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Pinotti spiega la “partita a scacchi” delle formazioni

09.02.2023
5 min
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Nell’era dei punti stilare la formazione per una corsa è come fare una partita a scacchi: era questo il concetto espresso da Brent Copeland, quando gli abbiamo chiesto di commentare il nuovo sistema dei punteggi (in apertura, foto Pete Geyer).

Il team manager della Jayco-AlUla ci aveva detto anche che questa partita a scacchi la giocavano soprattutto Matthew White e Marco Pinotti, tecnici e preparatori del team. Una partita che doveva tener conto di moltissimi fattori: punti, stato di forma, marketing, obiettivi stagionali, desideri dei corridori…

Marco Pinotti (classe 1976) è nel team di Copeland dal 2021
Marco Pinotti (classe 1976) è nel team di Copeland dal 2021

In balia dei punti

A Pinotti chiediamo dunque come si gioca questa partita a scacchi. E se davvero è così complicato stilare una formazione.

«Lo scorso anno – spiega con la consueta chiarezza il tecnico lombardo – il regolamento diceva che portavano punti i primi dieci della squadra e questo da un certo momento dell’anno in poi è stato determinante, ne abbiamo dovuto tenere conto.

«Adesso invece, con il triennio (2023-2025, ndr) che è all’inizio e con il fatto che a portare i punti sono i primi venti corridori, siamo partiti con un metodo più tradizionale: prima gli interessi degli atleti. La scelta è molto meno condizionata dai punti… almeno adesso.

«Quel che dice Brent è vero. La partita a scacchi si gioca comunque, perché ormai le corse contano tutte e devi cercare di garantire un calendario equo a tutti e 30 i corridori in rosa».

Le formazioni non sono più stilate solo in base a percorso e obiettivi…
Le formazioni non sono più stilate solo in base a percorso e obiettivi…

Il regolamento

Il nuovo regolamento dà più peso alle corse a tappe, togliendo qualcosa a quelle di un giorno, specie se non sono WorldTour, cosa che lo scorso anno aveva penalizzato chi era in un grande Giro e aveva privilegiato chi faceva man bassa di punti nelle “corsette”.

«Noi – prosegue Pinotti – storicamente non siamo fortissimi nelle corse di un giorno e fino allo scorso anno c’è stato un netto sbilanciamento verso queste. Adesso possiamo concentrarci di più su quella che è la nostra natura.

«Senza contare che possiamo gestire meglio le corse a tappe. Perché queste sono importanti al fine della preparazione e sono quelle che servono di più all’atleta in quanto si può conoscere meglio».

Tutto cambia dunque, sia perché si è all’inizio del triennio, sia perché i punteggi sono differenti e sia perché portano punti più corridori.

«Lo scorso anno quando si faceva una formazione si diceva: “Andiamo lì a fare punti con questo e quest’altro e di là con questi altri due”. La priorità erano solo e soltanto i punti. Si andava contro natura e non era facile… Adesso possiamo andare alle corse sì, per i punti, ma con la priorità della vittoria».

Filippo Zana ha espresso gradimento nei confronti della Strade Bianche, Pinotti e White cercheranno di accontentarlo
Filippo Zana ha espresso gradimento nei confronti della Strade Bianche, Pinotti e White cercheranno di accontentarlo

Il desiderio dei corridori

Pinotti ha parlato anche di garantire un calendario equo per tutti i corridori e nella partita a scacchi rientra anche la lista di gradimento da parte degli atleti. Diversi team durante i ritiri invernali chiedono ai loro atleti quali corse vogliano fare. E questo è un elemento da tenere molto a mente.

«Noi – spiega Marco – più che una lista vera e propria, nelle riunioni chiediamo quali corse gli piacciono o li ispirano maggiormente e cerchiamo di accontentarli. Un corridore motivato rende di più. Ma anche noi cerchiamo di capire le prove a loro più adatte.

