Terme, vino e cicloturismo. Ci pensa Saturnia Bike

16.03.2022
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Il binomio fra Saturnia e le terme è consolidato in tutta Italia e ormai conosciuto da tantissimo tempo all’estero. Dal 2019 però in Maremma si è aggiunto anche un altro sostantivo ad allargare le proposte per il fruitore finale. Il ciclismo. O cicloturismo se preferite. Già perché nonostante la Toscana abbia una forte vocazione ciclistica, in quella fetta di regione non c’erano tante associazioni che unissero tour pedalati al resto delle attività produttive.

A colmare questo gap (giusto per restare in tema ciclistico) ha pensato Saturnia Bike, una piattaforma di nuova generazione la cui amministratrice è Karin Bernardi, ex atleta, maestra di sci ed esperta di sport invernali. A curare invece gli aspetti un po’ più tecnici c’è Andrea Gurayev (nativo di Manciano ed ex pro’ nei primi anni 2000) nel ruolo di supervisore dei brand e dello sviluppo aziendale. Ed è con lui che abbiamo approfondito la conoscenza della sua società.

Una salita in memoria di Pantani

Prima però vi diamo uno spunto per accendere la luce su Saturnia Bike, promotrice di un evento del 9 settembre 2020. Terza frazione della Tirreno-Adriatico, quasi 220 chilometri da Follonica a Saturnia. Nel finale di gara si affronta per due volte Poggio Murella. Una salita del paese (che termina con uno strappo durissimo) che viene inaugurata ufficialmente solo la mattina della tappa. E’ il cosiddetto Muro del Pirata, in onore di Marco Pantani che proprio nella località termale aveva passato un periodo di riabilitazione dopo un incidente, finendo per innamorarsi della zona tanto da prenderci casa. E che proprio su quelle rampe testava il suo recupero e la sua condizione.

Andrea come potremmo definire meglio Saturnia Bike?

E’ una squadra di persone che fa da collante tra le grandi aziende e i clienti finali, specialmente quelli di Federterme e Terme di Saturnia. Siamo nati perché viviamo in un territorio che si presta soprattutto all’eno-cicloturismo visto che siamo affiancati del Consorzio di Tutela del Morellino di Scansano DOCG. Tra l’altro in questo momento stiamo facendo operazioni anche con l’Ornellaia (vino rosso DOC Superiore di Bolgheri) e Sagrantino (vino rosso DOCG umbro) creando un corridoio per il mondo gravel in quelle zone.

Come gestite i tour in bicicletta?

Pensiamo a tutto noi, a seconda delle prenotazioni e delle richieste. Troviamo le sistemazioni più adatte fra le strutture ricettive con cui lavoriamo. Casali, hotel con terme o agriturismi. Abbiamo guide cicloturistiche che portano in giro i clienti con itinerari già caricati sui computerini. E naturalmente facciamo fermate di degustazione nelle cantine nostre partner. Ne contiamo ben 218, di cui 23 sono dotate di batteria di riserva per le bici elettriche. Anzi, a tal proposito posso anticipare che Federterme e il Consorzio del Morellino hanno fatto un investimento importante. In alcune di queste cantine verranno installate colonnine per la ricarica delle e-bike in modo che tutti ne potranno usufruire.

Il vostro parco bici com’è costituito?

Abbiamo una flotta di oltre 100 bici, tra elettriche e muscolari. Tutti mezzi della BMC con cambio Shimano, comprese le gravel. Poi abbiamo altra attrezzatura, come caschi, occhiali, scarpe, copertoncini e computer, da prestare al cliente. I nostri fornitori sono Oakley, Vittoria e Garmin. Abbiamo cinque marchi che formano la formula uno del ciclismo. E naturalmente chi pedala con noi sa è contento perché trova qualità dei materiali.

I vostri tour invece come sono?

Per tutti i tipi di pedalatori. In media comunque li pensiamo, sia in gruppo sia per chi vuole farli in autonomia, sempre tra i 40 e i 60 chilometri. Un po’ perché ci sono tante attività produttive da visitare. Un po’ perché abbiamo bellissimi borghi e paesi che meritano di essere visitati con più calma. E un po’ perché qui è tutto un mangia e bevi. Salite e discese. E la fatica si fa sentire anche in pochi chilometri.

Come mai avete deciso di intraprendere questa attività?

Lo dico onestamente e da persona autoctona malgrado il mio cognome tradisca altre origini. La Maremma è bellissima, ma c’era poco da fare in alternativa a terme, golf e cavalli. Attività che non tutti possono permettersi. Così abbiamo deciso di allargare l’offerta, coprendo una sorta di triangolo geografico tra Saturnia, Pitigliano e Orbetello, nella zona dell’Argentario, dove facciamo un servizio di guida cicloturistica a domicilio presso l’hotel in cui si alloggia. In questa avventura devo ringraziare sentitamente Karin e tutta la nostra squadra di ragazzi. Senza di loro io potrei fare e progettare ben poco.

Il vostro target di clientela qual è?

Quella italiana è piuttosto varia e direi anche fidelizzata. Coppie, famiglie, gruppo di amici e imprenditori sia da Nord che da Sud. Sul fronte estero arrivano da Ungheria, Usa, Emirati ed Israele. E’ un livello medio-alto soprattutto perché vengono a fare team-building alle terme. Pensate che grazie ai contatti sul sito di Federterme talvolta abbiamo anche cinquemila visualizzazioni al giorno sul sito di Saturnia Bike. Diciamo che i clienti storici ci hanno consentito di sviluppare un potenziale di investimenti.

