Tour of the Alps 2026, Team Ukyo, Manuele Boaro

Team Ukyo: i risultati, la voglia di rivincita e l’attenzione ai dettagli

29.04.2026
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TELFS (Austria) – Il Team Ukyo guidato da Alberto Volpi e Manuele Boaro ha raccolto un bottino di tutto rispetto sulle strade del Tour of the Alps. Oltre alla vittoria della prima tappa a Innsbruck con Tommaso Dati, sono arrivati altri tre piazzamenti in top 5, firmati dallo stesso Dati e da Federico Iacomoni. A coronare una prestazione dove la formazione continental giapponese ha giocato ad armi pari con le WolrdTour e professional, è arrivata anche la maglia rossa della classifica a punti, indossata da Tommaso Dati sul podio finale di Bolzano. Ma il merito va a un lavoro di squadra eccezionale che ha visto protagonisti tutti i ragazzi del Team Ukyo

Del lavoro ad alti livelli che Volpi e Boaro stanno facendo da ormai tre anni se ne parla e ne abbiamo parlato spesso. Ogni anno trovano la chiave per riuscire a competere con le migliori formazioni al mondo, rilanciando e dando una chance a corridori che hanno voglia e merito di volerci provare sempre, fino alla fine. 

«La nostra è una squadra continental – ci dice Boaro nel parcheggio dei bus a Tels – ma lavoriamo come una WorldTour, perché la cura del dettaglio non manca mai. Dal preparatore, al nutrizionista, passando anche per il lavoro di Alberto (Volpi, ndr), dei massaggiatori e meccanici. Siamo dell’idea che se ognuno mette il massimo, i risultati arrivano e possiamo fare bene».

Tour of the Alps 2026, Tommaso Dati, Team Ukyo, Innsbruck, vittoria
Innsbruck, prima tappa del TotA, Tommaso Dati anticipa Tom Pidcock in volata
Tour of the Alps 2026, Tommaso Dati, Team Ukyo, Innsbruck, vittoria
Innsbruck, prima tappa del TotA, Tommaso Dati anticipa Tom Pidcock in volata
I corridori parlano sempre di una grande attenzione nei loro confronti…

E’ una nostra caratteristica fondamentale nell’approccio al lavoro. Ad esempio Dati lo scorso anno ha fatto lo stagista in Cofidis, poi le cose andavano per le lunghe e noi ci siamo fatti avanti (nella persona di Volpi, ndr) e abbiamo proposto il nostro progetto. Lui ha accettato subito, soprattutto perché ha visto come il team ha lavorato nei due anni precedenti

Qual è la caratteristica alla base di tutto?

Credo che i corridori da noi riescono a trovare quella serenità in più, caratteristica fondamentale in particolare per i giovani. In Italia non abbiamo molte squadre, abbiamo delle buone professional, ma nessuna WorldTour. Penso che Dati, così come gli altri ragazzi, siano felici di aver scelto di correre con noi. 

Tour of the Alps 2026, Team Ukyo, Tommaso Dati, maglia rossa
Il Tour of the Alps di Tommaso Dati si è concluso con la vittoria della maglia rossa, dedicata alla classifica a punti
Tour of the Alps 2026, Team Ukyo, Tommaso Dati, maglia rossa
Il Tour of the Alps di Tommaso Dati si è concluso con la vittoria della maglia rossa, dedicata alla classifica a punti
Come si crea questa serenità?

Non ci sono grandi segreti, sono sempre stato uno che ama scherzare, anche quando ero corridore. Ora che sono diesse è lo stesso, mi piace creare un rapporto stretto con i ragazzi, dove non si parla solamente di gare e allenamenti. Non parlo di amicizia, ma far capire loro che alle gare si lavora, senza però rinunciare allo scherzo o al divertimento. Alle corse si deve andare sereni, quindi qualsiasi problema va risolto con il dialogo. 

Si deve anche trovare un equilibrio in una squadra in cui tanti corridori vogliono emergere, o rilanciarsi…

Noi lavoriamo allo stesso modo con tutti, non ci sono preferenze. Si corre per il Team Ukyo, con l’obiettivo di cercare il miglior risultato possibile. Nella prima tappa ha vinto Dati, ma in quelle successive abbiamo lavorato anche per gli altri, come Iacomoni.

