DT Swiss

DT Swiss è alla ricerca di un Sales Representative per il Sud Italia

03.03.2026
3 min
Salva

Il mercato della bicicletta continua a evolversi. Cresce la domanda di prodotti premium. Aumenta la necessità di figure commerciali specializzate. In questo contesto, DT Swiss, azienda internazionale tra i riferimenti globali per quanto riguarda la produzione di ruote e componenti ad alte prestazioni, ha annunciato l’apertura di una posizione strategica: Sales Representative Italy con contratto a tempo indeterminato.

La ricerca è rivolta a professionisti con base in Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna o Malta. Un’area chiave per lo sviluppo commerciale del brand nel mercato italiano.

DT Swiss opera nel cuore dell’industria ciclistica globale. Innovazione tecnologica. Precisione ingegneristica. Qualità costruttiva. Sono questi i pilastri che hanno reso il marchio un punto di riferimento nel mondo road, gravel e Mtb. L’azienda promuove una cultura interna fondata su collaborazione, rispetto e responsabilità condivisa. Il lavoro si sviluppa in un ambiente dinamico. Informale ma orientato ai risultati. La crescita professionale è parte integrante del percorso aziendale.

Chi entra nel team DT Swiss condivide entusiasmo, passione per il ciclismo e orientamento alla performance…

DT Swiss
DT Swiss è alla ricerca di un Sale Representative per il Sud Italia
DT Swiss
DT Swiss è alla ricerca di un Sale Representative per il Sud Italia

Gestione completa del ciclo vendite

Il Sales Representative sarà responsabile dell’intero ciclo commerciale legato al modello ASM (Area Sales Management) per la propria area di competenza.

Queste le principali responsabilità:

  • Gestione completa del ciclo di vendita verso la rete di rivenditori di biciclette.
  • Sviluppo e consolidamento delle relazioni con distributori e partner commerciali.
  • Analisi approfondita del territorio e identificazione delle opportunità di crescita.
  • Supporto ai dealer nell’ottimizzazione dei processi di vendita e pianificazione.
  • Coordinamento con il team interno per forecasting e gestione delle richieste di mercato.
  • Monitoraggio delle dinamiche competitive e dei nuovi ingressi nel settore cycling.
  • Raccolta di feedback su funzionalità ASM e nuove strategie distributive.

Il ruolo richiede visione strategica. Ma anche presenza sul campo. E’ prevista un’elevata flessibilità e disponibilità agli spostamenti nell’area assegnata.

DT Swiss
DT Swiss è una realtà che lavora a contatto con atleti e squadre professionistiche
DT Swiss
DT Swiss è una realtà che lavora a contatto con atleti e squadre professionistiche

Il profilo ideale

La posizione è rivolta a candidati con laurea o diploma in economia aziendale o ingegneria gestionale, esperienza consolidata nelle vendite (preferibilmente nel settore ciclismo o in ambiti sportivi premium e tecnici), ottime capacità comunicative, forte spirito di squadra, conoscenza fluente di italiano e inglese (il francese rappresenta un plus). E poi ancora, buona padronanza di MS Office e strumenti digitali, residenza nell’area geografica indicata e passione autentica per il mondo della bicicletta.

Inoltre, la conoscenza del mercato bike italiano, delle dinamiche della distribuzione e del retail specializzato costituisce un vantaggio competitivo.

Entrare in DT Swiss significa lavorare in un contesto sportivo e internazionale. Il candidato selezionato troverà un team affiatato e motivato, attività stimolanti nel settore delle ruote e componenti per biciclette, infrastrutture moderne, condizioni contrattuali attrattive e concrete possibilità di crescita personale e professionale.

DT Swiss
DT Swiss richiede una conoscenza del prodotto e del mercato ciclistico italiano
DT Swiss
DT Swiss richiede una conoscenza del prodotto e del mercato ciclistico italiano

Come candidarsi

L’azienda invita a candidarsi anche chi non possiede ancora tutti i requisiti indicati, ma si riconosce nei valori del marchio e nella cultura aziendale. La selezione si basa esclusivamente su competenze professionali e qualità personali. Non sono richieste fotografie né informazioni sensibili nel curriculum.

Per candidarsi o richiedere informazioni è possibile contattare l’ufficio HR DT Swiss all’indirizzo personal@dtswiss.com oppure telefonare al numero +41 32 344 62 76.

DT Swiss

Italia, Joma, campionato europeo pista Konya 2026

Al tempo libero della nazionale di ciclismo ci pensa Joma Sport

19.02.2026
3 min
Salva

Essere eleganti in bicicletta, ma essere eleganti e anche comodi una volta scesi di sella. Chissà se questo pensiero ha avuto un piccolo ruolo nella scelta da parte della Federazione Ciclistica Italiana di definire un accordo di sponsorizzazione con Joma Sport, marchio spagnolo leader nel settore dell’abbigliamento e delle calzature sportive. L’annuncio ufficiale è arrivato poco più di una settimana fa, ma agli osservatori più attenti non sarà certo sfuggito il fatto che ai recenti campionati europei su pista a Konya in Turchia, staff e atleti della nostra nazionale indossassero fuori gara abbigliamento Joma Sport.

Da questa stagione sarà il brand spagnolo a vestire le nazionali di ciclismo azzurro fornendo ai nostri atleti, ma anche ai componenti dello staff azzurro, l’abbigliamento e le calzature di rappresentanza e tempo libero. 

Parola al Presidente

Nelle intenzioni della nostra Federazione, Joma Sport dovrà contribuire con qualità, innovazione e stile alla crescita del ciclismo italiano. Cordiano Dagnoni, Presidente della Federazione Ciclistica Italiana, si è espresso con queste parole in merito all’accordo di sponsorizzazione con l’azienda iberica.