Qual è il posto in cui più ti chiedono di essere portati i tuoi pedalatori? Abbiamo già un’idea della risposta…

Potrei dirvi che ci sono tanti posti in cui è passato il grande ciclismo da queste parti. Ad esempio Manciano e Pitigliano, quest’ultima la città del tufo, sono state attraversate dal Giro d’Italia nel 2019. Oppure c’è anche la salita di Valle Focosa. Oppure Scansano, Capalbio o il Monte Argentario. Però il Muro del Pirata è quella più richiesta ed attrattiva. Lì, ad inizio salita abbiamo installato un impianto cronometrico permanente grazie ad un codice QR. Basta scaricarlo, farlo leggere in partenza e in arrivo per conoscere i propri tempi. E c’è una cartellonistica fissa con tutte le informazioni sulla scalata. Diciamo che pedalare da noi è faticoso, ma bellissimo.

All’Elba con Velasco: mare e montagna. Vero spettacolo!

11.03.2022
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Ma chi l’ha detto che l’Isola d’Elba è solo mare? La splendida isola toscana è un vero paradiso per gli amanti dell’avventura sportiva: canoisti, trekker, subacquei, ma soprattutto ciclisti… Addirittura questa isola ha visto crescere un professionista, Simone Velasco, oggi in forza all’Astana Qazaqstan.

Simone è di Procchio, paesino nella costa settentrionale dell’Elba. Uno di quelli che spuntano quasi all’improvviso, tra un golfo ed un altro, immersi nel verde della macchia mediterranea. E’ lui il nostro “Cicerone”.

L’anello Occidentale

«Partiamo – inizia Velasco – col dire che l’Elba non è un’isola enorme (anche se è la terza per estensione in Italia, ndr) e si riesce a girarla tutta, ma proprio tutta in bici. Io ho i mei giri e chiaramente non possono essere molti, ma ci si può divertire. E tanto…

«Quando posso faccio il giro dell’Anello Occidentale o della Costa del Sole. Si parte da Procchio e si e si arriva a Marina di Campo, una cinquantina di chilometri in cui si può ammirare il paesaggio elbano in tutto il suo splendore. In pratica si percorre la Sp dell’Anello Occidentale: Procchio, la spiaggia di Cavoli, Pomonte, la spiaggia di Fetovaia e si prosegue verso Marina di Campo».

A Pomonte c’è un relitto a poca distanza dalla costa che è meta di molte escursioni con dei piccoli traghetti con scafo a vetro per ammirarlo.

Periplo: 140 chilometri

«All’Elba di pianura ce n’è ben poca – racconta Velasco – però volendo si possono evitare le pendenze più dure.

«Il giro completo dell’isola misura 140 chilometri. E negli ultimi anni, da quando è stata aperta la strada di Falconaia, c’è anche qualche chilometro in più, costeggiando Bagnaia e Nisporto. Il dislivello complessivo è di 2.500 metri, ma come ho detto le salite sono abbordabili, specie se le si affrontano col proprio passo».

Percorrere il periplo di un’isola ha sempre un grande fascino. Si ha un senso di potenza e di libertà allo stesso tempo, difficili da spiegare. Solo la curiosità del ciclista forse può comprenderli sino in fondo.

Il bello del giro dell’Elba è che si possono ammirare anche due geologie distinte: i graniti della parte occidentale e le rocce sedimentarie di quella orientale. Il tutto sempre accompagnato dagli odori della macchia mediterranea e da scorci unici. Il verde acceso delle pinete, il blu profondo o turchese del mare. 

Spazio agli scalatori

Ma non solo salite facili. Anche l’Elba ha il suo Mortirolo e si chiama Monte Capanne (1.019 metri sul livello del mare).

«Il Capanne è il monte vero e proprio – spiega Velasco – in bici si arriva invece sul Monte Perone a quota 630 metri. E il dislivello non è poco visto che si parte da zero (in pratica è come scalare il Pordoi da Arabba, ndr).

«Il Perone ha due versanti, entrambi sui 10 chilometri. Quello da Marciana Marina lo faccio spesso in allenamento ed è un po’ più regolare. E’ il lato classico per così dire. Pensate che qui si tiene anche una cronoscalata amatoriale ogni anno. La prima parte va su al 6-7%, poi dopo il bivio per Poggio e Marciana Alta si prosegue con tratti al 12-13%. Poco prima della cima c’è un tratto di respiro, che annuncia l’impennata finale».

«Il versante di Marina di Campo invece si potrebbe dividere in due vie: San Piero e Sant’Ilario. Quest’ultimo è un po’ più costante. Entrambi vanno su intorno al 6-7 per cento di pendenza media. Quando poi si ricongiungono c’è dapprima un tratto molto facile e poi… l’inferno: 4 chilometri durissimi, con punte al 20%».

In vetta lo scenario è incredibile e si ha una vista che spazia dalla costa italiana a quella della Corsica, si vede l’Argentario e tutto l’arcipelago toscano. E’ un qualcosa d’indescrivibile.

Elba e Mtb: che connubio

Ma se per la bici da strada l’Elba è un paradiso, per la Mtb è il tempio, una meta ormai dal richiamo mondiale. Merito dei tanti sentieri, ma anche dei due bike park. Il Capoliveri Bike Park e quello del Monte Capanne.

«La zona del Perone si presta di più al gravity – spiega Velasco – vale a dire ai sentieri più tecnici, con salti, drop, rock garden… insomma più da enduristi. Mentre per il cross country il vero totem è la zona di Capoliveri, il suo bike park sul promontorio del Monte Calamita. Tanto che l’anno scorso vi si è tenuto persino il campionato del mondo marathon.

«I ragazzi di Capoliveri sono bravissimi. Hanno fatto un lavoro incredibile e ci sono sentieri per ogni livello. Non a caso ha un fortissimo richiamo turistico. Il promontorio del Monte Calamita e tutto quel tratto che si estende verso Sud è chiamato Costa dei Gabbiani».

E Velasco la Mtb la conosce bene. E’ proprio sulla ruote grasse che ha iniziato la sua carriera. Anche per questo i sentieri dell’isola li conosce a menadito.