Tour of the Alps 2026, terza tappa, volata, Tom Pidcock, Tommaso Dati
Terza tappa, ancora una sfida allo sprint tra Pidcock e Dati, questa volta vince il britannico
Tour of the Alps 2026, terza tappa, volata, Tom Pidcock, Tommaso Dati
Terza tappa, ancora una sfida allo sprint tra Pidcock e Dati, questa volta vince il britannico
Le occasioni arrivano.

Spesso dico ai ragazzi che le cose avvengono perché prima o poi devono succedere. Dati non è passato lo scorso anno dopo lo stage in Cofidis, magari alla fine di questa stagione troverà spazio in una squadra ancora più importante. 

Parlando di Dati, quei mesi in Cofidis cosa possono avergli insegnato?

Penso abbia assaggiato cosa vuol dire correre nel WorldTour. Cosa significa avere fame, questi ragazzi hanno tanta fame e voglia di arrivare. Questa è la caratteristica che li fa lottare ogni giorno, loro si impegnano tantissimo e noi dobbiamo fare del nostro meglio per supportarli. Dati da noi ha trovato la serenità che in certe squadre a volte manca.

Trento, quarta tappa del TotA, Federico Iacomoni
Al Tour of the Alps il Team Ukyo ha raccolto anche un terzo posto nella tappa di Trento con Federico Iacomoni
Trento, quarta tappa del TotA, Federico Iacomoni
Al Tour of the Alps il Team Ukyo ha raccolto anche un terzo posto nella tappa di Trento con Federico Iacomoni
Quanto serve questa fame?

Il corridore deve sempre avere voglia di fare il massimo, migliorarsi, crescere. E’ normale che nel ciclismo poi esistono i vari ruoli, ma dal capitano al gregario vale la stessa regola. In questo mondo non ci stai se non hai fame. Per questo noi prendiamo questi corridori, perché la voglia di riscattarsi, dimostrare il proprio valore. 

Il Team Ukyo è diventata una squadra capace di rilanciare tanti corridori, c’è anche la voglia di trattenerli?

Assolutamente, entro fine maggio speriamo di avere delle informazione in più riguardo il progetto del Team Ukyo. Noi vogliamo diventare professional, e in caso sappiamo che ci sono dei ragazzi che ci piacerebbe trattenere e con i quali costruire qualcosa. Vederli andare via è anche un “dispiacere” perché non sempre una WorldTour può darti quello che vuoi o di cui hai bisogno. 

Incredulo sul traguardo di Bosa, dopo aver battuto Zana nello sprint ristretto
A inizio stagione Nicolò Garibbo ha conquistato la prima vittoria del team al Giro di Sardegna
Incredulo sul traguardo di Bosa, dopo aver battuto Zana nello sprint ristretto
A inizio stagione Nicolò Garibbo ha conquistato la prima vittoria del team al Giro di Sardegna
Conta anche l’ambiente…

Il calendario, le corse che si vanno a fare, il clima all’interno del team. Ai miei ragazzi dico sempre che bisogna guardare all’ambiente in cui si andrà a lavorare, perché la serenità per un corridore è tutto. Non sempre è tutto oro quel che luccica. 

Un’altra caratteristica è che sono tutti ragazzi elite.

A mio avviso si guarda troppo ai giovani, quelli che prendiamo sono tutti corridori che magari avrebbero già smesso. Li chiamano vecchi, ma sono questi i ragazzi che possono fare veramente strada. Non sempre la maturazione arriva a diciotto anni, io stesso sono passato che ero elite ho fatto tredici anni di professionismo

C’è anche un po’ di orgoglio nel riuscire a rilanciare questi ragazzi?

A loro racconto sempre la mia storia. Ho vinto il Liberazione al secondo anno da under 23, poi gli anni sono passati e stavo per smettere. Alla fine sono passato professionista al primo anno da elite e ho avuto una carriera lunga in tre grandi squadre WorldTour. Ai miei ragazzi dico sempre che la speranza deve essere sempre l’ultima a morire, bisogna lottare fino all’ultimo. Ci vuole fortuna, ma serve anche cercarsela. 

