Tadej Pogacar, allenamento 2026, UAE Team Emirates (foto UAE Team Emirates/Fizza)

EDITORIALE / La grandezza di Pogacar in mezzo ai giganti

02.02.2026
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La grandezza di Pogacar la misuri sulla grandezza degli avversari. Mentre ieri seguivamo l’assolo di Van der Poel a Hulst, che gli è valso l’ottavo mondiale di cross, abbiamo pensato che tutto sommato Mathieu non abbia faticato troppo per sbarazzarsi dei suoi avversari. Senza Van Aert e Pidcock, che fino a un paio di anni fa erano vicini al suo livello, regolare Nys e Del Grosso non è stato in apparenza un grosso problema, tale e tanta è la sua superiorità.

Gli stessi ragionamenti che capita di fare vedendo Pogacar schiantare i rivali sulle montagne o in certe classiche più dure come il Lombardia o la Liegi. Sono così forti da pensare che vincano in assenza di avversari, ma non è vero.

E mentre Van der Poel inanellava giri su giri, abbiamo pensato che tra Sanremo, Fiandre e Roubaix, quel mostro di potenza e tecnica di guida dovrà vedersela con lo sloveno campione del mondo, che nel frattempo ha spianato il Poggio e fatto le sue recon sul pavé. Quanta pressione ti mette addosso sapere di dover incontrare uno come Pogacar, che ti ha già bastonato al Fiandre e ti ha costretto alla perfezione per vincere la Sanremo e la Roubaix?

Van der Poel ha dominato il mondiale di cross: il suo livello è irraggiungibile per tutti gli altri
Van der Poel ha dominato il mondiale di cross: il suo livello è irraggiungibile per tutti gli altri
Van der Poel ha dominato il mondiale di cross: il suo livello è irraggiungibile per tutti gli altri
Van der Poel ha dominato il mondiale di cross: il suo livello è irraggiungibile per tutti gli altri

Remco, prove da leader

A Mallorca nei giorni scorsi, Evenepoel ha dato spettacolo. Il belga sta mettendo a posto le cose in casa e con se stesso, cercando i giusti equilibri nel nuovo ambiente Red Bull. Chi lo ha vissuto da vicino parla di un compagnone a tavola e di un leader super esigente in corsa. Pare che dopo la seconda vittoria in solitaria, quella del Trofeo Andratx in cima al Mirador d’Es Colomer, il giovane francese Adrien Boichis abbia atteso che il capitano finisse le interviste per chiedergli se avesse fatto bene il suo lavoro. «Perfetto!», gli ha risposto Evenepoel. I giovani lo adorano, i più esperti sanno che ci sarà da lavorare.

Il programma di Evenepoel prevede ora la Valenciana e poi il UAE Tour. E solo ad aprile si troverà a incrociare i guantoni con Pogacar. Accadrà in un solo giorno prima del Tour: nella Liegi-Bastogne-Liegi che Remco ha vinto per due volte contro le tre dello sloveno. E anche quel giorno, oltre a tutti gli altri, Pogacar si troverà a fronteggiare un rivale straordinario, che presumibilmente arriverà allo scontro tirato a lucido come mai in precedenza.

Tre vittorie in tre corse: Evenepoel ha iniziato il 2026 in cerca di conferme e le sta trovando
Tre vittorie in tre corse: Evenepoel ha iniziato il 2026 in cerca di conferme e le sta trovando correndo come… Pogacar
Tre vittorie in tre corse: Evenepoel ha iniziato il 2026 in cerca di conferme e le sta trovando
Tre vittorie in tre corse: Evenepoel ha iniziato il 2026 in cerca di conferme e le sta trovando correndo come… Pogacar

Il programma di Pogacar

Nel programma di Pogacar ci sarà ovviamente il Tour, cui arriverà passando per il Giro di Svizzera e non il Delfinato, perché lo Svizzera non l’ha corso mai. E in Francia, oltre a Evenepoel, si troverà contro Vingegaard e Ayuso, oltre a Pidcock, Lipowitz e tutti quelli che lo scorso anno si sono affacciati ai piedi del trono con intenzioni bellicose. Si capisce perché per lui sia necessario centellinare gli sforzi. Ci fosse da combattere sempre con gli stessi avversari, allora si potrebbe accettare una sfida alla pari per tutto l’anno. Ma quando gli avversari ruotano e tu sei al centro del torello, serve essere freschi e motivati per non farsi beffare.

Pogacar avrà un giorno di corse prima della Sanremo, ne avrà due al Fiandre e tre alla Roubaix. Avrà quattro giorni di corsa nelle gambe alla Liegi. E dopo i 6 del Romandia e i 5 dello Svizzera, si presenterà al via del Tour de France con 16 giorni di corsa. Nel frattempo si allena (in apertura foto UAE Team Emirates/Fizza), stabilisce record e probabilmente convive a fatica con la voglia di attaccare il numero e fare i suoi show.

Vingegaard arriverà al Giro dopo UAE Tour e Catalunya, con 14 giorni di gara (foto Visma-Lease a Bike)
Vingegaard arriverà al Giro dopo UAE Tour e Catalunya, con 14 giorni di gara (foto Visma-Lease a Bike)
Vingegaard arriverà al Giro dopo UAE Tour e Catalunya, con 14 giorni di gara (foto Visma-Lease a Bike)
Vingegaard arriverà al Giro dopo UAE Tour e Catalunya, con 14 giorni di gara (foto Visma-Lease a Bike)

Fra la primavera e il Tour

Evenepoel arriverà al via della Liegi con 24 giorni nelle gambe e al Tour con 32, a capo di una primavera decisamente affollata. Se il risultato francese dipenderà dalla freschezza, sarà interessante ragionare sul suo avvicinamento a confronto con quello di Pogacar.

Vingegaard arriverà al Giro con 14 giorni di corsa e al Tour con 35, affrontando per la prima volta l’accoppiata della sfida italiana e della francese.

Del programma di Van der Poel non si sa ancora niente, lo annuncerà dopo essere andato a sciare e aver ripreso la preparazione in Spagna, quando verosimilmente anche lui raggiungerà la squadra all’hotel Syncrosfera in cui potrà simulare l’altura a 8 chilometri dalle spiagge di Denia. Stando a quanto ha detto, potrebbe arrivare alla Sanremo con 7-8 giorni di gara e con l’eredità di esplosività che gli deriverà dal cross.

Dopo aver applaudito la vittoria di Alcaraz all’Australian Open, in cui Sinner ha dimostrato che non è per niente facile essere il numero uno mentre tutti intorno vogliono impallinarti, confessiamo l’inconfessabile. Mentre ieri seguivamo l’assolo di Van der Poel a Hulst, che gli è valso l’ottavo mondiale di cross, abbiamo pensato che sarebbe stato davvero bello avere in corsa anche Pogacar. E chissà se in qualche angolo della sua mente naif, anche Tadej non ci abbia fatto un pensierino.

Pietro Mattio, Visma Lease a Bike, Santos Tour Down Under 2026

Mattio: l’esordio nel WorldTour e il sogno delle Classiche 

20.01.2026
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Dall’altra parte del mondo è quasi sera e per Pietro Mattio sta per iniziare la sua prima gara nel WorldTour con il prologo inaugurale del Santos Tour Down Under, ancora in corso di svolgimento. Il corridore piemontese cresciuto nel devo team della Visma Lease a Bike quest’anno è entrato nella formazione WorldTour. Un cammino di crescita nel quale Mattio è diventato sempre più importante e centrale all’interno dei meccanismi della formazione olandese. Tanto c’è ancora da fare, ma un po’ di fieno in cascina è già stato messo. 

