Giulio Ciccone, ritiro Trek (foto Oliver Grenaa, Jojo Harper)

Ciccone, il Giro e poi la Vuelta da capitano

12.01.2021
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In un altro momento, in un mondo finalmente liberato dalla pandemia, saremmo seduti con Ciccone su una sdraio a bordo piscina dell’hotel di Denia,  cercando di capire dove lo porteranno nel 2021 le sue gambe e la sua ambizione. Giulio (in apertura nella foto Grenaa-Harper) sarebbe la solita esplosione di battute. Poi, in base agli argomenti, cadrebbe in una delle pause in cui inciampa da quando la vita lo ha costretto a diventare grande.

Il mondo tuttavia non è affatto libero, cose da dire ce ne sono e un modo per metterle insieme s’è comunque trovato. Una videocamera. Una connessione. E benvenuto a Giulio Ciccone.

Giulio Ciccone, Trofeo Laigueglia
A inizio stagione, Ciccone vince il Laigueglia
Giulio Ciccone, Trofeo Laigueglia 2020
A inizio stagione, Ciccone vince il Laigueglia
Come stai?

Lo spirito è sempre buono, la voglia e l’entusiasmo sempre più alti. Ho un bel morale, dopo aver passato momenti davvero brutti.

Che cosa hai trovato sotto l’albero di Natale?

Un calendario molto importante e tanta fiducia da parte della squadra. Valenciana, Tirreno e Sanremo. Non le Ardenne, perché in quel periodo andrò in altura preparando il Giro, con cui ho un conto in sospeso. Ritrovarmi in quelle condizioni mi ha fatto male, moralmente e fisicamente, per questo la voglia di tornare era tanta. Poi c’è la novità della Vuelta, che non ho mai corso e in cui farò il capitano.

Primo grande Giro da capitano?

Mi metterò alla prova per vedere cosa posso fare. Onestamente non so cosa aspettarmi. Nel 2019 ho fatto il Giro pensando alle tappe. Subito dopo ho fatto il Tour, tenendo duro per una decina di giorni. Perciò l’obiettivo in Spagna potrebbe essere un posto nei cinque. Al di fuori, sarebbe un risultato deludente.

Giulio Ciccone, Cesenatico, Giro d'Italia 2020
Fatica e problemi a respirare nella tappa di Cesenatico al Giro
Fatica e problemi a respirare nella tappa di Cesenatico al Giro
Fatica e problemi a respirare nella tappa di Cesenatico al Giro
Le Olimpiadi non le consideri?

Dovevano essere l’obiettivo della scorsa stagione. Avevamo studiato il percorso e tutti i dettagli. Compreso il modo in cui gestire il clima un po’ particolare. Ora restano un obiettivo, ma dovremo capire le intenzioni del cittì. Comunque nel calendario abbiamo ricavato un periodo di preparazione per arrivarci bene.

I ragazzi del Giro

Parlando del Giro con Luca Guercilena e poi anche con Nibali, a un certo punto nelle scorse settimane era venuto fuori il suo nome. Si era lì a spaccare il capello sul perché non ci fosse stato un italiano tra i ragazzi del Giro ed entrambi hanno tirato fuori il nome di Giulio. Che ascolta, riflette e rilancia.

«Nel mio carattere – dice Ciccone – ci sono sempre la grinta e la voglia di fare. Ripartire dopo il Covid è stato una prova di coraggio, anche se alla fine non è servito a niente. Al Giro il morale era alto, la condizione no, ma sembrava che stesse arrivando. A Camigliatello e a Roccaraso mi sono sentito quasi bene, ma quando si mette di mezzo la salute… Sono passato dallo stare davanti con 30 corridori senza una gran condizione, a staccarmi da 100…».

Hotel Sella Golf Resort di Denia, Trek-Segafredo
Il ritiro della Trek si sta svolgendo a Denia, al Sella Golf Resort, sulla costa tra Valencia e Murcia
Hotel La Sella Golf Resort, Denia, Trek Segafredo
Il ritiro Trek a Denia, nella provincia di Alicante
Per fortuna a inizio anno avevi vinto…

A Laigueglia, vittoria che cercavo da mesi, da quando mia madre si è ammalata e volevo dedicarle qualcosa, trovando insieme il modo di sfogarmi. In quel momento non avrei mai potuto immaginare non tanto la positività al Covid, che poteva anche capitare, ma il ritiro dal Giro. E’ stato duro sul piano fisico e quello mentale.

