MatxinUAE Emirates e Decathlon che tirano alla Strade Bianche, Matxin

Matxin fa i complimenti ai suoi ragazzi. E su Seixas…

08.03.2026
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SIENA – Impossibile non tornare sulla gara di ieri. La Strade Bianche ha il potere di infuocare gli animi e di gettarti definitivamente dentro la stagione dei grandi duelli, delle grandi corse e dei grandi campioni. Il poker di Tadej Pogacar è riuscito ad emozionarci ancora… la sua vittoria solo apparentemente potrebbe essere un “copia e incolla” di quella del 2024.

Lo zampino di Paul Seixas e Isaac Del Toro si è fatto sentire eccome. Tutto secondo programma, ma non proprio, insomma. E di questi aspetti abbiamo parlato ieri a botta calda con Joxean Fernandez Matxin, sport manager della UAE Emirates.

Matxin
Matxin abbraccia i i ragazzi man mano che arrivano al bus. Ieri ne hanno piazzati ben tre nei primi dieci
Matxin abbraccia i i ragazzi man mano che arrivano al bus. Ieri ne hanno piazzati ben tre nei primi dieci

Meno facile del previsto

Matxin era appena sceso dall’ammiraglia. Stava giusto mangiando qualcosa perché durante la corsa non aveva avuto il tempo di mandare giù neanche un boccone.

«Dire che è andato tutto secondo programma è troppo facile – racconta Matxin – ma si parte sempre per vincere, soprattutto quando hai corridori di questa qualità. Credo che la squadra sia stata perfetta in ogni momento. Non solo Tadej che ha definito il lavoro di tutti. Si è fatto quasi 80 chilometri da solo, ha controllato chi era dietro… ed è stato impressionante questo aspetto. Perché lo inseguivano corridori fortissimi.

«E lo stesso i compagni. Kevin Vamaercke è stato impressionante. Anche lui ha tenuto sempre la fuga del mattino a un minuto… anche troppo vicino! E l’ha controllata da solo. Questo significa che abbiamo speso un solo uomo in vista della parte più selettiva. Poi Felix Grosschartner ha fatto la parte più complicata. Cioè le discese e gli ingressi prima degli sterrati. Lui doveva portare avanti Tadej e il team, in una fase in cui tutti vogliono stare davanti. Doveva andare forte ma senza allungare eccessivamente il gruppo lasciando spazi. Florian Vermeersch: è stato brutale. Jan Christen ha fatto la selezione. E lui ha lanciato l’attacco. Quando è partito Pogacar erano rimasti in sette. Capite? Sette corridori e con il livello che c’era è qualcosa d’incredibile. E chiude sesto».

Qualità, forza, talento… Sono gli aggettivi che usa Matxin per i suoi. Nella lista degli elogi non manca Del Toro che definisce come «Classe pura in bici».

Matxin
Matxin spiega come dall’Algarve, grazie soprattutto al fresco ex Ayuso e ad Almeida, siano arrivati dati interessanti e attendibili su Seixas
Matxin
Matxin spiega come dall’Algarve, grazie soprattutto al fresco ex Ayuso e ad Almeida, siano arrivati dati interessanti e attendibili su Seixas

Occhio a Seixas

Tuttavia, se l’azione della UAE Emirates ha funzionato alla grande, c’è chi come Paul Seixas ci ha messo lo zampino, rischiando per qualche istante se non proprio di mandare tutto all’aria, di rimescolare le carte della partita di Pogacar e compagni.

«Questo ragazzino francese?», lo incalziamo. «E’ forte. E’ veramente forte – replica lo spagnolo scandendo bene la parola forte – Seixas non bisogna considerarlo come il futuro, ma come il presente. Se è uno stimolo a fare meglio? Certo, ma va anche controllato. Era alla sua prima partecipazione alla Strade Bianche e guardate come si è difeso. Ha tenuto la ruota di Tadej a lungo».

E qui si aprono diversi quesiti. Seixas ha tenuto più del previsto? E i team come si controllano tra loro? La risposta di Matxin è decisamente tecnica.

«Non direi che ha tenuto più del previsto – spiega Matxin – secondo noi, secondo i nostri dati, sapevamo che poteva tenere in quel modo. Con quello che ha dimostrato in Algarve al fianco di Juan Ayuso, che conosciamo bene e sappiamo i suoi valori, sapevamo cosa potesse fare Seixas. Non solo. Ma altre info le avevamo tramite Joao Almeida, anche lui era lì… Dunque ci aspettavamo un livello molto alto da parte sua.

«Seixas è davvero un buon corridore. Guida bene la bici, è sveglio, ha una grande sparata. E’ un corridore giovane e un campione. Anzi, togliete la parola giovane: è un campione».

Dunque in quel lungo pedalare fianco a fianco fra Seixas e Del Toro, gli UAE ieri hanno acquisito altri dati importantissimi. E certamente li studieranno ancora… Oggi il ciclismo è anche questo.

Strade Bianche 2026 Del Toro e Seixas
Da domani Del Toro, qui a ruota di Seixas, sarà leader della UAE Emirates alla Tirreno
Strade Bianche 2026 Del Toro e Seixas
Da domani Del Toro, qui a ruota di Seixas, sarà leader della UAE Emirates alla Tirreno

E ora Tirreno

Intanto gli atleti arrivano al bus. Matxin interrompe per qualche istante la nostra chiacchierata e va ad abbracciarli e a congratularsi con loro. La forza di un team passa anche da questi gesti.

«E’ difficile migliorare quando si vince, ma è uno stimolo e vincere non stanca mai. E’ una sensazione bella e alla fine tutti lavoriamo per questo. Tadej non correva dal Lombardia e quando vedi i tuoi compagni gareggiare, quando vedi le corse in tv hai una voglia pazzesca e quando arriva il momento vuoi dare il meglio. Da ottobre a qui ha solo lavorato e ci sta che avesse voglia».

Quest’ultimo aspetto lo ha ribadito anche lo stesso Pogi in conferenza stampa. «Nella prima corsa sei sempre un po’ nervoso perché non sai come andranno le cose dopo tanto lavoro».

Ora però si volta pagina con Matxin, anche perché se è vero che meno di 24 ore fa era ancora Strade Bianche, domani sarà già Tirreno-Adriatico e senza Pogacar il leader sarà Del Toro. Ieri il messicano non è apparso troppo contrariato di essersi fatto staccare per quei pochi secondi da Seixas a Monte Sante Marie. Nel finale invece era già in modalità risparmio energetico in vista della Corsa dei Due Mari.

«Alla Tirreno – conclude Matxin – ci aspettiamo un Del Toro in grande forma. Ha una situazione buona. La squadra correrà per lui. Siamo fiduciosi, ma consapevoli anche che ci saranno tanti altri corridori forti. Avete visto come va Antonio Tiberi e altri corridori importanti. Non sottovalutiamo mai nessuno».

Tour of Oman 2026 Pablo Torres, UAE Team Emirates

Il giovane Torres e la pressione del predestinato

25.02.2026
4 min
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Il Tour de l’Avenir del 2024 si infiammò di colpo sul Colle delle Finestre. Lo spagnolo Pablo Torres, che il giorno prima aveva perso la maglia e viaggiava a 3’55” dal nuovo leader Blackmore, sapeva di avere quella sola occasione per riaprire la corsa. Dall’inizio dell’anno era passato al UAE Team Emirates Gen Z, dove lo aveva portato Matxin prelevandolo dalla Sanse di San Sebastian con cui la squadra emiratina aveva una collaborazione.

