Alessandro Colò, ingegnere che si occupa di biomeccanica nel centro Bodyframe di La Spezia e dopo aver corso in bici è anche organizzatore del Giro della Lunigiana, ha fatto un’analisi delle dotazioni tecniche del campione olandese. Se si trattasse solo di elencare i prodotti, l’osservazione non sarebbe irresistibile. Ma quando alle scelte tecniche si abbinano osservazioni di merito, allora il discorso cambia. Come per il mondo Red Bull-Bora venuto fuori quando ci siamo interessati alla monocorona di Evenepoel, scoprendo tutto il lavoro (efficace, ma anche un po’ cervellotico) di ingegneri, preparatori e atleti prima di ogni corsa per decidere la scelta dei rapporti.
«Il campione – esordisce Colò – è di un livello superiore. Vedendolo in bicicletta, sembra che gli venga tutto più facile rispetto agli altri. Non l’ho seguito direttamente e non conosco i suoi dettagli biomeccanici, però ci sono degli spunti nelle sue scelte tecniche che meritano un ragionamento».
Ecco la dotazione tecnica di Van der Poel ricostruita da Alessandro ColòEcco la dotazione tecnica di Van der Poel ricostruita da Alessandro Colò
Che cosa ad esempio?
Intanto la doppia corona all’anteriore, perché penso che potrebbe fare benissimo tutto col monocorona. L’altra cosa è la particolarità dei copertoni Dugast. E’ un’azienda che produce da anni e anni pneumatici specializzati nel ciclocross, acquisita poi da Vittoria. E’ un brand diverso rispetto a Pirelli che usa su strada. E poi mi ha colpito il fatto che abbia il manubrio integrato in carbonio CP0018, di quelli regolabili.
Scelta insolita?
Canyon produce dei manubri che possono essere regolati in larghezza, con delle viti su cui si agisce dal di sotto, però è un peso in più da portare. Nel catalogo ce ne sono anche integrati non regolabili, che pesano un po’ meno, perché lui ne usa uno regolabile?
Pneumatici Vittoria A. Dugast: un punto fermo nel ciclocross (immagine Alpecin-Premier Tech)La sella è la classica Flite dedicata da Selle Italia a Van der Poel (immagine Alpecin-Premier Tech)Il telaio Inflite CFR di Van der Poel ha la taglia L come su strada: varia l’altezza di sella (immagine Alpecin-Premier Tech)La Canyon di Mathieu è montata interamente Shimano, dai dischi da 140 alle ruote C50 (immagine Alpecin-Premier Tech)Pneumatici Vittoria A. Dugast: un punto femro nel ciclocross (immagine Alpecin-Premier Tech)La sella è la classica Flite dedicata da Selle Italia a Van der Poel (immagine Alpecin-Premier Tech)Il telaio Inflite CFR di Van der Poel ha la taglia L come su strada: varia l’altezza di sella (immagine Alpecin-Premier Tech)La Canyon di Mathieu è montata interamente Shimano, dai dischi da 140 alle ruote C50 (immagine Alpecin-Premier Tech)
Partiamo dalla monocorona?
Per quello che ho potuto notare dalle immagini in gara, Mathieu tiene quasi sempre la corona più grande e anche giustamente. Col fatto che Shimano ora abbia delle cassette che arrivano fino al 34, davvero potrebbe fare tutto con una sola corona. Però, avendo la doppia, in qualche tratto che altri facevano a piedi, lui ha potuto continuare a pedalare. In quei piccoli casi, la doppia ti può dare un vantaggio. Lo svantaggio è che hai le cambiate da fare, che nel fango e nelle condizioni di gara in cui hanno corso, possono diventare piccole perdite di tempo.
Non abbiamo i dati biomeccanici, ma quei 79 cm di altezza di sella ci dicono qualcosa?
Credo che per lui, come per tutti, l’altezza di sella nel cross sia di qualche centimetro in meno, perché c’è un discorso legato ai pedali XTR e alla scarpa, che nel suo caso è la Shimano S-Phyre da mountain bike. Con la tacchetta SPD, ci sono circa 5 mm in meno rispetto al pedale e alle scarpe Shimano da strada, per cui nel cross può tenere l’altezza di sella più bassa.
Per vincere l’ottava maglia iridata, Van der Poel ha lasciato nel cassetto la settima. Indossa un casco Abus Aibreaker 2.0Per vincere l’ottava, Van der Poel ha lasciato nel cassetto la sua maglia iridata. Indossa un casco Abus Aibreaker 2.0
Inoltre, nel momento in cui la tendenza è di ridurre le pedivelle, Mathieu prosegue con le 172,5. Nel cross la pedivella corta conta meno?
Diciamo che nel cross si va spesso a cadenze molto basse, soprattutto nei tratti in cui il percorso è molto ripido e si fa persino fatica a pedalare. In quei casi avere una leva leggermente più lunga, andando a una cadenza di 60-65 pedalate al minuto, può davvero aiutare. Il cross non è come la mountain bike, quando arrivi sull’ostacolo non devi pedalare: lo salti oppure scendi di bici. In mountain bike non sono ostacoli come quelle tavole del cross e magari, dovendo pedalare per scavalcarli, avresti vantaggio da una pedivella più corta.
Appunti dal Nord. Anche se sei un organizzatore esperto e di qualità, affinare le tue conoscenze non è mai sbagliato. E Massimo Panighel lo sa bene. Il veneto di Pedali di Marca, qualche settimana fa, ha spiccato il volo per i campionati del mondo di ciclocross in Olanda assieme al suo staff.
Da Treviso a Hulst: nel 2029 saranno Panighel e i suoi a dover allestire l’evento iridato di ciclocross e lo faranno proprio nel trevigiano, a Spresiano presso il Lago Le Bandie, dove tra l’altro dovrebbe essere ultimato il velodromo. Esserci stati e averlo fatto nel tempio del cross ha significato tanto: ha dato dritte e consigli, anche su strade da non prendere.
Massimo Panighel, a capo di Pedali di Marca, la società organizzatrice dei mondiali di cross di Treviso 2029, in quel di HulstMassimo Panighel, a capo di Pedali di Marca, la società organizzatrice dei mondiali di cross di Treviso 2029, in quel di Hulst
Una trasferta, Massimo, da appassionato ma anche da prossimo organizzatore iridato. Com’è andata?
Principalmente l’abbiamo fatta da organizzatori. Perché per quanta esperienza possiamo avere dal punto di vista della mountain bike e del gravel, questa è una disciplina che può risultare diversa per certi aspetti logistici e organizzativi. E siamo andati dai maestri, probabilmente dai migliori.
Cosa avete visto e vissuto?
Qualcosa che è anche difficile da spiegare in termini di cultura e precisione. Però la cosa che ci siamo portati a casa è che noi non dobbiamo copiare da loro.
