Ha fatto un certo scalpore la nuova bici ipertecnologica presentata da Van Rysel lo scorso gennaio a Velofollies. FTP², questo il nome del modello, è un prototipo realizzato dal brand francese come un laboratorio grazie al quale studiare nuove soluzioni per il ciclismo del futuro.
Al centro di questa bici avveniristica c’è il motore Mahle M40, modificato per l’occasione, grazie al quale è possibile raggiungere (in ambienti controllati) velocità normalmente impossibili. Un modo per testare i limiti ed essere pronti a spostarli un po’ più in là.
FTP² è il progetto di Van Rysel pensato per testare nuovi limiti FTP² è il progetto di Van Rysel pensato per testare nuovi limiti
FTP², un prototipo per il futuro
Un breve recap di cos’è FTP². A detta di Van Rysel è “una dichiarazione di innovazione, che mostra ciò che è possibile e inspira il futuro del ciclismo”. Più precisamente si tratta di un prototipo pensato per raddoppiare la propria FTP (da cui il nome), e non per la commercializzazione.
In Van Rysel si sono quindi sbizzarriti per creare una bici spinta al massimo sull’aerodinamica senza dover pensare alle norme UCI.
Il telaio ricorda alcuni modelli da pista e da cronometro a cavallo tra gli anni ‘80 e ‘90, il cockpit è completamente integrato e i pedali che si fondono con le scarpe. L’idea alla base di FTP² era quindi di avere una sorta di bici-laboratorio, grazie alla quale sviluppare soluzioni e tecnologie per prodotti futuri.
Per farlo Van Rysel si avvalsa della collaborazione di alcuni partner, tra cui Swiss Side che ha fornito le ruote e, appunto i sistemi di assistenza smart di Mahle.
Il motore è coperto da una cover lamellare, utile per l’aerodinamica e per il raffreddamentoIl motore è coperto da una cover lamellare, utile per l’aerodinamica e per il raffreddamento
Il motore Mahle M40 al centro
Al centro di questo nuovo bolide c’è infatti il motore Mahle M40. Non si tratta però del motore standard, ma anche in questo caso si è deciso di spingere i limiti un po’ più in là.
Mahle ha sviluppato per questo progetto una nuova versione dell’M40, che superasse i normali limiti di velocità delle e-bike (che ricordiamo essere di 25 km/h), in modo da poter testare la bici anche in condizioni estreme.
Il motore è perfettamente integrato nel telaio in carbonio, operazione resa ancora più semplice dalle linee estreme della FTP². Dalle foto si nota una copertura lamellare che chiude la zona del movimento centrale, dov’è alloggiato M40. Queste certamente migliorano l’aerodinamica anche nella parte bassa del telaio, ma potrebbero servire anche per raffreddare il sistema, proprio in virtù delle sue performance fuori dalla norma.
Questo prototipo è un’occasione anche per Mahle di testare nuove soluzioni per l’assistenza elettrica su e-bike ad alte prestazioni. Ma anche per fare un passo avanti in termini di immaginario comune. Per mostrare al mondo come l’assistenza elettrica possa andare di pari passo con la performance, l’aerodinamica e il design.
Anche il manubrio è avveniristico, a metà tra pista e cronoAnche il manubrio è avveniristico, a metà tra pista e crono
Il motore M40, assistenza “full power”
Lasciando da parte la versione modificata per l’occasione, anche il normale motore M40 è una soluzione di altissimo livello.
E’ un sistema cosiddetto “full power”, che garantisce cioè la massima assistenza disponibile sul mercato. Si tratta di un motore che normalmente è montato sulle e-mtb di alta gamma, per affrontare al meglio le salite ripide e i terreni tecnici.
In termini numerici, la sua potenza si traduce in una coppia che arriva a 105 Nm e un picco di potenza di 850 watt. Nonostante questo l’M40 pesa solo 2,5 chili.
Oltre a questo è dotato di sensori di velocità e di coppia ad alta risoluzione che garantiscono un’erogazione istantanea, senza ritardi, e una risposta fluida anche nel caso di improvvisi cambi di cadenza.
Wilier Filante Hybrid avvicina il mondo delle e-road a quello delle biciclette standard. Adotta le medesime forme del modello Filante SLR tradizionale e integra la nuova unità di supporto Mahle X20. Vediamola nel dettaglio
Lo sviluppo delle e-bike da qualche anno sta avvicinando sempre di più il mondo dell’agonismo con quello dell’elettrico. Realtà e aziende diverse hanno unito queste due correnti di pensiero lavorando affinché diventino una sola. Il ciclismo e la voglia di pedalare non devono più avere limitazioni, ma accogliere chiunque abbia la volontà di pedalare, anche se questo vuol dire avere un supporto elettrico. Ridley per la prima volta ha deciso di presentare una versione elettrica della sua bici da corsa di punta: la Noah. Nasce così la E-Noah.
Nel corso degli ultimi vent’anni il marchio belga ha sviluppato, testato, migliorato e approfondito le conoscenze tecniche a proposito della Noah, arrivando ad avere tre generazioni, ora diventate quattro con la versione elettrica.