Torres non era il più forte e non si vergogna di ammettere che da junior viaggiava con qualche chilo di troppo. Andava ancora a scuola e si allenava al massimo due ore nel pomeriggio. Eppure Matxin aveva visto bene, ma neppure lui si aspettata quel che Torres avrebbe fatto di lì a poco sul Colle dominato nel 2018 da Froome nell’attacco con cui vinse il Giro d’Italia. Il suo record resisteva da allora: 64’19. Un’ora, 4 minuti, 19 secondi.

Torres attaccò a testa bassa. Fece il vuoto. Blackmore si oppose gestendo i quasi quattro minuti di vantaggio. E sulla cima lo spagnolo stabilì il nuovo record di scalata in 60’45”: un’ora e 45 secondi. Non riuscì a riprendere la maglia per appena 12″, che il leader riuscì a mantenere. C’è voluta l’impresa di Simon Yates al Giro del 2025 per battere il record del giovane spagnolo: 59’23” che gli permisero di respingere e poi affondare il giovanissimo Del Toro.

Lo spagnolo in azione sul Finestre nel Tour de l’Avenir 2024, quando tentò l’impresa più grande
Lo spagnolo in azione sul Finestre nel Tour de l’Avenir 2024, quando tentò l’impresa più grande

Cinque anni di WorldTour

A Matxin bastò quello che aveva visto e dal devo team, l’anno successivo Torres venne portato nel WorldTour: contratto fino al 2030. Rischio o calcolo ben ragionato?

«Ancora oggi – ha raccontato Torres all’olandese Wielerfits – quella è stata la mia migliore prestazione di sempre. Mi ha dato l’opportunità di fare il salto di qualità nel WorldTour. Un’esperienza super positiva, certo, ma forse anche un dono avvelenato. Da quel momento in poi, la pressione ha iniziato ad accumularsi. La gente mi faceva credere che sarei diventato il prossimo corridore di punta, il nuovo Tadej Pogacar. Quando tutti te lo dicono, segretamente vuoi essere all’altezza. Ma se poi non riesci a dare ciò che ci si aspetta da te, questo provoca una battuta d’arresto ancora più grande e crea brutte sensazioni mentali».

Miglior giovane e terzo il classifica: il Giro d'Abruzzo 2025 è stato tra i momenti migliori di Torres
Miglior giovane e terzo il classifica: il Giro d’Abruzzo 2025 è stato tra i momenti migliori di Torres
Miglior giovane e terzo il classifica: il Giro d'Abruzzo 2025 è stato tra i momenti migliori di Torres
Miglior giovane e terzo il classifica: il Giro d’Abruzzo 2025 è stato tra i momenti migliori di Torres

La pressione dell’ambiente

Le attese sono alte, i 19 anni non sono garanzia di solidità. Il professionismo è una strada costellata di sacrifici che devi aver accettato tu per primo. L’adolescenza, perché fino a 25 anni si è tali, è un momento duro e fondamentale per lo sviluppo. L’insuccesso colpisce l’autostima, con il rischio che il ragazzo non creda più in se stesso.

«C’è molta pressione sui giovani corridori – ha raccontato Torres – la sento anch’io. Tutti pensano che diventerò un corridore forte ed è un loro diritto. Ma pensano anche che vincerò subito le mie prime gare e non funziona così. Ognuno ha il suo percorso di crescita e la sua carriera. Devo concentrarmi su me stesso e non ascoltare quello che dice la gente. Ma è difficile, perché questa pressione sta influenzando le mie prestazioni. Se non vinci, non significa che tu stia andando male. Invece inizi a pensare di non essere abbastanza bravo ed è davvero difficile. Per fortuna ho trovato supporto all’interno del team, che mi sta aiutando a concentrarmi su me stesso».

Una sola volta finora Torres ha corso con Pogacar: alla Tre Valli Varesine, che vinse. Dopo il lavoro, lo spagnolo si fermò
Una sola volta finora Torres ha corso con Pogacar: alla Tre Valli Varesine 2025, che Tadej vinse. Dopo il lavoro, lo spagnolo si fermò
Una sola volta finora Torres ha corso con Pogacar: alla Tre Valli Varesine, che vinse. Dopo il lavoro, lo spagnolo si fermò
Una sola volta finora Torres ha corso con Pogacar: alla Tre Valli Varesine 2025, che Tadej vinse. Dopo il lavoro, lo spagnolo si fermò

Uno sviluppo costante

Quel contratto fino al 2030 è una sorta di assicurazione a lungo termine. Tolti Van Aert e Pedersen, che hanno firmato dei contratti a vita, quello di Torres con la UAE Emirates è l’impegno più lungo del gruppo, al pari di quello di Pogacar. Non avrebbe avuto più senso permettergli di proseguire il suo cammino nel devo team, mantenendo le certezze raggiunte l’anno precedente con quel numero sul Colle delle Finestre?

«Matxin mi ha offerto un contratto così lungo – ha detto Torres – proprio per evitare che cerchi risultati immediati e possa lavorare costantemente sul mio sviluppo. Sono pienamente d’accordo con lui. Mi viene data molta fiducia. Matxin mi dice sempre di non saltare i passaggi, di non aspettarmi troppo. Mi sono allenato bene per tutto l’inverno e mi sento già più forte e a mio agio. Ho avuto problemi al ginocchio fin dalle prime gare. Ho riposato, ma in Oman il problema si è ripresentato. La chiave ora è riposare ancora e raggiungere un livello in cui posso ottenere la mia prima vittoria. Sarà difficile, ma se anche non ci riuscissi, continuerò a provarci l’anno prossimo. Passo dopo passo».

Pogacar, Matxin, UAE

Del Toro, Pogacar, le 100 vittorie… In casa UAE con Matxin

06.01.2026
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BENIDORM (Spagna) – Parlare con Joxean Fernandez Matxin significa avere una visione tecnica completa. E se questa riguarda la prima squadra al mondo, la UAE Emirates, capite bene quanto sia rilevante. Gestione degli atleti, la sfida alle 100 vittorie, Tadej Pogacar, le grandi corse a tappe: ne emerge un quadro a tutto tondo estremamente interessante.

Matxin è colui che, assieme ai tecnici, tesse i programmi della squadra e dei singoli atleti, definendo le formazioni nelle varie corse. Un ruolo delicatissimo, un vero puzzle in cui deve conciliare le richieste e le ambizioni dei corridori, l’alternanza anche dei più giovani e gli obiettivi tecnici e sportivi. Dalla sua ha però i migliori corridori del pianeta e, alla fine, qualsiasi formazione venga allestita è la migliore o ci va molto, molto vicino. Nel calcio parleremmo di “panchina lunga”.

Pogacar, Matxin, UAE
Matxin è il direttore tecnico sportivo della UAE Emirates
Pogacar, Matxin, UAE
Matxin è il direttore tecnico sportivo della UAE Emirates
Joxean, siamo sinceri: dopo gli annunci di dicembre non ci aspettavamo di vedere Isaac Del Toro al Tour de France…

Perché no? (Interrompe la nostra domanda con curiosità, ndr).

Pensavamo che tornasse al Giro d’Italia per completare quanto fatto l’anno scorso, per una sorta di rivincita.

Per me invece è un processo naturale e perfetto. Vuelta al primo anno, Giro d’Italia al secondo e Tour de France al terzo. E’ il percorso giusto, non trovate? Tra l’altro avevo già detto proprio a voi che questo è un po’ il mio schema con i giovani.