«Qui in Australia si sta bene – racconta Pietro Mattio – nei giorni scorsi c’è stato qualche scroscio di pioggia e le temperature si sono leggermente abbassate. Rispetto a chi è partito prima, arrivando qui a inizio gennaio, abbiamo evitato il grande caldo. Le temperature massime si aggirano intorno ai 30-35 gradi centigradi, quindi possiamo dire che è una bella estate australiana».

Pietro Mattio, Visma Lease a Bike, Santos Tour Down Under 2026
Pietro Mattio e il Team Visma Lease a Bike sono arrivati in Australia una decina di giorni fa
Pietro Mattio, Visma Lease a Bike, Santos Tour Down Under 2026
Pietro Mattio e il Team Visma Lease a Bike sono arrivati in Australia una decina di giorni fa
Le gambe come stanno?

Sono pronte anche loro, siamo tutti pronti per la prima gara della stagione. Rispetto all’anno scorso, l’ultimo anno nel devo team parto un paio di settimane prima. Per questo l’avvicinamento è stato leggermente diverso, con tanto volume fin dai primi giorni di ritiro. Essere già abituato al mondo Visma è stato un vantaggio.

Anche per questo sei partito subito dall’Australia?

Quest’anno il calendario lo ha deciso la squadra in base all’idea che si sono fatti di me e del corridore che secondo loro sono e potrò essere. Il Tour Down Under sarà un primo banco di prova per confrontarmi con il livello del WorldTour. 

Pietro Mattio, Visma Lease a Bike
Mattio dopo i tre anni nel devo team con il quale è diventato U23 nel 2023 da quest’anno è passato nella squadra WorldTour
Pietro Mattio, Visma Lease a Bike
Mattio dopo i tre anni nel devo team con il quale è diventato U23 nel 2023 da quest’anno è passato nella squadra WorldTour
Cosa ti hanno messo nel menu?

Al momento so che dopo l’Australia tornerò a casa e partirò subito per il UAE Tour dove lavorerò per Vingegaard (settimana scorsa il danese ha annunciato il suo calendario, ndr). Una volta finito torno in Italia e preparerò l’esordio nelle Classiche, farò la Kuurne-Brussel-Kuurne e l’apertura nelle Fiandre. La squadra mi ha inserito come riserva alla Milano-Sanremo e sono nella lista per la Roubaix.

Arrivi dal devo team, ma rispetto agli anni scorsi qualcosa è cambiato anche per te?

Quando passi nel WorldTour qualcosa di diverso c’è, è normale. Ad esempio le persone e lo staff che girano intorno alla squadra. Gli anni scorsi quando ero in ritiro con il devo team eravamo una quindicina di corridori e dieci persone dello staff, e pensavo fossimo comunque tanti. Quest’anno a dicembre in ritiro c’erano trenta corridori e una settantina di membri dello staff

Pietro Mattio, Visma Lease a Bike Santos Tour Down Under 2026
Mattio durante la presentazione dei team al Santos Tour Down Under, per il piemontese inizia l’avventura tra i grandi
Pietro Mattio, Visma Lease a Bike Santos Tour Down Under 2026
Mattio durante la presentazione dei team al Santos Tour Down Under, per il piemontese inizia l’avventura tra i grandi
Insomma, tutto un po’ nuovo?

Per fortuna sono rimaste alcune certezze, ad esempio la nutrizionista e il mio diesse di riferimento, anche lui è stato “promosso” dal devo team al WorldTour. E’ cambiato il preparatore, ora sono seguito da un ragazzo belga, Jasper, il cognome non lo so. Lavora anche con Affini e Laporte

Affini nel presentare la squadra ai nuovi arrivati aveva detto che non avevi bisogno di essere introdotto nel mondo Visma, è così?

Sicuramente essere cresciuto all’interno del team è stato un vantaggio. Lo staff lo conoscevo, quindi è stato più semplice.

Fa effetto essere in ritiro con quei grandi nomi?

Ora posso ufficialmente dire di essere il compagno di squadra di Vingegaard, Van Aert, Laporte e tanti altri grandi corridori. La cosa bella è che sono persone normali, tranquille e con le quali si può scherzare e parlare liberamente. All’inizio pensavo a me e ai miei vent’anni e mi dicevo: «Cavolo, sono tutti più grandi e hanno avuto una carriera pazzesca». 

Pietro Mattio, Visma Lease a Bike, Santos Tour Down Under 2026
L’adattamento all’Australia e alle sue temperature è stato graduale e non troppo dispendioso
Pietro Mattio, Visma Lease a Bike, Santos Tour Down Under 2026
L’adattamento all’Australia e alle sue temperature è stato graduale e non troppo dispendioso
La squadra che idea si è fatta di te, che corridore puoi essere secondo loro?

Al momento lavorerò in supporto dei vari capitani, però senza un ruolo preciso. Mi hanno definito all rounder, quindi posso andare bene in diverse corse e su tanti percorsi: pianura, salite brevi e proverò anche il ruolo di lead out nelle volate. 

Parti con un calendario interessante, una bella iniezione di fiducia?

Assolutamente. Qui in Australia sarò accanto a Matthew Brennan, mentre al UAE Tour il leader sarà Vingegaard. Prima uno sprinter poi uno scalatore, vuol dire che la squadra crede nelle mie qualità. 

Campionati del mondo, Kigali 2025, prova in linea U23, Alessandro Borgo, Pietro MAttio, Lorenzo Finn, Simone Gualdi sul podio
Mattio (al centro) è stato uno degli azzurri protagonisti al mondiale di Kigali, che ha portato Lorenzo Finn in maglia iridata U23
Campionati del mondo, Kigali 2025, prova in linea U23, Alessandro Borgo, Pietro MAttio, Lorenzo Finn, Simone Gualdi sul podio
Mattio (al centro) è stato uno degli azzurri protagonisti al mondiale di Kigali, che ha portato Lorenzo Finn in maglia iridata U23
Visti anche i risultati da under 23 il sogno è la Roubaix?

Partecipare a una delle due Classiche Monumento nelle quali sono stato inserito sarebbe un sogno. La Roubaix è un obiettivo, vorrei mettermi alla prova e vedere quanto è diversa rispetto alla gara under 23. Quanto si va più forte e come ci si muove. 

Allora speriamo di vederti sulle pietre, intanto in bocca al lupo per il Down Under…

Grazie! A presto.

Pogacar Giro 2024 Vegni

Giro, accordi fra team e organizzatori? Parola a Martinelli

16.01.2026
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Jonas Vingegaard ha annunciato da pochi giorni la sua partecipazione al prossimo Giro d’Italia. Ma già prima dell’ufficializzazione erano corse voci sull’intesa tra il danese e RCS. Ma come funzionano questi passaggi? Che tipo di dialogo c’è tra campioni (e squadre) e gli organizzatori delle corse? L’abbiamo chiesto ad uno che di campioni e di Grandi Gri se ne intende, Giuseppe Martinelli

Giuseppe Martinelli ha smesso con ciclismo professionistico l’anno scorso, ma rimane uno dei punti riferimento nel settore
Giuseppe Martinelli ha smesso con ciclismo professionistico l’anno scorso, ma rimane uno dei punti riferimento nel settore
Giuseppe, come prima cosa: cosa ne pensi della partecipazione di Vingegaard al Giro? Te l’aspettavi? 

