Fizik Vento Ferox Carbonè l’ultima nata del marchio veneto e sviluppata con gli atleti dell’xc. E’ una scarpa chesconfina nel gravel race, perché è leggera, performante e dedicata a chi vuole una suola rigida che minimizza le dispersioni.
Il rotore singolo Boa Li2 collima con un velcro largo e abbondante nella presa, una soluzione sviluppata non a caso. Vediamo il perché e le sue caratteristiche principali.
Forma asciutta, ma non troppoForma asciutta, ma non troppo
Stile e funzionalità
Al di là delle combinazioni cromatiche disponibili, che sono tre, lo stile delle calzature Fizik è unico e inconfondibile. Eppure non è un insieme di vezzi del design, perché proprio le soluzioni adottate, sono tanto uniche quanto funzionali alla performance.
C’è un singolo rotore Boa Li2, è quello di ultima generazione e ha il compito di adeguare il volume frontale della scarpa al piede. L’intreccio del cavo, in combinazione con la tomaia aiuta a distribuire le pressioni ai lati.
C’è il velcro, richiesto dagli atleti per evitare scalzamenti della scarpa in caso di rottura del secondo rotore superiore, offre al tempo stesso un’immagine diversa della calzatura. Una volta in tensione, il velcro con una superficie così ampia agisce in modo davvero importante nella ritenzione della scarpa, trattiene il piede e distribuisce la pressione da sinistra verso destra e viceversa. Ecco perché la zona dell’arco plantare ha un rinforzo e si mostra molto compatta.
La zona della volta plantare è ben sostenutaLa zona interna del tallone ha degli inserti grippantiLa suola, con la possibilità dei due ramponi anterioriLa soletta non è di quelle standardLa zona della volta plantare è ben sostenutaLa zona interna del tallone ha degli inserti grippantiLa suola, con la possibilità dei due ramponi anterioriLa soletta non è di quelle standard
Come è fatta
Questa Fizik ha una tomaia sottile e resistente, traspirante e rinforzata nei punti giusti. Adotta una sorta di laminazione e diversi strati, tra il tessuto mesh e gli inserti in PU. Anche la linguetta ha uno spessore contenuto, con tanti fori per la traspirazione. Il supporto al tallone è integrato e nascosto sotto la tomaia.
La suola X1 presenta dei ramponi morbidi per aumentare il grip una volta scesi di sella. I tasselli sono abbondantemente spaziati tra loro, per evitare accumuli di detriti e fango. La parte centrale è in carbonio e non presenta lo strato di flatting lucido. La soluzione è voluta e ricercata, perché limita lo scivolamento della tacchetta e mostra una longevità aumentata. E’ compatibile SPD e ha un’indice di rigidità pari a 10 nella scala Fizik.
E’ disponibile nelle misure da 36 a 48. Il suo prezzo di listino è di 299 euro.
La voglia di esplorare nuovi orizzonti appartiene a tutti noi. All’Italian Bike Festival chiusosi quasi una settimana fa, il bikepacking si è preso il suo palcoscenico cavalcando nuovi telai gravel ed e-bike per l’offroad. Givi Bike ne è l’esempio con una linea completamente dedicata alla voglia di viaggiare in modo sicuro, comodo, portando con sé tutto il necessario.
La linea dedicata a questo ambito è la Adventure, incentrata proprio su questa volontà di viaggiare in sella alla propria bici, che sia gravel, Mtb o una bici da corsa audace. All’autodromo di Misano l’azienda italiana ha portato quattro nuovissimi prodotti in esclusiva: una borsa da telaio, una da forcella, una da sottosella e infine un piccolo porta oggetti da installare direttamente su tubo orizzontale della bici. A spiegarcele è stato proprio Denis Vaccari, Product Manager di Givi.
La borsa da 1,5 litri è ideale per riporre oggetti personali e avere un facile accessoLa borsa da 1,5 litri è ideale per riporre oggetti personali e avere un facile accesso
Obiettivo facilità
La prima borsa che ci viene illustrata è proprio la borsa da telaio compatta e sicura. «E’ una borsa – spiega Vaccari – che rispecchia la linea Adventure anche se piccola da 1.5 litri. 100% nylon Ripstop da 420 denari, completamente elettrosaldato.
«E’ un borsellino da accessori. Il sistema di chiusura è con Flip Lock quindi anti apertura accidentale. Si può installare sia con le viti da portaborracce sia con le cinghie che sono incluse nel kit. Poi c’è una cinghia che serve per fissarla al canotto del manubrio».
