina prima di scendere dal bus mi ha preso da parte e mi ha detto secco: “Fortu”, tu oggi vai in fuga, arrivi sotto allo Zoncolan e vinci la tappa. Ivan ci credeva più di me, più di tutti. Mentre io ci ho creduto solo quando ho passato la linea di arrivo».

Tratnik ha attaccato sullo Zoncolan, Fortunato ha chiuso e ai 2.300 metri lo ha staccato
Tratnik ha attaccato sullo Zoncolan, Fortunato ha chiuso e ai 2.300 metri lo ha staccato

Sognando il Lombardia 

La storia di Fortunato con la bici ha origine grazie al papà, Marco, un cicloamatore.

«Ho iniziato con gli amatori uscendo la domenica: senza pretese, senza stress. Ho continuato, ho continuato e oggi ho vinto sullo Zoncolan. Prima avevo provato calcio, basket, atletica.

«Se mi chiedevano quale fosse il mio obiettivo ad inizio Giro la mia risposta sarebbe stata: farmi vedere. Adesso invece… Penserò a vincere ancora, magari un giorno conquisterò il Giro di Lombardia. La mia ragazza, Veronica, è di Erba, da qualche tempo vivo lì e mi piacerebbe vincere nella mia seconda casa. Dopo il Giro dell’Emilia, però!»

Lo scalatore bolognese è compagno di stanza di Samuele Rivi, ma è amico di “vecchia data” di Vincenzo Albanese. Fortunato infatti ha corso in Toscana da dilettante, all’Hopplà, dove c’era anche Albanese.

Un sorridente Vincenzo Albanese a fine tappa
Un sorridente Vincenzo Albanese a fine tappa

Albanese stop al maxischermo

E se Lorenzo aveva preso la fuga del mattino il merito era stato anche di Albanese. Vincenzo nel drappello dei fuggitivi ci è rimasto a lungo, fino ai pedi dello Zoncolan. Il toscano si è sobbarcato la maggior parte del lavoro, o meglio, ha spinto più di Fortunato. Lui, Affini (per Bennett) e Mosca (per Mollema) erano i “gregari” in fuga. Fortunato a quel punto ha dovuto pensare “solo” a mangiare e a sprecare il meno possibile.

Quando Albanese taglia il traguardo, Fortunato è sul podio. Rispetto ad altri, in cima, il suo volto è sorridente e disteso. 

«Se sapevo della vittoria di Lorenzo? Certo! Ai 3 chilometri c’era un maxi schermo, ho visto che mancavano 500 metri e così mi sono fermato a vederlo. L’ho guardata alla televisione! Troppo bello… Tanto per me non c’era fretta. Poi piano, piano sono ripartito. Io e Francesco Gavazzi lo abbiamo aiutato ad uscire dal gruppo, cosa che non gli riesce molto bene. Gli ho detto: stai alla mia ruota e ti porto fuori io. Poi lui nel finale è stato bravissimo a finalizzare».