«L’accordo con Joma – ha dichiarato Dagnoni – rappresenta una scelta di valore per la Federazione Ciclistica Italiana. Parliamo di un marchio con una solida esperienza internazionale, attento alla qualità dei materiali e all’innovazione, capace di interpretare con coerenza il ruolo e l’immagine delle squadre che veste. Joma accompagnerà atleti e staff in un percorso che unisce funzionalità, stile e identità nazionale, contribuendo a scolpire l’immagine della squadra azzurra».

Alle parole del Presidente della Federazione Ciclistica Italiana hanno fatto seguito quelle di Alessandro Annibale, direttore commerciale Joma Sport Italia.

«Siamo entusiasti di legarci alla FCI – ha dichiarato Annibale – e di affacciarci al mondo del ciclismo. Si tratta di uno dei tanti settori che stiamo sviluppando, sia per il prodotto tecnico che per il tempo libero. Il nostro obiettivo è quello di essere di supporto non solo agli atleti d’élite ma fornendo anche un servizio di qualità alle società affiliate e ai tesserati».

Ivan Quaranta, Italia, Joma, campionato europeo pista Konya 2026
Il nuovo partner tecnico della nazionale ha già condiviso con il gruppo pista i primi successi
Ivan Quaranta, Italia, Joma, campionato europeo pista Konya 2026
Il nuovo partner tecnico della nazionale ha già condiviso con il gruppo pista i primi successi

Brand planetario

Joma Sport è il marchio di materiale sportivo di riferimento in Spagna, nonché nella top ten a livello mondiale. Oggi il brand spagnolo è presente sul mercato in più di 140 Paesi e vanta ben otto filiali. La sponsorizzazione di squadre e atleti professionistici è la base della strategia di marketing di Joma Sport. In Italia è sponsor tecnico di alcune delle più importanti realtà sportive nazionali: fra i team, le federazioni, gli atleti e gli eventi che vestono Joma possiamo trovare la Federazione Italiana Tennis e Padel.

Da oggi anche la Federazione Ciclistica Italiana. Fra i team possiamo citare i campioni del volley femminile Imoco Volley e del volley maschile Lube Volley. Nel calcio l’Hellas Verona e il Torino Calcio. Non mancano anche gli eventi sportivi come l’Acea Run Rome the Marathon, la Firenze Marathon e la Venice Marathon.

Joma è inoltre sponsor tecnico di ben 12 Comitati Olimpici Nazionali, che hanno vestito il marchio ai Giochi Olimpici di Parigi 2024. In questa occasione Joma ha raggiunto uno storico risultato: grazie alle partnership con i Comitati Olimpici Nazionali, le Federazioni Nazionali e gli atleti sponsorizzati, il brand spagnolo ha vestito a Parigi più del 15% degli atleti.

Federciclismo

Joma

L’Italia in Rwanda e gli sforzi della Federazione, Dagnoni racconta

20.09.2025
4 min
Salva

SOLBIATE OLONA – Il primo gruppo di atleti è atterrato in Rwanda da un paio di giorni, il 18 settembre, ed ha preso confidenza con la città e i percorsi del mondiale di Kigali. I corridori stanno provando i percorsi e testando l’asfalto che li accompagnerà per i prossimi dieci giorni. Domani, domenica 21 settembre, gli uomini e le donne della categoria elite apriranno le danze con le cronometro individuali. 

Matteo Sobrero e Mattia Cattaneo sfideranno Remco Evenepoel, Jay Vine, Paul Seixas, Isaac del Toro e tutti gli altri. Proprio il messicano ha condiviso una storia sui social mentre, sulla sua bici da crono, era alle prese con il traffico di Kigali, intento a fare una delle ultime sgambate prima della prova di domenica. 

Tra le donne le nostre azzurre, Monica Trinca Colonel e Soraya Paladin, sfideranno Demi Vollering, Kasia Niewiadoma (coinvolta in un incidente che le ha danneggiato la bici) e un’agguerrita Marlen Reusser. 

Uno sforzo per gli atleti

Ai margini della conferenza stampa di presentazione che ha svelato i nomi degli atleti azzurri impegnati a Kigali abbiamo scambiato qualche parola con il presidente della Federciclismo Cordiano Dagnoni. La Federazione ha dovuto fare i conti con costi elevati, tanto che fino all’inizio di settembre non si era ancora deciso con quanti atleti saremmo andati a correre. Alla fine la decisione presa è stata quella di andare a pieno regime con le nazionali elite, mentre le altre categorie hanno visto un ridimensionamento. Va detto che la nostra sarà una delle nazionali più rappresentate, con 27 atleti al via. 

«L’organizzazione di questo mondiale – ci racconta Dagnoni qualche minuto prima della conferenza stampa – è partita due anni fa, quando Mario Scirea ed io siamo andati alle ultime tappe del Tour of Rwanda. Lì abbiamo compreso come organizzare la logistica in modo da mettere i nostri atleti nelle migliori condizioni. Successivamente ci siamo mossi anche con delle persone locali che ci hanno dato una mano (lo ha confermato anche Roberto Amadio, team manager della nazionale, ndr).

«Una volta capiti i costi di viaggio – prosegue il presidente della Federciclismo – ci siamo mossi per ottimizzare il trasporto e gli alloggi. Rispetto a Zurigo, dove ci eravamo spostati con 85 persone tra corridori e staff quest’anno a Kigali saremo 45. Sarà presente molto meno personale, stressando al massimo chi sarà presente».

Nuovi sponsor

La conferenza stampa di presentazione degli atleti è stato anche il momento per svelare due novità importanti, che hanno dato un contributo importante per la spedizione a Kigali. 