La borsa da telaio della linea Adventure è di facile installazione grazie alle cinghieLa borsa da telaio della linea Adventure è di facile installazione grazie alle cinghie
Tutto quello che occorre
La più utilizzata da tutti, non solo nell’ambito delle lunghe escursioni, è la borsa da telaio. «La nuova borsa – dice Vaccari – da 3.5 litri, è una borsa frame. Sempre in nylon Ripstop, da 420 denari. E’ dotata chiaramente di doppio scompartimento con una tasca completamente impermeabile in modo tale da avere un alloggio ancora più protettivo nel caso si abbiamo oggetti preziosi da conservare.
«L’installazione avviene tramite le cinghie che si possono regolare in base alla geometria della bici, posizionandosi nel triangolo interno. Sopra e sotto ci sono degli inserti che evitano che il tutto vada a strisciare sul telaio rovinandolo».
La borsa da forcella risulta compatta e ben fissata per ogni situazioneAlcune forcelle hanno la predisposizione su cui attaccare l’attacco maschioUna volta sganciata la borsa rimane attaccata con un ulteriore grado di sicurezzaLa borsa da forcella risulta compatta e ben fissata per ogni situazioneAlcune forcelle hanno la predisposizione su cui attaccare l’attacco maschioUna volta sganciata la borsa rimane attaccata con un ulteriore grado di sicurezza
Per andare ovunque
Una delle innovazioni che più sono saltate all’occhio vendendo lo stand Givi, sono proprio le borse da forcella. Versatili e sicure sembrano essere un alloggio ben ideato per trasportare tutto il necessario per il viaggio.
« La nuova borsa – ci illustra Vaccari – da 3.5 litri, è dotata di un nuovo attacco Givi per essere installata sia dove c’è la predisposizione, sia in forcelle che non dispongono dell’alloggio. La borsa si monta molto facilmente perché si innesta con l’aggancio rapido in sede. La borsa si chiude con sistema roll top e con una cinghia di sicurezza regolabile».
«La borsa da forcella non è una borsa così comune. Abbiamo deciso di progettarla per essere compatibile con tutte le sezioni possibili. Dalle forcelle più sottili delle gravel a quelle ammortizzate con diametri ben più rilevanti delle Mtb. In particolare la chiusura a cinghia, dispone di passaggi del cinturino come negli orologi. In questo caso la gomma va a contatto con la forcella e riesce ad avere un grip immediato.
«Abbiamo scelto una gomma grippante e l’abbiamo applicata sia sulla cinghia sia sull’attacco maschio. Tutte le vibrazioni e le sconnessioni quindi non vanno a dare fastidio in nessun modo alle borse».
La borsa sottosella può arrivare a contenere oggetti e indumenti per 4,5 litri di volumeL’attacco sottosella si adatta al rail con due differenti modi di installazioneLa borsa sottosella può arrivare a contenere oggetti e indumenti per 4,5 litri di volumeL’attacco sottosella si adatta al rail con due differenti modi di installazione
Sicura e spaziosa
Per finire le proposte rivolte all’escursionismo su due ruote, la linea Adventure vede entrare in gamma una versione aggiornata della borsa sottosella, ancora più sicura e spaziosa.
«Una borsa sottosella con inserimento e aggancio semplice. E’ la nuova borsa da 4.5 litri in massima estensione. Porta oggetti ma anche porta indumenti compatti come magari può essere un antiacqua. C’è la possibilità di installare una luce supplementare grazie alle predisposizioni. Un inserto reflex posteriore permette di essere comunque ben visibili riflettendo le luci direttamente sulla borsa».
«La particolarità di questa borsa è l’attacco rapido sotto il rail della sella molto facile e veloce. L’attacco ha la possibilità di essere installato in entrambi i lati. Una faccia da l’opzione di installarlo maggiormente inclinato mentre l’altra modalità la mantiene più parallela al terreno. Questi due differenti modiaiutano a limitare lo spostamento del carro della sella in fase di montaggio adattandolo alle proprie esigenze».
«Visto che ci sarà un primo mondiale gravel, ci è sembrato giusto ci fosse anche un primo campionato italiano… gravel». Marco Selleri è chiaro sin da subito. Il direttore generale di ExtraGiro (insieme a MarcoPavarini) è pronto per questa nuova avventura (in apertura foto Ricci Maccarini). Un’altra sfida, ci verrebbe da dire.
Allestire un evento ufficiale, tanto più di una disciplina “nuova”, almeno dal punto di vista agonistico, non è facile. Ma i presupposti perché si vada verso un altro bel successo organizzativo ci sono tutti. Selleri e la sua squadra hanno messo a punto ogni aspetto dell’evento.
I dirigenti di ExtraGiro Marco Pavarini e Marco Selleri (a destra) terranno a battesimo il primo tricolore gravel FCII dirigenti di ExtraGiro Marco Pavarini e Marco Selleri (a destra) terranno a battesimo il primo tricolore gravel FCI
Dalla Far Gravel
«L’idea di questo primo campionato italiano gravel – racconta Selleri – nasce quest’inverno. Abbiamo incontrato Raffaele Brunaldi, che è l’organizzatore della Far Gravel, un evento cicloturistico che ha già cinque anni di storia e che ha visto al via anche 700 partenti. Lui mi chiese se avevamo voglia di organizzare una gara. Da cosa, nasce cosa… ed eccoci qui».