Spiegaci meglio…
Loro dietro hanno una cultura della bicicletta che noi non possiamo neppure avvicinare. Camminando per strada il rischio non era farsi investire da un’auto ma da una bici in ciclabile. Ho visto di tutto: gente che va al lavoro, a scuola, in centro, cargobike con due o tre bambini dentro. Impressionante. Oppure il bike sharing: carta di credito, togli la bicicletta dalla rastrelliera e vai. La riconsegni nella rastrelliera, non la lasci dove capita, anche perché sei tracciato. O parcheggi sotterranei come per le auto con canalina laterale per salire e scendere affianco al pedone. Questo solo per dire dell’uso generale della bici.
L’approccio all’evento è del tutto diverso rispetto all’Italia, ma perché è diversa la cultura ciclistica di certi PaesiL’approccio all’evento è del tutto diverso rispetto all’Italia, ma perché è diversa la cultura ciclistica di certi Paesi
E chiaramente tutto questo si riflette sugli eventi, come il mondiale di cross…
Esatto. Il giorno della gara ci sono state migliaia di biciclette. La gente è arrivata in bici fin dal mattino. C’è chi arrivava con autobus e navette, chi a piedi, parcheggiando anche a tre chilometri di distanza. Tutti in fila, tranquilli, diretti al sito gara. Ho visto una tranquillità unica perché sono abituati a questo sistema. Da noi, se fai fare già 200 metri senza arrivare in auto sulla linea del traguardo, diventa un problema. Per questo dico che certe cose non possiamo copiarle.
E poi?
La domenica mattina la gente pagava 50 euro di ingresso, 25 i bambini. Oppure abbonamento da 60 euro per due giorni. Noi abbiamo fatto una stima. C’erano circa 60.000 persone. L’anello misurava 3.500 metri, quindi 7.000 metri sui due lati. Considerando due persone per metro lineare solo in prima fila alle transenne c’erano 14.000 persone, ma dietro c’erano altre due, tre o quattro file. E questo solo a bordo pista.
Panighel ha fotografato l’evento, ma anche le ampie zone hospitality a bordo pistaPanighel ha fotografato l’evento, ma anche le ampie zone hospitality a bordo pista
C’erano altre aree?
Sì, poi c’erano le collinette, anche se la zona del mulino era inaccessibile. Dal punto di vista organizzativo sei ponti sull’acqua e sette ponti di attraversamento per bici e pedoni. Ponti veri, con ogni forma. Noi eravamo sempre lì a fare conti per capire costi e gestione degli spazi. Infine le aree hospitality.
Aree? Quindi erano più di una, come di solito avviene in Coppa del mondo?
Sì, erano tre: gold, silver e bronze. Le prime due erano collegate, la terza distaccata. Ognuna era lunga 100 metri e larga 30. Parliamo di 9.000 metri quadrati totali e 3.000 posti a sedere. Ebbene, la domenica non c’era un posto libero. Prezzi: 360 euro per la gold, 225 per la silver e 125 per la bronze. Noi siamo andati come ospiti UCI e per due giorni abbiamo pasteggiato con caviale, champagne, ostriche e aragosta. Non per esaltarsi, ma perché molte persone erano lì soprattutto per l’esperienza. E torno al discorso: non c’era un posto libero.
Il circuito di Hulst era gremito e alcune aree erano interdetteIl circuito di Hulst era gremito e alcune aree erano interdette
Vai avanti…
Ho capito il loro ragionamento. Un mondiale di ciclocross è un grande evento che porta economia sul territorio e chi è presente dà una mano. Industriali, appassionati e imprenditori vanno lì perché c’è l’evento. Probabilmente anche per distinguersi tra chi sostiene il territorio. E non erano tutti stretti appassionati. Me ne sono accorto perché mentre di fuori Van de Poel o Brand sfrecciavano in pista, loro continuavano a mangiare e a parlare tranquillamente. Non seguivano la corsa. Ma erano lì… In Italia questo modello è molto difficile da replicare, per questo ho detto ai miei ragazzi che non dobbiamo copiarli sotto questo aspetto.
E cosa invece si può fare?
Possiamo offrire un bell’evento e chiedere un biglietto, magari sui 25 euro, puntando sulla nostra abilità organizzativa. Peter van de Abbele dell’UCI è tranquillo con noi perché siamo Italia. Ad Hulst l’area atleti era distante un chilometro e mezzo dal via e prendevano freddo. Non c’era area expo, né peculiarità del territorio. Se noi italiani mettiamo in piazza già solo prosecco, radicchio rosso, asparagi, soppressa, formaggi e altre eccellenze conquistiamo tutti. Mi focalizzerò su questo.
Il percorso dei prossimi mondiali?
Quest’anno in Olanda, il prossimo in Belgio, poi ancora Olanda e nel 2029 a Treviso. Siamo incastrati con la patria del cross e dobbiamo fare promozione. Il volo Charleroi-Treviso dura un’ora e venti: i tifosi locali saranno incentivati a raggiungerci.
Panighel e i suoi al tavolo riservato agli organizzatori UCI. Un brindisi di buon auspicioPanighel e i suoi al tavolo riservato agli organizzatori UCI. Un brindisi di buon auspicio
Dal punto di vista tecnico hai preso spunti per il percorso?
Il percorso è pronto e avrà la sua tipicità.
Intendevamo appunti più sugli aspetti logistici, come i ponti di attraversamento per dire…
Il nostro progetto confida molto nella costruzione del velodromo. Se nel 2029 sarà pronto il nuovo Velodromo delle Bandie lì dentro faremo tutto: area expo, meeting, conferenze, presentazioni, sala stampa, spogliatoi, cena di gala. Ed è qualcosa che loro non hanno.
Hai accennato al percorso di Treviso 2029…
L’ha già visto Pontoni ed è molto contento. Riprende qualcosa del mondiale 2008. Sarà raccolto e molto televisivo. Il pubblico potrà spostarsi facilmente. Ad Hulst tra due punti c’erano oltre due chilometri, problematico per gli spettatori. Da noi invece due aree, destra e sinistra: completata una, ci si sposta nell’altra e si potranno vedere più passaggi per giro.
Il circuito di Le Bandie ha ospitato i mondiali di ciclocross già nel 2008. Panighel assicura grande spettacolo anche per il 2029Il circuito di Le Bandie ha ospitato i mondiali di ciclocross già nel 2008. Panighel assicura grande spettacolo anche per il 2029
Tra i souvenir anche la foto con Mathieu Van Der Poel…
Stavamo rientrando al centro stampa e ho visto tanti ragazzini festanti. A quel punto ho capito e ho detto ai miei: “Adesso facciamo una foto importante». Ed ecco che esce Van Der Poel. Oltre alla foto gli ho detto che ci saremmo visti nel 2029 a Treviso, al netto del suo possibile ritiro dal cross.
E lui?
La strada è lunga fino al 2029. Da appassionato sarei quasi felice se non corresse perché domina e uccide le gare, ma allo stesso tempo sarebbe splendido perché richiama pubblico. Ad Hulst però è stato bello vedere Nys, Del Grosso e Fontana lottare per il podio.