Il lento addio della Zalf, De Carlo non vuole mollare

08.10.2024
4 min
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Piccolo Giro dell’Emilia di qualche domenica fa: primo Giovanni De Carlo, Zalf. Secondo Federico Iacomoni, Zalf. Terzo Simone Raccani, Zalf. Triplette del genere nel corso degli anni non sono state neanche così rare nel calendario italiano, ma oggi assumono un significato diverso conoscendo il momento della squadra più antica del panorama under 23 d’Italia.

Il racconto di quel giorno è simile ad altri delle ultime settimane perché la possibilità malaugurata che la società di Castelfranco Veneto non riesca ad andare avanti sembra aver dato una forza supplementare a tutti i corridori dello storico team trevigiano. E’ lo stesso De Carlo a farlo capire con la passione delle sue parole.

Il podio finale del Piccolo Giro dell’Emilia tutto targato Zalf (Photors)
Il podio finale del Piccolo Giro dell’Emilia tutto targato Zalf (Photors)

«Era stata una corsa molto movimentata dove ci eravamo mossi con grande attenzione, coprendoci l’un l’altro, rispondendo a tanti tentativi nelle fasi calde della gara. Sull’ultima salita ho provato l’azione di forza, poi allo scollinamento Iacomoni mi ha agganciato e abbiamo proceduto insieme».

A quel punto avete stabilito prima chi dovesse vincere?

Ne abbiamo parlato insieme anche al diesse. Io era da tanto che cercavo una vittoria e ne avevo bisogno proprio in funzione di quel che sarà, della ricerca di un futuro. Ci siamo messi d’accordo e devo dire grazie a Federico come ai compagni per questo successo prestigioso.

L’arrivo in pieno accordo fra De Carlo e Iacomoni. La vittoria serviva soprattutto al primo (Photors)
L’arrivo in pieno accordo fra De Carlo e Iacomoni. La vittoria serviva soprattutto al primo (Photors)
Che cosa rappresenta questo team per te?

E’ molto importante, è un po’ la rappresentazione della realizzazione di un sogno. Io sono della provincia di Treviso e chi inizia ad andare in bici, a fare le prime gare, chi vuole insistere su questa strada ha sempre avuto la Zalf come riferimento. E’ un po’ la squadra di casa, una sorta di nazionale locale alla quale tutti vogliono accedere e ne parlo volutamente al presente perché ognuno di noi una piccola speranza che tutto ciò non finisca ce l’ha.

In squadra come si vivono queste settimane dopo l’annuncio del rischio di chiusura, dopo che lo sponsor principale si è tirato indietro?

Noi lo abbiamo saputo quest’estate e sinceramente è stato un colpo per tutti. Abbiamo però cercato di reagire subito, di non farci abbattere e anzi abbiamo serrato le fila. Non c’è stato neanche bisogno di dirlo, ma corriamo sapendo che potrebbe essere l’ultima volta e quindi diamo il 110 per cento. Viviamo l’attività in maniera tranquilla, pensando a fare il nostro dovere fino all’ultimo minuto, raccogliendo tutto quel che si può, onorando questa maglia così gloriosa.

Per De Carlo la prima stagione alla Zalf è stata costellata da ben 13 Top 10 (foto Agostino Bortignon)
Per De Carlo la prima stagione alla Zalf è stata costellata da ben 13 Top 10 (foto Agostino Bortignon)
Voi che sensazione avete percepito?

Ce l’hanno comunicato in maniera molto tranquilla, in anticipo sul finale di stagione proprio per permettere a ognuno di trovare un nuovo approdo. Non è, come avviene tante volte, che si chiude per colpa di dissidi interni. Probabilmente è solo la fine di un ciclo come avviene in tanti campi della vita, anche se ripeto una piccola porta aperta è stata lasciata. Questo ci ha dato molta più voglia di emergere e penso che in gara si veda, abbiamo quella luce negli occhi che altre squadre non hanno. Non è un caso se dopo che ci hanno dato l’annuncio, i risultati sono arrivati a pioggia.