Ma Isaac non voleva tornare al Giro?

Inizialmente sì. Ci abbiamo pensato e ne abbiamo parlato. L’idea era di portare sia Joao Almeida che Del Toro al Giro d’Italia per cercare di vincere. Poi però sono entrate in ballo altre valutazioni. Parliamo di un ragazzo di 22 anni, per di più messicano, proveniente da un Paese che sta vivendo un grande entusiasmo ciclistico proprio grazie a Isaac, ma che non ha ancora una grande tradizione. E se arrivasse secondo?

Pogacar, Matxin, UAE
Pogacar, Del Toro e, dietro, Almeida. I primi due saranno al Tour, l’altro sarà al Giro (foto Fizza)
Pogacar, Matxin, UAE
Pogacar, Del Toro e, dietro, Almeida. I primi due saranno al Tour, l’altro sarà al Giro (foto Fizza)
Sarebbe un insuccesso?

Non sarebbe compreso. Lui, per loro, deve vincere. Sapete, non dobbiamo e non vogliamo mettere Del Toro in una situazione in cui deve fare qualcosa per forza. Si deve godere il ciclismo, affrontare ogni corsa con passione e serenità. Andare ora al Tour de France al fianco del miglior corridore al mondo, con la migliore squadra al mondo, per noi è un’opportunità.

Ma non avrà pressione?

Non credo, perché il faro, non solo nostro ma del ciclismo intero, è Pogacar. Quindi Del Toro al Tour non significa responsabilità, ma fiducia ed esperienza per il futuro.

Esperienza e basta?

E’ chiaro che non sarà solo un gregario. Non gli chiediamo nulla se non di stare lì. E’ un talento gigantesco e, come Joao, si merita questa opportunità.

A proposito di Almeida: è lui il leader al Giro. Ora è maturo…

Abbiamo una grandissima squadra per il Giro d’Italia e lui è il nostro capitano. Ovviamente se ci sarà Jonas Vingegaard sarà un rivale difficilissimo, ma dobbiamo confrontarci sempre con i migliori corridori al mondo.

Campionati Europei 2025, Tadej Pogacar
Anche se quei in giorni aveva la maglia della Slovenia, le vittorie di Pogacar a mondiale ed europeo per Matxin sono da inserire nella lista di quelle UAE
Campionati Europei 2025, Tadej Pogacar
Anche se quei in giorni aveva la maglia della Slovenia, le vittorie di Pogacar a mondiale ed europeo per Matxin sono da inserire nella lista di quelle UAE
Quest’anno ci siete andati vicinissimi: le cento vittorie possono essere uno stimolo reale?

Alla fine è anche difficile vincere di più. Gli stimoli servono. Nel 2025 abbiamo conquistato 97 vittorie, ma io considero nostre anche quelle al mondiale e all’europeo, perché sono successi di corridori che lavorano con noi, si allenano con noi e corrono con noi. Faccio fatica a non contarle. Alla fine 97 o 100 è solo un numero. Io sarò soddisfatto se vinceremo una corsa in più dell’anno scorso.

Non è poco…

Lo so, è difficile. Però se l’abbiamo fatto quest’anno, perché non dovremmo riuscirci l’anno prossimo? Credo sinceramente che ci siamo adeguati molto bene al ciclismo moderno. Mi spiego: senza due velocisti oggi sembra quasi impossibile vincere tanto. Se guardi i palmarès del passato trovi Cavendish, Petacchi… e tra di loro non c’era un mezzo scalatore neanche da lontano. Invece le corse sono cambiate. E per questo dico che ci siamo adeguati. Noi abbiamo colto questi successi con scalatori e non solo.

Almeida ha detto che cercate sempre di portare i migliori uomini in tutte le corse. Questo è il tuo scacchiere: come scegli gli uomini giusti?

Parlando chiaro con loro. Vi faccio un esempio. In Andalucía – Ruta del Sol correvamo per Pavel Sivakov e per Tim Wellens. Pavel aveva preso la maglia di leader, poi negli ultimi due giorni si è ammalato e aveva la febbre. Quando si è staccato, tutti lo hanno aspettato. Questo perché correvamo per lui e perché gli altri sapevano che quella era la sua gara. Dall’altra parte, quando chiediamo a Sivakov di lavorare per i compagni, sa perfettamente che dovrà dare tutto per loro. Questo è reciprocità e significa parlare chiaro.

Pogacar, Matxin, UAE
Pavel Sivakov, per Matxin un vero uomo squadra che sa essere leader e aiutare (foto Fizza)
Pogacar, Matxin, UAE
Pavel Sivakov, per Matxin un vero uomo squadra che sa essere leader e aiutare (foto Fizza)
Tutti sanno tutto di tutti?

Quando un corridore va ad una corsa sapendo che deve tirare o aiutare, ha le idee chiare e non corre pensando tra sé e sé: «Magari mi danno un’opportunità». E, aggiungo, i ragazzi sanno perfettamente già da dicembre in quali corse dovranno tirare e in quali avranno le proprie chances.

Capitolo Pogacar. I vostri responsabili della preparazione dicono che ha ancora margini. Dove può migliorare?

E’ un discorso molto tecnico. Non saprei dire se parliamo di un 1 per cento o di uno 0,2 per cento. Ma so che se migliora, migliora tanto. Perché è già il primo corridore al mondo e ogni piccolo step, a questo livello, vale tantissimo. Personalmente credo che Pogacar possa ancora crescere.

Ma secondo te, Tadej guarda gli altri? Perché è vero che è il numero uno, ma tutti gli altri vogliono arrivare dove è lui….

Assolutamente sì. Lo abbiamo capito quando siamo diventati la miglior squadra al mondo: arrivare in alto è difficile, ma restarci lo è ancora di più. Posso assicurarvi che Tadej è pienamente consapevole di questa situazione.

Filippo Baroncini
La UAE e Matxin credono molto nel pieno recupero di Baroncini
Filippo Baroncini
La UAE e Matxin credono molto nel pieno recupero di Baroncini
Ultima domanda, sull’italiano del gruppo: Filippo Baroncini. Come sta e che programmi ha?

Non ha un programma rigido. O meglio, ce l’ha, ma non deve in alcun modo creargli fretta o stress. Non deve avere l’ansia di rientrare a una data precisa. Altrimenti rischierebbe di sentirsi in debito con noi e con se stesso.

Tu come lo vedi?

Lo vedo bene. Muscolarmente ha recuperato quasi tutto, siamo oltre il 90 per cento. Ora restano aspetti scientifici, medici e fisiologici che richiedono tempi specifici. Non parliamo di una febbre o di una clavicola rotta: è stato in coma e il recupero è completamente diverso. Posso dirvi che crediamo molto in Baroncini. Non a caso gli abbiamo fatto due anni di contratto. Vogliamo solo che sia tranquillo, che recuperi e che l’aspetto umano, in questo momento, venga prima di quello sportivo.

Campionati del mondo Kigali 2025, Juan Ayuso, massaggiatore Pablo Lluna

Matxin e l’addio di Ayuso: erano davvero tutti convinti?

30.09.2025
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KIGALI (Rwanda) – Juan Ayuso ha chiesto di andarsene. Il messaggio che deve passare è però che la decisione sia stata presa dalle tre parti coinvolte: la UAE Emirates, l’atleta e la Lidl-Trek. Sta di fatto che lo spagnolo ha chiesto di lasciare i numeri uno al mondo, subito accolto dalla squadra di Guercilena.