Durante la tua assenza, ci sono stati dei ragazzini che hanno vinto tutto…

Non ho avuto modo di confrontarmi con loro, ma alla fine gli avversari sono tanti e non solo i ragazzi più giovani. Io credo che il 2021 riporterà la situazione in equilibrio, perché l’ultima è stata davvero una stagione anomala.

Giulio Ciccone, ritiro Trek (foto Oliver Grenaa, Jojo Harper)
Giulio Ciccone, momento di test nel ritiro Trek (foto Oliver Grenaa, Jojo Harper)
Giulio Ciccone, ritiro Trek (foto Oliver Grenaa, Jojo Harper)
Giulio Ciccone, test nel ritiro Trek (foto Oliver Grenaa, Jojo Harper)
Sei arrivato nel WorldTour dopo tre anni da U23 e tre con la Bardiani: Tiberi ci arriva con un solo anno alla Colpack. Cosa ne pensi?

Tiberi ha caratteristiche da atleta di grande spessore. Io ho vissuto un’esperienza più graduale e ho avuto un impatto meno brusco di quello che avrà lui. E onestamente mi ha fatto bene, perché fisicamente non ero pronto per sostenere un simile passaggio. Oggi si fa un gran parlare dei giovani che anticipano troppo, è un argomento particolare. Il livello si è alzato tantissimo, quelli più forti sono pronti anche a vent’anni. E Antonio è uno di loro.

Luca Guercilena, Giulio Ciccone, Tour de France 2019

Il capo disegna la Trek del futuro

08.11.2020
4 min
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Due settimane dopo la fine del Giro d’Italia, il capo è fresco reduce da una call con gli sponsor americani. Scherzando diciamo che c’è stato un tempo in cui quelli di Trek vincevano Tour a grappoli con l’americano, ma che poi è bastato un colpo di spugna per fargli sembrare un bel colpo anche il podio di Porte…

«Se è per questo – sorride Luca Guercilena – abbiamo preso Mollema e Pedersen senza spendere troppo e ci hanno vinto un Lombardia e un mondiale. Si prende quel che viene…».

Parlare con il manager della Trek-Segafredo è interessante per i suoi trascorsi da grande preparatore e il fatto di aver portato finalmente al Giro un certo Vincenzo Nibali, pur rispedito al mittente da giovani arrembanti, dall’anagrafe e da numeri da interpretare.

Jacopo Mosca, Giro d'Italia 2020
Contratto confermato per tutti i corridori in scadenza: qui Jacopo Mosca al Giro d’Italia
Jacopo Mosca, Giro d'Italia 2020
Contratto confermato per i corridori in scadenza: qui Mosca
Che opinione ti sei fatto?

Per me è stata una grande sorpresa vedere giovani così competitivi, a fronte di atleti di esperienza come Nibali, Fuglsang e Pozzovivo. C’è un fortissimo ricambio generazionale su cui riflettere. Prima sul piano fisiologico, poi su quello tattico. I ragazzi del Giro hanno fatto la differenza nella seconda settimana, mantenendo il vantaggio nella terza. Ora c’è da vedere come il mercato cambierà…

Perché dovrebbe?

Perché si comincia a essere vecchi a 30 anni. Vedendo poi quanto si dura…

Secondo Bartoli il fatto di durare poco non è automatico.

Se siamo in presenza di uno sviluppo fisiologico esasperato, si finisce come le ginnaste che durano poco. Ma concordo con Bartoli che tanta parte ce l’ha l’aspetto mentale. Contador sapeva che fisicamente poteva ancora dire qualcosa, ma era logorato mentalmente. Cancellara stessa cosa. Idem Bettini. Quando hai vinto tanto, la motivazione cala. Vero però che a vent’anni la reggi meglio, ma quanti ragazzi negli ultimi anni hanno smessi per lo stress?

Si fa un gran parlare dei portenti stranieri, ma se ci fosse stato Ciccone…

Sono d’accordo. Per come si era messo il Giro, Giulio sarebbe stato protagonista di sicuro.

Credi che Ciccone sia l’uomo su cui puntare per i grandi Giri?

Sono certo che abbia potenzialità di classifica per i Giri in cui l’importanza delle crono è relativa. Dispiace che non abbia potuto seguire il piano di aiutare Vincenzo e poi di andare alla Vuelta. Dove c’è salita, può fare la differenza. Ma al contempo deve imparare a gestirsi.