Credo sia una grande occasione per lui, può raggiungere già questa primavera la famosa Tripla Corona, un grandissimo traguardo per un corridore. Mi auguro che la Visma si presenti con una squadra forte per vincere il Giro, perché devi avere molti corridori di qualità, non basta il capitano. Devi tenere la corsa per giorni e giorni, anche perché credo ci sarà una bella concorrenza. A parte la scorsa Vuelta, negli ultimi tre anni Vingegaard è stato abituato a correre su Pogacar, non hanno quasi mai preso la gara in mano. Al Giro invece sarà il faro della corsa e non devono pensare sarà così facile. 

Arriviamo al centro della questione. Come funzionano questi accordi tra corridori ed organizzatori?

Io ho avuto parecchi campioni, Pantani, Contador, Nibali e l’accordo che si fa, nella mia esperienza, non è sul rimborso economico. La prima cosa da capire assieme, se vuoi avere un corridore del livello di Vingegaard, è il percorso. Magari con una sola cronometro e in generale un tracciato non troppo difficile, dal momento che poi ci sarà anche il Tour.

Vingegaard e Visma Vuelta 2025
Dopo la vittoria alla scorsa Vuelta, al prossimo Giro Jonas Vingegaard ha l’occasione di fare sua la Tripla Corona
Vingegaard e Visma Vuelta 2025
Dopo la vittoria alla scorsa Vuelta, al prossimo Giro Jonas Vingegaard ha l’occasione di fare sua la Tripla Corona
Questo significa che il dialogo tra le due parti inizia ben prima dell’inverno… 

Le squadre più importanti hanno una visuale già da prima dei ritiri. Il fatto che Vingegaard abbia dato l’annuncio il 13 gennaio è una data diciamo formale. Tra la Visma e il Giro, secondo me, i contatti sono iniziati ben prima. Anche perché partire con il numero 1, dopo la loro vittoria l’anno scorso, è di per sé qualcosa di importante.

Quindi questi accordi non sono anche di natura economica?

Io non sono mai stato manager, ma in tanti anni e con tanti campioni non mi è mai successo. Per me è difficile che paghino davvero un corridore o una squadra. C’è il rimborso spese, che però è uguale per tutti.

Evenepoel crono Giro 2023
Evenepoel lasciò il Giro del 2023 dopo aver vinto la 9ª tappa a crono e aver ripreso la maglia rosa. Una “fuga” che creò più di un attrito
Evenepoel crono Giro 2023
Evenepoel lasciò il Giro del 2023 dopo aver vinto la 9ª tappa a crono e aver ripreso la maglia rosa. Una “fuga” che creò più di un attrito
Però Lefevere l’anno scorso ha parlato chiaramente di un “premio presenza” per la partecipazione di Evenepoel al Giro del 2023….

Ho sentito anch’io quella faccenda. Non dico che non gli credo, dico che a me non è mai successa una cosa del genere. Non so se siano i tempi ad essere cambiati o cosa. Io non riesco neanche a concepire il fatto che un’organizzazione paghi un corridore per partecipare e non lo troverei nemmeno corretto

Perché non corretto? 

Perché la partecipazione di un grande campione dà lustro all’evento, è vero, ma è vero anche il contrario. Serve eccome alla carriera di corridore, come per esempio gioverà a Vingegaard, nel caso dovesse vincere il Giro, per arrivare alla cosiddetta Tripla Corona. Per me alla Visma non guardano a queste cose, ad accordi per 50 o 100 mila euro che siano, pensano all’aspetto sportivo.

Martinelli con Nibali (e Slongo) sul podio finale del Giro d’Italia 2016
Martinelli con Nibali (e Slongo) sul podio finale del Giro d’Italia 2016
Quindi non ti è mai successa una cosa simile?

No, mai. Quando con Vincenzo (Nibali, ndr) abbiamo deciso di non andare al Giro ma al Tour, l’abbiamo fatto senza pensare al ritorno economico, ma ragionando su cosa fosse meglio per lui e per la squadra. Detto questo mi ricordo anche che quando Armstrong venne al Giro si sentiva dire che l’avessero pagato. Anche qui non mi sento di escluderlo in generale, posso solo dire che a me non è mai successo.

Quindi gli accordi tra campioni e organizzazione riguardano soltanto il percorso o ci sono altri aspetti?

E’ certamente l’aspetto più importante. Come è stato con Pogacar nel 2024, quando il percorso non era troppo duro, soprattutto nella terza settimana. In questo modo ha potuto spendere il giusto e risparmiare delle energie per il Tour. Per questo dico che conviene quasi più a Vingegaard venire al Giro che viceversa, perché dopo due secondi posti al Tour una vittoria di quel tipo sarebbe molto importante.

Pogacar Vingegaard Europei 2025
L’ultimo volta che Vingegaard ha incontrato Pogacar nella scorsa stagione è stata al Campionato europeo, il 5 ottobre. Quest’anno si ritroveranno al Tour
Pogacar Vingegaard Europei 2025
L’ultimo volta che Vingegaard ha incontrato Pogacar nella scorsa stagione è stata al Campionato europeo, il 5 ottobre. Quest’anno si ritroveranno al Tour
Anche ai vostri tempi c’era questo dialogo sul tracciato? E quando iniziava?

Se ne parlava già in autunno alla fine della stagione, ci dicevano a grandi linee com’era il percorso, ma niente di più. Anche ai tempi di Pantani, quando il direttore era Castellano, magari gli si chiedeva di non mettere tre cronometro. Ma sono cose che sono sempre successe, perché i campioni, quando ci sono, vanno anche un po’ messi a loro agio.

Dunque un’idea del programma c’è già anche prima dei ritiri invernali, giusto?

Secondo me ora ci pensano prima, anche da un anno all’altro. Forse Vingegaard ha deciso di fare il Giro già la stagione scorsa dopo il Tour. Significa che le squadre non guardano solo il percorso, ma tutto l’insieme, comprese le volontà del corridore. Com’è giusto che sia, specie nel caso di campioni di questo calibro.

Visma senza più Yates, cosa cambia? Il commento di Moreno Moser

16.01.2026
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Il ritiro di Simon Yates è stato un bel colpo per la Visma–Lease a Bike. Il suo addio fa sì che i gialloneri non perdano solo un uomo importante, che poteva essere leader da solo, ma anche un enorme gregario per Jonas Vingegaard. La foto in apertura (foto Instagram -Visma Lease a Bike) è stata scattata a pochissimi giorni dal ritiro di Yates. Era dicembre e in quello scatto c’erano i leader del team… anche Simon, tutto a destra. D’ora in poi ne mancherà uno.

Da qui molti interrogativi: il ritiro di Yates indurrà il team a rivedere i piani? Non potendo più fare grosse rotazioni, con che squadra verrà al Giro d’Italia pensando che poi c’è anche il Tour? E quale treno per Jonas in salita? Non che siano pochi: Kuss, Jorgenson, Kruijswijk, Kelderman, il quale però non è più lo stesso di qualche anno fa, ma non sono neanche tantissimi.
Tutte domande a cui in parte hanno risposto gli stessi tecnici della Visma in questi giorni di media day in Spagna e che abbiamo sottoposto al commento, sempre molto acuto, di Moreno Moser.