«Prima di allestire questo tricolore, noi di Extragiro eravamo in lizza per organizzare il mondiale gravel, ma le Regioni (Marche, Emilia-Romagna e Toscana) presso le quali ci siamo rivolti non ci hanno dato il loro supporto e così abbiamo dirottato sull’italiano».
Argenta è pronta a mettersi il vestito buono, dunque. Ci sarà un villaggio nella piazza centrale e tanti parcheggi sparsi per le vie della cittadina ferrarese. Ci saranno espositori e sarà una festa del ciclismo. Una festa che tra l’altro sarà trasmessa anche da Rai Sport.
La planimetria del tricolore di Argenta. Lo start avverrà alle 11:30 e ogni 2′ scatterà una griglia. Apriranno gli open uominiLa planimetria del tricolore di Argenta. Lo start avverrà alle 11:30 e ogni 2′ scatterà una griglia. Apriranno gli open uomini
Fra terra e acqua
E allora vediamolo un po’ questo percorso. Si parte e si arriva ad Argenta, nello stesso identico punto in cui arrivò la prima tappa dell’ultimo Giro d’Italia U23. I percorsi a disposizione di professionisti e amatori sono due: uno da 120 chilometri e uno da 89.
Chiaramente in quelle zone, le più basse e pianeggianti d’Italia, delle salite non c’è neanche l’ombra. Ma i tracciati sono davvero suggestivi. Si va dalle distese dei campi dell’entroterra, alla costa adriatica, lambendo le zone umide del Delta del Po, ricche di una certa fauna. E non a caso lo slogan (bellissimo) della Far Gravel recita: “Un’avventura tra la terra e il mare”
«Non ci sono single track – riprende Selleri – ma ci sono tantissimi stradoni sterrati, su fondo anche ghiaioso, degli argini e circa il 18% di asfalto. Le donne open (elite e U23, ndr) saranno impegnate sul tracciato da 89 chilometri. Mentre gli uomini, sempre open, lo saranno su quello da 120».
I percorsi gravel di solito sono un po’ più tecnici, con l’inserimento di qualche single track, ma di contro hanno anche un po’ più di asfalto. Qui si è fatto di necessità virtù. Alla fine ciò che comanda è il territorio.
«Per me – dice Selleri – il gravel è stato accorpato nel settore fuoristrada, ma lo vedo più vicino alla strada, per le bici, il modo di correre… Al via ci sono squadre importanti come la Bardiani Csf Faizanè, la Beltrami… e altri si stanno iscrivendo (chiusura delle registrazioni giovedì a mezzanotte, ndr).
«Spiace che con il campionato del mondo marathon, qualche atleta che magari avrebbe potuto fare bene non ci sarà. Penso per esempio ad un Riccardo Chiarini (ex stradista, ndr) che avrebbe detto la sua».
Grande lavoro per i meccanici. Qui, Alessandro Brusa prima della Serenissima gravel 2021 (foto Instagram)Grande lavoro per i meccanici. Qui, Alessandro Brusa prima della Serenissima gravel 2021 (foto Instagram)
Sei punti tecnici
Si diceva di un tracciato veloce. Il dislivello totale supera di poco i 400 metri, ma con tanto sterrato l’insidia è dietro l’angolo. Anche per questo i partecipanti, professionisti inclusi, dovranno essere in grado di cavarsela da soli.
«Il regolamento – spiega Selleri – dice che tra un punto tecnico e l’altro non possono esserci più di 25 chilometri. Noi ne abbiamo inseriti due di più: sei (ne sarebbero bastati quattro, ndr) e infatti la distanza tra un punto e l’altro è di 15-20 chilometri, non di più.
«Questi punti saranno anche dotati di rifornimenti per cibo e acqua. Chi farà assistenza ai team che, ricordo, non hanno ammiraglie al seguito, potrà raggiungerli comodamente grazie anche alle tracce Gpx che gli abbiamo fornito».
Non solo sterrato: un’insidia potrebbe essere il vento. Anche se il meteo per domenica promette bene (foto Simone Dovigo)Non solo sterrato: un’insidia potrebbe essere il vento. Anche se il meteo per domenica promette bene (foto Simone Dovigo)
Velocità alte
Prima abbiamo parlato di insidie. Una di queste potrebbe essere il vento che in quelle distese quando spira è alquanto forte. Tuttavia per la prossima domenica (si corre il 18 settembre) il meteo sembra essere buono, mentre non dovrebbe essere così alla vigilia.
