Torniamo alla Parigi-Nizza, sotto la lente di Caruso

Torniamo alla Parigi-Nizza, sotto la lente di Caruso

24.03.2026
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Facciamo un salto indietro, per analizzare quel che la Parigi-Nizza ha offerto. Parliamo di una delle gare a tappe più lunghe al di fuori dei grandi giri e quest’anno è vissuta sul profondo dominio di Vingegaard, con un distacco finale che ha sfiorato i 5 minuti. Il miglior italiano in classifica è stato Damiano Caruso, che sta vivendo quella che dovrebbe essere la sua stagione finale con un occhio attento a quello che per tanti anni è stato il suo mondo.

Vingegaard ha dominato la corsa con distacchi abissali e due vittorie di tappa
Vingegaard ha dominato la corsa con distacchi abissali e due vittorie di tappa
Vingegaard ha dominato la corsa con distacchi abissali e due vittorie di tappa
Vingegaard ha dominato la corsa con distacchi abissali e due vittorie di tappa

«Io ero da un po’ che mancavo dalla Parigi-Nizza – racconta il siciliano della Bahrain Victorious – l’ultima edizione che avevo fatto era nel 2020, quella che non abbiamo neanche completato per l’insorgere del Covid. Non ne ho corse tantissime, ma ne ho sempre avuto un ricordo abbastanza timoroso perché alla Parigi-Nizza c’è uno stile di corsa completamente differente, è praticamente un piccolo Tour de France come tipologia di gara».

Che cosa la caratterizza?

Intanto è lunga, 8 tappe e va da domenica a domenica. Offre percorsi che spaziano dalla classica del Belgio alla tappa di montagna e soprattutto ti presenta qualsiasi condizione atmosferica: puoi passare dalla neve alla giornata tiepida con 20 gradi. E in questa Parigi-Nizza abbiamo trovato tutte queste condizioni, quindi è stata una gara sicuramente dura e anche di livello, ma questa non è una novità. Poi ha uno stile di corsa molto aggressivo e complicato, davvero come il Tour, quindi è una corsa molto dispendiosa in termini di energie, non solo fisiche ma anche mentali.

Daniel Martinez ha costruito la sua piazza d'onore nella terribile quarta tappa
Daniel Martinez ha costruito la sua piazza d’onore nella terribile quarta tappa
Daniel Martinez ha costruito la sua piazza d'onore nella terribile quarta tappa
Daniel Martinez ha costruito la sua piazza d’onore nella terribile quarta tappa
Molti sono rimasti particolarmente colpiti dal distacco che Vingegaard ha imposto a tutti gli altri. Alla fine ha chiuso con 4’23” sul colombiano Martinez. Era veramente così superiore?

Questo gap così importante nasce nella quarta tappa, con 200 chilometri che abbiamo fatto interamente sotto l’acqua e con i ventagli. I primi 80-90 chilometri, la classica pianura francese su e giù, mai veramente piatta ma ondulata, e poi un finale impegnativo con salitelle nemmeno così dure. Il maltempo ha giocato un ruolo decisivo, già dal primo chilometro il gruppo si è allungato, spezzato, diviso in diversi tronconi. Lui si è ritrovato avanti con tanti corridori della Red Bull e anche con un suo compagno di squadra e praticamente sono riusciti subito a fare un gap importante che non costruisci neanche in una tappa di montagna.

La classifica si è costruita lì?

Sì. Lui ha vinto, Dani Martinez ha fatto secondo, Ayuso si è ritirato perché è caduto, lo stesso ha fatto McNulty. Il suo capolavoro tecnico è stato nella capacità, nella prontezza di essere nel primo ventaglio, a inizio corsa, già ben presente sin dal via. E poi mantenere quel vantaggio che si era creato durante i ventagli. Negli altri giorni, Ok, nella cronosquadre sono andati forte, ma non hanno fatto tutta questa differenza.

Ayuso era salito in testa alla classifica, ma una caduta nella quarta tappa l'ha costretto al ritiro
Ayuso era salito in testa alla classifica della Parigi-Nizza, ma una caduta nella quarta tappa l’ha costretto al ritiro
Ayuso era salito in testa alla classifica, ma una caduta nella quarta tappa l'ha costretto al ritiro
Ayuso era salito in testa alla classifica della Parigi-Nizza, ma una caduta nella quarta tappa l’ha costretto al ritiro
Nel bilancio della vostra squadra chiaramente influisce molto la vittoria nell’ultima tappa di Lenny Martinez…

Noi sicuramente siamo tornati a casa molto soddisfatti da questa gara, anche se abbiamo avuto due corridori con la clavicola rotta e abbiamo chiuso la prova solo io e Lenny. Già alla vigilia era una squadra impostata su di lui e Martinez non ha tradito le aspettative perché comunque sia ha fatto quinto in classifica generale e l’ultimo giorno ha messo la ciliegina sulla torta, quindi il bilancio è più che positivo.

Come lo vedi come corridore visto che è così giovane?

Giovane sì, ma non si può dire che sia alle prime armi perché ormai di esperienza ne ha messa da parte. Io lo vedo molto talentuoso e sta continuando a crescere di anno in anno. Ora tutti si aspettano, essendo francese, che faccia vedere grandi cose al Tour, ma intanto sta dimostrando di essere molto competitivo nelle gare di un giorno e nelle brevi corse a tappe ed è da lì che si parte. Il suo processo di miglioramento delle gare a tappe di tre settimane, avverrà quando anche lui sarà pronto, non solo fisicamente ma anche mentalmente, per sopportare uno stress così prolungato.

Con una splendida frazione finale, Lenny Martinez ha aggiustato il bilancio della Bahrain
Con una splendida frazione finale, Lenny Martinez ha aggiustato il bilancio della Bahrain alla Parigi-Nizza
Con una splendida frazione finale, Lenny Martinez ha aggiustato il bilancio della Bahrain
Con una splendida frazione finale, Lenny Martinez ha aggiustato il bilancio della Bahrain alla Parigi-Nizza
E di Damiano Caruso che possiamo dire?

Ha fatto quello che praticamente è stato chiamato a fare, quello che di solito faccio con Antonio Tiberi quando corro con lui, quindi dare il mio bagaglio di esperienza in tante fasi della gara dove magari questi ragazzi possono ancora migliorare perché una corsa è composta di tanti momenti, come i posizionamenti prima di una discesa o piuttosto prima dell’imbocco di una salita. Un esempio c’è stato proprio all’ultima tappa…

Dove?

All’imbocco dell’ultima salita, quando un attimo prima che Vingegaard attaccasse, ho posizionato Lenny esattamente alla sua ruota. Quelli sono piccoli dettagli che magari sembrano banali, ma farsi trovare al posto giusto nel momento giusto è fondamentale. A quella salita si arriva da una strada grande, ma si imbocca una stradina stretta, subito al 10 per cento.

Per Caruso 32esima posizione finale, ma è stato fondamentale per Martinez
Per Caruso 32esima posizione finale, ma è stato fondamentale per Martinez
Per Caruso 32esima posizione finale, ma è stato fondamentale per Martinez
Per Caruso 32esima posizione finale, ma è stato fondamentale per Martinez
Quindi?

Se Vingegaard già entra avanti a te e attacca, tu puoi essere anche fortissimo, ma se non sei subito sulla sua ruota, parti con uno svantaggio da colmare e poi devi rimanere con lui, tenerlo ma con molte energie in meno. Essergli subito attaccato ti permette poi, nell’accelerazione, di essere competitivo fino alla fine. Così infatti è stato e per questo credo che in quella vittoria ci sia anche un po’ di me…

Sono trucchi che hai appreso negli anni?

Certamente, di queste situazioni ne ho viste parecchie, ho avuto la fortuna di avere una carriera dove ho fatto il gregario, ma anche il privilegio di fare il leader in determinate circostanze, quindi so cosa serve fare in quei momenti in entrambi i ruoli. Mi sono divertito a correrla in supporto e poi quando hai in squadra uno come Lenny, che ti ripaga con il risultato, ti permette di tornare a casa felice.