Le spie del suo disagio c’erano da tempo. Lo scorso anno i dissapori del Tour passarono in sordina con il suo ritiro. Anche se nelle dichiarazioni dopo il Galibier la squadra gettò acqua sul fuoco, ci risulta che quella sera a Valloire, Pogacar in persona avesse tuonato contro la condotta del compagno. Da allora i due si sono incrociati davvero raramente. Quest’anno il Giro e la Vuelta hanno confermato che il giovane spagnolo diventa insofferente ogni volta che gli viene affiancato un secondo leader. Al Giro, con Adam Yates e soprattutto Del Toro. Alla Vuelta con Almeida. E proprio durante la Vuelta, nonostante si fossero accordati per una comunicazione condivisa a fine corsa, è stata la UAE Emirates a comunicare la partenza di Ayuso.

Vuelta Espana 2025, Jotxean Matxin, Giovanni Lombardi, procuratore di Juan Ayuso
Lombardi, qui con Matxin, è l’agente che ha trattato il passaggio di Ayuso dalla UAE Emirates alla Lidl-Trek
Vuelta Espana 2025, Jotxean Matxin, Giovanni Lombardi, procuratore di Juan Ayuso
Lombardi, qui con Matxin, è l’agente che ha trattato il passaggio di Ayuso dalla UAE Emirates alla Lidl-Trek

Ayuso a Kigali

In questi giorni, lo spagnolo ha parlato e ha rivelato di essere rimasto in buoni rapporti con i compagni e con Matxin, meno con Gianetti. E probabilmente nella decisione di lasciarlo andare, il general manager svizzero ha avuto un ruolo decisivo, dopo che all’inizio dell’anno gli era stato prospettato un rinnovo fino al 2030.

«Queste decisioni non si prendono dall’oggi al domani – ha detto Ayuso in un’intervista a Domestique – credo che fosse una sensazione che si avvertiva gara dopo gara. La cosa importante per me era che internamente non ci fosse un buon coordinamento. Anche se capisco quanto sia difficile in una squadra dove si hanno così tanti impegni con così tanti bravi corridori. E’ andata male quando Gianetti si è reso conto che non c’era modo, per quanto lo desiderasse, di tenermi. Da quel momento in poi, il suo atteggiamento è cambiato».

Nel post che ha pubblicato su Instagram all’indomani dell’annuncio della squadra, lo spagnolo ha inteso ringraziarla e dichiarare la sua volontà di andare in cerca di altri obiettivi e di un ambiente più in linea con i suoi valori e il suo modo di essere. Un ambiente in cui possa crescere con fiducia e tranquillità.

Campionati del mondo Kigali 2025, Juan Ayuso, Tadej Pogacar, Mount Kigali
Kigali 2025, inizia l’attacco di Pogacar a Mount Kigali: Ayuso lo segue: sembra un regolamento di conti, ma la pagherà cara
Campionati del mondo Kigali 2025, Juan Ayuso, Tadej Pogacar, Mount Kigali
Kigali 2025, inizia l’attacco di Pogacar a Mount Kigali: Ayuso lo segue: sembra un regolamento di conti, ma la pagherà cara

Lombardi e il Tour

Nel raduno di partenza del mondiale su strada, Matxin è una sorta di calamita per corridori e addetti ai lavori. Il tecnico spagnolo è quello che più ha spinto per avere Ayuso alla UAE Emirates, avendolo seguito sin da quando era un ragazzino. Ora che il passaggio alla Lidl-Trek è ufficiale, si affacciano alla mente degli spicchi di memoria e la sensazione che se fosse stato per lui, non si sarebbe mai arrivati a questo punto.

Nel secondo riposo del Tour, una scena ci aveva incuriosito. Eravamo in attesa di parlare con Gorka Prieto, nutrizionista del team, per un confronto fra Pogacar e Milan, quando ci accorgemmo che a un tavolo del giardino assieme a Matxin era seduto il general manager Gianetti. E mentre i due confabulavano a bassa voce, Giovanni Lombardi li aveva avvicinati. Aveva chiesto come andassero le cose, poi si era allontanato. Una battuta sarcastica fra gli altri due ci aveva sorpreso, quasi a sottolineare che si trattasse di un interessamento poco sentito. Pochi giorni dopo sapemmo che Ayuso si era affidato al manager pavese, che in questo ruolo ha preso il posto di suo padre.

Che cosa pensa Matxin della fuga del suo corridore? Anche Covi è andato via per trovare più occasioni per sé, ma che effetto fa vedere andar via il primo corridore giovane su cui la squadra ha puntato con convinzione? «Non è una questione di andare via – dice – e non è neanche questione se sia il primo oppure no. E’ una situazione individuale con lui e credo che l’accordo raggiunto sia stato voluto da tutte le parti».

Campionati del mondo Kigali 2025, Juan Ayuso, Giulio Ciccone
Dopo il fuori giri per seguire Pogacar, Ayuso si è ritrovato con Ciccone, futuro compagno, chiudendo alle sue spalle
Campionati del mondo Kigali 2025, Juan Ayuso, Giulio Ciccone
Dopo il fuori giri per seguire Pogacar, Ayuso si è ritrovato con Ciccone, futuro compagno, chiudendo alle sue spalle
Perchè secondo te è voluto andar via?

Il perché magari lo devi chiedere lui. Con Juan ho un rapporto buono, ho volato con lui dalla Spagna, non è cambiato niente. Ovviamente a livello sportivo, lui vuole qualcosa di più che noi, a suo parere, non possiamo dargli. Abbiamo parlato sempre molto chiaro. Quest’anno doveva fare il Giro da capitano. Una volta che non l’ha finito per le circostanze che sapete (la puntura sul volto di una vespa, ndr), ha chiesto subito se poteva fare la Vuelta.

Ma alla Vuelta doveva andare Pogacar…

Infatti gli ho detto di stare in stand by, perché ovviamente se Tadej avesse corso in Spagna, sarebbe stato leader unico. Non si tratta di non volere Juan con lui alla Vuelta, solo avremmo preferito che andasse alle altre corse per cercare di vincere. E’ stata una decisione di squadra.

Ayuso ha fatto sempre un po’ di fatica ad aiutare Pogacar nei Giri…

Alla fine lui è un campione, per cui forse non è una questione di fatica. Juan è sempre convinto delle sue prestazioni e delle sue condizioni e noi crediamo che quando ha il livello per vincere, lo portiamo da capitano. Proprio per questo, se serve lavorare per un altro leader, preferiamo portare un altro. Siamo onesti e anche realisti.

Il dado è tratto, ma intanto alla Vuelta Ayuso vince la settima tappa e Matxin corre ad abbracciarlo
Vuelta Espana 2025, 7a tappa Cerler, Juan Ayuso
Il dado è tratto, ma intanto alla Vuelta Ayuso vince la settima tappa e Matxin corre ad abbracciarlo
Quest’anno ci avevi detto che fosse pronto per vincere il Giro, che però è andato male. Credi che a 23 anni sia pronto per diventare leader di uno squadrone con tutto il peso sulle spalle?

E’ quello che vuole. La domanda in più per lui è se non gli andasse bene essere un co-leader come era con noi, perché di certo ha un’opinione anche su questo. Io ovviamente la rispetto, ma so anche che alla UAE decide la squadra, in questo caso tocca a me, come programma e come tattica. Lo abbiamo portato come leader al Giro d’Italia. Però, come sapete bene, avevamo anche due alternative per fare eventuali movimenti tattici. Uno era Adam Yates e l’altro era Del Toro. E’ ovvio che quando Isaac è davanti, si rispetta il leader. Anche questo l’ha deciso la squadra e lo trovo giusto.