«E’ davvero bello girare in Mtb. Vedo moltissime ebike, ideali per risalire anche il Monte Perone o la zona di Rio nell’Elba (porzione orientale, ndr). Anche lì ci sono molti sentieri.

«A me piacerebbe fare il tratto della GTE (Grande Traversata Elbana) che va da Rio a Pomonte. Mi piacerebbe farlo a piedi in un solo giorno. Dei miei amici ci sono riusciti. Sarà l’obiettivo del prossimo inverno!»

Che ci si vada per allenarsi (anche d’inverno il clima è ottimale), per fare della passeggiate, per andare in Mtb o per stendere l’asciugamano sulla spiaggia: l’Elba è pronta ad accogliervi. Non mancano guide, nolo bici e strutture bike friendly. E tra cultura e natura c’è davvero tanto da scoprire.

Visit Elba

Val di Cecina e dintorni senza segreti grazie a Tuscany Love Bike

03.03.2022
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Sulle dolci colline della Val di Cecina, nel Relais La Pieve Vecchia di Riparbella, c’è un team femminile ben organizzato – la Liv Racing Xstra – che ha deciso di passarci il proprio ritiro invernale. Un piccolo angolo di paradiso in provincia di Pisa da cui si vede il mare con le sue famose Spiagge Bianche (già in terra livornese) lontano solo 10 chilometri in linea d’aria. E la mattina, quando il sole inizia a scaldare l’aria, le ragazze della formazione WorldTour olandese partono per allenarsi nei dintorni guidate da una ciclista che indossa la maglia di Tuscany Love Bike.

Ma quali strade fanno? E perché hanno scelto la Costa degli Etruschi – dove si correva l’omonima gara per pro’ dal 1996 al 2017 – rispetto all’attuale Calpe in Spagna? Queste risposte (e tante altre informazioni) ce le dà Silvia Parietti, campionessa italiana nel 2005 ed ora guida cicloturistica sportiva proprio per Tuscany Love Bike. Con lei abbiamo approfondito il discorso della sua attività partendo proprio dal contatto con la Liv Racing Xstra.

Silvia Parietti fa la guida cicloturistica sportiva a Vada, in provincia di Livorno. Nel 2005 vinse il campionato italiano elite
Silvia Parietti fa la guida a Vada, in provincia di Livorno. Nel 2005 vinse il campionato italiano elite.

Bronzini al telefono

«A fine 2021 – racconta la 43enne di Vada, elite dal 1999 al 2009 – mi aveva chiamato Giorgia Bronzini (sono state compagne di squadra alla Gauss nel 2008, ndr) per chiedermi se qua vicino ci fosse una bella struttura che potesse ospitare la sua squadra e se di conseguenza potessi disegnare per loro gli itinerari degli allenamenti. Naturalmente mi sono subito attivata. Non dimentichiamoci che in questa area tra la fine degli anni ’90 e inizio anni 2000 venivano quasi tutte le squadre pro’ in ritiro.

«Le ho trovato da dormire – prosegue la Parietti, che è anche consigliere dell’ACCPI nella campagna per la sicurezza del ciclista – e poi ho creato percorsi, sempre all’interno di un anello di strade, in base alle esigenze dei lavori da fare, come le ripetute. Ho scaricato tutte le tracce gpx da dare alle sue atlete e agli stessi diesse in modo che fossero tutti autonomi. Durante il ritiro sono uscita in bici con loro per qualche giorno, accompagnandole nei posti migliori in cui pedalare con tranquillità».

Il primo ritiro della LIX Racing-Xstra si è svolto proprio in Toscana (foto Michiel Maas)
Il primo ritiro della LIX Racing-Xstra si è svolto proprio in Toscana (foto Michiel Maas)
Silvia quando hai iniziato questo lavoro?

Ho iniziato nel 2009 durante il mio ultimo anno da elite. Già all’epoca disegnavo itinerari per turisti o amici e mi appoggiavo ad altri organizzatori. Poi mi sono messa in proprio aprendo la mia società insieme ad altri collaboratori. Ho fatto tutti i corsi necessari di Federciclismo, alcuni dei quali durante il periodo del lockdown 2020, conseguendo anche i vari brevetti di guida. Mi piace il mio lavoro perché alla fine rappresentiamo un territorio e vogliamo che il cliente rimanga contento sotto ogni forma.

Come è strutturata la tua figura?

A livello di legislazione, non siamo autorizzati a dare informazioni turistiche o artistiche. A quello pensano le guide ambientali, con cui collaboro e che incontro quando porto un mio gruppo in un determinato posto nel quale servono le loro spiegazioni. Su questo servirebbe una maggiore uniformità dando anche a noi l’abilitazione a dare le informazioni turistiche. Certo, durante la pedalata ci può stare che io ne dia, ma in realtà mi limito sempre a raccontare aneddoti legati alle mie precedenti uscite. Oppure legati alla mia carriera, alle ex compagne o alle gare della zona.

Qual è il target medio dei tuoi clienti?

Naturalmente, ho sia italiani che stranieri. I primi per la maggior parte arrivano dal Nord e sono per lo più famiglie che vogliono scoprire l’entroterra in modo tranquillo. Dall’estero invece arrivano molti olandesi, svizzeri, tedeschi e britannici. Loro vogliono girare il più possibile, sia su strada che fuori. Un giro classico che tutti mi chiedono e che facciamo è quello in mezzo ai vigneti con fermate di degustazione. Spesso nelle cantine in cui andiamo, faccio arrivare anche altri produttori come quelli di miele, salumi, pasta e olio. Viceversa faccio la stessa cosa quando facciamo tappa in un frantoio della zona. E così via, cerco sempre di coinvolgere le attività con cui lavoro.

La tua Tuscany Love Bike noleggia anche le bici?