Il primo squillo alla Parigi-Nizza era stato dell'americano Lamperti, primo al traguardo di Carrières sous Poissy
Il primo squillo alla Parigi-Nizza era stato dell’americano Lamperti, primo al traguardo di Carrières sous Poissy
Il primo squillo alla Parigi-Nizza era stato dell'americano Lamperti, primo al traguardo di Carrières sous Poissy
Il primo squillo alla Parigi-Nizza era stato dell’americano Lamperti, primo al traguardo di Carrières sous Poissy
Tu quest’anno farai il Giro d’Italia, Tiberi invece è destinato al Tour de France. Da più parti si dice che forse il Tour sia proprio la corsa più adatta per Antonio in questo momento. Tu che sei emerso in tutte e due le i contesti, cosa vuoi dire al riguardo?

Conoscendolo bene, secondo me è corretto che Antonio alla soglia dei 25 anni abbia il suo primo assaggio di Tour. Le caratteristiche si adattano bene alla Grande Boucle, quanto lo scopriremo presto. Il Tour non è solo montagna, ci trovi mille difficoltà, quella che può sembrare la tappa di pianura per velocisti può cambiare la classifica. Sarà interessante vederlo, ma sono fiducioso.

Hai un consiglio da dargli?

Se riesci a rimanere con Pogacar, o meglio se riesci a vedere Pogacar nel momento in cui sta attaccando, vuol dire che già sei al 70 per cento dell’opera, perché vuol dire che già siete rimasti in 7-8 e quindi è lì poi che si fa la differenza.

Jonas Vingegaard

Parigi-Nizza: Vingegaard già al top? Sentiamo Artuso

19.03.2026
5 min
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Ha vinto, anzi stravinto la Parigi-Nizza. Jonas Vingegaard in qualche modo risponde così a Tadej Pogacar, Mathieu Van der Poel, Remco Evenepoel… insomma ai grandissimi. Quello che arriva dalla Francia è un chiaro “ci sono anche io”.

Ma è stato davvero tutto così facile per l’atleta della Visma-Lease a Bike? Può crescere ancora? Un’analisi tecnica che abbiamo fatto con il preparatore Paolo Artuso. Ci siamo affidati al suo occhio per capire il livello del danese che sin qui aveva avuto un inizio in sordina e aveva ritardato il suo inizio stagionale.

Paolo Artuso è oggi un preparatore affermato, formato al Centro Mapei con Andrea Morelli
Paolo Artuso è oggi un preparatore affermato, formato al Centro Mapei con Andrea Morelli
Dunque Paolo, Vingegaard ha dominato: cosa hai notato da preparatore? E’ già in forma Giro d’Italia?

Direi proprio di sì. In salita ha dimostrato di andare forte. Tuttavia secondo me non era l’unico che andava fortissimo in salita, c’erano anche i due Martinez, Lenny e Dani, ma soprattutto Lenny è stato sfortunato nella tappa del vento. Il supporto della squadra è stato fondamentale in quella frazione e quello che ha guadagnato nella tappa dei ventagli è stato importante ai fini di quella superiorità. Quindi sì: ho visto un Vingegaard fortissimo, in forma e supportato ottimamente dalla squadra. Le due cose assieme lo hanno portato a stravincere.

Analisi più che condivisibile…

Anche se la differenza è sempre tanta, secondo me è un po’ meno rispetto ai minuti reali che ha inflitto ai suoi avversari. Penso appunto ai Martinez.

Cosa hai notato nei momenti degli attacchi di Vingegaard? Hai notato numeri, valori, modalità tattiche dei vostri rivali? Hai notato attacchi un po’ più corti o più lunghi rispetto ad altre volte?

Più che la durata degli attacchi (che variano molto anche in base a meteo e avversari, ndr) ho notato che nella giornata del grande freddo, davanti c’erano solamente i top team e i top rider. L’organizzazione della squadra nelle giornate molto impegnative diventa ancora più importante. Se ci ragioniamo, chi c’era davanti?

Jonas Vingegaard
Secondo Artuso il dominio di Vingegaard è stato esaltato anche dal supporto del suo team
Secondo Artuso il dominio di Vingegaard è stato esaltato anche dal supporto del suo team
I team più corazzati…

C’erano tanti Red Bull-Bora, che sono andati fortissimo. C’erano i Lidl-Trek, che poi sono stati sfortunati con Juan Ayuso che è caduto. C’erano i Visma… Insisto su questo aspetto per dire che i leader vanno forte, ma la squadra conta eccome. Ayuso non lo abbiamo visto in salita, ma nella cronometro è andato fortissimo. E Lenny Martinez, che non aveva la squadra dello stesso livello, nella tappa finale ha retto le ruote di Vingegaard in salita. Magari, con più supporto, sarebbe arrivato più vicino a Vingegaard a Nizza e avrebbe potuto fare il ribaltone, come si è visto fare più di qualche volta.

Sapendo che Vingegaard deve fare anche il Tour, te lo aspetti ancora più forte al Giro o più o meno manterrà questi valori?

Per me farà un altro step. Sicuramente dopo la Parigi-Nizza farà un altro blocco di altura prima del Giro d’Italia. E questo lo porterà a crescere ancora. E se non avrà intoppi nella corsa rosa, tipo cadute o malanni, e chiaramente riuscirà a recuperare bene, ne farà un altro in vista del Tour de France.

La calzamaglia che tanto ha fatto discutere di Vingegaard
La calzamaglia di Vingegaard che tanto ha fatto discutere
La calzamaglia che tanto ha fatto discutere di Vingegaard
La calzamaglia di Vingegaard che tanto ha fatto discutere
Senza i Del Toro, i Pogacar, i Remco… uno come Jonas il Giro lo può vincere anche al risparmio?

Assolutamente sì. Anche se non credo andrà al risparmio. Secondo me con lui siamo a un livello talmente alto che fare un blocco di lavoro come il Giro d’Italia, anche senza risparmiarsi, gli potrà dare qualcosa in più. Quindi io me lo aspetto più forte che mai al Tour de France. E fortissimo anche al Giro.

Torniamo alla Parigi-Nizza, la sensazione è che Vingegaard fosse leggermente più duro del solito in salita. Tu cosa ne pensi?

Difficile da stabilire, perché eventuali differenze sarebbero nell’ordine di 3-4 pedalate e senza i dati è complicato dirlo. A me sinceramente non ha dato questa sensazione. Però bisogna tenere conto che quando è freddo è più difficile andare agili. Poi magari avrà lavorato di più sulla forza, ma sono ipotesi.

Jonas Vingegaard e Lenny Martinez
Jonas Vingegaard e Lenny Martinez nella volata a Nizza
Jonas Vingegaard e Lenny Martinez
Jonas Vingegaard e Lenny Martinez nella volata a Nizza
Magari ha inciso anche quella “discutibile” calzamaglia sopra il giubbino… Scherzi a parte, Jonas ha detto che si sarebbe voluto togliere la calzamaglia in corsa, ma era palese che non sarebbe stato possibile visto meteo e percorso. In una chiacchierata informale con Domenico Pozzovivo in merito a questo abbigliamento, il lucano ci diceva che è la serenità del campione. Cosa ne pensi di questo aspetto psicologico?

Sì, ci può stare questa teoria, ma penso che tutti quanti adesso badino un po’ meno all’estetica e più alla concretezza. Se stava meglio, visto che le condizioni erano estreme a livello meteorologico, ha fatto bene così. Secondo me certi corridori sono talmente maturi, concentrati e preparati e fanno talmente tanti sacrifici, che se ne infischiano di certe cose, come gli outfit. Poi è chiaro che se hai il pelo lungo come Primoz Roglic e vinci, va bene tutto, altrimenti sei criticato.

Paolo, Vingegaard ha sempre staccato tutti in salita, però nell’ultima tappa Lenny Martinez l’ha tenuto. Senza il freddo, è andato più forte il francese o è stato meno brillante il danese?

Per me non è questo il tema. Ritorno al discorso del supporto dei team. Quel giorno la squadra di Lenny, la Bahrain-Victorious, in una tappa meno dura del solito, è riuscita a supportarlo, cosa che non era accaduta nelle frazioni precedenti tra freddo e difficoltà altimetriche. Per dire, se hai Nico Denz o i fratelli Van Dijke e compagni di alto livello al tuo fianco, è ovvio che hai un supporto decisamente più forte rispetto a quello che ti può dare una Bahrain in questo caso, ma anche altre squadre. Magari in altre situazioni Lenny lo avrebbe tenuto lo stesso. Secondo me il livello di Lenny Martinez era da podio.