Quale sarebbe stato secondo te lo sviluppo di Ayuso se fosse rimasto con voi?

Secondo me poteva fare come quest’anno. Cioè puntare il Giro o la Vuelta. Qualche anno farne uno, qualcun altro doppiarli come quest’anno, che non era d’accordo a farlo. Salvo che, non avendo finito il Giro, è stato lui a chiedere di fare la Vuelta. E noi abbiamo approntato un piano A e un piano B. Non è stato lui a volerlo né ad imporlo. Se Tadej avesse corso la Vuelta dopo il Tour, Ayuso sarebbe andato a fare San Sebastian, Polonia, Plouay, Canada e le cose di fine stagione, provando a vincerle. Una volta che Pogacar ha rinunciato, cambiare è stato naturale. Il Canada a Tadej al posto di Juan, mentre Ayuso alla Vuelta.

Tour de France 2024, Presentazione squadre Firenze, Tadej POgacar, Juan Ayuso
Il Tour de France 2024 parte da Firenze, Ayuso è con Pogacar, ma lascerà la corsa dopo qualche frizione e per Covid alla 13ª tappa
Il Tour 2024 parte da Firenze, Ayuso è con Pogacar, ma lascerà dopo qualche frizione e per Covid alla 13ª tappa
Ti dispiace che cambi squadra?

Ovviamente sì. Mi dispiace a livello personale perché ho grande considerazione e mi dispiace a livello professionale, perché so che è un corridore eccezionale. Credo che se lui voleva fare questa scelta, era giusto ascoltarlo. Lo abbiamo fatto e alla fine la decisione l’abbiamo presa in tre. Noi, lui e la squadra che ha deciso di prenderlo. Non è che Juan abbia deciso di andare, questo sia chiaro: abbiamo deciso tutti insieme di fare così.

Dall’Ecuador arriva Mateo Ramirez: lo manda l’amico Narvaez

01.08.2025
4 min
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Al Giro Ciclistico della Valle d’Aosta si è affacciato il talento di Mateo Pablo Ramirez, corridore che arriva dall’Ecuador con il volto da bambino ma gambe forti. Sulle montagne si trova bene e al primo anno tra gli under 23 ha già fatto vedere di trovarsi a suo agio. Il primo squillo importante è arrivato a inizio anno, nel suo Ecuador, quando ha conquistato il terzo posto nella prova in linea del campionato nazionale riservata agli elite, alle spalle Jhonatan Narvaez e Jefferson Cepeda. Uno squillo che non è passato in secondo piano e che ha acceso i riflettori sul suo talento.

Di lui si era già accorta la UAE Emirates che lo aveva messo nell’orbita del devo team. Una volta capito che il talento era pronto a sbocciare e trovato lo spazio per farlo correre, Joxean Matxin non ci ha pensato due volte a inserirlo nel programma di sviluppo della formazione numero uno al mondo.  

Mateo Pablo Ramirez ha esordito in Italia al Giro del Medio Brenta ottenendo il quarto posto (foto Instagram)
Mateo Pablo Ramirez ha esordito in Italia al Giro del Medio Brenta ottenendo il quarto posto (foto Instagram)

L’esordio in Italia

Il talento ciclistico di Mateo Pablo Ramirez è maturato in Spagna, terra che lo ha accolto e dove ha corso nei due anni da juniores e in questi primi mesi da under 23. Nelle varie corse a tappe nelle quali ha preso parte si era messo in mostra dando filo da torcere anche a corridori come Adrià Pericas, suo compagno di squadra ora nel UAE Team Emirates Gen Z

«Il Giro della Valle d’Aosta – ci ha raccontato il giovane ecuadoriano – è stata la mia prima corsa a tappe in Italia. Avevo già corso in altre gare (Giro del Medio Brenta, terminato al quarto posto e Giro dell’Appennino, ndr) e sono andato bene. Sono state esperienze difficili, soprattutto in Valle d’Aosta dove le tante salite mi hanno lasciato senza energie nel finale. Una corsa dura ma mi è piaciuta molto».

Al Giro della Valle d’Aosta sono emerse le sue qualità di scalatore
Al Giro della Valle d’Aosta sono emerse le sue qualità di scalatore
Qual è stata la parte più difficile?

Il ritmo in gara e il livello degli avversari. Per un ragazzo che arriva dal Sud America non è mai facile adattarsi al ciclismo europeo. Da questo punto di vista i due anni in Spagna mi hanno dato una grande mano. 

Quali sono le principali differenze?

Si va più forte e il gruppo è numeroso, quindi servono grandi abilità di guida per riuscire a competere ad alti livelli, non basta solamente pedalare forte. 

Sei entrato nel UAE Team Emirates Gen Z dall’1 giugno, ti sei trovato bene?

Sì, mi seguivano già dal campionato nazionale di inizio febbraio. Già quando ero juniores ho avuto modo di vedere le mie qualità ma quest’anno sento di aver fatto un passo in avanti. 

Mateo Pablo Ramirez in Ecuador ha subito fatto capire di essere pronto per correre a un livello superiore (foto Instagram)
Mateo Pablo Ramirez in Ecuador ha subito fatto capire di essere pronto per correre a un livello superiore (foto Instagram)
Chi è il tuo idolo, il corridore a cui ti ispiri?

Sono due: uno è Tadej Pogacar e l’altro Jhonatan Narvaez, veniamo entrambi dall’Ecuador e siamo molto amici ed è una bravissima persona. Ho avuto modo di allenarmi con lui a gennaio, durante la preparazione, è impressionante perché va davvero forte ma ci siamo divertiti. 

Come hai iniziato ad andare in bici?

Durante la pandemia, nel 2020, insieme a mio papà. E’ un appassionato di mountain bike e mi ha portato con lui. Sono passato poi a correre su strada grazie al mio allenatore Ernesto Valdez. A me piace molto di più il ciclismo su strada perché in Ecuador abbiamo tante salite ed è divertente pedalare.

Il secondo posto finale al Giro del Valle d’Aosta dietro a Jarno Widar gli è valso la maglia bianca di miglior giovane
Il secondo posto finale al Giro del Valle d’Aosta dietro a Jarno Widar gli è valso la maglia bianca di miglior giovane

L’occhio del preparatore

Il talento di Mateo Pablo Ramirez è passato sotto lo sguardo attento di Giacomo Notari, suo preparatore ora che è arrivato nel UAE Team Emirates Gen Z. 

«Avevamo già avuto modo di conoscerlo nei mesi passati – ci dice – e si erano subito notati dei valori molto interessanti. Chiaramente il dubbio era sull’adattamento al ciclismo europeo ma Ramirez ha fatto vedere di riuscire a entrare subito in questi meccanismi. C’era stata anche la possibilità di vederlo al Giro Next Gen ma non abbiamo voluto accelerare il processo di adattamento.

«E’ un corridore forte ma con ampi margini di miglioramento, soprattutto negli sforzi brevi e intensi. Quando siamo stati in ritiro con la squadra abbiamo avuto modo di vedere certe doti atletiche che gli permettono di fare la differenza, come il fatto di non soffrire certe altitudini. Siamo curiosi di vederlo al Tour de l’Avenir e di poterci lavorare insieme il prossimo anno per capire quali sono i margini di crescita che sembrano davvero promettenti».