Venendo al tuo caso, tu sei un secondo anno Elite. E ora?

Io vorrei continuare, chiaramente l’età che avanza (anche se dirlo a 23 anni è davvero strano…) non gioca a mio favore. Sto valutando che cosa fare, chiaramente ogni risultato conta, infatti in tutte le gare fatte dopo il Giro del Friuli non sono mai uscito dalla Top 10. Ho ancora un paio d’anni nella categoria che vorrei sfruttare. E’ un momento particolare, non è facile correre non sapendo se l’anno prossimo sarò ancora a battagliare su queste strade.

Per la Zalf potrebbero essere le ultime settimane, se non si troverà uno sponsor di peso (foto Bortignon)
Per la Zalf potrebbero essere le ultime settimane, se non si troverà uno sponsor di peso (foto Bortignon)
Il palmarés di queste ultime settimane è dalla tua…

Io spero che qualcuno se ne accorga. Sono un passista-scalatore, in grado di emergere su più terreni, quest’anno ho portato a casa finora una vittoria e ben 13 Top 10, finendo quinto anche al Giro del Veneto. Credo di poter dare un contributo a ogni team, sia aiutando gli altri che puntando al risultato. Certo, se poi arrivasse la notizia che si continua, sarebbe come un regalo di Natale in anticipo…

L’incidente e 4 operazioni, ma ora Iacomoni vuole ripartire

25.01.2024
4 min
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Ventuno novembre del 2023. Un giorno che Federico Iacomoni non scorderà più. Uno di quelli che segnano l’esistenza, che in un attimo cambiano gli stati d’animo e le prospettive. Ancora oggi, riparlandone, il giovane talento appena approdato alla Zalf Euromobil non nasconde le sue emozioni.

Un’uscita di allenamento come tante sulle strade nei dintorni di Mosana, in Val di Cembra. Strada normale, senza buche o avvallamenti. Il problema è che in senso contrario si è formata una lunga fila. E come sempre c’è il furbo che passa invadendo l’altra corsia. Federico gira la curva, l’auto è proprio di fronte: impatto pieno. Il ragazzo è sbalzato di almeno una decina di metri, verso un piccolo burrone.

I terribili esiti dell’incidente. Oggi la ripresa è finalmente iniziata, con tanta fisioterapia
I terribili esiti dell’incidente. Oggi la ripresa è finalmente iniziata, con tanta fisioterapia

«Ricordo poco di quei momenti – racconta – so però che l’automobilista non è scappato, si è fermato a prestare soccorso. Non riuscivo a muovermi. Mi hanno portato subito all’Ospedale Santa Chiara di Trento, dove mi hanno riscontrato una grave frattura all’omero, spezzato in più punti e frantumato vicino al gomito. Per rimetterlo insieme mi hanno preso un pezzo d’osso dal bacino, anche quello da rimettere a posto. Inoltre mi ero rotto anche ulna e radio, sempre a sinistra. Sono rimasto in ospedale quasi due mesi, durante i quali mi hanno operato per ben 4 volte con anestesia totale».

Hai già iniziato la fisioterapia?

Proprio nell’ultimo fine settimana. I tempi sono lunghi, ma spero entro breve di poter almeno iniziare a salire sui rulli, sarebbe già un passo avanti. Per il momento è importante curare non solo l’aspetto fisico, ma anche quello psicologico perché anche da quel punto di vista è stata una bella botta. Cerco di guardare tutto in positivo, già essere di nuovo a casa mi ha dato una bella carica.

Iacomoni ha iniziato a vincere molto presto (qui a San Pietro in Cariano nel 2018, photobicicailotto)
Iacomoni ha iniziato a vincere molto presto (qui a San Pietro in Cariano nel 2018, photobicicailotto)
Il team ti è stato vicino?

Molto, sono rimasti davvero scioccati da quanto avvenuto, anche perché ero molto carico per il passaggio alla Zalf. Gianni Faresin è venuto più volte a trovarmi e siamo in contatto pressoché quotidiano, mi hanno fatto sentire subito della famiglia. Ma devo dire che anche il vecchio team, la Sias Rime Drali, mi ha dato supporto.

Che stagione hai vissuto con loro?