La geometria rivisitata della Ridley E-Noah offre una posizione leggermente più comoda e una guida più fluida La geometria rivisitata della Ridley E-Noah offre una posizione leggermente più comoda e una guida più fluida
Aero e ultracompatta
La Noah è stata protagonista dei grandi successi sportivi di Ridley, prima con la maglia verde di Robbie McEewn, per poi passare ai più recenti successi del team Uno-X Mobility. Una bicicletta che si è affermata come una delle più performanti in gruppo, capace di unire aerodinamica e un peso limitato.
Con l’approdo della E-Noah Ridley ha portato tutte queste caratteristiche su una e-bike, alimentata dal sistema TQ HPR40. Parliamo di un motore dal peso di soli 1,2 chilogrammi, ai quali si affianca la batteria da 1,42 chilogrammi. Nonostante tutto la versione elettrica mantiene un peso estremamente contenuto: soli 11 chilogrammi. Divertimento raddoppiato e sforzo dimezzato grazie al lavoro dei tecnici Ridley che sono stati in grado di mantenere intatta la sensazione di corsa e di velocità tipiche di questa bici.
La E-Noah è stata testata sui percorsi del grande ciclismoEccola in azione sul Muur Geraardsbergen, muro del Giro delle FiandreLa E-Noah è stata testata sui percorsi del grande ciclismoEccola in azione sul Muur Geraardsbergen, muro del Giro delle Fiandre
Quasi invisibile
Il motore della E-Noah è situato nel mozzo centrale, nascosto dietro le corone anteriori, mentre la batteria è integrata nel tubo obliquo. Nonostante ciò le linee e il design rimangono estremamente curati e strizzano l’occhio a un’aerodinamica davvero di spicco.
Un’altra parola che può descrivere la E-Noah firmata da Ridley è: discreta. Infatti sul telaio e sul manubrio non è visibile alcun LED o display. Questi sono posizionati nel tappo del manubrio, con gli interruttori nascosti sotto al nastro.
Il motore TQ HPR40 ha una potenza di coppia pari a 40 Nm, con una batteria in grado di erogare 292 Watt per ora. A tutto questo è possibile aggiungere ulteriore potenza grazie al range extender da 160 Watt per ora. Ora le lunghe uscite e i percorsi impegnativi non saranno più un problema, ogni ciclista potrà godersi la propria uscita con in testa solamente la voglia di scoprire nuovi limiti e orizzonti.
Le versioni disponibili sono due che differiscono nella scelta del gruppo, nella prima si è optato per lo Shimano 105 Di2 a 12 velocità. La seconda versione monta lo Shimano Ultegra Di2 a 12 velocità.
Il motore, compatto e perfettamente integrato nel movimento centraleLa ricarica avviene da questa portaIl motore, compatto e perfettamente integrato nel movimento centraleLa ricarica avviene da questa porta
Subito apprezzata
Nonostante la presentazione ufficiale sia arrivata pochi giorni fa la E-Noah ha già conquistato un importante riconoscimento: il Design & Innovation Award. Un verdetto unanime della giuria che ha definito la E-Noah una e-bike «per i ciclisti su strada alla ricerca di una bici aero fulminea con un supporto discreto, la Ridley E-Noah crea un collegamento che prima non esisteva».
A colpire la giuria e i ciclisti è stata la fluidità del supporto elettrico, ma anche la sensazione naturale di guida che si ha quando si pedala oltre i 25 chilometri orari, limite massimo per il quale è possibile usufruire del supporto del motore. Inoltre il peso contenuto permette di avere una sensazione di guida naturale e dinamica in ogni momento.
Taglie disponibili: XS, S, M, L.
Prezzo: versione 105 Di2, 7.099 euro; versione Ultegra Di2, 9.099 euro.
Canyon ha deciso di alzare l’asticella per quanto riguarda le e-bike ad alte prestazioni: arriva la nuova Endurance:ONfly. Una bicicletta a pedalata assistita con un peso inferiore ai 10 chilogrammi e con un design unico, elegante ed estremamente naturale. Un passo avanti deciso e concreto da parte di Canyon che porta a un livello successivo le e-bike da strada completando la gamma dei modelli ONfly, infatti erano già stati presentati due e-mtb: Spectral e Neuron.
La nuova Canyon Endurance:ONfly ha un peso estremamente contenuto: 9,86 chilogrammiIl telaio è realizzato in carbonio utilizzando le migliori tecniche disponibiliLa nuova Canyon Endurance:ONfly ha un peso estremamente contenuto: 9,86 chilogrammiIl telaio è realizzato in carbonio utilizzando le migliori tecniche disponibili
Una rivoluzione
Quella di Canyon con la Endurance:ONfly potremmo definirla una “rivoluzione naturale” perché l’obiettivo del marchio tedesco era quello di realizzare una e-bike che potesse regalare un feeling uguale a quello di una bicicletta muscolare. Una grande parte di questo progetto passa anche dalla scelta del motore: il HPR40 di TQ con una potenza di 200 watt pronta a dare supporto ai ciclisti e cicloturisti. Anche l’erogazione della potenza da parte del motore e della batteria risulta naturale e graduale. Infatti, superati i 25 chilometri orari, il sistema TQ smette di fornire supporto in maniera graduale, in questo modo l’utente riesce a mantenere il ritmo della pedalata senza quella sensazione di “arresto” tipica delle vecchie e-bike.