Tutto e il contrario di tutto. Nel giro di pochi giorni abbiamo letto gli intenti di alcune grandi squadre juniores, secondo cui al campionato italiano di categoria dovrebbero partecipare soltanto gli atleti potenzialmente in grado di ottenere risultato. Pochi giorni dopo sono esplose invece le polemiche per le convocazioni ai mondiali di ciclocross. Il commissario tecnico Pontoni ha portato solo gli atleti che, a suo giudizio, sarebbero stati in grado di fare risultato ed è scoppiato il pandemonio. Non si può dire che Pontoni abbia sbagliato le scelte: i risultati sono venuti e senza un paio di episodi sfortunati, sarebbero stati ben più eclatanti.
Il punto però è capire quale sia la giusta valutazione. Se nella gara titolata debba correre soltanto chi è in grado di fare il risultato, con buona pace degli esclusi, o se partecipare anche soltanto per fare esperienza, concorra a comporre il bagaglio tecnico e psicologico dell’atleta. Sembra una domanda banale, in realtà non lo è, perché alla radice di tutto c’è la stessa Federazione ciclistica che non riesce a far passare un pensiero unico su questo argomento.
Soltanto Viezzi al campionato del mondo U23 per l’Italia e la sua squalifica ha tolto le maglie azzurre dalla garaSoltanto Viezzi al campionato del mondo U23 per l’Italia e la sua squalifica ha tolto le maglie azzurre dalla gara
Medaglie senza orizzonte?
E’ chiaro che tutto dipenda dall’interesse delle parti coinvolte. Saremmo davvero curiosi di scoprire che cosa avrebbero detto quelle stesse squadre juniores se a un campionato del mondo su strada il commissario tecnico Salvoldi avesse portato appena un corridore, dichiarandolo il solo in grado di fare risultato. Probabilmente sarebbero insorte (giustamente), contraddicendo però il teorema enunciato per il campionato italiano. Nulla o poco invece hanno detto quando la FCI ha spiegato che avrebbe portato soltanto tre juniores al campionato del mondo di Kigali, spiegando la difficoltà economica della spedizione. La trasparenza paga sempre.
Per questo, la partecipazione ai mondiali con un atleta elite uomo e una donna, un solo U23 uomo e una donna, e 4 juniores uomini e altrettante donne, raccontata come semplice scelta tecnica, fa pensare che qualcosa non torni.
Si capisce da una parte che la nazionale di cross stia investendo sui giovani, cercando di portare avanti una nouvelle vague che ci permetta nel giro di due o tre anni di vincere altre medaglie. Qual è tuttavia l’orizzonte di queste medaglie? Perché un atleta dovrebbe investire nel cross, opponendosi alle resistenze del team, sapendo già che diventando grande rischia di non essere più convocato per il campionato del mondo?
Al campionato italiano juniores merita di andare il numero più alto di atleti: solo così si può fare esperienzaAl campionato italiano juniores merita di andare il numero più alto di atleti: solo così si può fare esperienza
Gli obblighi di una Federazione
Rispondendo su Tuttobiciweb agli appunti di Alessandro Guerciotti, il Presidente federale Dagnoni ha ribadito come le convocazioni di Pontoni non siano state dettate da ristrettezze di budget, ma da una precisa scelta tecnica. E’ evidente che ben pochi fra gli esclusi avrebbero potuto cogliere medaglie nelle gare di Hulst, però è altrettanto vero che la Federazione ciclistica italiana ha un prestigio da difendere e degli obblighi morali verso le società che danno spessore al movimento e presentarsi a un campionato del mondo di specialità con un solo atleta per categoria non le rende certo onore.
Noi siamo dell’avviso che corridori come Filippo Agostinacchio, Bertolini, Scappini, Cafueri e Bramati, Borello e Gariboldi avrebbero meritato la convocazione. Non perché potessero vincere o salire sul podio, ma perché ciascuno per la sua parte avrebbe potuto accumulare esperienze e dare un senso all’investimento sulla specialità. E per rispetto verso le società che nel cross hanno scelto di investire, anche organizzando gare utili all’attività federale.
Tricolore di Brugherio, organizzato da Guerciotti: prima Casasola, davanti a Gariboldi e Borrello. A Hulst è andata solo la friulana (foto Giorgio De Negri)Tricolore di Brugherio, organizzato da Guerciotti: prima Casasola, davanti a Gariboldi e Borrello. A Hulst è andata solo la friulana (foto Giorgio De Negri)
La morale della favola
Siamo altrettanto convinti, per quanto riguarda i giovani, che la partecipazione e il successo in gare titolate si costruiscano partecipandovi. Puoi consolidare la prestazione correndo altrove e facendo ogni genere di test, ma l’impatto psicologico non puoi simularlo.
Proprio questa per noi è la morale della favola. Non ha senso limitare la partecipazione alle gare titolate nascondendosi dietro la possibilità di fare il risultato: sia parlando del campionato italiano juniores su strada (in cui pagano le società), sia al campionato del mondo di cross (in cui paga la Federazione). A meno che la necessità di contingentare il numero dei convocati non nasca da esigenze diverse, di cui però si preferisce non parlare.
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Discesa, curva lunga a sinistra, fango. Grigolini viaggia in testa al mondiale juniores di ciclocross, manca meno di un giro alla fine. E’ il campione europeo, a Hulst c’è andato per vincere e il suo vantaggio è di quelli che si può quasi brindare. Alle spalle, staccato di 15 secondi tiene duro l’olandese Delano Heeren e ancora più indietro il belga Lejeune, che di Grigolini e Pezzo Rosola è stato avversario per tutta la stagione.
Grigolini si tuffa con lo sguardo avanti, come ha già fatto nei quattro giri precedenti. Tuttavia, nel momento in cui davanti alle ruote si apre la traiettoria per allungare verso il tratto in pianura, l‘anteriore si impunta in una buca, si storcee il friulano cade e rotola con la bici che gli passa sopra. Si rialza, fa un po’ fatica a raddrizzare il manubrio e riparte. Heeren gli è vicino, ma resta comunque alle spalle e Filippo sembra avere il passo che basta per tenerlo indietro.
I mondiali di Hulst si sono svolti in un parco, in cui sono stati ricavati ostacoli e passaggi complessiI mondiali di Hulst si sono svolti in un parco, in cui sono stati ricavati ostacoli e passaggi complessi
Una buca a tradimento
Però il destino ha previsto per lui un finale diverso. E mentre fila in testa alla corsa, con l’olandese che si avvicina, Grigolini cade nuovamente e a quel punto l’inseguitore ha vita facile ad affiancarlo, poggiarsi sulla sua spalla e ricacciarlo inesorabilmente nelle retrovie. L’olandese fila verso il titolo mondiale, l’azzurro difende il secondo posto dal ritorno di Lejeune.
