mondiali ciclocross Hulst 2026

Ciclocross, punti in sospeso fra Guerciotti e la FCI

05.02.2026
6 min
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Le convocazioni messe in atto dal cittì Daniele Pontoni in vista del campionato del mondo di ciclocross, che si è disputato lo scorso fine settimana a Hulst in Olanda, hanno fatto discutere. Dodici gli atleti convocati per rappresentare l’Italia nelle sette gare previste: le tre di categoria, divise per donne e uomini e il team relay del venerdì. Il bilancio e i risultati, condizionati dalla sfortuna e da episodi, sono stati soddisfacenti. Il cittì Pontoni si è detto soddisfatto di quanto raccolto e dell’operato dei suoi atleti. 

Tuttavia le polemiche non sono mancate, prima e dopo la campagna iridata. Anche Alessandro Guerciotti, team manager del team Fas Airport Service-Guerciotti-Premac ha espresso il proprio pensiero in un comunicato stampa pubblicato in data 3 febbraio. 

Il presidente Dagnoni ha successivamente offerto a Tuttobiciweb una risposta alla lettera di intenti di Guerciotti, respingendone le argomentazioni. Non è vero, ha detto in sintesi, che le convocazioni per i mondiali di ciclosross siano state limitate per motivi di budget. Ed ha aggiunto una stoccata (probabilmente fuori tempo massimo) al team milanese, con chiaro riferimento a quanto accaduto agli europei di Middelkerke. Avendo letto nelle parole di Alessandro Guerciotti qualcosa più di un’accusa, siamo tornati da lui per approfondire il discorso.

Il mondiale azzurro si è aperto con l'argento nel team relay
Il mondiale azzurro di ciclocross si è aperto con l’argento nel team relay
Il mondiale azzurro si è aperto con l'argento nel team relay
Il mondiale azzurro di ciclocross si è aperto con l’argento nel team relay

Il valore della maglia azzurra

Alessandro Guerciotti ha sollevato più di qualche perplessità rivolgendo la propria attenzione sulle differenze di investimenti fatti dai team e dalla Federazione per quanto riguarda il movimento del ciclocross.

«Il campionato del mondo di ciclocross rappresenta il vertice – ci ha detto Alessandro Guerciotti, interpellato per un approfondimento – dell’attività stagionale. I team lavorano tutto l’anno con l’obiettivo di vedere i propri atleti selezionati e vestire la maglia azzurra. Quello che, a mio parere, è emerso dall’ultimo mondiale di ciclocross è una evidente perdita di valore di quest’ultima. Se nemmeno al termine di un cammino, e di una stagione, importante certi atleti riescono a vestire la maglia della nazionale penso ci sia un problema».

ciclocross
Otto dei dodici convocati azzurri per i mondiali di ciclocross erano della categoria juniores, divisi equamente tra donne e uomini
ciclocross
Otto dei dodici convocati azzurri per i mondiali di ciclocross erano della categoria juniores, divisi equamente tra donne e uomini
Quale?

Partiamo da un esempio che abbiamo in casa, ma il mio discorso vale per tutti i team che fanno attività, con l’esclusione di Lucia Bramati. Un’atleta che è al suo primo anno da elite ha fatto e sta facendo un cammino importante. 

La parola va al cittì, che compone la lista dei convocati…

Quello che ci tengo a sottolineare, e che non è stato capito a mio avviso, riguarda proprio questo punto. Non stiamo contestando le convocazioni in quanto a meritocrazia, ai mondiali di ciclocross il cittì Pontoni ha portato i migliori corridori italiani. 

Lucia Bramati, Namur, FAS Airport Service-Guerciotti-Premac, Namur 2025 (Photopress.be)
Tra gli esclusi Lucia Bramati, che arriva da una prima stagione tra le elite di buon livello (Photopress.be)
Lucia Bramati, Namur, FAS Airport Service-Guerciotti-Premac, Namur 2025 (Photopress.be)
Tra gli esclusi Lucia Bramati, che arriva da una prima stagione tra le elite di buon livello (Photopress.be)
Quale sarebbe il punto?

Alcuni atleti, comunque meritevoli, si sono visti precludere un’esperienza importante come quella di un mondiale di ciclocross. Si tratta di un tassello fondamentale al fine di creare un movimento solido e ben radicato. 

Non può essere solo una questione di risultati, come sottolineato anche nella sua risposta dal presidente Cordiano Dagnoni?

Assolutamente. Viene contestato il fatto che chi è rimasto a casa non avrebbe potuto fare di meglio. Vero, ma non ci si può basare solo sul risultato. Filippo Fontana, che ha conquistato un bellissimo quinto posto, non era alla sua prima esperienza iridata. Al mondiale ha esordito quando era al primo anno elite nel 2023, con un 28° posto, da lì è stato tutto un crescendo. 

Agostinacchio ha perso terreno per un errore in partenza, poi ha rimontato con caparbietà (foto A. Di Donato)
Filippo Agostinacchio, al primo anno elite avrebbe meritato la convocazione al mondiale secondo Guerciotti, sarebbe un attestato di fiducia (foto A. Di Donato)
Agostinacchio ha perso terreno per un errore in partenza, poi ha rimontato con caparbietà (foto A. Di Donato)
Filippo Agostinacchio, al primo anno elite avrebbe meritato la convocazione al mondiale secondo Guerciotti, sarebbe un attestato di fiducia (foto A. Di Donato)
Si tratta di un cammino fatti di piccoli passi…

Allora perché non dare la stessa possibilità a Filippo Agostinacchio che è al primo anno elite? E che lo scorso anno aveva conquistato un secondo posto all’europeo under 23. Poi ci lamentiamo se le squadre chiudono o non fanno più ciclocross.

La Federazione ha dato un supporto ai team, portando gli juniores a correre in Coppa del Mondo…

Assolutamente, e da parte nostra c’è sempre stato un dialogo per permettere ai ragazzi di arrivare nelle condizioni migliori. Tanto che il nostro team ha vinto la Coppa del Mondo juniores con Patrik Pezzo Rosola ed è arrivato secondo in quella femminile con Giorgia Pellizotti.

Il podio finale di Coppa con Pezzo Rosola con la maglia di vincitore e Grigolini terzo (foto UCI)
La collaborazione tra i team e la Federazione è già attiva, soprattutto tra gli juniores, Pezzo Rosola ha vinto la Coppa del Mondo di categoria in maglia azzurra (foto UCI)
Il podio finale di Coppa con Pezzo Rosola con la maglia di vincitore e Grigolini terzo (foto UCI)
La collaborazione tra i team e la Federazione è già attiva, soprattutto tra gli juniores, Pezzo Rosola ha vinto la Coppa del Mondo di categoria in maglia azzurra (foto UCI)
Qual è il punto?

Manca continuità nelle categorie superiori. Portare un solo atleta per le categorie under 23 ed elite, sia tra gli uomini che tra le donne, non fa pensare a un progetto a lungo termine. La sensazione è che si siano fatti degli investimenti nell’immediato per vincere, visti i talenti che ci sono tra gli juniores. Ma si deve investire anche nelle altre categorie, per dare la sensazione di continuità e di credere nel ciclocross. 

Il discorso esce quindi dall’ambito Guerciotti? 

Assolutamente. Pensate a una squadra come l’Ale Colnago, che avrebbe meritato di vedere convocata un’atleta come Rebecca Gariboldi. Oppure al Team Cingolani che sono anni che fa attività ad alto livello in campo internazionale. Perché determinati sponsor dovrebbero continuare a spendere e investire se poi il movimento non va avanti?