No, ma ci appoggiamo a negozianti di fiducia della zona. Lì si possono affittare le bici normali, da corsa ed anche le e-bike. Ora ci stiamo attrezzando anche con le gravel perché sono molto richieste. E’ la moda del momento, ma sono perfette per le nostre strade bianche. Con quelle si respira la vera essenza toscana.

Alaphilippe trionfa a Pomarance (davanti a Van Avermaet e Bettiol) nella seconda tappa della Tirreno-Adriatico 2019
Alaphilippe trionfa a Pomarance nella seconda tappa della Tirreno-Adriatico 2019
La tua zona è terra di ciclismo e di campioni. C’è qualcuno che ti chiede itinerari legati alle grandi corse?

Onestamente è difficile dire quali siano le strade più famose qua attorno. Tra classiche toscane per pro’ o dilettanti, Giro d’Italia o Tirreno-Adriatico abbiamo sempre tante corse. Diciamo che potrei portare più spesso i miei gruppi a Pomarance. Negli ultimi anni ci è arrivata tre volte la Tirreno-Adriatico. Ero presente nel 2019 quando vinse Alaphilippe (nel 2016 successo di Stybar, nel 2017 di Geraint Thomas, ndr). L’aspetto che caratterizza quella zona è il poco traffico. Le strade sono in mezzo al verde dei boschi locali. Un contesto ideale per pedalare e magari trovare l’ispirazione dei campioni.

Qual è la zona in cui porteresti obbligatoriamente un gruppo non necessariamente appassionato di ciclismo?

Difficile dire anche questo. La zona dei soffioni geotermici di Larderello, ad esempio, merita tantissimo. Ma direi senza ombra di dubbio la via Bolgherese, tra Bibbona e Castagneto Carducci. E’ una strada parallela alla Via Aurelia che passa più all’interno delle prime colline. Ci sono i nostri classici mangia e bevi in mezzo alla natura che profumano di vera Toscana. Poi a metà c’è quel bellissimo drittone ondulato di 5 chilometri con i cipressi che porta a Bolgheri. Quello è un giro immancabile a mio avviso. Vi aspetto a farlo assieme, non ve ne pentirete.

Monte Carpegna: la palestra del Pirata aspetta la Tirreno

28.02.2022
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«Il Carpegna mi basta». Chi lo disse? Marco Pantani… Per lo scalatore di Cesenatico il Monte Carpegna, a cavallo tra la Romagna e le Marche, era il suo “Stelvio”, la sua palestra preferita. La salita più bella e più dura. Quella dove preparava le sue sfide e testava i suoi muscoli.

Il prossimo 12 marzo, lassù vi transiterà la corsa dei Due Mari, vale a dire la Tirreno-Adriatico. Evento che quest’anno per una grossa fetta sarà ospitato nella regione Marche.

Cicloturisti e pro’

Qui il cicloturismo ha un’incidenza sempre maggiore. Ci si punta molto. E anche il fatto di averne fatto testimonial un certo Vincenzo Nibali la dice lunga su questo intento delle Marche.

Il sindaco di Carpegna, Mirco Ruggeri, lo scorso sabato ha fatto gli onori di casa nel presentare la tappa che arriverà appunto a casa sua, la Apecchio-Carpegna, una frazione che è uno spaccato delle Marche. 

Questo borgo ducale è pronto a vestirsi a festa. La Tirreno è una grande opportunità per questa cittadina e per far conoscere al popolo del ciclismo il territorio del Montefeltro. Un territorio che può offrire molto a chi pedala.

E andiamo quindi a scoprirelo anche noi. Si tratta di una “fetta di terra” mossa come poche. Non ci sono picchi vertiginosi, ma neanche pianura. L’entroterra e l’Appennino da una parte (Ovest) e le colline che man mano degradano verso l’Adriatico dall’altra (Est): un dolce continuo saliscendi.

Marche Outodoor (il portale del cicloturismo della Regione) inserisce questa cima tra le sue proposte ufficiali. Qui paesaggio, natura e sport si fondono come in pochi altri luoghi d’Italia.

Salita feroce

Il Carpegna, come dicono proprio in Marche Outodorr, è: «Una salita feroce, senza sconti». Il traffico è sempre molto scarso, per non dire assente e nel weekend diventa una metà quasi di “pellegrinaggio” ciclistico.

E allora scopriamola questa scalata.

Si tratta di un’erta di 6 chilometri che arriva a 1.358 metri di quota. Si parte attacca fuori l’abitato di Carpegna (ad oltre 700 metri di quota) e da lì si sale. La prima parte è la meno ostica, anche se un chilometro al 7,2% di pendenza media non scherza. Poi le pendenze diventano da grimpeur puri. 

Per 5 chilometri solo in qualche breve tratto, solitamente negli ampi curvoni (come quello nella foto di apertura), si scende al di sotto del 10%, altrimenti si danza sempre sul 12%, con un paio di punte al 15%. Cinque chilometri possono sembrare pochi, ma con queste pendenze chi va in bici sa bene che non è proprio così.

Lungo la scalata, su asfalto e muretti, si susseguono le scritte che ricordano appunto il Pirata, Marco Pantani. La vegetazione va e viene, ma nel chilometro finale è alquanto fitta. Un Cippo, unilmonumento dedicato al re del Giro e del Tour 1998, indica la fine della salita.

E l’altro versante? E’ meno ostico (pendenze tra il 5% e il 7%), più regolare e anche più corto: 4,5 chilometri. Almeno se si prende in considerazione il tratto che percorrerà in discesa, chiaramente, la Tirreno-Adriatico. La corsa infatti arriverà fino al Passo della Cantoniera di Carpegna e da lì svolterà a sinistra prima di transitare sull’arrivo e di ripetere la scalata. 

Mentre sarebbe una salita ben più lunga se una volta giusti alla Cantoniera si svoltasse a destra e si attaccasse la salita da Ponte Baffoni, in fondo alla Val Marecchia. Si tratterebbe di una scalata di quasi 15 chilometri.