«Per esempio Filippo Zana lo scorso anno è stato 19° alla Strade Bianche. Perse un sacco di tempo nella maxi caduta (quella col salto mortale di Alaphilippe, ndr), fece tutta la corsa in rimonta e si piazzò benino. Ci ha chiesto di rifarla. Proveremo ad inserirlo nella lista di Siena».

«Se Simon Yates vuol fare la Roubaix? Beh, più che accontentarlo cerchiamo di farlo ragionare! In funzione di perché uno come lui, scalatore da corse a tappe, vorrebbe fare quella gara? Se la vuol fare perché al Tour ci sarà una tappa col pavé, allora già è qualcosa. Ma a quel punto lo porto a Le Samyn, che è una piccola Roubaix, ne condivide molti settori… E gli facciamo passare la voglia! Ma una Roubaix fine a se stessa non avrebbe senso per uno delle sue caratteristiche.

«Posso garantire che di solito accade il contrario: i corridori vogliono fare le corse dove vanno bene. E se hanno il desiderio di una gara, di solito ci arrivano motivati e in condizione. Quelle prove sono quelle che li buttano giù dal letto e li fanno allenare anche se c’è brutto tempo».

«Tutti vogliono fare il Tour chiaramente, eppure considerati anche i giovani, la lista per il Giro e la Vuelta è spesso più lunga. Probabilmente gli stessi ragazzi sanno che sono un po’ più accessibili in quanto a ritmi e a reali possibilità di partecipazione. Ma il grande Giro è sempre un bell’incastro. Basti pensare che ci sono 24 posti in tutto (tra Giro, Vuelta e Tour) e qualche corridore ne fa due».

Per la Jayco-AlUla il Down Under era molto importante: schierata per questo una super formazione (foto Instagram)
Per la Jayco-AlUla il Down Under era molto importante: schierata per questo una super formazione (foto Instagram)

Il marketing 

Infine nella famosa partita a scacchi c’è l’aspetto del marketing. Gli sponsor non solo vogliono vincere, ma (forse ancora di più) vogliono visibilità. Aspetto che Copeland ha ribadito…

«In questo caso – dice Pinotti – teniamo conto di due parametri soprattutto. Il primo è: dove si disputa la corsa (e già si fa una selezione delle gare che interessano di più)? Non a caso per noi che siamo un team australiano al Down Under siamo andati con l’artiglieria pesante: Yates, Matthews….

«Il secondo aspetto riguarda la preparazione e in questo caso la seconda attività (che non è WorldTour, ndr). Prendiamo ad esempio il recente il Saudi Tour. Avremmo potuto fare anche un’altra corsa, ma AlUla è un nostro sponsor importante e così ci siamo andati. Per di più ci andava bene anche per aspetti climatici e di percorso. Ma in altri momenti magari se non ci fosse stata AlUla saremmo andati a Besseges.

«La scelta della formazione è molto complessa. Chiaro che il marketing conta, ma prima di tutto dovrebbe esserci sempre una ragione sportiva». 

Con Copeland sui nuovi punteggi. Cosa aspettarci?

22.01.2023
4 min
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Con l’avvio del nuovo triennio 2023-2025 per la classifica delle squadre, l’UCI ha rivisto i punteggi. Avevamo già spiegato le linee direttive di questa “riforma”. Sostanzialmente aumentano i punti assegnati nelle corse a tappe, in particolare nei grandi Giri, e contribuiscono alla causa non solo i primi dieci di ogni squadra, ma i primi venti. Brent Copeland è il team manager della Jayco-AlUla e già lo scorso anno ci spiegò molto bene come dovevano organizzarsi i team per cercare di restare nelle prime 18 posizioni, quelle che garantiscono la permanenza nel WorldTour.

Pertanto torniamo a fare il punto con lui per capire quali sono gli effetti reali e concreti di questo nuovo punteggio. Di come si possano fare le formazioni, del modo di correre…

Brent Copeland è il team manager della Jayco-AlUla
Brent Copeland è il team manager della Jayco-AlUla
Brent, nuovi punteggi. Cosa ne pensi?

