Deda Elementi Jet

Deda Elementi Jet, le protesi veloci e anche comode

05.04.2021
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L’aerodinamica è sempre stata fondamentale nelle prove contro il tempo. E come per altri componenti, anche i manubri da cronometro si sono evoluti per migliorare le performance dei corridori. Fra quelli che si fanno più notare, certamente c’è il Jet di Deda Elementi. Ne abbiamo parlato con Davide Guntri, Responsabile per i Team dell’azienda italiana.

Nate per il record dell’Ora

Deda Elementi collabora con UAE Team Emirates, Bardiani CSF e Lotto Soudal. E proprio da una di queste partnership sono nate le Jet.
«Queste protesi sono frutto di una richiesta che ci fece la UAE Team Emirates – esordisce Davide Guntri – in quanto pensavano di tentare il record dell’ora con Mikkel Bjerg. A quel punto ci siamo messi a lavoro per creare delle protesi avvolgenti».

Il lavoro è iniziato qualche anno fa: «Siamo partiti dalla stampa in 3D e poi le abbiamo portate al ritiro della squadra in Spagna a inizio 2020. Bjerg ha pedalato qualche giorno e ci ha spiegato come le voleva».

Mikkel Bjerg
Mikkel Bjerg durante la cronometro di Valdobbiadene
Mikkel Bjerg
Mikkel Bjerg durante la cronometro di Valdobbiadene al Giro d’Italia 2020

Nessuna turbolenza

Davide Guntri ci svela un dettaglio che può fare la differenza.
«Nel punto in cui si impugnano le protesi – ci spiega – il polso fa una piega che si apre molto e si crea un “buco” che crea molta turbolenza. Per questo motivo abbiamo creato le due spalle (le pareti laterali molto alte, ndr) che servono proprio a chiudere il gap fra il polso e la protesi».

Jet Deda Elementi Bardiani Visconti
Le protesi Jet montate su un manubrio Deda Elementi
Jet Deda Elementi Bardiani Visconti
Le protesi Jet montare sulla bicicletta da cronometro di Giovanni Visconti

Più comode per stare in posizione

La forma particolare delle Jet con una sorta di “sponda” che sale, scende e poi risale è stata pensata per non comprimere il braccio.
«La parte più alta delle protesi risale fino a 7 centimetri – ci dice Guntri – e serve per tenere chiusi i gomiti, essere più aerodinamici e mantenere la posizione per più tempo».

Tutti gli studi fatti in galleria del vento dicono che più un corridore si muove nel cercare la posizione e più accumula ritardo, quindi bisogna cercare di tenere il miglior assetto per più tempo possibile.
«Queste protesi sono più comode di altre perché il peso viene scaricato proprio su queste – dice Davide Guntri – tutto il peso delle spalle, della cervicale e della testa poggia proprio lì». Più comodità vuol dire riuscire a rimanere in posizione più facilmente e più a lungo e quindi essere più aerodinamici.

Protesi Deda Elementi Jet alto
Fra le protesi si vede il supporto per il computerino
Protesi Deda Elementi jet Alto
Fra le due estensioni c’è il porta computerino posizionato in modo da non creare turbolenze

Monoscocca in carbonio

Le protesi Jet sono un monoscocca in carbonio 3K e sono disponibili in due misure: S e M. Le prime hanno una lunghezza di 340 millimetri, mentre le seconde arrivano a 370 millimetri. Il peso delle due estensioni Jet in taglia S è di 330 grammi, che salgono a 660 grammi con gli spessori e i poggia gomiti inclusi.
«Tutti i corridori usano una di queste due misure – continua Guntri – che sono il frutto di studi e test fatti con gli atleti del UAE Team Emirates. L’angolo delle estensioni è di 15 gradi verso l’alto con il kit di montaggio fornito da Deda Elementi. Fra le due protesi c’è il porta computerino, che quasi scompare perché rimane in mezzo alle braccia e non crea turbolenze».

Juan Sebastian Molano
Per Molano manubrio di Colnago con protesi Jet
Juan Sebastian Molano
Per Juan Sebastian Molano manubrio Colnago con le protesi Jet di Deda Elementi

Compatibilità quasi totale

Da sottolineare che le protesi Jet si possono adattare tramite un kit specifico anche sui manubri tondi da 31,6 millimetri di diametro. Inoltre, è possibile montarle sia sui manubri Deda Elementi sia su quelli di altri marchi. Ad esempio i corridori del UAE Team Emirates usano le Jet su un manubrio Colnago, utilizzando un kit di montaggio realizzato direttamente dall’azienda di Cambiago. Questa qualità le rende compatibili con la maggioranza delle biciclette da cronometro.