Samuele Scappini, ciclocross (foto Instagram)
L’assenza di Mattia Agostinacchio tra gli U23, per il quale si era comunque preventivato un posto, si sarebbe potuto convocare Scappini? (foto Instagram)
Samuele Scappini, ciclocross (foto Instagram)
L’assenza di Mattia Agostinacchio tra gli U23, per il quale si era comunque preventivato un posto, si sarebbe potuto convocare Scappini? (foto Instagram)
Altro esempio, tra gli under 23 perso Mattia Agostinacchio si sarebbe potuto portare Scappini

Lui è un esempio di continuità e alto rendimento. Sono anni che è uno dei migliori in Italia, a gennaio aveva anche conquistato un secondo posto al campionato italiano dietro Viezzi. Perché non dargli questa occasione? Poi non ci si deve sorprendere se dovesse decidere di fare solo strada e rinunciare al cross in inverno. 

Serve maggior dialogo con la Federazione?

Sarebbe importante estendere il lavoro fatto a livello juniores anche alle altre categorie. Vorrei fa passare il concetto che questa non è una polemica, ma un discorso che vuole essere costruttivo. Sarebbe utile sedersi tutti intorno a un tavolo, team e Federazione, per capire in che direzione muoversi. Il lavoro coinvolge tutti e l’interesse deve essere comune.

Giorgia Pellizotti, Benidorm

Pellizotti regina di Coppa con un sogno iridato…

30.01.2026
6 min
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La settimana che ha portato a questo mondiale di ciclocross per Giorgia Pellizotti è trascorsa in maniera tranquilla. Tanto recupero e la voglia di liberare la mente, rimanendo però concentrata su quello che è l’appuntamento più importante della stagione invernale. Una volta terminata la gara di Hulst ci sarà modo di riposare, tirare il fiato e preparare l’esordio in mountain bike. Ora però gli occhi dell’atleta della FAS Airport Service-Guerciotti-Premac sono puntati sull’obiettivo principale: la gara che assegnerà la maglia di campionessa del mondo, categoria juniores.

L’avvicinamento all’appuntamento iridato è stato positivo, anzi potremmo dire molto positivo. A Benidorm, prima, e a Hoogerheide, poi, Giorgia Pellizotti ha trovato due vittorie in Coppa del mondo. Da zero a due nel giro di sette giorni, per la gioia del cittì Pontoni e la sua. 

Giorgia Pellizotti, Guerciotti, Benidorm 2026, Coppa del mondo ciclocross, donne junior
A Benidorm per Giorgia Pellizotti è arrivata la prima vittoria in Coppa del Mondo
Giorgia Pellizotti, Guerciotti, Benidorm 2026, Coppa del mondo ciclocross, donne junior
A Benidorm per Giorgia Pellizotti è arrivata la prima vittoria in Coppa del Mondo

Già sul posto

La nazionale è partita mercoledì sera per i Paesi Bassi, direzione Hulst. Gli azzurri giovedì mattina hanno fatto le prove del percorso e poi da venerdì 30 (oggi) inizieranno le prove iridate, il via lo darà il Team Relay. Il giorno dopo, sabato, arriverà il momento tanto atteso con la gara che assegnerà il titolo iridato.

La voce di Giorgia Pellizotti è calma e traspare una certa convinzione, il morale dopo le ultime due gare di Coppa del Mondo non può che essere alto. 

Giorgia Pellizotti, Lise Revolt, Reboca Bukovska
Giorgia Pellizotti è riuscita a conquistare il posto centrale sul podio, inserendosi tra Lise Revol (a sx) e Barbora Bukovska (a dx)
Giorgia Pellizotti, Lise Revolt, Reboca Bukovska
Giorgia Pellizotti è riuscita a conquistare il posto centrale sul podio, inserendosi tra Lise Revol (a sx) e Barbora Bukovska (a dx)
Facciamo due passi indietro, partiamo dalla vittoria di Benidorm? La prima in Coppa del Mondo…

E’ stata magica perché arrivata dopo un campionato italiano che non era andato per nulla bene (un quarto posto amaro per Giorgia Pellizotti, ndr). Quello di Benidorm è un percorso che mi piace parecchio, anche lo scorso anno avevo fatto bene. Ero arrivata a giocarmi il podio, poi all’ultimo giro mi è caduta la catena e ho perso tutto. Quest’anno volevo confermare che quello spagnolo fosse un percorso adatto alle mie caratteristiche

Tanto da vincere.

Il fatto di essermi messa alle spalle la campionessa del mondo e la campionessa europea mi ha dato una soddisfazione in più. Devo ammettere che è stato parecchio gratificante. Non me lo sarei mai aspettata, ho iniziato a realizzarlo con lo scorrere dei giri quando ho visto che Lise Revol (la campionessa del mondo che domani rimetterà la maglia in palio, ndr) era in difficoltà. Dentro di me mi sono detta: «E’ lei che sta male o io che sto andando bene?».

Sette giorni dopo, a Hoogerheide, Giorgia Pellizotti ha bissato il successo in Coppa del Mondo (foto Instagram)
Sette giorni dopo, a Hoogerheide, Giorgia Pellizotti ha bissato il successo in Coppa del Mondo (foto Instagram)
La risposta alla fine qual è stata?

Credo che sia calata rispetto all’inizio della stagione di cross, ma allo stesso tempo io sento di essere migliorata. Direi che è una via di mezzo: 50 e 50. 

Poi a Hoogerheide è arrivata la conferma…

Su un percorso che in teoria doveva essere meno adatto alle mie caratteristiche, ma il fatto di avere un clima secco e asciutto mi ha favorita. Alla fine le condizioni erano simili a quelle di Benidorm, quindi un fango scorrevole con dei tratti in salita che mi favoriscono sempre. Poi con la consapevolezza acquisita in Spagna partivo con maggiore convinzione di poter far bene. 

Dopo un periodo non fortunatissimo, compreso l’italiano, quanto ti servivano queste due vittorie?

Molto. A me fanno quasi meglio le batoste che i grandi risultati, perché sono i momenti difficili che mi spronano a fare di più. Però possiamo dire che di batoste ne ho prese abbastanza quest’anno (ride, ndr). 

Giorgia Pellizotti, Benidorm
Giorgia Pellizotti, dopo un periodo sfortunato, è nel momento migliore della sua stagione
Giorgia Pellizotti, Benidorm
Giorgia Pellizotti, dopo un periodo sfortunato, è nel momento migliore della sua stagione
A inizio stagione avevi detto di voler migliorare nei tratti che richiedono maggior forza, pensi di esserci riuscita?

Secondo me sì. Sono migliorata tanto anche nel riuscire a mantenere uno sforzo elevato e nel rilanciare anche quando le velocità sono già alte. Me ne sono resa conto a Hoogerheide dove la gara è stata veramente tirata dall’inizio alla fine. Il fatto di riuscire, anche nei tratti duri, a buttare giù un rapporto e rilanciare senza dover recuperare mi ha fatto capire di essere in ottima condizione

A Benidorm hai vinto in volata, ma a Hoogerheide sei arrivata da sola, una bella iniezione di fiducia?

C’è da dire che la campionessa europea (Barbora Bukovska, ndr) a Hoogerheide all’ultimo giro era davanti di circa cinque secondi. Poi è caduta due volte e questo mi ha permesso di raggiungerla e staccarla. Soprattutto il secondo errore, quando è inciampata sugli ostacoli saltandoli a piedi, mi ha fatto capire che fosse al limite. 

Giorgia Pellizotti (foto Instagram)
La crescita durante il suo secondo anno da juniores è stata evidente (foto Instagram)
Giorgia Pellizotti (foto Instagram)
La crescita durante il suo secondo anno da juniores è stata evidente (foto Instagram)
Certi errori arrivano quando si è spinto troppo?

La prima caduta è normale, capita spesso. Inciampare sugli ostacoli no, vuol dire che non aveva la percezione di quanto dovesse alzare le gambe. E’ un aspetto che in vista del mondiale mi dà fiducia, vuol dire che arriviamo tutte allo stesso livello. Vincerà chi sbaglierà di meno. 