«Ho rivisto il video – racconta Grigolini – perché non mi ricordavo come fossi caduto. Mi sembra ci sia stata una buca e l’ho presa. Sono caduto in avanti. Mi sentivo bene fin dall’inizio, infatti ho fatto il buco alla fine del primo giro. Mi sono girato e non c’era più nessuno e ho capito che stavo bene. Cinque giri da solo sono stati lunghi, però stavo gestendo bene e alla fine invece è andata così».
Dopo la metà del primo giro, Grigolini si è ritrovato da solo al comando, fino al momento dell’erroreDopo la metà del primo giro, Grigolini si è ritrovato da solo al comando, fino al momento dell’errore
La mano fa male
Rispetto a sabato, il percorso di Hulst era infangato e viscido: meno di quello che sarebbe successo di lì a poco con gli elite, ma comunque infido. Fatte salve le salite, le discese e un paio di argini, il fondo era tutto asciutto e duro, ma nei punti con la terra smossa, c’era da tenere gli occhi super aperti.
«Ha piovuto un po’ prima della nostra gara – spiega Grigolini – ma non tanto. A dire la verità, non mi ricordo nemmeno come sia stata la seconda caduta. Sono andato giù, credo, perché non ci vedevo più. Dopo la prima caduta ho preso comunque una bella botta in testa e anche alla mano. Sul momento, non mi faceva male niente, perché ero preso dall’adrenalina. Quando invece sono arrivato, ho capito che mi faceva male.
«Domani (oggi per chi legge, ndr) andrò a fare una lastra, perché forse ho una microfrattura o una frattura. E questo ha vanificato tutto. Dell’argento non mi interessava, ho corso per vincere. Ma piuttosto che perderlo così, all’ultimo giro dopo tutta la gara al comando, avrei preferito non arrivare. Ho tenuto duro per portare qualcosa alla Federazione».
Sul podio, ai lati del vincitore Heeren, ecco Grigolini e Lejeune Sul podio, ai lati del vincitore Heeren, ecco Grigolini e Lejeune
Il momento dei saluti
Capire il perché della caduta sarà il pensiero che continuerà a tormentarlo a lungo, anche se ammette di essersene fatto già una ragione. Il volo che deve riportarlo in Italia lo attende, il furgone degli azzurri sta per arrivare all’aeroporto.
«Bene o male – dice – la traiettoria era sempre quella. Non so cosa ho preso con la ruota davanti, ci vorrà un po’ per dimenticarlo. Però mi piacerebbe ringraziare tutte le persone che mi sono state vicine. A partire dalla mia squadra, il Team Cingolani, e soprattutto lo stesso Francesco Cingolani. Tutto lo staff della nazionale, che è sempre stato perfetto, in ognuna delle trasferte che abbiamo fatto all’estero. Ovviamente il cittì Daniele Pontoni e tutta la mia famiglia. Il mondiale è stato l’ultima gara di cross per questo inverno. Adesso farò un po’ di stacco e poi comincerò con la squadra (con la Autozai-Contri e a spot con il team under 19 della Decathlon, ndr)».
Selvaggio, potente e cattivo come Cristiano Ronaldo dopo i suoi goal. Per questo Matieu Van der Poel ha esultato a quel modo, ruggendo dopo il traguardo come un vero leone davanti ai 40 mila del circuito di Hulst. A 31 anni, l’olandese ha conquistato l’ottavo titolo mondiale di ciclocross, categoria uomini elite. Il primo nel 2015, poi 2019, 2020, 2021, 2023, 2024 e 2025.
Prima del via, è parso straordinariamente rilassato e forse anche per questo la sua partenza non è stata impeccabile. Mathieu non ha agganciato benissimo il pedale e così ha visto partire davanti il compagno Del Grosso, che ha guidato il gruppo per metà del primo giro. Alle sue spalle, Van der Poel e Nys si sono staccati dal resto del gruppo, così che dopo dieci minuti di gara, il mondiale era già chiuso.
Il resto è il tredicesimo capitolo di una storia già vista quest’anno. Van der Poel fa il vuoto con mezzo giro di una cattiveria impossibile per gli altri. Scala i muri restando in sella. Pennella le traiettorie in discesa. E solo sulle tavole degli ostacoli alti 40 centimetri, scende dalla bici e non rischia nulla.
Con il vantaggio di 45 secondi a tre giri dalla fine, alle sue spalle Del Grosso e Nys danno vita al loro personalissimo duello, condito di fango, pioggia e stima reciproca. Ma il giovane belga ha dato tutto per tenere il ritmo del vincitore e come l’anno scorso deve rassegnarsi al bronzo, sancito dalla stretta di mano con il rivale di tante battaglie.
Due olandesi (Del Grosso e Van der Poel) e un belga (Nys): il podio di Hulst è fattoDue olandesi (Del Grosso e Van der Poel) e un belga (Nys): il podio di Hulst è fatto
L’ottavo mondiale
«Quando ho iniziato a fare ciclocross – dice Van der Poel – il mio sogno era diventare un giorno campione del mondo elite. E’ incredibile avere ora il maggior numero di mondiali di tutti i tempi. Non so dire se oggi sia stato al massimo della forma, è sempre difficile dirlo. Lo scorso fine settimana mi sono sentito un po’ meglio e più forte di oggi. Ma questo era un percorso diverso. Avevo preparato tutto bene, quindi un problema meccanico non avrebbe rovinato la festa. E tutto ha funzionato come previsto».
Quando Van der Poel taglia il traguardo, la celebrazione della vittoria è un omaggio al pubblico di casa. «In Spagna organizziamo spesso delle gare sprint – spiega – con celebrazioni diverse. Ho pensato che fosse il momento giusto per fare il “siuuu” di Cristiano Ronaldo. A volte capita anche di imitare la telefonata di Remco Evenepoel, ma questa volta toccava a Ronaldo».
Thibau Nys ha speso molto per rientrare su Van der Poel e Del Grosso e nel finale ha pagato, chiudendo al terzo postoThibau Nys ha speso molto per rientrare su Van der Poel e Del Grosso e nel finale ha pagato, chiudendo al terzo posto
Programmi diversi
La pioggia inattesa ha reso il percorso ancora più infido, ma c’era troppa differenza fra Mathieu e i suoi rivali. Nessuno è come lui, per questo ha vinto 12 corse su 12 durante l’inverno, senza che Van Aert, il rivale di sempre, abbia nemmeno provato (fra esigenze di preparazione e infortuni) a metterlo in difficoltà. Quando è così, Van der Poel corre contro la storia: avversario ben più forte dei corridori che lo sfidano nel fango.
«Non sono venuto qui con l’idea di diventare campione del mondo facilmente – spiega – puoi essere il migliore per tutto l’anno, ma in un giorno, all’improvviso, tutto può andare storto. Non ho ancora deciso se questo mondiale sarà la mia ultima gara di cross. L’inverno è sempre lungo, ma questo ha a che fare con la stagione su strada. Se questa dura di più, allora l’inverno diventa più corto.
