Nuovo accesso all’Arenberg, quest’anno nessuna chicane

22.02.2025
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«Si è visto in qualche tweet – diceva qualche giorno fa Baldato a proposito della Roubaix, dopo il sopralluogo con Wellens e Pogacar – ma è una cosa che avevamo già previsto l’anno scorso. Si entra nell’Arenberg da una parallela nella parte sinistra. Si fa prima sinistra-destra e poi destra-sinistra a 90 gradi, invece che mettere una chicane come l’anno scorso. Non era bellissima, ma ha consentito di entrare nella Foresta a 30 all’ora invece che a 60 e non è successo niente. Quest’anno sarà simile, con la differenza che la via laterale allunga il gruppo e poi si rientra sulla strada principale 100 metri prima della Foresta. Si andrà a 40 all’ora invece di infilarsi là dentro senza rallentamenti».

Dopo aver provato la chicane realizzata lo scorso anno, Van der Poel la definì pericolosa
Dopo aver provato la chicane realizzata lo scorso anno, Van der Poel la definì pericolosa

La chicane con le barriere

Mathieu Van der Poel commentò la scelta di ASO con un post su X: «Ma è uno scherzo?». Però era vero. Visto il continuo verificarsi di cadute, lo scorso anno l’organizzazione della Roubaix aveva optato per costruire una chicane fatta di barriere. Sebbene la Foresta di Arenberg si trovi a più di 90 chilometri dall’arrivo, si è spesso rivelata un momento chiave nell’Inferno del Nord.

L’introduzione della chicane ha fatto sì che il gruppo di testa, che a quel punto della corsa era composto da una trentina di corridori, sia passato indenne attraverso quel lunghissimo settore di pavé. Restava la perplessità per la bruttezza di quella curva artificiale e così si è pensato di agire diversamente.

Due nuovi settori

Per l’edizione 2025 della Parigi-Roubaix, la 122 esima della lunga storia, l’immissione alla Foresta prevede per un anello attorno all’abitato di Querenaing, con due nuovi settori rispettivamente di 1.300 e 1.200 metri di lunghezza. «Non sono molto difficili – ha spiegato il direttore di corsa Thierry Gouvenou – ma ciò significa che avremo cinque settori di fila senza asfalto».

Una volta superati i due nuovi settori, i corridori faranno una deviazione attraverso il sito minerario di Arenberg, con la conseguenza di trovare quattro curve ad angolo retto nell’ultimo chilometro prima dell’imbocco della Foresta.

Il settore dell’Arenberg sarà il numero 19. A destra, la deviazione prima di immettersi nella Foresta

Il fascino della Foresta

La Foresta di Arenberg resta il passaggio più suggestivo della corsa. Il nome ufficiale del settore è Trouée d’Arenberg, mentre la strada in pavé che lo percorre ha un nome ancora diverso: La Dreve des Boules d’Herin. Fu inserita nella corsa a partire dal 1968 su insistenza di Jean Stablinski.

Si tratta di un rettilineo di 2,3 chilometri che nel senso della corsa tende a scendere. Le pietre del fondo sono così mal ridotte, che spesso la corsa ha qui la prima svolta decisiva, anche se, come detto, mancano ancora 90 chilometri all’arrivo. Per questo non c’è un solo corridore che non dica che la cosa più importante è avere il giusto posizionamento per stare alla larga da scivolate e cadute. La strada del resto è scivolosa più di altre dei dintorni perché, essendo chiusa al traffico per tutto l’anno, arriva al periodo della corsa coperta di fango ed erbacce.

Ottobre 2021, nessuna chicane e pioggia. Caduta nell’Arenberg: Van der Poel e Colbrelli attaccano. Vincerà Sonny!
Ottobre 2021, nessuna chicane e pioggia. Caduta nell’Arenberg: Van der Poel e Colbrelli attaccano. Vincerà Sonny!

Fra storia e progresso

Dopo aver detto che la trovata della chicane gli sembrava uno scherzo, Van der Poel si schierò apertamente contro la nuova soluzione, dicendo che a suo avviso avrebbe reso quel tratto ancora più pericoloso. Poi si adeguò al volere generale e ugualmente si servì dell’Arenberg per ipotecare la Parigi-Roubaix, conquistata con la maglia di campione del mondo.

