Esame abilitazione agenti FIGC Roma, Salone d'Onore CONI (foto FIGC)

FCI e procuratori: dove porta la nuova normativa?

21.01.2026
12 min
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Come mai nell’ultimo Consiglio federale, la FCI ha redatto una normativa sui procuratori? Fra le questioni sollevate dall’intervista con Bandolin e Vietri, questa è stata quella di cui meno si è parlato. Deve ancora essere ratificata dal CONI, ci hanno detto, e di più non potevano. Ce ne eravamo quasi fatti una ragione, in attesa di ricevere aggiornamenti ufficiali, quando per una singolare coincidenza e perché certamente incuriosito dal tema, si è fatto avanti Nicolò Martinello.

Non avevamo sue notizie da quando, smesso di correre, aveva iniziato a lavorare da Decathlon. Ma tutto questo accadeva 12 anni fa: il tempo è passato e le competenze e i titoli ne hanno fatto un interlocutore privilegiato. Anche per capire come mai la FCI si sia improvvisamente dedicata agli agenti dei corridori.

«Dopo Decathlon mi sono spostato nell’area risorse umane – racconta il padovano – sono stato in Nestlè a Milano. Poi sono stato con Amazon a Roma e poi in Lussemburgo e da qualche mese sono tornato in Italia. Adesso opero come advisor e sto progettando di tornare a Roma, dove comunque mi trovo spesso per lavoro».

Nicolò Martinello, Padova classe 1989, agente sportivo
Nicolò Martinello, padovano classe 1989, ha corso fino al 2013, poi ha intrapreso un solido percorso di formazione
Nicolò Martinello, Padova classe 1989, agente sportivo
Nicolò Martinello, padovano classe 1989, ha corso fino al 2013, poi ha intrapreso un solido percorso di formazione
La tua esperienza professionale ti ha portato anche nel mondo degli agenti?

Da qualche mese ho l’abilitazione UCI, quella di World Athletics e da poco anche quella FIGC e CONI (in apertura un esame di abilitazione alla Federazione Italiana Gioco Calcio nel Salone d’Onore del CONI, immagine FIGC). Se vi interessa, dato che ultimamente avete seguito il tema, vorrei portare il mio contributo, perché secondo me in ambito ciclistico c’è un grandissimo elefante nella stanza.

L’interesse c’è, chiaramente, perché il mercato degli ultimi anni sta ridisegnando la geografia del ciclismo italiano.

C’è sicuramente un tema di concentrazione di mercato e di conflitto di interessi. La professione dell’agente sportivo in Italia è una professione ordinistica (prevede l’iscrizione a un albo professionale, ndr), lo ha stabilito il Decreto Legislativo 37 del 2021. A seguito di questo, è stato emanato un regolamento del CONI, che traccia il perimetro della normativa, includendo tutte le Federazioni italiane che riconoscono il professionismo sportivo. Quindi calcio, basket, golf e ovviamente il ciclismo. Ebbene, su questo tema, la FCI è l’unica che non applica la norma.

Che cosa prevede la norma?

La Legge prevede che per operare come agenti sportivi in Italia si debba seguire un iter di abilitazione molto severo. Questo include una prova scritta e orale presso il CONI: una prova generale di diritto privato, diritto amministrativo e diritto sportivo. Chi la supera si può abilitare presso una delle quattro Federazioni che prevedono il professionismo, per poi operare come agente sportivo. Attenzione ai termini: dire “agente sportivo” non è una finezza lessicale, c’è una differenza sostanziale. Se qualcuno non ha superato queste prove e non è abilitato presso la Federazione di riferimento, muovendosi come agente sportivo commette un abuso di professione, che è sanzionato dall’articolo 348 del Codice Penale.

Come avviene l’abilitazione presso una Federazione?

La Federcalcio, Federgolf e la Federazione Italiana Pallacanestro indicono ogni anno due bandi di prova speciale (articolo 5. Il DPCM è del 2020: il modello che prevede una prova generale più una prova speciale presso le Federazioni era già state definito ed è stato poi inserito nel Decreto del 2021, ndr). I candidati che si possono iscrivere sono quelli che hanno superato le due prove del CONI. Solo così si può ottenere l’abilitazione. L’unica Federazione che in Italia attualmente ignora questo impianto normativo, che assieme a quello francese è uno dei più avanzati in Europa, è proprio la FCI. Nel ciclismo si salta a piedi pari questa abilitazione. Per cui trovo interessante che le due persone intervistate domenica, figure di spicco nella FCI, siano allarmate perché ci sono in giro osservatori e agenti che operano senza abilitazione.

Ryder Cup Roma 2024 (foto Federgolf)
Sono quattro le Federazioni italiane ad ammettere il professionismo: FIGC, FIP, FCI e FIG (foto Federgolf)
Ryder Cup Roma 2024 (foto Federgolf)
Sono quattro le Federazioni italiane ad ammettere il professionismo: FIGC, FIP, FCI e FIG (foto Federgolf)
Perché?

Perché ci sarebbero tutti gli strumenti per fermarli, ma non è possibile muoversi perché la FCI non ha ancora fatto un regolamento. E sottolineo che non si tratta di una misura scritta dall’ordinamento sportivo, ma di un Decreto Legislativo. E’ una Legge dello Stato. Non recependola, si dà la possibilità a sedicenti talent scout e osservatori di operare tranquillamente. Se si fosse nel mondo del calcio, si finirebbe in primo grado davanti alla Commissione Agenti Sportivi FIGC che decide anche in caso di controversie e di esposti. E poi in secondo grado ci sarebbe la Commissione Agenti CONI.

Quindi in questo caso si potrebbero prendere provvedimenti?

Ci sarebbero delle sanzioni chiare, un perimetro ben definito, un mercato regolato dove opererebbero soltanto i soggetti abilitati. Se ci fosse un soggetto abusivo, arriverebbe subito un esposto e partirebbe la fase istruttoria. Nel calcio succede spesso. Gli agenti fanno esposti perché vedono in giro dei faccendieri e delle persone non abilitate. Per questo dico che secondo me c’è un grande elefante nella stanza e la FCI lo sa.

Come fai a dirlo?

Per quello che è stato il mio percorso. A ottobre 2024 ho sostenuto l’esame del CONI, scritto e orale. Avevo l’interesse di operare nel calcio, ma tenevo d’occhio anche il ciclismo, aspettando che pubblicassero il bando per l’abilitazione. Nella seconda parte del 2024 non hanno pubblicato nulla, ma io avevo tante cose da fare e ho aspettato la primavera del 2025. Però ugualmente non c’è stato alcun segnale. Così ho scandagliato il sito della FCI e non ho trovato nulla. Perciò mi sono permesso di scrivere al RUP, Responsabile Unico del Procedimento della Commissione CONI, che è un Ente pubblico e quindi hanno l’obbligo di dare riscontro alle istanze.

Che cosa hai scritto?

Ho scritto che vorrei abilitarmi per operare nel ciclismo professionistico e volevo sapere come fare. Mi hanno risposto il 28 maggio. Hanno scritto: «A seguito di interlocuzioni con la Federazione Ciclistica Italiana, cui la presente è inviata in conoscenza, è confermato che la richiamata Federazione si è attivata con le procedure occorrenti per l’adozione del Regolamento federale agenti sportivi FCI».

Il Ministro dello sport Abodi, qui al Giro 2024 con Tiberi, ha appena firmato un Decreto che rende ancora più stringente la normativa sugli agenti
Il Ministro dello sport Abodi, qui al Giro 2024 con Tiberi, ha appena firmato un Decreto che rende ancora più stringente la normativa sugli agenti
Quindi la decisione presa dal Consiglio federale della FCI di cui si parlava nell’articolo di domenica potrebbe essere la risposta a quella sollecitazione?

Probabilmente è così, ma non so cosa abbiano deliberato. La normativa non è vietare un caffè sul bus oppure contingentare l’accesso degli agenti a determinate aree. Ci sono da fare degli interventi sistemici e la cosa bella è che esiste già tutto l’impianto legale ed è uno dei più avanzati al mondo. Che cosa ha impedito alla FCI di farlo prima?

Cerchiamo di capire: se non sei abilitato presso la FCI non puoi operare con atleti in Italia?

Esatto. L’unico soggetto che in Italia può intermediare, lavorare al fine di una costituzione, modificazione o estinzione di un contratto che ha come oggetto una prestazione sportiva professionistica è un agente sportivo iscritto al registro CONI. Questo lo dice il regolamento del CONI e giusto lunedì sera in Gazzetta Ufficiale è uscito un decreto agenti sportivi (D.L. 218 del 2025) firmato dal Ministro Abodi che aggiunge un altro pezzo, alzando ancora il livello di professionalità di questo impianto normativo.

Essere agenti UCI può permettere di superare la norma italiana?

Anche io ho l’abilitazione UCI e sicuramente è un’abilitazione globale. I singoli Paesi hanno però la possibilità di prevedere delle norme più stringenti. Ad esempio in Francia non ti permettono di iscriverti all’esame dell’UCI se prima non hai raggiunto l’abilitazione presso il Comitato olimpico nazionale. C’è una differenza fra la legge sportiva e quella ordinaria. L’UCI, al pari delle Federazioni sportive internazionali, non è un Ente pubblico e quindi non può emanare norme che sovrastino quelle nazionali, come ad esempio può fare la Comunità Europea quando promulga una legge. Nel calcio c’è stata una grandissima discussione su questo tema.