Sapori e cultura

Ma il territorio di Carpegna e del Montefeltro è anche altro. Marche Outdoor intende la sua regione come un grande giardino da scoprire, magari anche lasciandosi guidare dalle stagioni. L’inverno nella più bassa costa, l’autunno in collina, l’estate in montagna. Il Montefeltro va bene quasi sempre.

In ogni caso i percorsi selezionati da Marche Outdoor prevedono sempre strade secondarie a bassa percorrenza: un aspetto determinante a nostro avviso.

Nella zona del Montefeltro però occhio a non trascurare altri due aspetti: l’arte e la cucina. Castelli, rocche e borghi sono un invito per il cicloturista. Interessantissima è la Geoteca, un museo di fossili, proprio a Carpegna. Così come lo sono i piatti a base di tartufo, il formaggio di fossa o il prosciutto DOP di Carpegna.

Marche Outdoor

La Valbelluna a colpi di pedale. Paradiso del cicloturista

20.02.2022
8 min
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C’è un territorio nel cuore del bellunese che non è alta montagna né collina. Non è mare (chiaramente!) e neanche Lago. Ma per chi ama scoprire luoghi e segreti in bici è un vero paradiso: è la Valbelluna.

E noi, con il Gal Prealpi e Dolomiti ci siamo goduti una tre giorni di divertimento, di mangiate e di bevute, di salite e stradine, di cultura e natura.

Natura, ma non solo

Ma prima di partire, cerchiamo di individuare bene la zona a cui ci riferiamo. Siamo in provincia di Belluno, nella porzione più bassa, quella tra la pianura e le prime alte cime dolomitiche. La bellissima Feltre è il fulcro della nostra piccola avventura. 

Verso sud le montagne, le Prealpi, che separano appunto la Conca Feltrina dalla “Bassa” e verso Nord le prime vere guglie dolomitiche, che tra l’altro sono anche la porta del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi. 

La cosa che più ci ha colpito è la varietà di paesaggi. Ci siamo intrufolati, termine non casuale, dappertutto. In musei e monasteri. In stradine di campagna vecchio stile e strade di maggior collegamento. Abbiamo lambito cascate nel bosco, attraversato ampie radure e costeggiato laghi.

Le stradine a mezza costa

Le stradine a mezza costa sono state la chiave di volta dei nostri anelli quotidiani. Queste sono le vie meno trafficate e più panoramiche al tempo stesso. Si viaggia in quella “terra di mezzo” forse più dimenticata. Non si è in montagna, ma neanche in basso. Il GAL individua nei suoi progetti di sviluppo rurale questa fascia come “Mezza Montagna” non a caso. E’ come un mondo a parte.

E’ il paradiso del cicloturista, quello slow, quello che vuol godersi ogni metro. 

Una di queste stradine è la vecchia Via Claudia Augusta. Una strada romana risalente addirittura al 15 a.C.. A proposito di romani, sapevate che esiste una Feltre sotterranea in cui si può fare un vero salto nel passato? Si trova appena al di sotto delle mura e dove scorre anche l’anello della mitica Castelli 24 Ore di Feltre. Percorrere le passerelle è come fare un tuffo nel passato e ritrovarsi in un antico mercato o in una questura romana.

Ma torniamo in sella. La Via Claudia Augusta l’abbiamo incrociata in alcuni punti, ma oggi è davvero un percorso simbolo. Questa arriva fino in Germania e nel feltrino passa per Lamon, Sovramonte e continua fino al Passo Croce d’Aune (a Nord) e taglia la valle proseguendo fino al passo di Praderadego (a Sud) nelle Prealpi che separano Feltre dalla pianura.

Il Croce d’Aune

E a proposito di Croce d’Aune. Qui si è scritto un gran pezzo di storia del ciclismo. In cima infatti c’è il monumento a Tullio Campagnolo, l’inventore del cambio. Su questa salita, oltre a transitare ogni giugno la Granfondo Sportful Dolomiti Race, è passato anche il Giro 2019. E sempre in queste zone, poco più ad est del Passo c’è un museo che assolutamente merita di essere visitato. E’ il Museo della Bicicletta “Toni Bevilacqua”, a Cesiomaggiore.

Museo della bicicletta

Come dicevamo il Museo della Bici non può mancare nell’elenco delle cose da fare di un cicloturista che viene alla scoperta della Valbelluna.

Tre piani di ogni tipologia di bici: da quelle dei campionissimi in carbonio a quelle dei bersaglieri, da quelle degli anni ’70 che hanno vinto i Giri e le classiche a quelle dei mestieranti della Bassa. Ci sono persino le bici dei bambini di fine ‘800.

A prescindere dal poter ammirare oggetti unici, è come fare un viaggio nel tempo. E ulteriore testimonianza di questo viaggio sono le stampe del Corriere della Sera appese alle pareti. Anche queste sono dei veri pezzi da collezione.

Gravel o strada

Dicevamo le stradine. La bellezza di poter girare in bici, specie se si possiede una gravel bike è quella di passare dall’asfalto ad un prato verdissimo senza accorgersene. Oltrepassare un parco cittadino e ritrovarsi nel centro di un vecchio borgo con i ciottoli a terra. Come abbiamo detto in precedenza: questo è immergersi nel territorio.

Anche una bici da strada con delle gomme maggiorate va bene, ma certo la gravel è tutt’altra storia. O in alternativa delle Mtb, magari elettroassistite come le nostre per viaggiare in “poltrona”.

Cibi e tradizione

Da Nord a Sud non c’è uno spicchio d’Italia che non offra le sue bontà. E la Valbelluna non è da meno. Quel che stupisce è che al “confine” con le Dolomiti uno dei piatti forti sia la polenta con il baccalà (tipica del vicino vicentino) o con le trote.