Buona, con bei risultati. Ho anche vinto la classifica a punti al Giro del Friuli, ma sinceramente mi sono divertito tanto al GP Industria e Artigianato Carnaghese. Queste sono le gare dove ho fatto meglio, nella seconda parte di stagione. E questo mi dà conforto pensando al tempo che ci vorrà per raggiungere la forma migliore, evidentemente quello è un buon periodo per me. Lo scorso anno avevo staccato dopo Brescia, in estate, per oltre un mese. E’ chiaro che ora la preparazione andrà completamente rimodellata.

La vittoria a Carnago, con un’azione di forza, precedendo Piccolo ed Epis di 16″ (Photors)
La vittoria a Carnago, con un’azione di forza, precedendo Piccolo ed Epis di 16″ (Photors)
Quando sono nati i contatti con la Zalf, sono figli di questi risultati?

No, già in aprile avevamo preso contatti e sicuramente sapere di essere seguito da un team così importante mi ha dato la tranquillità per affrontare la stagione puntando a emergere il più possibile. E’ un passo fondamentale per puntare al professionismo e sapere che sono della famiglia – ribadisco questo concetto – mi dà la voglia di mettermi in gioco dopo quello che mi è successo.

Che corridore sei?

Un passista che ha per caratteristica quella di voler sempre attaccare, prendere le corse di petto. Ora nel nuovo team molto può cambiare e dovrò prendere le misure. Io mi aspetto una crescita prestativa, che non passa solamente attraverso i risultati. Spero molto di poter far bene nella seconda parte di stagione, anche con il team siamo d’accordo nel non affrettare i tempi, perché i danni sono stati seri.

Il trentino punta con forza alla seconda parte di stagione, storicamente la più favorevole per lui
Il trentino punta con forza alla seconda parte di stagione, storicamente la più favorevole per lui
Hai assorbito il colpo?

Non del tutto, ma diciamo che ci sto lavorando. E’ stato duro, i primi giorni sono stati tremendi. Io tra l’altro sono iscritto all’Università e avevo in programma esami a dicembre che sono forzatamente saltati. Per fortuna in queste giornate riesco ad avere più tempo per studiare, quindi conto di poter dare quegli esami e anche altri appena possibile. Ma quel che conta per me è poter salire presto in bici, non sapete quanto mi manca…

Il metodo della Sias Rime, le vittorie dopo lo “stacco”

05.09.2023
5 min
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Nelle ultime settimane c’è un ragazzo di Trento che si sta mettendo in grandissima luce. Il suo nome è Federico Iacomoni, di lui aveva già parlato Cavallaro come suo alter ego nella ricerca di fughe o inseguimenti in salita. Da metà agosto, Iacomoni, tra classiche e Giro del Friuli, ha disputato 7 gare tutte di alto livello, con un bilancio sontuoso: una vittoria, tre podi e il 6° posto finale nella corsa a tappe.

L’arrivo di Iacomoni al GP Industria e Commercio Carnaghese. Una vittoria cercata da tempo
L’arrivo di Iacomoni al GP Industria e Commercio Carnaghese. Una vittoria cercata da tempo

Dobbiamo però evitare di cadere in un facile errore, esaltando il solo Iacomoni, perché il trentino è la massima espressione di tutto un team, il Sias Rime, che sta ottenendo grandi risultati con i suoi ragazzi in questo periodo stagionale. E per il suo diesse, Daniele Calosso, non è certo un caso.

«E’ tutta la squadra che sta funzionando al meglio – racconta – abbiamo ottenuto 5 vittorie con 5 corridori diversi e questo rispecchia i nostri programmi. Noi abbiamo l’abitudine di rifiatare nel corso dell’estate, permettiano ai ragazzi di ricaricare le batterie e alla ripresa i risultati si vedono. E’ come se cambiassimo marcia, non è avvenuto solo quest’anno, anche in quelli passati è stato così».

Daniele Calosso, diesse della Sias Rime che si sta mettendo in particolare luce nel periodo
Daniele Calosso, diesse della Sias Rime che si sta mettendo in particolare luce nel periodo
Rifiatare in quale maniera?