«Lo sforzo della Federazione – dice ancora Dagnoni – è stato reso possibile grazie all’intervento di due sponsor che ci hanno sostenuto: MP Filtri e Caffè Bocca della Verità. Il primo era già presente sul nostro pullman e a partire da questo evento ha voluto essere presente anche sulla maglia. Due sostegni importanti arrivati all’ultimo, quando si sono accorti che una trasferta del genere era un peccato non poterla onorare con una presenza corposa. Il secondo motivo che ci ha spinti a rivedere le decisioni iniziali (che prevedevano una partecipazione a ranghi ridotti su tutti i fronti, ndr) è la consapevolezza di avere un livello alto. I nostri atleti hanno dimostrato di poter essere competitivi, Ciccone e Pellizzari in primis.

«Per la categoria donne elite – precisa – eravamo già abbastanza determinati nel voler partecipare al massimo del nostro potenziale. Sappiamo che Elisa Longo Borghini rappresenta per noi una garanzia, lo ha dimostrato anche negli anni passati. Andiamo in Rwanda fiduciosi di aver fatto il massimo in ogni categoria, i risultati dei nostri team giovanili lo dimostrano. Abbiamo voluto fare questo sforzo per garantire ai nostri atleti il massimo supporto».

Si va in Rwanda: logistica, hotel, mezzi e costi. Parla Amadio

17.09.2025
5 min
Salva

Il primo mondiale africano della storia del ciclismo, un evento che da diverso tempo tiene banco e che ha fatto parlare molto. Sono state tante le incognite legate al mondiale in Rwanda, che inizierà ufficialmente il 21 settembre, ma che occupa la mente delle varie federazioni da mesi. L’Italia ci andrà con le formazioni elite, quindi donne e uomini, al gran completo. Una scelta arrivata nell’ultimo periodo figlia di alcune scelte federali volte a garantire agli atleti la miglior esperienza possibile. 

Staff contato

Si è parlato tanto di costi, sicuramente quello verso Kiigali è un viaggio lungo che mette i vari manager federali davanti a scelte logistiche importanti. L’Italia partirà questa sera con un primo gruppo tra personale e corridori, altri sono già in Africa e hanno sistemato gli ultimi dettagli (tra loro c’è Italo Mambro della FCI, in Rwanda già da ieri con i suoi colleghi per organizzare la logistica, che ci ha fornito le foto di Kigali). Chi si è occupato dei trasporti e della logistica di questo mondiale in Rwanda è Roberto Amadio, team manager della Federciclismo.

«E’ tutto pronto e prima o poi partono tutti – ci racconta Amadio – purtroppo io non sarò parte della spedizione iridata. Sarà un peccato saltare il primo mondiale africano, ma per una questione di costi è stato scelto di gestire alcune cose da casa. Alla fine conta che ci siano i corridori, quindi oltre a me resterà in Europa anche tutto il gruppo della comunicazione».

La prima parte della spedizione iridata, in partenza oggi, comprende anche i mezzi per le cronometro
La prima parte della spedizione iridata, in partenza oggi, comprende anche i mezzi per le cronometro
Una trasferta a ranghi ridotti…

Rispetto al mondiale in Svizzera ci saranno una quarantina di persone in meno e i costi saranno gli stessi. Zurigo aveva prezzi elevati essendo una delle città più care al mondo, mentre per il Rwanda hanno pesato molto gli extra e i voli.

Cosa ha influito maggiormente sulla logistica?

Le bici ovviamente, avremo una novantina di biciclette da far arrivare. In più ci sono altri materiali di ricambio come le ruote e tutta la parte dei prodotti come gel e barrette. Abbiamo suddiviso le partenze in quattro blocchi: oggi in 34 persone tra staff e atleti delle cronometro. Domani (il 18 settembre, ndr) partono altre 18 persone. Il resto del gruppo con gli atleti per le prove su strada arriverà la settimana successiva.

I costi del viaggio sono elevati, tanto hanno influito le spese extra per spedire materiali e prodotti tecnici
I costi del viaggio sono elevati, tanto hanno influito le spese extra per spedire materiali e prodotti tecnici
Andando in aereo non si può spedire tutto.

Abbiamo trovato il giusto equilibrio tra cosa era necessario trasportare e cosa si poteva anche prendere in loco. Ad esempio i lettini per i massaggi li compreremo a Kigali. Ovviamente le bici devono essere spedite e questo è stato un bel grattacapo perché ci siamo dovuti accordare con la compagnia aerea e dividere tutto il materiale su due voli. Per i soli costi extra bagaglio siamo arrivati a spendere 50.000 euro

Borgo ci parlava di uno scalo ad Addis Abeba. 

Sì, perché voliamo con Ethiopian Airlines. Lo scalo era obbligatorio ed era meglio averlo in Africa piuttosto che in Europa. Ci sono dei voli diretti verso Kigali che partono da Bruxelles e Amsterdam, ma la logistica sarebbe stata molto più complicata. 

Gli azzurri dovranno fare a meno di certi comfort, ad esempio il classico pullman non ci sarà
Gli azzurri dovranno fare a meno di certi comfort, ad esempio il classico pullman non ci sarà
Per l’hotel?

C’era stata data una lista di disponibilità, la cosa evidente è che hanno alzato i prezzi. Noi abbiamo scelto autonomamente affidandoci alla nostra referente lì, una ragazza rwandese che ci ha dato una mano. Abbiamo trovato una via di mezzo tra comodità, logistica e servizi, siamo vicini alle partenze delle prove a cronometro e su strada. Ci siamo dovuti arrangiare per quanto riguarda il cibo.

Come mai?

Perché in Rwanda ci sono molte restrizioni doganali sulla merce che può entrare o meno nel Paese. Il nostro cuoco, che è già a Kigali da un paio di giorni, ha già parlato con l’hotel per avere tutto a disposizione, ma ci siamo arrangiati con quello che si può reperire.