A cena, in una delle locande che ci ha ospitato ce l’hanno proposta. All’inizio eravamo scettici, ma poi bisogna lasciarsi andare e fidarsi di chi fa della passione il proprio mestiere. Così come quando ci hanno detto che si poteva dormire in delle botti. Esperienza da provare sul Nevegal, al Pian Longhi, con una vista panoramica, avvolti dal calore del legno.

E poi i formaggi di malga, legati ad una tradizione certamente più radicata, la polenta che accompagna quasi ogni piatto, i ricchi taglieri di salumi. E poi la birra…

Quella della Birreria Pedavena è un pezzo di storia della Valbelluna e non solo. Si potrebbe dire dell’industria italiana, sempre all’avanguardia. L’azienda, nata nel 1896, ha attraversato periodi di enorme difficoltà, ma alla fine ha resistito sempre e chiunque passi di qua non può esimersi dal fare una sosta (magari anche per pranzo e cena). E’ ritenuta la birreria più grande d’Italia.

Tesori nascosti

Per un cicloturista l’elemento predominante è senza dubbio il paesaggio. L’andare in bici e inanellare scorci. Il solo fatto di pedalare e vedere costituisce di per sé un valore, una meta, per il viaggiatore. Ma poi ci sono le “gemme” che puntellano tutto e danno spessore al viaggio e alla sete di conoscenza del viaggiatore, in questo caso del cicloturista.

La Valbelluna in tal senso è un vero scrigno di tesori. Sono tutti racchiusi nel sistema “To.Te.M” (torri, teatro e museo) di Feltre. Tra questi spicca senza dubbio il Museo Diocesano con opere persino del Tintoretto. C’è il curiosissimo museo dedicato ai bicchieri. Mentre a circa 17 chilometri ad Est di Feltre sorge il Castello di Zumelle, con i suoi merletti e il suo stile medioevale… per fare un tuffo nel passato!

E poi ci sono castelli e monasteri. Il Santuario di San Vittore, per esempio, ha aperto la nostra avventura in Valbelluna. Questo Convento, oggi senza frati né monache, è una vera guardia di Feltre. Sorge sullo sperone del monte Miesna ed è un vero balcone sulla cittadina bellunese. In basso domina la “stretta” valle dove s’infila il Piave e va verso la Pianura Padana. Fondato intorno al 1.100, la sua lunga storia è strettamente legata a Venezia. La Chiesa è stata eretta con gli “scarti” della Serenissima e infatti si trovano capitelli, colonne e altri elementi architettonici di più stili.

GAL Prealpi Dolomiti

Dolomiti Prealpi

Davide Russotto conquista l’Islanda grazie a All4cycling

08.07.2021
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Davide Russotto, varesino classe 1979, dai più conosciuto come “Daveonthebike”, ama affrontare lunghi viaggi in bici alla scoperta di luoghi incontaminati. E lo fa prevalentemente in solitaria. Sono occasioni uniche per mettere alla prova la capacità di resistere del proprio corpo ma soprattutto per conoscere meglio se stesso.
Dopo aver affrontato diversi viaggi in Italia, lo scorso giugno Davide Russotto ha deciso di misurarsi con la natura incontaminata e selvaggia dell’Islanda attraverso un viaggio in solitaria ribattezzato “The Real Iceland”. Nel farlo ha potuto contare sull’importante supporto di All4cycling, realtà e-commerce completamente italiana con sede a Varese, che gli ha messo a disposizione il proprio servizio di assistenza e soprattutto il materiale idoneo al viaggio.

Cambio di programma

Il programma di viaggio iniziale ha subito qualche modifica ed è lo stesso Davide a raccontarcene il motivo.

«L’itinerario pensato all’inizio, era leggermente diverso. Da sud sarei dovuto salire verso nord in direzione di Akureyri, la “capitale” delle terre del nord, attraverso le highlands desertiche. Direttrici individuate le F26 e la F35, due strade pochissimo trafficate. Poco prima della partenza però ho scoperto che a causa di una bufera di neve due tratte del percorso erano chiuse. Ho dovuto così modificare il tracciato previsto all’inizio. Grazie a questo imprevisto però sono riuscito a completare attraverso nuove strade un anello completamente in bici (originariamente era previsto il ritorno da Akureyri in bus, ndr)».

Alla fine i chilometri percorsi in otto giorni sono stati 791 per un dislivello complessivo di 7.400 metri e i paesaggi incontrati, a detta dello stesso Davide, sono stati da togliere il fiato.

Un tagliando presso la sede All4cycling a Gazzada Schianno
Un tagliando presso la sede All4cycling a Gazzada Schianno

Check-up completo da All4cycling

Prima di partire per la sua avventura islandese Davide Russotto è passato presso la sede di All4cycling a Gazzada Schianno per un ultimo controllo della bici che avrebbe poi utilizzato nel suo viaggio (una Orbea Terra H40, ndr). È lo stesso “Daveonthebike” a raccontarci come è andata.

«Prima della partenza ho voluto fare un “tagliando completo” della mia bici. Ho sostituito la catena, le pastiglie dei freni e montato coperture Pirelli Cinturato Gravel, perfette per le strade che avrei dovuto affrontare».

Lo staff di All4cycling ha fornito a Davide tutto il necessario in caso di emergenza come luci, multitools, pompe, camere d’aria e kit di riparazione. Gli sono state inoltre fornite due borse da viaggio marchiate Vaude, un paio di scarpe Giro Ventana MTB e soprattutto un pantaloncino gravel All4cycling Originals, una novità assoluta che Davide ha potuto testare in anteprima. Durante gli otto giorni di viaggio Russotto non ha avuto alcun problema alla propria bicicletta. Il merito va sicuramente a Luca Piovesan, meccanico presso All4cycling, che lo stesso Davide ha voluto personalmente ringraziare.

«Luca ha fatto un lavoro eccezionale. Oltre ad occuparsi della mia bici prima della partenza mi ha dato massima disponibilità e reperibilità durante il viaggio per eventuali chiamate di emergenza, che per fortuna non ci sono state».