E poi occhio alle velocità. Nella cronotabella si spazia dai 30 all’ora (pensata forse più per gli amatori) ai 38. Ma visto il percorso “poco tecnico” è facile ipotizzare anche dei giochi di squadra. Non è così scontato che non si possa abbattere o avvicinare il muro dei 40 all’ora.
Per gli atleti di Enough Cycling la bicicletta è abbastanza per essere felici. Mattia De Marchi ci porta nel racconto del progetto e della situazione del gravel in Italia e all'estero
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Dalla mountain bike, l'esperienza di Tannus e dei suoi inserti che riducono al minimo il rischio di forature, si estende alla gravel. All'Italian Bike Festival, i prodotti dell'azienda friulana, hanno richiamato l'attenzione di molti appassionati...
Tannus è sinonimo di inserto protettivo e con la crescita del segmento gravel, arriva anche l’Armour Tubeless specifico per questa categoria.
Lo stile di guida non è soggetto a modifiche, rispetto al tubeless senza inserto, il cerchio è protetto e in caso di foratura è possibile continuare a far correre la bicicletta per un periodo più lungo.
I concetti principali che mostra Tannus, flessibilità, protezione e assorbimentoI concetti principali che mostra Tannus, flessibilità, protezione e assorbimento
L’inserto per le tubeless
Gli inserti Tannus sono a base polimerica, fattore che permette di creare dei prodotti specifici per le varie esigenze, proprio grazie alle densità differenziate.
Perché le esigenze di un pilota di DH sono differenti da un gravelista, perché il biker ha necessità di specifiche diverse rispetto ad uno stradista che vuole andare sul pavè.
Un inserto Tannus viene montato tra lo pneumatico tubeless ed il cerchio, fluttua e si adatta alla gomma. Se utilizzato con le specifiche corrette, con il giusto range di misure non modifica lo shape del copertone. Ha bisogno del liquido anti-foratura, ma non lo assorbe. Non azzera il rischio di foratura, ma allunga il periodo di rotolamento utile in caso di abbassamento della pressione e protegge il cerchio.
In futuro vedremo le gomme pieno nel contesto race? Nulla è impossibileIn futuro vedremo le gomme pieno nel contesto race? Nulla è impossibile
Il gravel pesa solo 70 grammi
Armour Tubeless per il gravel ha un valore alla bilancia di soli 70 grammi e copre un range di misure adatto alle moderne esigenze di chi pratica questa disciplina. I limiti d’impiego non esistono, in quanto il prodotto si interfaccia in modo ottimale a chi pratica il gravel race, ma anche a chi pensa al bike packing e vuole essere più sicuro durante il viaggio.
Le asole sono differenziate per ogni tipologia di prodottoLe asole sono differenziate per ogni tipologia di prodotto
Perché le asole?
Ogni inserto ha delle asole, delle vere e proprie fessure. Non sono tutte uguali, diverse per le varie discipline. L’obiettivo è quello di creare il massimo flusso di liquido e di aria, limitando così gli accumuli e spalmando il lattice lungo tutta la gomma.
Qui all’Italian Bike Festival le specialità sono molteplici e le aziende presentato al pubblico le loro gamme dalla A alla Z. Sulla collinetta dove poco meno di una settimana fa i tifosi erano assiepati per vedere sfrecciare il Motomondiale sul circuito di Misano, oggi ci sono i test delle bici gravel. Per questo abbiamo deciso di chiedere a Look di mostrarci tutta la sua gamma rivolta alle ruote strette ma sporche.
L’azienda francese leader nel mercato corsaoggi è pronta ad affermarsi anche in quello gravel con parte dei prodotti presi in prestito dalla linea cross country con l’attacco SPD. Alberto Fumagalli Marketing & Communication manager di Look, ci porta alla scoperta di tutto il catalogo proposto.
I profili dei pedali gravel non presentano grosse differenze, mentre sulle superfici d’appoggio i dettagli sono notevoliI profili dei pedali gravel non presentano grosse differenze, mentre sulle superfici d’appoggio i dettagli sono notevoli
Performance gravel
Come anticipato il gravel prende in prestito qualche pagina del catalogo della Mtb con i top di gamma perfromance che si sposano perfettamente con questa specialità che sta sempre diventando più importante.
«Gli X-Track Race Carbon – dice Fumagalli – sono semplicemente pedali che offrono il miglior rapporto peso-potenza oggi sul mercato. Grazie all’ampia area di contatto, tutta la potenza viene trasferita alla guarnitura. I Race sono entrambi due modelli rivolti a chi cerca la massima performance». Il prezzo consultabile sul sito è di 119,90 euro.
«I pedali X-Track Race Carbon TI sono creati appositamente per i percorsi più esigenti. La geometria del meccanismo è progettata per un facile aggancio in tutte le condizioni».