Jonas Vingegaard, Visma Lease a Bike, 2026

Vingegaard e il Giro: pro e contro della scelta, parla Nibali

11.02.2026
6 min
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BUDAPEST (Ungheria) – Seduto su una sedia di tessuto, ai margini della presentazione della MBH Bank-Csb-Telecom Fort, Vincenzo Nibali incalza ogni nostra domanda. L’argomento che dà il via a tutto è la partecipazione di Jonas Vingegaard al prossimo Giro d’Italia. Il danese, due volte maglia gialla a Parigi, ha vinto a settembre la sua prima Vuelta Espana e arriva alla Corsa Rosa con in testa l’obiettivo della tripla corona. Un ospite importante alla ricerca di un traguardo ambizioso.

Gli ungheresi sono un popolo caloroso, al contrario di quanto molti possano pensare, e Vincenzo Nibali è la figura che raccoglie tanti sorrisi e foto. Esportare la nostra conoscenza e il nostro ciclismo è anche questo, non solo un progetto come quello italo-ungherese, ma anche le storie e i personaggi che lo hanno reso grande. 

Tanta Italia sul palco di Budapest, con Simoni, Norma Gimondi, Nibali e Tafi (foto Think Bold)
Tanta Italia sul palco di Budapest, con Simoni, Norma Gimondi, Nibali e Tafi (foto Think Bold)
Tanta Italia sul palco di Budapest, con Norma Gimondi, Nibali e Tafi (foto Think Bold)
Tanta Italia sul palco di Budapest, con Norma Gimondi, Nibali e Tafi (foto Think Bold)

L’ottavo Re

Vincenzo Nibali è tirato per la giacca, in maniera metaforica in ogni momento, e dopo averlo lasciato alle domande delle televisioni e dei colleghi ungheresi è il nostro turno. Ma per questo discorso serve calma e concentrazione.

«Vingegaard – attacca subito Nibali appena messo sul tavolo il discorso – arriva da una vittoria come quella della Vuelta. Essere al Giro potrebbe dare continuità al risultato ottenuto in Spagna. Venire in Italia credo sia la scelta giusta, oltre al fatto che potrebbe diventare l’ottavo corridore a conquistare la tripla corona (Nibali fu il settimo e la conquistò grazie alla vittoria del Tour de France nel 2014, ndr)».

Vingegaard e Visma Vuelta 2025
Dopo la vittoria alla scorsa Vuelta Vingegaard ha deciso di venire al Giro, un modo per cercare continuità nei risultati
Vingegaard e Visma Vuelta 2025
Dopo la vittoria alla scorsa Vuelta Vingegaard ha deciso di venire al Giro, un modo per cercare continuità nei risultati
In ottica Tour de France, la scelta di Vingegaard la ritieni corretta?

Sì, emotivamente e moralmente arriva al via del Tour dopo aver vinto due Grandi Giri consecutivamente potrebbe essere interessante. Certo che fare Tour e Vuelta, come ha fatto lo scorso anno, è molto diverso dal fare Giro e Tour. 

Potrebbe pagare nel confronto diretto con Pogacar?

Tadej fa un pacchetto di gare molto impegnativo, quello delle Classiche, e anche quello porta via tante energie. Non come una grande corsa a tappe, vero. Ma penso arriveranno al Tour più o meno ad armi pari. Una cosa del genere, la doppietta Giro e Tour, è possibile farla in maniera molto più scientifica grazie ai metodi di allenamento e recupero. 

Negli anni abbiamo visto tanti corridori provare a fare la doppietta Giro e Tour, l’ultimo è stato proprio Pogacar…

Vero, in passato ci aveva provato anche Contador, Froome, Dumoulin, anche io. Personalmente non l’amavo molto, perché dopo dieci giorni al Tour “esplodevo”. Non riuscivo a restare concentrato così tanto tempo. 

Lo scontro tra Vingegaard e Pogacar inizierà a distanza, se il danese dovesse vincere il Giro avrà conquistato la Tripla Corona prima del rivale
Lo scontro tra Vingegaard e Pogacar inizierà a distanza, se il danese dovesse vincere il Giro avrà conquistato la Tripla Corona prima del rivale
E’ un motivo solo di concentrazione o può essere anche di condizione?

Anche di condizione, perché anche se con la testa volevo essere lì a competere sentivo delle differenze a livello fisico. Le gambe mi abbandonavano. Alla fine in quegli anni il Giro era il mio principale obiettivo stagionale, far sì che lo fosse anche il Tour diventava molto difficile. 

Quindi Vingegaard dovrebbe arrivare al Giro con una condizione non al 100%, ma può essere sufficiente?

Potrebbe. Però ultimamente il Giro d’Italia propone sempre degli inizi non facili. Anche il prossimo, che partirà dalla Bulgaria, prevede tre tappe insidiose. Nulla di troppo difficile, ma sicuramente complicato. Arrivati in Italia si riparte con il Blockhaus e altre tappe toste. Insomma, è un Giro che costringerà i partecipanti ad essere in forma fin da subito. Adesso la ricerca e lo sviluppo in termini di allenamento e integrazione permettono di lavorare al meglio, calcolando tutto. 

Secondo Nibali la rincorsa al Tour ha logorato Vingegaard, un approccio diverso può aiutare a trovare nuove forze
Secondo Nibali la rincorsa al Tour ha logorato Vingegaard, un approccio diverso può aiutare a trovare nuove forze
Nulla toglie che nei 3.500 chilometri da fare al Giro possa trovare qualche insidia… 

E’ una corsa molto imprevedibile. Arriva in periodo dell’anno in cui ci possono essere giornate molto calde alternate ad altre fredde. L’incognita meteo alza il rischio di correre su strade bagnate e imprevedibili. E l’asfalto del Giro non è quello del Tour o della Vuelta. Ogni corsa a tappe ha il suo “terreno”. 

Non conoscere le strade può essere un problema? Servono le ricognizioni?

Solo per vedere percorsi particolari, come possono essere le strade bianche o il pavé. Altrimenti giusto qualche passo di montagna. La miglior cosa per prendere confidenza è correrci sopra.

Finito il Giro quale può essere il miglior avvicinamento al Tour per Vingegaard?

Concentrarsi sul recupero, se possibile farlo in altura. Questo perché ti aiuta a ripristinare meglio le energie e fare buoni allenamenti senza dover forzare. Si tratta di mantenere la condizione, con allenamenti più corti e mirati. 

Vingegaard ha corse poche gare a tappa in Italia, due volte la Tirreno-Adriatico (fu 2° nel 2022 e poi la vinse nel 2024) e la Coppi e Bartali, vinta nel 2022
Vingegaard ha corse poche gare a tappa in Italia, due volte la Tirreno-Adriatico (fu 2° nel 2022 e poi la vinse nel 2024) e la Coppi e Bartali, vinta nel 2022
Vincere il Giro può dare al danese una consapevolezza in più? Cosa che magari in questi anni è mancata…

A mio avviso andare ogni anno direttamente al Tour era un errore. Fare un cammino intermedio dà modo di attivare il fisico, rodare le gambe e la testa. Arrivare alla partenza della Grande Boucle con la maglia rosa in bacheca dà una bella iniezione di fiducia. Scusate il gioco di parole, ma vincere aiuta a vincere. Togli dubbi, pensieri, tensione. Paradossalmente magari meno stress. 

Poi c’è questa sfida a distanza per arrivare per primo alla tripla corona.

Ho sempre creduto che Pogacar prima o poi andasse alla Vuelta per provare a chiudere il cerchio. Se Vingegaard dovesse conquistarla prima dello sloveno, sarebbe comunque un mettergli pressione. Prima o poi anche Pogacar ci proverà, non so se sia meglio conquistarla prima o dopo. Se anticipi alzi l’asticella, se lo si fa dopo rischi di rubare la scena all’altro. 

Però rimandare alza il rischio di avere una sola stagione buona per provarci, no?

Questo è vero. Credo che magari Pogacar arriverà a chiudere il Tour e poi da lì deciderà se eventualmente puntare ancora l’accoppiata mondiale e Lombardia o se fare la Vuelta.