Perché?

Data la difficoltà dell’iter abilitativo in Italia, alcuni agenti hanno sostenuto l’esame FIFA, ma per lavorare in Italia si sono dovuti domiciliare presso lo studio di un soggetto iscritto al Registro CONI e FIGC. In altre parole, puoi essere agente FIFA, ma se non sei domiciliato in Italia, il passaggio di un giocatore dalla Roma al Milan non puoi seguirlo. Non potresti neanche andare a prendere un giovane, per le restrizioni imposte proprio sul tema dei giovani atleti.

Vincenzo Raiola, Gigi Donnarumma (foto Vincenzo Raiola)
Vincenzo Raiola, cugino di Mino, con Donnarumma, è domiciliato presso un avvocato italiano (foto Raiola)
Vincenzo Raiola, Gigi Donnarumma (foto Vincenzo Raiola)
Vincenzo Raiola, cugino di Mino, con Donnarumma, è domiciliato presso un avvocato italiano (foto Raiola)
Discorso interessante su cui torniamo subito, ma prima c’è un dubbio: cosa succede se l’agenzia di intermediazione non ha sede in Italia?

Deve domiciliarsi. Prendiamo l’esempio di Mino Raiola, che purtroppo è scomparso. La sua agenzia ha ancora moltissimi atleti e la sede legale a Cipro. Per cui prima Mino e ora chi manda avanti l’agenzia ha la licenza cipriota, ma per lavorare in Italia si è domiciliato presso un avvocato che a sua volta ha l’abilitazione CONI e FIGC.

Nel ciclismo dovrebbe funzionare allo stesso modo?

Esatto, ma la FCI ha una strada interrotta, perché non fanno la prova di abilitazione. Sarebbe anche curioso sapere cosa ne pensi il Ministro dello Sport, visto che parliamo di una Federazione sportiva di primaria importanza.

Quindi con la licenza UCI puoi lavorare, ma nel momento in cui la FCI dovesse organizzare i bandi d’esame, dovresti metterti in regola con la normativa italiana?

In teoria si, però è complesso dare una risposta univoca, è evidente che ci sia un vulnus normativo. Anche nelle disposizioni UCI, si legge chiaramente che se il lavoro di un agente è sottoposto a una specifica regolamentazione nazionale, prima di richiedere l’abilitazione internazionale, dovrà adempiere a tutti i requisiti del livello nazionale. La regolamentazione nazionale CONI in Italia già c’è, però manca il pezzo finale in FCI. Insomma, è un tema gigante.

Chi ci andrebbe di mezzo casomai ci fosse una controversia?

Dato che ancora non c’è una normativa FCI, prendiamo spunto dal regolamento CONI per cui la società e il tesserato hanno l’obbligo di avvalersi solo di soggetti che siano iscritti a questo registro e devono anche verificarlo. L’agente deve far vedere che esiste questo registro e deve anche esibire la propria polizza assicurativa. Tutte le parti coinvolte dovrebbero assicurarsi di avere a che fare con un soggetto abilitato.

Quanti sono gli agenti italiani che operano nel ciclismo e hanno superato l’esame CONI?

So che Marco Piccioli opera nel ciclismo: lui non è agente UCI, ipotizzo che operi insieme ad un avvocato (l’avvocato Mari, come dichiarato da Massimiliano Mori in una nostra intervista, ndr). Piccioli è iscritto al Registro CONI e quindi, se la FCI facesse un bando d’esame, potrebbe accedervi (allo stesso modo ci risulta che fra i papabili per l’abilitazione in FCI potrebbe esserci Matteo Roggi, che opera nel ciclismo ed è un agente FIGC, ndr).

Marco Piccioli è iscritto al Registro CONI ed è agente FIGC. Potrebbe abilitarsi nella FCI quando verrà emesso il bando
Marco Piccioli è iscritto al Registro CONI ed è agente FIGC. Potrebbe abilitarsi nella FCI quando verrà emesso il bando
Cercando sul sito del CONI non risulta neppure il tuo nome.

Corretto. Il mio nome non lo vedete ancora perché ho passato da poco l’esame FIGC e ho inviato lunedì la richiesta di iscrizione al Registro FIGC-CONI ed è in fase di approvazione. Per cui io sarei nella stessa situazione di Piccioli, avendo in più l’esame UCI. Quindi, in estrema sintesi possiamo dire che, tra coloro che operano nel ciclismo, ci sarebbero due o tre agenti che potrebbero iscriversi subito ad un bando d’esame FCI.

Quindi al momento hai in mano la tessera di agente rilasciata dalla FCI dopo che hai superato il corso di Aigle?

Ho superato l’esame UCI a luglio e sto ancora aspettando il tesserino dalla FCI. In attesa che si mettessero in pari con il regolamento nazionale, ho richiesto la tessera come da normativa internazionale. Dato che non arrivava, ho mandato una PEC chiedendo che me la inviassero, mettendo l’UCI in copia. Non avendo avuto ancora segnali, la settimana scorsa ho scritto all’UCI e mi sono appellato a uno dei loro regolamenti.

Che cosa dice?

Che in caso di mancata risposta da parte di una delle Federazioni nazionali, in questo caso la FCI, dopo 30 giorni posso fare la richiesta per la tessera direttamente a Aigle. Non voglio andare dagli atleti a fargli firmare un mandato in cui manca un pezzo. Voglio lavorare sapendo di essere perfettamente in linea con i requisiti normativi, sia nazionali che internazionali.

Hai parlato di normativa sui giovani, che al momento sono il terreno di conquista più vivace.

Nel calcio c’è una normativa molto chiara. Dice che quando ottieni il mandato da un atleta che non è ancora professionista, se entro otto mesi non diventa professionista, il mandato cessa. Quindi come agente sei responsabilizzato a fare il massimo affinché quest’atleta diventi professionista. E poi c’è un’altra normativa sul conflitto di interessi, sia pure potenziale.

Puoi fare un esempio?

Non va bene ad esempio che tu abbia due giocatori nello stesso ruolo e nella stessa squadra se questo genera una situazione di influenza anche solo potenzialmente conflittuale con la società. E a proposito di conflitto di interessi, ho letto nella vostra intervista di domenica che un agente ricopre un incarico importante nel settore della pista. Come è possibile?

Nel corso ACCPI per i neoprofessionisti sarebbe indicato un approfondimento ulteriore sulle regole che riguardano gli agenti
Nel corso ACCPI per i neoprofessionisti sarebbe indicato un approfondimento ulteriore sulle regole che riguardano gli agenti
Andrebbe approfondito…

E’ un conflitto di interessi grande come una casa, anche se operi in collaborazione con un avvocato. Se hai un ruolo da consulente, un incarico o una semplice partnership con la FCI, non puoi fare l’agente. Io non potrei mai fare una cosa del genere in FIGC. Chiunque potrebbe farmi un esposto dopo due giorni e mi butterebbero fuori dal registro agenti. La cosa che fa veramente cadere le braccia è che due dirigenti federali lo dichiarino candidamente in un’intervista, in cui in tre paragrafi prima si era parlato di agenti.

L’elevata concentrazione di atleti nelle stesse mani sarebbe ugualmente un problema?

Decisamente. Se nella mia scuderia ho 30 juniores che passano U23, sono io che decido chi mettere in pole position e chi in terza fila. Quindi non sono più un agente, ma divento colui che arbitra la partita e questo è inammissibile anche per il regolamento CONI.

Solo che non esistendo una normativa FCI, problemi per gli agenti non ce ne sono…

Infatti al momento il problema è della FCI, perché si è permesso a tanta gente di lavorare senza un’abilitazione e perché c’è un ritardo di cinque anni. Quindi non ha tanto senso vietare l’accesso al pullman, piuttosto sono d’accordo sull’idea di portare la nostra normativa all’UCI. Saremmo veramente un esempio a livello mondiale.

Come ci si regola negli altri sport?

Nella World Athletics, se vuoi firmare il mandato con un minore, prima di tutto devi avere fatto dei corsi specifici. Infatti c’è un tema di safeguarding che stanno cercando di seguire con grande scrupolo. Detto questo, ci sono delle tempistiche precise per approcciare l’entourage dell’atleta, ma non prima dei sei mesi dalla data in cui potrà iniziare a lavorare. Per cui devi sapere come questa età cambi da Paese a Paese. Ma soprattutto, quando fai la bozza di quel mandato, poi devi mandarla a World Athletics a Monaco che la scansionano con la lente d’ingrandimento.

Tokyo 2020, Nadia Battocletti (foto CONI)
Nel segno della trasparenza, nel sito di World Athetics, per ogni atleta è indicato il suo agente: qui per Nadia Battocletti (foto CONI)
Nel segno della trasparenza, nel sito di World Athetics, per ogni atleta è indiato il suo agente: qui per Nadia Battocletti (foto CONI)
Nel segno della trasparenza, nel sito di World Athetics, per ogni atleta è indicato il suo agente: qui per Nadia Battocletti (foto CONI)
Perché?

Al fine di verificare che non ci siano pratiche vessatorie o svantaggiose per l’atleta. Esempi virtuosi da imitare ci sarebbero. Nel ciclismo si cercano atleti sempre più giovani e io su questo non sono contrario a priori, a patto che la cosa sia gestita con regole chiare e facendo in modo che l’agente sia responsabilizzato.