Oltre al suo corpo in carbonio, che offre una superficie di contatto di 515 mm², l’asse in titanio assicura che il pedale sia rigido e leggero con i suoi 145 grammi. Il prezzo consultabile sul sito è di 199,90 euro.
Tra i modelli presi in prestito dalla Mtb con il crescere della gamma oltre alla superficie d’appoggio migliora anche il pesoIl modello X-Track Race Carbon TI è il top di gamma della linea proposta da LookTra i modelli presi in prestito dalla Mtb con il crescere della gamma oltre alla superficie d’appoggio migliora anche il pesoIl modello X-Track Race Carbon TI è il top di gamma della linea proposta da Look
Ideali per il gravel
Per chi non cerca una performance estrema ma vuole comunque poter contare su prodotti garantiti dalla qualità di Look ci sono gli X-Track e gli X Track Race.
«X-Track è il pedale d’ingresso – spiega Fumagalli – della gamma gravel. Dire gamma d’ingresso, non significa dire che la tecnologia venga lasciata da parte. Il corpo in alluminio e l’asse in Chromoly+, dotato di una doppia tenuta, sono sinonimo di robustezza e fluidità nella pedalata». Il prezzo consultabile sul sito è di 46,90 euro.
Tra il primo prodotto e il secondo si aggiunge non a caso la parola Race. Il design del X-Track Race condivide il suo design con i modelli Carbon e Carbon Ti. Anche se non ha un corpo in carbonio, questo non limita affatto le sue performance. Il prezzo consultabile sul sito è di 74,90 euro.
Le versioni trekking si rivolgono ai principianti e a chi utilizza la bici anche in altre occasioniLa luce è ricaricabile e acquistabile per implementarla su altri modelliLa luce è ricaricabile e acquistabile per implementarla su altri modelli
Trekking e città
A metà strada tra la leggerezza della gamma performance e quella di chi si approccia per la prima volta a questa specialità, ci sono i modelli trekking. «La loro particolarità – dice Fumagalli – è rappresentata dal fatto di essere pedali semi automatici. Da una parte l’attacco dall’altra una superficie flat. La gamma Geo Trekking si prende quella fetta di mercato che si posiziona tra i principianti e chi usa la bicicletta per tutti i giorni come per esempio il tragitto casa-lavoro. Le bici gravel di oggi si prestano molto anche a questo utilizzo».
I Geo Trekking sfruttano la loro versatilità per affrontare tutte le situazioni e tutte le condizioni con la massima libertà. Tre diversi design sono stati sviluppati sulla parte piatta dei pedali, con un corpo in composito svuotato e piccoli ramponi per soddisfare un ampio campo di utilizzo. Il prezzo consultabile sul sito è di 69,90 euro.
Infine ci sono i Geo Trekking Vision. Pedali multiverso per eccellenza. Al vantaggio di avere un pedale ibrido si aggiunge un extra importante. Un sistema di illuminazione che si aggancia sul pedale e aumenta notevolmente la visibilità del ciclista creando un fascio oscillante con un’autonomia di oltre trenta ore. Il prezzo consultabile sul sito è di 99,90 euro.
Si amplia ulteriormente la famiglia degli pneumatici gravel di Schwalbe. Arriva la versione G-One Overland.
Questo pneumatico ha come soggetto principale la longevità e la robustezza, grazie alla carcassa SuperGround. Ma non lascia da parte la scorrevolezza, grazie ad una tassellatura fitta con mescola Addix SpeedGrip.
Il nuovo Overland di SchwalbeIl nuovo Overland di Schwalbe
Cicloturismo e sterrato esigente
Diversi fattori collimano per dare forma ad una gomma versatile e adatta a diverse tipologie di approccio. La costruzione parte dalla carcassa SuperGround (utilizzata anche in ambito mtb) con 67 fili per pollice quadrato. Questa ha un giusto valore alla bilancia, ma una robustezza che garantisce resistenza e protezione. Inoltre ha l’aggiunta del rinforzo SnakeSkin, da tallone a tallone, una ulteriore protezione che si aggiunge ai tre strati di carcassa.
La tassellatura è fitta e differenziata, il suo design ricorda a tratti lo pneumatico Schwalbe da competizione G-One R, con una sorta di “freccia” centrale. G-One Overland è però decisamente più robusto e strutturato.
Peso di 517 grammiI tasselli sono fitti e una volta montato ha uno shape rotondoPeso di 517 grammiI tasselli sono fitti e una volta montato ha uno shape rotondo
Tre sezioni disponibili
Schwalbe G-One Overland è disponibile con una larghezza da 40, oppure 45 o 50. E’ uno pneumatico tubeless (TLE) ed ha un prezzo di listino di 64,90 euro. Abbiamo rilevato un peso di 517 grammi per ogni singola gomma (sezione da 40). E’ adatto anche alle biciclette con assistenza alla pedalata.