In Visma, e lo ha detto anche Vingegaard, si è parlato di esaurimento: ma forse dopo la conquista del Giro Simon Yates, a 34 anni, si sentiva appagato (foto La Presse)
In Visma, e lo ha detto anche Vingegaard, si è parlato di esaurimento: ma forse dopo la conquista del Giro Simon Yates, a 34 anni, si sentiva appagato (foto La Presse)

Visma spiazzata

Lo hanno sottolineato in questi giorni gli stessi dirigenti della squadra olandese. Partiamo dalle parole di Grischa Niermann, uno dei direttori sportivi. «Simon è irrimpiazzabile. Primo, perché al momento non possiamo sostituirlo nemmeno volendo visto che il ciclomercato è chiuso. E sinceramente non vedo chi possa essere come lui. Secondo, perché non credo si possa rimpiazzare Simon Yates come atleta e uomo squadra. Apparentemente non c’erano segnali del suo ritiro, ma durante il periodo natalizio è venuto da noi dicendo che voleva chiudere la sua carriera».

«Prima di tutto – dice Moser – lasciatemi dire la mia sul fatto che abbia lasciato e sulle critiche sui social, che non condivido, da parte del pubblico e persino di alcuni giornalisti che hanno speculato negativamente sulle ragioni del ritiro, suggerendo dubbi o problemi nascosti.

«Io invece, quando ho letto la notizia, l’ho apprezzato. Per me Yates a settembre-ottobre neanche ci pensava, poi quando ha ripreso ad allenarsi ha capito che qualcosa non andava più, che non c’erano gli stimoli necessari. Ha 13 anni di carriera da professionista, tutti tra l’altro con un ottimo stipendio. Sa che una stagione così non la rifarà più… e ha detto basta. Quindi, come dicevo, ho apprezzato questo coraggio di dire basta nel momento migliore. E sono contento per lui se ha scelto di fermarsi sentendosi sereno».

Kuss sarà ancora il punto fermo per Vingegaard…
Kuss sarà ancora il punto fermo per Vingegaard…

Come cambiano i programmi

E poi subentrano i discorsi tecnici. Quante cosa hanno dovuto rivedere in casa Visma-Lease a Bike. «Yates – ha detto Niermann – era nei nostri programmi in molte corse, programmi che sapeva sin da settembre. E alla Parigi-Nizza era addirittura il nostro leader. Questo ci costringe a rivedere molte cose». E qui emerge il vero dilemma: Yates non era solo un gregario, ma anche un leader.

«Dico che per Vingegaard la sua perdita è un bel problema – commenta Moser – la partenza di Yates indebolisce notevolmente la Visma. Mettiamoci che già non era più la “corazzata” di qualche anno fa, soprattutto per quanto riguarda gli uomini di salita. Questo inciderà sui piani e sulle formazioni. Per di più quest’anno verranno al Giro d’Italia con l’intento di vincerlo, quindi dovranno centellinare bene gli uomini. Alla peggio, nelle altre stagioni, sarebbero venuti in Italia con una squadra un po’ così e avrebbero fatto all in sul Tour. Stavolta non possono farlo. Di certo, mi immagino, ci sarà Kuss. Lui diventa davvero fondamentale».

Chiaramente il confronto con Red Bull–Bora e, ancora di più, con UAE Emirates, è svantaggioso per la Visma: loro hanno quantità e qualità. Pensateci: Lipowitz, Roglic, Evenepoel, Pellizzari, Hindley, Vlasov per i “tori rossi”. Pogacar, Almeida, Del Toro, Adam Yates, Torres, Sivakov, Vine… per gli emiratini.

«Come dicevo, infatti, è un bel problema. Vingegaard stesso ha detto che s’immaginava di essere al Giro con Simon vicino. Tra l’altro Jonas ha sì vinto la Vuelta l’anno scorso contro Almeida, ma non l’ha vinta facilmente. Se l’è dovuta sudare e, se vado ad analizzare i dati, Almeida è in crescita costante, mentre la curva di crescita di Vingegaard negli ultimi due anni non è altrettanto brillante. A lui la squadra serve. Non è Pogacar, che vincerebbe il Giro anche da solo… per dire».

Simon Yates, Piganzoli
Il ritiro anticipato di Yates può incidere sui programmi e sul progresso di Piganzoli, giovane neoacquisto della Visma (foto Instagram)
Simon Yates, Piganzoli
Il ritiro anticipato di Yates può incidere sui programmi e sul progresso di Piganzoli, giovane neoacquisto della Visma (foto Instagram)

Quali tattiche?

La Visma–Lease a Bike resta comunque un team enorme e di grande competenza e di certo sapranno come fare. Ma per la salita è chiaro che bisogna fare di nuovo quadrato attorno a Sepp Kuss (giusto ieri anche lui è stato ufficializzato per la corsa rosa) la garanzia e magari modificare i piani e le preparazioni di alcuni uomini come Kelderman o Kruijswijk.

La domanda che abbiamo rivolto a Moser è diretta: che tattiche ti aspetti? Cambierà qualcosa?
«Per me sì – ha replicato Moreno – dato l’indebolimento della squadra, già mi vedo una strategia difensiva, simile a quella vista alla Vuelta. Correranno al risparmio. Punteranno tutto sulla crono e magari su una tappa di montagna: due spot in cui concentreranno le energie. Una tattica meno aggressiva ma pragmatica. Certo, già sento le critiche: “Non attaccano”, “Aspettano sempre”. Ma sono quasi certo che andrà così».

E poi Moser rilancia con un tema molto intrigante. «E se l’uomo per la salita fosse Davide Piganzoli ? Magari lo hanno preso apposta, o comunque se lo ritrovano. Consideriamo che sono un grande team, che sa lavorare, che sa far migliorare gli atleti e che si basa molto sui numeri. Un Piganzoli proiettato per fare un certo lavoro ci potrebbe stare. Magari deve arrivare a metà salita, non deve correre con lo stress della classifica e per certi aspetti è più tranquillo, spenderebbe di meno.

«Le selezioni in Visma sono basate su test e pianificazioni a lungo termine, piuttosto che sulle sole prestazioni della corsa. In quei casi l’atleta si sente in dovere di dimostrare qualcosa e alla fine finisce per esaurirsi, anche solo per guadagnarsi un posto. In Visma invece questo non succede: se sanno che quell’atleta deve lavorare in un certo modo, loro battezzano quell’idea e vanno avanti».

Jonas Vingegaard, presentazione squadra e programmi 2026 (foto Visma Lease a Bike)

Vingegaard al Giro, assalto alla Tripla Corona

13.01.2026
5 min
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Se vincerà il Giro d’Italia, Vingegaard stabilirà un record che nessuno potrà togliergli: conquistare la Tripla Corona prima di Pogacar. E il primato – in questo duello estenuante e apparentemente scontato – rimarrà suo per sempre. Forse anche per questo, il danese ha confermato le voci che lo davano al via della corsa rosa. Giusto oggi infatti ha annunciato che a 29 anni farà il debutto nel Giro che in Bulgaria brinderà all’edizione numero 109.

Vingegaard non ha mai corso il Giro né in passato ha mai dato la sensazione di volerlo fare a tutti i costi. C’era soltanto il Tour, vinto per due volte. Poi lo strapotere di Pogacar e le emozioni provate vincendo la Vuelta del 2025 lo hanno persuaso ad ampliare l’orizzonte. Al punto da aver dichiarato, cogliendo molti alla sprovvista, che il ciclismo non è fatto soltanto di Tour.