Gli organizzatori di ASO hanno però fatto tesoro di tutte le osservazioni raccolte e la nuova soluzione appare molto più funzionale e coerente con il resto del percorso. In questa ricerca giusta della sicurezza, annotiamo che non potendo/volendo intervenire sulle bici per ridurre le velocità, si modificano i percorsi perché siano meno pericolosi. L’ingresso nell’Arenberg era uno dei momenti più forti nello svolgimento della Roubaix: averlo modificato significa che la storia si adegua al progresso. E che il progresso va avanti nonostante la storia.

La chicane dell’Arenberg non incide. Almeno in apparenza…

08.04.2024
5 min
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WALLERS (Francia) – Si potrebbe dire che tanto tuonò e alla fine non piovve, ma siamo davvero sicuri che la Foresta di Arenberg e la sua chicane non abbiano inciso per niente sulla Parigi-Roubaix? I 2.300 metri dell’Inferno del Nord comunque hanno segnato la gara. Hanno detto chi non avrebbe vinto la corsa del pavé.

C’era un’attesa spasmodica per questo tratto: quest’anno più che mai proprio in virtù della chicane, inserita per rallentare l’ingresso dei corridori sullo sconnesso pavé della Foresta. Di sicuro ci sono entrati più piano, ma altrettanto sicuramente la bagarre c’era già stata parecchio prima. Quindi è difficile dire quali effetti avrebbe sortito la chicane a gruppo pieno.

Corsa anticipata

Come aveva accennato Mathieu Van der Poel, era probabile che la corsa sarebbe esplosa prima. E’ andata esattamente così: hanno imboccato la Foresta circa venti corridori.

E per fortuna, ci sentiamo di dire. Col vento a favore che c’era, in caso di gruppo compatto sarebbero entrati a 80 all’ora. E sarebbero andati a quella velocità sia che ci fosse stato subito il pavé, sia la curva della chicane. Noi eravamo lì, sulla “U” della chicane e abbiamo osservato bene.

Concentrato, con le mani basse, è stato Mads Pedersen a virare per primo. VdP era in quinta, sesta posizione, molto più sciolto in volto. Una manciata di atleti, poi il vuoto assoluto. Anche se pochi secondi dopo, arrivando come un falco, ecco Edward Planckaert. Il corridore della Alpecin-Deceuninck stava dando tutto per rientrare e dare una mano ai suoi due leader: l’iridato, appunto, e Philipsen.

Circa venti i corridori che formavano il drappello di testa
Circa venti i corridori che formavano il drappello di testa

Festa all’Inferno

Mentre una folla incredibile si distribuiva lungo il rettilineo più famoso del ciclismo, andava in scena una vera festa all’ingresso della Foresta. Un vero show con intrattenimento, giochi, birre, musica, patatine fritte. La corsa sembrava fosse cosa lontana. 

Chi non aveva il pass per la macchina o era lì dalle prime ore dell’alba o si è sorbito non meno di 2,5 chilometri a piedi.

Poi però appena sono passate le prime moto, ecco che tutti hanno portato gli occhi (e gli smartphone) sulla strada. Qualcuno era contento della chicane, altri meno. La rete nazionale, France 2, faceva domande a destra e manca per quella che era una vera inchiesta.

Tra l’altro sembra, il condizionale è d’obbligo, che il prossimo anno si arrivi dalla strada perpendicolare alla Foresta, così da abbandonare la chicane, ma avere comunque l’ingresso dalla curva, esattamente come quest’anno. Quindi a velocità più bassa.

Pedersen (guardate chi lo bracca) fa il forcing, ma non crea grande selezione. Forse lì ha capito che non avrebbe avuto possibilità
Pedersen (guardate chi lo bracca) fa il forcing, ma non crea grande selezione. Forse lì ha capito che non avrebbe avuto possibilità

Arenberg (quasi) decisivo

Ma torniamo alla corsa. La Roubaix già in quel punto era questione di pochi. Tutti quelli che dovevano essere all’appuntamento avevano risposto presente. Peccato solo non ci fosse neanche un italiano.

La velocità più bassa d’ingresso ha creato delle differenze forse minori di quanto ci si attendesse. Pedersen prima e Van der Poel, ancora di più dopo, hanno allungato tantissimo il gruppo. Nonostante le urla, si sentiva il rumore delle bici. La risonanza di ruote e telai in carbonio è stata una roba da brividi.

Nella Foresta, dopo il forcing, Pedersen deve aver capito che la sua giornata non sarebbe stata facile visto che dopo l’affondo VdP e Philipsen, soprattutto, lo francobollavano: «Oggi – ha detto Pedersen – Mathieu con noi ha quasi giocato. Non credo che la chicane abbia condizionato troppo la corsa, semplicemente Mathieu era più forte». 