«Amo il ciclocross, allenarsi è divertente, ma la stagione è molto intensa. Quella di prendersi un anno di pausa è solo un’idea. In realtà ci sono diverse opzioni, come fare meno gare o solo i campionati del mondo. I prossimi mondiali si correranno a Ostenda, dove organizzano sempre belle corse. Tanti cercano di convincermi, ma devo ancora decidere».
Fontana ha chiuso al quinto posto, dopo una gara di grande rimontaFontana ha chiuso al quinto posto, dopo uan gara di grande rimonta
Le vacanze e poi la strada
Ma adesso è momento di staccare un po’ la spina e lasciar intuire il programma della stagione su strada che bussa. E se si è dubitato della sua volontà di tornare alla Sanremo, le parole prima di sparire dalla conferenza di Hulst puntano verso una direzione diversa.
«Parto domani per andare a sciare – dice – poi torno in Spagna per prepararmi alla stagione su strada. Se parteciperò all’Omloop Het Nieuwsblad? Deciderò la settimana prima. Se mi sentirò abbastanza bene, lo farò sicuramente, proprio come Le Samyn l’anno scorso. Altrimenti, il debutto sarà di nuovo alla Tirreno».
Il mondiale di Hulst va in archivio con il quinto posto di Filippo Fontana, che avrebbe centrato il quarto posto se Joris Nieuwenhuis non avesse cercato il colpo di reni. Ci sono state diverse polemiche in Italia sulla convocazione del solo veneto, che però ha fatto alla grande la sua parte. Difficile dire se altri sarebbero stati a questo livello.
Poche news se non quelle da Strava: come procede il rientro di Van der Poel? Ne parliamo con uno dei giornalisti più autorevoli del Belgio, Guy Van Den Langenbergh
La settimana che ha portato a questo mondiale di ciclocross per Giorgia Pellizotti è trascorsa in maniera tranquilla. Tanto recupero e la voglia di liberare la mente, rimanendo però concentrata su quello che è l’appuntamento più importante della stagione invernale. Una volta terminata la gara di Hulst ci sarà modo di riposare, tirare il fiato e preparare l’esordio in mountain bike. Ora però gli occhi dell’atleta della FAS Airport Service-Guerciotti-Premac sono puntati sull’obiettivo principale: la gara che assegnerà la maglia di campionessa del mondo, categoria juniores.
L’avvicinamento all’appuntamento iridato è stato positivo, anzi potremmo dire molto positivo. A Benidorm, prima, e a Hoogerheide, poi, Giorgia Pellizotti ha trovato due vittorie in Coppa del mondo. Da zero a due nel giro di sette giorni, per la gioia del cittì Pontoni e la sua.
A Benidorm per Giorgia Pellizotti è arrivata la prima vittoria in Coppa del MondoA Benidorm per Giorgia Pellizotti è arrivata la prima vittoria in Coppa del Mondo
Già sul posto
La nazionale è partita mercoledì sera per i Paesi Bassi, direzione Hulst. Gli azzurri giovedì mattina hanno fatto le prove del percorso e poi da venerdì 30 (oggi) inizieranno le prove iridate, il via lo darà il Team Relay. Il giorno dopo, sabato, arriverà il momento tanto atteso con la gara che assegnerà il titolo iridato.
La voce di Giorgia Pellizotti è calma e traspare una certa convinzione, il morale dopo le ultime due gare di Coppa del Mondo non può che essere alto.
Giorgia Pellizotti è riuscita a conquistare il posto centrale sul podio, inserendosi tra Lise Revol (a sx) e Barbora Bukovska (a dx)Giorgia Pellizotti è riuscita a conquistare il posto centrale sul podio, inserendosi tra Lise Revol (a sx) e Barbora Bukovska (a dx)
Facciamo due passi indietro, partiamo dalla vittoria di Benidorm? La prima in Coppa del Mondo…
E’ stata magica perché arrivata dopo un campionato italiano che non era andato per nulla bene (un quarto posto amaro per Giorgia Pellizotti, ndr). Quello di Benidorm è un percorso che mi piace parecchio, anche lo scorso anno avevo fatto bene. Ero arrivata a giocarmi il podio, poi all’ultimo giro mi è caduta la catena e ho perso tutto. Quest’anno volevo confermare che quello spagnolo fosse un percorso adatto alle mie caratteristiche.
Tanto da vincere.
Il fatto di essermi messa alle spalle la campionessa del mondo e la campionessa europea mi ha dato una soddisfazione in più. Devo ammettere che è stato parecchio gratificante. Non me lo sarei mai aspettata, ho iniziato a realizzarlo con lo scorrere dei giri quando ho visto che Lise Revol (la campionessa del mondo che domani rimetterà la maglia in palio, ndr) era in difficoltà. Dentro di me mi sono detta: «E’ lei che sta male o io che sto andando bene?».
Sette giorni dopo, a Hoogerheide, Giorgia Pellizotti ha bissato il successo in Coppa del Mondo (foto Instagram)Sette giorni dopo, a Hoogerheide, Giorgia Pellizotti ha bissato il successo in Coppa del Mondo (foto Instagram)
La risposta alla fine qual è stata?
Credo che sia calata rispetto all’inizio della stagione di cross, ma allo stesso tempo io sento di essere migliorata. Direi che è una via di mezzo: 50 e 50.
Poi a Hoogerheide è arrivata la conferma…
Su un percorso che in teoria doveva essere meno adatto alle mie caratteristiche, ma il fatto di avere un clima secco e asciutto mi ha favorita. Alla fine le condizioni erano simili a quelle di Benidorm, quindi un fango scorrevole con dei tratti in salita che mi favoriscono sempre. Poi con la consapevolezza acquisita in Spagna partivo con maggiore convinzione di poter far bene.
Dopo un periodo non fortunatissimo, compreso l’italiano, quanto ti servivano queste due vittorie?
Molto. A me fanno quasi meglio le batoste che i grandi risultati, perché sono i momenti difficili che mi spronano a fare di più. Però possiamo dire che di batoste ne ho prese abbastanza quest’anno (ride, ndr).
Giorgia Pellizotti, dopo un periodo sfortunato, è nel momento migliore della sua stagioneGiorgia Pellizotti, dopo un periodo sfortunato, è nel momento migliore della sua stagione
A inizio stagione avevi detto di voler migliorare nei tratti che richiedono maggior forza, pensi di esserci riuscita?
Secondo me sì. Sono migliorata tanto anche nel riuscire a mantenere uno sforzo elevato e nel rilanciare anche quando le velocità sono già alte. Me ne sono resa conto a Hoogerheide dove la gara è stata veramente tirata dall’inizio alla fine. Il fatto di riuscire, anche nei tratti duri, a buttare giù un rapporto e rilanciare senza dover recuperare mi ha fatto capire di essere in ottima condizione.
A Benidorm hai vinto in volata, ma a Hoogerheide sei arrivata da sola, una bella iniezione di fiducia?