All4cycling guarda al turismo in bicicletta

La scelta di affiancare Davide Russotto nel suo viaggio in Islanda è il risultato di una strategia aziendale ben precisa. Ricordiamo che All4cycling nasce come negozio, digitale e fisico, inizialmente rivolto ai praticanti ciclismo su strada. Negli ultimi anni, anche grazie all’avvicinamento di un pubblico nuovo, interessato ad un turismo lento, All4cycling ha deciso di ampliare il proprio catalogo. Sono stati inseriti marchi specifici per chi ama fare viaggi e ha la necessità di poter disporre di tutta l’attrezzatura necessaria.

All4cycling si propone quindi di diventare la risposta perfetta a questa nuova domanda offrendo in aggiunta un servizio assistenza all’avanguardia grazie ad una officina attrezzata e a meccanici preparati e affidabili.

Il pensiero finale di Davide Russotto

Davide Russotto ha raccontato quotidianamente il viaggio in Islanda attraverso il suo profilo Instagram @daveonthebike.

«Ho conosciuto persone che non dimenticherò mai – ha concluso Davide – e ho visto posti che neanche la mia immaginazione avrebbe potuto credere. Vulcani, ghiacciai, geiser, deserto e Oceano… ho toccato la mia solitudine e ho amato dei sorrisi sconosciuti. Tutto in sella alla mia bici. Questa è stata la mia “The Real Iceland”.

all4cycling.com

Le Fiandre “iridate” inaugurano nove itinerari ciclabili

03.07.2021
4 min
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I prossimi Campionati del mondo di ciclismo si svolgeranno dal 19 al 26 settembre a Leuven, nel cuore delle Fiandre. In un certo senso è come se il mondo del ciclismo avesse deciso di rappresentare l’evento più importante della stagione nella regione che ha fatto della bicicletta una vera e propria religione. La bicicletta è nel Dna dei fiamminghi ed è il mezzo perfetto per scoprire un territorio in cui le brevi distanze permettono di avere tutto a portata di pedale. 

A conferma dello stretto legame che lega le Fiandre al ciclismo sono stati di recente inaugurati nove itinerari pensati esclusivamente per la bicicletta e che rientrano nel progetto delle Icon Cycle Routes, nato dalla collaborazione fra Visitflanders, l’Ente del Turismo delle Fiandre, e cinque enti turistici provinciali. 

La mappa dei nuovi percorsi nelle Fiandre
La mappa dei nuovi percorsi nelle Fiandre

Un sito dedicato

Ad accomunare tutti i percorsi, pensati per offrire ai turisti una varietà di paesaggio e di offerta culturale, sarà una nuova e moderna segnaletica, una gestione efficiente e di qualità e un occhio di riguardo all’accessibilità nei punti di partenza e di arrivo con i mezzi pubblici. 

Sul portale flandersbybike.be sono disponibili una mappa essenziale degli itinerari ciclabili, un file gpx da scaricare su smartphone o gps, oltre a una descrizione di ogni percorso. 

Tutti i percorsi (tecnicamente) sono adatti anche alle famiglie, varia solo la lunghezza
Tutti i percorsi (tecnicamente) sono adatti anche alle famiglie, varia solo la lunghezza

Itinerari per tutti

I nove itinerari formano insieme una rete di piste ciclabili di ben 2.506 chilometri immerse in un paesaggio tanto vario quanto ricco. Partiamo da quelli più brevi.

L’Itinerario della Mosa (63km) è già esistente come itinerario EuroVelo 19 e itinerario ciclistico internazionale della Mosa, grazie al progetto delle Iconics Routes ha una nuova segnaletica stradale. Qui il fiume Mosa regna sovrano, offrendo scorci di natura incontaminata interrotta solo da piccoli villaggi come Maaseik e Oud-Rekem. 

L’Itinerario costiero (93km) si i snoda lungo il litorale belga, costeggiando le principali località balneari che si affacciano sul Mare del Nord, attraversando dune e boscaglie e offrendo un’esperienza sulle due ruote che combina natura, cultura e gastronomia. 

Tra i più facili c’è infine l’itinerario del fronte della Grande Guerra (100 km). Qui si pedala territori teatro di cruente battaglie nella Prima Guerra mondiale immersi tra campi di papaveri, trincee e suggestivi cimiteri militari, da Nieuwpoort a Mesen. 

Castelli e campagne a perdita d’occhio
Castelli e campagne a perdita d’occhio

I loop medi

L’itinerario della Green Belt /Cintura Verde (126 km) è perfetto per chi ha un debole per i castelli e i panorami mozzafiato. I dipinti di Bruegel qui prendono vita tra pascoli, vitigni e piantagioni di luppolo, interrotti dai campanili di piccole chiese come quella di Sint-Anna-Pede. 

L’itinerario della Schelda (181 km) collega alcune delle principali città d’arte delle Fiandre e fa da filo conduttore in questo itinerario che passa da Oudenaarde – città nota ai più per il Giro delle Fiandre e per il Centrum Ronde Van Vlaanderen ma che è anche la casa del pittore Adriaan Brouwer – dai castelli di Laarne e di Anversa e prosegue attraversando alcuni villaggi di pescatori. 

L’itinerario Kempen (203 km) vista la lunghezza può essere percorso in più giorni in modo da avere il tempo di godere appieno della varietà del paesaggio che alterna boschi e brughiera al ricco patrimonio industriale delle miniere di Genk e per le attività che si possono fare lungo il percorso, come le escursioni in canoa nei Kempense Meren (laghi di Kempen). 

Canali e ciclabili scorrono spesso parallelamente
Canali e ciclabili scorrono spesso parallelamente

Attraverso le Fiandre

L’itinerario delle città d’arte (332 km) è uno dei loop iconici più lunghi e sicuramente più attraenti per chi visita per la prima volta le Fiandre. Si parte alla scoperta di Bruxelles, Leuven, Anversa, Mechelen, Gent, Bruges e Ostenda, unendo in un unico percorso secoli di storia delle Fiandre. 