In che modo?

Se fai legna e li prendi tutti, più che svilupparne la carriera sembra che voglia bloccarli prima che te li prenda un altro. Però tu, come agente, che responsabilità hai? Il rapporto è veramente sbilanciato, è tutto sulle spalle del corridore. E se poi non riesci a trovargli squadra, gli dici che non hai trovato niente e comunque ne hai altri 30 da sistemare.

Tuttavia non esistono norme che lo impediscono, giusto?

L’UCI ha una regolamentazione a maglie abbastanza larghe, però in Italia il legislatore ci mette il naso in modo proprio frequente e dettagliato. E’ chiaro che queste norme da noi sono nate principalmente per il calcio, ma in ogni caso abbiamo la legge sul professionismo sportivo e quindi vale per tutti. Non so dire se questa evidenza proporrà un tema in FCI e solleverà questioni di diritto commerciale, ma di certo si deve dire che qualcosa non funziona. Anche mettendoci la faccia.

Non considerando coloro che operano senza alcuna abilitazione, gli agenti italiani (residenti in Italia) con licenza UCI sono 16, altri sono disseminati tra Svizzera, Spagna e Principato di Monaco, in base alla loro residenza. Sarà curioso scoprire quali saranno gli obblighi che dovranno adempiere quando e se la FCI avrà adottato una normativa in linea con la Legge italiana. Quelli residenti all’estero potranno probabilmente limitarsi alla domiciliazione in Italia presso un agente abilitato CONI e FCI. Quelli residenti in Italia dovranno sottoporsi all’esame (scritto e orale) del CONI?

Alessio Magagnotti, Enrico Mantovanelli, 2025, juniores (foto Autozai-Contri)

Il sistema juniores non va: la spallata di Mantovanelli

11.01.2026
7 min
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Alla base non tutto va come viene raccontato e neppure l’UCI sembra tanto sintonizzata sulle reali necessità degli juniores. I devo team e i procuratori passano attraverso il gruppo pescando a strascico, mentre a chi investe su un atleta di talento spettano indennizzi il più delle volte simbolici. Considerando che la categoria è ormai il vero accesso al professionismo, sarebbe forse il caso di ridiscuterne le regole.

Di questo avviso è senza alcun dubbio Enrico Mantovanelli, general manager della Autozai Contri Team (in apertura con Alessio Magagnotti), che ci offre un viaggio avvincente tra le sue perplessità e le difficoltà che incontra nella gestione della sua squadra.

Autozai-Contri 2024 (photors.it)
A partire dallo scorso anno, la Autozai juniores ha avviato un processo di crescita per tenere il passo dei team esteri (photors.it)
Autozai-Contri 2024 (photors.it)
A partire dallo scorso anno, la Autozai juniores ha avviato un processo di crescita per tenere il passo dei team esteri (photors.it)
Che cosa succede?

Succede che negli ultimi due anni la categoria juniores ha subito una trasformazione enorme, non accompagnata da un’adeguata attenzione da parte delle istituzioni. Il movimento sta vivendo un momento difficile. Il numero di ciclisti praticanti su strada è in netta diminuzione, anche per problemi di sicurezza. Inoltre c’è un’esposizione della categoria a livelli altissimi, anche sopra agli U23. Questo ha spinto le società a un adeguamento del budget, per stare al passo con le realtà che arrivano dall’estero. La Grenke-Auto Eder arriva alle corse con un camion, 20 biciclette Specialized, divise, preparatori: un team chiaramente superiore a quelli italiani.

E ormai non sono soli…

Come loro ci sono la Visma, la Education First e tante altre squadre stanno facendo una filiera anche negli juniores. Si rischia che i pochi corridori buoni che ci sono, vadano a correre in queste società. Perciò alcuni si sono rimboccati le maniche per far fronte a questo sistema, altri hanno chiuso e altri ancora si sono salvate per il rotto della cuffia. 

Che cosa significa rimboccarsi le maniche?

Noi abbiamo trovato un processo di rinnovamento e aumento del budget, che negli ultimi due anni è raddoppiato. Abbiamo avuto la fortuna di avere un atleta come Magagnotti che ci ha portato ad un livello altissimo, ma abbiamo sperimentato problemi da cui si capisce che l’UCI e la FCI non stiano capendo dove sta andando il movimento degli juniores.

Coppa San Vito 2025, Alessio Magagnotti batte Nicola Padovan (immagine Contri-Autozai)
Magagnotti ha vinto 16 corse su strada al secondo anno da juniores, più titoli mondiali ed europei in pista (immagine Contri-Autozai)
Coppa San Vito 2025, Alessio Magagnotti batte Nicola Padovan (immagine Contri-Autozai)
Magagnotti ha vinto 16 corse su strada al secondo anno da juniores, più titoli mondiali ed europei in pista (immagine Contri-Autozai)
Su cosa ti basi?

Vi faccio proprio l’esempio di Magagnotti. Corridore da 16 vittorie su strada, due titoli mondiali e i campionati europei. Al primo ritiro con la Red Bull ha già fatto vedere i suoi valori, è uno che salvo imprevisti scriverà una pagina di ciclismo. E’ inammissibile che una società WorldTour venga a prendere il nostro corridore e ci paghino 4.500 euro di punteggio, che è il tetto massimo previsto dalla Federazione.

Senza alcuna trattativa?

Non abbiamo possibilità di dialogo con queste società, per capire se ci vengono incontro con qualcosa. Eppure quando noi abbiamo preso Magagnotti allievo dalla Forti e Veloci abbiamo speso gli stessi 4.500 euro di punti, più altri 2.500 che abbiamo dovuto dare al Comitato regionale. In questi anni abbiamo investito sull’atleta. Ritiri, preparazioni, portarlo ovunque, mettergli una squadra a disposizione, dargli del materiale tecnico al suo livello. Ti capita di avere un gioiellino come lui, lo cedi e con le entrate che ne derivano, dovresti riuscire a proseguire l’attività.

Invece no?

Succede a noi e anche ad altri. I procuratori arrivano a prendersi i corridori fin dagli allievi, quindi a maggior ragione quello degli juniores è un mondo molto seguito. Non ci sarebbe niente di male, innanzitutto, se si rivedesse questo tetto massimo di punteggio che una società under 23 deve pagare per un atleta di questo livello. Altrimenti le società vanno a morire. Basta che l’anno prossimo saltino un paio di sponsor e anche noi chiudiamo. Poco importa che abbiamo fatto crescere Magagnotti e prima Affini, Mozzato, Zana e a suo tempo Rebellin.

Mantovanelli spiega che prendendo Magagnotti dalla Forti e Veloci, ha supportato la squadra trentina con materiale tecnico
Il Forti e Veloci parte dai giovanissimi e arriva agli allievi: da qui sono usciti anche i fratelli Bais
Mantovanelli spiega che prendendo Magagnotti dalla Forti e Veloci, ha supportato la squadra trentina con materiale tecnico
In che modo una società WorldTour potrebbe venirvi incontro?

Quando abbiamo preso Magagnotti dalla Forti e Veloci di Trento, così come facciamo con altre squadre, abbiamo avuto un minimo di riconoscenza verso la società dove l’atleta è cresciuto. Non in termini economici, ma di caschi, ruote, materiali. Una mano su qualcosa la diamo. Questo non avviene al livello superiore, anche se le WorldTour muovono budget di 60 milioni di euro. Nella trattavia con loro andrebbe prevista una normativa a parte.

Parlavi dei Comitati regionali.

La FCI sta facendo di tutto per non venire incontro alla società in termini di costi e non ha ancora capito che il ciclismo è uno sport, non è politica. Nel momento in cui io do un peso superiore ai Comitati regionali, è evidente che li porto dalla mia parte. Se però questo avviene a discapito delle società, non mi sta più bene. Se vado a prendere un corridore fuori regione, devo pagare i punti al suo Comitato regionale. Ma perché devo pagare questi punteggi? Cosa ha fatto il comitato regionale per questi ragazzi? Il Presidente Dagnoni dice che il Comitato regionale investe nel settore giovanile.

Non è vero?

No! Investe per creare della burocrazia, per creare delle visibilità, creare degli interessi di voti che a me, come società ciclistica, non interessano. Altro esempio, quest’anno per motivi nostri abbiamo spostato la sede legale e l’affiliazione da Verona a Trento. Ho dovuto pagare al Veneto i punteggi dei corridori che erano già miei, semplicemente perché ho spostato la sede da Verona a Trento. Ho buttato via più di 5 mila euro, che avrei potuto investire sulla mia squadra e sui miei corridori, invece li ho dati a chi non so cosa ci farà.

La Grenke-Auto Eder è il team juniores della Red Bull-Bora-Hansgrohe e ha mezzi tecnici ed economici superiori alla media
La Grenke-Auto Eder è il team juniores della Red Bull-Bora-Hansgrohe e ha mezzi tecnici ed economici superiori alla media
Cosa ci farà?

Una volta questo sistema era stato fatto per disincentivare il cambio di regione, ma oggi i corridori sono talmente pochi, che se non si spostano non si riesce a fare le squadre. Oggi il corridore veneto, anche se corre per una squadra trentina, quando va ai campionati italiani o al Lunigiana, corre con la maglia della regione dove risiede. Quindi perché devo dare dei soldi al Comitato veneto se i miei corridori veneti, se convocati, indosseranno la maglia del Veneto e non quella del Trentino?