Tadej Pogacar, allenamento 2026, UAE Team Emirates (foto UAE Team Emirates/Fizza)

EDITORIALE / La grandezza di Pogacar in mezzo ai giganti

02.02.2026
5 min
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La grandezza di Pogacar la misuri sulla grandezza degli avversari. Mentre ieri seguivamo l’assolo di Van der Poel a Hulst, che gli è valso l’ottavo mondiale di cross, abbiamo pensato che tutto sommato Mathieu non abbia faticato troppo per sbarazzarsi dei suoi avversari. Senza Van Aert e Pidcock, che fino a un paio di anni fa erano vicini al suo livello, regolare Nys e Del Grosso non è stato in apparenza un grosso problema, tale e tanta è la sua superiorità.

Gli stessi ragionamenti che capita di fare vedendo Pogacar schiantare i rivali sulle montagne o in certe classiche più dure come il Lombardia o la Liegi. Sono così forti da pensare che vincano in assenza di avversari, ma non è vero.

E mentre Van der Poel inanellava giri su giri, abbiamo pensato che tra Sanremo, Fiandre e Roubaix, quel mostro di potenza e tecnica di guida dovrà vedersela con lo sloveno campione del mondo, che nel frattempo ha spianato il Poggio e fatto le sue recon sul pavé. Quanta pressione ti mette addosso sapere di dover incontrare uno come Pogacar, che ti ha già bastonato al Fiandre e ti ha costretto alla perfezione per vincere la Sanremo e la Roubaix?

Van der Poel ha dominato il mondiale di cross: il suo livello è irraggiungibile per tutti gli altri
Van der Poel ha dominato il mondiale di cross: il suo livello è irraggiungibile per tutti gli altri
Van der Poel ha dominato il mondiale di cross: il suo livello è irraggiungibile per tutti gli altri
Van der Poel ha dominato il mondiale di cross: il suo livello è irraggiungibile per tutti gli altri

Remco, prove da leader

A Mallorca nei giorni scorsi, Evenepoel ha dato spettacolo. Il belga sta mettendo a posto le cose in casa e con se stesso, cercando i giusti equilibri nel nuovo ambiente Red Bull. Chi lo ha vissuto da vicino parla di un compagnone a tavola e di un leader super esigente in corsa. Pare che dopo la seconda vittoria in solitaria, quella del Trofeo Andratx in cima al Mirador d’Es Colomer, il giovane francese Adrien Boichis abbia atteso che il capitano finisse le interviste per chiedergli se avesse fatto bene il suo lavoro. «Perfetto!», gli ha risposto Evenepoel. I giovani lo adorano, i più esperti sanno che ci sarà da lavorare.

Il programma di Evenepoel prevede ora la Valenciana e poi il UAE Tour. E solo ad aprile si troverà a incrociare i guantoni con Pogacar. Accadrà in un solo giorno prima del Tour: nella Liegi-Bastogne-Liegi che Remco ha vinto per due volte contro le tre dello sloveno. E anche quel giorno, oltre a tutti gli altri, Pogacar si troverà a fronteggiare un rivale straordinario, che presumibilmente arriverà allo scontro tirato a lucido come mai in precedenza.

Tre vittorie in tre corse: Evenepoel ha iniziato il 2026 in cerca di conferme e le sta trovando
Tre vittorie in tre corse: Evenepoel ha iniziato il 2026 in cerca di conferme e le sta trovando correndo come… Pogacar
Tre vittorie in tre corse: Evenepoel ha iniziato il 2026 in cerca di conferme e le sta trovando
Tre vittorie in tre corse: Evenepoel ha iniziato il 2026 in cerca di conferme e le sta trovando correndo come… Pogacar

Il programma di Pogacar

Nel programma di Pogacar ci sarà ovviamente il Tour, cui arriverà passando per il Giro di Svizzera e non il Delfinato, perché lo Svizzera non l’ha corso mai. E in Francia, oltre a Evenepoel, si troverà contro Vingegaard e Ayuso, oltre a Pidcock, Lipowitz e tutti quelli che lo scorso anno si sono affacciati ai piedi del trono con intenzioni bellicose. Si capisce perché per lui sia necessario centellinare gli sforzi. Ci fosse da combattere sempre con gli stessi avversari, allora si potrebbe accettare una sfida alla pari per tutto l’anno. Ma quando gli avversari ruotano e tu sei al centro del torello, serve essere freschi e motivati per non farsi beffare.

Pogacar avrà un giorno di corse prima della Sanremo, ne avrà due al Fiandre e tre alla Roubaix. Avrà quattro giorni di corsa nelle gambe alla Liegi. E dopo i 6 del Romandia e i 5 dello Svizzera, si presenterà al via del Tour de France con 16 giorni di corsa. Nel frattempo si allena (in apertura foto UAE Team Emirates/Fizza), stabilisce record e probabilmente convive a fatica con la voglia di attaccare il numero e fare i suoi show.

Vingegaard arriverà al Giro dopo UAE Tour e Catalunya, con 14 giorni di gara (foto Visma-Lease a Bike)
Vingegaard arriverà al Giro dopo UAE Tour e Catalunya, con 14 giorni di gara (foto Visma-Lease a Bike)
Vingegaard arriverà al Giro dopo UAE Tour e Catalunya, con 14 giorni di gara (foto Visma-Lease a Bike)
Vingegaard arriverà al Giro dopo UAE Tour e Catalunya, con 14 giorni di gara (foto Visma-Lease a Bike)

Fra la primavera e il Tour

Evenepoel arriverà al via della Liegi con 24 giorni nelle gambe e al Tour con 32, a capo di una primavera decisamente affollata. Se il risultato francese dipenderà dalla freschezza, sarà interessante ragionare sul suo avvicinamento a confronto con quello di Pogacar.

Vingegaard arriverà al Giro con 14 giorni di corsa e al Tour con 35, affrontando per la prima volta l’accoppiata della sfida italiana e della francese.

Del programma di Van der Poel non si sa ancora niente, lo annuncerà dopo essere andato a sciare e aver ripreso la preparazione in Spagna, quando verosimilmente anche lui raggiungerà la squadra all’hotel Syncrosfera in cui potrà simulare l’altura a 8 chilometri dalle spiagge di Denia. Stando a quanto ha detto, potrebbe arrivare alla Sanremo con 7-8 giorni di gara e con l’eredità di esplosività che gli deriverà dal cross.

Dopo aver applaudito la vittoria di Alcaraz all’Australian Open, in cui Sinner ha dimostrato che non è per niente facile essere il numero uno mentre tutti intorno vogliono impallinarti, confessiamo l’inconfessabile. Mentre ieri seguivamo l’assolo di Van der Poel a Hulst, che gli è valso l’ottavo mondiale di cross, abbiamo pensato che sarebbe stato davvero bello avere in corsa anche Pogacar. E chissà se in qualche angolo della sua mente naif, anche Tadej non ci abbia fatto un pensierino.

Pietro Mattio, Visma Lease a Bike, Santos Tour Down Under 2026

Mattio: l’esordio nel WorldTour e il sogno delle Classiche 

20.01.2026
5 min
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Dall’altra parte del mondo è quasi sera e per Pietro Mattio sta per iniziare la sua prima gara nel WorldTour con il prologo inaugurale del Santos Tour Down Under, ancora in corso di svolgimento. Il corridore piemontese cresciuto nel devo team della Visma Lease a Bike quest’anno è entrato nella formazione WorldTour. Un cammino di crescita nel quale Mattio è diventato sempre più importante e centrale all’interno dei meccanismi della formazione olandese. Tanto c’è ancora da fare, ma un po’ di fieno in cascina è già stato messo. 

«Qui in Australia si sta bene – racconta Pietro Mattio – nei giorni scorsi c’è stato qualche scroscio di pioggia e le temperature si sono leggermente abbassate. Rispetto a chi è partito prima, arrivando qui a inizio gennaio, abbiamo evitato il grande caldo. Le temperature massime si aggirano intorno ai 30-35 gradi centigradi, quindi possiamo dire che è una bella estate australiana».

Pietro Mattio, Visma Lease a Bike, Santos Tour Down Under 2026
Pietro Mattio e il Team Visma Lease a Bike sono arrivati in Australia una decina di giorni fa
Pietro Mattio, Visma Lease a Bike, Santos Tour Down Under 2026
Pietro Mattio e il Team Visma Lease a Bike sono arrivati in Australia una decina di giorni fa
Le gambe come stanno?