Adrià Pericas: un altro talento spagnolo scovato da Matxin

28.07.2025
4 min
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SAINT PIERRE – La pioggia batte forte sul tendone del bus del UAE Team Emirates, i ragazzi della formazione emiratina under 23 scendono dalle scalette coperti e con grandi occhiali dalle lenti trasparenti. Adrià Pericas si muove silenzioso controllando ogni movimento con lo sguardo concentrato. Ha occhi piccoli e verdi, lo spagnolo, che brillano ma non lasciano trasparire alcuna emozione. E’ un altro dei talenti iberici scovati dalla UAE, arrivato nel devo team quest’anno dopo che tra gli juniores ha raccolto vittorie in ogni angolo della Spagna e non solo (in apertura foto Guillem Riera Alvaro). 

Adrià Pericas, UAE Team Emirates Gen Z, Giro Ciclistico della Valle d’Aosta 2025
Adrià Pericas, UAE Team Emirates Gen Z, Giro Ciclistico della Valle d’Aosta 2025
Come sei arrivato al UAE Team Emirates Gen Z?

Mi ha portato qui Matxin (Joxean Matxin Fernandez, sport director della UAE, ndr). L’ho conosciuto due anni fa, quando la Vuelta Espana è passata da casa mia, vicino a Barcellona. Ho avuto subito un buon feeling con lui e quando mi ha contattato per venire nel devo team ho accettato subito. 

Di cosa avete parlato?

Di tante cose, ma soprattutto del progetto che lui aveva in mente per me. Entrare nel team e crescere in maniera graduale, piano piano. Ma la cosa più importante rimane imparare e disfrutar (godersi, ndr) questo sport. 

Nei due anni da junior hai vinto tanto, correndo in tante gare a tappe.

Mettersi alla prova in diverse gare del genere aiuta tanto a crescere, questo sicuramente. Inoltre anche la nazionale ci dà una grande mano portandoci spesso in competizioni internazionali. 

Adrià Pericas ha partecipato al Giro Next Gen 2025, chiudendo al settimo posto
Adrià Pericas ha partecipato al Giro Next Gen 2025, chiudendo al settimo posto
Come si inizia ad andare in bici vicino a Barcellona?

La mia famiglia è appassionata di ciclismo, mio padre ha sempre pedalato in mountain bike, ma senza mai gareggiare. L’ho seguito fin da quando ero piccolo, ma anche io non ho mai corso. 

Quando hai iniziato a gareggiare?

Un giorno ho provato ad andare in una scuola di ciclismo vicino a casa. Lì ho scoperto la passione per le corse su strada, fino ad allora avevo solo usato la mountain bike. Mi sono iscritto quando ero U17 (categoria allievi, ndr). 

Adrià Pericas ed Enea Sambinello, qui al Giro Ciclistico della Valle d’Aosta 2025
Adrià Pericas ed Enea Sambinello, qui al Giro Ciclistico della Valle d’Aosta 2025
Un percorso diverso dagli altri…

Non mi interessava tanto correre prima di allora. Avevo preso parte a qualche gara ma senza molta convinzione. Mi piaceva andare in bici ma solamente come passatempo da fare insieme a mio padre. 

Come ti sei convinto a gareggiare?

Credo che mio padre abbia provato a iscrivermi a una corsa perché aveva visto che andavo forte. L’esordio è andato bene, non chiedetemi se ho vinto perché non lo ricordo ma mi sono divertito. 

Al Giro Next Gen, Pericas ha collezionato due terzi posti: al Passo Maniva e a Prato Nevoso
Al Giro Next Gen, Pericas ha collezionato due terzi posti: al Passo Maniva e a Prato Nevoso
Tanto da arrivare nel vivaio più ambito al mondo, come ti trovi?

Benissimo. Lo staff è composto da bellissime persone con le quali è divertente lavorare e passare il tempo. Il mio preparatore è Giacomo Notari, anche con lui mi trovo bene perché oltre agli allenamenti ci chiama spesso per sapere come stiamo e come procedono le cose. 

E cosa fa Pericas quando non corre in bici? Qual è la tua altre passioni ne hai?

Adesso non ho altre passioni o hobby, voglio solo andare in bici e pensare a fare il meglio possibile.

Non il solito Pogacar, ma quanto basta per arginare Vingegaard

22.07.2025
7 min
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MONT VENTOUX (Francia) – Che sia stato per una crepa o un leggero malessere, la tattica del UAE Team Emirates è parsa subito insolita. Se Pogacar chiede di partire con la bici nera superleggera e poi lascia che la fuga guadagni sei minuti e chiede ai compagni un ritmo regolare, qualcosa forse non va. Abbiamo vissuto l’avvicinamento della corsa alle pendici del monte calvo seduti davanti al maxischermo sulla cima. Un panino comprato nell’ultimo bar, una felpa provvidenziale e lo sguardo fisso sulla corsa. Il vento non era violento come in altre occasioni, mentre tutto intorno lo sguardo si perdeva all’infinito facendo capire perché poeti e campioni abbiano trovato quassù la loro sublimazione.

I tifosi sloveni

La fuga guadagnava, solo il gruppo di Ben Healy alla fine è riuscito ad agganciarsi e dare la svolta al finale. Dietro, se non fosse stato per un’accelerata della Visma-Lease a Bike nell’avvicinamento alla salita, il margine sarebbe continuato a crescere. Pogacar non sta bene, abbiamo pensato, altrimenti sarebbe andato a riprendere tutti i fuggitivi. E così, nella disputa fra colleghi che parteggiano per l’uno o per l’altro, l’eventuale calo dello sloveno avrebbe significato il riaprirsi del Tour in vista delle Alpi. Solo che quando Vingegaard ha attaccato, l’altro gli si è incollato addosso. Pochi scatti, ben altra cosa rispetto a quello che sarebbe stato necessario. Tanto che quando Pogacar è scattato a sua volta, non è parso troppo provato. Non s’è tolto il danese di ruota, ma ha confermato ancora una volta che il suo è un livello a parte.

«E’ stato piuttosto difficile – dice quando tutto è finito e sul traguardo ha rifilato 2 secondi a Vingegaard – perché c’era solo una salita. Considerando che era la tappa dopo il giorno di riposo, sono molto contento di come l’ho affrontata e di aver mantenuto il vantaggio. Ho visto più bandiere slovene che sui Pirenei, penso che d’ora in avanti ce ne saranno tantissimi. Tifano anche Roglic e questo dà a entrambi un’energia in più. Quindi spero che nei prossimi giorni sulle Alpi, anche se il tempo sarà un po’ peggiore, avremo ancora le bandiere slovene alzate e che tiferanno per noi».

Violenti colpi di tosse

Un breve passo indietro. Ieri nell’hotel subito fuori Montpellier, passando casualmente accanto alla tavola in cui stavano mangiando i corridori della UAE, ci siamo accorti che proprio Tadej tossisse in modo violento. La notizia del ritiro mattutino di Van der Poel per problemi respiratori aveva acceso un allarme. Se davvero c’è qualcosa e gli avversari se ne accorgono, sul Ventoux per lui si farà dura.