La differenza la faranno i dettagli, come le parti tecniche?

Sì. A mio avviso io e Lise Revolt siamo sullo stesso livello in termini di guida, mentre Bukovska è un attimo indietro. In quanto a condizione atletica siamo tutte e tre nello stesso momento, sarà importante l’aspetto psicologico. Riuscire a spingere e mettere qualcosa in più anche quando si è al limite. 

Il percorso di Hulst lo conosci già?

E’ un tracciato che presenta molte insidie, se come da previsioni meteo rischia di essere ghiacciato rischiamo di avere una gara impegnativa dal punto di vista tecnico. Penso sia un percorso da mondiale, duro, con tante salite e discese. Non credo si farà la differenza tra salite e discese, ma quelle metteranno fatica nelle gambe e nella testa. Servirà molta attenzione perché non sono passaggi in cui si potrà vincere, ma perdere sì

Giorgia Pellizotti, Fas Airport Service-Guerciotti-Premac
Al mondiale di Hulst Giorgia Pellizotti potrà contare sulle sue abilità tecniche e di guida per cercare di fare la differenza
Giorgia Pellizotti, Fas Airport Service-Guerciotti-Premac
Al mondiale di Hulst Giorgia Pellizotti potrà contare sulle sue abilità tecniche e di guida per cercare di fare la differenza
Con questo livello di condizione ti senti più sicura?

Ho la sensazione di avere la gamba giusta per non arrivare al limite ogni volta e dover rischiare. Riuscire a fare un respiro in più, rimanendo comunque a ruota delle migliori, prima di buttarsi in discese e curve tecniche è un aspetto importante. 

Si parte con il Team Relay…

Io lo correrò, a differenza delle mie avversarie. Mi fa piacere correrlo e inoltre fare un giro a tutta mi sblocca la gamba. Inoltre girare a ritmo gara mi permette di vedere le traiettorie migliori e mi dà una maggiore consapevolezza sulla velocità alla quale affrontare le curve e i tratti più difficili.

Stefano Viezzi, Patrick Pezzo Rosola, tricolore, Under 23, juniores 2026

Ai tricolori di cross brillano i giovani: Pezzo Rosola e Viezzi (finalmente!)

11.01.2026
6 min
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BRUGHERIO – La foto dei campionati italiani di ciclocross è racchiusa nel duello che ha visto protagonisti Patrick Pezzo Rosola e Filippo Grigolini. Una sfida a colpi di sorpassi, guida, tecnica, fango e strappi fatti con il sangue in gola. Il sipario si apre alle 9,10 del mattino, quando ancora il Parco Increa è avvolto da una luce fioca che scalda poco o nulla. Sul percorso inizia il valzer della gara juniores, con i due giovani diavoli che fanno la felicità di Pontoni finalmente a duello. Nessun colpo è proibito, non si escludono giochi di posizione e scenari che cambiano giro dopo giro. 

Ci hanno provato a mischiare le carte in tavola, eppure la legge del più forte ha premiato chi ha saputo soffrire di più. Patrick Pezzo Rosola concede il bis e la maglia tricolore per la categoria juniores non cambia proprietario, con buona pace di Filippo Grigolini che oggi non è riuscito ad esprimere il suo miglior passo. 

Uno pari

I colori che distinguono la maglia di campione europeo brillano sotto al sole di Brugherio, e Filippo Grigolini per un momento ha allungato provando a dettare il suo ritmo e mettere in difficoltà l’amico e rivale Patrick Pezzo Rosola. Ma il figlio d’arte ha avuto la caparbietà di non farsi mettere dietro, rilanciando e ripartendo dopo ogni ostacolo, curva, pendio. 

«E’ importante aver confermato il tricolore conquistato da junior di primo anno – spiega Patrick Pezzo Rosola – e ci tenevo tanto visto che è la corsa di casa per il team FAS Airport Service-Guerciotti-Premac. Ho trovato subito un buon feeling con il percorso, che essendo ghiacciato è risultato più veloce e scorrevole. Sono riuscito a guidare meglio di Filippo (Grigolini, ndr) nelle parti di contropendenza, lì ho scavato il margine giusto per vincere, che alla fine è stato di soli tre secondi».

Il rimpianto

Filippo Grigolini scende dal camper del Team Cingolani Specialized con il ciuffo biondo che gli copre gli occhi e sorride. Subito si capisce che il giovane friulano ha messo la delusione alle spalle con la velocità che solo i ragazzini sanno avere. Qualcosa non è andato nella direzione voluta, Grigolini fa spallucce e sa di poter contare su altre occasioni sempre contro l’avversario e amico Pezzo Rosola.

«Ora il conteggio tra me e Patrick (Pezzo Rosola, ndr) è di uno a uno – ci dice – vedremo al mondiale di febbraio chi riuscirà a portarsi a casa l’ultimo simbolo a disposizione, quello più importante. Oggi è stata una giornata strana, nella quale ho fatto fatica a trovare il mio ritmo e spingere fino in fondo. Probabilmente ho sbagliato qualcosa nelle scelte tecniche, non ho trovato la pressione giusta per i copertoni e sentivo di non pedalare al massimo delle mie possibilità». 

La legge di Viezzi

Ritmo e scelte tecniche, un binomio difficile da mettere insieme perché il fango del percorso al Parco Increa cambia velocemente. Le temperature si alzano e danno un piacevole sollievo alla pelle dei presenti, che si godono qualche grado in più. Il terreno però diventa insidioso e guidare difficile, in alcuni tratti di contropendenza gli atleti sembrano pedalare sulle uova. Così quando entrano in gioco gli under 23 uomini lo scenario è completamente diverso, non cambia però il risultato con Stefano Viezzi (insieme a Pezzo Rosola nella foto di apertura) che trova la giornata giusta dopo tanto tempo e scava un solco tra sé e gli altri. 

«Il percorso non era facile – racconta Viezzi dietro al palco in attesa di ritrovare il tricolore – ho anche preso un paletto e mi si è rotto un rotore che chiude la scarpa destra. Samuele Scappini e Tommaso Cafueri me l’hanno fatta sudare questa vittoria, sono partiti bene ma io ho tenuto sempre il mio passo. Quando sono rientrato sapevo di dover stare davanti, soprattutto nelle parti più tecniche in modo da poter decidere le traiettorie. Rispetto alla prova del mattino il fango era completamente differente, i primi due giri sono serviti per trovare le misure e capire come muovermi

«Il tricolore – conclude – era uno degli ultimi obiettivi della stagione, l’altro sarà il mondiale. Ora ho le due gare finali di Coppa del mondo e voglio provare a giocarmi le mie chance per la classifica. Il mondiale sarà un’altra gara secca e aperta, senza un grande favorito, quindi sarà importante arrivare pronto e rifinire bene la condizione».

Agostinacchio rallenta

Il giovane Agostinacchio, Mattia, non è mai riuscito ad essere parte dei giochi nella prova under 23. Una flessione dopo l’ottima partenza di novembre e dicembre che però ci può stare. Al primo anno nella categoria e con il pensiero del cambio squadra alcuni meccanismi che prima venivano naturali possono diventare più pesanti. Non serve spaventarsi, ma prendere fiato e guardare al mese di febbraio con la consapevolezza di avere le carte giuste per restare in partita, il titolo europeo da primo anno U23 non si conquista per caso. 