Antonio TIberi, Coppa Sabatini 2020
Antonio Tiberi, 19 anni, atteso al debutto: si è inserito molto bene
Antonio TIberi, Coppa Sabatini 2020
Tiberi, 19 anni, atteso al debutto
Quindi non sei a favore del processo al ciclismo italiano?

Quando viene a mancare una squadra di alto livello, è come avere un porto senza faro. Manca coordinamento, è una diaspora di talenti. E chi ha il carattere più italiano, si perde. E poi…

E poi?

Bastava che fosse venuto Caruso, sarebbe stato lì davanti a lottare. La gente vuole il campione che vince, ma in alcuni anni si sono vinti Giro e Tour senza scommetterci sopra un euro. Il ciclismo è diventato uno sport globale.

E questo, capo, cosa c’entra?

Il limite della nostra cultura è che a livello giovanile è tutto privato. In Gran Bretagna e Slovenia, invece, ci sono i piani del Governo. L’obiettivo è avere una popolazione sana, atletica e sportiva. Loro fanno crescere i ragazzi, da noi invece i privati vogliono un ritorno.

Come vi muoverete sul mercato?

Per scelta abbiamo riconfermato i corridori in scadenza, un gruppo solido. A proposito di giovani, inseriremo Tiberi. Poi faremo valutazioni attente.

Tiberi può essere uno dei super giovani di cui si parlava poco fa?

Tanti passano e non sopportano il cambio. Antonio per come lo vedo è tranquillo e pacato, ma ha chiaro quello che deve fare. Si è inserito come personalità, avendo partecipato ai ritiri. E’ corretto e ben accetto.

Un altro giovane di questo livello è Quinn Simmons, quello del tweet su Trump…

E’ forte, ma deve capire che tra i pro’ la differenza si fa negli ultimi 20 chilometri. Ha 19 anni, deve adattarsi. Però nella prima corsa in cui ha usato la testa, al Giro di Ungheria, è arrivato secondo. Deve maturare.

Non solo in bici, temiamo…

L’episodio del tweet sulla politica è l’esempio di come a un certo punto debbano capire che sono qui per correre e che, essendo personaggi pubblici, ogni loro gesto viene amplificato (Simmons aveva manifestato il proprio supporto al presidente Trump, in risposta a un messaggio scritto di una giornalista belga, che invitava i sostenitori del presidente americano a non seguirla più su Twitter. Simmons aveva salutato con un “bye” accompagnato da una manina di colore: simbolo che, usato in simili circostanze, ha connotazioni razziste. E per questo era stato sospeso dalla squadra, ndr).

Ha imparato la lezione?

A 19 anni è facile perdere il senso delle proporzioni. Per questo chi li gestisce deve stare attento. I giovani vivono tutto con leggerezza. Che è un bene, ma può ritorcersi contro.

Giulio Ciccone, Monaco, autunno 2020

Ciccone e un inverno per… ricostruirsi

06.11.2020
3 min
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Il comunicato della Trek-Segafredo è arrivato nel mattino della crono di Valdobbiadene: Ciccone non parte. Dopo una serie di esami presso l’ospedale di Bassano del Grappa, l’abruzzese si ferma. Il suo Giro finisce qui. Giulio si ferma e poi sparisce. Conoscendolo, non è difficile immaginare il fastidio di abbandonare la squadra alla vigilia delle tappe più importanti. Ma se Cicco decide di mollare, allora sta male davvero. E magari ne avrà le tasche piene di questa stagione che doveva spalancargli la porta del paradiso e si è trasformata in un baratro.

Sono passati venti giorni e di Giulio si erano perse le tracce. Era giusto lasciargli lo spazio per rielaborare la delusione, ma adesso il tempo è maturo. E il timbro di voce dell’abruzzese da Monaco è migliore di quanto si potesse immaginare, anche se la situazione non ancora del tutto superata e questo dà la misura di quanto il Covid sia materia sconosciuta.

Cicco, come va?

Mi sono curato, mi sto ancora curando. Ho dovuto fare altri accertamenti, il covid non era passato del tutto. E adesso sono totalmente fermo. Così fermo che, per passare il tempo, sto giocando con i Lego.

E’ stato incauto partire per il Giro?

I dati erano buoni, non è stata una scelta casuale. Avevo i test giusti, ma il freddo è stato più forte. Il covid non è un’influenza che passa e riparti, ma è talmente sconosciuto che fai fatica a inquadrarlo. Il Giro d’Italia non è una cosa banale. Porti il fisico al limite e te ne accorgi.