«Fin dall’inizio della salita – prosegue Pogacar – sapevo che i corridori della Visma stavano bene e che avrebbero provato ad attaccare. Avevano un buon ritmo e noi ne abbiamo tenuto uno altrettanto buono, quindi sicuramente non hanno avuto tante occasioni per attaccare. In alcuni tratti ho sofferto, lo sforzo è stato intenso e le raffiche di vento si sono fatte sentire. Abbiamo lasciato andare la fuga perché non ci interessava vincere. Se avessimo voluto farlo, avremmo attaccato la salita con Adam Yates, invece abbiamo deciso di lasciare spazio. Anche se con gli scatti di Jonas e miei, ho pensato che li avremmo raggiunti. Si meritavano la vittoria. Mentre ci cambiavamo ho visto Paret Peintre, era super felice. Stava chiamando qualcuno ed è stato bello. E’ stata una giornata davvero dura dopo il giorno di riposo, ma ora sono motivato per i giorni successivi».

Vingegaard ha attaccato e ci riproverà: forse manca un po’ di convinzione?
Vingegaard ha attaccato e ci riproverà: forse manca un po’ di convinzione?

Vingegaard ci crede ancora

Il danese non ha vissuto il miglior finale di tappa. Dopo aver attaccato per staccare la maglia gialla e averne subito il ritorno, Vingegaard si è ritrovato anche per terra a causa di uno scontro fortuito con un fotografo. Si spiega perché di colpo gli addetti al servizio d’ordine siano diventati spietati e per muoverci abbiamo dovuto adottare tattiche da… uomo ragno.

«Un fotografo si è ritrovato davanti a me subito dopo il traguardo – racconta Jonas – e sono finito a terra. Credo che chi sta dietro al traguardo dovrebbe stare più attento… Mi sentivo davvero molto bene. Sono molto contento delle mie sensazioni oggi e degli attacchi che sono riuscito a sferrare. Certo, non ho recuperato tempo, ma è una grande motivazione per me. Volevamo mettere dei nostri corridori in fuga, la squadra è stata fantastica. Tutti hanno lavorato, hanno dato quello che avevano e mi hanno sostenuto completamente. Pogacar mi ha seguito in ogni attacco e così ho fatto io. Non credo di aver visto debolezze in lui, ma le mie sensazioni di oggi mi danno la motivazione e mi spingeranno a continuare».

La Visma è parsa unita. Prima il lavoro di Van Aert, poi Kuss (nella foto) infine Benoot e Campenaerts
La Visma è parsa unita. Prima il lavoro di Van Aert, poi Kuss (nella foto) infine Benoot e Campenaerts

La tappa migliore

Sulla stessa linea è il suo tecnico Marc Reef, uno che porta bene alla squadra. Quando c’è, di solto vincono. Lo incontriamo nella coda delle ammiraglie che si avviano lungo la corsia di evacuazione e si ferma per rispondere a qualche domanda.

«Eravamo e siamo ancora pronti per la battaglia – dice – siamo ancora molto fiduciosi. Jonas ha incitato i ragazzi a fare un ritmo molto alto e poi ha fatto un attacco davvero, davvero forte. Benoot era pronto più avanti e dopo di lui anche Victor (Campenaerts, ndr). Penso che continuare ad attaccare sia l’unico modo per creare ancora qualcosa e riguadagnare un po’ di tempo. Vogliamo lottare per ogni occasione che avremo. E’ stata la tappa migliore che abbiamo fatto finora e continueremo a mettergli pressione. Aver visto che oggi non è riuscito a staccarci accresce la nostra fiducia per le giornate che dovremo affrontare».

Dopo l’arrivo, Pogacar ha ringraziato i compagni: qui con Adam Yates
Dopo l’arrivo, Pogacar ha ringraziato i compagni: qui con Adam Yates

Raffreddore e aria condizionata

L’ultima parola è per Matxin, il responsabile tecnico della UAE Emirates, che aspettava proprio Pogacar per affrontare la discesa. Tutti gli altri sono andati in bicicletta, con il classico fischietto al collo, approfittando della strada chiusa con encomiabile zelo dalla Gendarmerie, che per certe cose è inimitabile.

«Non siamo voluti entrare nella lotta per la fuga – dice lo spagnolo – eravamo consapevoli che a un certo punto la Visma avrebbe iniziato a muovere le acque, dato che avevano cinque corridori, fra cui due scalatori. Ma noi abbiamo usato la testa. Potevamo anche controllare e cercare di vincere la tappa, ma avrebbe significato spremere tutti i corridori per un solo giorno. Alla fine abbiamo una priorità che è la maglia gialla, alla tappa si può anche rinunciare. La Visma ci proverà ancora, dovrà provarci ancora, per questo non è nostro interesse essere sempre i primi ad attaccare.

«Il raffreddore di Tadej? Ha avuto qualche fastidio per l’aria condizionata e per tutti questi cambiamenti dovuti al meteo degli ultimi giorni. Arrivi al podio che ci sono 15 gradi, poi il giorno dopo ne trovi 30 e in hotel hai l’aria gelida. Fa parte degli aspetti da tenere sotto controllo».

In sintesi, prima di salutarvi e darvi appuntamento a domani: se Pogacar sta bene, te ne accorgi perché attacca. Se invece non è al meglio, si mette buono in gruppo e lascia fare. Manca una settimana di Tour, mancano le Alpi dove probabilmente pioverà. L’obiettivo della maglia gialla è fisso su Parigi: le azioni plateali per ora sono sospese, in attesa di altre comunicazioni.

Pablo Torres solidità, crescita e una news: farà l’Avenir

27.05.2025
4 min
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Pablo Torres è un altro gioiello della ricca corona della UAE Emirates e uno degli scalatori più forti in prospettiva. Su di lui, tutto sommato, si sa ancora poco. Quest’anno è passato nella squadra WorldTour. Torres era già in casa UAE, ma nella continental, ed era seguito da Giacomo Notari.

Come si sta adattando a questa nuova dimensione? Sin qui ha messo nel sacco ben 32 giorni di corsa e si è fermato ai primi di maggio a causa di una caduta, come vedremo. Tante corse a tappe per mettere chilometri ed esperienza nelle gambe e aumentare il motore. Ricordiamo che parliamo di un ragazzo nato nel 2005.

Torres sul podio del Giro d’Abruzzo dove ha chiuso terzo nella generale e primo nella classifica dei giovani
Torres sul podio del Giro d’Abruzzo dove ha chiuso terzo nella generale e primo nella classifica dei giovani

Dall’Abruzzo all’Ungheria

Ci eravamo lasciati con Pablo Torres brillante al Giro d’Abruzzo e poi al servizio del team al Tour de Romandie, sua terza gara WorldTour. Lo spagnolo era partito alla volta della corsa magiara con i gradi di leader e grandi ambizioni, ma nella seconda tappa ecco una brutta caduta che lo ha messo ko. Commozione cerebrale e stop forzato.

Come sta dunque Pablo Torres? «In Ungheria è caduto – spiega Matxin – ed è un peccato perché avrebbe potuto fare classifica. C’era per lui una tappa in salita interessante. La cosa importante però è che sta recuperando bene».

Noi ci ricordiamo delle sue imprese al Giro della Valle d’Aosta. Vederlo pedalare dal vivo non fu cosa banale: scioltezza e potenza insieme.

Matxin con il suo pupillo al Catalunya (foto Instagram)
Matxin con il suo pupillo al Catalunya (foto Instagram)

La crescita

Non è facile stabilire quanto sia cresciuto il madrileno. Ma se una squadra come la UAE Emirates, dove di certo non c’è fretta di sfornare campioni, ti promuove in prima squadra, vuol dire che stai andando bene e che la stoffa c’è.