C’è da dire che la campionessa europea (Barbora Bukovska, ndr) a Hoogerheide all’ultimo giro era davanti di circa cinque secondi. Poi è caduta due volte e questo mi ha permesso di raggiungerla e staccarla. Soprattutto il secondo errore, quando è inciampata sugli ostacoli saltandoli a piedi, mi ha fatto capire che fosse al limite.
La crescita durante il suo secondo anno da juniores è stata evidente (foto Instagram)La crescita durante il suo secondo anno da juniores è stata evidente (foto Instagram)
Certi errori arrivano quando si è spinto troppo?
La prima caduta è normale, capita spesso. Inciampare sugli ostacoli no, vuol dire che non aveva la percezione di quanto dovesse alzare le gambe. E’ un aspetto che in vista del mondiale mi dà fiducia, vuol dire che arriviamo tutte allo stesso livello. Vincerà chi sbaglierà di meno.
La differenza la faranno i dettagli, come le parti tecniche?
Sì. A mio avviso io e Lise Revolt siamo sullo stesso livello in termini di guida, mentre Bukovska è un attimo indietro. In quanto a condizione atletica siamo tutte e tre nello stesso momento, sarà importante l’aspetto psicologico. Riuscire a spingere e mettere qualcosa in più anche quando si è al limite.
Il percorso di Hulst lo conosci già?
E’ un tracciato che presenta molte insidie, se come da previsioni meteo rischia di essere ghiacciato rischiamo di avere una gara impegnativa dal punto di vista tecnico. Penso sia un percorso da mondiale, duro, con tante salite e discese. Non credo si farà la differenza tra salite e discese, ma quelle metteranno fatica nelle gambe e nella testa. Servirà molta attenzione perché non sono passaggi in cui si potrà vincere, ma perdere sì.
Al mondiale di Hulst Giorgia Pellizotti potrà contare sulle sue abilità tecniche e di guida per cercare di fare la differenzaAl mondiale di Hulst Giorgia Pellizotti potrà contare sulle sue abilità tecniche e di guida per cercare di fare la differenza
Con questo livello di condizione ti senti più sicura?
Ho la sensazione di avere la gamba giusta per non arrivare al limite ogni volta e dover rischiare. Riuscire a fare un respiro in più, rimanendo comunque a ruota delle migliori, prima di buttarsi in discese e curve tecniche è un aspetto importante.
Si parte con il Team Relay…
Io lo correrò, a differenza delle mie avversarie. Mi fa piacere correrlo e inoltre fare un giro a tutta mi sblocca la gamba. Inoltre girare a ritmo gara mi permette di vedere le traiettorie migliori e mi dà una maggiore consapevolezza sulla velocità alla quale affrontare le curve e i tratti più difficili.
La nazionale di ciclocross guidata dal cittì Daniele Pontoni è rimasta a Benidorm, come da programma, per un ritiro in vista del finale di stagione. Lo sguardo è rivolto al prossimo impegno di Coppa del Mondo a Hoogerheide e poi al mondiale di Hulst. Due settimane intense che si costruiscono anche in questi giorni spagnoli dove il gruppo azzurro lavora e lavorerà. Oggi era il primo giorno sui cinque previsti, così Pontoni e i suoi atleti ne hanno approfittato per fare una sgambata dopo le fatiche di ieri nella prova di Coppa del Mondo.
«Stamattina siamo usciti un po’ più tardi del previsto – ci racconta Pontoni – per un’uscita tranquilla e rilassata. Qualche coccola ai ragazzi dopo le fatiche di ieri, una pedalata su strada blanda e serena. Un giretto panoramico, anche se il meteo rispetto a ieri è peggiorato, nuvole e qualche goccia di pioggia, ma nulla di terribile. Da domani (martedì, ndr) partiremo con il programma».
In campo juniores maschile Pontoni ha avuto ottime conferme dalla coppia Pezzo Rosola-GrigoliniGiorgia Pellizotti a Benidorm ha lanciato un nel messaggio in ottica mondiale con una vittoria di forza su RevoltIn campo juniores maschile Pontoni ha avuto ottime conferme dalla coppia Pezzo Rosola-GrigoliniGiorgia Pellizotti a Benidorm ha lanciato un nel messaggio in ottica mondiale con una vittoria di forza su Revolt
Una nota negativa
I risultati di ieri hanno dato al cittì Daniele Pontoni una visione d’insieme chiara ed evidente. Nelle categorie giovanili gli azzurri hanno risposto presente. In particolare le gioie sono arrivate dalla categoria juniores: la vittoria di Patrik Pezzo Rosola, il terzo posto di Grigolini e anche il primo successo in Coppa del Mondo per Giorgia Pellizotti.
«Vincere di nuovo – afferma il cittì – e avere due ragazzi sul podio (il riferimento è alla gara juniores maschile, ndr) non è mai facile. Ma sono ancora più contento per il successo tra le donne junior, è la prima azzurra che vince in una prova di Coppa del Mondo in questa categoria sotto la mia gestione. A quindici giorni dal mondiale sono ottimi segnali. Spiace per la notizia di Mattia Agostinacchio, che per problemi fisici ha concluso la stagione. Il medico del team EF Education EasyPost lo ha fermato dopo gli ultimi accertamenti fatti internamente».
La notizia della settimana per Pontoni è la fine anticipata della stagione del cross per Mattia AgostinacchioLa notizia della settimana per Pontoni è la fine anticipata della stagione del cross per Mattia Agostinacchio
Una rinuncia importante…
Dover rinunciare a un atleta del valore di Mattia Agostinacchio dispiace, soprattutto perché si tratta del campione europeo in carica. Un titolo conquistato al primo anno in questa categoria. Tuttavia avremo Stefano Viezzi, che è un atleta forte e saprà giocarsi le sue chance.
Viezzi che arriva dalla vittoria all’italiano e dal quinto posto di ieri.
Sappiamo che il mondiale sarà una gara difficile. Stefano (Viezzi, ndr) è partito bene a Tabor con un terzo posto, inoltre lo scorso anno al mondiale raccolse un ottimo quarto posto. Per il nostro gruppo è una certezza, lo conosco da quando era bambino e so quanto vale.
Tra gli under 23 Viezzi cercherà di tenere alta la bandiera azzurra, il friulano è apparso pimpante e in buona condizione nelle ultime gareTra gli under 23 Viezzi cercherà di tenere alta la bandiera azzurra, il friulano è apparso pimpante e in buona condizione nelle ultime gare
Quanto sarà importante il passaggio intermedio a Hoogerheide?
Tanto, soprattutto per la categoria juniores. Ieri facevo i conti, ma questa sera mi ci metterò ancora, che siamo in gara per vincere la Coppa del Mondo. Dovrò studiare bene tutte le varianti di punteggio e piazzamenti per gestire al meglio la prossima gara. Al momento è questo il punto dove siamo focalizzati maggiormente.