Primoz Roglic, cronometro Mirador de Ezaro, Vuelta 2020

Roglic alza la voce. Carapaz cosa farà?

03.11.2020
3 min
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Quest’anno va così: salite ovunque, anche nelle crono. E così, dopo la tappa a La Planche des Belles Filles del Tour e le prove tutto sommato normali del Giro, la Vuelta tira fuori dal cilindro la cronometro del Mirador de Ezaro: 33,7 chilometri con 1,8 chilometri al 14,8 per cento nel finale. Cambio di bici, quindi, e scene già viste. Ma la crono non dovrebbe essere un esercizio fondato sulla velocità?

Comunque, a conferma del gran momento di forma, la vittoria è andata a Primoz Roglic, che avrà pure sofferto sull’Angliru, ma prima di allora in salita (soprattutto quelle esplosive) le aveva suonate a tutti.

Lo sloveno della Jumbo-Visma, che ha così ripreso la maglia rossa con 39” su Carapaz, ha vinto per un solo secondo su Jan Barta (Ccc Team) e 10 su Oliveira. Sesto Mattia Cattaneo, che conferma così il ritorno a un buono stato di forma e a qualità importanti anche nella crono. E’ così (e anche meglio) che vogliamo vederlo. Ma non glielo diciamo, sai mai…

Richard Carapaz, cronometro Mirador de Ezaro, Vuelta 2020
Carapaz ha fatto una buona crono, ma ha chiuso a 49″ da Roglic
Richard Carapaz, cronometro Mirador de Ezaro, Vuelta 2020
Carapaz ha chiuso a 49″ da Roglic

Barta affranto

«E’ stato tutto il giorno un su e giù – ha detto Barta con lo sguardo triste, alzandosi dalla hot-seat su cui sedeva da più di un’ora – ho provato a scavalcare le salitelle, a recuperare in discesa e risparmiare un po’ per il finale perché era una salita davvero dura. Eravamo venuti a ricontrollare ieri il percorso. La cronometro era l’obiettivo più grande di questa Vuelta. Non vedevo l’ora di fare la migliore performance. Sarebbe stato fantastico vincere. Nonostante tutto, sono abbastanza soddisfatto della mia prestazione oggi».

Roglic sorpreso

Roglic, a sentire lui, non se lo aspettava. Anche se le sue performance a crono son ben note, l’ultima vittoria contro il tempo risale proprio alla Vuelta dello scorso anno, con la vittoria nella tappa di Pau, disputata in territorio francese.

«E’ bellissimo – ha detto lo sloveno dopo l’arrivo – è passato molto tempo da quando ho vinto una cronometro, quindi è una giornata super bella. Mi sento forte, sorprendentemente. Pensavo che avrei sofferto molto di più, ma sono andato bene e anche il risultato è buono. Tutti dicevano che avrei guadagnato su Carapaz, ma si parte tutti alla pari. Fare una crono non è un esercizio divertente, però ho scoperto di avere ancora buone gambe e il risultato mi ha premiato. E in ogni caso è meglio stare 39 secondi avanti che 39 secondi indietro».

Carapaz cocciuto

Carapaz, spogliato della maglia rossa dopo aver assaporato il sangue dell’avversario sull’Angliru, se ne è fatto presto una ragione, confidando nel possibile (e da lui atteso) calo di Roglic nell’ultima settimana e in qualche tappa che ancora gli strizza l’occhio.

«E’ stata una cronometro davvero difficile – dice l’ecuadoriano – ma sono molto contento del risultato. Siamo venuti per vincere la Vuelta ed è ancora un obiettivo possibile. Penso che la corsa sia ancora aperta, ci sono molte possibilità. Ci saranno molte giornate molto difficili, dove tutto può cambiare. Questa mattina ci siamo preparati a lottare, semplicemente continueremo a farlo».