«Sono già due settimane che faccio fatica a trovare la prestazione – racconta Mattia Agostinacchio una volta smaltita la delusione – devo capire che problema ho, sia fisicamente che mentalmente non sono stato bene. E’ partito tutto con i due ritiri nelle ultime prove in Belgio, a Dendermonde e Loenhout. Forse è più una cosa di testa, anche a livello atletico sento però di non essere al massimo. Magari è solo un periodo negativo da buttare alle spalle, vediamo come proseguirà la stagione. Domani parlerò con la squadra. Pensavo di essere migliorato questa settimana, ma evidentemente c’è qualcosa che non va».

Leonardo Cover, meccanico FAS Airport Service-Guerciotti-Premac, Guerciotti

Un salto a Namur nel box del meccanico: le scelte tecniche

20.12.2025
4 min
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Il fine settimana scorso l’appuntamento di Namur è coinciso con il ritorno in Belgio della Coppa del mondo di ciclocross. Una gara attesa per tanti aspetti e punti di vista, il fascino del castello e il ritorno in gara di Van Der Poel (poi vincitore della prova) sono bastati per calamitare l’attenzione su questa piccola fetta di Belgio. Oltre all’avventura di Mattia Agostinacchio, del quale vi abbiamo raccontato, Namur ha rappresentato anche il ritorno di Lucia Bramati nella sua gara preferita del calendario. Due giorni nella terra del ciclocross, con fango, gente e un pubblico da grande appuntamento. 

La nostra curiosità si è trasferita però su chi questa prova l’ha vissuta dai box, Leonardo Cover è il meccanico della FAS Airport Service-Guerciotti-Premac. Per lui la trasferta di Namur era uno degli appuntamenti più impegnativi dell’inverno

«Lavorativamente è andata bene – racconta Leonardo Cover che in questo weekend è ancora impegnato con la Coppa del mondo – anche se Lucia Bramati ha avuto la sfortuna di forare proprio all’inizio della gara. Sono cose che capitano, soprattutto in un percorso come quello di Namur ricco di scalini e gradini da saltare».

Lucia Bramati, Namur, FAS Airport Service-Guerciotti-Premac, Namur 2025 (Photopress.be)
Lucia Bramati in azione nella tappa di Coppa del mondo a Namur (Photopress.be)
Lucia Bramati, Namur, FAS Airport Service-Guerciotti-Premac, Namur 2025 (Photopress.be)
Lucia Bramati in azione nella tappa di Coppa del mondo a Namur (Photopress.be)
La FAS Airport  Service-Guerciotti-Premac aveva la sola Lucia Bramati in gara?

Sì, a Namur era l’unica presente. Da questo punto di vista la trasferta è stata semplice, praticamente ero il suo meccanico personale. La gara siamo riusciti a gestirla bene, con i passaggi ai box e le scelte tecniche fatte il giorno prima della gara.

Andiamo con ordine, sabato si arriva e cosa fa il meccanico?

Monto la bici e faccio un primo controllo per capire lo stato di usura dei componenti più delicati come pastiglie dei freni e cuscinetti. Dopo gare con condizioni particolari, come quella in Sardegna dove c’erano sabbia e acqua, ho preferito fare un check subito. Di solito faccio un controllo completo della bici dopo ogni utilizzo.

Gazebo Guerciotti, FAS Airport Service-Guerciotti-Premac
Gazebo e mezzi del team sono stati portati a Namur da Leonardo Cover
Gazebo Guerciotti, FAS Airport Service-Guerciotti-Premac
Gazebo e mezzi del team sono stati portati a Namur da Leonardo Cover
Hai partecipato alla scelte tecniche di Lucia Bramati?

Sabato siamo andati a fare un giro a piedi sul percorso tutti e tre (Lucia Bramati, il diesse Luca Bramati e Leonardo Cover, ndr). Già da un primo sguardo si riesce a capire quale tubolare montare e le pressioni da utilizzare. 

Tubolare?

Sì, ancora preferiamo utilizzare questo tipo di copertoni perché abbiamo visto che lavorano meglio rispetto ai tubeless. I corridori si sentono più sicuri e inoltre hanno una buona risposta tecnica. A basse pressioni il tubeless rischia di stallonare nelle curve più impegnative.

Domanda cattiva: Lucia però ha bucato, sicuri siamo meglio?

E’ vero, però sono cose che nel ciclocross succedono. Inoltre non è stata l’unica a forare. Anche perché Lucia Bramati ha scelto pressioni davvero basse, 1,2 bar sia all’anteriore che al posteriore. Questo aumenta il rischio di foratura, infatti una volta tornata al box insieme a Luca Bramati abbiamo deciso di aumentare leggermente. Ma non è più servito, perché poi Lucia una volta fatto il cambio bici è andata fino alla fine. 

Leonardo Cover, meccanico FAS Airport Service-Guerciotti-Premac, Guerciotti
Con una sola atleta in gara la cura dei dettagli risulta più semplice, quando la squadra è al completo il lavoro si complica
Leonardo Cover, meccanico FAS Airport Service-Guerciotti-Premac, Guerciotti
Con una sola atleta in gara la cura dei dettagli risulta più semplice, quando la squadra è al completo il lavoro si complica
Quanto conta l’occhio del meccanico nella scelta tecnica?

Ho le mie esperienze, ma è il corridore a dover trovare il giusto feeling con la bici. Quindi le scelte finali sono sue, sia per la pressione dei tubolari che per la gamma di rapporti. 

Lucia Bramati a Namur cosa ha scelto?

Come rapporti l’opzione più corta possibile: monocorona da 36 all’anteriore e pacco pignoni 11-44. Lei aveva già corso qui e si ricordava della durezza del percorso, in particolare dello strappo che si trova a metà. Per cui ha optato per una pedalata agile. 

Leonardo Cover, meccanico FAS Airport Service-Guerciotti-Premac, Guerciotti
Lucia Bramati a Namur ha optato per tubolari Vittoria da 33 millimetri, larghezza massima concessa dall’UCI nel ciclocross
Leonardo Cover, meccanico FAS Airport Service-Guerciotti-Premac, Guerciotti
Lucia Bramati a Namur ha optato per tubolari Vittoria da 33 millimetri, larghezza massima concessa dall’UCI nel ciclocross
E’ un percorso davvero così tecnico?

Ci sono tanti strappi e discese tecniche. Un fattore da tenere in considerazione quando si va a scegliere il tipo di tassellatura del copertone. Infatti Lucia Bramati ha optato per scanalature da fango, anche se il terreno era abbastanza asciutto. Voleva evitare di non avere il giusto grip e rischiare qualche caduta. Da questo punto di vista è stata uno degli appuntamenti più tranquilli degli ultimi anni a Namur.

Di solito non lo è?

Un anno ha piovuto così tanto che i corridori cambiavano bici una volta a giro. Come meccanico in quel caso devi pulire il telaio dal fango e asciugare i punti delicati come manubrio e sella in meno di cinque minuti. Diciamo che le giornate a Namur possono essere più stressanti rispetto a quella di domenica scorsa.

Giorgia Pellizotti, Fas Airport Service-Guerciotti-Premac

Pellizotti e il cross: sabbia, Belgio e papere di gomma

30.11.2025
5 min
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Per una volta la famiglia di Giorgia Pellizotti ha lasciato a casa il camper per seguire la prima trasferta di Coppa del mondo di ciclocross. Il freddo di Tabor, cittadina a sud-est della Repubblica Ceca, non ha perdonato e hanno preferito viaggiare in macchina. La giovane di casa Pellizotti ha raccolto un promettente podio al suo esordio stagionale in Coppa del mondo, corso in maglia azzurra. 

«Sono stata con la nazionale – racconta Giorgia Pellizotti, proprio in queste ore impegnata nella prova di Flamanville – fino a dopo la corsa, domenica mattina, poi sono tornata a casa con i miei genitori. Il viaggio era parecchio lungo e a me non piace molto stare seduta in macchina per troppe ore, così ci siamo fermati a un mercatino di Natale lungo la strada. Adoro questa festa e volevo assolutamente vederne uno, poi in Austria ci sono quelli più belli. Ci siamo fermati un’altra volta, in Friuli, per cenare e infine siamo arrivati a casa. Anche perché lunedì mattina c’era la presentazione del FAS Airport Service-Guerciotti-Premac (suo nuovo team per la stagione 2025/2026 di ciclocross, ndr)».