Giorgia Pellizotti ha dato un gran bel segnale positivo…
Già prima di Benidorm avevo delle certezze in campo femminile, e maschile, sicuramente Giorgia Pellizotti era una di queste. Dopo il campionato italiano (chiuso al quarto posto, ndr) ha rimesso tutto in ordine. Una vittoria come quella di ieri, dove ha battuto in volata una delle favorite come Lise Revolt, campionessa del mondo in carica, fa bene al morale.
Sara Casasola dopo la conquista del tricolore ha rinunciato alla trasferta di Benidorm, tornerà a Hoogerheide (foto Giorgio De Negri)Sara Casasola dopo la conquista del tricolore ha rinunciato alla trasferta di Benidorm, tornerà a Hoogerheide (foto Giorgio De Negri)
Ieri Sara Casasola non ha corso tra le elite, scelta condivisa?
Lei sta preparando il mondiale e Benidorm non era nei suoi programmi, infatti non c’era nemmeno Puck Pieterse, sua compagna di team. Casasola lavora tenendo anche conto dei problemi di salute avuti in questa stagione (il riferimento è all’asma, ndr). Questa è stata una stagione di ciclocross tra alti e bassi dove ha saltato diverse gare. Ma siamo in linea con il programma di avvicinamento al mondiale, la vittoria del campionato italiano lo conferma.
Per quanto riguarda gli elite uomini?
A Hoogerheide rivedremo Filippo Fontana, campione italiano in carica. A Benidorm, come da piani, non ha corso. Dopo il periodo di gare fatto in Belgio è tornato con una gran forza e una condizione davvero buona. I prossimi impegni, mondiale compreso, si correranno su percorsi adatti alle sue caratteristiche.
Filippo Fontana è tornato a ottimi livelli dopo l’infortunio a tibia e perone in estate, anche lui lo rivedremo in azione a HoogerheideFilippo Fontana è tornato a ottimi livelli dopo l’infortunio a tibia e perone in estate, anche lui lo rivedremo in azione a Hoogerheide
Inizia il conto alla rovescia per il mondiale?
Il programma di avvicinamento è stato condiviso dal team performance con i ragazzi e i team da tempo. Ora ci saranno da fare dei piccoli aggiustamenti personali in modo da arrivare a Hulst al massimo della condizione possibile. Qui a Benidorm lavoreremo al meglio, siamo in linea, non ci resta che proseguire.
Guardando la gara di Hulst, tappa olandese della Coppa del mondo di ciclocross, la prima cosa che si capisce è perché quando entrano in campo i tre tenori cambia tutto, diventa un altro sport. Basterebbe guardare solo i primi due minuti della gara: Mathieu Van Der Poel scatta col numero 38, davanti ci sono tutti i protagonisti del circuito mondiale fra belgi e olandesi e l’altro tenore: il campione del mondo Tom Pidcock.
Due minuti. Tanto impiega VDP a riportarsi avanti, al sesto posto, affiancato a un Pidcock che non si è neanche dannato l’anima, quasi sapesse che tanto il rivale si sarebbe subito agganciato. Come ha fatto? Grande potenza, certamente. Classe, non manca di certo. Ma soprattutto cattiveria agonistica e concentrazione. Quei due ingredienti che spesso fanno la differenza. Pontoni lo raccomanda di continuo soprattutto ai più giovani. Che forse dovrebbero riguardarsi quei due minuti al computer e impararli a memoria…
L’olandese era visibilmente soddisfatto a fine gara. Domenica nuovo test (foto Uci)L’olandese era visibilmente soddisfatto a fine gara. Domenica nuovo test (foto Uci)
Il guanti tolti
Quando Mathieu Van Der Poel scende in gara, lo fa sempre con cognizione di causa, nel senso che sa bene che è in condizione di vincere. Lo era anche lo scorso anno, quando scese in pista a Dendermonde, ma era la pallida copia dal punto di vista fisico del campione che conosciamo. Quello di Hulst è un altro Van Der Poel, molto più in palla anche se a suo dire la schiena non è ancora a posto. E quando è così, difficilmente la vittoria gli sfugge. Dal 2015 è accaduto solo due volte e due resteranno.
La gara ha un’evoluzione abbastanza semplice. Prova veloce, su un terreno scivoloso e disputata molto prima del solito, per lasciare spazio televisivo alla sfida calcistica del Belgio ai mondiali. Van Der Poel nei primi due giri tiene il passo dei rivali a dispetto di evidenti problemi tecnici, che lo portano a scivolare due volte. Nel terzo giro Pidcock cambia marcia e si scrolla di dosso gli specialisti, l’olandese da par suo si toglie i guanti: un segno che sta cambiando qualcosa, che sta per partire?
A Hulst più di una caduta per VDP, apparso ancora in ritardo dal punto di vista tecnicoA Hulst più di una caduta per VDP, apparso ancora in ritardo dal punto di vista tecnico
Aspettando Van Aert
Nella quarta tornata sono rimasti solo loro due, ma Van Der Poel ne ha di più e se ne va, senza essere più raggiunto, anzi Pidcock alla fine abdica anche a causa di una caduta con problema al cerchio, tanto da essere costretto al ritiro. La prima sfida è a favore del padrone di casa, ma domenica sarà un’altra storia, anche perché arriverà il terzo incomodo, un certo Wout Van Aert.
Raramente capita di vedere il campione dell’Alpecin Deceuninck pienamente soddisfatto, ma negli attimi immediatamente successivi alla vittoria di Hulst si percepiva chiaramente che questa non è stata una vittoria come tutte le altre. E’ come se si fosse strappato di dosso i dubbi, il malumore figlio della stagione scorsa, durata la miseria di una gara e mezza. Una stagione cancellata, questa vittoria lo riaggancia al VDP di due anni fa.
«E’ una vittoria gratificante perché finalmente ho avuto tempo e buona salute per preparare la mia uscita nel ciclocross».
E sembra strano ascoltarlo, considerando che di allenamenti specifici ne ha fatti davvero pochi, proprio come Pidcock prima della sfida della domenica precedente a Overijse, persa per pochissimo contro Vanthourenhout.
Pidcock in gara a Kortrijk, prima vittoria per il britannico in maglia iridataNella gara di Kortrijk di sabato, prima vittoria per il britannico in maglia iridata
Pidcock: no al mondiale
Nella sua disamina post gara, Van Der Poel sottolinea quel che è andato e non: «La forma fisica è già buona e quella arriva grazie alla preparazione che è già iniziata per la stagione su strada. Tecnicamente però sono molto indietro e in gara si è visto. Per unire le due cose serve tempo, io spero di essere già molto diverso nel periodo delle feste». Cominciando magari da una settimana prima a Vermiglio, gara che ha cerchiato di rosso sul suo personalissimo calendario.
L’altro tenore, la sconfitta l’ha mandata giù senza troppo rimuginarci. Il giorno prima intanto aveva finalmente bagnato con una vittoria la sua maglia iridata, trionfando a Kortrijk nella prova dell’H2O Trofée. Una gara dominata, andando via al secondo giro e trasformando la corsa in un allenamento. Il britannico della Ineos Grenadiers alla fine di questo weekend ha confermato di essere in una forma migliore di quella dello scorso anno nello stesso periodo, ma ha anche ribadito il suo no alla difesa della maglia.