Cosa c’è ancora?

I campionati italiani juniores non possono più essere per rappresentativa regionale, perché la gara viene falsata completamente. Lo scorso anno c’erano più di 30 corridori della Lombardia e quattro corridori del Trentino. Come fai a correre in quella maniera? Almeno diamo la possibilità alle prime 10-15 società del ranking nazionale di portare 5 corridori e per quelle al di sotto di un certo punteggio si faccia la rappresentativa regionale.

Cosa cambierebbe?

Se il mio corridore vince il campione italiano, lo vince con la maglia regionale. Ma farebbe fatica perché l’anno scorso Magagnotti, appena si muoveva, ne aveva dieci sulle ruote e non poteva farci niente. Quindi, perché fanno tutte queste cose? Per dare dei contentini ai Comitati regionali, perché sono poi quelli che appoggiano la struttura nazionale e che votano in un certo modo.

Nelle gare juniores in cui si corre con rappresentative miste, ciascun corridore milita nel team della regione in cui risiede
Nelle gare juniores in cui si corre con rappresentative miste, ciascun corridore milita nel team della regione in cui risiede
Che cosa faresti?

Se vogliamo che il ciclismo degli juniores vada avanti e la categoria abbia un senso e soprattutto per competere con il resto delle strutture a livello europeo, dobbiamo cambiare assolutamente il registro. Dobbiamo mettere da una parte la politica e guardare di investire nel ciclismo. Gli juniores non sono una categoria promozionale, il mondo è cambiato. I costi sono aumentati.

Non si può più fare finta di niente?

Quando correvo io, ogni settimana c’erano corse a Padova, Treviso, a Verona, a Mantova… Oggi se ne sono 3-4 al massimo in tutta Italia e sono tutte gare di un certo livello. Vuol dire che le spese per portare gli atleti sono aumentate. E le squadre iniziano a chiudere – come hanno chiuso il Team Giorgi e la Aspiratori Otelli – e non è detto che l’anno prossimo chiudiamo anche noi. Qualcuno dovrà spiegare perché le società chiudono?

ll tema merita attenzione e si somma al quadro critico che l’avvento dei devo team ha prodotto fra gli under 23. Fare ciclismo di qualità restando in Italia è possibile, altrimenti perché verrebbero in massa dall’estero per prendere i nostri talenti? Si dia però alle squadre la possibilità di essere competitive, alleggerendo un carico che non spetta a loro sostenere. Può essere davvero questo sistema di tasse e gabelle a tenere in piedi le attività dei Comitati regionali?

Sei Giorni di Gand 2025, Elia Viviani, ritiro

EDITORIALE / Le domande su Viviani team manager azzurro

24.11.2025
5 min
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Elia Viviani saluta dalla Sei Giorni di Gand e diventa il nuovo team manager delle nazionali. Prende il posto di Amadio, che prende il posto di Villa. Quest’ultimo lascia la nazionale dei professionisti su strada, tiene le crono e torna a pieno titolo nella pista donne, affiancando Bragato. Lo annuncia il comunicato successivo al Consiglio federale del fine settimana. Nulla cambia per il resto, neppure la sensazione di una architettura suggestiva, ma forse un po’ rischiosa.

Chi sia Viviani non lo scopriamo oggi. Chi scrive lo conosce, lo intervista e ha iniziato a parlarci da quando era un U23. Sarebbe stato bello semmai che negli anni lo avessero scoperto anche altri addetti ai lavori che, ipnotizzati dalla strada, non hanno mai riconosciuto al veronese il prestigio che merita. Elia ha costruito la sua carriera fra pista e strada. Ha sacrificato a volte l’una e più spesso l’altra, diventando però uno dei pochi atleti nella storia dello sport italiano ad aver vinto medaglie in tre diverse edizioni delle Olimpiadi. E’ sempre stato un professionista meticoloso, già da ragazzino stupiva per la concretezza delle risposte e la lucidità nel progettare gli obiettivi. Dopo 16 stagioni da professionista, 90 vittorie su strada (fra cui un titolo europeo), 3 medaglie olimpiche su pista (una d’oro), 11 medaglie ai mondiali su pista (3 d’oro), 22 medaglie agli europei su pista (15 d’oro), avrebbe tutto il diritto di fermarsi, studiare e scegliere la sua strada. E’ pronto per fare il team manager delle nazionali?

L’esperienza di Villa alla guida dei pro’ è durata un solo anno, con risultati molto interessanti
Campionato del mondo Kigali 2025, prova su strada professionisti, Marco Villa e Giulio ciccone, dopo corsa
L’esperienza di Villa alla guida dei pro’ è durata un solo anno, con risultati molto interessanti

Un tutor per Viviani

Magari sì, glielo auguriamo di cuore. Di certo, conoscendolo, Elia non farà mancare l’impegno e cercherà di portare nell’ambiente azzurro le idee e le soluzioni ipotizzate in tanti anni da corridore, osservando e vivendo le realtà delle squadre in cui ha militato. Basta per gestire il movimento azzurro? Avrà un tutor che lo affiancherà? Amadio, che ha ricoperto il ruolo fino ad oggi e da nuovo tecnico della strada non avrà per un bel pezzo giornate frenetiche, si incaricherà della sua formazione? E’ questa la strada più logica e probabilmente il motivo per cui Viviani ha accettato la proposta azzurra. Le scelte dell’ultimo Consiglio federale fanno pensare infatti alla grande voglia di coinvolgerlo e alla necessità conseguente di disporre il resto.

Giusto ieri, Villa ha dichiarato di essere stato sempre consapevole che il suo ruolo di tecnico della strada fosse a tempo determinato. In realtà, in questi mesi ha spesso parlato al futuro: lo faceva immaginando il suo lavoro o quello del futuro tecnico? Quando il 23 febbraio venne annunciato il nuovo assetto delle nazionali, nel non confermare Bennati, le parole del presidente Dagnoni non lasciavano intuire che ci fosse nell’aria un avvicendamento a breve termine. «Il valore indiscusso di Villa – si leggeva nel comunicato – ci ha convinto in questo cambiamento. A lui l’incarico sicuramente più difficile in questa fase storica, ma anche di maggior prestigio».

Forse se Viviani si fosse fermato all’inizio della stagione, l’assetto varato ieri sarebbe stato anticipato di nove mesi. Ma Elia, che ha più volte ribadito di non aver mai pensato di fermarsi senza averci riprovato alle sue regole, ha probabilmente scombussolato i piani di chi lo vedeva già team manager all’inizio del 2025.

Campionati dle mondo pista 2025, Santiago del Cile, Roberto Amadio, Elia Viviani
Ha fatto passare Viviani fra i pro’, lo ha seguito da team manager su pista e ora Amadio lo aiuterà nel nuovo incarico
Campionati dle mondo pista 2025, Santiago del Cile, Roberto Amadio, Elia Viviani
Amadio ha fatto passare Viviani fra i pro’, lo ha seguito da team manager su pista e ora lo aiuterà nel nuovo incarico

Amadio e il Consiglio

Roberto Amadio diventa il tecnico dei professionisti: ha l’esperienza per quel ruolo e un parco di azzurri giovani e con personalità tutte da costruire. Rinunciando a lui come manager, la Federazione si indebolisce in un ruolo cruciale oppure è consapevole che Roberto potrà svolgere il doppio incarico, affiancando Viviani. La parte burocratica del lavoro federale non gli è mai piaciuta, alcuni consiglieri si sono spesso lamentati delle sue assenze, ma avendo la pelle dura e sulle spalle l’esperienza da manager di squadre WorldTour, Amadio è riuscito ad arrivare fin qui dai giorni di Tokyo.

Già durante l’estate si sussurrava della volontà di una parte del Consiglio di modificare il suo incarico: va capito se fare di lui il tecnico della nazionale vada considerato una promozione. Non è consuetudine, almeno nel WorldTour, che un team manager diventi direttore sportivo, semmai il contrario: l’esempio di Luca Guercilena è lampante. Di certo la nuova qualifica di Amadio ha liberato spazio per Viviani. A quest’ultimo basterà essere stato un campione per navigare nelle dinamiche della politica federale? Amadio ha ammesso più volte che quando si è abituati a intervenire in modo rapido per superare una necessità, è difficile dover chiedere il permesso a chi non ha neanche la completa consapevolezza del problema. Forse, non avendo alle spalle alcuna esperienza da manager, Viviani troverà meno sconcertante certe dinamiche che per Amadio sono state spesso indigeste.

Campionati del mondo Kigali 2025, Rwanda, Ruanda, Segretario generale FC Marcello Tolu, presidente Cordiano Dagnoni, Lorenzo Finn iridato U23, Gianni Vietri consigliere federale
Da sinistra, il segretario Tolu e i presidente Dagnoni: questo il tandem che guida la FCI. A destra, dopo Finn, il consigliere Vietri
Campionati del mondo Kigali 2025, Rwanda, Ruanda, Segretario generale FC Marcello Tolu, presidente Cordiano Dagnoni, Lorenzo Finn iridato U23, Gianni Vietri consigliere federale
Da sinistra, il segretario Tolu e i presidente Dagnoni: questo il tandem che guida la FCI. A destra, dopo Finn, il consigliere Vietri

Il passo più lungo

L’inverno in arrivo ci offrirà la possibilità di cercare risposte alle tante domande di questo lunedì freddo e piovoso. Le Olimpiadi di Los Angeles non sono tanto lontane e la pista azzurra è nella delicata situazione di avere più da perdere che da vincere. Siamo arrivati molto in alto e serve un cambio di passo per salire ancora, lavorando sugli atleti e contemporaneamente sullo sviluppo dei materiali. Quanto alla strada, i pochi mesi di gestione di Villa hanno segnato un risveglio di interesse e di entusiasmo. Probabilmente Amadio proseguirà sull’identica strada, avendo condiviso con Villa la maggior parte delle scelte.