Podio, Coppa del Mondo di ciclocross, Tabor 2025, juniores donne, Giorgia Pellizotti
Giorgia Pellizotti ha conquistato il terzo posto alle spalle di Barbara Bukovska e Lise Revol a Tabor
Podio, Coppa del Mondo di ciclocross, Tabor 2025, juniores donne, Giorgia Pellizotti
Giorgia Pellizotti ha conquistato il terzo posto alle spalle di Barbara Bukovska e Lise Revol a Tabor

Il ritmo delle grandi

A Tabor, Davanti a Giorgia Pellizotti si sono piazzate le due dominatrici della passata stagione sul fango: Barbara Bukovska, Repubblica Ceca e Lise Revol, Francia. La francese è anche campionessa del mondo di ciclocross in carica di categoria. Il distacco della nostra azzurra è stato di ventisei secondi, un divario che non ha lasciato spazio a sogni di gloria. Ma Giorgia Pellizotti guarda con fiducia a questo risultato.

«Bukovska e Revool sono le più forti – analizza – però le altre sono tutte al mio livello. In realtà devo dire che le sensazioni in gara erano molto positive, sentivo di potermela giocare. Purtroppo al terzo giro, mentre ero attaccata al duo di testa, sono scivolata. Si è aperto un margine che non sono più riuscita a colmare. Diciamo che sono al loro livello, ma non posso permettermi di perdere nemmeno un metro. Non sono ossessionata dal raggiungerle, insieme al mio preparatore abbiamo deciso di non esagerare con gli allenamenti e di fare tutto con i giusti tempi».  

Giorgia Pellizotti, Fas Airport Service-Guerciotti-Premac
Da quest’anno Giorgia Pellizotti nel cross corre con il team Fas Airport Service-Guerciotti-Premac
Giorgia Pellizotti, Fas Airport Service-Guerciotti-Premac
Da quest’anno Giorgia Pellizotti nel cross corre con il team Fas Airport Service-Guerciotti-Premac
La Coppa del mondo è un obiettivo?

Vorrei fare tutte le prove del calendario perché mi piacerebbe giocarmi il podio, anche se adesso insieme al team stiamo programmando il periodo di Natale. La squadra andrà in Belgio a correre (ce lo aveva detto anche Patrick Pezzo Rosola, ndr) e cercheremo di capire come incastrare i vari impegni. 

Come hai approcciato questa seconda stagione da junior? 

Sento di migliorare costantemente rispetto all’anno scorso, anche gli obiettivi sono cambiati. Se prima volevo fare esperienze nuove quest’anno, invece, voglio puntare un po’ più in alto. Per il resto non è che ci siano grandi differenze. Ho deciso di cambiare squadra per poter fare qualche gara in più in Belgio, per tenere il ritmo delle prime e migliorare ulteriormente.

Podio, Coppa del Mondo di ciclocross, Tabor 2025, juniores donne, Giorgia Pellizotti
La sabbia rimane un terreno difficile da digerire per l’azzurra, sia in bici che nella corsa a piedi
Podio, Coppa del Mondo di ciclocross, Tabor 2025, juniores donne, Giorgia Pellizotti
La sabbia rimane un terreno difficile da digerire per l’azzurra, sia in bici che nella corsa a piedi
Quali sono le corse in cui vorresti migliorare? 

Il grande obiettivo è riuscire a fare il podio e vincere una gara del calendario X2O Trophée, alle prime tre viene data una papera di gomma e la sogno da quando l’ho vista la prima volta (ride, ndr). Entrando nell’ambito tecnico vorrei migliorare il più possibile sulla sabbia, non è ancora il mio terreno. Mentre per il finale di stagione cercherò di arrivare in forma al mondiale, che si correrà a Hulst dove lo scorso anno ho ottenuto il mio miglior piazzamento in Coppa del mondo (quinta, ndr). Sarebbe bello ripetersi, o addirittura migliorare. 

Sulla sabbia come si migliora?

Mi manca un po’ di potenza, sia nella pedalata che nella parte di corsa a piedi. Quando risalgo in bici sento di avere le gambe affaticate, non pronte allo sforzo. All’europeo, corso due settimane fa, c’erano tanti tratti in sabbia e ho fatto fatica. Il quarto posto (Giorgia Pellizotti successivamente è stata squalificata a causa di problemi con la bici, ndr) è stato un buon risultato. 

Giorgia Pellizotti, Fas Airport Service-Guerciotti-Premac
La stagione nel cross di Giorgia Pellizotti è iniziata alla grande, con cinque vittorie in nove giorni di gara
Giorgia Pellizotti, Fas Airport Service-Guerciotti-Premac
La stagione nel cross di Giorgia Pellizotti è iniziata alla grande, con cinque vittorie in nove giorni di gara
Hai pensato anche alla strada?

Sto valutando di fare qualche gara in più il prossimo anno, visto che il mio livello è buono. Un obiettivo del 2026 sarà provare a entrare nel giro della nazionale anche su strada. E’ l’unica maglia azzurra che mi manca. Vorrei trovare il modo di partecipare a gare internazionali, come il Piccolo Trofeo Binda, ma dovrei trovare un team per correre oppure una squadra mista. Però al momento non ci penso molto, tra cross e scuola ho pochissimo tempo.

A proposito, come stanno andando gli studi?

Bene, sono al quarto anno del liceo scientifico sportivo. Noto che sta diventando sempre più difficile seguire il programma, visto che gli argomenti si complicano. Non è sempre facile studiare in furgone o in macchina tornando a casa dalle trasferte. Le giornate sono parecchio impegnative, tra scuola, allenamenti e studio mi alzo presto e finisco a mezzanotte. Per fortuna la scuola è vicino a casa, ad appena sei chilometri. 

Vai in bici anche a scuola?

A volte capita, quando mamma e papà non possono accompagnarmi in macchina mi tocca pedalare anche lì!

Altro che passo indietro… Guerciotti rilancia e punta al massimo

04.10.2025
5 min
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Un ridimensionamento del team? Nelle ultime settimane era circolata questa voce, a proposito del Fas Airport Services-Guerciotti. Considerando le notizie riguardanti suoi atleti approdati in altri team, come Gioele Bertolini, sembrava che la squadra considerata il riferimento del panorama italiano dovesse quantomeno rivedere programmi e aspettative. Niente di più falso, il team prosegue il suo cammino passando per un’opera di rinnovamento, questo sì, ma le ambizioni sono sempre molto alte.

Paolo e Alessandro Guerciotti con la new entry Patrick Rosola Pezzo (foto team)
Paolo e Alessandro Guerciotti con la new entry Patrick Rosola Pezzo (foto team)

Tanti cambiamenti per crescere

Alessandro Guerciotti ammette che gli ultimi mesi sono stati perlomeno impegnativi con molti cambiamenti in essere: «Abbiamo dovuto lavorare molto ma alla fine direi che il livello del team (presente domani alla seconda prova del Giro delle Regioni, ndr) è sempre molto competitivo, anzi secondo me da un certo punto di vista è cresciuto rispetto all’anno scorso.

«Proprio la scorsa settimana abbiamo tesserato il campione italiano juniores Patrick Pezzo Rosola, che subito ha messo la sua firma nella prova inaugurale della stagione a Illnau, in Svizzera. Con lui alla fine abbiamo tre figli d’arte: lui con due campioni per genitori, la figlia di Luca Bramati e la figlia di Franco Pellizzotti e tra l’altro anche Giorgia ha esordito con un successo».