Dicevamo delle differenze. Qualche metro per quattro atleti, ma poi di fatto erano tutti molti vicini. E così la Alpecin-Deceuninck all’uscita di Arenberg ha fatto la conta, come si suol dire. A quel punto, saggiamente, ha deciso di sfruttare la sua superiorità numerica. Di 14 atleti, tre erano i suoi.

Ha mandato avanti Gianni Vermeersch facendo passare una quindicina di chilometri molto tranquilli a Philipsen e Van der Poel. Energie risparmiate… in vista di una storia che ben conoscete.

VdP fa la stessa cosa e crea un buco. Ma non era ancora l’ora di andare via da solo
VdP fa la stessa cosa e crea un buco. Ma non era ancora l’ora di andare via da solo

Il bilancio

Insomma, la chicane e la Foresta non hanno inciso in modo diretto, ma è certo che hanno influito nell’economia della corsa.

La chicane ha incentivato le azioni, i forcing, ben prima del solito. E non è un caso che ci si sia arrivati in una ventina. Di certo la sicurezza è aumentata. Oggi non ci sono state cadute: è accaduto perché erano solo in venti o per la presenza della chicane? A quella velocità, crediamo, che anche solo in venti l’ingresso nella Foresta non avrebbe scongiurato cadute. Quindi in tal senso la chicane un peso lo ha avuto.

C’è poi l’aspetto della Foresta. E della Foresta da “bassa” velocità. Le differenze sono state inferiori alle attese. Però oggi questo tratto ha fatto capire a Van der Poel e alla sua squadra di avere totalmente il controllo della corsa. E agli altri ha smorzato un bel po’ di entusiasmo. Uno su tutti a Pedersen.

Mattinata nell’Arenberg: considerazioni tecniche aspettando VdP

05.04.2024
6 min
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WALLERS (Francia) – La cosa che più colpisce quando i ciclisti affrontano la Foresta di Arenberg è il rumore delle bici sul pavé. E per essere ancora più precisi, il rumore che fa la prima pietra, quando si entra in questo tempio del ciclismo.

Questo primo rumore è diverso da tutti gli altri. E’ grave e rimbombante al tempo stesso. Poi inizia la sequenza regolare dei sobbalzi, ma quella è già una “musica” più regolare. Quel primo tocco tra ruota e pavé invece è diverso. E ci si rende conto subito da chi sa andare sulle pietre e chi no. Dal primo suono alla sequenza. E se la sequenza va a calare drasticamente sono dolori!

Ultimi test

Anche oggi molti team hanno provato gli ultimi settori della Parigi-Roubaix. Ieri, tra i grandi, è toccato a Ineos-Grenadiers, Barhain-Victorious e Visma-Lease a Bike. Oggi sono passate Soudal-Quick Step, Bora-Hansgrohe, Lidl-Trek, Alpecin-Deceuninck e molte altre.

La Lidl-Trek era orfana di Mads Pedersen. Il favorito numero due della Roubaix aveva la conferenza stampa e aveva preferito testare queste pietre mercoledì, proprio mentre i suoi colleghi facevano a sportellate alla Scheldeprijs.

Vento, scrosci d’acqua e raggi di sole si sono alternati senza sosta durante la nostra attesa. Tanta la gente a bordo strada. E ancora di più erano i camper posteggiati su un ampio spazio 70-80 metri prima dell’ingresso nella Foresta, sul lato sinistro della strada.

Noi intanto aspettavamo Mathieu Van der Poel. La sua Alpecin-Deceuninck è stata l’ultima a passare visto che ormai si era fatto pomeriggio. E visto che all’appello dei due giorni di ricognizione mancavano solo loro.

Mathieu Van der Poel fa inversione di marcia: è la curva ad U, della nuova chicane
Mathieu Van der Poel fa inversione di marcia: è la curva ad U, della nuova chicane

La discussa chicane

Di solito i primissimi settori si saltano, stavolta invece parecchi team hanno mischiato le carte e hanno fatto la ricognizione sin da Troisvilles. In parte questa scelta è derivata dall’introduzione della chicane proprio all’ingresso della Foresta, tante volte punto chiave della corsa.