Ora il quadro appare stabile. Restiamo dell’avviso che un professionista scrupoloso come Viviani meriterebbe il tempo per studiare e affrontare il mondo del lavoro con una formazione più completa. Accettare questo incarico azzurro è forse il passo più lungo della sua carriera sempre molto controllata. Per fortuna avrà attorno persone consapevoli del suo valore, che lo supporteranno al meglio possibile.

gravel race, regolamento

Gravel race: quale regolamento? Parola a Mussa della FCI

16.10.2025
5 min
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Gravel World Series, europeo e mondiale, ora la Serenissima Gravel… seguendo questi eventi ci siamo resi conto ancora una volta che il gravel race non ha ancora un regolamento ben definito. Lo stesso Filippo Pozzato ci ha raccontato di aver chiesto chiarimenti in merito a un ordinamento tecnico, lui che organizza proprio una gara gravel.

All’epoca, dopo il primo mondiale, ne parlammo con Massimo Ghirotto, allora referente off-road della FCI. Era il 2022 e in effetti si era davvero a uno stato embrionale per quanto riguardava le gare gravel. A distanza di qualche anno siamo tornati sull’argomento con un’esponente federale: Barbara Mussa, a capo del settore off-road della Federciclismo. La responsabile ci ha aiutato a capire la situazione attuale. E’ vero che il quadro normativo resta in via di definizione, ma gran parte di questo ampio discorso parte dai vertici UCI.

Barbara Mussa, presidentessa della commissione fuoristrada della FCI
Barbara Mussa, presidentessa della commissione fuoristrada della FCI
Dunque, Barbara, qual è lo stato dell’arte del regolamento tecnico del gravel race? Pozzato diceva: “Devo fare riferimento a una gara su strada o a una gara off-road?”

Parliamo di una specialità che, soprattutto nel race, è giovanissima. Per quanto riguarda le competizioni, questa occupa ancora una piccola parte, perché la maggior parte delle manifestazioni gravel è cicloturistica, con un impegno tecnico-organizzativo minore (si dà una traccia, traffico aperto e ognuno è responsabile di sé stesso, ndr). Non è stato semplice, tuttavia negli ultimi mesi ne abbiamo parlato molto, discusso tanto e introdotto alcune modifiche. Modifiche però molto lievi.

Perché?

Perché abbiamo bisogno di tempo per capire e per crescere. Lo stesso campionato europeo ci ha permesso di comprendere determinate criticità. Per esempio, nelle norme attuative c’è scritto che il gravel race può essere disputato con qualsiasi bici di tipo ciclocross, gravel o strada. Tuttavia, ci siamo accorti che alcuni produttori realizzano bici da gravel con manubrio dritto, simili a mountain bike. E questo può comportare dei problemi.

Tipo?

A Lignano, per esempio, durante una gara si è verificato un incidente in partenza. Molti hanno sostenuto che fosse causato dal manubrio dritto di uno dei partecipanti: una misura e una posizione completamente diverse. Come si vede, è ancora tutto un work in progress. Stiamo cercando di capire in che direzione andare, per cui abbiamo introdotto soltanto piccole varianti.

gravel race, regolamento
Essendo un mix fra strada e MTB, in una gravel race servono delle scorte tecniche, ma anche un inizio e un fine corsa
gravel race, regolamento
Essendo un mix fra strada e MTB, in una gravel race servono delle scorte tecniche, ma anche un inizio e un fine corsa
Queste varianti, rispetto alla prima stesura del regolamento (che risale al 2021), in cosa consistono?

Bisogna fare una distinzione. Se parliamo di amatori e cicloturisti, loro vivono il gravel come una randonnée su strada. Noi del settore tecnico, invece, interpretiamo il gravel race più come una Marathon di MTB. Tuttavia abbiamo deciso di liberalizzarlo un po’, perché nelle marathon l’unico vincolo normativo è che la gara deve superare i 60 chilometri. Noi abbiamo tolto limiti e dislivelli, introducendo la regola che il percorso dev’essere superiore ai 50 chilometri, fino a un massimo di 140-150.

Uno dei problemi maggiori del gravel race, soprattutto per chi arriva dalla strada, è quello dell’assistenza e dei rifornimenti. Auto al seguito, punti di assistenza meccanica… come si regolano questi aspetti?

Quello che consigliamo, e che abbiamo inserito nelle norme attuative, è che la gara si svolga su circuito. In un anello di 50 chilometri puoi predisporre due aree tecniche ai 25 chilometri, due punti fissi di ambulanza e altri due per i rifornimenti. Questo rende tutto più gestibile e aiuta l’organizzatore: si riduce il numero dei marshall e aumenta il controllo. Su questo aspetto dei circuiti stiamo insistendo molto.

Chiaro…

Le gare gravel, come quelle in MTB, hanno bisogno sia di un direttore di corsa (come su strada) sia di un DOF, cioè un Direttore Organizzativo Fuoristrada. Due figure dunque, e il circuito agevola questo connubio. Altro aspetto: nelle gare su strada i percorsi vengono chiusi al traffico tra l’auto d’inizio e quella di fine corsa. Nelle competizioni off-road, invece, questo non accade. Nel gravel race, che ha tratti asfaltati, entra dunque in gioco anche il codice della strada, pertanto serve l’apertura e la chiusura della corsa, il presidio dei bivi e quant’altro.

gravel race, regolamento
I rifornimenti e l’assistenza tecnica ricalcano quelli delle marathon
gravel race, regolamento
I rifornimenti e l’assistenza tecnica ricalcano quelli delle marathon
Quindi, Barbara, come hai detto prima, ad oggi il regolamento del gravel race ricalca quello delle Marathon, ma con un inizio e una fine corsa. E’ così?

Sì, e questo perché il gravel race si disputa anche su tratti di strada.

Il discorso dei rifornimenti: stabilito che anche nel gravel race avvengono da terra, chi li decide? L’organizzazione o i team?

Solitamente vengono indicati dall’organizzatore. E’ l’organizzatore che stabilisce e segnala i punti di ristoro e le aree tecniche. Lo stesso vale per le ambulanze: tutto deve essere riportato sulla mappa ufficiale della gara.

Voi della FCI vi state confrontando anche con UEC e UCI: in generale quello del gravel race è un discorso normativo ancora aperto o va bene così?

Dall’alto sono appena arrivate le nuove direttive internazionali, ma non dicono molto. Siamo ancora fermi. Come FCI abbiamo segnalato l’anomalia dei manubri, ma non abbiamo ancora ricevuto risposte e dobbiamo capire come normarla. Nelle nostre norme attuative abbiamo scritto che la forma del manubrio dev’essere curva, per evitare la problematica dei manubri dritti. Tuttavia, dal punto di vista internazionale, le mountain bike tecnicamente possono partecipare a gare gravel. Ad oggi nel gravel race, a livello internazionale, sono bandite solo le e-bike e i tandem.

Insediata la Commissione Giovanile. Fontini ha nuovi piani

31.05.2025
5 min
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Se in quasi tutti gli ambiti federali il nuovo quadriennio olimpico ha portato a profondi cambiamenti strutturali, così non è stato per la Commissione Giovanile Fci presieduta da Roberto Fontini, il cui nocciolo duro è rimasto pressoché identico. La dimostrazione che si è lavorato bene in un settore oscuro perché non tocca direttamente l’agonismo, o meglio lo fa in maniera lieve, pensando più al discorso promozionale e ad affrontare quell’annoso problema costituito dai difficili rapporti con il mondo scolastico.

Roberto Fontini insieme ai bambini alle loro prime esperienze in bici
Roberto Fontini insieme ai bambini alle loro prime esperienze in bici

Il presidente Fontini riprende in mano il lavoro fatto e lo fa conscio che quello che lo attende è un compito sempre importante: «La commissione ha lavorato in maniera molto approfondita sul piano della promozione e questa si estrinseca in vari aspetti sui quali dovremo continuare a porre l’accento. Il nostro obiettivo è innanzitutto semplificare l’accesso alle nostre attività, valorizzare sempre di più le abilità acquisite e migliorare l’aspetto sicurezza non dimenticando mai che i nostri referenti sono innanzitutto i più piccoli, coloro che hanno il loro primo approccio con la bicicletta».

Voi avete sempre spinto sul discorso della multidisciplinarietà, continuerete su questa strada?

Con molta decisione, perché è un aspetto importante. Questo si può fare in molti modi, sappiamo ad esempio che molti spingono per l’utilizzo delle bmx come bici propedeutiche, ma in Italia ci scontriamo con una storica carenza di impianti che è un problema di non poco conto. Le soluzioni per avvicinare i bambini alla bici ci sono e sono variegate, il nostro lavoro ci ha sottoposto anche una situazione che si presta a qualche perplessità.