Ecco il menù

Che cosa li aspetta ancora? Domani tappa vallonata ad Ourense. Poi salite a non finire per Puerta de Sanabria. Altra tappa impegnativa con due salite a Ciudad Rodrigo. E prima del carosello finale di Madrid, l’arrivo in salita all’Alto de la Covatilla. La crono di solito riporta gli effettivi valori in campo. Ma se il Roglic dell’Angliru dovesse ripresentarsi, allora davvero Carapaz non sarebbe spacciato.

Vuelta, nel riposo parla Gasparotto

02.11.2020
5 min
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Giorno di riposo alla Vuelta. I corridori che domani non sono chiamati a fare la prestazione nella cronometro individuale hanno dormito un po’ di più. Per gli altri invece è stato un giorno molto importante, magari non duro, ma nel quale è servita comunque una certa concentrazione. La crono di 33,5 chilometri che infatti li aspetta deciderà probabilmente la Vuelta.

Tra coloro che se la sono potuta prendere più comoda oggi c’è stato Enrico Gasparotto. Uno dei pochi “italiani” impegnati in Spagna. Le virgolette servono perché il friulano da quest’anno batte bandiera svizzera. 

Gambe stanche 

«Oggi piove – racconta Gasparotto – ed è il giorno di riposo ideale. Ho fatto giusto un po’ di rulli. Il muro finale di domani (1,8 chilometri con punte al 29 per cento, ndr) non l’ho ancora visto. Mi stavo informando proprio poco fa. Credo che i rapporti che utilizzeremo saranno gli stessi dell’altro giorno sull’Angliru. Immagino anche che qualcuno potrà cambiare la bici alla base della salita. Di sicuro non io!».

Il friulano in testa nella fuga verso l’Angliru
Il friulano in testa nella fuga verso l’Angliru

Gaspa è un po’ stanco. La sua condizione fisica non è al top e la situazione contrattuale di certo non lo aiuta. Lui però sta affrontando questo momento con maturità e consapevolezza.

«La mia Vuelta? C’è poco da dire, sono arrivato qui che ero già abbastanza stanco e provato da una stagione lunga, passata ad inseguire la condizione. Una situazione così genera stress. Di solito hai altri riferimenti. Un po’ come diceva Nibali.

«Senza contare che qua in Spagna ogni giorno sembra di correre una classica. Nessuno ha la certezza di arrivare a Madrid e così tutti ci danno sotto. E’ vero che la bolla funziona benissimo, che non abbiamo contatti con l’esterno, che non c’è gente sulle salite, però le notizie sul covid le leggiamo e queste generano una corsa molto attiva. 

Qua in Spagna ogni giorno sembra di correre una classica

Enrico Gasparotto

«A “peggiorare” questa situazione c’è la Movistar. Quest’anno non hanno raccolto quanto fanno di solito. Sono motivati, ma non sono in testa ed ecco che animano sempre la corsa da molto lontano. Hanno otto corridori che stanno molto bene. L’altro giorno Soler ha attaccato a 50 chilometri dal traguardo. Valverde lo ha fatto ai 70 nella tappa nei Paesi Baschi. Quando si muovono certi calibri poi dietro inseguono. Bello? Sì, per voi dalla tv ma se sei al gancio come me non tanto! Ieri ero nella fuga, mi hanno ripreso e sono arrivato 8′ dentro il tempo massimo. Sono stato il gambero di giornata: almeno un riconoscimento l’ho preso!».

Gasparotto e il 2021

In effetti la Vuelta è davvero scoppiettante. Oltre alla Movistar e al covid ci sono percorsi mai banali. E la stanchezza in gruppo, che c’è anche se non sembra, crea dei bei distacchi per chi non è davanti.

«C’è da dire anche che siamo al 2 di novembre e siamo ancora qua a correre – continua il vincitore di due Amstel – Arrivati ad un certo punto sono le motivazioni a fare la differenza, quelle che spesso ti fanno andare oltre i limiti. Non sono mai stato così magro a novembre! Credo che il prossimo anno ci sarà una stagione molto europea. E’ saltato il Down Under e credo che anche in Argentina non si correrà. Suppongo non ci saranno ritiri a dicembre e magari partiremo un po’ più tardi».

La Movistar è per “Gaspa” la squadra più forte e pericolosa
La Movistar è per “Gaspa” la squadra più forte e pericolosa

A fine stagione la NTT dovrebbe chiudere i battenti. Il management sta cercando sponsor per salvare il gruppo ma con i tempi che corrono non è facile.