L’efficienza è portata al massimo grazie alla batteria da 290 Watt per ora completamente integrata. C’è anche la possibilità di estendere l’autonomia con un extender da 160 Watt per ora. L’autonomia della Endurance:ONfly supera in questo modo anche i percorsi più lunghi e impegnativi.
Per una maggiore sicurezza e capacità di frenata ogni modello è dotato di rotori dei freni a disco da 180 mm sia anteriore che al posteriorePer una maggiore sicurezza e capacità di frenata ogni modello è dotato di rotori dei freni a disco da 180 mm sia anteriore che al posteriore
Dettagli tecnici
Per avere un peso che sia al di sotto dei 10 chilogrammi Canyon ha utilizzato, nel realizzare il telaio dei modelli Endurance:ONfly, le migliori tecnologie a disposizione. Tra queste c’è la NeoBeam, la quale consente di ridurre lo spessore dei tubi del telaio senza compromettere la resistenza. In questo modo è stato possibile abbassare il peso di oltre 300 grammi.
Sui modelli Endurance ON:fly c’è spazio per montare copertoni fino a una larghezza massima di 35 millimetri. Ogni bicicletta è dotata di un faro frontale LightSKIN U1 Ultra e di Canyon X Lupine SightStays, che assicurano di vedere e di essere visti quando si pedala in tutte le condizioni.
I modelli Endurace:ONfly sono quattro e il loro prezzo varia da 4.499 a 9.999 euro. Ognuno è disponibile in 7 taglie che vanno dalla XXS alla XXL.
Bianchi lancia e-Oltre, il nuovo modello di e-bike in carbonio derivato dalla sua bici da corsa più veloce. Già da una prima occhiata l’idea del brand di Treviglio appare chiara: offrire ai propri clienti una bici assistita quasi indistinguibile da una tradizionale per estetica e sensazioni di guida. Se poi si vanno a leggere le specifiche – prima fra tutte il peso – questo proposito diventa ancora più evidente. Nella versione ammiraglia montata con Dura Ace Di2 12v la bilancia si ferma addirittura a 11 chili.
Andiamo a vedere più nel dettaglio questo allestimento della nuova nata dello storico brand italiano.
La Bianchi e-Oltre è gemella della versione muscolare, per un peso di 11 kgIl telaio full carbon ha soluzioni geometriche in linea con le tendenze più attualiIl passaggio integrato dei cavi dona eleganza e aerodinamicaL’accesso alla batteria per la ricarica si trova sopra la scatola del movimento centraleLa Bianchi e-Oltre è gemella della versione muscolare, per un peso di 11 kgIl telaio full carbon ha soluzioni geometriche in linea con le tendenze più attualiIl passaggio integrato dei cavi dona eleganza e aerodinamicaL’accesso alla batteria per la ricarica si trova sopra la scatola del movimento centrale
Telaio, cockpit e ruote in carbonio
Come accennato, l’anima racing della e-Oltre è subito visibile dal telaio full carbon con passaggio cavi integrati. A questo si aggiungono il manubrio integrato in carbonio Reparto Corse, e la forcella e il reggisella sempre in carbonio.
Le ruote (per tutte e tre le versioni, è giusto sottolineare) sono le Velomann Plutonium, naturalmente in carbonio, con profilo da 50mm. In questo momento stiamo prendendo in considerazione l’allestimento con Dura Ace Di2 12v, ma il telaio è comunque compatibile sia con trasmissioni meccaniche che elettroniche.
Difficile da lontano cogliere la differenza fra la e-Oltre e la OltreDifficile da lontano cogliere la differenza fra la e-Oltre e la Oltre
Motor unit Mahle (batteria da 250Wh)
Nello sviluppo dell’assistenza della e-Oltre, Bianchi si è avvalsa della collaborazione dell’azienda Mahle, che ha messo a disposizione l’innovativa unità Mahle X30. E’ stata posizionata nel mozzo posteriore, in modo da non compromettere in nessun modo l’estetica pulita del telaio, ma non solo.
Bianchi dichiara che la scelta garantisce anche un’esperienza di guida più vicina a quella di una bicicletta tradizionale. Questo grazie ad una perfetta integrazione del sistema motore-batteria e al sensore di coppia del motore Mahle X30 che gestisce una potenza di 40Nm.
La batteria Mahle iX2 è perfettamente integrata nel tubo obliquo e ha una capacità di 250Wh, per un massimo di 90 km di autonomia. C’è inoltre la possibilità di prolungare le uscite di ulteriori 55 km con una seconda unità (acquistabile aftermarket) che si posiziona comodamente nel portaborraccia del tubo-sella. La ricarica è particolarmente veloce: 3 ore e mezza per avere per il 100%, meno di 2 ore per il 75%.
e-Oltre offre tre diversi livelli di assistenza, gestiti dal controller integrato nel tubo orizzontale oppure con i comandi da remoto posizionati sul manubrio – dove normalmente si trovano i pulsanti del cambio “da velocisti”.