Giulio Ciccone, Roccaraso, Giro d'Italia 2020
Il freddo di Roccaraso, nonostante la buona prova, ha dato inizio ai problemi
Giulio Ciccone, Roccaraso, Giro d'Italia 2020
I primi problemi per il freddo di Roccaraso
Quando te ne sei accorto?

I primi giorni facevo fatica a livello di gambe. Lo sapevo, venivo da una lunga sosta. Poi piano piano sono iniziati i segnali positivi, soprattutto a Camigliatello. Però contemporaneamente col freddo sono arrivati i primi problemi di respirazione e ogni giorno si è fatta più dura. Il primo giorno veramente negativo l’ho avuto quando ha vinto Sagan a Tortoreto. Lì ho cominciato ad accusare.

Come stavi a quel punto?

Il morale era alto, il fisico perdeva colpi. E dire che aspettavo solo la terza settimana…

E’ stato duro fermarsi ancora?

Per un verso sì, per l’altro era il modo di chiudere definitivamente questa stagione orrenda. Tolto Laigueglia, non è mai andata bene. Almeno adesso si riparte da zero. Gli accertamenti hanno detto che ne sto uscendo. Era già nei miei piani fare 20 giorni di stop, adesso mi hanno fermato completamente. Devo recuperare.

Dicono che con te in corsa, lo strapotere degli stranieri sarebbe sembrato meno importante.

Sono abbastanza critico su questa cosa degli stranieri e mi infurio. Noi italiani ci pestiamo i piedi da soli. Ci esaltiamo e ci buttiamo giù. L’anno scorso e non perché ci sia di mezzo proprio io, dopo Giro e Tour ero l’erede di Nibali, ma siccome il Giro è andato male, non esisto neanche più. Abbiamo tanti giovani forti, davanti ai quali io mi sento un po’ vecchio. Ma sono più che convinto che in una stagione normale, avrei potuto dire la mia. Invece è saltato tutto.

Con che spirito ripartirai?

Riparto arrabbiato. Non come l’anno scorso, che ero quasi senza aspettative. Ovviamente non rischierò di strafare, perché la squadra mi segue, ma sono carico a molla.

Cosa resta del primo anno ad imparare da Nibali?

Un anno zero sul piano dell’esperienza. Al ritiro di San Pellegrino abbiamo lavorato tanto e bene. Al Giro invece è stato tutto storto, l’opposto di quello che ci aspettavamo. Si è creato un bel gruppo, ma il nostro obiettivo principale si è trasformato in un calvario.

Hai seguito il resto del Giro in tivù?

Un po’, ma siccome mi giravano, guardavo solo i finali.

Come sta tua madre?

Bene, grazie. Ha finito un ciclo di terapie e adesso si riguarda.

Sei stato in Abruzzo dopo il Giro?

Sì, qualche giorno, poi sono venuto a Monaco per riprendere la stagione. Fra un paio di settimane ricomincerò ad allenarmi e vorrò il clima più caldo.

Emilio Magni, Giulio ciccone

I 15 giorni bui di Ciccone

13.10.2020
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Due parole su Ciccone con Emilio Magni (nella foto di apertura è con Michele Scarponi, negli anni all’Astana), il medico della Trek-Segafredo, che a un certo punto s’è ritrovato con l’abruzzese positivo al Covid. Non è stata una fase rilassante della stagione, anche perché poco si sapeva su come un atleta potesse riprendersi dal virus. Cicco si è rialzato dopo una doppia ablazione cardiaca, ma come avrebbe risposto al Covid?

Magni spiega. L’accento toscano rende la narrazione più interessante, quasi fossimo in una vera favola con eroi feriti e nemici subdoli e pericolosi.

Ciccone è rientrato alle corse proprio al Giro d’Italia
Ciccone è rientrato alle corse proprio al Giro d’Italia
Come è stato che l’avete capito?

E’ stato in linea con quello che si diceva, sin dal momento dei primi sintomi. Si fece il tampone e risultò positivo. Aveva perso gusto e olfatto. Ha avuto mezza giornata di febbre e uno stato generale di malessere.

E a quel punto?

A quel punto ha fatto i canonici 15 giorni di quarantena, durante i quali si è negativizzato. Avevamo fatto un tampone anche prima del tempo, perché quei giorni chiusi in casa sono lunghi. Quando poi è scaduto il tempo, abbiamo fatto i due test ed è stato negativo in entrambi.

Ciccone ha detto di non aver toccato la bici per due settimane, lasciando intendere un malessere non banale.