Noi dobbiamo accettare quello che decide l’UCI e seguire le regole. Da parte nostra dobbiamo impostare i programmi di gara secondo queste regole. Qualcosa va a nostro favore, qualcosa meno. Il nostro responsabile della performance Matthew White e Marco Pinotti stanno stilando un programma affinché si possano portare a casa più punti possibile.

Quanto hanno inciso le squadre in queste nuove regole?

Abbastanza. Il problema più grosso sono stati i tempi. L’UCI ha comunicato tardi i nuovi punteggi quando le squadre avevano di fatto già fatto le loro rose. Per questo dico che è importante stilare bene il programma di gare.

Per Copeland, le nuove regole incideranno anche sulla scelta delle formazioni da schierare
Per Copeland, le nuove regole incideranno anche sulla scelta delle formazioni da schierare
Uno dei passaggi chiave di questi nuovi punteggi è che le corse a tappe e i grandi Giri soprattutto assumono maggior peso. E’ giusto?

Sì, è un po’ meglio. Si dà più peso ai grandi Giri e soprattutto alle vittorie di tappa nei grandi Giri, ma allo stesso tempo non si va a ledere troppo le altre corse meno importanti. Fare una rivoluzione non era facile, neanche per l’UCI.

Altra regola clou: portano punti non più i primi dieci corridori di una squadra, ma i primi 20. Cosa cambia?

Per me incide soprattutto per le squadre più piccole. In questo modo, facendo gare più minori, hanno la possibilità di raccogliere più punti in queste competizioni. I corridori che in teoria prima non erano coinvolti nel “progetto di raccolta punti”, adesso lo sono. E quindi un corridore che prima era il 15°, anche se portava pochi punti, adesso conta.

Quindi avere una rosa più forte è più importante?

E’ sempre importante avere un grande gruppo. Perché comunque non ci sono solo i punti. Quando prima ho detto che White e Pinotti si siedono al tavolo per fare le formazioni intendevo anche questo. Diventa quasi una partita a scacchi per decidere bene “chi mandare dove”.

Marmolada 2022: i big si mossero solo negli ultimissimi chilometri. Alcuni corridori pensavano a mantenere i posti per i punti e non puntavano al successo
Marmolada 2022: i big si mossero solo nel finale. Alcuni corridori pensavano a mantenere i posti per i punti e non puntavano al successo
Prima hai parlato di tempi stretti, queste regole incideranno sul prossimo ciclomercato?

Incideranno, ma fino ad un certo punto. Incide più il programma di gare. Magari un corridore di una certa importanza, invece di correre in appoggio ad un leader, lo si manda a gareggiare in una corsa più piccola per fare punti. E così il leader rischia di avere meno uomini importanti al suo fianco… Non è facile. Perché okay i punti, ma noi dobbiamo rispondere anche ai nostri sponsor che si aspettano i grandi risultati nelle corse più grandi che danno più visibilità e che hanno più appeal. Allo stesso tempo però dobbiamo pensare a restare nei primi 18 team in classifica.

Spesso è emersa la polemica che i punti cambiano il modo di correre, che ci si accontenta del piazzamento a discapito della vittoria a tutti i costi. Un esempio la tappa della Marmolada al Giro 2022. Ti aspetti che cambierà il modo di correre?

Sì, soprattutto nelle corse più importanti, immagino. Ma più che altro perché come ho detto alcuni corridori bravi anziché correre in appoggio del leader, e quindi poter impostare un certo tipo di corsa, magari saranno impegnati in altre gare. Dei sette compagni, magari il capitano si ritrova senza due pedine importanti e chiaramente cambia il risultato nelle corse di più alto livello.

Destinazione AlUla: il ciclismo apre le porte al turismo

04.01.2023
8 min
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Per la prima volta da quando è nata e fatto salvo l’abbinamento tecnico con Scott dal 2017 al 2020, la squadra riconducibile al gruppo GreenEdge Cycling viene affiancata da un marchio non australiano: AlUla. Finora li avevamo conosciuti come Orica-GreenEdge, poi Mitchelton-Scott, quindi Bike Exchange. Per i prossimi tre anni la squadra guidata da Brent Copeland si chiamerà Jayco-AlUla. Ed è proprio il team manager sudafricano a spiegarci l’abbinamento e la sua origine.