«Voglio onorarla dalla prima all’ultima gara che potrò fare – ha detto – ma poi dovrò pensare alla preparazione della stagione su strada che richiederà tempo e attenzione».
Il podio finale con Sweeck a 15″ e Iserbyt a 22″ (foto Sportpic-Agency)Il podio finale con Sweeck, secondo a 15″ (foto Sportpic-Agency)
Essere campioni non basta più…
Che cosa resta della sfida di Hulst? Anche un’altra considerazione, la diversa immagine che, come avviene ormai ogni anno, assumono gli altri protagonisti. In occasione della tappa olandese, Iserbyt ad esempio ha perso la leadership della classifica generale a vantaggio di Sweeck, ma questo sembra quasi un inciso, quando invece in qualsiasi sport sarebbe forse il motivo principale di discussione. E’ probabile che, come dice lo stesso Iserbyt, la lotta andrà avanti fino alla fine, ma ora che sono entrati in scena i grossi calibri, se ne accorgeranno in pochi.
E’ il prezzo che si paga alla presenza dei fuoriclasse, quelli che solo con qualche ora di allenamento specifico arrivano e fanno la differenza. Non si può negare che, guardando i vari Iserbyt, Sweeck, Vanthourenhout viene un po’ di malinconia, condannati a vivere in un mondo dove essere campioni non basta più…
Il ritorno alle gare. L’ennesimo. Mathieu Van Der Poel (nella foto di apertura Lapresse) sta preparando il suo esordio stagionale. Domenica a Hulst il circuito della Coppa del mondo accoglierà un altro dei tre tenori dopo che a Overijse Tom Pidcock ha dato spettacolo finendo alle spalle del campione europeo Vanthourenhout. La scelta di VDP di cominciare subito con la massima challenge non è casuale, anzi è paradossalmente dettata dalla possibilità di un esordio più “soft”.
I fratelli Van Der Poel in allenamento a poche ore dalla gara di Hulst (foto Twitter)I fratelli Van Der Poel in allenamento a poche ore dalla gara di Hulst (foto Twitter)
Un aiuto dal regolamento
Il regolamento di Coppa del mondo permette infatti di far valere per l’ingresso nella griglia di partenza anche il ranking di strada e Mtb. In questo modo l’olandese può scattare quindi immediatamente alle spalle dei primissimi di Coppa, entrando subito nel vivo della competizione. Un’agevolazione che nel Superprestige non è applicata: nel ranking del ciclocross Van Der Poel è appena 87°. Ciò significa che il prossimo 3 dicembre a Boom dovrà partire dal fondo del gruppo.
Gli esordi di Van Der Poel hanno quasi sempre coinciso con sue vittorie. Dal 2015 le uniche volte che non ha centrato il successo pieno sono state proprio quell’anno, quando fu 3° alla prova di Coppa a Koksijde e lo scorso anno, nella tappa di Dendermonde a Santo Stefano, dove pure diede spettacolo, ma mostrò anche quei problemi esplosi 24 ore dopo a Zolder, chiudendo di fatto con largo anticipo la sua stagione, durata appena due gare.
VDP a Dendermonde 2021: un secondo posto incoraggiante, ma poi la schiena presentò il contoVDP a Dendermonde 2021: un secondo posto incoraggiante, ma poi la schiena presentò il conto
Prima i training camp
Come Pidcock, anche l’olandese arriva al suo esordio nel ciclocross con pochissime ore di allenamento nelle gambe. L’unica differenza è che qualche uscita nell’arco delle due settimane è riuscita a farla. Anzi proprio gli allenamenti di questa settimana hanno diradato le nubi ancora presenti sul prosieguo della sua stagione sui prati. Van Der Poel vuole riprendersi tutto ciò a cui ha dovuto rinunciare lo scorso anno, guardando già con grande interesse ai mondiali di inizio febbraio.
Per far questo però l’olandese della Alpecin-Deceuninck dovrà fare un po’ la spola con la preparazione su strada. E’ sua intenzione infatti non saltare neanche uno dei training camp previsti dal team, in quei periodi quindi Van Der Poel (che d’altronde non ha certamente posto le classifiche delle challenge come suoi obiettivi) lascerà l’attività sui prati per raggiungere i compagni e preparare la lunga stagione 2023, nella quale non fa mistero di voler raccogliere il più possibile, soprattutto nelle classiche del Nord.
Per David Van Der Poel, qui in Malesia, questa sarà l’ultima stagione di ciclocrossPer David Van Der Poel, qui in Malesia, questa sarà l’ultima stagione di ciclocross
Il 17 dicembre in Val di Sole
Una scelta condivisa anche dal suo principale rivale, quel Van Aert che farà il suo esordio una settimana dopo: il 4 dicembre. Per Mathieu questa sarà anche una stagione resa particolare dalla decisione di suo fratello David di chiudere con il ciclocross a fine stagione, per concentrarsi solo sulla strada. Il fratello più grande, che aveva chiuso l’anno al Tour de Langkawi con due top 10 consecutive, sente di essere arrivato al punto di dover fare una scelta netta. Quella che Mathieu si ostina a non fare, tanto che pensa ancora a giocarsi le sue carte olimpiche nella Mtb (ma sarà un problema considerando che l’Olanda, nel ranking di qualificazione per Parigi 2024 nelle ruote grasse, non è messa molto bene).
Intanto, fra le 10 o poco più gare che il campione arancione disputerà sui prati (e che non comprendono i campionati nazionali d’inizio gennaio, sempre per la coincidenza con un training camp), VDP ha posto un obiettivo particolare nella prova di Vermiglio del prossimo 17 dicembre.
«Non vedo l’ora di essere in Val di Sole – ha detto – è un luogo che mi porta dolci ricordi, la vittoria nella Coppa di mtb nel 2019. Ho visto la gara lo scorso anno alla televisione, io non ho grande esperienza nel gareggiare sulla neve, ma voglio provarci con tutte le mie forze. Sono molto curioso e dal punto di vista tecnico, quel percorso credo si adatti molto alle mie caratteristiche».
A Hulst l’olandese ha vinto nelle sue ultime 4 presenze (2017-18-19-21)A Hulst l’olandese ha vinto nelle sue ultime 4 presenze (2017-18-19-21)
Intanto però c’è da battezzare la stagione in quel di Hulst, contro un Pidcock già più rodato, un Vanthourenhout al massimo della forma, un Iserbyt leader di Coppa, ma frenato da una condizione fisica non al meglio e un clima polemico con stampa e tifosi. Van Der Poel è pronto a mettere tutti d’accordo, come ha spesso fatto in passato…
Van der Poel saluta la stagione del cross e si affaccia sulla strada. Ma prima riflette sulla rivalità con Van Aert e conferma il progetto Tokyo in Mtb