La nuova Commissione Giovanile Fci, praticamente rimasta identica rispetto allo scorso quadriennio olimpico
La nuova Commissione Giovanile Fci, praticamente rimasta identica rispetto allo scorso quadriennio olimpico
In che senso?

Dai report che abbiamo tratto dai nostri 4 anni di attività, emerge come l’attività preminente che viene proposta ai bambini concerne la resistenza e questa non è la strada giusta, non è la caratteristica che deve essere evidenziata a quelle età, considerando che stiamo parlando di corpi in completo sviluppo. Il bambino in quel modo si stanca, si disinteressa progressivamente e alla fine ripone la bici da una parte e si dedica ad altro. Noi dobbiamo impedirlo, dobbiamo proporre la bici in una veste nuova, divertente.

Quindi bisogna mettere in evidenza caratteristiche legate all’abilità, all’equilibrio…

Sì, ma sempre sotto forma di gioco. In questo senso sarà importantissima la prossima edizione del Meeting Nazionale Giovanissimi di Viareggio, in programma dal 19 al 22 giugno. Abbiamo infatti deciso d’introdurre in quella sede prove obbligatorie di abilità per tutti, dando così un preciso indirizzo alla nostra attività. Dobbiamo riuscire ad invertire una certa cultura imperante sottolineando che a quell’età è fondamentale spingere sulle doti coordinative dei bambini.

La passione dei più piccoli verso la bici è sempre forte, ma va stimolata attraverso vie nuove
La passione dei più piccoli verso la bici è sempre forte, ma va stimolata attraverso vie nuove
Resta però un nodo atavico per voi come per qualsiasi disciplina: il rapporto con il mondo scolastico…

Noi abbiamo dalla nostra una carta importante: siamo infatti stati indicati dal Ministero dell’Istruzione come uno degli sport privilegiati per il nostro fondamentale apporto all’educazione stradale e dobbiamo saper far fruttare questa prerogativa. Dobbiamo innanzitutto insegnare ai più piccoli “come” andare per strada, perché un domani potranno essere ciclisti, ma quasi sicuramente saranno patentati e guidatori di mezzi a motore, quindi bisogna educarli al rispetto delle norme. Noi dobbiamo saper giocare su questo aspetto.

C’è però un travaso minimo di bambini che imparano ad andare in bici a scuola per poi tesserarsi…

E’ vero, è inferiore ad altri sport e in questo senso sappiamo che dobbiamo fare di più, aumentare soprattutto il nostro rapporto con tutto l’inverso degli insegnanti di Educazione Fisica, coinvolgendoli con iniziative mirate. Siamo noi che dobbiamo saperci proporre, il progetto Sicuri in Bicicletta è una strada ideale per poter lavorare in tal senso.

Con i ragazzi si punta subito a identificare il ciclismo come sport di resistenza, ma non è la strada giusta
Con i ragazzi si punta subito a identificare il ciclismo come sport di resistenza, ma non è la strada giusta
In base alla vostra esperienza e considerando quanto le nuovissime generazioni, figlie della tecnologia, siano cambiate rispetto al passato, la bici ha ancora fascino sui bambini?

E’ indubbio, per questo dobbiamo spingere sul suo aspetto ludico. In particolare vediamo che i bambini sono attratti dalle mountain bike, con il loro manubrio dritto. Ma noi non dobbiamo rivolgerci solo ai più piccoli, ma anche alle famiglie, proponendo un modello di ciclismo sicuro. Se superiamo le diffidenze dei genitori, siamo sicuri che sempre più bambini si avvicineranno alla pratica ciclistica, qualsiasi essa sia e con qualsiasi tipo di mezzo.

Abilità e guida con giochi di equilibrio: così l’attenzione del bambino resta viva (foto www.bimbinmovimento.it)
Abilità e guida con giochi di equilibrio: così l’attenzione del bambino resta viva (foto www.bimbinmovimento.it)
E’ indubbio però, le statistiche lo confermano, che sono sempre meno i bambini che vanno in bici…

Infatti, noi dobbiamo offrire loro un’immagine nuova e legarla all’abilità è la scelta migliore. Non è un caso se ormai le nuove generazioni sono affascinate soprattutto dalle discipline acrobatiche. Qui svesto i panni di presidente di commissione e parlo da appassionato. Una disciplina come il freestyle di bmx, che sposa abilità e gioventù è la disciplina ideale per attrarre. Anche qui il problema sono gli impianti, ma vediamo bene che all’estero è proprio da questa che poi scaturiscono tanti praticanti le prove di resistenza su strada e offroad. Perché lì si costruisce la base tecnica ma anche la passione. Una volta il ciclismo era resistenza, sacrificio. Oggi il bambino non lo attrai con questi concetti, cerca altro, il divertimento puro e noi è a questo che dobbiamo puntare…

EDITORIALE / Tutto a Roma: prima il Giro, poi le elezioni FCI

13.01.2025
5 min
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Fra una settimana saremo nuovamente qui a commentare l’esito delle elezioni federali. Avremo il nome del presidente che guiderà la FCI fino a Los Angeles e le reazioni dei due sconfitti. Quello che potrebbe succedere nell’assemblea non ha limiti. L’ultima volta, con quattro candidati in lizza, il testa a testa fra Dagnoni e Martinello fu deciso da uno spostamento di voti dell’ultima ora. In teoria c’è solo da aspettare, mentre nel frattempo le corse australiane hanno iniziato a produrre titoli e immagini e le interviste portate a casa dal secondo giro di ritiri in Spagna racconteranno la preparazione e i buoni propositi degli atleti che di qui a poco debutteranno in Europa.

La politica federale non ha molta presa sul pubblico, forse per questo finora delle elezioni si è parlato poco. E forse per questo la settimana che ci attende vivrà di colpi di coda o colpi bassi e pochi approfondimenti, nel nome di convenienze più o meno manifeste.

A metà del guado

Il ciclismo è un mondo speciale a metà del guado. E’ passione, sogno, esaltazione, sfida. Ha bisogno a tutti i livelli di gente che ci creda: gli atleti per sostenere fatiche al limite dell’umano, i volontari per riconoscere un senso ai loro sacrifici. Il ciclismo parla al cuore e lo fa senza mezze misure e forse per questo non si riconosce nelle verità non dette e nelle spiegazioni balbettanti della politica. Guccini cantava che il profumo del ricordo cambia in meglio, in questo caso la sensazione è che in assenza del minimo contraddittorio, il tempo ammanta gli eventi e lascia che siano dimenticati.

Stasera nell’Auditorium Parco della Musica di Roma (immagine depositphotos.com in apertura) saranno presentati i due Giri d’Italia WorldTour: quello degli uomini e quello delle donne. Ricordiamo bene la grande pressione esercitata sulla FCI nei giorni successivi alla vicenda delle provvigioni irlandesi e di come questa cessò, come per incanto, quando le organizzazioni del Giro Donne e quello U23 passarono al RCS Sport. Se avete dedicato qualche minuto alla lettura delle missive tra il presidente Dagnoni e l’ex presidente Di Rocco, pubblicate su Tuttobiciweb, avrete avuto probabilmente la sensazione di un cesto di panni sporchi che si è cercato per anni di tenere nascosto. Se ne sentiva persino l’odore. Certe cose devi leggerle, se vuoi farti un’opinione. E se vuoi toccare con mano lo scollamento fra il vertice e la base che cerca di districarsi fra mille problemi – economici, amministrativi e legali – senza il senso di avere nell’istituzione una madre capace di sciogliere i nodi prima che arrivino al pettine.

Presentazione Giro d'Italia U23, 2017, Renato Di Rocco, Marco Selleri
Renato Di Rocco e Marco Selleri fanno entrambi parte della squadra di Martinello: l’ex presidente resta figura centrale
Presentazione Giro d'Italia U23, 2017, Renato Di Rocco, Marco Selleri
Di Rocco e Selleri fanno entrambi parte della squadra di Martinello: l’ex presidente resta figura centrale

Ottavi in classifica

Siamo cresciuti sentendoci dire che il ciclismo fosse il secondo sport d’Italia, preceduto soltanto dal calcio. In realtà non è più così da un pezzo. Al punto che un sondaggio Demos realizzato lo scorso anno per Repubblica mostra il nostro sport all’ottavo posto, dopo calcio, tennis, formula 1, volley, atletica, nuoto e motociclismo. Può bastare l’assenza di grandi campioni e di una squadra WorldTour, per giustificare un simile calo? Oppure la si prende come alibi per giustificare l’incapacità di guidare questo sport meraviglioso attraverso il guado?

Lino Secchi, il quarto candidato che però ha fatto un passo indietro, lo ha spiegato chiaramente. Il ciclismo non entra nelle scuole, così come non era presente ai tavoli della politica in cui si lavorava sul tema della sicurezza. Il ciclismo è sparito dalle feste di paese e non svolge azione di promozione sociale. Per contro, il ciclismo continua a campare sul volontariato, sperando che duri. Non mostra vigorosi tentativi nell’arginare il calo dei tesserati e la chiusura di squadre che riducono la possibilità di accesso allo sport. Non c’è una strategia o almeno non si vede. La partita non si gioca sul numero degli amatori, a nostro avviso, ma sul fatto che i ragazzini non sognano più di scoprire il mondo su una bicicletta. E quelli che ancora lo fanno, trovano la strada sbarrata da problematiche insormontabili, soprattutto perché non gestite. 