Per i primi giorni ha avuto febbre, per cui il mio consiglio è stato di affrancarsi da ogni tipo di sforzo. Ora se ne parla con tranquillità, ma allora non sapevamo dove si andava a parare. Prima la salute, poi l’atleta. Finita la pausa, ha ricominciato piano. Rulli, qualche uscita breve, poi gradualmente ha incrementato.

E’ arrivato al Giro in forma?

No, è arrivato ricercando la condizione. Quest’anno è una storia particolare, è anche difficile fare confronti fra come stesse prima e come nel post Covid. Diciamo che la quarantena non è stata una vacanza, bensì due settimane con condizioni cliniche non ottimali.

Quando Ciccone ha ripreso, è filato tutto liscio?

Da quando ha ricominciato, non ci sono stati momenti di sosta né marce indietro. E’ arrivato al Giro come il calciatore che va a sedersi in panchina, ma i ciclisti devono pedalare lo stesso. Abbiamo verificato le sue condizioni, sfruttato il tempo necessario nella settimana prima del Giro. Poi si è presa la decisione in accordo con lui, ampiamente condivisa.

Ha dovuto rifare l’idoneità?

Esatto, con tutte le prove previste dal Comitato tecnico scientifico, poi è tornato atleta abile e arruolabile. E al Giro ha avuto una buona evoluzione. Nei primi giorni migliorava progressivamente. E soprattutto, a parte le gambe, è stato il solito Ciccone, un giullare cui fa bene stare in gruppo.

Jacopo Mosca

Jacopo Mosca, professione gregario

16.09.2020
2 min
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Jacopo Mosca è passato professionista nel 2017 ed è davvero un bravo ragazzo: così dicono tutti quelli che lo conoscono e proprio per questo forse la sua vita alla fine ha preso la direzione che il ragazzo piemontese aveva sempre sognato.

Nelle prime due stagioni alla Wilier Triestina, Mosca ha messo insieme una tappa e la vittoria al Tour of Hainan, mentre nella stagione successiva ha conquistato la maglia a punti della Tirreno-Adriatico. Poi però è stato lasciato a piedi, con la poco elegante spiegazione che non fosse adatto per fare il corridore.


Al suo fianco si è mobilitato così Matteo Provini, diesse fra gli under 23, poi gli ha spalancato le porte la continental D’Amico-Area Zero. E quando a metà stagione di lui si è ricordato Luca Guercilena, che lo aveva avuto come stagista, e lo ha portato alla Trek-Segafredo, lui quasi era in difficoltà con Massimo Codol e Ivan De Paolis che lo avevano salvato dall’appendere la bici al chiodo.

Jacopo Mosca, Matteo Rocchetti
La compagine italiana della Trek-Segafredo è ben nutrita. Qui Mosca è con… Moschetti
Jacopo Mosca, Matteo Rocchetti
La schiera italiana della Trek-Segafredo è ben nutrita. Qui Mosca e Moschetti
Il 2020 in fondo non è stato così male…

Una strana stagione in cui ho ottenuto più di quel che pensavo. Al campionato italiano su 12 volte cha abbiamo fatto la Rosina, ho tirato sempre io. Dal giorno in cui ho firmato con la Trek-Segafredo sono un’altra persona e ho capito che sto meglio in una squadra con dei capitani, perché riesco a tirar fuori un altro Jacopo.

Stai parlando di Vincenzo Nibali e Giulio Ciccone…

Cicco lo conoscevo da under 23. E’ rimasto genuino com’era nel 2015, ci vado tanto d’accordo perché posso dirgli le cose in faccia. Vincenzo invece l’ho sempre considerato inarrivabile, ma è molto alla mano. Lo vedi da come tratta i compagni e dal fatto che in corsa riesce a limare anche da solo. In una squadra così sei sempre nel vivo della corsa e non riesci a mollare.

Che cosa intendevi poco fa parlando di un altro Jacopo?

Un altro me stesso, un altro Jacopo Mosca. Pensavo che gli avvenimenti dei primi anni mi avessero segnato, ma ne sono uscito. E ora faccio il gregario, ben contento di aiutare i miei capitani a vincere.

Per il resto, cosa c’è nella tua vita?

Da novembre vivo a Genova perché la mia compagna Federica si sta specializzando lì in medicina. Il mare non mi fa impazzire, perché ho tutti i tratti del montanaro, per cui sto bene con la gente, ma anche da solo. Le montagne mi mancano, ma dopo aver rischiato di smettere, ci penso due volte prima di fasciarmi la testa.