Il motore è nel mozzo posteriore: l’impatto visivo è minimoL’assistenza viene comandata dal controller integrato sul telaio o dai pulsanti sul manubrioIl motore è nel mozzo posteriore: l’impatto visivo è minimoL’assistenza viene comandata dal controller integrato sul telaio o dai pulsanti sul manubrio
Tre allestimenti (uno meccanico)
e-Oltre viene proposta in un’unica colorazione: il classico Celeste arricchito con inserti metallizzati e logo Bianchi sul tubo obliquo in nero. Come detto sono disponibili tre versioni, tutte equipaggiate con ruote in carbonio da 50mm Velomann Plutonium.
Con gruppo Shimano Dura Ace Di2 12v (guarnitura 52-36 e pacco pignoni 11-34) e manubrio in carbonio integrato, ad un prezzo di 9.999 euro.
Oppure con gruppo Ultegra Di2 12v (guarnitura 50-34 e pacco pignoni 11-34), manubrio con passaggio cavi interno – per un peso di 11,5 kg – ad un prezzo di 6.499 euro.
Infine con il gruppo Shimano 105 12v meccanico (guarnitura 50-34 e pacco pignoni 11-34), passaggio cavi semi-integrato e manubrio in alluminio – per un peso di 12kg – ad un prezzo di 4.999 euro.
Il marchio spagnolo MMR (Machine Made for Racing) vi dà il benvenuto nella nuova generazione di e-bike. Più precisamente presentiamo il modello New Beat, una bici a pedalata assistita che è stata sviluppata per ottenere alte prestazioni. Questo modello di casa MMR rappresenta il salto definitivo verso le “smartbikes”.
I nuovi Beat e X-Beat sono ora disponibili con il supporto Mahle X20. Questa innovazione porta ad oltre 500 grammi di riduzione di peso per ciascun modello con l’aggiunta del motore Mahle X20 e della batteria iX2. La nuova elettronica e il mozzo lavorato esteticamente più gradevole fanno la differenza.
Le geometrie sono pensate per una pedalata comoda, anche dopo tante oreLe geometrie sono pensate per una pedalata comoda, anche dopo tante ore
Più potenza
Il nuovo modello New Beat propone 55 Nm di potenza pura, per una autonomia fino a 100 chilometri. con l’autonomia della batteria che viene maggiormente distribuita e resa efficace rispetto alla pedalata ed al percorso. Il tutto configurabile tramite l’applicazione per smartphone.
Si potrebbe riassumere tutto con “meno fatica e più divertimento”. Questo perché il nuovo sistema X20 di Mahle offre un’integrazione perfetta e coordinata. Basata sul monitoraggio in tempo reale dei parametri di coppia e cadenza. Nessuna pedalata verrà sprecata e, di conseguenza, nemmeno un watt.
Grazie alla batteria aggiuntiva l’autonomia passa da 100 a 160 chilometriGrazie alla batteria aggiuntiva l’autonomia passa da 100 a 160 chilometri
Motore e geometria
MMR ha pensato a questa bici come l’unione di un telaio tecnico, quindi leggero e performante, ma anche comodo. La bici New Beat è studiata per le lunghe pedalate, non importa quante ore si passino in sella: l’obiettivo era trovare un compromesso tra qualità e comodità. La geometria del telaio porta il ciclista ad avere una posizione più eretta: con reach più corto e stack più alto, è stato progettato per gli utenti che vogliono spingersi oltre.
E’ possibile, inoltre, aumentare la durata delle uscite grazie ad una batteria aggiuntiva da inserire nel portaborracce. L’estensore porta ad avere fino a 60 chilometri di autonomia in più. Non si avranno praticamente limiti. Le taglie del telaio vanno dalla XS alla L.
In un mercato che vede una vasta scelta in termini di modelli e tecnologie, Cervélo squarcia il panorama delle e-bike presentando il suo primo modello nella categoria. Non si può parlare di ritardo, perché i canadesi si sono presentati al mondo elettrico con un prodotto unico per design e soluzioni tecniche. Si chiama Rouvida ed è ciò che permetterà al ciclista che la sceglie di affrontare strada o gravel senza dover cambiare telaio e scendere a compromessi. Motorizzata Fazua gode di un’estetica audace che nasconde la sua propulsione elettrica e allo stesso tempo incarna la filosofia Cervélo.
La differenza di geometrie si risolve in pochi millimetri che ne determinano il carattereNella foto la posizione del perno in versione gravelI differenti forcellini mutano l’assetto della biciPer la road un assetto più dinamico e devoto alla velocitàLa differenza di geometrie si risolve in pochi millimetri che ne determinano il carattereNella foto la posizione del perno in versione gravelI differenti porcellini mutano l’assetto della bici
Due in una
Scegliere una e-bike non per forza vuole dire rinunciare alla fatica. Chi decide di salire su una bici elettrica spesso lo fa perché ama l’avventura e vuole ampliare i propri orizzonti a suon di chilometri. In questa ottica Cervélo ha deciso di allargare ancora di più la scelta con la possibilità di rendere Rouvida una bici dalla doppia anima. E’ stato infatti progettato un set di forcellini che permette di avere lo stesso telaio in grado di svolgere un doppio lavoro. Questi forcellini, anteriore e posteriore intercambiabili, lontani dal tipico “flip chip”, hanno l’effetto di modificare l’intero assetto per poter ottenere il fit e la maneggevolezza che ci si aspetta da una bici da strada e da una bici gravel marchiata Cervélo.