L’Italian Bike Festival, partito oggi nel caldo sole del Misano World Circuit, è un incontro continuo di persone e di colori. Prodotti nuovi e particolari, bici delle varie forme e dimensioni che si incontrano sull’asfalto del circuito dedicato a Marco Simoncelli. Nel girare tra i vari stand incontriamo Leonardo Zeduri, marketing and communication specialist di Bianchi. Leonardo ci presenta la nuova e-gravel di casa Bianchi: la e-Arcadex, presentata giovedì 8 settembre, ed in questi giorni di fiera visibile in anteprima mondiale.
Sulla e-Arcadex è possibile montare tutti i gruppi gravel: qui in foto l’Ekar di Campagnolo a 13 velocitàIl passaggio delle ruote è stato allargato rispetto alla versione muscolare, la massima sezione che si può montare è da 45 millimetriBianchi ha rinforzato il carro posteriore per renderlo più adatto alla maggior potenza del motore BoschE’ possibile montare tutti i gruppi gravel: qui l’Ekar di CampagnoloIl passaggio delle ruote è maggiore, la massima sezione utilizzabile è da 45 millimetriSi è rinforzato il carro posteriore per adattarlo alla potenza del motore Bosch
Una nuova frontiera
«E’ il nuovo riferimento dell’azienda per il settore e-gravel – ci racconta nel suo stand Leonardo – ed è un progetto che nasce direttamente dal modello muscolare Arcadex. Si tratta di una bici pensata per chi ha piacere di andare in bicicletta e di starci molte ore. Ha una geometria molto confortevole e ti permette di avere una buona performance per un buona durata di tempo, tanto sull’asfalto quando sul fuori strada. Una delle novità principali, è che noi di Bianchi abbiamo disegnato un passaggio ruota molto più largo rispetto al modello muscolare. Sulla e-Arcadex possono essere montati copertoni fino a 45 millimetri di larghezza. Una scelta votata anche al mondo del bikepacking e del cicloturismo».
Bianchi ha portato una bella novità introducendo il reggisella giroscopicoIl reggisella giroscopico si aziona da questa leva sulla parte sinistra del manubrioBianchi ha portato una bella novità introducendo il reggisella giroscopicoIl reggisella giroscopico si aziona da questa leva sulla parte sinistra del manubrio
Dettagli tecnici
«Il motore è il Bosch Performance Line CX: 250 watt di motore ed una batteria da 500 watt all’ora, con autonomia stimata di 115 chilometri e capacità di ricaricarsi completamente in sole 4 ore. E’ possibile montare tutti i gruppi gravel possibili: da Campagnolo a Sram e Shimano».
«Un altro dettaglio importante sulla e-gravel – riprende – è che è stato montato per la prima volta un reggisella telescopico, con una sospensione integrata di 40 millimetri di assorbimento agli urti. In più il reggisella ha un’escursione di altri 80 millimetri. Si attiva con un pulsante che si trova nel lato sinistro del manubrio.
La e-Arcadex è disponibile anche nella colorazione glacierInoltre è stata lanciata anche la e-Tourer, una bici pensata per gli spostamenti cittadiniLa e-Arcadex è disponibile anche nella colorazione glacierInoltre è stata lanciata anche la e-Tourer, una bici pensata per gli spostamenti cittadini
Due versioni e tre colori
I colori utilizzati per la nuova e-Arcadex sono tre: forest, glacial e desert, per richiamare ancora di più il contatto del gravel con la natura circostante. La seconda versione presente, oltre a quella gravel è la versione Tourer, altra novità proposta da Bianchi.
«Una bici dotata di una serie di luci all’anteriore ed una di posizione al posteriore, sono stati montati dei parafanghi perché come dice il nome è una bici pensata per la vita di tutti i giorni. Ha una capacità di carico di 15 chili, quindi molto utile in città e anche nei brevi spostamenti. La massima misura di copertoni utilizzabile è da 40 millimetri, proprio per la presenza dei parafanghi».
Gobik si avvale di una collaborazione di eccellenza per il mondo del ciclismo e dell’abbigliamento tecnico per lanciare Mestizo, la sua collezione gravel. L’azienda spagnola ha trovato nell’ex ciclista professionista Juan Antonio Flecha, oggi affermato opinionista di eurosport, un valido collaboratore tecnico. Il campione argentino, nato a Buenos Aires e naturalizzato spagnolo, vanta una carriera ricca di successi, tra cui spicca il Campionato di Zurigo del 2004. Sono state proprio le esperienze di questi successi ed i 13 anni di carriera di Flecha la base cui si è affidata Gobik.
Flecha ha scoperto il gravel in uno dei suoi viaggi negli USA rimanendone subito affascinatoFlecha ha scoperto il gravel in uno dei suoi viaggi negli USA rimanendone subito affascinato
Una passione continua
Flecha non ha mai abbandonato la bellezza e la libertà di pedalare su strade e sentieri sempre nuovi. Così, Gobik, ha pensato bene di unire i principi dell’ex corridore con quelli del gravel. Infatti, la collezione Mestizo riunisce sotto il suo nome tre aggettivi principali: Slow, Rebel & Dirty.