«Trovare un main sponsor è complicato, ma è vero che ci sono anche aziende che con il covid hanno aumentato i loro fatturati. Io ho qualche contatto ma è in stato embrionale. Da un lato penso che questa potrebbe essere la mia ultima gara, e mi dispiace. Dall’altro spero di fare ancora almeno un anno e chiudere con delle buone performance. Fosse stata una stagione normale a settembre magari ci sarei anche stato a chiudere. C’erano i mondiali in Svizzera e avrei potuto fare i Giochi Olimpici. Partecipare a queste corse è ancora il mio sogno».

Carapaz vs Roglic

Con Gasparotto in veste di informatore dal gruppo parliamo anche della sfida Roglic-Carapaz che infiamma la Vuelta. Chi la spunterà? Enrico sembra non avere dubbi.

«La sfida credo sia tra loro due. Domani Roglic potrebbe dare un bel colpo a Carapaz e se pensiamo che da qui alla fine c’è un solo tappone di montagna (sabato, ndr) Primoz potrebbe farcela. Però attenzione, perché nel mezzo ci sono diverse tappe perfette per le imboscate. Ci sono percorsi adatti a creare situazioni pericolose e con una Movistar così motivata e in palla qualcosa mi aspetto. La Ineos ha già perso due uomini e Sosa non sta bene. Carapaz perciò non può contare su una squadra in grado di controllare o aiutarlo. La Jumbo invece mi sembra stia bene. Carthy e Martin? Meglio Carthy perché la EF la vedo solida, mentre Martin è abbastanza isolato». 

Roglic contro Carapaz: chi vincerà la Vuelta 2020?
Roglic contro Carapaz: chi vincerà la Vuelta 2020?

Se pensiamo alle imboscate visto come Carapaz e la Movistar si sono lasciati, fossimo nell’ecuadoriano non dormiremmo sonni tranquilli. Ci sta che quel volpone di Unzue, manager della Movistar, abbia ancora il dente avvelenato. D’altra parte chissà se quella tappa così insidiosa nell’ultimo sabato di gara può riaprire il cassetto dei fantasmi a Roglic. In fin dei conti lo sloveno ha perso il Tour proprio all’ultimo atto pericoloso. Tuttavia Gasparotto dice di no.

«In gruppo parlo spesso con Primoz, abbiamo amici in comune. Quello del Tour è un capitolo chiuso. Lui è un ragazzo molto tranquillo, sereno, modesto… e lo vedo anche rilassato. Carapaz invece mi sembra un po’ più teso, anche se con lui non ho mai parlato».

Ancora qualcosa da sapere sulla Bolide dorata

27.10.2020
3 min
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Ma torniamo ancora sulla Pinarello Bolide di Filippo Ganna. In Ineos-Grenadiers più che in altre squadre tutto è studiato al “decimo di millimetro”. Per questo oltre al discorso delle ruote ci sono altri aspetti che meritano di essere approfonditi.

Affidabilità Shimano

Vediamo dunque il resto di questa Bolide. La componentistica è Shimano. La catena è quella normale Dura Ace, ma trattata da Muc-Off (il loro fornitore di lubrificanti). La trasmissione Shimano Dura Ace Di2 è una garanzia. Qualche tempo fa avevano provato altre catene, ma poi c’è chi ne utilizzava un tipo e chi altre. Avevano persino rivisto i perni delle maglie, ma alla fine quelli Shimano restavano i più affidabili.

«I tecnici Shimano non erano contenti della scelta di montare il 58 (o il 60 come a Palermo) con il 39 – dice Matteo Cornacchione, meccanico Ineos – c’era uno sbalzo di denti troppo elevato. Loro non garantivano. Così ci siamo presi i nostri rischi. Sullo strappo di Monreale con i sampietrini e quegli sbalzi sudavamo freddo. Se fosse successo qualcosa eravamo fregati. Ma per vincere bisogna rischiare. Inoltre Pippo sa come cambiare, ha una certa sensibilità».

Ganna sullo strappo di sampietrini di Monreale
Ganna sullo strappo di sampietrini di Monreale
Ganna sullo strappo di sampietrini di Monreale
Ganna sullo strappo di sampietrini di Monreale

Manubrio o fantascienza?

Il manubrio è l’ormi famoso Most 3D in titanio. Ma Cornacchione ci dice qualcosa ancora. Per questo sembra più fantascientifico. Merito soprattutto del lavoro e della passione del costruttore trevigiano.