La modifica permette di avere un angolo del tubo sterzo di 0,7° più aperto per una maggiore maneggevolezza su sterrato. La misura del trail della forcella è di 57,9 mm per l’assetto road e di 62 mm per la versione gravel. Lo spazio per gli pneumatici arriva fino a 43,5 mm per il gravel e fino a 34 mm per la strada. Lo stack più alto di 7 mm e il reach più corto di 5 mm nella configurazione gravel riescono a cambiare completamente l’anima della Rouvida. L’unica accortezza quando si cambia l’assetto è che sarà necessario effettuare un aggiornamento del firmware, che deve essere eseguito dal rivenditore Cervélo di zona.
Le linee sono caratteristiche della gamma CervéloSul tubo orizzontale i led della batteriaQui la versione road, mentre la versione gravel dispone di reggisella telescopicoIn corrispondenza del motore centrale è presente la porta per la ricaricaLe linee sono caratteristiche della gamma CervéloSul tubo orizzontale i led della batteriaQui la versione road, mentre la versione gravel dispone di reggisella telescopicoIn corrispondenza del motore centrale è presente la porta per la ricarica
Potenza realistica
Per rendere l’esperienza di una e-bike il più naturale possibile, “nascondere” l’intrusione del motore è tutto. L’ultima proposta di Fazua è la Ride60, una power unit che ha già ricevuto riconoscimenti per la sua capacità di fondersi perfettamente con l’input di pedalata e offrire una sensazione da bici classica, solo con molta più grinta.
La coppia dichiarata è di 60Nm, abbinata a una batteria da 432Wh. Numeri che permetteranno al ciclista di spingersi in avventure con chilometraggi a tre cifre. Il tutto limitato fino ad una velocità di 25km/h per fuggire dal gruppo in salita oppure per derapare al limite del controllo in fuoristrada. Un’assistenza realistica che si integra al meglio con la spinta del ciclista grazie al motore centrale assorbito dal carbonio del telaio Cervélo.
Il design della road la fa assomigliare ad una “normale” sorella non elettrizzataLa gravel è pronta a stupire per stabilità e maneggevolezzaIl design della road la fa assomigliare ad una “normale” sorella non elettrizzataLa gravel è pronta a stupire per stabilità e maneggevolezza
Design coerente
Ogni particolare è stato curato ed il risultato ottenuto è una bicicletta che si colloca senza sforzi accanto a tutti modelli aerodinamici firmati Cervélo. Ruotando la batteria si è arrivati a risparmiare ben 25 grammi in termini di resistenza nella galleria del vento. Il Road Control sulla curva del manubrio offre la possibilità di avere il controllo della potenza in una posizione molto naturale, mentre il Led Hub posto sul tubo orizzontale include una porta di ricarica USB utile per luci o accessori.
Il design è il valore aggiunto di questa Rouvida. Le Cervélo sono famose per essere raffinate, dal design ricercato e dalle prestazioni elevate. Secondo i progettisti del marchio canadese l’aggiunta di un motore e di una batteria non poteva e non doveva cambiare le cose. Dal riorientamento della batteria al riposizionamento del sensore di velocità, ogni sforzo è stato fatto per garantire che Rouvida significasse Cervélo tanto quanto una S5 o una Áspero.
I prezzi verrano comunicati a gennaio 2024, mentre gli allestimenti saranno due per la road in colorazione Plasma Blue: Red XPLR AXS 1, Rival XPLR AXS 1. E due per il gravel in colorazione Granite: Force XPLR AXS 1, GRX RX610. Le taglie sono quattro da S a XL. Il peso si attesta in 12,38 kg (telaio 1.311,9 grammi e forcella 466) per la versione Red XPLR ASX.
Sofia Goggia pedala con Merida. Per la fortissima sciatrice bergamasca allenarsi in bicicletta, meglio se su sterrato e magari tra i boschi, è diventato uno strumento fondamentale – fuori stagione – per ottimizzare i propri allenamenti estivi. Tra il ciclismo e lo sci, la Goggia ha individuato moltissime analogie: lavoro, fatica e disciplina. E per la propria bicicletta ha scelto il modello eONE-SIXTY 10K, l’e-bike più premiata di casa Merida.
Da oramai molto tempo, gli allenatori di sci alpino consigliano ai propri atleti l’utilizzo della Mtb, e questo in virtù delle numerosissime analogie tra le due discipline. Solo per citarne alcune: lo studio delle traiettorie e la gestione degli imprevisti, senza dimenticare l’attività aerobica che in momenti lontani dalle gare può giovare al benessere complessivo dell’atleta. E al fascino del ciclismo off-road non si è sottratta nemmeno Sofia Goggia, che da sempre ha un rapporto simbiotico con la Mtb.