A Illnau (SUI) subito due vittorie per il team italiano con la Pellizotti e con Rosola Pezzo (foto team)
A Illnau (SUI) subito due vittorie per il team italiano con la Pellizotti e con Rosola Pezzo (foto team)
Come numeri cambia qualcosa?

Direi di no nel senso che siamo presenti in tutte le categorie. Avremo un elite che al posto di Bertolini è Federico Ceolin. Torna da noi e per come sta crescendo dico che può competere tranquillamente con Fontana, Bertolini e gli altri di vertice. Tra gli under 23 abbiamo ancora Tommaso Ferri, come l’anno scorso. E’ un corridore che può farsi vedere bene nelle gare nazionali e darci il suo contributo per il campionato italiano team relay. Di Pezzo Rosola c’è poco da dire…

Diciamolo ugualmente…

E’ il campione italiano (e il nostro team avrà così ancora una maglia tricolore), si è già distinto con podi internazionali e potrebbe anche essere l’Agostinacchio di turno. Per questo gli faremo fare un percorso uguale a quello che abbiamo fatto fare a Mattia. Con lui Francesco Dell’Olio che è un junior primo anno ma che tra gli allievi è sempre andato al podio. Su strada è andato fortissimo e si sa che se emergi d’estate, lo farai anche d’inverno e viceversa.

Patrick Rosola Pezzo ha riportato la maglia tricolore nel team guidato da Luca Bramati (foto team)
Patrick Rosola Pezzo ha riportato la maglia tricolore nel team guidato da Luca Bramati (foto team)
E fra le donne?

Intanto abbiamo Lucia Bramati che passa elite andando a completare una categoria nella quale non eravamo presenti la scorsa stagione. Poi abbiamo confermato Elisa Ferri che tra le juniores ha fatto benissimo e passa under con tante aspettative e avremo Beatrice Fontana che è all’ultimo anno nella categoria, seconda all’italiano dell’anno scorso. Quindi diciamo che abbiamo due atlete che, nel caso la Corvi dovesse rinunciare alla stagione, possono essere protagoniste. Fra le juniores abbiamo la Pellizotti, anche lei già in evidenza al primo anno anche all’estero e sulla quale puntiamo forte come su Pezzo Rosola. Inoltre c’è una new entry, Nicole Righetto che a livello giovanile ha vinto quattro campionati italiani, due da esordiente e due da allieva, quindi in prospettiva è una delle atlete più interessanti del panorama.

Coprite quindi tutte le categorie, puntate a fare l’en plein ai tricolori?

Non voglio fare proclami, diciamo che abbiamo una squadra di 9 elementi, 5 donne e 4 uomini, molto competitiva dappertutto, che sicuramente può puntare al titolo tricolore nella staffetta, al quale teniamo molto. Secondo me comunque il team è un gradino superiore all’anno scorso e parliamo di un team 2024-25 che aveva colui che è diventato campione del mondo…

Dopo un’ottima stagione nella mtb, Giorgia Pellizotti punta in alto anche a livello internazionale (foto team)
Dopo un’ottima stagione nella mtb, Giorgia Pellizotti punta in alto anche a livello internazionale (foto team)
Nella ristrutturazione del team, che chiaramente richiede tempo e impegno, c’è stato qualche momento di difficoltà che avete affrontato e che ha portato alle voci di un ridimensionamento?

Nella costruzione del team sì. Sapendo chi andava via, chi era ingaggiato dai grande team. Lo ammetto senza timori, ma io lo reputo anche abbastanza normale, nell’ordine delle cose: al nostro livello fare il ciclocross diventa sempre più difficile. Un Agostinacchio ad esempio non puoi trattenerlo, non puoi competere con i team della massima serie che dal nulla possono creare una struttura concorrenziale anche nel ciclocross. Devi solo sperare che vada a finire in un team dove non fanno attività ciclocrossistica e quindi si debbano appoggiare a una squadra già esistente.

Dispiaciuti che sia andato via?

Ci sarebbe piaciuto averlo ancora con noi per un anno, ma non si sono create le condizioni. Lo stesso Pezzo Rosola lo abbiamo rincorso per un paio di mesi siamo andati a definirlo a fine agosto, perché aveva contatti con altre squadre e poi ha fatto la scelta secondo me più sensata per essere in una squadra italiana che possa fargli fare una attività internazionale.

Dopo l’esordio in Svizzera, il team Guerciotti seguirà lo sviluppo friulano del Giro delle Regioni (foto Facebook)
Dopo l’esordio in Svizzera, il team Guerciotti seguirà lo sviluppo friulano del Giro delle Regioni (foto Facebook)
Che cosa rispondi allora a chi preconizzava un calo?

Noi partiamo con gli stessi presupposti del settembre 2024. Chi allora si sarebbe potuto aspettare che Agostinacchio potesse vincere mondiale ed europeo e che Bertolini vincesse un altro campionato italiano? Oggi invece abbiamo un corridore, Ceolin, che è comunque ai livelli di Bertolini e anzi abbiamo una visibilità maggiore, non solo a livello juniores uomini, ma anche donne. Possiamo giocare le nostre carte in tutte le categorie. Insomma, secondo me la squadra è molto più competitiva. In futuro sarà sempre più difficile tenere questo livello.

Per voi però avere questo livello è fondamentale, anche come marketing per l’azienda considerando la diffusione delle vostre bici…

E’ vero, per noi la passione è legata a doppio filo a un discorso tecnico. La squadra la utilizziamo anche come veicolo per proporre nuovi prodotti e far conoscere l’azienda. I successi di Casasola prima e di Agostinacchio poi hanno indotto un bell’incremento di vendite in Belgio, Guerciotti è tornata a essere molto visibile come marchio, molto richiesto. Quindi appunto è importante che la squadra rimanga e lo faccia a un livello degno.

Il Gran Premio Guerciotti si veste nuovamente di tricolore

18.09.2025
4 min
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La notizia era nell’aria da una decina di giorni, esattamente dalla giornata inaugurale di Italian Bike Festival in quel di Misano, quando Guerciotti ha annunciato che a distanza di due anni dall’ultima volta tornerà ad organizzare i Campionati Italiani di Ciclocross

La prossima rassegna tricolore andrà in scena sabato 10 e domenica 11 gennaio 2026. Coinvolgerà tutte le categorie federali, ad eccezione di esordienti ed allievi, passando per juniores, under 23, elite e amatori, e rappresenterà il momento clou della stagione crossistica italiana. 

La regia dell’intera manifestazione sarà a cura del Gruppo Sportivo Fas Airport Services–Guerciotti–Premac e del team MTB Increa Brugherio.

Il campionato italiano di ciclocross del 2025 si è svolto a Faè di Oderzo, in provincia di Treviso
Il campionato italiano di ciclocross del 2025 si è svolto a Faè di Oderzo, in provincia di Treviso

Doppia veste

I prossimi Campionati Italiani di ciclocross saranno validi come come 46° edizione del Gran Premio Guerciotti, storica competizione di livello nazionale e internazionale, e come 16° edizione del Brugherio CX International, evento che nel corso degli anni ha saputo conquistare un posto di rilievo nel calendario UCI. 