Con l’itinerario delle colline (459 km) si pedala lungo i muri e le strade che hanno fatto la storia del Giro delle Fiandre. Dal leggendario Geraardsbergen alle colline nei dintorni di Kortrijk, al verde Limburgo. Ci si avventura in un itinerario tra luoghi emblematici del ciclismo in mezzo a dolci colline e frutteti. 

Infine lui: l’itinerario delle Fiandre (952 km). Si tratta di un tracciato del tutto particolare che mette insieme le bellezze dei precedenti nove itinerari. Si va dalla campagna al mare, passando per le città d’arte e da piccoli villaggi storici. 

Per conoscere meglio i nove itinerari: https://www.vlaanderenmetdefiets.be/en/

Per visitare le Fiandre: www.visitflanders.com/it

Poli Arizona 2020

Il presente di Eros Poli, ciclista e… buongustaio

07.05.2021
4 min
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L’esistenza di Eros Poli è più girovaga di quando correva fra i professionisti. I suoi ricordi della carriera da pro’ sono ancora lì, vividi e brillanti a cominciare dalla sua vittoria a Carpentras dopo la scalata del Mont Ventoux al Tour 1994. E proprio sul Ventoux gli venne l’idea di cambiare la sua vita.

Chiusa la carriera da corridore, l’olimpionico di Los Angeles ’84 per 7 anni ha gestito un suo bar in Piazza delle Erbe a Verona, poi per altri 7 anni si è riavvicinato al mondo del ciclismo svolgendo un ruolo di accoglienza al Tour, grazie al suo buon inglese e francese: «Ancora una volta però è stato il Ventoux a farmi svoltare: organizzammo con una quarantina di amici veronesi un’escursione proprio lì e tutti rimasero colpiti dal fascino del posto, ma anche dalla bellezza dell’evento e capii che quella poteva essere un’altra strada per vivere il ciclismo».

Da allora cambiò tutto, era il 2005. Oggi Eros Poli si divide fra l’Italia e gli Usa, organizzando viaggi cicloturistici per la compagnia “InGamba”, un tour travel nato in Portogallo che ha ormai interessi un po’ in tutto il mondo: «Allestiamo viaggi cicloturistici di lusso, sono giri unici, spettacolari, costosi ma che danno ai partecipanti qualcosa in più».

Poli California 2020
Nelle foto il gruppo di cicloturisti con Poli a Santa Cruz (California) e Tucson (Arizona)
Poli California 2020
Nelle foto il gruppo di cicloturisti con Poli a Santa Cruz (California) e Tucson (Arizona)
Spiegaci di che cosa si tratta…

Noi mettiamo a disposizione del partecipante una struttura a livello di una squadra professionistica: abbiamo un parco di 80 bici Pinarello F12 con ruote in carbonio, un kit Castelli su misura per ogni corridore, mettiamo a disposizione guide per viaggi di gruppo, seguito da meccanici e massaggiatori proprio come avviene per un grande team di ciclismo.

Questi viaggi che scopo hanno?

Noi vogliamo abbinare la passione per la bicicletta a quella per la conoscenza del territorio attraverso le sue bellezze: proponiamo degustazioni di buon vino, i cibi più prelibati, strutture di primo piano per l’accoglienza. Il partecipante deve sentirsi coccolato al massimo. I clienti sono prevalentemente americani, canadesi, australiani, ai quali facciamo vedere angoli del mondo che altrimenti resterebbero a loro sconosciuti.

Poli struttura 2020
L’organizzazione curata da Poli mette a disposizione il necessario per escursioni di qualità
Poli struttura 2020
L’organizzazione curata da Poli mette a disposizione il necessario per escursioni di qualità
Il tuo ruolo qual è?

Io faccio da guida e progetto nuove destinazioni di viaggio, studiando i territori, la logistica del posto, quel che c’è da vedere e da gustare. Riassumo quella che è la filosofia dell’agenzia InGamba, in questo modo ho riassaporato il piacere di pedalare, lontano dallo stress del professionismo, ritrovando la passione.

Chi ti aiuta in questa avventura?

Con me ci sono altri ex professionisti, per la maggior parte portoghesi come Manuel Cardoso (35 vittorie in carriera compreso un titolo nazionale) e Bruno Pires (5 successi, campione lusitano anche lui), abbiamo due sedi, una a Oporto e l’altra a Radda in Chianti, oltre a un altro centro negli Usa.

Poli è stato professionista dal 1991 al ’99, nel ’84 ha vinto la tappa di Carpentras al Tour
Poli è stato professionista dal 1991 al ’99, nel ’84 ha vinto la tappa di Carpentras al Tour
Quali sono le vostre principali destinazioni?

Innanzitutto la Toscana, che incarna questa cultura del “mangia, bevi, bici” che è un po’ il nostro motto, ma anche le Dolomiti, la Valpolicella, Sardegna, Sicilia, la Catalogna, Palma di Maiorca, naturalmente il Portogallo. Poi ci sono i viaggi americani, la California innanzitutto con il tratto da San Francisco a Santa Barbara che è un incanto, ma anche Colorado e Arizona.

La pandemia ha influito sulla vostra attività?

Molto, eravamo in espansione sia numerica che di destinazioni, ci siamo dovuti contrarre ma siamo ottimisti per il futuro. E’ un’attività che mi prende enormemente.

Nostalgia per il tuo passato da pro’?

No, ho ritrovato l’amore per la bici e tanto mi basta. Il ciclismo lo guardo in Tv, lo lascio ai campioni di oggi e alla loro velocità estrema. E’ un altro mondo rispetto a quello che ho vissuto io, anche se la fatica è la stessa…