«Io – va avanti Matxin – dico che Pablo sta facendo bene la sua professione ed è senza dubbio in crescita. Sta imparando a prendere il livello del WorldTour, che è diverso da quello della continental. Lo sta facendo piano piano. Stiamo mischiando un po’ le cose e le corse: alcune gare di primo livello e altre nel WorldTour, per far sì che possa crescere, come detto, e ottenere, non col Tour, qualche risultato».

«Non voglio neanche etichettare la sua crescita con un numero, con i watt… Non è una macchina che è in anticipo o in ritardo su certi parametri. Vogliamo fare le cose in maniera corretta, rispettando i suoi tempi. Se lui va forte siamo contenti, se va meno forte siamo fiduciosi per quello che sarà. Insomma, vogliamo togliergli tutta la pressione e dargli tutta la fiducia».

Torres al Romandia ha lavorato per il team e capitan Almeida. Anche questo fa parte della “scuola”
Torres al Romandia ha lavorato per il team e capitan Almeida. Anche questo fa parte della “scuola”

Torres all’Avenir

Matxin parla a tutto tondo del suo giovane connazionale. Esalta sia l’aspetto tecnico che quello umano.

«Pablo è un ragazzo d’oro. In squadra lo adorano tutti. Si sa far voler bene, E’ un ragazzo umile che ha tanta, tanta voglia di vincere. Per lui tutto questo è un sogno. Mi diceva: “Il primo giorno che sono stato con la prima squadra e sedermi al fianco di Tadej, Adam o Jay… non ci credevo. Erano i corridori di cui avevo il poster in camera”».

Ma c’è una domanda che ci preme fare al manager della UAE Emirates. Di solito chi arriva al primo anno nel WorldTour non fa un grande Giro. Tuttavia, qualche eccezione c’è stata: Del Toro e, prima ancora, Ayuso. Insomma, c’è un’idea Vuelta per Torres?

«Quest’anno no – replica Matxin – almeno per il momento. Ma vi dico questa: Torres farà il Tour de Suisse, il campionato nazionale e, visto che l’anno scorso è arrivato secondo sarà presente al Tour de l’Avenir. Abbiamo parlato con la Federazione spagnola, l’ho fatto io personalmente, per prepararlo bene in vista dell’Avenir».

Matxin sicuro: «Del Toro più forte. Pronto per il Giro con Ayuso»

31.03.2025
4 min
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Con il Giro d’Italia alle porte, dove sarà al via, e la vittoria alla Milano-Torino, Isaac Del Toro è nuovamente sotto i riflettori. Il messicano del UAE Team Emirates continua a crescere, dimostrando maturità e costanza. Ma quanto queste qualità sono aumentate in lui? E’ un tema che abbiamo voluto approfondire con Joxean Fernand Matxin, tecnico e talent scout della squadra emiratina.

Archiviata questa prima porzione di stagione, ora il messicano correrà il Giro dei Paesi Baschi (7-12 aprile), poi andrà in altura e inizierà il grande lavoro in vista della corsa rosa. E’ tempo non tanto di primi bilanci, che ovviamente sono positivi, ma per fare il punto e capire qual è lo “stato dell’arte” di Del Toro. Lui ad inizio stagione aveva dichiarato: «Per il 2025 sono più ambizioso. Voglio fare meglio e ottenere risultati migliori, il che è qualcosa che arriva con il tempo». Vediamole dunque queste ambizioni e attraverso cosa passeranno.

Joxean Fernàndez Matxin è Sports Manager UAE Team Emirates (foto Instagram)
Joxean Fernàndez Matxin è Sports Manager UAE Team Emirates (foto Instagram)
Joxean, possiamo dire che Del Toro ha fatto un altro step di crescita?

E’ un corridore con tanto talento e tanta classe. Ho piena fiducia che possa diventare, piano piano ma neanche troppo lentamente, un grandissimo atleta. Lo ha già dimostrato vincendo diverse gare l’anno scorso e si è confermato quest’anno conquistando la Milano-Torino.

Avete previsto un percorso di crescita per Del Toro: è in linea con i parametri prefissati?

Sì, assolutamente. Ma non poniamo un focus rigido su numeri o obiettivi specifici. Non lavoriamo con macchine. Vogliamo che la crescita sia graduale, un passo alla volta. Il mio approccio è quello di migliorare ogni anno. I risultati ci sono, ma non ci basiamo solo sulle vittorie. Le prestazioni sono importanti, l’approccio alla vita da corridore (e non solo), le sue reazioni di fronte a tutto questo… e quelle di Isaac sono sempre più corpose.

Parlare di numeri non è facile, ma avete notato dei miglioramenti da quel punto di vista?

Isaac è in fase di miglioramento, anche perché sta completando il suo sviluppo fisico. Nei giovani, ogni giorno può rappresentare un progresso. I buoni corridori eccellono inizialmente su brevi durate come uno o dieci minuti, ma crescendo migliorano anche sui venti o trenta minuti. Isaac sta progredendo in tutti questi aspetti: sia nelle fasi intense e brevi che in quelle più lunghe. Questo ci rende fiduciosi, ma evitiamo di mettergli pressioni o aspettative eccessive.

Del Toro e Ayuso: due talenti e anche due amici. Sangue latino per entrambi
Del Toro e Ayuso: due talenti e anche due amici. Sangue latino per entrambi
A livello umano come ti sembra? E’ più maturo rispetto all’anno scorso? Si dice che si sia integrato bene a San Marino.

E’ molto maturato, anche se lo era già. Ha un cuore grande ed è una persona che si lascia voler bene. E’ franco e responsabile: se c’è da aiutare, aiuta. Se c’è da prendersi una responsabilità, lo fa. Lo vedo spesso scherzare, ma quando è il momento di fare sul serio, è sempre pronto. Cuore e talento, e tutto questo si riflette anche in corsa.

Ti aspettavi la sua vittoria alla Milano-Torino?

Non era nei programmi iniziali. Isaac doveva essere competitivo all’inizio della stagione per poi fermarsi in vista del Giro d’Italia, ma un piccolo problema al ginocchio ha cambiato i suoi piani. Alla Milano-Torono il leader doveva essere Jan Christen, ma si è rotto la clavicola, avevamo bisogno di un sostituto. Ma non ci sembrava giusto un sostituto che prima magari avrebbe dovuto aiutare Christen.

Isaac in azione con Adam Yates alla Tirreno per aiutare proprio Ayuso. Prove di Giro…
Isaac in azione con Adam Yates alla Tirreno per aiutare proprio Ayuso. Prove di Giro…
E lo avete detto a Del Toro…

Esatto, abbiamo chiesto a Isaac di correre la Milano-Torino e di farlo da leader. Gli abbiamo dato questa chance. Nonostante il calendario intenso, ha colto l’opportunità e ha vinto.

Dopo la Vuelta dell’anno scorso, ora arriva il Giro d’Italia. E’ pronto? Come può aiutare Juan Ayuso?

E’ sicuramente pronto fisicamente. Quella esperienza gli è servita moltissimo. Con Juan ha un rapporto perfetto, c’è grande amicizia e lo stesso vale per Tadej e tutti gli altri della squadra. Isaac è felice in questo ambiente e la squadra lo sostiene con affetto. AL Giro sarà un aiuto importantissimo per Ayuso.

Può già contare sul supporto dei big del team?

Assolutamente. Per esempio, quando vediamo che sta bene e può vincere, può contare sull’aiuto di corridori come Adam Yates. Un anno fa era in una squadra dilettantistica e oggi corre in un team WorldTour, a volte anche da leader. Questo per lui è un sogno e non lo dà mai per scontato.