La e-bike è un ottimo allenamento durante il periodo estivo per Sofia Goggia (davidemorellophotography)La e-bike è un ottimo allenamento durante il periodo estivo per Sofia Goggia (davidemorellophotography)
eONE-SIXTY 10K: una certezza
«Trovo moltissime affinità tra la bici sui sentieri e le piste da sci (ha dichiarato Sofia Goggia, ndr). Dalla costante lettura del terreno, alla capacità di gestire una difficoltà improvvisa, affinando la percezione delle linee e delle traiettorie. Per me la bici è davvero molto allenante, anche per coltivare l’abitudine alla velocità e alle curve, che d’estate, non avendo piste invernali, non si può mantenere. Ho rimesso in garage la mia nuova Mtb, che mi ha accompagnato per gran parte della scorsa estate. Una eONE-SIXTY 10K che ho condotto sui sentieri della bergamasca e che ho portato con me anche nell’ultimo ritiro a Cervinia.
«Una e-bike che consente di dosare gli sforzi rispetto a quella tradizionale, caratterizzata da ha una geometria ideale, tanto da renderla versatile sui sentieri, ma anche molto agile e divertente per l’enduro. Il mio svago preferito, ma è anche uno sfogo che mi regalo ogni tanto: una bella giornata in bici con gli amici. Quando esco in bici provo un senso di divertimento incredibile. Mi mancherà non poco nelle prossime settimane la mia bici Merida».
L’abbinamento tra Sofia Goggia e Merida continuerà fino alle prossime Olimpiadi Invernali a Cortina, nel 2026L’abbinamento tra Sofia Goggia e Merida continuerà fino alle prossime Olimpiadi Invernali a Cortina, nel 2026
«Siamo estremamente felici – ha ribattuto Paolo Fornaciari, l’amministratore delegato di Merida Italy – di aver dato il benvenuto nella nostra famiglia a Sofia Goggia. Un’atleta top che siamo onorati di affiancare nel percorso verso le Olimpiadi di Milano Cortina 2026. Siamo certi del successo del nostro abbinamento, anche per la condivisione dei valori che abbiamo scoperto di avere in comune, come il volersi migliorare sempre e l’amore per la montagna. Il tutto condito con quel pizzico di divertimento che trasforma il lavoro in autentica passione».
Fiumi e laghi, fino alle colline vitivinicole novaresi, territori da attraversare al ritmo lento e calmo della bicicletta, per gustare poco alla volta tutta la loro ricchezza fatta di cultura, paesaggi, profumi e sapori. In Bici a Pelo d’Acqua, senza fretta nell’area transfrontaliera, dal Vallese al Novarese, lungo le reti cicloturistiche riconosciute dalla Regione Piemonte.
Un unico grande itinerario di circa 270 chilometri che ha come tema dominante l’acqua: infatti lungo il percorso si fiancheggiano fiumi come il Rodano, il Toce, il Ticino e il Sesia, laghi come quello di Mergozzo e di Orta e una fitta rete di canali irrigui che portano la vita in risaia. A guardare questo spettacolo dall’alto non si farebbe nemmeno caso alla distinzione tra Italia e Svizzera, ma sicuramente si noterebbero le strade che In Bici a Pelo d’Acqua ha riunito in un unico itinerario per metterlo a disposizione di un pubblico internazionale che sempre più numeroso sceglie un turismo responsabile ed ecosostenibile.
Luoghi che si sposano con le gite in sella per le famiglie (foto Valais Wallis Promotion – Pascal Gertschen)Incontri con i corsi d’acqua come il Fiume Ticino (foto Davide Morello)Luoghi che si sposano con le gite in sella per le famiglie (foto Valais Wallis Promotion – Pascal Gertschen)Incontri con i corsi d’acqua come il Fiume Ticino (foto Davide Morello)
Gli obiettivi
La rilevanza strategica di In Bici a Pelo d’Acqua è insita nei suoi obiettivi. Migliorare la competitività e il potenziale economico delle aree coinvolte. Valorizzandone tutte le risorse esistenti per accrescere l’attrattività turistica dei territori. Conseguire un aumento di presenze e quindi portare ad una ricaduta economica importante. Destagionalizzare i flussi turistici, ottimizzare le risorse esistenti, ma integrandole in modo da renderle più efficaci, aumentando le presenze sul territorio. Aggiornare in modo continuativo e sempre più specifico la formazione delle figure turistiche come guide, accompagnatori specializzati e degli operatori del settore.
Il tutto per promuovere la cultura del benessere, del vivere all’aria aperta, della consapevolezza del rispetto ambientale e della sostenibilità, ad esempio utilizzando fonti energetiche alternative per la ricarica delle e-bike. Questo itinerario cicloturistico infatti, non è da intendersi come la creazione di piste ciclabili ma la messa in rete di itinerari già esistenti o lo sviluppo di nuovi itinerari su strade comunali, provinciali e interpoderali a basso traffico.