Sono pronte anche loro, siamo tutti pronti per la prima gara della stagione. Rispetto all’anno scorso, l’ultimo anno nel devo team parto un paio di settimane prima. Per questo l’avvicinamento è stato leggermente diverso, con tanto volume fin dai primi giorni di ritiro. Essere già abituato al mondo Visma è stato un vantaggio.

Anche per questo sei partito subito dall’Australia?

Quest’anno il calendario lo ha deciso la squadra in base all’idea che si sono fatti di me e del corridore che secondo loro sono e potrò essere. Il Tour Down Under sarà un primo banco di prova per confrontarmi con il livello del WorldTour. 

Pietro Mattio, Visma Lease a Bike
Mattio dopo i tre anni nel devo team con il quale è diventato U23 nel 2023 da quest’anno è passato nella squadra WorldTour
Pietro Mattio, Visma Lease a Bike
Mattio dopo i tre anni nel devo team con il quale è diventato U23 nel 2023 da quest’anno è passato nella squadra WorldTour
Cosa ti hanno messo nel menu?

Al momento so che dopo l’Australia tornerò a casa e partirò subito per il UAE Tour dove lavorerò per Vingegaard (settimana scorsa il danese ha annunciato il suo calendario, ndr). Una volta finito torno in Italia e preparerò l’esordio nelle Classiche, farò la Kuurne-Brussel-Kuurne e l’apertura nelle Fiandre. La squadra mi ha inserito come riserva alla Milano-Sanremo e sono nella lista per la Roubaix.

Arrivi dal devo team, ma rispetto agli anni scorsi qualcosa è cambiato anche per te?

Quando passi nel WorldTour qualcosa di diverso c’è, è normale. Ad esempio le persone e lo staff che girano intorno alla squadra. Gli anni scorsi quando ero in ritiro con il devo team eravamo una quindicina di corridori e dieci persone dello staff, e pensavo fossimo comunque tanti. Quest’anno a dicembre in ritiro c’erano trenta corridori e una settantina di membri dello staff

Pietro Mattio, Visma Lease a Bike Santos Tour Down Under 2026
Mattio durante la presentazione dei team al Santos Tour Down Under, per il piemontese inizia l’avventura tra i grandi
Pietro Mattio, Visma Lease a Bike Santos Tour Down Under 2026
Mattio durante la presentazione dei team al Santos Tour Down Under, per il piemontese inizia l’avventura tra i grandi
Insomma, tutto un po’ nuovo?

Per fortuna sono rimaste alcune certezze, ad esempio la nutrizionista e il mio diesse di riferimento, anche lui è stato “promosso” dal devo team al WorldTour. E’ cambiato il preparatore, ora sono seguito da un ragazzo belga, Jasper, il cognome non lo so. Lavora anche con Affini e Laporte

Affini nel presentare la squadra ai nuovi arrivati aveva detto che non avevi bisogno di essere introdotto nel mondo Visma, è così?

Sicuramente essere cresciuto all’interno del team è stato un vantaggio. Lo staff lo conoscevo, quindi è stato più semplice.

Fa effetto essere in ritiro con quei grandi nomi?

Ora posso ufficialmente dire di essere il compagno di squadra di Vingegaard, Van Aert, Laporte e tanti altri grandi corridori. La cosa bella è che sono persone normali, tranquille e con le quali si può scherzare e parlare liberamente. All’inizio pensavo a me e ai miei vent’anni e mi dicevo: «Cavolo, sono tutti più grandi e hanno avuto una carriera pazzesca». 

Pietro Mattio, Visma Lease a Bike, Santos Tour Down Under 2026
L’adattamento all’Australia e alle sue temperature è stato graduale e non troppo dispendioso
Pietro Mattio, Visma Lease a Bike, Santos Tour Down Under 2026
L’adattamento all’Australia e alle sue temperature è stato graduale e non troppo dispendioso
La squadra che idea si è fatta di te, che corridore puoi essere secondo loro?

Al momento lavorerò in supporto dei vari capitani, però senza un ruolo preciso. Mi hanno definito all rounder, quindi posso andare bene in diverse corse e su tanti percorsi: pianura, salite brevi e proverò anche il ruolo di lead out nelle volate. 

Parti con un calendario interessante, una bella iniezione di fiducia?

Assolutamente. Qui in Australia sarò accanto a Matthew Brennan, mentre al UAE Tour il leader sarà Vingegaard. Prima uno sprinter poi uno scalatore, vuol dire che la squadra crede nelle mie qualità. 

Campionati del mondo, Kigali 2025, prova in linea U23, Alessandro Borgo, Pietro MAttio, Lorenzo Finn, Simone Gualdi sul podio
Mattio (al centro) è stato uno degli azzurri protagonisti al mondiale di Kigali, che ha portato Lorenzo Finn in maglia iridata U23
Campionati del mondo, Kigali 2025, prova in linea U23, Alessandro Borgo, Pietro MAttio, Lorenzo Finn, Simone Gualdi sul podio
Mattio (al centro) è stato uno degli azzurri protagonisti al mondiale di Kigali, che ha portato Lorenzo Finn in maglia iridata U23
Visti anche i risultati da under 23 il sogno è la Roubaix?

Partecipare a una delle due Classiche Monumento nelle quali sono stato inserito sarebbe un sogno. La Roubaix è un obiettivo, vorrei mettermi alla prova e vedere quanto è diversa rispetto alla gara under 23. Quanto si va più forte e come ci si muove. 

Allora speriamo di vederti sulle pietre, intanto in bocca al lupo per il Down Under…

Grazie! A presto.

Pogacar Giro 2024 Vegni

Giro, accordi fra team e organizzatori? Parola a Martinelli

16.01.2026
5 min
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Jonas Vingegaard ha annunciato da pochi giorni la sua partecipazione al prossimo Giro d’Italia. Ma già prima dell’ufficializzazione erano corse voci sull’intesa tra il danese e RCS. Ma come funzionano questi passaggi? Che tipo di dialogo c’è tra campioni (e squadre) e gli organizzatori delle corse? L’abbiamo chiesto ad uno che di campioni e di Grandi Gri se ne intende, Giuseppe Martinelli

Giuseppe Martinelli ha smesso con ciclismo professionistico l’anno scorso, ma rimane uno dei punti riferimento nel settore
Giuseppe Martinelli ha smesso con ciclismo professionistico l’anno scorso, ma rimane uno dei punti riferimento nel settore
Giuseppe, come prima cosa: cosa ne pensi della partecipazione di Vingegaard al Giro? Te l’aspettavi? 

Credo sia una grande occasione per lui, può raggiungere già questa primavera la famosa Tripla Corona, un grandissimo traguardo per un corridore. Mi auguro che la Visma si presenti con una squadra forte per vincere il Giro, perché devi avere molti corridori di qualità, non basta il capitano. Devi tenere la corsa per giorni e giorni, anche perché credo ci sarà una bella concorrenza. A parte la scorsa Vuelta, negli ultimi tre anni Vingegaard è stato abituato a correre su Pogacar, non hanno quasi mai preso la gara in mano. Al Giro invece sarà il faro della corsa e non devono pensare sarà così facile. 

Arriviamo al centro della questione. Come funzionano questi accordi tra corridori ed organizzatori?

Io ho avuto parecchi campioni, Pantani, Contador, Nibali e l’accordo che si fa, nella mia esperienza, non è sul rimborso economico. La prima cosa da capire assieme, se vuoi avere un corridore del livello di Vingegaard, è il percorso. Magari con una sola cronometro e in generale un tracciato non troppo difficile, dal momento che poi ci sarà anche il Tour.

Vingegaard e Visma Vuelta 2025
Dopo la vittoria alla scorsa Vuelta, al prossimo Giro Jonas Vingegaard ha l’occasione di fare sua la Tripla Corona
Vingegaard e Visma Vuelta 2025
Dopo la vittoria alla scorsa Vuelta, al prossimo Giro Jonas Vingegaard ha l’occasione di fare sua la Tripla Corona
Questo significa che il dialogo tra le due parti inizia ben prima dell’inverno… 

Le squadre più importanti hanno una visuale già da prima dei ritiri. Il fatto che Vingegaard abbia dato l’annuncio il 13 gennaio è una data diciamo formale. Tra la Visma e il Giro, secondo me, i contatti sono iniziati ben prima. Anche perché partire con il numero 1, dopo la loro vittoria l’anno scorso, è di per sé qualcosa di importante.

Quindi questi accordi non sono anche di natura economica?