Fra i progetti di Sport e Salute, Bici in Comune riguarda la promozione del ciclismo, fra società e sport
Fra i progetti di Sport e Salute, Bici in Comune riguarda la promozione del ciclismo, fra società e sport

I soldi scarseggiano

La FCI nuota in acque basse e questo non è un buon segno. I soldi scarseggiano, attendiamo di capire se l’accordo con Infront darà una svolta. Il tesoretto ricevuto in eredità grazie ai risparmi del 2020 è stato speso in tre anni. E anche se nel primo anno post olimpico ci saranno certamente meno spese, è chiaro che il disavanzo sia importante e il risparmio non sia una scelta ma una necessità. Nella conferenza stampa di Milano, che ha preceduto il Giro d’Onore in cui ha recitato per tutto il pomeriggio da conduttore, il presidente uscente Dagnoni ha vantato i risultati, sfoggiato le medaglie e spiegato i suoi risultati. Si è però detto stupito, a fronte dei risultati conseguiti, del taglio dei contributi da parte di Sport e Salute. E questo forse dà la misura del cambiamento non percepito: le sole medaglie non bastano più.

I progetti pubblicati sul sito della società che distribuisce i fondi per lo sport sono tutti nel segno della diffusione della pratica sportiva e della promozione sociale. Lo sport è veicolo di benessere e salute, limitarsi a sbandierare le vittorie espone il ciclismo ufficiale alla rimonta da parte degli Enti che fanno attività sui territori e possono vantare un numero di tesserati di tutto rispetto. Se vuole garantire un futuro allo sport – chiunque sarà il presidente chiamato a guidarla – la FCI deve cambiare pelle. Per non ritrovarsi ancora una volta a chiudere la stalla quando i buoi sono già tutti fuori. Prendere esempio dall’operato del Presidente di Lega Roberto Pella, firmatario con il ministro Abodi e Mezzaroma di Sport e Salute del progetto Bici in Comune, potrebbe essere un bel modo per fissare degli utili punti di riferimento.

Per i tesserati FCI la sicurezza arriva da ICE-KEY

31.05.2024
3 min
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Il ciclismo è uno sport davvero unico in quanto consente all’amatore di emulare il professionista. Ogni appassionato può infatti affrontare le strade, le salite e anche le discese percorse dai professionisti e può farlo in sella alla stessa bicicletta utilizzata dal proprio campione preferito. Professionisti e amatori non sono però accumunati solo da questi aspetti, che possiamo tranquillamente definire “positivi”. Ad avvicinarli è anche (e purtroppo) la convivenza con il tema della sicurezza e il pericolo che porta con sé il pedalare su strada.

L’adesivo è da attaccare sul casco e contiene tutte le informazioni mediche da conoscere in caso di incidente
L’adesivo è da attaccare sul casco e contiene tutte le informazioni mediche da conoscere in caso di incidente

Dedicata ai tesserati FCI

La Federazione Ciclistica Italiana ha deciso di occuparsi della sicurezza dei propri tesserati e l’ha fatto siglando nei giorni scorsi un accordo ICE-KEY, realtà fondata da Roberto Simonelli che dal 2008 è costantemente impegnata nella realizzazione di dispositivi di sicurezza per chi pratica sport utilizzando le tecnologie più avanzate. L’accordo prevede per tutti i tesserati FCI l’acquisto ad un prezzo agevolato (14,90 euro invece di 19,90) di un dispositivo utile in caso di primo soccorso da applicare sul casco chiamato “Rispetta il ciclista”. Si tratta di uno sticker dotato di QR Code da applicare al casco.

Come un diario

“Rispetta il ciclista” è un vero e proprio diario sanitario che si propone di essere un aiuto concreto nel salvare la vita al ciclista vittima di un incidente. Permette infatti l’identificazione univoca della persona, associata ad un ventaglio di dati personali, tra cui i contatti da chiamare, dati clinici, come ad esempio allergie, malattie, terapie, patologie, vaccinazioni. Tutte queste preziose informazioni sono rese disponibili in modo rapido e semplice al soccorritore in caso di emergenza, di pericolo o di imprevisto rischioso.

Oltre al QR Code anche l’invito a rispettare la distanza di sicurezza di un metro e mezzo
Oltre al QR Code anche l’invito a rispettare la distanza di sicurezza di un metro e mezzo

Tecnologia al servizio della sicurezza

Perno tecnologico del prodotto è la piattaforma web cloud ICE-KEY nella quale vengono memorizzati i dati personali e sanitari del proprietario, inseribili tramite l’apposita app su smartphone (Android e iOS) e visualizzabili sul display di uno smartphone attraverso la fotocamera o un qualsiasi lettore QR Code. Basta inquadrare il QR Code stampato sullo sticker per far apparire le informazioni inserite dall’utente avviando così la procedura di alert e soccorso, tra cui contattare i numeri ICE (In Case of Emergency), inviare un SMS con la geo-localizzazione, collegarsi direttamente all’App WHERE ARE U del 112 e alle loro centrali operative. 

Cordiano Dagnoni, presidente della Federazione Ciclistica Italiana, ha commentato con queste parole l’importante accordo raggiunto con ICE-KEY a favore dei propri tesserati: «La Federazione si lega con entusiasmo a questa iniziativa rivolta alla sicurezza, argomento molto attuale e fondamentale per il nostro sport, che ripropone il tema sotto forma di uno strumento semplice ma estremamente utile in caso di emergenza».

Ice-Key

Un 2024 pieno d’impegni per Bennati, ma lui ha già le idee chiare

02.11.2023
5 min
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Quello che si profila sarà un anno molto intenso per il commissario tecnico, Daniele Bennati. Oltre agli impegni di avvicinamento, saranno ben tre gli appuntamenti ufficiali. Europei, mondiali e soprattutto Olimpiadi. Come si dovrà dunque organizzare il cittì? Tra visite, sopralluoghi, convocazioni… il dedalo appare piuttosto intricato.

Le date di fuoco del “Benna” sono queste: Olimpiadi di Parigi (27 luglio la crono, 3 agosto la prova in linea); gli europei in Limburgo (11-15 settembre); i mondiali di Zurigo (21-29 settembre). Con questi ultimi due appuntamenti che, se le altimetrie non fossero troppo divergenti, potrebbero quasi essere gli uni propedeutici agli altri. Ma su carta il mondiale è ben più duro della gara continentale.

A Parigi Bennati potrà portare solo tre azzurri, due in meno rispetto a Tokyo (uno per regolamento UCI che vale per tutte le Nazioni. E uno perché nel ranking siamo fuori dalle prime 5)
A Parigi Bennati potrà portare solo tre azzurri, due in meno rispetto a Tokyo
Daniele, dicevamo ti aspetta un anno ricco d’impegni…

Esatto sarà una stagione impegnativa, ma va bene così. Vengo da un bel “warm up” ormai! Le Olimpiadi in particolare sono un bel traguardo personale per me. Non le ho mai fatte da atleta, le farò da commissario tecnico e questo è motivo di orgoglio. Chiaramente non basta però, l’obiettivo è quello di una medaglia… che ancora non è arrivata.

Partiamo proprio dalle Olimpiadi: devi comunicare i probabili olimpici, anche per le visite mediche a Roma. Che tempi hai?

Non ho un limite preciso. In generale dico che questo è un aspetto per certi versi anche un po’ antipatico. Già in questo momento della stagione in cui i ragazzi sono alle prese col meritato riposo, devo iniziare a muovermi, a prendere i contatti per queste visite di prassi. Le feci anche io all’epoca. Sappiamo che a Parigi correremo solo in tre, ma la lista sarà più ampia di quei tre nomi chiaramente.

Cosa intendi per lista più ampia?

Parlo di 6-8 nomi, non di 20. E comprendono solo quelli della strada, anche se poi uno della strada deve fare anche la crono. E infatti mi sento anche con Marco Velo, sono scelte che valuteremo insieme (ovviamente il pensiero corre a Filippo Ganna, ndr).

Gli azzurri ai mondiali Glasgow 2023. A Zurigo Bennati è pronto a schierare una formazione più classica, magari con gente che esce (bene) dalla Vuelta
Gli azzurri ai mondiali Glasgow 2023. A Zurigo Bennati è pronto a schierare una formazione più classica rispetto a Parigi, magari con gente che esce (bene) dalla Vuelta
Il tuo lavoro 2024 dà priorità alle Olimpiadi e poi a cascata il resto?

Presto mi vedrò con Velo e Sangalli per fare delle riunioni e programmare i vari sopralluoghi (anche per la logistica, ndr) e visionare i percorsi. La priorità in tal senso va a Parigi e successivamente al mondiale. E’ sempre importante “toccare con mano” dove si andrà a pedalare. E poi immagino che durante il periodo delle prossime classiche, andremo a visionare anche il percorso degli Europei che si svolgeranno in Limburgo. Le Olimpiadi sono una priorità anche perché cronologicamente arrivano prima di mondiali ed europei, ma in quanto a valore le metto alla pari o giù di lì con i mondiali.

E questo poi ti consentirà di preparare gli altri due appuntamenti in modo più tradizionale?