Gli affascinanti resti dell’antica chiesa plebana nota come Pieve di San Martino (foto Davide Morello)L’acqua è ovviamente un elemento ricorrente simbolo di vita (foto Davide Morello)Gli affascinanti resti dell’antica chiesa plebana nota come Pieve di San Martino (foto Davide Morello)L’acqua è ovviamente un elemento ricorrente simbolo di vita (foto Davide Morello)
Itinerari per tutti
Ci sono 270 chilometri di ciclovie su quattro tracciati, per qualsiasi tipo di bici: la Via del Mare, la Pedemontana, la Via del Ticino e del Lago Maggiore e la Route du Rhone. Itinerari uniti dal tema dell’acqua che si ritrova lungo tutto il percorso, tra fiumi, laghi, canali irrigui e risaie, dalla Svizzera col canton Vallese, passando per l’Ossola, il Lago d’Orta, e il Novarese fino alle risaie della Bassa e ancora lungo il Ticino. Oppure attraversando la provincia da ovest a est lungo la Pedemontana.
Sono percorsi adatti ad ogni tipo di età e a cicloturisti di ogni categoria. C’è la possibilità di combinare i mezzi di spostamento per evitare tratti non semplici, come il passo del Sempione, che può essere evitato caricando la bici sul treno che unisce Briga a Domodossola. Oppure caricando la bici sul battello del lago d’Orta per andare da Pella all’isola o al borgo di Orta, evitando così il lato orientale del lago che è ad alta intensità di traffico, rispetto al lato occidentale. Infine per il ciclista che arriva dalla vicina Lombardia c’è la possibilità di caricare le bici sul treno e giungere a Novara per poi spostarsi lungo le tratte della Via del Mare o la Via del Ticino e del Lago Maggiore.
Paesaggi unici e caratteristici come quello del Prato Sesia (foto Davide Morello)Momenti preziosi per immergersi nel silenzio della natura (foto Davide Morello)Paesaggi unici e caratteristici come quello del Prato Sesia (foto Davide Morello)Momenti preziosi per immergersi nel silenzio della natura (foto Davide Morello)
Ciclovie e strutture
Gli itinerari non si snodano su piste ciclabili bensì su ciclovie. Spesso si fa confusione sulla distinzione tra le due. Solitamente in Italia le piste ciclabili coprono percorsi molto brevi in quanto sono percorsi protetti riservati ai ciclisti dove il traffico motorizzato è vietato. Nel caso delle ciclovie si tratta di percorsi misti, strade sterrate di campagna, strade a basso traffico spesso comunali o provinciali dove il limite di velocità per gli automezzi è spesso posto tra i 30 e i 50 chilometri all’ora.
Ciclovie e in Bici a Pelo d’Acqua formano il connubio che permette di ammirare i piccoli borghi con i loro castelli, il paesaggio che varia dalle montagne alle colline, ai laghi, ai fiumi e a bordo delle risaie della pianura risicola novarese con le antiche cascine ricche di testimonianze che portano ai tempi passati con la storia delle mondine.
Oltre alle strade il progetto e gli investimenti comprendono anche i servizi legati al cicloturismo già disponibili, per potenziare servizi aggiuntivi a beneficio dei cicloturisti come: ciclo-officine, strutture ricettive bike friendly, colonnine di ricarica per le e-bike, stazioni per manutenzione bici, segnaletica specifica lungo gli itinerari.
La bellezza e l’unicità di Villa Picchetta (foto Davide Morello)Alla scoperta della cupola di San Gaudenzio, simbolo di Novara (foto Kalatà)La bellezza e l’unicità di Villa Picchetta (foto Davide Morello)Alla scoperta della cupola di San Gaudenzio, simbolo di Novara (foto Kalatà)
L’esempio
Villa Picchetta sorge lungo la Ciclovia del Ticino e Lago Maggiore ed è sede dell’Ente di Gestione delle Aree Protette del Ticino e del Lago Maggiore. Posta nelle vicinanze delle rive del Ticino, che separa il Piemonte dalla Lombardia, con una fermata del treno molto vicina, è costituita da una struttura a “U” il cui corpo centrale è sormontato da un tiburio con lanterna, dove si trovava la residenza padronale. All’interno, nella splendida Sala dell’Ottagono si trovano interessanti affreschi con decorazioni a grottesche. In questo contesto è allestito un Bike Hotel pensato in particolar modo per i cicloturisti.
Oltre a quelle sparse sul territorio è presente una pensilina di ricarica per e-bike posizionata nel Castello di Novara, luogo in cui ha sede anche l’Agenzia Turistica e lo IAT garantendo 7 giorni su 7 la possibilità di noleggiare le bici, di avere informazioni e materiali turistici per i fruitori del servizio. Per agevolare la fruibilità è stato creato il sito www.inbiciapelodacqua.it dove il cicloturista può trovare tutte le informazioni utili per poter percorrere i singoli itinerari con l’ausilio di tracciati scaricabili sui propri device, per poter soggiornare nelle strutture ricettive lungo i percorsi e avere i servizi di cui necessita, ciclo-officine, punti di noleggio e di ricarica per e-bike.