Prima della chicane, si entrava nell’Arenberg dopo un lungo rettilineo perfettamente asfaltato. E ci si entrava in discesa: 1-2 per cento. Quindi ad una velocità altissima (con tanto di un passaggio a livello 100 metri prima dell’ingresso). 

Adesso per ridurre la velocità d’ingresso, quindi per motivi di sicurezza, l’UCI ha accolto la richiesta del CPA ed è stata introdotta l’ormai famosa chicane. Si tratta di una svolta a destra 20 metri prima di entrare nella Foresta. Si percorre una trentina di metri, si fa un’inversione a U verso sinistra attorno allo spartitraffico. E dopo altri 25-30 metri, con una svolta a 90 gradi di nuovo a destra, si entra nel settore più iconico della Roubaix.

Van Aert, Van der Poel e Philipsen nell’Arenberg l’anno scorso. I gialloneri avevano accelerato già nei due settori precedenti
Van Aert, Van der Poel e Philipsen nell’Arenberg l’anno scorso. I gialloneri avevano accelerato già nei due settori precedenti

Cambio di tattica?

L’introduzione di questa variante potrebbe far esplodere la corsa un po’ prima. L’idea è di arrivarci con gruppi meno numerosi e far sì che la chicane e il seguente segmento dell’Arenberg non siano del tutto decisivi. O che non lo siano per cadute.

«L’anno scorso – ha osservato Van der Poel – la Visma attaccò prima per questo motivo, arrivare con meno stress all’Arenberg. Con la chicane, che non mi convince ai fini della sicurezza, è più probabile che la corsa esploda prima». 

Non solo sicurezza. La chicane può cambiare tatticamente l’approccio a questo settore e alla corsa. Partendo infatti da velocità più basse è lecito attendersi che tra chi affonda il colpo e chi cede possano esserci distacchi maggiori a fine settore. Se prima magari si sfruttava l’abbrivio e poi si andava a scemare, adesso questa fase di accompagnamento non c’è più. Quindi un corridore che fa forcing può aprire subito il gap.

Basta pensare che prima si entrava a 70 all’ora, adesso difficilmente si entrerà a più di 30 all’ora. Una differenza abissale.

«Se non sei tra i primi 20 – ha spiegato Van der Poel – in quella chicane potresti perdere mezzo minuto subito. Se non mettere piede a terra».

Intanto, finalmente ecco l’iridato. Tanta attesa per vederlo danzare sulle pietre e invece quando piomba nella Foresta non sceglie di affrontare il pavé, ma di sfruttare la lingua d’asfalto laterale (qui il video).

Il punto preciso in cui si attacca il settore della Foresta di Arenberg. Il passaggio tra asfalto e pavè è meno liscio di quanto non renda la foto

Il punto preciso in cui si attacca il settore della Foresta di Arenberg. Il passaggio tra asfalto e pavè è meno liscio di quanto non renda la foto

Pietre e pietre…

Le pietre fiamminghe sono più gentili e forse anche un po’ più piccole. Queste francesi sono più grandi, più “aguzze”. Quelle dell’Arenberg, di Mons-en-Pevele e del Carrefour de l’Arbre sono tra le peggiori… O le migliori in base a come la si voglia leggere!

«La Foresta di Arenberg è uno dei segmenti più pericolosi di tutta la stagione – ha detto ancora VdP – e non credo che le sue pietre siano destinate alla guida di una bici da corsa. Anche gli altri segmenti a volte sono in cattive condizioni, ma sono fattibili. Guidare sull’Arenberg a 65 all’ora non ha nulla a che fare con l’abilità. Devi solo sperare che la tua bici regga».

E su questo punto lasciateci la libertà di contraddire il campione del mondo: l’abilità conta. Eccome se conta. E lo sa bene anche Mathieu. Se poi parliamo di restare in piedi, allora okay. Ma saper guidare forte e ancora di più uscire forte dall’Arenberg è questione di forza e di abilità.

Un tabellone esplicativo della storia di questo settore. Dal lato opposto c’è una stele dedicata a Jean Stablinksi, che volle inserire la Foresta nella Roubaix
Un tabellone esplicativo della storia di questo settore. Dal lato opposto c’è una stele dedicata a Jean Stablinksi, che volle inserire la Foresta nella Roubaix

Senso del mito

Abilità o meno, la Parigi-Roubaix è servita. Domani mattina s’inizia con le donne che scatteranno alle 13,35 da Denain per arrivare al Velodromo di Roubaix dopo 148,5 chilometri e 17 settori di pavé per un totale di 29,2 chilometri di pietre. Poi domenica toccherà ai colleghi uomini. Partenza da Compiegne alle 11,10: 260 chilometri, 29 settori per un totale di 55,7 chilometri di pavé.