L’UCI fornirà alle federazioni le ammiraglie ufficiali
L’UCI fornirà alle federazioni le ammiraglie ufficiali
Ultima cosa, i mezzi?

Le ammiraglie ufficiali con tanto di portabici le fornisce l’UCI. Noi come federazione abbiamo noleggiato una decina di mezzi per gestire al meglio gli spostamenti. Niente pullman, ovviamente. Ci siamo informati per provare a noleggiare un camper visto che il clima in questi giorni era freddo, ma non ce ne sono. I ragazzi si cambieranno nelle auto o nei furgoni, come quando erano under 23 o juniores. Un po’ di spirito di adattamento non fa mai male.

Finn e il primo Avenir: «Ho dimostrato di poter stare con i migliori»

31.08.2025
5 min
Salva

Tre secondi hanno diviso Lorenzo Mark Finn dal podio finale del Tour de l’Avenir, vinto da Paul Seixas davanti a Jarno Widar e Jorgen Nordhagen. E’ facile pensare di avere davanti i campioni che potranno regalarci le sfide del futuro, al momento ce li godiamo consapevoli che siano in punti diversi della loro crescita e maturazione. Finn aveva tenuto l’Italia sul podio fino alla mattina dell’ultimo giorno di questo Tour de l’Avenir. Infatti nella semitappa corsa venerdì mattina gli uomini di classifica non sono riusciti a fare la differenza (in apertura foto Tour de l’Avenir). 

Podio Tour de l’Avenir 2025, Paul Seixas, Jarno Widar, Jorgen Nordhagen (foto Tour de l’Avenir)
Podio Tour de l’Avenir 2025: Paul Seixas, Jarno Widar, Jorgen Nordhagen (foto Tour de l’Avenir)

50 metri

E’ servita una prestazione monstre del talentino francese Paul Seixas nel pomeriggio per creare un gap importante. L’unico a percorrere i 10,6 chilometri che da Montvalezan portavano a La Rosiere con una velocità media superiore ai 25 chilometri orari. La voce del nostro Lorenzo Finn non fa trasparire delusione, è solida come le sue gambe. 

«La giornata finale di venerdì – racconta al telefono – con le due semitappe, è stata tosta. Al mattino la frazione era corta (solamente 41,6 chilometri, ndr) ma l’abbiamo fatta a fuoco. La cronoscalata del pomeriggio, invece, era parecchio lunga. Vero che il podio è sfumato per pochissimo, però sono contento della mia settimana. Alla fine ho concluso a soli tre secondi da Nordhagen e sette secondi da Jarno Widar. Vuol dire che il livello è buono, posso essere lì».

Già dal prologo iniziale avevi mostrato di stare molto bene…

Era, probabilmente, la mia migliore chance per vincere una tappa perché sapevo che su una prova così corta, e in salita, avrei potuto fare bene. Peccato essere arrivato dietro Seixas per così poco (il distacco è risultato di 7 centesimi, ndr). Nei giorni di ritiro in altura mi sentivo bene, ho sofferto un po’ il ritmo gara delle prime due o tre tappe ma poi sono stato sempre meglio. 

Sei arrivato pronto per la tappa regina, la quinta, dove però non sono emersi distacchi importanti…

Siamo rimasti tutti insieme noi favoriti: Seixas, Widar, Nordhagen e Ramirez. Non mi sarei mai aspettato che saremmo rimasti così attaccati. Nessuno è riuscito a fare la differenza nelle tappe in linea e questo fa capire che il livello era veramente alto. La quinta tappa prevedeva tre salite e 4.000 metri di dislivello, era veramente dura. 

Lorenzo Fin aveva fatto vedere un’ottima condizione già nel prologo iniziale nel quale era arrivato secondo (foto Tour de l’Avenir)
Lorenzo Fin aveva fatto vedere un’ottima condizione già nel prologo iniziale nel quale era arrivato secondo (foto Tour de l’Avenir)
Si sta creando un po’ il gruppo dei corridori del futuro per le corse a tappe?

Questo vedremo, non lo possiamo ancora dira. Seixas ha già fatto vedere che può arrivare nei primi dieci al Delfinato, se lui non ci riesce a staccare facilmente vuol dire che potremmo aggregarci tra qualche anno. Però non si può dire così, senza una controprova. 

Hai ritrovato Seixas dopo un anno nel WorldTour…

Vero, non correvamo uno contro l’altro dal mondiale di Zurigo. Il suo stile di correre non è cambiato molto, va sempre forte in salita, ma più o meno come lo scorso anno. Siamo migliorati entrambi rimanendo vicini nelle prestazioni. E’ riuscito a fare la differenza nella cronoscalata finale, e gli vanno fatti i complimenti. Io ho seguito i valori che la squadra mi aveva prefissato e di questo sono molto contento. Magari un po’ stanco dalla tappa del mattino ma non ho sottoperformato. 

I migliori si sono dati battaglia in salita ma nessuno è riuscito a fare la differenza nelle tappe in linea (foto Tour de l’Avenir)
I migliori si sono dati battaglia in salita ma nessuno è riuscito a fare la differenza nelle tappe in linea (foto Tour de l’Avenir)
Degli altri contendenti alla vittoria finale cosa hai visto?

Widar lo avevo già incontrato al Giro Next Gen e in altre gare, so che ha una “sparata” negli ultimi 500 metri che gli permette di fare la differenza. Ha vinto due tappe in questo modo, quindi ha rispettato le sue caratteristiche. Probabilmente mancava un arrivo in salita più selettivo o una frazione finale impegnativa e non due semitappe. 

Questo era il tuo secondo giro a tappe di una settimana, hai visto qualche miglioramento?