Al-‘Ula è una città della regione di Medina nel Nord-Ovest dell’Arabia Saudita. Si trova sulla Via dell’Incenso, all’interno del Governatorato di ‘Ula: uno dei sette nella regione di Medina.

«AlUla è anche la regione – dice Copeland – in cui nel 2022 abbiamo corso le cinque tappe del Saudi Tour. E’ una regione molto bella e particolare. Ci hanno trovato tombe di 2000 anni fa, non so se ricordate le immagini della corsa (foto Getty Images, in apertura). E’ un’area con montagne molto particolari in cui hanno creato un distretto turistico che si chiama Luxury Destination. Sono tutti hotel 5 stelle, 5 stelle deluxe, che richiamano una clientela di altissimo profilo».

In che modo lo sport può funzionare da traino?

Credono nello sport e anche nel ciclismo. Al Tour de France 2021 hanno fatto una prova con noi, mettendo il nome sulla spalla, e hanno visto che in 18 mesi la visibilità e il ritorno sono stati molto alti rispetto ad altri investimenti che fanno abitualmente

Ad esempio?

Investono molto sui concerti. Bocelli è stato già per due volte lì a cantare. Però hanno visto che il ciclismo, soprattutto quello internazionale che fa il giro del mondo, dà tanta visibilità per il turismo. Poi c’è da dire che chi va in bici adesso e può permettersi bici da 15.000 euro è anche il tipo di cliente che sceglie determinati hotel.

Per questo hanno deciso di aumentare l’impegno?

Adesso hanno uno spazio importante sulla maglia, non è più solo una spalla. L’accordo del Tour è durato 18 mesi, ma durante quest’anno abbiamo iniziato a parlare, proponendo di fare un progetto più ampio. Di non fare solo una sponsorizzazione, ma della possibilità di parlare con la Federazione.

Con quale obiettivo?

Vedere se c’è qualche corridore di laggiù che possiamo mettere alla prova, portarlo in ritiro. Proviamo ad aprire le porte ai loro atleti e l’idea gli è piaciuta molto. E poi, approfondendo il discorso, hanno visto il tipo di ritorno possibile e hanno accettato la nostra proposta.

Ci sono atleti con cui lavorare?

Qualcuno sì, non sono tantissimi però stanno cercando di fare sempre di più, anche a livello sportivo. Stanno cercando di promuovere il ciclismo, la corsa a piedi e ovviamente il calcio. Ma il ciclismo piace, ho visto che hanno fatto un accordo anche con Movistar appunto per questo… 

Gerry Ryan che finora ha pagato tutto di tasca sua si sarà sentito sollevato?

In passato, c’era stato Orica, che era un’azienda australiana. Poi sponsor tipo Scott e Giant che non erano suoi. Però lui ha sempre coperto con le sue aziende l’80 per cento del budget. E’ molto presente e importante per la squadra.

Avete già portato qualche corridore in ritiro con voi?

No, ne faremo uno dopo il Saudi Tour. Rimaniamo lì un paio di giorni, facciamo una presentazione con Laura Martinelli per quanto riguarda l’alimentazione. Facciamo una riunione con gli allenatori. Sarà un ritiro strutturato così ogni giorno, in cui sarà inclusa anche una pedalata.

In questi hotel di super lusso c’è spazio anche per il cicloturismo?

Certo. Hanno già fatto percorsi molto belli. Tra l’altro ne hanno fatto uno tutto in mezzo alle coltivazioni dei datteri e stanno aumentando il numero delle ciclabili. Andare in bici ad AlUla è bellissimo in questo periodo, mentre in estate è praticamente impossibile. Durante l’inverno è perfetto, l’anno scorso avevano pochi alberghi completati. Per quest’anno al Saudi Tour, ho sentito che riescono a mettere tutte le squadre nei loro hotel. In un anno hanno fatto cose spaziali.