Un pool guidato da un ingegnere Pinarello scansiona il corridore sulla bici con le mani sulle protesi. La base di partenza è quella della posizione in pista, ma un po’ più larga. Sul parquet lo sforzo dura meno, su strada il corridore deve essere “comodo”. Inoltre deve anche attutire qualche buca o imperfezione dell’asfalto. Una base d’appoggio più ampia pertanto è necessaria.

«Quando questo manubrio – riprende il meccanico – è arrivato per la prima volta ci siamo messi le mani nei capelli. In realtà ogni vite entrava alla perfezione, non è stata data una limata e anche la verniciatura era okay. Tanto che all’italiano ho fatto i complimenti a Fausto (Pinarello, ndr), che scherzando mi ha risposto: e certo che è perfetto, l’ho verniciato io! Lui è davvero iper appassionato e ha un feeling particolare con il team e con Pippo. Campione italiano su bici italiana è un bel vedere. 

«E’ stato fatto molto lavoro sui comandi. Per mettere quei bottoncini in carbonio abbiamo smontato il classico comando Shimano per bici da crono e lo abbiamo inserito all’interno delle protesi. Sembrava impossibile, ma siamo riusciti poi ad inserire i pezzettini di carbonio e ad azionare il comando normalmente».

Il manubrio Most 3D
Il manubrio Most 3D
Il manubrio Most 3D
Il manubrio Most 3D

La dorata va in pensione

Matteo Cornacchione interviene anche sui freni: «Molte bici da cronometro che non hanno i dischi, credetemi, frenano davvero male. Ne ho viste di storie. Sulla Bolide il freno, anch’esso fatto da Pinarello, è molto efficiente. Risulta potente quasi come fosse a disco. Merito di un perno rigido e di una bacchetta che tende il filo. La forza così arriva bene sulla pista frenante».

Infine il peso. «Ci credete – conclude Cornacchione – se vi dico che non abbiamo mai pesato la bici di Pippo? Perché non è quello il suo scopo. Deve essere veloce. L’unica bici da crono che avevamo pesato era la Bolide di Egan Bernal. Era stata preparata per la crono finale del Tour che arrivava in salita. Su quella siamo arrivati a 7,2 chili. Ma per le crono del Giro che erano veloci, non era importante il peso. Poi quella dorata che avete visto avrà su almeno due etti di vernice, come minimo. Quella livrea è stata un’idea di Fausto, in collaborazione con Ganna. A Valdobbiadene avrà perso almeno 1,5” in salita! Pensate che quella Bolide d’oro dopo Milano va in pensione…».

Sembrava uno junior, Jai secondo con onore

25.10.2020
2 min
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Alla fine Jai Hindley non può che arrendersi. China il capo mentre lascia scorrere la sua Cervelò dopo la linea d’arrivo. Ha perso il Giro d’Italia. per 39 secondi.

Nei primi cinque chilometri ha tenuto il passo di Tao Geoghegan Hart. Poi la differenza fisica e dello staff di supporto è emersa. Tre secondi, cinque, dodici… Tao che spinge un rapportone come il suo compagno Ganna, lui che in confronto sembra uno junior, nonostante viaggi sul filo dei 55 orari. La cassa toracica si gonfia e si sgonfia a dismisura. Si vede anche la fascia del cardio. Ha dato tutto e di più. Ma non è bastato

Dove ha perso il Giro?

La prima domanda che ci viene in mente e che forse lui stesso si pone è: dove ho perso questo Giro d’Italia? A Sestriere? No, ieri era davvero stanco dopo l’arrivo. Oggi a Milano? No, ci stava che perdesse secondi da Geoghegan Hart a cronometro.

Allora a Cancano? Forse. Quel giorno il ragazzo della Sunweb era palesemente il più forte. Se ne poteva forse andare anche sullo Stelvio. Lo dimostra il fatto che nella difficoltà d’indossare la mantellina proprio sulla Cima Coppi non si è staccato. Se fosse stato a tutta quantomeno avrebbe perso qualche metro. E nella salita finale verso i Laghi di Cancano è rimasto con Tao e ha seguito gli ordini della squadra. Con delle gerarchie definite e una maglia rosa virtuale sulle spalle. E in fin dei conti sul piano tattico fino a ieri la Sunweb non era messa male: ne aveva due. E questo poteva essere un vantaggio. 