Io non sono mai stato manager, ma in tanti anni e con tanti campioni non mi è mai successo. Per me è difficile che paghino davvero un corridore o una squadra. C’è il rimborso spese, che però è uguale per tutti.

Evenepoel crono Giro 2023
Evenepoel lasciò il Giro del 2023 dopo aver vinto la 9ª tappa a crono e aver ripreso la maglia rosa. Una “fuga” che creò più di un attrito
Evenepoel crono Giro 2023
Evenepoel lasciò il Giro del 2023 dopo aver vinto la 9ª tappa a crono e aver ripreso la maglia rosa. Una “fuga” che creò più di un attrito
Però Lefevere l’anno scorso ha parlato chiaramente di un “premio presenza” per la partecipazione di Evenepoel al Giro del 2023….

Ho sentito anch’io quella faccenda. Non dico che non gli credo, dico che a me non è mai successa una cosa del genere. Non so se siano i tempi ad essere cambiati o cosa. Io non riesco neanche a concepire il fatto che un’organizzazione paghi un corridore per partecipare e non lo troverei nemmeno corretto

Perché non corretto? 

Perché la partecipazione di un grande campione dà lustro all’evento, è vero, ma è vero anche il contrario. Serve eccome alla carriera di corridore, come per esempio gioverà a Vingegaard, nel caso dovesse vincere il Giro, per arrivare alla cosiddetta Tripla Corona. Per me alla Visma non guardano a queste cose, ad accordi per 50 o 100 mila euro che siano, pensano all’aspetto sportivo.

Martinelli con Nibali (e Slongo) sul podio finale del Giro d’Italia 2016
Martinelli con Nibali (e Slongo) sul podio finale del Giro d’Italia 2016
Quindi non ti è mai successa una cosa simile?

No, mai. Quando con Vincenzo (Nibali, ndr) abbiamo deciso di non andare al Giro ma al Tour, l’abbiamo fatto senza pensare al ritorno economico, ma ragionando su cosa fosse meglio per lui e per la squadra. Detto questo mi ricordo anche che quando Armstrong venne al Giro si sentiva dire che l’avessero pagato. Anche qui non mi sento di escluderlo in generale, posso solo dire che a me non è mai successo.

Quindi gli accordi tra campioni e organizzazione riguardano soltanto il percorso o ci sono altri aspetti?

E’ certamente l’aspetto più importante. Come è stato con Pogacar nel 2024, quando il percorso non era troppo duro, soprattutto nella terza settimana. In questo modo ha potuto spendere il giusto e risparmiare delle energie per il Tour. Per questo dico che conviene quasi più a Vingegaard venire al Giro che viceversa, perché dopo due secondi posti al Tour una vittoria di quel tipo sarebbe molto importante.

Pogacar Vingegaard Europei 2025
L’ultimo volta che Vingegaard ha incontrato Pogacar nella scorsa stagione è stata al Campionato europeo, il 5 ottobre. Quest’anno si ritroveranno al Tour
Pogacar Vingegaard Europei 2025
L’ultimo volta che Vingegaard ha incontrato Pogacar nella scorsa stagione è stata al Campionato europeo, il 5 ottobre. Quest’anno si ritroveranno al Tour
Anche ai vostri tempi c’era questo dialogo sul tracciato? E quando iniziava?

Se ne parlava già in autunno alla fine della stagione, ci dicevano a grandi linee com’era il percorso, ma niente di più. Anche ai tempi di Pantani, quando il direttore era Castellano, magari gli si chiedeva di non mettere tre cronometro. Ma sono cose che sono sempre successe, perché i campioni, quando ci sono, vanno anche un po’ messi a loro agio.

Dunque un’idea del programma c’è già anche prima dei ritiri invernali, giusto?

Secondo me ora ci pensano prima, anche da un anno all’altro. Forse Vingegaard ha deciso di fare il Giro già la stagione scorsa dopo il Tour. Significa che le squadre non guardano solo il percorso, ma tutto l’insieme, comprese le volontà del corridore. Com’è giusto che sia, specie nel caso di campioni di questo calibro.

Visma senza più Yates, cosa cambia? Il commento di Moreno Moser

16.01.2026
5 min
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Il ritiro di Simon Yates è stato un bel colpo per la Visma–Lease a Bike. Il suo addio fa sì che i gialloneri non perdano solo un uomo importante, che poteva essere leader da solo, ma anche un enorme gregario per Jonas Vingegaard. La foto in apertura (foto Instagram -Visma Lease a Bike) è stata scattata a pochissimi giorni dal ritiro di Yates. Era dicembre e in quello scatto c’erano i leader del team… anche Simon, tutto a destra. D’ora in poi ne mancherà uno.

Da qui molti interrogativi: il ritiro di Yates indurrà il team a rivedere i piani? Non potendo più fare grosse rotazioni, con che squadra verrà al Giro d’Italia pensando che poi c’è anche il Tour? E quale treno per Jonas in salita? Non che siano pochi: Kuss, Jorgenson, Kruijswijk, Kelderman, il quale però non è più lo stesso di qualche anno fa, ma non sono neanche tantissimi.
Tutte domande a cui in parte hanno risposto gli stessi tecnici della Visma in questi giorni di media day in Spagna e che abbiamo sottoposto al commento, sempre molto acuto, di Moreno Moser.

In Visma, e lo ha detto anche Vingegaard, si è parlato di esaurimento: ma forse dopo la conquista del Giro Simon Yates, a 34 anni, si sentiva appagato (foto La Presse)
In Visma, e lo ha detto anche Vingegaard, si è parlato di esaurimento: ma forse dopo la conquista del Giro Simon Yates, a 34 anni, si sentiva appagato (foto La Presse)

Visma spiazzata

Lo hanno sottolineato in questi giorni gli stessi dirigenti della squadra olandese. Partiamo dalle parole di Grischa Niermann, uno dei direttori sportivi. «Simon è irrimpiazzabile. Primo, perché al momento non possiamo sostituirlo nemmeno volendo visto che il ciclomercato è chiuso. E sinceramente non vedo chi possa essere come lui. Secondo, perché non credo si possa rimpiazzare Simon Yates come atleta e uomo squadra. Apparentemente non c’erano segnali del suo ritiro, ma durante il periodo natalizio è venuto da noi dicendo che voleva chiudere la sua carriera».

«Prima di tutto – dice Moser – lasciatemi dire la mia sul fatto che abbia lasciato e sulle critiche sui social, che non condivido, da parte del pubblico e persino di alcuni giornalisti che hanno speculato negativamente sulle ragioni del ritiro, suggerendo dubbi o problemi nascosti.

«Io invece, quando ho letto la notizia, l’ho apprezzato. Per me Yates a settembre-ottobre neanche ci pensava, poi quando ha ripreso ad allenarsi ha capito che qualcosa non andava più, che non c’erano gli stimoli necessari. Ha 13 anni di carriera da professionista, tutti tra l’altro con un ottimo stipendio. Sa che una stagione così non la rifarà più… e ha detto basta. Quindi, come dicevo, ho apprezzato questo coraggio di dire basta nel momento migliore. E sono contento per lui se ha scelto di fermarsi sentendosi sereno».

Kuss sarà ancora il punto fermo per Vingegaard…
Kuss sarà ancora il punto fermo per Vingegaard…

Come cambiano i programmi

E poi subentrano i discorsi tecnici. Quante cosa hanno dovuto rivedere in casa Visma-Lease a Bike. «Yates – ha detto Niermann – era nei nostri programmi in molte corse, programmi che sapeva sin da settembre. E alla Parigi-Nizza era addirittura il nostro leader. Questo ci costringe a rivedere molte cose». E qui emerge il vero dilemma: Yates non era solo un gregario, ma anche un leader.

«Dico che per Vingegaard la sua perdita è un bel problema – commenta Moser – la partenza di Yates indebolisce notevolmente la Visma. Mettiamoci che già non era più la “corazzata” di qualche anno fa, soprattutto per quanto riguarda gli uomini di salita. Questo inciderà sui piani e sulle formazioni. Per di più quest’anno verranno al Giro d’Italia con l’intento di vincerlo, quindi dovranno centellinare bene gli uomini. Alla peggio, nelle altre stagioni, sarebbero venuti in Italia con una squadra un po’ così e avrebbero fatto all in sul Tour. Stavolta non possono farlo. Di certo, mi immagino, ci sarà Kuss. Lui diventa davvero fondamentale».