Nelle ultime tappe mi sono sentito molto meglio rispetto al Giro Next Gen, dove nelle frazioni conclusive ho accusato un po’ di fatica. Per questo dico che sono contento della mia prova qui all’Avenir. Alla fine è il mio primo anno da under 23 e queste due corse a tappe saranno un obiettivo anche nel 2026. 

Finn ha fatto molti progressi in questo primo anno da under 23 per quanto riguarda le corse a tappe (foto Tour de l’Avenir)
Finn ha fatto molti progressi in questo primo anno da under 23 per quanto riguarda le corse a tappe (foto Tour de l’Avenir)
Ora si conclude la stagione con mondiali ed europei?

Prima correrò al Memorial Pantani e al Matteotti, poi volerò in Rwanda. Però sì, mondiali ed europei saranno gli obiettivi di fine anno. Visto che Seixas, Nordhagen e Torres non ci saranno (l’UCI ha vietato ai corridori under 23 che già corrono tra i professionisti di partecipare a mondiali ed europei di categoria, ndr) direi che il grande rivale sarà Widar.

Amadio: «Non mancano gli atleti, serve attrarre investimenti»

29.08.2025
6 min
Salva

Roberto Amadio in questi giorni si sta alternando tra il lavoro per la Federazione, i risultati ottenuti e le gare che si stanno correndo. In pista la campagna di Apeldoorn e Anadia ha regalato tanti successi, mentre alla Vuelta i nostri atleti si stanno facendo vedere con insistenza. Poi c’è il Tour de l’Avenir, che da ieri è entrato nelle due giornate più dure con le tappe di montagna (in apertura foto Instagram/Tour de l’Avenir). 

«I nomi ci sono – ci anticipa il team manager della Federazione – basta guardare i risultati ottenuti alla Vuelta e prima. La pista si è confermato uno dei fiori all’occhiello del nostro movimento, e anche tra gli under 23 e gli juniores siamo messi bene. Sento parlare di crisi del ciclismo giovanile italiano, dipende da quale punto di vista si guarda il tutto».

I recenti mondiali juniores di Apeldoorn hanno dimostrato che il settore pista è sempre più forte (foto FCI)
I recenti mondiali juniores di Apeldoorn hanno dimostrato che il settore pista è sempre più forte (foto FCI)

Devo team

La riflessione di Amadio anticipa le nostre domande, così ci troviamo subito la strada aperta per instaurare un discorso partito nei giorni del Giro Next Gen e che fa seguito all’editoriale uscito lunedì 25 agosto. Lo spunto per iniziare a parlare di tutto questo arrivò con le parole di Roberto Bressan nel pomeriggio in cui Jakob Omrzel, sloveno del team Bahrain Victorious Development (ex CFT Friuli), ha vinto il Giro Next Gen. «Per noi del CTF – ci disse – diventare devo team era ormai un passo necessario per non scomparire».

«E’ una rivoluzione – commenta Amadio – nata dall’UCI, organo che sta al di sopra delle varie Federazioni nazionali. L’avvento dei team WorldTour e dei devo team è stato un passaggio fondamentale nell’evoluzione del ciclismo. Il fatto che le squadre di vertice possano avere la loro formazione continental (di fatto questo è un devo team, ndr) e che si possano scambiare i corridori ha reso difficile la vita ai nostri team continental che non hanno questa possibilità di sbocco».

La vittoria di Ciccone a San Sebastian, un successo in una corsa di primo livello che mancava da tempo
La vittoria di Ciccone a San Sebastian, un successo in una corsa di primo livello che mancava da tempo
Un ragazzo è attratto dall’idea di correre nei devo team

E’ normale sia così, per ambizioni e per occasioni. Ma questo è un discorso che ha investito tutte le Federazioni. L’Italia è stata maggiormente colpita da tale processo perché ha un sistema basato su formazioni nazionali e regionali. In qualche modo anche Francia e Spagna avevano un sistema simile al nostro.

Con l’eccezione di avere team WorldTour?

Questo fa un’enorme differenza. La Francia ha cinque squadre al massimo livello tra i professionisti, e ognuna di loro ha un devo team. Praticamente hanno più posti che corridori. Quello che è mancato a noi è avere una formazione WorldTour capace di costruire un sistema di sviluppo appetibile. I nostri ragazzi vanno all’estero, non li perdiamo ma sicuramente diventa difficile seguirli. La Federazione però ha fatto tanto. 

In che modo?

A livello juniores e under 23 proponiamo un calendario internazionale importante nel quale corriamo gran parte delle prove di Nations Cup. Oltre a fare attività è anche un modo per permettere ai nostri atleti di correre gare di primo livello. Non è facile riuscire a coordinare il lavoro insieme agli altri team.

Anche perché ci si trova a parlare con squadre di altri Paesi che non hanno a cuore l’interesse della nostra Federazione.

Certamente con loro (i devo team, ndr) il dialogo diventa difficile. Ci troviamo a parlare con tante teste diverse e organizzare gli impegni in modo da avere i corridori è sempre più complicato, in particolare con gli under 23. Per quanto riguarda gli juniores il dialogo è più facile.

La Federazione ha lavorato duramente per permettere agli atleti di tutte le squadre (continental e club) di fare esperienza internazionale (foto Tomasz Smietana)
La Federazione ha lavorato duramente per permettere agli atleti di tutte le squadre (continental e club) di fare esperienza internazionale (foto Tomasz Smietana)
Il rischio è che il prossimo salto porti all’indebolimento delle Federazioni, si dice che dal 2026 il Tour de l’Avenir diventerà una gara per team. 

Noi ci auguriamo di no, questo potrebbe portare a un minor numero di atleti italiani al via. Magari rimarrà lo stesso ma non avranno modo di correre da protagonisti. Servirebbe rafforzare le nostre squadre, ad esempio la scelta di Bevilacqua (MBH Bank-Ballan-CSB, ndr) di diventare professional è lodevole. Non essendo un devo team e non riuscendo ad attrarre corridori di primo livello hanno deciso di fare un salto importante. 