Hindley deluso dopo aver concluso la crono
Jai Hindley deluso dopo aver concluso la crono

Secondo, ma tornerà

Però è facile parlare a oggi. Bisognava essere nella gambe di Jai, sia ieri in salita che oggi sul piano.

Stamattina quando ha finito la ricognizione Hindley non era super felice. Mostrava serenità dicendo: «Che bella questa piazza e questo Duomo». Un modo per allontanare la tensione e perché aveva capito che il tracciato era troppo veloce.

«Ringrazio tutti coloro che mi hanno tifato, che mi sono stati vicino, i miei genitori – dice Hindley – sono orgoglioso di ciò che ho fatto in questo Giro. Sapevo che oggi sarebbe stato difficile, Tao è più forte di me a cronometro. Lo sapevo, ma non nego che adesso sono deluso. Ieri non mi sembrava vero aver indossato quella maglia. Avevo detto che era un sogno». E adesso il sogno si è infranto…

Una pacca all’avversario prima di salire sul palco e stagione nel cassetto con tante cose da mettere ancora a posto. Però è così giovane ed esce da questo Giro cambiato. Ora che Wilco Kelderman andrà via, lui sarà il capitano di una grande squadra e… «Il prossimo anno tornerò».

A 66 all’ora verso Milano. Poker Ganna

25.10.2020
3 min
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Tutto facile. Filippo Ganna come da pronostico si è portato a casa anche la terza cronometro in programma, facendo poker al Giro d’Italia. Il piemontese anche oggi ha impressionato. E lo ha fatto soprattutto nei chilometri finali, quando per assurdo si è anche “scomposto” (le virgolette sono d’obbligo).

Manubrio prezioso

E’ partito come al solito: stabile, deciso, con il 58×11 in canna. Ha tagliato le rotatorie in modo impressionante, sfiorandole come fa un pilota di Formula1 con i muretti di Montercarlo. Merito anche del tanto lavoro che c’è dietro, su posizione e bici.

«Quest’inverno – rivela un raggiante Fausto Pinarello – Cioni mi ha detto: facciamo il manubrio 3D anche a Pippo». Un manubrio che costa circa 14.000 euro. «Ma se i risultati sono questi, non costa nulla», riprende Fausto.

Negli ultimi 4.000 metri, guarda caso la stessa distanza dell’inseguimento su pista, ha aperto del tutto il gas. Al diavolo i 490 watt del programma di viaggio. La velocità è passata da 60 a 66 chilometri orari.

Filippo Ganna ha appena terminato la crono di Milano. Il suo manubrio costa 14.000 euro.
Ganna in Piazza Duomo. Completa un grande Giro.
Filippo Ganna ha appena terminato la crono di Milano. Il suo manubrio costa 14.000 euro.
Ganna in Piazza Duomo. Completa un grande Giro.

Tranquillità apparente

Ganna termina la sua prova. Balza in testa e si siede sull’ormai hotseat del primo in classifica. E da lì inizia a godersi la crono un po’ come tutti dal “divano”. Solo che lui è in piazza Duomo.

«In realtà dopo aver terminato la mia fatica ero più teso per quello che avrebbe fatto Geoghegan Hart che per me – racconta Filippo – Avremmo portato la settima vittoria alla squadra e soprattutto avremmo conquistato il Giro. Un Giro che per me è stato bellissimo non solo per le mie vittorie, ma perché ho potuto lavorare con il team. E le fatiche fatte sono state di un gruppo di amici».

Ormai fa più notizia se il campione del mondo perde una crono piuttosto che se la vince. A questo appunto Pippo scatta: «A Valdobbiadene c’erano mio papà e il mio procuratore, Giovanni Lombardi, che dopo l’arrivo mi hanno detto: una cosa però non va bene, eravamo troppo tranquilli. Può sembrare così ma ogni anno è differente, magari la prossima stagione prendo delle bastonate. Da parte mia continuerò a lavorare restando umile. Inoltre quando indossi questa maglia resti sempre concentrato, sei portato a dare il massimo».

Bomba di emozioni

Grandi Giri, record dell’Ora, in tanti chiamano Ganna a grandi obiettivi. Lui continua a rispondere che può solo lavorare. E che semmai tenterà il Record lo farà su una pista al livello del mare. 