Ad ospitare l’intera manifestazione sarà il Parco Increa di Brugherio, in provincia di Monza e Brianza. Una location perfetta per una rassegna tricolore. Il tracciato, interamente disegnato all’interno del Parco Increa, si preannuncia altamente spettacolare e tecnico, con curve, rilanci, salite e tratti da interpretare con grande abilità. Un contesto ideale per assegnare le ambitissime maglie tricolori e per offrire al pubblico due giornate di sport e adrenalina ai massimi livelli

Il Gran Premio Guerciotti torna ad essere prova valevole per il campionato italiano due anni dopo l’ultima volta
Il Gran Premio Guerciotti torna ad essere prova valevole per il campionato italiano due anni dopo l’ultima volta

Parla Guerciotti

Micaela Guerciotti, responsabile Marketing e Comunicazione del team Sportivo Fas Airport Services–Guerciotti–Premac, non ha mancato di sottolineare come sia motivo di orgoglio poter tornare a organizzare un Campionato Italiano: 

«Siamo orgogliosi di riportare i Campionati Italiani alle porte di Milano – ha dichiarato Micaela Guerciotti – la città che ha visto nascere la nostra azienda nel 1964 e che è stata teatro di alcune tra le edizioni più spettacolari del Gran Premio Guerciotti, dalle prime svoltesi al Parco Lambro a quelle più recenti presso l’Idroscalo. La partnership con Brugherio CX International e la grande competenza ed entusiasmo del suo team renderà questa edizione dei Campionati Italiani capace di offrire uno spettacolo di altissimo livello». 

Alle parole di Micaela Guerciotti hanno fatto seguito quelle del fratello Alessandro, Team Manager del team Fas Airport Services–Guerciotti–Premac:

«A distanza di soli due anni ci ritroviamo a riorganizzare un altro campionato italiano – ha dichiarato Alessandro Guerciotti – Anche in questa occasione, ci troveremo a rivestire il doppio ruolo sia di società organizzatrice che di team in gara, puntando a trionfare nelle diverse categorie presenti ai nastri di partenza. Il Parco Increa rappresenta uno dei percorsi, se non il percorso, più spettacolare del circuito italiano, e lo sarà anche in questa edizione grazie anche al livello e all’impegno tecnico di tutti i partecipanti, che sarà elevatissimo. Come accade per ogni Gran Premio Guerciotti, daremo  la massima copertura TV anche per quella giornata. Come Team ci presenteremo ai nastri di partenza con l’obiettivo di riconfermarci per il quarto anno consecutivo vittoriosi nel team relay e faremo in modo di ripetere la tripletta conquistata a Faè di Oderzo nel 2025». 

Alessandro e Micaela Guerciotti
Alessandro e Micaela Guerciotti

Parola alla padrona di casa

Rosa Digioia, Presidente di MTB Increa Brugherio, nel ruolo di “padrona di casa” dei prossimi Campionati Italiani di ciclocross si è espressa con queste parole:

«Siamo orgogliosi di partecipare all’organizzazione del Campionato Italiano di Ciclocross 2026 che si terrà al Parco Increa di Brugherio il 10 e 11 gennaio. Questa sarà la prima edizione che si svolgerà in questo magnifico luogo, con un percorso che nel corso degli anni è sempre stato apprezzato per essere unico e completo per la disciplina. Ospitare il Campionato Italiano al Parco Increa è un’emozione unica per noi e non vediamo l’ora di accogliere tutti gli atleti e i team per questo evento che speriamo possa essere indimenticabile. Ci vediamo il 10 e 11 gennaio per una grande festa del ciclocross!»

Guerciotti

Gli 11 iridati di casa Guerciotti: ognuno diverso dall’altro

13.02.2025
6 min
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Vedere la rimonta di Mattia Agostinacchio, assaporare la conquista della maglia iridata rappresenta sempre qualcosa di speciale, anche per Alessandro Guerciotti che nel corso della sua vita, queste gioie le ha vissute spesso. Sono infatti ben 11 con lo stesso valdostano coloro che hanno vestito la maglia arcobaleno militando nel team. Di alcuni Alessandro ha ricordi legati alla sua infanzia, ma poi la sequenza di successi ha accompagnato tutta la sua crescita, personale e professionale (nella foto di apertura la festa dei 60 anni Guerciotti, con Djernis, Kluge e Liboton)

Parlarne significa fare un tuffo nella piscina dei ricordi e il primo è particolarmente toccante quanto recente: «Il nostro primo campione è stato proprio Vito Di Tano e averlo perso proprio poco dopo la conquista del titolo ha allargato la ferita. Vito è stato un precursore anche in questo, ci è sempre stato vicino, era davvero uno di famiglia. Io lo ricordo gigantesco quand’ero bambino, questo campione che parlava con mio padre, che vestiva quella maglia meravigliosa. Poi abbiamo avuto modo di lavorare insieme per tanto tempo e condividere tantissimo delle nostre vite».

Di Tano e Liboton, campioni nelle due principali categorie. Due fisici all’opposto
Di Tano e Liboton, campioni nelle due principali categorie. Due fisici all’opposto
Chi ha però caratterizzato molto anche l’evoluzione del vostro team è stato Roland Liboton…

E’ vero. Un’operazione come quella oggi è praticamente impossibile, ma il ciclocross di allora era completamente diverso. Aveva una diffusione diversa e anche il giro di denaro non era lontanamente paragonabile. Noi avevamo un florido mercato in Belgio e contrattualizzare Liboton era la maniera migliore per promuovere i nostri prodotti. Noi lo prendemmo l’anno prima della sua vittoria iridata a un prezzo ridicolo se paragonato a quelli che girano oggigiorno. Nel contratto era previsto tutto, ossia anche il meccanico, il massaggiatore, il motorhome che lo seguiva. In pratica aveva uno staff a aua completa disposizione. Dopo il suo successo però volevano venire tutti da noi…

Qual era la sua forza?

Molti dicono che sia stato uno dei più grandi ciclocrossisti di sempre, sicuramente lo era nella sua epoca, ma la sua vera forza era il suo essere personaggio fuori dagli schemi. E’ stato il primo vero cannibale del ciclocross con 5 titoli mondiali vinti. Un anno ci siamo ritrovati ad avere lui iridato fra i professionisti e Vito tra i dilettanti, eravamo al centro del mondo… Roland era però uno che “bucava” lo schermo, era di bell’aspetto, attirava sponsor anche al di fuori del mondo ciclistico tanto che persino la Coca Cola lo sponsorizzava. Era uno molto estroverso, in un mondo di gente riservata.

Paolo Guerciotti con Mike Kluge. Il tedesco vinse 2 titoli mondiali dilettanti e quello professionistico nel 1992
Paolo Guerciotti con Mike Kluge. Il tedesco vinse 2 titoli mondiali dilettanti e quello professionistico nel 1992
Poi è venuto Kluge, considerato da molti un maestro di eleganza…

Era completamente diverso da Liboton, uno che aveva fatto anche il modello e il suo portamento traspariva in tutto, anche quando era in bici. Con il tedesco avevo più affinità, più che altro perché stavo crescendo. Anche lui era un personaggio, anzi il suo modo di esserlo calamitava attenzione anche da parte di chi normalmente non seguiva il ciclocross. Potrei dire che è stato un po’ il Valentino Rossi dei prati. Era molto showman, diciamo che amava anche la bella vita. Oggi sarebbe stato una star dei social…

Che cosa ricordi del periodo dei campioni boemi, come Glajza e Simunek?

Glajza venne prima, fu un acquisto last minute proprio legato a un campionato del mondo, arrivò da noi e vinse l’iride. Simunek è stato con noi di più. Diciamo che la loro appartenenza è stata più frutto di contingenze, non avevamo particolari interessi economici nel loro Paese. Loro vennero che avevamo già Liboton, il meglio del ciclocross mondiale era da noi. La nostra squadra era il riferimento planetario. Erano diversi dagli altri, molto riservati, molto professionali, ma il rapporto si concentrava tutto sull’aspetto agonistico.