Ad esempio?

Hanno costruito un aeroporto in meno di due anni e hanno già iniziato con voli diretti per l’Europa e altri Paesi. Hanno 6-7 voli al giorno. E alla fine guardando le statistiche, sono pieni di turisti italiani e anche svizzeri. L’anno scorso lungo il lago di Lugano c’era una mostra fotografica dedicata ad AlUla di cui non sapevamo niente.

In quelle zone si sta investendo molto nel ciclismo, da UAE Emirates a Bahrain: c’è un po’ di emulazione?

Non fanno mai confronti con chi c’è già, però anche io ho questa sensazione. Stanno investendo in vari sport. Sostengono Manchester City e Paris Saint Germain. Anche il Qatar si muove in questa direzione. E parallelamente si stanno muovendo anche con le federazioni per introdurre i vari sport. Sono nazioni che stanno portando gli sport di base nelle scuole e questo sia per un fatto di sport sia anche per questioni benessere.

L’ultima tappa del Saudi Tour 2022 è stata vinta da Dylan Groenewegen (foto Getty Images)
L’ultima tappa del Saudi Tour 2022 è stata vinta da Dylan Groenewegen (foto Getty Images)
Il Saudi Tour dello scorso anno aveva anche una tappa di salita…

Ci sarà anche quest’anno: una salita di 5 chilometri se non mi ricordo male, davvero dura. Ma a parte quello, c’è un altro strappo e tutto il resto è pianura. Come percorsi non è il massimo per andare in ritiro, come meteo sì. Ma se parliamo di turisti, prendi una e-bike o una mountain bike e te ne vai in giro a guardare le tombe. Sono bellissime, una roba pazzesca da vedere. Prima di andare, mi chiedevo come fosse. Ero un po’ scettico, cosa vuoi trovare in mezzo al deserto? Invece sono rimasto impressionato dal posto.

C’è qualcuno nel board di Luxury Destination che conosca il ciclismo?

C’è un americano, Philip Jones che arriva da Dallas. E’ già venuto al Giro e anche al Tour de France. E adesso verrà al Tour Down Under, dove faremo una presentazione. E’ giusto che si parta da Adelaide, manchiamo da due anni…

De Marchi trova squadra, cattivi pensieri alle spalle

04.11.2022
5 min
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Il rumore della pioggia sul parabrezza è scrosciante, anche se De Marchi ridendo fa notare che all’orizzonte si intravede l’arcobaleno. Deve essere un presagio, annotiamo e lui sorride. Da casa a Varese, dove c’è il magazzino della Bike Exchange-Jayco, c’è un bel pezzo di strada che sa di conquista. Alessandro si è messo in auto di buon mattino per andare a prendersi la bici che lo accompagnerà per tutto l’inverno. La firma del contratto è cosa fatta, quell’arcobaleno non è per caso.

Questo su De Marchi che trova squadra a fine ottobre è uno di quei pezzi che si tengono nel cassetto in attesa che le cose diventino ufficiali. E le cose in questo caso hanno avuto un’accelerazione fulminea il 20 ottobre, quando la squadra australiana ha formalizzato l’offerta, strappando il Rosso di Buja dalla china di pessimismo lungo cui s’era avviato.

Settimo al mondiale gravel, De Marchi ha chiuso il 2022 in Veneto, con la caduta alla Veneto Classic
Settimo al mondiale gravel, De Marchi ha chiuso il 2022 in Veneto, con la caduta alla Veneto Classic

Tre costole rotte

Fino al giorno prima, infatti, Alessandro infatti lottava con le tre costole rotte alla Veneto Classic, che gli impedivano di dormire e andare in bici nell’insolita primavera esplosa per tutto il Friuli.