Chiaramente il confronto con Red Bull–Bora e, ancora di più, con UAE Emirates, è svantaggioso per la Visma: loro hanno quantità e qualità. Pensateci: Lipowitz, Roglic, Evenepoel, Pellizzari, Hindley, Vlasov per i “tori rossi”. Pogacar, Almeida, Del Toro, Adam Yates, Torres, Sivakov, Vine… per gli emiratini.

«Come dicevo, infatti, è un bel problema. Vingegaard stesso ha detto che s’immaginava di essere al Giro con Simon vicino. Tra l’altro Jonas ha sì vinto la Vuelta l’anno scorso contro Almeida, ma non l’ha vinta facilmente. Se l’è dovuta sudare e, se vado ad analizzare i dati, Almeida è in crescita costante, mentre la curva di crescita di Vingegaard negli ultimi due anni non è altrettanto brillante. A lui la squadra serve. Non è Pogacar, che vincerebbe il Giro anche da solo… per dire».

Simon Yates, Piganzoli
Il ritiro anticipato di Yates può incidere sui programmi e sul progresso di Piganzoli, giovane neoacquisto della Visma (foto Instagram)
Simon Yates, Piganzoli
Il ritiro anticipato di Yates può incidere sui programmi e sul progresso di Piganzoli, giovane neoacquisto della Visma (foto Instagram)

Quali tattiche?

La Visma–Lease a Bike resta comunque un team enorme e di grande competenza e di certo sapranno come fare. Ma per la salita è chiaro che bisogna fare di nuovo quadrato attorno a Sepp Kuss (giusto ieri anche lui è stato ufficializzato per la corsa rosa) la garanzia e magari modificare i piani e le preparazioni di alcuni uomini come Kelderman o Kruijswijk.

La domanda che abbiamo rivolto a Moser è diretta: che tattiche ti aspetti? Cambierà qualcosa?
«Per me sì – ha replicato Moreno – dato l’indebolimento della squadra, già mi vedo una strategia difensiva, simile a quella vista alla Vuelta. Correranno al risparmio. Punteranno tutto sulla crono e magari su una tappa di montagna: due spot in cui concentreranno le energie. Una tattica meno aggressiva ma pragmatica. Certo, già sento le critiche: “Non attaccano”, “Aspettano sempre”. Ma sono quasi certo che andrà così».

E poi Moser rilancia con un tema molto intrigante. «E se l’uomo per la salita fosse Davide Piganzoli ? Magari lo hanno preso apposta, o comunque se lo ritrovano. Consideriamo che sono un grande team, che sa lavorare, che sa far migliorare gli atleti e che si basa molto sui numeri. Un Piganzoli proiettato per fare un certo lavoro ci potrebbe stare. Magari deve arrivare a metà salita, non deve correre con lo stress della classifica e per certi aspetti è più tranquillo, spenderebbe di meno.

«Le selezioni in Visma sono basate su test e pianificazioni a lungo termine, piuttosto che sulle sole prestazioni della corsa. In quei casi l’atleta si sente in dovere di dimostrare qualcosa e alla fine finisce per esaurirsi, anche solo per guadagnarsi un posto. In Visma invece questo non succede: se sanno che quell’atleta deve lavorare in un certo modo, loro battezzano quell’idea e vanno avanti».

Jonas Vingegaard, presentazione squadra e programmi 2026 (foto Visma Lease a Bike)

Vingegaard al Giro, assalto alla Tripla Corona

13.01.2026
5 min
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Se vincerà il Giro d’Italia, Vingegaard stabilirà un record che nessuno potrà togliergli: conquistare la Tripla Corona prima di Pogacar. E il primato – in questo duello estenuante e apparentemente scontato – rimarrà suo per sempre. Forse anche per questo, il danese ha confermato le voci che lo davano al via della corsa rosa. Giusto oggi infatti ha annunciato che a 29 anni farà il debutto nel Giro che in Bulgaria brinderà all’edizione numero 109.

Vingegaard non ha mai corso il Giro né in passato ha mai dato la sensazione di volerlo fare a tutti i costi. C’era soltanto il Tour, vinto per due volte. Poi lo strapotere di Pogacar e le emozioni provate vincendo la Vuelta del 2025 lo hanno persuaso ad ampliare l’orizzonte. Al punto da aver dichiarato, cogliendo molti alla sprovvista, che il ciclismo non è fatto soltanto di Tour.

«Aver vinto la Vuelta – ha spiegato ieri – ha avuto un ruolo nella mia decisione. Ho già vinto in Francia e in Spagna, ora voglio fare lo stesso in Italia. Questo sembra il momento perfetto per partecipare al Giro. Mi piacerebbe aggiungere la maglia rosa alla mia collezione».

L'inverno di Vingegaard è passato senza contrattempi nel ritiro spagnolo (foto Visma Lease a Bike)
L’inverno di Vingegaard, 29 anni, è passato senza contrattempi nel ritiro spagnolo (foto Visma Lease a Bike)
L'inverno di Vingegaard, 29 anni, è passato senza contrattempi nel ritiro spagnolo (foto Visma Lease a Bike)
L’inverno di Vingegaard, 29 anni, è passato senza contrattempi nel ritiro spagnolo (foto Visma Lease a Bike)

14 giorni prima del Giro

Il programma è ridotto all’osso. Debutto al UAE Tour (16-22 febbraio), poi Volta a Catalunya (23-29 febbraio) e da lì rotta sul Giro. Quattrodici giorni di gara e il consueto zaino pieno di altura, sopralluoghi e allenamenti precisissimi.

«Oltre alla volontà di Jonas – ha commentato il direttore sportivo Grischa Niermann – siamo convinti che correre il Giro migliorerà il suo livello al Tour. Certo che punteremo alla vittoria in Italia, ma il Tour rimane l’obiettivo più importante». 

Nel 2024 delle meraviglie, Pogacar arrivò al Giro con appena 10 giorni di corsa, riuscendo a vincerne sette: Strade Bianche, 4 tappe più la classifica del Catalunya e la Liegi.

Vuelta Espana 2025, Bola del MUndo, Jonas Vingegaard, Matteo Jorgenson
Il Tour resta centrale, ma la vittoria della Vuelta 2025 ha fatto capire a Vingegaard che la maglia gialla non è tutto
Vuelta Espana 2025, Bola del Mundo, Jonas Vingegaard, Matteo Jorgenson
Il Tour resta centrale, ma la vittoria della Vuelta 2025 ha fatto capire a Vingegaard che la maglia gialla non è tutto

Il sogno del Tour

Con due Tour vinti e l’ultima Vuelta nel cassetto, Vingegaard andrebbe inserito fra i più forti di sempre, eppure l’ombra della maglia gialla non gli permette di godere delle conquiste riportate. Va bene che il Tour non è tutto, ma è una bella fetta del totale.

«Il 2025 è stato un anno positivo – ha commentato – ma non eccezionale. Ho già vinto il Tour due volte, ma per me una stagione di vero successo dipende ancora dalla maglia gialla. Festeggiare un’altra vittoria a Parigi è quello che continuo a sognare».

Nei precedenti della sua squadra, Roglic vinse il Giro del 2023, poi mise da parte il Tour e fu terzo alla Vuelta. Mentre lo scorso anno, Simon Yates conquistò la maglia gialla, poi andò al Tour vincendo una tappa e aiutando il capitano danese nel duello contro Pogacar.

In ritiro, oltre a Vingegaard anche Van Aert in ripresa dall'intervento alla caviglia (foto Visma Lease a Bike)
In ritiro, oltre a Vingegaard anche Van Aert in ripresa dall’intervento alla caviglia (foto Visma Lease a Bike)
In ritiro, oltre a Vingegaard anche Van Aert in ripresa dall'intervento alla caviglia (foto Visma Lease a Bike)
In ritiro, oltre a Vingegaard anche Van Aert in ripresa dall’intervento alla caviglia (foto Visma Lease a Bike)

Percorso non durissimo

Per Vingegaard, seguendo le indicazioni di Niermann, la partecipazione al Giro segna un nuovo approccio con il Tour. Si potrebbe anche pensare che la scelta sia stata dettata dal percorso che è sì impegnativo, ma non ai livelli di altre edizioni.