Il gravel, Flecha, lo ha scoperto in un viaggio negli USA, ed è subito rimasto affascinato da questa disciplina così a contatto con la natura. «Il gravel – ha raccontato – mi permette di sentirmi in armonia con l’ambiente e allo stesso tempo moltiplica le opzioni possibili per i miei percorsi in bici, regalandomi una grande sensazione di libertà».
La collezione Mestizo riunisce sotto il suo nome tre aggettivi principali: Slow, Rebel & DirtyAnche i colori sono ispirati alla natura ed all’armonia che ne deriva con il gravelLa collezione Mestizo riunisce sotto il suo nome tre aggettivi principali: Slow, Rebel & DirtyAnche i colori sono ispirati alla natura ed all’armonia che ne deriva con il gravel
La collezione
La collezione è variegata, ed è stata ufficialmente presentata, proprio da Flecha, nella gara di ultracycling Badlands, ancora in svolgimento. La manifestazione terminerà infatti il 9 settembre. Coprirà una distanza di 780 chilometri, con oltre 15.000 metri di dislivello, attraverso il territorio di Granada e Cabo de Gata, per terminare ai piedi del Pico Veleta.
«Siamo partiti con il progettare i pantaloncini con fondello Gritk10 – dice Flecha – lanciati di recente e specifici per il gravel, la maglietta tecnica Volt, la maglia Stark e il gilet Plus 2.0, oltre a una nuova bandana triangolare e un regalo: una spilla e una collezione di adesivi per i primi 200 acquirenti sul sito Gobik».
La salopette Corto Uomo cargo ha delle tasche sulle parti laterali per un maggior stoccaggio di prodottiLa salopette Corto Uomo cargo ha delle tasche sulle parti laterali per un maggior stoccaggio di prodotti
La maglia Volt
La maglia Volt ha una vestibilità rilassata, unita ad un’elevata traspirabilità che garantisce un grande comfort sui lunghi percorsi. Allo stesso tempo, si è tenuto conto della capacità di carico, offrendo ampi spazi per riporre oggetti ed altri prodotti, come alimenti.
Per mantenere il comfort elevato le maniche sono state cucite senza nastri, hanno un orlo termosaldato e si adattano perfettamente alle braccia senza esercitare pressione.
La vestibilità non è aderente ma leggermente più larga, per avere un maggiore comfort anche dopo tante ore in biciLa vestibilità non è aderente e consente un maggiore comfort anche dopo tante ore in bici
La salopette
I pantaloncini sono i Corto Grana con fondello k10 a doppia densità per una maggiore comodità in sella anche dopo tanti chilometri. Si tratta di una salopette cargo: le tasche laterali sono rifinite con incollaggio e taglio al laser, per essere senza cuciture e una maggiore elasticità.
Inoltre, nella parte posteriore sono integrate delle tasche situate sugli spallacci Air. Distribuiscono il peso dell’atleta in modo equilibrato e uniforme e garantiscono un tasso di traspirazione ottimale. Il pannello in vita è realizzato in tessuto a rete ultraleggero che aumenta il flusso d’aria dall’esterno grazie alla sua elevata traspirabilità.
Girando nella zona di partenza/arrivo della Monsterrato Race, la gara italiana inserita nelle Uci World Series in programma nel primo fine settimana di settembre a Quattordio (AL) si respira forte la sensazione di novità, di addentrarsi in un mondo sconosciuto e alla ricerca di una sua identità agonistica, quale quello della gravel. La gara piemontese precede i campionati italiani di Argenta e i mondiali che si svolgeranno in Veneto, un trittico al termine del quale si saprà molto di più del futuro della specialità. Ma nelle sue riflessioni il cittì della nazionale Daniele Pontoni va anche oltre.
Pontoni è stato un pioniere, da atleta, della mountain bike e affrontando ora per ora la vigilia dell’evento internazionale, ammette di respirare la stessa aria che c’era ai primordi del ciclismo offroad: «Mi sembra di vivere in un deja vu, di affrontare quel che avevo già vissuto agli inizi degli anni Novanta, quando la mtb iniziava a diffondersi. Non era ancora stata ammessa nel programma olimpico, era vista ancora come qualcosa di nuovo, di strano, anche di assurdo da parte degli integralisti del ciclismo su strada. Sappiamo tutti com’è andata a finire e sarà così anche per la gravel».