MBH Bank, Biesse-Carrera, CTF, sono squadre che hanno fatto un salto grazie a investimenti stranieri. Da fuori vedono le nostre qualità e investono, da dentro questa cosa non arriva.

Manca la volontà di investire, deve muoversi qualcosa anche a livello politico. Anzi, soprattutto a livello politico. E’ un problema che attanaglia tutto il sistema sport in Italia, serve una politica di defiscalizzazione. Senza questa, e con la crisi economica che viviamo, è difficile pensare a un progetto a lungo termine. 

Stiamo vivendo la stessa cosa di qualche decennio fa: gli sponsor scappano. 

Negli anni 2000 avevamo undici formazioni di alto livello e bastavano budget da 5 o 6 milioni di euro. Quando la spesa si è alzata sono spariti gli investimenti. La stessa cosa la vivono ora le formazioni continental. Qualche anno fa serviva 1 milione di euro per fare una squadra, ora il prezzo è raddoppiato. 

Serve chi riesca a mettere tutti sotto lo stesso tetto?

Serve che le varie Federazioni e il CONI trovino un modo per aumentare gli investimenti e le sponsorizzazioni. Inoltre la nuova legge sulle ASD ha sì regolarizzato tutto ma ha peggiorato la qualità della vita alle piccole realtà che vivevano di volontariato. Il tema centrale è questo, attrarre risorse.

Zamperini torna a vincere e sta imparando a correre da grande

20.06.2025
5 min
Salva

Edoardo Zamperini è emigrato, ciclisticamente parlando, in Francia per correre con il devo team dell’Arkea B&B Hotels. Dopo una prima parte di stagione corsa principalmente insieme alla formazione WorldTour è tornato a correre tra gli under 23. La prima vera gara nella categoria di cui è campione italiano è stata la Gent-Wevelgem, nella quale ha trionfato Alessandro Borgo. Lo scalatore veneto, nato ad Azzago, rientrava alle corse dopo una pausa di quasi un mese. 

Qualche giorno dopo Edoardo Zamperini è volato in Polonia con la nazionale di Marino Amadori per correre l’Orlen Nations Grand Prix, prova di Nations Cup che gli ha regalato una vittoria che mancava da quasi un anno. L’ultima volta che aveva alzato le braccia al cielo era stato al campionato italiano scorso a Trissino, nel suo Veneto.

Zamperini ha alzato il livello del suo calendario quest’anno correndo molte più corse a tappe rispetto al passato (foto Instagram)
Zamperini ha alzato il livello del suo calendario quest’anno correndo molte più corse a tappe rispetto al passato (foto Instagram)

Un libro aperto

Dopo aver corso per tre anni in due formazioni continental italiane, prima alla Zalf nel 2022 e nel 2023 e poi alla Trevigiani nel 2024, Zamperini è uscito dall’Italia. Cambiare non è semplice, ma lui si è rimboccato le maniche e ha lavorato sodo facendo dei passi in avanti. C’è ancora da fare, ne è consapevole, ma si tratta di trovare l’equilibrio giusto.

«Questa prima parte di stagione – racconta Edoardo Zamperini – non è andata male. Sono riuscito a vincere ed è una cosa che mi rende felice. Il livello delle corse si è alzato parecchio e devo prendere bene la mira. C’è parecchia differenza rispetto agli anni in cui correvo con squadre italiane, la principale è che si va più forte. La seconda cosa che è cambiata è il calendario. Il team prende parte solamente a gare professionistiche o internazionali per quanto riguarda quelle under 23. Questo vuol dire che non si può pensare di arrivare ad un appuntamento all’80 per cento. Ci si deve far trovare pronti».

Inoltre Zamperini ha corso spesso con il team WorldTour, qui in fuga al Gran Premio Miguel Indurain
Inoltre Zamperini ha corso spesso con il team WorldTour, qui in fuga al Gran Premio Miguel Indurain
Un aspetto nuovo?

Per me sì. Gli anni scorsi correvo tutte le settimane mentre ora lavoro con blocchi di allenamento programmati per arrivare pronto in determinate gare. Inoltre dopo diversi anni ho cambiato preparatore, è un passaggio delicato. Ci si deve conoscere e capire quali parti prendere e quali no del lavoro. 

Ad esempio?

Durante l’inverno ho fatto tanto volume, quindi lavori in Z2. Mi sono accorto che in gara, quando il ritmo è alto per tutta la giornata, riesco a fare bene. Al contrario se si va più piano per poi alzare l’andatura su strappi o salite corte vado in difficoltà. Ne ho parlato con il preparatore, andremo ad aumentare gli allenamenti dalla Z3 in su. Serve riuscire ad aprire il gas quando la corsa lo richiede. 

Tutta la grinta del corridore veneto, che alla prova di Nations Cup in Polonia è tornato a vincere dopo un anno (foto Tomasz Smietana)
Tutta la grinta del corridore veneto, che alla prova di Nations Cup in Polonia è tornato a vincere dopo un anno (foto Tomasz Smietana)
Sei comunque riuscito a vincere dopo tanto tempo, come ti sei sentito?

Molto felice. Per me ma anche perché sento di aver ripagato la fiducia che Marino Amadori (il cittì della nazionale under 23, ndr) mi ha dato. Al termine dei primi mesi di corse, dopo il Laigueglia, gli avevo detto che mi sarei fatto trovare pronto per l’Orlen Nations Grand Prix. Per ovvi motivi mi aveva messo tra le riserve, alla fine Chesini non è andato per motivi di salute e Amadori mi ha portato. 