Più anime raccolte in una sola bici. La FMoser rappresenta il concetto di ibrido che si divide tra bici tradizionale ed elettrica, tra strada e gravel. Spinta dal Dual Mode System di FSA, il cambio ruota è facile e veloce per poter scegliere ogni giorno la propria strada. L'abbiamo vista all'Italian Bike Festival nelle due versioni, attraverso le parole della Product Manager Ilaria Chiodi
MISANO ADRIATICO – All’Italian Bike Festival i visitatori si sono fermati a scrutarla e dopo uno sguardo attento, ecco che si accorgevano dell’anima nascosta di questa FMoser. Una bici dal doppio utilizzo che si sviluppa sia per il gravel sia per la strada. La bici, nata dalla visione di Francesco Moser e dalla sua esperienza, è infatti un mezzo che in pochi semplici passaggi passa dalla propulsione elettrica all’utilizzo tradizionale. Dietro a questo progetto c’è la solida convinzione che ogni utente che decide di cavalcare una FMoser ha la possibilità di scegliere oltre che la propria strada anche come affrontarla.
La road è selezionabili in due colorazioniLa road è selezionabili in due colorazioni
Per la strada
Le versioni sul mercato sono due, una stradale e una gravel. Per quanto riguarda quella che ama l’asfalto l’assetto è endurance e il comfort è assicurato anche sulle lunghe distanze. Una bici rigida e reattiva pronta a sfidare salite e discese in qualunque condizione con la possibilità di interpretarle con o senza motore.
Questo è frutto di geometrie che prevedono un angolo sterzo più aperto e un interasse maggiore, abbinati ad un carro compattoche non ne sacrifica la reattività. Il telaio, ovviamente realizzato in carbonio, si presenta con sezioni ampie e profili che richiamano sapientemente l’aerodinamica. Una scelta intelligente per mascherare gli ingombri della batteria che vengono uniti al beneficio dell’estetica. I colori disponibili in questa versione sono due: iridescente e silver grey.
La versione gravel viene proposta in verdeLa versione gravel viene proposta in verde
Per il gravel
Per le FMoser il compromesso non esiste. Così per la versione gravel che dispone delle medesime geometrie della versione road, è stata però aumentata la possibilità del passaggio ruote che arriva fino a 35 mm. Sostenute ovviamente da ruote adatte al fuoristrada. Le FSA AGX sono infatti, un set di ruote molto affidabili e disponibili per diversi usi, dalle semplici escursioni off-road alle competizioni di ciclocross. Convertibili tubeless ready, coi numerosi vantaggi che ne conseguono: velocità, comfort, aderenza e protezione dalle forature.
Per chi vuole avventurarsi e pedalare senza porsi limiti, la FMoser offre infatti una vasta predisposizione agli accessori per il bikepacking. Dalle viti sul tubo centrale, alla possibilità di mettere borse sotto sella e sul manubrio. Una bici versatile e adatta per immergersi nella natura accompagnati dal verde del telaio che la versione dispone per quanto riguarda questa gamma.
Il motore posteriore permette una spinta decisa e costanteIl range extender offre un’autonomia maggiorata Il motore posteriore permette una spinta decisa e costanteIl range extender offre un’autonomia maggiorata
Anima ibrida
Il cuore di questa bici è sicuramente il Dual Mode System. La doppia ruota viene infatti inclusa in tutti gli allestimenti, permette di passare da muscolare ad assistito in meno di tre minuti. Un’altra peculiarità di questo progetto è il disegno del tubo obliquo a sezione chiusa, con estrazione della batteria appena sopra il movimento centrale. Le sensazioni di guida con la bici senza batteria sono infatti da bici tradizionale, senza nessun tipo di rimpianto o mancanza di ciclistica. Questo è permesso anche dal fantastico peso di 7,5 chilogrammi senza batteria.
Il motore èFSA HM1 Hub Motor con 42 Nm di coppia. La batteria da 250 Wh è formata da venti celle Samsung, le migliori in commercio con queste caratteristiche. Il torque sensor si trova all’interno della ruota libera. Questo consente in primis di avere linearità nell’assistenza e, in secondo, luogo l’aiuto è bilanciato in base alla forza impressa sui pedali. Affidabilità e durabilità infatti sono garantite anche da questa scelta tecnica. Il tutto con un peso complessivo che rimane sotto i 4 chili.
Il passaggio delle coperture arriva fino a 35mmL’estrazione della batteria avviene direttamente dal tuo obliquo una volta smontata la ruotaIl passaggio delle coperture arriva fino a 35mmL’estrazione della batteria avviene direttamente dal tuo obliquo una volta smontata la ruota
Allestimenti
La FMoser rappresenta una bici con due differenti utilizzi al prezzo di una sola. La gamma gravel si suddivide in due modelli. Gravel Force, con movimento centrale Sram, corona 40T, cambio Sram Force AXS 12 speed XPLR, leve Sram Force eTap, guarnitura Sram Force e cassetta Sram XG 1271 XPLR 10-44T.
La seconda versione è la Gravel Rival che si differenzia solo per l’allestimento con gruppo Sram Rival AXS 12 speed XPLR. Entrambi i modelli montano cockpit FSA A-Wing Pro AGX. Ruote FSA AGX e pneumatici Vittoria Terreno Dry 700x35c. I prezzi partono da 5.500 euro, consultabili presso la rete di rivenditori autorizzati presente sul sito.
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