«Aver vinto la Vuelta – ha spiegato ieri – ha avuto un ruolo nella mia decisione. Ho già vinto in Francia e in Spagna, ora voglio fare lo stesso in Italia. Questo sembra il momento perfetto per partecipare al Giro. Mi piacerebbe aggiungere la maglia rosa alla mia collezione».

L'inverno di Vingegaard è passato senza contrattempi nel ritiro spagnolo (foto Visma Lease a Bike)
L’inverno di Vingegaard, 29 anni, è passato senza contrattempi nel ritiro spagnolo (foto Visma Lease a Bike)
L'inverno di Vingegaard, 29 anni, è passato senza contrattempi nel ritiro spagnolo (foto Visma Lease a Bike)
L’inverno di Vingegaard, 29 anni, è passato senza contrattempi nel ritiro spagnolo (foto Visma Lease a Bike)

14 giorni prima del Giro

Il programma è ridotto all’osso. Debutto al UAE Tour (16-22 febbraio), poi Volta a Catalunya (23-29 febbraio) e da lì rotta sul Giro. Quattrodici giorni di gara e il consueto zaino pieno di altura, sopralluoghi e allenamenti precisissimi.

«Oltre alla volontà di Jonas – ha commentato il direttore sportivo Grischa Niermann – siamo convinti che correre il Giro migliorerà il suo livello al Tour. Certo che punteremo alla vittoria in Italia, ma il Tour rimane l’obiettivo più importante». 

Nel 2024 delle meraviglie, Pogacar arrivò al Giro con appena 10 giorni di corsa, riuscendo a vincerne sette: Strade Bianche, 4 tappe più la classifica del Catalunya e la Liegi.

Vuelta Espana 2025, Bola del MUndo, Jonas Vingegaard, Matteo Jorgenson
Il Tour resta centrale, ma la vittoria della Vuelta 2025 ha fatto capire a Vingegaard che la maglia gialla non è tutto
Vuelta Espana 2025, Bola del Mundo, Jonas Vingegaard, Matteo Jorgenson
Il Tour resta centrale, ma la vittoria della Vuelta 2025 ha fatto capire a Vingegaard che la maglia gialla non è tutto

Il sogno del Tour

Con due Tour vinti e l’ultima Vuelta nel cassetto, Vingegaard andrebbe inserito fra i più forti di sempre, eppure l’ombra della maglia gialla non gli permette di godere delle conquiste riportate. Va bene che il Tour non è tutto, ma è una bella fetta del totale.

«Il 2025 è stato un anno positivo – ha commentato – ma non eccezionale. Ho già vinto il Tour due volte, ma per me una stagione di vero successo dipende ancora dalla maglia gialla. Festeggiare un’altra vittoria a Parigi è quello che continuo a sognare».

Nei precedenti della sua squadra, Roglic vinse il Giro del 2023, poi mise da parte il Tour e fu terzo alla Vuelta. Mentre lo scorso anno, Simon Yates conquistò la maglia gialla, poi andò al Tour vincendo una tappa e aiutando il capitano danese nel duello contro Pogacar.

In ritiro, oltre a Vingegaard anche Van Aert in ripresa dall'intervento alla caviglia (foto Visma Lease a Bike)
In ritiro, oltre a Vingegaard anche Van Aert in ripresa dall’intervento alla caviglia (foto Visma Lease a Bike)
In ritiro, oltre a Vingegaard anche Van Aert in ripresa dall'intervento alla caviglia (foto Visma Lease a Bike)
In ritiro, oltre a Vingegaard anche Van Aert in ripresa dall’intervento alla caviglia (foto Visma Lease a Bike)

Percorso non durissimo

Per Vingegaard, seguendo le indicazioni di Niermann, la partecipazione al Giro segna un nuovo approccio con il Tour. Si potrebbe anche pensare che la scelta sia stata dettata dal percorso che è sì impegnativo, ma non ai livelli di altre edizioni.

«Negli ultimi cinque anni – ha detto Vingegaard – la mia preparazione al Tour è stata sostanzialmente la stessa. Questa volta abbiamo scelto qualcosa di nuovo. L’organizzazione ha progettato un percorso fantastico. Forse non così impegnativo come negli ultimi anni e questo rende la combinazione di Giro e Tour un’opzione vantaggiosa per noi».

Le possibilità per lui non mancano, a cominciare dal primo arrivo in quota sul Blockhaus. Dominando la Tirreno-Adriatico del 2024, Vingegaard ha mostrato di apprezzare molto le pendenze del Centro Italia: gli avversari sono avvisati.

Tirreno-Adriatico 2024, 8 marzo: l’attacco di Vingegaard sulla salita di San Giacomo. Il danese si muove bene sulle salite del Centro Italia
Tirreno-Adriatico 2024, 8 marzo: l’attacco di Vingegaard sulla salita di San Giacomo. Il danese si muove bene sulle salite del Centro Italia

Il fantasma di Tadej

Pogacar non c’era poco fa quando Vingegaard ha annunciato i suoi programmi, ma era il classico convitato di pietra: l’innominabile, colui che ha il potere di mettersi di traverso e guastare i piani degli avversari.

«Vincere in Francia per la terza volta – ha spiegato Vingegaard – sarebbe incredibile, ma anche molto difficile. Potrebbe essere un’edizione più emozionante delle ultime due. Il Tour è diverso rispetto agli ultimi anni, i distacchi potrebbero essere inferiori. Tuttavia, si dovrà essere subito pronti per la cronosquadre di Barcellona. E’ una disciplina in cui investiamo molto tempo come squadra e sarà un modo speciale per iniziare la corsa. Ma l’attenzione è rivolta prima al Giro e poi al Tour. Questi sono i miei obiettivi principali. E sono estremamente motivato».

Pensate però che storia se Tadej scegliesse di partecipare al Giro prima del Tour (nei giorni del ritiro spagnolo, la voce in realtà girava). Se riuscisse a impedire che Vingegaard faccia centro, potrebbe poi andare a prendersi la tripla corona vincendo la Vuelta che ancora gli manca. Al campione del mondo non piace arrivare secondo. Ma questa ovviamente è fantascienza. Per ora teniamoci stretti la notizia di Vingegaard al Giro, cominciamo a capire dove potrà lasciare il segno e chi sarà capace di constrastarlo.

Sovia, Bulgaria, veduta aerea (depositphotos.com)

EDITORIALE / Il Giro e la tradizione: freno o valore aggiunto?

15.12.2025
4 min
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Se glielo proponessero, probabilmente la Vuelta farebbe uno sberleffo e si volterebbe dall’altra parte. Ad ora soltanto Pogacar ha ipotizzato che sarebbe meglio correre il Giro a settembre: alcune voci hanno condiviso, altre hanno disapprovato. E di certo fra coloro che si opporrebbero al cambio di data ci sono gli organizzatori spagnoli, che festeggiano quest’anno i 30 anni del mai abbastanza benedetto spostamento a settembre. E così, fra il governo bulgaro che si dimette e gli interrogativi su quale sia il senso di spendere milioni di euro per uno sport che da quelle parti è tutto fuorché popolare (e anche, a proposito di tradizione, sul portare la corsa ovunque ci sia qualcuno che paghi), il Giro d’Italia si attacca a Vingegaard (in apertura un”immagine depositphotos.com di Sofia, arrivo della terza tappa).