Avete parlato tu e Amadori prima della gara?

Con lui sono sempre stato onesto e gli ho sempre detto quali fossero le mie sensazioni. Lo scorso anno ero nella lista per il Tour de l’Avenir ma prima di fare le convocazioni gli ho detto che non ero nella condizione giusta per fare bene. Questa volta sono contento di aver mantenuto una promessa in positivo. 

Per Zamperini nella seconda metà dell’anno c’è la voglia e l’ambizione di andare al Tour de l’Avenir (foto Tomasz Smietana)
Per Zamperini nella seconda metà dell’anno c’è la voglia e l’ambizione di andare al Tour de l’Avenir (foto Tomasz Smietana)
Non vincevi dal campionato italiano dello scorso anno, che sensazioni avevi durante la corsa?

Ero fiducioso. Vero che il successo mancava da tanto tempo però sono sempre stato abituato a non essere un grande vincente. Lo so, mi conosco e questa cosa non mi pesa. Nel momento in cui approccio il finale di gara non ho pressioni, uso la testa e studio gli avversari. 

Una decina di giorni dopo sei andato all’Alpes Isère Tour, ma non è andata come ti saresti aspettato…

No, tra l’Orlen e l’Alpes Isère non ho recuperato bene. Anche questo è un punto da capire insieme al team. Alla fine di gare a tappe, di quattro o cinque giorni, esco stanco nei giorni successivi accuso un po’. Si deve trovare il giusto equilibrio anche nel recupero. Torno a dire che rispetto agli anni passati questa è la prima volta in cui corro diverse gare a tappe, può darsi che il mio fisico si debba ancora abituare. 

Ora si sta correndo il Giro Next Gen, da campione italiano ti dispiace non esserci?

Dispiace ma la squadra non ha mai fatto richiesta di partecipare. Lo sapevo e non è un problema, le corse non mancano. Uno dei prossimi grandi obiettivi è il Giro della Valle d’Aosta e poi il Tour d’Alsace. La speranza è di fare bene per cercare di guadagnare un posto per l’Avenir.

Il servizio Collect & Ride di Canyon arriva in Italia

11.06.2025
3 min
Salva

Nei giorni in cui il Giro d’Italia si apprestava a entrare nella sua terza e ultima settimana, Canyon ufficializzava l’arrivo anche nel nostro Paese di un servizio pensato per quanti desiderano vivere un’esperienza d’acquisto online semplice e iniziare a pedalare subito dopo il ritiro della propria bicicletta. Il nuovo servizio si chiama Collect & Ride e vuole in qualche modo far svanire ogni possibile timore di fronte ad un acquisto online.

Più vicini al cliente

In un certo senso il servizio Collect & Ride vuole colmare la “distanza” che esiste tra l’acquisto online e i punti vendita fisici, offrendo un montaggio professionale e la comodità del ritiro presso negozi e officine partner del marchio. Da diversi anni infatti Canyon collabora con una rete di officine e negozi di biciclette indipendenti per offrire ai propri clienti servizi di manutenzione e riparazione di alta qualità. Ora l’offerta si amplia: i clienti possono scegliere il proprio negozio preferito per il montaggio e la consegna della loro nuova bici Canyon.

Il servizio Collect & Ride di Canyon ora è disponibile anche in Italia
Il servizio Collect & Ride di Canyon ora è disponibile anche in Italia

Come funziona?

I clienti che in fase di acquisto selezionano l’opzione di consegna Collect & Ride sul sito ufficiale www.canyon.com, oppure tramite l’App Canyon, saranno assegnati a un punto di servizio presente nella loro zona. L’azienda tedesca definisce questi centri come Authorized Service Partners (ASP) e Canyon Experience Partners (EXP). Questi si occupano di disimballare, montare e regolare la bicicletta spedite da Canyon, in modo da poter essere subito pronte all’utilizzo. 

Le biciclette vengono spedite in robuste scatole, realizzate su misura per ogni modello, per garantirne la massima protezione. All’interno di queste scatole, chiamate bike guard, sono inclusi anche tutti gli strumenti e le istruzioni necessari per il montaggio.

Sebbene l’assemblaggio sia semplice (la bici arriva già montata al 90%), per alcuni clienti meno esperti o anche per ciclisti esperti ma a corto di tempo o spazio, il montaggio può risultare complicato. Proprio per loro è pensato il servizio Collect & Ride che offre la possibilità di avere una bicicletta “pronta all’uso”.

Il nuovo servizio permette inoltre ai clienti di creare un legame personale sia con Canyon che con il negozio locale per future manutenzioni.

il servizio Collect & Ride offre la possibilità di avere una bicicletta pronta per l’uso senza preoccuparsi del montaggio
il servizio Collect & Ride offre la possibilità di avere una bicicletta pronta per l’uso senza preoccuparsi del montaggio

Parola a Canyon 

Marcus Graeser, Direttore dei Servizi Terzi per Canyon, ha voluto spiegare con queste parole l’importanza del nuovo servizio Collect & Ride, da oggi attivo anche nel nostro Paese.

«Anche se molti dei nostri clienti apprezzano il nostro metodo di consegna semplice, efficiente ed economico, comprendiamo che non sia l’ideale per tutti. Per questo lanciamo questo nuovo servizio: Collect & Ride, già compatibile con oltre il 90% dei negozi di biciclette con cui collaboriamo. Abbiamo riscontrato che rappresenta un enorme vantaggio per i clienti che altrimenti non avrebbero scelto una bici Canyon. Questo servizio è un ulteriore passo avanti nel nostro impegno a supportare sia nuovi che attuali clienti, con il potenziale di rivoluzionare il modo in cui viene percepito l’acquisto online di biciclette. Tutto ruota attorno a semplificare l’esperienza digitale e aumentare la soddisfazione del cliente».