In linea di massima sì, facendo i Giochi solo in tre poi per le altre gare si va un po’ più sul sicuro. La mia idea è che in Francia non dico che non si debba correre da squadra, ma essendo solo in tre si va con tre capitani. O comunque con tre atleti che possono essere in grado e liberi di lottare per una medaglia. Per le altre due corse sarà invece una nazionale intera, una squadra.

Pensi di fare qualche raduno?

Purtroppo no. Mi piacerebbe condividere più tempo con i ragazzi ma ormai vediamo che l’attività dei pro’ è sempre più intensa. Non solo ci sono tante gare, ma loro stessi fanno tanti raduni con i rispettivi club, poi l’altura, le trasferte lontane come in Australia… Quindi, a stagione iniziata, chiedere ad un ragazzo di venire al raduno della nazionale è complicato. Significa andargli a togliere quei pochi giorni di riposo o che passa a casa con la famiglia.

Per Bennati non è facile fare certe convocazioni in piena stagione. A volte è limitato anche dai regolamenti. Qui, Caruso al Giro di Sicilia 2022
Per Bennati non è facile fare certe convocazioni in piena stagione. A volte è limitato anche dai regolamenti. Qui, Caruso al Giro di Sicilia 2022
Non è facile…

Non è facile ma non è questo aspetto che mi preoccupa. Alla fine riesco a tenere bene i rapporti al telefono, con delle call, magari anche tutti insieme, seguirli di persona nelle gare. Insomma cerco di starci a contatto il più possibile. Poi chiaramente farò dei ritiri a ridosso delle competizioni per amalgamare la squadra.

E le corse tipo il Giro di Sicilia che consentono il via alla nazionale assumeranno importanza? Diciamo il Sicilia perché è più vicino alle Olimpiadi…

Dovrò parlare con Rcs per capire se c’è la volontà di far partire la nazionale, ma come ho detto prima, non è facile avere i corridori nel pieno della stagione. In più c’è anche il problema che non è scontato convocare determinati corridori. Faccio un esempio, un nome a caso: non posso convocare Caruso se in quella corsa c’è anche il suo club. Questa cosa delle corse in azzurro, la faceva Davide (Cassani, ndr) e faceva bene, ma in dieci anni il ciclismo è cambiato… in meglio aggiungerei. Perché oggi è possibile avere in certe corse squadre WorldTour, professional e continental. Ma è anche vero che in questo modo dovrei convocare ragazzi che c’entrano poco con la nazionale e non mi sembra corretto dare loro una maglia azzurra.

Chiaro…

Ma anche in questo caso, come prima per i raduni, a ridosso di mondiali ed europei qualche corsa con la nazionale la faremo.

Montichiari, Spresiano e altro. Presidente, ci dica tutto…

10.09.2023
5 min
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Villa, nella sua disamina dei mondiali juniores, aveva preso spunto per ribadire come il nostro movimento su pista, nel suo cammino verso Parigi 2024, sconti il fatto di non avere un velodromo disponibile per organizzare gare internazionali. Montichiari grazie a una deroga è a disposizione per gli allenamenti della nazionale, ma questo non basta perché per gli azzurri mancano in questo modo occasioni di confronto.

Le parole del cittì azzurro hanno messo il dito su una piaga molto ampia: qual è la situazione degli impianti in Italia? Di Montichiari si è detto, ma da tempo si parla dei lavori di Spresiano, a un certo punto bloccati e oggetto di forti polemiche. Poi ci sono varie città che a parole si dichiarano disponibili per approntare impianti, ma qual è la realtà? Noi siamo voluti andare direttamente alla fonte per analizzare il problema, trovando disponibilità massima nel presidente della Fci Cordiano Dagnoni, chiamato a dare risposte reali, rifuggendo dal politichese.

L’impianto di Montichiari, sede degli allenamenti della nazionale ma interdetto alle gare
L’impianto di Montichiari, sede degli allenamenti della nazionale ma interdetto alle gare
Presidente, partiamo da Montichiari e dalle parole di Villa…

La storia dell’impianto lombardo è nota a tutti, Montichiari paga vicissitudini lontane nel tempo che avevano portato anche al suo sequestro, mettendo in grave difficoltà tutto il settore. Ora è autorizzato il suo utilizzo solo per le varie nazionali, ma dobbiamo muoverci per risolvere la situazione e lo stiamo facendo.

Come?

La Regione Lombardia ha stabilito un importante contributo economico per procedere a lavori di messa a norma, esattamente come avviene per le case, quando bisogna adeguare impianti elettrici, idraulici e quant’altro. Nel nostro caso ci sono adempimenti da fare e si è cominciato con il rifacimento delle balaustre che è già in corso. Il programma di lavori prevede la messa a norma dell’impianto d’illuminazione, antincendio, antisismico, fra 15 giorni inizieranno anche lavori nei locali sottostanti che per fortuna non riguardano l’attività dei ragazzi sulla pista.

C’è una tempistica?

Quando i lavori sopra nominati saranno conclusi dovremo avere la certificazione di prevenzione incendi e con essa, penso che per l’inizio del 2024 potremo accogliere a Montichiari le scuole ciclismo e gli amatori. A seguire dovremmo avere l’autorizzazione alla presenza di pubblico e a quel punto potremo anche organizzare gare. Dico la verità, avrei voluto che tutto ciò fosse anticipato per poter allestire anche l’attività invernale a Montichiari, spero che almeno in conclusione della stagione si possa far qualcosa.

Parte del progetto sulla pista di Spresiano, che potrebbe ospitare fino a 2.500 spettatori
Parte del progetto sulla pista di Spresiano, che potrebbe ospitare fino a 2.500 spettatori
Pensa che comunque ci sarà possibilità di allestire qualche evento prima di Parigi 2024?

Io credo che almeno un paio di occasioni ci saranno, chiaramente trovando accordi anche con l’Uci e date compatibili nel calendario, ma io ci terrei anche che i prossimi campionati italiani si possano svolgere a Montichiari, su un impianto completamente a norma e con le caratteristiche utili per testare i ragazzi in vista dei Giochi. Gareggiare all’aperto, su piste in legno non è certo la stessa cosa. Ma c’è anche altro in ballo…

Ossia?

Tramite i fondi del PNRR, avremo a disposizione 3-4 milioni per costruire nelle adiacenze del velodromo una struttura con foresteria, mensa, studio medico. Potremo così avere il primo Centro di Preparazione Olimpica anche per il ciclismo e questo sarà un enorme passo in avanti.

Si parla di far svolgere a Spresiano le gare di pattinaggio dei Giochi Invernali 2026, completando i lavori
Si parla di far svolgere a Spresiano le gare di pattinaggio dei Giochi Invernali 2026, completando i lavori
Qual è la situazione di Spresiano?

Qui andiamo a toccare note dolenti. La situazione economica italiana non induce all’ottimismo. Venendo allo specifico, per completare i lavori servono almeno 15 milioni: il Comune di Spresiano con un enorme sforzo è pronto a garantirne 5, il resto dovrebbe metterlo il Governo. Noi abbiamo avuto rassicurazioni in merito, ma è davanti agli occhi di tutti come si sta procedendo con tagli in ogni campo e abbiamo timore che i tempi si allunghino ulteriormente e di molto.

Il vostro referente presso il Governo, per portare avanti le vostre istanze per un impianto che avrebbe un grande peso specifico, è il Ministro dello Sport Abodi?

Il ministro sa bene la situazione, ma non può fare molto essendo un dicastero senza portafoglio. Le “chiavi” della vicenda in questo caso le ha il Ministro dell’Economia Giorgetti, chiaramente Abodi si è fatto carico delle nostre aspettative ed esigenze, anche perché avere Spresiano sarebbe molto importante proprio nell’ottica di allestire eventi. Montichiari al massimo può ospitare 1.000 spettatori, a Spresiano potrebbero accoglierne già 2.500…

La pista da bmx di Garlate, un esempio che Dagnoni vuole esportare nel Centro-Sud
La pista da bmx di Garlate, un esempio che Dagnoni vuole esportare nel Centro-Sud
Ci sono altri progetti in cantiere?

Da quando sono diventato presidente mi sono state proposte molte idee, alcune molto interessanti. Ma dove c’è l’area disponibile non ci sono i fondi, dove ci sono i soldi non c’è lo spazio, magari ci sono gli investitori ma non c’è un progetto adeguato… Con il presidente del Coni Malagò ne abbiamo parlato, l’importanza di avere impianti su pista sarebbe strategica anche per il discorso sicurezza.

Proprio a tal proposito, ok i velodromi, ma che cosa si può fare per fornire ai genitori impianti più a misura di bambino, come bike park di mtb o impianti per la bmx?

Su questo tema ho intenzione di muovermi soprattutto con i presidenti dei comitati regionali, in particolare con quelli al Sud, per trovare spazi e andare a colmare una lacuna, quella degli impianti di Bmx, ormai storica. Sono costruzioni che hanno costi molto contenuti, se si vuole allestire qualcosa per dare sicurezza ai bambini e soprattutto ai genitori, che così potrebbero portarli come si fa con le piscine. Mi viene sempre in mente l’esperienza di Radaelli, campione del mondo junior: si allena a Garlate, dove non c’era la rampa di partenza (che è la parte che costa di più). I responsabili della società hanno costruito una rampa artigianale con riporti di terra ed è stata più che sufficiente. Vediamo quel che si potrà fare, la strada per un ciclismo più sicuro passa anche da qui.