Firenze accolse così Vingegaard al Tour del 2024: sarà così anche al Giro 2026?
Firenze accolse così Vingegaard al Tour del 2024: sarà così anche al Giro 2026?
Firenze accolse così Vingegaard al Tour del 2024: sarà così anche al Giro 2026?
Firenze accolse così Vingegaard al Tour del 2024: sarà così anche al Giro 2026?

La scelta di Vingegaard

Siamo onesti: è davvero credibile che il danese venga al Giro d’Italia rinunciando a ogni chance di giocarsi la maglia gialla? I motivi per cui eventualmente lo farebbe sono due. Primo, la rassegnazione: Pogacar non si batte. Secondo, i soldi. A sentire quanto dichiarò Lefevere, il Giro pagò per avere Evenepoel nel 2021 e la trattativa per riaverlo nel 2023 fu un tutt’uno con la precedente. L’allora Deceuninck-Quick Step non nuotava nell’oro e il gettone risultò utile. Siamo certi che la Visma Lease a Bike, che con Nike ha trovato nuovo ossigeno a partire dal 2026, voglia rinunciare per soldi alle sue chance di vittoria in Francia, per giocarsi una vittoria al Giro d’Italia?

Vingegaard ha tutto quello che serve per farlo e probabilmente sarà anche stufo di subire lezioni in Francia. Magari ha anche voglia di arrivare prima di Pogacar al traguardo della Tripla Corona, sapendo però che correre il Giro significa non potersi preparare per il Tour. Basterà tutto questo per portarlo in Italia oppure il richiamo del Tour sarà ancora più forte? Tutti quanti, a maggior ragione noi che il Giro andremo a raccontarlo, ci auguriamo di averlo qui.

Mauro Vegni e Paolo Bellino: il primo è andato in pensione, chi sarà il nuovo direttore del Giro d’Italia?
Mauro Vegni e Paolo Bellino: il primo è andato in pensione, chi sarà il nuovo direttore del Giro d’Italia?

Il ruolo di Vegni

E qui veniamo al nodo da sciogliere. Pare che dopo la partenza della corsa francese da Firenze nel 2024, cui partecipò da osservatore molto interessato, Mauro Vegni abbia capito la differenza di proporzioni fra la sua corsa e quella di ASO. In quella circostanza, RCS Sport fece la parte del leone, avendo vinto il bando indetto da Regione Emilia Romagna, nel gestire la logistica del Tour in Italia. Parlando successivamente con i francesi, emersero grandi complimenti per Luca Papini che fece da raccordo tra le strutture italiane e quelle francesi, occupandosi con Marco Della Vedova anche di verificare i percorsi di gara.

E mentre il Tour prosegue il suo cammino così ben organizzato anche dagli altri (difficilmente il Giro d’Italia troverebbe simili appoggi in Bulgaria!), il Giro ha ripensato la sua struttura. Vegni è andato in pensione, portando con sé l’immensa esperienza. Papini è diventato segretario generale della Lega del Ciclismo Professionistico. Voci dall’interno di RCS Sport confermano che il posto di Vegni nel ruolo di direttore del Giro d’Italia non sarà riassegnato e che starebbe nascendo una struttura attorno a Paolo Bellino, CEO di RCS Sports & Events.

Tao Geoghegan Hart, Milano, podio, Giro d'Italia 2020
Giro 2020, podio finale a Milano: Tao Geoghegan Hart in rosa. Si corse a ottobre e non fu affatto un Giro meno bello e tantomeno blasfemo
Tao Geoghegan Hart, Milano, podio, Giro d'Italia 2020
Giro 2020, podio finale a Milano: Tao Geoghegan Hart in rosa. Si corse a ottobre e non fu affatto un Giro meno bello e tantomeno blasfemo

La nicchia del Giro

Può bastare per tenere testa al Tour e rendere il Giro d’Italia appetibile per gli sponsor e i campioni? Lo vedremo alla prova dei fatti. Saremmo tutti ben contenti di raccontare la vittoria di un italiano di belle speranze e per quello potremmo anche dimenticare di non aver visto sul palco le star internazionali più celebri. Sarebbe un bel modo per dire che ci siamo anche noi, accettando il comfort del provincialismo e trincerandoci dietro il fatto che non dipenda da noi, ma da chi non ci capisce.

E’ l’orgoglio antico e profondo della mia cara Ascoli, città di pietra dalla grande storia e dagli scorci commoventi, che non ha l’autostrada, l’alta velocità e neppure l’aeroporto. Non la cambierei per nulla al mondo, sogno ogni giorno di tornarci, intanto però i ragazzi se ne vanno per trovare aperture più moderne e altre possibilità. E’ come la difesa strenua dei sampietrini di Roma, che spaccano gomme e ammortizzatori che siamo tutti felici di ripagare nel nome della tradizione.

Il Giro è così, refrattario al cambiamento, convinto che scegliere un’altra data significhi voltare le spalle al suo secolo di storia. E nel difendersi, si accomoda nella nicchia, senza capire che probabilmente la minore disponibilità di soldi e sponsor rispetto ai cugini francesi non sia figlia di un complotto, ma delle proprie scelte strategiche.

Nibali sul Giro

Nibali sul Giro: Vingegaard per la tripletta. Remco e quella crono…

06.12.2025
5 min
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ROMA – Il Giro d’Italia è la grande news di questa settimana. La corsa rosa tiene banco e, in attesa dei programmi dei grandi corridori, non si può far altro che approfondire l’argomento. Magari proprio con un grandissimo ex corridore: Vincenzo Nibali.

Il percorso, i protagonisti, quella crono così lunga, l’assenza di salite “monster”. Come inciderà tutto ciò sulla corsa rosa? In particolare ci è piaciuto ascoltare lo Squalo su quella questione tattica che potrebbe svilupparsi proprio attorno alla crono qualora ci fosse al via Remco Evenepoel.

Nibali sul Giro
Vincenzo Nibali a Roma durante la presentazione del Giro d’Italia
Nibali sul Giro
Vincenzo Nibali a Roma durante la presentazione del Giro d’Italia

Le salite

Con Nibali si parte parlando proprio delle salite. Alla fine si rischia che la più dura sia il Blockhaus, tappa appenninica alla settima frazione. Per il resto le scalate non mancano, ma sembrano regolari. Salite che si affrontano sul filo o sopra i 20 all’ora.

«Per me – dice Nibali – la tappa di Alleghe, quindi l’arrivo a Piani di Pezzé, è la tappa più iconica, la tappa 5 stelle di questo Giro. Arriva nell’ultima settimana quando la stanchezza è palpabile. Quindi è durissima e l’arrivo è preceduto da tante scalate in successione tra cui la Cima Coppi, il Passo Giau.
E poi c’è la tappa di Piancavallo che sarà dura. Abbiamo visto due anni fa cosa fece la doppia scalata del Grappa. Ma credo che la tappa di Alleghe sia un pochino più dura e definitiva. Poi magari in gara abbiamo visto che tante volte le cose sono cambiate, come l’anno scorso nella situazione di Simon Yates che ribaltò tutto sul Colle delle Finestre.

«L’ultima settimana invece è quella più dura, più complicata: è un crescere di tensione. Mi incuriosisce molto questa ripartenza dopo il secondo giorno di riposo con la tappa svizzera e il finale a Carì».

Nibali sul Giro
Remco ha già saggiato le strade della prossima crono rosa: è stato nella Tirreno 2022. Un punto a suo vantaggio?
Nibali sul Giro
Remco ha già saggiato le strade della prossima crono rosa: è stato nella Tirreno 2022. Un punto a suo vantaggio?