Per ora si gode questo Giro e questa vittoria. Si è portato a casa anche il Trofeo Bonacossa, riservato al “girino” che fa l’impresa più bella. Lo ha conquistato con il trionfo di Camigliatello Silano (che non era una crono), eppure Pippo punta il dito su Milano.

«A Valdobbiadene è stato bello perché era una crono durissima e io lo sono stato di più, ma questa di oggi la metto in testa: è stata la vittoria più bella. Venivamo dal grande lavoro di ieri, c’era la gente che urlava il mio nome dal primo all’ultimo chilometro, Tao che ha vinto il Giro. Insomma oggi è stata una vera bomba di emozioni».

Tranquillità e i feedback di Ganna. Velo vota Tao

25.10.2020
4 min
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Poche ore al via della cronometro thrilling che deciderà il Giro d’Italia. Jai Hindley e Tao Geoghegan Hart partono alla pari. Appena 86 centesimi li dividono. Un nulla. L’approccio può essere decisivo. E ne parliamo con Marco Velo, che alle 9 stamattina era già sul percorso di gara per verificarne la sicurezza e che tutto fosse a posto.

Marco, ci siamo…

Alle 10:45 è scattata la prova percorso che durerà fino alle 12:30. Pertanto bisognava controllare tutti i 15,7 chilometri da Cernusco a Piazza Duomo, Milano.

Che percorso sarà?

Sarà molto veloce. Ci sono poche curve e solo negli ultimissimi metri, 200 non di più, ci sarà un tratto di lastricato. E’ una crono da Filippo Ganna. A parte il fatto che di questi tempi sono tutte crono da Ganna! Immagino una media tra i 55 e i 57 orari. Si potranno spingere rapporti lunghi.

La planimetria della crono finale del Giro 2020
La planimetria della crono Cernusco sul Naviglio – Milano, di 15,7 chilometri
Come vive un corridori questi momenti?

Ci sono due modi: chi punta alla tappa e chi alla generale. L’approccio è lo stesso: spingere al massimo. Semmai cambia la pressione. Per chi punta ad andare forte lo schema è questo. Ricognizione, pranzo, riscaldamento e gara. Il pranzo avviene tre ore e mezza, forse anche quattro, prima del via. Oggi è fondamentale partire con lo stomaco completamente sgombro. Con uno sforzo così intenso e violento dei essere pronto. Durerà circa 17′: deve essere tutto subito al massimo. Per questo ritengo che la fase più importante sia il riscaldamento.

Cosa succede in quella fase?

Proprio perché bisogna essere super pronti, sarà più lungo e intenso rispetto ad una cronometro lunga. Quindi faranno 30-40 minuti con delle puntate alla soglia. I battiti non saliranno molto, perché a fine Giro si hanno 10-15 pulsazioni in meno a parità di sforzo. Faranno affidamento ai wattaggi. Tra il riscaldamento e il via assumeranno degli zuccheri, un gel, e non credo portino la borraccia. Semmai solo un po’ d’acqua. Ma in 17′ di sforzo e con temperature buone non hanno bisogno di acqua, né andranno incontro a rischio disidratazione.

Sfida tesissima tra Hindley e Geoghegan Hart: chi vince?

Chi ha più condizione. L’essere portati a questa specialità conta fino ad un certo punto. Spesso a fine Giro ci sono state crono a sorpresa. Guardiamo quello che è successo al Tour. Doveva vincere Roglic eppure Pogacar ha fatto l’impresa. Su carta Tao è favorito. Ma questa incertezza è il bello del ciclismo e di questo Giro.

Marco Velo (a destra) membro della direzione corsa. A sinistra, Stefano Allocchio
Velo (a destra) membro della direzione corsa. A sinistra, Allocchio
La sulla rampa di lancio la pressione sarà altissima: è la chiave di questa crono?

Conta moltissimo. E questi ragazzi oggi, rispetto a molti anni fa, con i social che amplificano tutto, rischiano di avere molta pressione. Devono essere bravi loro a restare tranquilli e concentrati, ma anche chi li gestisce deve aiutarli.

Beh detta così Tao ha già vinto. La Ineos è una corazzata su tutto ed è abituata a queste situazioni. Tu che li hai visti dalla moto per 20 tappe che giudizio dai di loro due?