E un’altra cosa certa di questo luogo è il mito che aleggia nell’aria. Dai cartelli che spiegano l’Arenberg da un punto di vista ciclistico, ai disegni fatti sull’asfalto. Dal monumento che vi è posto all’ingresso, ai cartelli all’uscita del settore. I francesi sanno bene come valorizzare i loro gioielli.

Pensate che domenica, in questi 2.300 metri dritti come un fuso, che tagliano la vecchia foresta paludosa, sono attese 30.000 persone. E all’arrivo mancheranno ancora 96 chilometri.

Vogliamo risentire presto l’urlo di Ballerini

09.01.2023
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Alla fine dell’anno scade il contratto e a settembre Ballerini compirà 29 anni. Il tempo passa, le vittorie sono arrivate, ma i sogni restano più in alto. Il suo è legato indirettamente e involontariamente al cognome che porta, quasi un’eredità ineluttabile.

«E’ arrivata l’ora di puntare in alto – dice Davide con una punta di nostalgia – sono quasi vecchio. Durante la presentazione guardavo le date di nascita degli altri ragazzi e ti rendi conto che gli anni volano. Allora bisogna puntare veramente in alto. Sembra difficile da dire, ma il mio sogno è uno e resterà sempre quello. Cercherò di provarci fino in fondo, anche se bisogna che i satelliti si allineino nel punto giusto e al momento giusto. Però finché non ci credi, di sicuro non si avvererà mai nulla».

Davide Ballerini è nato il 21 settembre 1994 a Cantù. E’ alto 1,83 per 77 chili
Davide Ballerini è nato il 21 settembre 1994 a Cantù. E’ alto 1,83 per 77 chili

La legge di Lefevere

La Soudal-Quick Step in lui ha fiducia, ma lo sapete com’è fatto Lefevere. Arriva sempre il momento in cui tira la riga e si mette a far di conto. E la sensazione, parlandone con Ballerini è che il primo a sentirsi poco soddisfatto sia proprio lui. Tanto più che andare a giocarsi le classiche del Nord in una squadra come la Soudal-Quick Step significa sottoporsi più o meno indirettamente a certi trials.

«Andare su con questa squadra – conferma – è importante. Partiamo in 8 e, di questi, almeno 6-7 si possono giocare la vittoria. Non è facile. Vista dall’esterno, capisco tanta gente che dice: “Eh, ma lì non puoi giocarti le tue carte quando vuoi”. Non è vero, bisogna saper sfruttare l’attimo. Bisogna essere in forma e ovviamente quando sei in forma la squadra lo vede e fa la gara per te».

Omloop Het Nieuwsblad 2021: Alaphilippe e Stybar lavorano per Ballerini. Arriva così la vittoria in volata
Omloop Het Nieuwsblad 2021: Alaphilippe e Stybar lavorano per Ballerini. Arriva così la vittoria in volata
E’ legge uguale per tutti?

La Omloop Het Nieuwsblad del 2021 l’ho vinta perché la squadra ha fatto la gara per me. Sapevano che ero in condizione, io sapevo di star bene ed ero convinto di vincerla. A 20 chilometri dalla fine ci siamo messi d’accordo tutti quanti. Io stavo bene e si è deciso di fare la gara per Ballero: per questo siamo arrivati in volata ed è andata bene. Non sempre quando sei consapevole di poter vincere una gara la vinci. Però le possibilità te le danno anche qua. Questo è poco ma sicuro. E poi c’è un’altra cosa molto importante…

Qual è?

Noi cerchiamo di arrivare al top della condizione in blocco. Quindi siamo tutti e otto competitivi. Da Tim Declercq che tira dal primo chilometro e anche gli altri che fanno i lavori che non si vedono durante la gara. Quindi sta all’onestà del corridore mettersi a disposizione se sa di non essere al 100 per cento. Come ho fatto io all’Amstel l’anno scorso. Sapevo che era la mia prima gara dopo i problemi con l’influenza e mi sono messo a disposizione. Ho fatto il mio lavoro e questo è molto importante.

Doppia foratura nella Foresta di Arenberg e addio Roubaix. Il gruppo si allontana…
Doppia foratura nella Foresta di Arenberg e addio Roubaix. Il gruppo si allontana…
Siete davvero un gruppo di amici?