La cronometro

Una sola tappa contro il tempo, ma lunga (40,2 chilometri) e piatta come un biliardo. Qui gli specialisti possono aprire davvero un bel varco e chiamare poi gli scalatori alla ribalta nelle frazioni successive. Una crono così lunga non si vedeva da un po’: quanto inciderà sulla corsa? E quanto sulla partecipazione dei big?

«Una cronometro così – va avanti Nibali – è sicuramente molto veloce perché è completamente pianeggiante. Per la mia esperienza la zona a volte è anche un po’ ventosa. Sarà interessante vedere come sarà la partenza degli uomini di classifica. Ma dopo il Blockhaus credo che partiranno comunque tutti molto vicini.
«Pensando a questa crono vorrei vedere un Remco Evenepoel, sicuramente, e anche un Jonas Vingegaard. Sono i due nomi più importanti che reputo possano essere interessanti per il Giro d’Italia, specialmente Remco per fare un ritorno dopo aver abbandonato il Giro d’Italia qualche anno fa in modo non bellissimo la prima volta e dopo una caduta la seconda. Una crono tanto lunga non si vedeva da tempo ed è molto interessante. E’ la massima espressione della velocità: sono 40 chilometri completamente piatti e potrebbero essere un grande richiamo proprio per Remco».

«Io sono cresciuto in terra toscana, è un po’ casa mia. Quelle zone le conosco bene. Tante volte abbiamo affrontato lì la crono della Tirreno-Adriatico: non hanno insidie, però il vento quando soffia può incidere. A volte ha fatto bei disastri e tra un cronoman puro e uno che va bene ma non è specialista potrebbe ballare qualche minuto».

E questo davvero cambierebbe tutto. Davvero poi potremmo vedere un Giro frizzante che, con tappe non impossibili, si presterebbe bene allo spettacolo. Lo stesso Nibali ricorda come le tappe di Pila e Carì, ricche di dislivello ma corte, richiedano esplosività. E se non si è recuperato bene potrebbero essere più dure di un tappone “monster”.

Vingegaard ha avuto poco a che fare con l’Italia, ma con ottimi risultati. Esplose alla Coppi e Bartali del 2021 e vinse la Tirreno 2024. Eccolo sul Petrano
Vingegaard ha avuto poco a che fare con l’Italia, ma con ottimi risultati. Esplose alla Coppi e Bartali del 2021 e vinse la Tirreno 2024. Eccolo sul Petrano

Quali protagonisti?

Uno dei temi emersi dopo la presentazione di questo Giro d’Italia è quello secondo cui, non essendo così duro, consentirebbe poi di andare al Tour de France. In tanti dicono che sia stato disegnato pensando a Vingegaard. Ma vedendo il percorso, salgono, e non poco, le quotazioni di vedere Evenepoel al via in Bulgaria

Però un “vantaggio”, circa la presenza del danese, c’è: la possibilità di battere in qualche modo l’eterno rivale Tadej Pogacar. Potrebbe essere infatti Jonas il primo tra i due a mettere a segno la “sacra corona”: Giro, Tour, Vuelta.

«E’ un Giro d’Italia equilibrato – riprende Nibali – come ho detto, ma anche se non è durissimo è accattivante. E’ un Giro che lascia spazio anche a chi vuole proseguire la stagione andando al Tour. Secondo me è un Giro intelligente sotto questo punto di vista.

Vingegaard bisogna vedere se ci sarà. La sua conferma immagino sia legata anche a quella eventuale di Simon Yates, che è il vincitore uscente. Potrebbe stuzzicarlo l’idea di essere il primo a vincere tutti e tre i Grandi Giri. Questo gli darebbe grande risalto. Ha vinto la Vuelta qualche mese fa e potrebbe ripetersi. E poi non me ne vogliano, ma scontrarsi con Pogacar di questi tempi è… come dire, un po’ complicato! Mai partire battuti, però se dovessi pensare a una tattica relativa al calendario penserei seriamente al Giro. Ma poi domando io: chi ci sarà? E se venisse Del Toro? Lui avrebbe il dente avvelenato. Carapaz cosa farà: ritornerà? Perché ci sarebbero anche i protagonisti dell’anno scorso.

Nimbl

“Luxury of Dedication”: l’emozionante video che racconta Nimbl

11.11.2025
3 min
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In un mondo dove le prestazioni contano quanto lo stile, Nimbl rappresenta una delle più autentiche storie di eccellenza italiana. Il nuovo documentario “Luxury of Dedication” racconta il percorso umano e professionale che ha trasformato il marchio in un punto di riferimento nel ciclismo mondiale. 

Nimbl non interpreta il lusso come ostentazione, ma come dedizione assoluta al dettaglio. Ogni scarpa nasce da un processo che unisce innovazione, esperienza artigianale e cura quasi ossessiva. L’obiettivo è uno solo: creare un prodotto che diventi un’estensione naturale del ciclista, capace di trasferire potenza, comfort e controllo con la massima precisione. 

Dietro questo successo ci sono due figure chiave: Luigino Verducci, maestro calzolaio con oltre quarant’anni di esperienza, e Francesco Sergio, co-fondatore e mente strategica del brand. Due visioni diverse, ma unite da un’idea comune: riportare al centro la mano dell’uomo come vero motore dell’eccellenza. 

Jonas Vingegaard e le sue Nimbl Ultimate Air che celebrano la vittoria della Vuelta 2025
Jonas Vingegaard e le sue Nimbl Ultimate Air che celebrano la vittoria della Vuelta 2025

Nel WorldTour e con 200 pro’

Verducci, cresciuto in una delle regioni italiane più rinomate per la tradizione calzaturiera, ha iniziato a lavorare in laboratorio a soli 15 anni. Da allora non ha mai smesso di perfezionarsi. «Essere un artigiano – racconta Luigino – significa unire passione, curiosità e voglia di migliorarsi ogni giorno. Anche se realizziamo più paia al giorno, controllo sempre ogni scarpa la sera, per capire come perfezionarla. È un rito che non smetterò mai di fare”.

Tra i suoi ricordi più intensi c’è la vittoria di Jonas Vingegaard, in maglia Visma Lease a Bike, al Tour de France con ai piedi le scarpe Nimbl. «Pensare che una piccola parte di quel successo sia anche merito nostro è una sensazione impagabile. Ci ricorda che ogni dettaglio conta».

La visione di Francesco Sergio completa questa filosofia. «Quando ho incontrato Verducci – racconta il Managing Director del brand – ho capito subito che dietro quel laboratorio c’era un’anima straordinaria. Abbiamo deciso di costruire qualcosa di diverso: un marchio che unisse l’artigianalità italiana all’innovazione più avanzata. Non abbiamo mai avuto paura di osare. Siamo partiti con cinque corridori WorldTour, poi 35, e oggi quasi 200 professionisti nel mondo scelgono le nostre scarpe».

Francesco Sergio, Co-Founder e Managing Director Nimbl
Francesco Sergio, Co-Founder e Managing Director Nimbl

La creazione di qualcosa di unico

Nimbl è diventata così in poco tempo sinonimo di dedizione, precisione e autenticità. Ogni modello riflette un equilibrio perfetto tra leggerezza, rigidità e comfort, studiato per chi vive la bici come un’estensione del proprio corpo. La fibra di carbonio utilizzata per le suole, i materiali selezionati a mano e la costruzione completamente interna all’azienda garantiscono standard qualitativi che pochi possono eguagliare. 