«Negli ultimi cinque anni – ha detto Vingegaard – la mia preparazione al Tour è stata sostanzialmente la stessa. Questa volta abbiamo scelto qualcosa di nuovo. L’organizzazione ha progettato un percorso fantastico. Forse non così impegnativo come negli ultimi anni e questo rende la combinazione di Giro e Tour un’opzione vantaggiosa per noi».

Le possibilità per lui non mancano, a cominciare dal primo arrivo in quota sul Blockhaus. Dominando la Tirreno-Adriatico del 2024, Vingegaard ha mostrato di apprezzare molto le pendenze del Centro Italia: gli avversari sono avvisati.

Tirreno-Adriatico 2024, 8 marzo: l’attacco di Vingegaard sulla salita di San Giacomo. Il danese si muove bene sulle salite del Centro Italia
Tirreno-Adriatico 2024, 8 marzo: l’attacco di Vingegaard sulla salita di San Giacomo. Il danese si muove bene sulle salite del Centro Italia

Il fantasma di Tadej

Pogacar non c’era poco fa quando Vingegaard ha annunciato i suoi programmi, ma era il classico convitato di pietra: l’innominabile, colui che ha il potere di mettersi di traverso e guastare i piani degli avversari.

«Vincere in Francia per la terza volta – ha spiegato Vingegaard – sarebbe incredibile, ma anche molto difficile. Potrebbe essere un’edizione più emozionante delle ultime due. Il Tour è diverso rispetto agli ultimi anni, i distacchi potrebbero essere inferiori. Tuttavia, si dovrà essere subito pronti per la cronosquadre di Barcellona. E’ una disciplina in cui investiamo molto tempo come squadra e sarà un modo speciale per iniziare la corsa. Ma l’attenzione è rivolta prima al Giro e poi al Tour. Questi sono i miei obiettivi principali. E sono estremamente motivato».

Pensate però che storia se Tadej scegliesse di partecipare al Giro prima del Tour (nei giorni del ritiro spagnolo, la voce in realtà girava). Se riuscisse a impedire che Vingegaard faccia centro, potrebbe poi andare a prendersi la tripla corona vincendo la Vuelta che ancora gli manca. Al campione del mondo non piace arrivare secondo. Ma questa ovviamente è fantascienza. Per ora teniamoci stretti la notizia di Vingegaard al Giro, cominciamo a capire dove potrà lasciare il segno e chi sarà capace di constrastarlo.

Sovia, Bulgaria, veduta aerea (depositphotos.com)

EDITORIALE / Il Giro e la tradizione: freno o valore aggiunto?

15.12.2025
4 min
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Se glielo proponessero, probabilmente la Vuelta farebbe uno sberleffo e si volterebbe dall’altra parte. Ad ora soltanto Pogacar ha ipotizzato che sarebbe meglio correre il Giro a settembre: alcune voci hanno condiviso, altre hanno disapprovato. E di certo fra coloro che si opporrebbero al cambio di data ci sono gli organizzatori spagnoli, che festeggiano quest’anno i 30 anni del mai abbastanza benedetto spostamento a settembre. E così, fra il governo bulgaro che si dimette e gli interrogativi su quale sia il senso di spendere milioni di euro per uno sport che da quelle parti è tutto fuorché popolare (e anche, a proposito di tradizione, sul portare la corsa ovunque ci sia qualcuno che paghi), il Giro d’Italia si attacca a Vingegaard (in apertura un”immagine depositphotos.com di Sofia, arrivo della terza tappa).

Firenze accolse così Vingegaard al Tour del 2024: sarà così anche al Giro 2026?
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Firenze accolse così Vingegaard al Tour del 2024: sarà così anche al Giro 2026?
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La scelta di Vingegaard

Siamo onesti: è davvero credibile che il danese venga al Giro d’Italia rinunciando a ogni chance di giocarsi la maglia gialla? I motivi per cui eventualmente lo farebbe sono due. Primo, la rassegnazione: Pogacar non si batte. Secondo, i soldi. A sentire quanto dichiarò Lefevere, il Giro pagò per avere Evenepoel nel 2021 e la trattativa per riaverlo nel 2023 fu un tutt’uno con la precedente. L’allora Deceuninck-Quick Step non nuotava nell’oro e il gettone risultò utile. Siamo certi che la Visma Lease a Bike, che con Nike ha trovato nuovo ossigeno a partire dal 2026, voglia rinunciare per soldi alle sue chance di vittoria in Francia, per giocarsi una vittoria al Giro d’Italia?

Vingegaard ha tutto quello che serve per farlo e probabilmente sarà anche stufo di subire lezioni in Francia. Magari ha anche voglia di arrivare prima di Pogacar al traguardo della Tripla Corona, sapendo però che correre il Giro significa non potersi preparare per il Tour. Basterà tutto questo per portarlo in Italia oppure il richiamo del Tour sarà ancora più forte? Tutti quanti, a maggior ragione noi che il Giro andremo a raccontarlo, ci auguriamo di averlo qui.

Mauro Vegni e Paolo Bellino: il primo è andato in pensione, chi sarà il nuovo direttore del Giro d’Italia?
Mauro Vegni e Paolo Bellino: il primo è andato in pensione, chi sarà il nuovo direttore del Giro d’Italia?

Il ruolo di Vegni

E qui veniamo al nodo da sciogliere. Pare che dopo la partenza della corsa francese da Firenze nel 2024, cui partecipò da osservatore molto interessato, Mauro Vegni abbia capito la differenza di proporzioni fra la sua corsa e quella di ASO. In quella circostanza, RCS Sport fece la parte del leone, avendo vinto il bando indetto da Regione Emilia Romagna, nel gestire la logistica del Tour in Italia. Parlando successivamente con i francesi, emersero grandi complimenti per Luca Papini che fece da raccordo tra le strutture italiane e quelle francesi, occupandosi con Marco Della Vedova anche di verificare i percorsi di gara.

E mentre il Tour prosegue il suo cammino così ben organizzato anche dagli altri (difficilmente il Giro d’Italia troverebbe simili appoggi in Bulgaria!), il Giro ha ripensato la sua struttura. Vegni è andato in pensione, portando con sé l’immensa esperienza. Papini è diventato segretario generale della Lega del Ciclismo Professionistico. Voci dall’interno di RCS Sport confermano che il posto di Vegni nel ruolo di direttore del Giro d’Italia non sarà riassegnato e che starebbe nascendo una struttura attorno a Paolo Bellino, CEO di RCS Sports & Events.

Tao Geoghegan Hart, Milano, podio, Giro d'Italia 2020
Giro 2020, podio finale a Milano: Tao Geoghegan Hart in rosa. Si corse a ottobre e non fu affatto un Giro meno bello e tantomeno blasfemo
Tao Geoghegan Hart, Milano, podio, Giro d'Italia 2020
Giro 2020, podio finale a Milano: Tao Geoghegan Hart in rosa. Si corse a ottobre e non fu affatto un Giro meno bello e tantomeno blasfemo

La nicchia del Giro

Può bastare per tenere testa al Tour e rendere il Giro d’Italia appetibile per gli sponsor e i campioni? Lo vedremo alla prova dei fatti. Saremmo tutti ben contenti di raccontare la vittoria di un italiano di belle speranze e per quello potremmo anche dimenticare di non aver visto sul palco le star internazionali più celebri. Sarebbe un bel modo per dire che ci siamo anche noi, accettando il comfort del provincialismo e trincerandoci dietro il fatto che non dipenda da noi, ma da chi non ci capisce.

E’ l’orgoglio antico e profondo della mia cara Ascoli, città di pietra dalla grande storia e dagli scorci commoventi, che non ha l’autostrada, l’alta velocità e neppure l’aeroporto. Non la cambierei per nulla al mondo, sogno ogni giorno di tornarci, intanto però i ragazzi se ne vanno per trovare aperture più moderne e altre possibilità. E’ come la difesa strenua dei sampietrini di Roma, che spaccano gomme e ammortizzatori che siamo tutti felici di ripagare nel nome della tradizione.

Il Giro è così, refrattario al cambiamento, convinto che scegliere un’altra data significhi voltare le spalle al suo secolo di storia. E nel difendersi, si accomoda nella nicchia, senza capire che probabilmente la minore disponibilità di soldi e sponsor rispetto ai cugini francesi non sia figlia di un complotto, ma delle proprie scelte strategiche.