Tutti quelli che corrono insieme a me li considero miei amici. Correndo insieme ai belgi, leghi molto di più. Abbiamo un feeling diverso e più tempo stiamo insieme, più il Wolfpack prende forma. Anche tutti questi ritiri servono a cementare la squadra. Dopo l’inizio di stagione, andrò ancora con la squadra per preparare le classiche. Ci saranno quei 5-6 che sanno di fare quasi tutte le classiche, quindi potevo andare in ritiro anche dove volevo io, ma ho preferito restare con loro. E’ molto importante fare gruppo.

Hai parlato del rientro all’Amstel dopo l’influenza: che cosa ti è successo nel 2022?

Sono stato spesso male. Ho iniziato al Saudi Tour e ho preso il Covid. Vabbè, può capitare. Sono andato in ritiro e ho fatto 20 giorni di clausura sul Teide. Sono tornato, ho fatto la Tirreno e subito dopo mi sono ammalato per la prima volta. Ho deciso di saltare la Sanremo e ho fatto Harelbeke. Sembrava che stessi bene, invece dopo due giorni sono ricaduto e ancora adesso non so perché. Magari non avevo recuperato bene, ho accelerato i tempi per le classiche e da lì sono rimasto fuori fino all’Amstel. Ci sono andato per mettere un po’ di ritmo nelle gambe. Ho lavorato per gli altri, la gamba c’era. La Roubaix infatti è iniziata bene, benissimo direi.

Dopo aver partecipato ai mondiali strada di Wollongong, eccolo a Cittadella in quelli gravel
Dopo aver partecipato ai mondiali strada di Wollongong, eccolo a Cittadella in quelli gravel
Racconta…

Sono riuscito a entrare nella fuga buona, ero nel momento giusto al posto giusto. Invece ho bucato nel punto peggiore, a metà della Foresta. Ho bucato due ruote, ho dovuto cambiarle, poi è stato tutto un rotolamento verso il basso. Diciamo così…

Dopo un’annata così storta, l’inverno è più carico di attese?

Di sicuro sono consapevole che i mezzi per far bene li ho. Devo solo credere un po’ più in me stesso. D’inverno si mette una grandissima base per quanto riguarda la stagione. Bisogna lavorare bene e non strafare. Io vado spesso in condizione velocemente. Quindi, dato che i miei obiettivi sono le classiche e non l’inizio stagione, dovrò cercare di andar forte più avanti. Anche perché se ci si arriva con una condizione che non è al 100 per cento, non è facile migliorare e tantomeno recuperare. Ogni tre giorni c’è una gara, bisogna gestire bene il calendario… 

Che vuol dire essere 100 per cento alle classiche?

Vuol dire se non sei almeno al 100 per cento, se ci arrivi che sei al 90, prendi il via nella prima gara, diciamo Harelbeke, e già non recuperi bene. Essere al 100 per cento vuol dire anche recuperare perfettamente quello che spendi durante ogni gara. E non è facile farlo durante queste classiche, perché il dispendio di energie è veramente impressionante. Soprattutto ultimamente, le gare di un giorno stanno diventando una cosa folle. Andiamo sempre più forte. La fuga va via, ma magari dopo un’ora e mezza. Il livello del gruppo si è alzato.

La Bernocchi è stata la penultima corsa del 2022 e anche la 2ª vittoria di stagione
La Bernocchi è stata la penultima corsa del 2022 e anche la 2ª vittoria di stagione
Da cosa si capisce?

Mi è capitato di vedere il Lombardia in televisione e sul Ghisallo sono rimasti 40 corridori. Sentivo certi telecronisti dire che non stavano andando forte, quando invece non c’erano differenze perché andavano tutti forte. Il livello medio si è alzato moltissimo e per questo bisogna fare tutto al 110 per cento. Se alle classiche arrivi con la condizione ottimale, riesci a mantenere e recuperare. Se invece non sei al top, dipende da quello che ti manca. Se manca un po’ di ritmo, fai una classica e lo trovi.

Dopo le classiche farai il Giro?

Tirerò una riga dopo la Roubaix e decideremo con la squadra. Sono nella rosa dei 10 e il Giro è sempre fantastico. Mi metterò a disposizione della squadra, soprattutto con uno come Remco, che ha dimostrato di saper fare delle belle cose. E’ cresciuto molto mentalmente e crescerà ancora. Sì, ce la metterò tutta per partecipare al Giro.