Il cortometraggio “The Luxury of Dedication” celebra proprio questo: l’amore per il lavoro fatto bene, la ricerca continua del dettaglio e la passione che trasforma una scarpa in un simbolo di identità

Nimbl è la prova che il vero lusso nel ciclismo non si misura in numeri o tendenze, ma nella capacità di creare qualcosa di unico, di duraturo e di profondamente umano. Un lusso che nasce dalla dedizione, e che solo chi pedala con il cuore può davvero comprendere. 

Nimbl

Tour de France 2025, Parigi, podio Campi Elisi, Jonas Vingegaard, Tadej Pogacar

Vingegaard fra la voglia di Giro e la prigione del Tour

07.11.2025
5 min
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Quello che ci ha raccontato Marta Cavalli l’ha confermato Jonas Vingegaard. La sua visione del ciclismo è certamente estrema: il solo modo per partecipare è poter vincere. Ma il danese, che ha vinto la Vuelta dopo essere arrivato secondo al Tour, ha ben spiegato a L’Equipe perché sia stato importante vincere in Spagna. Non tanto per la vittoria di un Grande Giro in sé, quanto per la sensazione di aver ripreso la traiettoria spezzata dall’incidente al Giro dei Paesi Baschi 2024. E anche in questo caso, non tanto per la gravità dell’infortunio, quanto per ciò che ha significato essersi dovuto fermare per dei mesi.

«Ritrovare la condizione ha richiesto tempo – ha spiegato il leader della Visma-Lease a Bike – rimettermi in sella, ma soprattutto tornare al livello a cui ero prima della caduta. Credo di averlo ritrovato. Da quello che vedo nei miei dati, sono in grado di generare la stessa potenza di prima. Ma anche il ciclismo si evolve, quindi in un certo senso per tornare ai livelli di prima c’è voluto un anno e mezzo, in cui invece avrei potuto lavorare per progredire. Prima della caduta ero in forte crescita, stavo progredendo molto velocemente, quindi spero di essere tornato su quella traiettoria. Bisognerà vedere se migliorerò ancora e farò assolutamente tutto il possibile perché ciò accada».

Il ciclismo dei primi è un treno che va veloce, un gruppo costantemente in fuga. Essere costretto a scenderne significa aspettare il gruppo successivo, che va più piano. E per rientrare su quelli di testa c’è da fare una fatica non comune. Chi ci riesce torna a brillare, gli altri devono rassegnarsi. Per una semplice frattura dello scafoide, nel 2023 Pogacar perse il Tour de France. Non sono scuse, sono le regole del ciclismo che non aspetta.

Tour de France 2023, Morzine, Jonas Vingegaard, TAdej Pogacar
Il Tour de France 2023 vide Pogacar soccombere agli attacchi di Vingegaard, in salita e anche a crono
Il Tour de France 2023 vide Pogacar soccombere agli attacchi di Vingegaard, in salita e anche a crono

Il sogno del Giro

Che cosa ci sarà nel 2026 di Vingegaard? Il Tour resta lo snodo centrale e decisivo. Al contempo la vittoria della Vuelta ha fatto capire al danese e alla sua squadra che sia saggio monetizzare il lavoro portando a casa quel che Pogacar non ha in animo di raggiungere. Forse non è stato per caso che ai campionati europei Vingegaard abbia ammesso che gli piacerebbe cimentarsi nelle classiche e ha messo per la prima volta sul tavolo l’ipotesi del Giro d’Italia.

«Il 2025 – ha spiegato – è stato un’annata piuttosto buona. Non la migliore che abbia mai avuto, penso che il 2023 sia stato di gran lunga migliore. Ma arrivare secondo al Tour de France e vincere la Vuelta non è una brutta stagione. Il mio obiettivo era vincere in Francia, quindi da quel punto di vista non è andata bene. Alla fine potrei darmi un sette in pagella, forse un otto. Il ciclismo esiste anche oltre il Tour de France, anche se resta la gara più importante. Mi sono divertito anche nelle corse di una settimana (Vingegaard ha vinto la Volta ao Algarve ed è arrivato secondo al Delfinato, ndr). Ma non posso dimenticare di essere caduto alla Parigi-Nizza e quella commozione cerebrale mi ha messo fuori gioco e ha condizionato il seguito della primavera. Non abbiamo ancora definito il piano con la squadra, certo ho le mie idee e i miei desideri. Il Tour è così importante che sicuramente farà parte del calendario, vedremo se anche il Giro potrà essere incluso. Sarebbe fantastico. Vincere tutti e tre i Grandi Giri è il sogno di ogni ciclista. Quindi è qualcosa di molto importante, sarei molto felice di andare al Giro».

Vuelta Espana 2025, Bola del MUndo, Jonas Vingegaard, Matteo Jorgenson
Il successo alla Bola del Mondo ha incorniciato la Vuelta di Vingegaard: a Madrid l’inomani non si sarebbe corso
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Il Tour non si molla

Il Tour non si molla: impossibile immaginare che il danese decida di saltarlo finché sarà uno dei pochi pretendenti credibili. Perché dovrebbe farlo? Con Pogacar è il solo a poter scavare un baratro rispetto alla concorrenza e non è detto che lo sloveno sia sempre inattaccabile. Un’intervista di Wellens pochi giorni fa ha rivelato che il campione del mondo abbia corso l’ultima Grande Boucle con forti dolori a un ginocchio e in squadra si sia anche temuto che potesse ritirarsi. Vingegaard era lì e sarebbe ancora lì per approfittare di ogni cedimento, indotto grazie ai suoi attacchi o dettato dalle circostanze.

«Salterei il Tour – ha spiegato – solo se capissi di non poter lottare per la vittoria. Penso che il Tour sia così importante che le squadre che abbiano un pretendente alla vittoria vogliono portarlo. Questo vale per me e immagino anche per Tadej. Anche se non volessimo andarci, penso che dovremmo comunque accettarlo. Questo non significa che non mi piaccia, intendiamoci, perché il Tour è qualcosa di immenso che ha il suo fascino. E’ molto più grande della Vuelta, non posso parlare del Giro. In Francia, arrivi sul podio per firmare e ci sono trenta giornalisti che vogliono chiederti qualcosa. Alla Vuelta, scendevo dal palco e pensavo: “Ce ne sono solo due, così mi piace”. E’ questo che rende il Tour così faticoso. I media, il protocollo, i trasferimenti, ma è anche ciò che lo rende speciale. Lo capisci solo quando ci sei dentro».

Campionati europei Drome et Ardeche, Jonas Vingegaard, Tadej Pogacar
Non capita spesso di vedere Vingegaard e Pogacar contrapposti fuori dal Tour: qui sono agli europei
Campionati europei Drome et Ardeche, Jonas Vingegaard, Tadej Pogacar
Non capita spesso di vedere Vingegaard e Pogacar contrapposti fuori dal Tour: qui sono agli europei

In questo incastro maniacale di ritiri e corse, Vingegaard ammette che farebbe fatica a programmare la Liegi, che pure gli piace, perché in quel periodo solitamente si trova in altura. Allo stesso modo, pur ammettendo il fascino del mondiale di Montreal, dice che se dovesse fare la Vuelta troverebbe difficile prevedere il viaggio in Canada. Una visione a scomparti ben divisi. C’è davvero posto per il Giro d’Italia nel suo calendario?