Mi sembrano equivalenti. Hindley, soprattutto dopo ieri, mi sembra meno sicuro di Tao. Ieri per esempio io ci avrei provato con più convinzione. Tao invece mi sembra più deciso, forse è merito della sua squadra e anche della presenza di Dennis. Entrambi se ci si pensa, hanno una storia simile in questo Giro. Tao era per qui per Thomas e se ci fosse stato lui non sarebbe stato a giocarsi la maglia rosa, né avrebbe vinto due tappe. E lo stesso vale per Jai con il suo capitano Kelderman che si è “perso”. Non dico che si giocano la carriera ma una bella fetta sì.

Tao potrà avere dei feedback importanti da specialisti come Ganna e Dennis: saranno utili o possono essere fuorvianti proprio perché sono “troppo” cronoman?

No, no… I feedback di Gente come Ganna saranno importantissimi. Se non fondamentali. Pippo dovrebbe attestarsi sui 490 watt di crociera, me lo ha detto ieri sera Cioni. Quando hai uno che fa la crono così, che affronta le curve e i vari segmenti con quelle velocità può aiutarti tantissimo. Senza contare che i direttori sportivi che li seguiranno in ammiraglia saranno gli stessi che saranno con Tao. Ogni loro errore o imprecisione magari amplificato, fatte le debite proporzioni, può aiutare Geoghegan Hart. Anche io ai tempi della Mercatone davo delle dritte a Pantani.

Rapporti: scelta complicata a Valdobbiadene

18.10.2020
3 min
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I mille volti di una cronometro, non solo gambe ma anche rapporti. Per la stragrande maggioranza dei “girini”, la tappa contro il tempo rappresenta quasi un giorno di “riposo” (le virgolette sono d’obbligo). Per specialisti e uomini di classifica è un giorno cruciale, tra i più faticosi e stressanti. 

Per questo si notano differenze enormi anche nelle scelte tecniche. Ieri Filippo Ganna (e non solo lui) ha vinto spingendo una corona da 58 denti. Mentre gli uomini della Vinzi Zabù-Ktm avevano una corona da 50 denti. 

Alla Vini Zabù- Brado Ktm hanno utilizzato guarniture Sram 50-37
Guarniture (Sram) 50-37 per la Vini Zabù-Ktm

Corone da 50 a 60 denti

I ragazzi di Luca Scinto non erano interessati alla tappa. O almeno sapevano di non poter competere per la vittoria e non avevano grosse necessità di modificare i loro assetti tradizionali. Dovevano portare la bici all’arrivo e risparmiare energie preziose magari per la tappa di oggi, adattissima alle fughe.

E lo stesso hanno fatto molti loro colleghi, che non hanno toccato l’usuale 52 o 53 che forniscono loro i costruttori. Sram infatti mette a disposizione il 50 o il 52. Volendo anche il 54, ma sono in pochi ad utilizzarlo nella tappe normali, tra questi c’è Jacopo Mosca della Trek-Segafredo.

Più ampia invece è stata la scelta per coloro che si appoggiavano al colosso giapponese, Shimano. Per questi atleti si poteva optare per una gamma di corone che andava dalla 50 alla 60. Come Campagnolo più o meno. Il brand italiano forniva dentature fino alla 58. E anche gli EF Procycling potevano far leva con FSA su corone dalle dentature più importanti.

In casa EF Procyling si è optato per corone FSA
Corone FSA per la EF Procycling

Ricognizione delicata

Il percorso di ieri però, con il muro di Ca’ del Poggio, i tratti vallonati ed altri molto molto scorrevoli non era facile da interpretare. Tanto che persino uno specialista come Alex Dowsett è rimasto “spiazzato”. L’inglese della Israel StartUp Nation infatti ha scelto una corna da 56, ma per sua stessa ammissione ha detto che gli avrebbe fatto parecchio comodo un 58 se non addirittura un 60. Avrebbe spinto in modo più composto e magari avrebbe guadagnato qualcosa in velocità. In poche parole non sarebbe andato oltre cadenza (110 rpm e più).

Poi molto dipende anche dalla scala posteriore. Chi ha Sram dispone anche dal 10. E il 56×10 sviluppa qualche centimetro in più del 58×11, pertanto alla fine la scelta spetta alla sensibilità dell’atleta. E in tal senso la ricognizione del mattino è cruciale. Lì il corridore avverte, intuisce, le sensazioni delle sue gambe. Sensazioni a poche ore dal via. Ma proprio per stress e percorso complicato anche in quel frangente non è facile azzeccare tutto al millimetro.