Un altro molto riservato era Henrik Djernis…

Era uno dei più forti nella mountain bike, dove aveva già vinto il titolo mondiale nel 1992, venne da noi e nel 1993 accoppiò anche quello di ciclocross. Era un professionista, ma non lo ritengo un vero e proprio specialista: ci aveva chiesto ospitalità per fare attività d’inverno, ma per lui il ciclocross era un riempitivo, serviva come preparazione per la mountain bike. Eppure nelle sue poche apparizioni in gara faceva la differenza.

Erano i tempi di Pontoni…

Daniele ha attraversato tutta la nostra esistenza. Un campione vero, che tra l’altro ha insegnato a tanti che cosa significa svolgere questa attività in maniera professionale, andando a correre nella patria del ciclocross. La sua attività era prevalentemente all’estero. E’ sempre stato estremamente pignolo dal punto di vista tecnico perché da quello nascevano i risultati, quindi avevamo con lui un legame strettissimo. Coinvolse con i suoi risultati anche sponsor grossi, come Selle Italia e Brescialat. Questo sport iniziava a cambiare faccia, giravano più soldi ma anche il suo baricentro si spostava sempre più verso il Centro Europa: Belgio e Olanda in particolare.

Anche Daniele Pontoni è passato nelle file della Guerciotti. La sua attività era prevalentemente estera
Anche Daniele Pontoni è passato nelle file della Guerciotti. La sua attività era prevalentemente estera
Era molto diverso dal Pontoni di oggi, cittì della nazionale?

Molti dicono che al tempo era una testa calda, ma io devo dire che aveva le stesse caratteristiche che oggi stanno aiutando l’evoluzione del nostro sport. Il puntiglio, l’attenzione per i particolari. Una cosa che va detta è che al tempo lui faceva davvero tutta la stagione, tra Coppa del Mondo e Superprestige. Oggi sarebbe praticamente impossibile seguire tutte le challenge. Da questo punto di vista era un vero belga e io glielo dicevo sempre…

Ora c’è Agostinacchio…

Mi dispiace che non abbia la possibilità di utilizzare la maglia, cambiando di categoria. Ma è chiaro che un titolo juniores non è la stessa cosa, anche se ha sempre un grandissimo valore. Oggi sinceramente avere un iridato nelle nostre fila, un campione elite non sarebbe semplice, troppi interessi intorno. Basti pensare che ogni corridore di vertice ha 6 bici, un camper a disposizione, uno staff composito.

Mattia Agostinacchio, l’ultimo gioiello del team. Passando U23 non potrà mostrare la sua maglia in gara
Mattia Agostinacchio, l’ultimo gioiello del team. Passando U23 non potrà mostrare la sua maglia in gara
Mattia com’è?

Un ragazzo che sta crescendo innanzitutto come uomo prima che come corridore. Molto riservato, meno personaggio, ma questo dipende anche molto dall’età. Ancora non si è reso conto di quel che ha fatto non solo a Lievin ma nel corso di tutta la sua stagione. E’ un ragazzo molto concentrato su quel che vuole, senza fronzoli. Viezzi che nell’albo d’oro iridato lo precede è la stessa cosa. Per questo sono due ragazzi che, da tifoso italiano, mi danno fiducia.

La grande passione di Premac tra ciclocross e strada

08.01.2025
4 min
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Spesso per comodità, o anche per semplice pigrizia, siamo abituati a utilizzare l’espressione “Team Guerciotti” per riferirci alla FAS Airport Services-Guerciotti-Premac, la formazione guidata da Paolo e Alessandro Guerciotti, punto di riferimento del ciclocross tricolore. Giustamente in più di una occasione dal team ci è arrivata la richiesta di utilizzare il nome per esteso, anche per ringraziare gli sponsor che con il loro tangibile sostegno permettono alla formazione giallonera di svolgere al meglio la propria attività agonistica.

Il team FAS Airport Service-Guerciotti-Premac è il punto di riferimento nel ciclocross italiano (foto Giorgio De Negri)
Il team FAS Airport Service-Guerciotti-Premac è il punto di riferimento nel ciclocross italiano (foto Giorgio De Negri)

Tanto ciclismo

Fra gli sponsor della FAS Airport Services-Guerciotti-Premac un ruolo primario è svolto proprio da Premac, azienda bresciana specializzata nella realizzazione di sottofondi con sistemi e materiali innovativi nel campo dell’isolamento termico ed acustico. Il nome Premac nasce da “premiscelati a macchina”. A guidare l’azienda fondata nel 2005 troviamo Angelo Tonoli, che due anni fa ha deciso di mettere il suo nome sulle maglie del team della famiglia Guerciotti. 

L’azienda bresciana è sponsor di altri due team. Stiamo parlando della formazione femminile Isolmant-Premac-Vittoria, guidata da Giovanni Fidanza, e della Biesse-Carrera, impegnata nella categoria Continental e che ha in Simone Boifava il nuovo presidente. 

A unire la  FAS Airport Services-Guerciotti-Premac alla Isolmant-Premac-Vittoria non è solamente lo sponsor comune, Premac appunto, ma anche il marchio di bici. Entrambe le formazioni gareggiano su biciclette Guerciotti.

Il 2025 porterà in “dote” alla Premac una nuova formazione. Si tratta della Salus Seregno impegnata nella categoria juniores.

Tra le atlete spicca anche Nelia Kabetaj, campionessa nazionale albanese (foto Flaviano Ossola)
Tra le atlete spicca anche Nelia Kabetaj, campionessa nazionale albanese (foto Flaviano Ossola)

Tutti importanti

Risulta molto difficile per Angelo Tonoli stilare una classifica di importanza fra i team da lui sponsorizzati.

«Come squadre sono tutte importanti allo stesso modo per me – racconta Angelo Tonoli – è diverso il rapporto strettamente personale. Ad esempio Davide Boifava è un mio amico da tanti anni, mi ha trascinato nella Biesse-Carrera e altri progetti ciclistici. Io quando penso a Boifava sono contento di aiutarlo a vincere, non tanto alla pubblicità che mi faccio. La stessa cosa per Giovanni Fidanza, grazie al quale mi sono altresì avvicinato al mondo Guerciotti. Tutti alla pari con uno scopo: formare gli atleti, donne e uomini, prepararli ad avere responsabilità maggiori». 

Su strada l’azienda bresciana affianca le ragazze della Isolmant-Premac-Vittoria
Su strada l’azienda bresciana affianca le ragazze della Isolmant-Premac-Vittoria

Gioia Agostinacchio

Gli ultimi mesi del 2024 hanno regalato alla Premac una soddisfazione davvero speciale grazie a Mattia Agostinacchio, campione europeo juniores nel ciclocross. 

«Mattia Agostinacchio si è laureato campione d’Europa e per noi sponsor la gioia è immensa. Paolo e Alessandro Guerciotti, grazie a Mattia, hanno completato un mosaico. Il palmares della squadra abbondava di titoli nazionali e Mondiali, quello Europeo mancava. Di colpo è arrivato quello di Mattia nella gara individuale di cross. Senza dimenticare l’altro Europeo, quello di team relay, ottenuto dallo stesso Mattia Agostinacchio con suo fratello Filippo e Lucia Bramati. Gli ho portato bene».

Angelo Tonoli è alla guida dell’azienda Premac dal 2005 (foto Ossola)
Angelo Tonoli è alla guida dell’azienda Premac dal 2005 (foto Ossola)

Un pensiero per i giovani

Lasciamo allo stesso Angelo Tonoli la chiusura parlando dei giovani e non solo: «Ciò che conta è contribuire alla loro crescita. La consapevolezza che Mattia Agostinacchio e gli altri boys di Guerciotti siano orgogliosi di avere il nostro marchio sulla maglia è un premio. La serietà professionale dei ragazzi è un altro premio. La loro gioia dopo che hanno dato tutto nelle competizioni è ulteriore premio. Non tollero il doping: fa del male all’atleta, a chi lo sponsorizza e in generale al ciclismo».

Premac