Collect & Ride diventa oggi la terza modalità di consegna offerta da Canyon, accanto alla spedizione diretta al cliente e alla New Bike Day Experience, disponibile solo presso i Canyon Factory Service (CFS).

Come detto ora Collect & Ride è già disponibile in Italia. Per conoscere i punti di servizio autorizzati Canyon basta collegarsi alla pagina dedicata presente sul sito dell’azienda tedesca.

Canyon

Mellano si veste d’azzurro, vince in Polonia e fa passi da gigante

24.05.2025
5 min
Salva

Ludovico Mellano risponde con voce ferma e pacata, senza averlo faccia a faccia sembra di parlare con una persona ben più grande dei diciotto anni che porta sulla carta d’identità. I baffi appoggiati sopra le labbra, spessi e folti, danno un senso di vissuto. Sotto a questi però brilla un sorriso giovane, dolce e che racchiude speranze e sogni di un ragazzo al suo primo anno under 23. Marino Amadori, il cittì della nazionale, lo ha voluto con sé all’Orlen Nations Grand Prix. Mellano non lo ha deluso, vittoria di tappa (in apertura foto Tomasz Smietana) e secondo posto in classifica generale.

Un impegno dopo l’altro

Gli impegni e i giorni quando si è giovani passano velocemente, il ragazzo che è arrivato tra gli under 23 con il devo team della XDS Astana ora è alla Ronde de l’Isard. In Francia farà ancora esperienza e metterà chilometri nelle gambe. Al Giro Next Gen non ci sarà. Mellano stringe le spalle, sa che non tutte le esperienze possono arrivare al primo anno. Questa se la godrà più avanti. 

«Ora correrò in Francia – ci ha raccontato alla vigilia della Ronde de l’Isard – perché la squadra ha voluto testarmi in questo tipo di gare. Non so nemmeno io come reagirò a sforzi più lunghi e su salite così impegnative. E’ comunque un bel banco di prova e sono curioso di vedere come andrà (nella giornata di ieri, venerdì, Mellano ha vinto la terza tappa della corsa francese, ndr)».

Nella terza tappa Schrettl ha tolto il primato a Mellano, il giovane austriaco ha poi vinto la generale (foto Tomasz Smietana)
Nella terza tappa Schrettl ha tolto il primato a Mellano, il giovane austriaco ha poi vinto la generale (foto Tomasz Smietana)
Per essere il tuo primo anno da under 23 sei partito davvero forte…

Sì, ho cominciato a correre in Grecia a inizio marzo. Si è trattato di una partenza “soft” con un livello non troppo elevato se lo paragoniamo alle gare in cui mi sono messo alla prova ora. E’ stato un buon test per scoprire come ci si muove in gruppo e per vedere la mia reazione su distanze ben più impegnative rispetto alla categoria juniores

Com’è andata?

Non ho sentito troppa differenza. Tra gli under 23 le gare si svolgono in maniera molto più ordinata e questo mi ha permesso di arrivare nei vari finali con forza nelle gambe per fare gli sprint. Penso che il merito sia da attribuire al nuovo metodo di allenamento. 

Raccontaci…

Durante l’inverno ho fatto molti chilometri, concentrandomi tanto sul volume. Anche i lavori specifici sono diventati ben più impegnativi e intensi. Al momento il mio preparatore è Alberto Nardin, abita vicino a casa mia (Cuneo, ndr) e spesso mi segue durante le uscite. Per me è una cosa ottima. 

Per Mellano all’Orlen Nations Grand Prix la prima esperienza con la nazionale under 23 (foto Tomasz Smietana)
Per Mellano all’Orlen Nations Grand Prix la prima esperienza con la nazionale under 23 (foto Tomasz Smietana)
Nello specifico cos’è cambiato?

Ho introdotto molti più lavori sulle salite, quindi sforzi medio-lunghi. Negli allenamenti specifici, come i 30/30 o i 40/20, mantengo un’intensità più alta a fine ripetuta. Quindi una volta finito l’ultimo scatto mantengo un ritmo abbastanza alto, per simulare la gara. All’inizio è stato faticoso ma il mio corpo si è adattato bene, tanto che con il passare del tempo ho sentito una gamba diversa, piena. 

Ti aspettavi di raccogliere subito questi risultati?

L’inverno l’ho passato bene, questo ha sicuramente contribuito in maniera positiva alla mia condizione. Correre con periodi strutturati, e non ogni fine settimana, mi ha permesso di avere dei picchi di forma. Al Piva e al Circuit des Ardennes sentivo di stare bene, infatti sono arrivati degli ottimi risultati. Proprio dopo la prima gara in Francia, Marino Amadori mi ha contattato dicendomi che ci sarebbe stata la possibilità di correre in Polonia con la nazionale under 23. Nello stesso periodo sarei dovuto andare con i miei compagni in altura, ma la possibilità di vestire la maglia azzurra era troppo ghiotta. 

Sei anche riuscito a vincere…

E’ sempre bello. Riuscire a farlo all’esordio in una nuova categoria è uno stimolo importante e una bella soddisfazione da togliersi. Sinceramente mi aspettavo di fare bene, dagli allenamenti vedevo numeri davvero incoraggianti. Già dalle Ardenne avevo visto che se avessi voluto emerge avrei dovuto spingere quei watt. 

Però un conto sono i numeri e un altro le sensazioni in gara.

In Francia e al Piva ho capito di doverci credere e che se lo avessi fatto mi sarei potuto giocare le mie chance. Ecco, non credevo di poter vincere, ma di entrare tra i primi con un bel piazzamento sì. Sicuramente è stato un ottimo step in vista del futuro.

E adesso?

Dopo la Ronde de l’Isard farò la maturità e infine mi tufferò nella seconda parte di stagione.