La Monsterrato Race si disputa a Quattordio (AL) su una distanza di 125 kmLa Monsterrato Race si disputa a Quattordio (AL) su una distanza di 125 km
Effettivamente si parte fra mille incertezze, anche dal punto di vista regolamentare…
Non potrebbe essere altrimenti, stiamo entrando in un mondo sconosciuto, che andrà a formarsi e a crescere esattamente com’è avvenuto per la mountain bike, fra esperimenti, alcuni riusciti e altri sbagliati, fino ad arrivare a una conformazione più chiara.Guardate ad esempio alle distanze: una gara di gravel può essere compresa fra i 50 e i 200 chilometri, questo significa che bisogna ancora trovare il format giusto, il che comprende anche fattori come dislivelli, tipologie del terreno, tempi di percorrenza. Ogni gara è un unicum, perché così sono le caratteristiche geografiche di ogni luogo e bisogna trovare i giusti punti di contatto. Ma si può fare solo sperimentando, come sta avvenendo.
Come riesci a muoverti allora avendo sulle spalle la responsabilità di una nazionale?
Anch’io sono chiamato a sperimentare, tenendo contatti a 360° tanto con il mondo della strada quanto con quello della mtb. L’Uci ha deciso questo “lancio” internazionale del gravel culminante con i mondiali davvero in extremis, a calendari delle altre specialità già abbondantemente formati. Ecco quindi che trovare corridori disponibili, considerando che in concomitanza con la Monsterrato Race c’è la Coppa del Mondo di mtb in Val di Sole e su strada ci sono Vuelta e tante altre gare, è stato difficile. Ho comunque formato una squadra che prende sia dall’una che dall’altra disciplina, con Antonio Folcarelli, Mattia Viel e fra le ragazze Carlotta Borello, Rebecca Gariboldi e Barbara Guarischi.
La nazionale di gravel durante la ricognizione della Monsterrato Strade BiancheLa nazionale di gravel durante la ricognizione della Monsterrato Strade Bianche
Che cosa ti aspetti?
Al di là del massimo impegno che ci deve sempre essere indossando la maglia azzurra, assolutamente nulla. Non abbiamo uno storico, non sappiamo la scala dei valori, bisogna un po’ procedere a tentoni. Tutte queste esperienze serviranno via via per normare l’attività, esattamente come avvenne trent’anni fa per la mountain bike.
Questa gara e i tricolori saranno importanti anche per la formazione della squadra azzurra per i mondiali. Sondando il terreno fra società e corridori, che reazioni hai riscontrato?
L’interesse c’è da più parti, ma molti che avrebbero anche voluto mettersi alla prova non hanno trovato gli spazi e mi riferisco proprio a chi è impegnato con la mtb o a chi sta magari preparando la trasferta australiana per i mondiali su strada o il Lombardia che si svolgerà proprio lo stesso giorno dei mondiali. Rispetto alle idee che mi ero fatto all’inizio ho dovuto cambiare molti nomi, ma faremo di necessità virtù, è un anno zero un po’ per tutti. Ma l’interesse maggiore sapete da chi lo sto riscontrando? Dai costruttori…
Niki Terpstra (TotalEnergies) si è aggiudicato la Whis One Gravel Race di MIllau (FRA)Il podio dell’Highlands Gravel Classic di Fayetteville (USA) con primo Andrew EvansL’olandese Jasper Ockeloen primo all’Houffa Gravel in Belgio (foto Yuzzu Gravel Series)Niki Terpstra (TotalEnergies) si è aggiudicato la Whis One Gravel Race di MIllau (FRA)Il podio dell’Highlands Gravel Classic di Fayetteville (USA) con primo Andrew EvansL’olandese Jasper Ockeloen primo all’Houffa Gravel in Belgio (foto Yuzzu Gravel Series)
Nel senso che sono quelli maggiormente incuriositi da questo primo boom agonistico?
Sì, perché vogliono sondare il terreno prima di mettersi alla prova sul mercato in maniera seria, mirata. Nella mtb avvenne lo stesso, in pochissimi anni ci fu un’esplosione di modelli, di novità e conseguentemente di vendite. Io sono sicuro che in 2-3 anni sarà così anche per le gravel.
All’estero la situazione è identica a quella che stai verificando in Italia?
Non proprio, c’è chi è partito molto prima. Negli Usa vedevamo questo tipo di bici già agli albori del secolo, li prendevamo per pazzi, allestivano questi eventi che avevano più un sapore goliardico o di reminiscenze del ciclismo passato, un po’ sulla strada che ha fatto grande l’Eroica. Ma ora è tutta un’altra musica, ora si fa sul serio…
Sei ottimista sull’evoluzione di questa disciplina?
Tantissimo. Mi viene in mente un paragone con il calcio femminile: prima dei mondiali del 2019 in Italia quasi nessuno lo conosceva, ma dopo tutti hanno iniziato a interessarsene e quello sport ha compiuto passi da gigante. Vedrete come cambieranno le cose dopo il primo mondiale in Veneto…