Diamo ai ragazzi 2-3 settimane di piena libertà, chiedendo solo di fare il minimo necessario per mantenere la condizione. Questo significa che se ci chiedono 3-4 giorni di mare possono farli, perché sono giovani e dobbiamo dare loro anche la possibilità di divertirsi. Il nostro spartiacque è il Trofeo Città di Brescia a inizio luglio, poi attuiamo questo stacco ponderato.

Come reagiscono i ragazzi?

Questo è un fattore che mi fa particolarmente piacere mettere in evidenza. I ragazzi sono tutti pieni di volontà di continuare, molti chiedono anche di andare in altura e l’abbiamo fatto, portandoli fra Pordoi e Livigno, ma sempre seguendo un programma calibrato. Un criterio logico teso al recupero. Prima di Brescia avevano fatto 34 giorni di corsa, decisamente tanti. Qualcuno ha scelto anche strade differenti, come Anniballi e Pongiluppi che hanno partecipato alla 6 Giorni di Pordenone.

Per Iacomoni due podi al Giro del Friuli e conquista della classifica a punti
Per Iacomoni due podi al Giro del Friuli e conquista della classifica a punti
Da quanto attui questa scelta?

Dal 2019 e mi sono sempre trovato davvero bene, i risultati si vedono. Abbiamo ripreso a pieno regime il 5 agosto e i risultati da allora sono stati notevoli.

Iacomoni però è il nome sulla bocca di tutti…

Federico quando è in giornata è una vera ira di Dio… Ha numeri importanti e capacità di guida straordinarie, ad esempio in discesa in condizioni climatiche difficili, riesce a fare la differenza. Tiene su percorsi impegnativi, quel che ha fatto a Capodarco, quando è partito da solo all’inseguimento dei fuggitivi mi ha riempito gli occhi e poco importa che poi sia finito 7°. Ma non solo: è uno che si mette a disposizione degli altri, lo scorso anno era l’ultimo uomo per le volate di Epis.

Il successo bellunese di Giovanni De Carlo, primo al Giro del Piave
Il successo bellunese di Giovanni De Carlo, primo al Giro del Piave
Oltretutto è uno che corre tanto.

Ha fatto quasi 50 giorni di gara, perché è un diesel, più gareggia e più va forte, per questo è anche un ottimo elemento per le corse a tappe. Lo scorso anno ha lavorato tanto in prospettiva, è stato come un investimento su questa stagione, gli abbiamo dato il tempo di prendere le misure e i risultati si sono visti. La costanza è il suo forte e credo che con queste caratteristiche abbia il futuro assicurato.

L’impressione è che questo sistema porti risultati negli anni anche per chi non è più nel vostro team, prima accennavi a Epis

E’ vero, mi piace pensare che i suoi risultati a ripetizione, la sua continuità ad alti livelli in questa stagione siano figli anche del lavoro svolto da noi. Ricordo che lo scorso anno si era allenato troppo in primavera, gli avevo sconsigliato a quel punto di fare il Giro d’Italia e alla fine dovette darmi ragione. Poi, dopo la sosta estiva, si riprese e portò a casa 4 vittorie. Ora ha vinto anche di più e in una squadra con tanti cavalli di razza…

Dennis Lock, danese arrivato quest’anno, che appare in decisa crescita
Dennis Lock, danese arrivato quest’anno, che appare in decisa crescita
Abbiamo detto di Iacomoni, ma c’è qualche altro elemento sul quale ti senti di scommettere?

Voglio citare due ragazzi, Petitti e De Carlo che quando sono arrivati da noi non avevano alle spalle vittorie. Hanno tenuto duro, hanno fatto loro il nostro metodo di lavoro e sono venuti fuori. Nel ciclismo di oggi che guarda alle statistiche, alle vittorie e basta, che chiede talenti sempre più precoci rischiavamo seriamente di perderli e sarebbe stato un peccato. Con gli juniores bisogna avere occhio e non guardare solo agli ordini di arrivo, ancor di più scendendo di categoria. E vi faccio un altro nome, il danese Dennis Lock che sta progressivamente venendo fuori, sta imparando come si corre, il prossimo anno ne farà vedere delle belle…