Domani al Giro d’Italia ci sarà quella che fin dalla presentazione della corsa è stata definita la tappa regina, la Feltre-Piani di Pezzè. Tra le molte salite dolomitiche ci sarà anche il passaggio sul Passo Giau, che coi suoi 2.236 metri sarà anche la Cima Coppi di questa edizione. Il Giau è una salita leggendaria, lunga e costantemente dura, che spesso ha segnato il destino della corsa rosa.
Per raccontarne segreti, le difficoltà e il fascino abbiamo contattato Stefano Garzelli, che nel 2011 transitò per primo lassù nella durissima tappa Conegliano-Gardeccia, nell’anno in cui infatti conquistò la maglia azzurra di miglior scalatore. Perché se è vero che la lotta per la maglia rosa sembra essere archiviata, anche in questa edizione il Giau può essere decisivo per le altre posizioni della classifica generale.


Stefano, se diciamo Giau cosa ti viene in mente?
Il Giro del 2011, quando ci passai per primo, anche se dal versante opposto rispetto a quello di quest’anno, salendo da Cortina. Quel giorno poi si andava verso la Marmolada e infine a Gardeccia, credo sia stata una delle tappe più dure della storia del Giro. Quasi 7.000 metri di dislivello e corsa tutta sotto la pioggia. Per me furono oltre sette ore di corsa, il gruppetto arrivò dopo otto. Una tappa massacrante per tutti.
Eppure arrivasti secondo…
Perché mi gestii male. Stavo troppo bene e ho esagerato, poi negli ultimi due chilometri del Gardeccia sono praticamente scoppiato e Nieve mi ha superato.
Con il versante di quest’anno invece, quello di Selva di Cadore?
Con quella parte invece non c’è mai stata una storia d’amore, anzi. L’ho fatto in corsa solo un paio di volte e mi ha sempre respinto. Mi ricordo che su quei drittoni mi veniva voglia di buttare la bici nel burrone…


Dal punto di vista tecnico che salita è?
Se stai bene ti piace e non vedi l’ora, ma se stai male è tremenda. Perché non molla mai, sempre al 10-11 per cento, con quei rettilinei lunghissimi. E’ una delle salite più dure delle Dolomiti, se non la più dura. Una salitaccia vera.
Dov’è il punto più duro?
C’è quel rettilineo quando esci dal bosco, attorno al quarto chilometro, poco prima di metà salita. Lì ci sono punte al 14 per cento, peggiorate dalla strada dritta che sembra non finire mai.
Quindi è davvero la salita più dura delle Dolomiti? Più della Marmolada?
In generale direi di sì, nel senso che è la più completa e la più complessa. La Marmolada è più dura negli ultimi quattro chilometri, dopo Malga Ciapela, ma io la amavo. Il Giau invece è più difficile da gestire perché sono dieci chilometri costanti attorno al 9,5 per cento. Se ti stacchi all’inizio rischi di perdere tantissimo. E’ micidiale e complessa per questo.


Essendo molto regolare può favorire un passista?
No, direi resta assolutamente una salita da scalatori. Il passista deve comunque essere molto forte in salita, perché altrimenti se uno scalatore la fa forte dall’inizio, salti per forza. In un Giro del genere vedo più avvantaggiati corridori come Hindley e Vingegaard rispetto a gente come Arensman o O’Connor. Però siamo nella terza settimana e le energie sono quelle che sono per tutti.
Che ricordo hai invece dell’ultimo passaggio del Giro, quello di Bernal del 2021?
Ero all’arrivo di Cortina per il Processo alla Tappa quindi e me la ricordo benissimo. Quel giorno c’era un tempaccio e non c’erano le immagini, quindi non si sapeva granché di quello che succedeva. Però per questo è stato anche molto affascinante, sembrava di tornare al ciclismo antico, quello in cui aspettavi sul ciglio della strada per capire cosa stesse succedendo.


Quest’anno il Giau arriva prima di Falzarego e Piani di Pezzè. E’ troppo lontano dal traguardo per essere decisivo?
Anzi credo sia messo in un punto molto strategico, se qualcuno vuole attaccare da lontano, è il posto giusto. Credo che qualche corridore sul Giau possa già saltare, soprattutto se la Visma farà un ritmo forte. E’ una salita che spaventa tutti perché lì non puoi nasconderti, non puoi fingere. Quindi sarà il giudice per tanti atleti.
Potrebbe esserci anche spazio per la fuga?
Sì, ma dentro ci saranno corridori forti, magari anche uomini da top ten. Poi dipenderà molto dalla Visma, se decide di tenere la fuga entro cinque minuti e fare il ritmo dal Giau, lì può girare la corsa in proprio favore.


Hai nominato la Visma. Credi nella top 10 di Piganzoli?
Secondo me stanno iniziando a capire quali siano i suoi limiti e credo lo gestiranno con cautela. Ma perché non provare anche a fargli vincere una tappa? Anche perché ormai non deve più dimostrare niente, è stata una delle grandi sorprese del Giro.
Per un tifoso, il Giau è il posto giusto dove vedere la tappa?
Assolutamente sì, se io andassi a vederla, andrei lì. Piani di Pezzè è sempre dentro al bosco e non si vede granché, poi non credo nemmeno che ci passi la carovana. Sul Giau invece si può vedere tutto lo spettacolo vero del Giro. Io mi metterei a quattro o cinque chilometri dalla cima, dove c’è una doppia curva vicino a uno chalet da cui puoi vedere sia sopra sia sotto. E’ appena prima del rettilineo in galleria e c’è una panoramica bellissima su quello che succederà.