«Sono stato a lungo in attesa – diceva – fra mille incastri. Situazioni che potrebbero concretizzarsi. Quando perdi il primo giro del mercato, va così. La gente forse si ferma davanti all’età? Sarà pur vero, ma l’anno scorso di questi tempi vincevo la Tre Valli Varesine. Non ero pronto a vivere questa situazione, perché avrò pure 36 anni, ma penso che nel giusto ambiente potrei ancora fare le mie cosette».

E alla fine proprio i tuoi 36 anni sono diventati un valore aggiunto…

E’ l’argomento che hanno usato, anche per spiegare il fatto che siano venuti a cercarmi così tardi. Brent (Copeland, manager del team, ndr) mi ha dato un’interpretazione molto interessante. Per il 2023 hanno inserito parecchi giovani, tra neopro’ e nuova gente. Mi pare 7-8 ragazzi sotto i 23 anni e hanno bisogno di un innesto un po’ più vecchietto e per questo hanno visto in me una buona figura. In particolare mi hanno anticipato il progetto del Giro, nel senso che probabilmente vorrebbero mandare un gruppo relativamente giovane, portando me come… chioccia.

In cima alla salita di San Luca, De Marchi ha chiuso il Giro dell’Emilia al 27° posto
In cima alla salita di San Luca, De Marchi ha chiuso il Giro dell’Emilia al 27° posto
Un bel ruolo, no?

La prima cosa cui ho pensato è che riprendo a fare quello che facevo con i ragazzi del Cycling Team Friuli, anche se ultimamente ci siamo visti un po’ meno. Quest’anno è stato particolare e non li ho seguiti tanto sulla bici. Però l’ho fatto in passato ed era una cosa che mi piaceva un sacco, mi dava soddisfazione. E poterlo fare perché la squadra che ti prende te lo chiede esplicitamente, è proprio una bella cosa.

Il pessimismo è alle spalle?

Sono davvero caduto in piedi. Tra tutte quante, questa era la situazione migliore. Mi avevano cercato già prima della Israel, sono davvero contento. Con Brent mi ero visto durante l’estate, io l’avevo approcciato un attimo e lui è stato molto onesto e chiaro fin da subito, rivelandosi poi di parola. Mi disse che sarebbe venuto a cercarmi, qualora avesse avuto bisogno. Era agosto e ora mi sembra di poter dire che avrò a che fare con delle buone persone.

La fiammella c’è sempre stata oppure ormai si stava spegnendo?

La lucina c’era, però ammetto che a un certo punto era diventata abbastanza piccolina. Avevo iniziato a pensare anche a come potesse essere la vita senza la bici? Perché insomma, alla fine devi essere anche un po’ pratico. Le bollette da pagare ce le hai, quindi dovevo pensare a cosa fare. Chiudere così mi sarebbe davvero scocciato.

Dopo la Vuelta, De Marchi ha corso a Peccioli, lanciando il finale di stagione
Dopo la Vuelta, De Marchi ha corso a Peccioli, lanciando il finale di stagione
E’ stato bravo il tuo procuratore Scimone oppure avevi seminato bene?

Raimondo è stato importante e forse decisivo, perché in un certo periodo ero abbastanza sfiduciato dal fatto di non ricevere offerte. Pensavo: “Ho fatto tanto, ho dato tanto, l’anno scorso erano tutti contenti di vedermi in maglia rosa e adesso non trovo un contratto?”. E lì Raimondo è stato quello che ogni tanto mi faceva rinsavire. Due sberloni e mi ha tenuto a bada. Però indubbiamente, quando ti vengono a chiamare parlando di esperienza, il fatto di aver seminato qualcosa è evidente.

Come ti ponevi davanti al De Marchi demotivato delle ultime settimane?

Ammetto che tutta la stagione, specialmente la parte finale, è stata abbastanza dura. Se mi guardo indietro, non mi riconosco perché ho subito il colpo. Ancora una volta, venivo da un 2021 super, ero pronto a darci dentro, invece la primavera che ho passato mi ha distrutto piano piano. Mi ha lasciato mentalmente un po’ indebolito al momento di preparare la seconda parte di stagione. Alla Vuelta ho iniziato a pedalare, poi c’è stata la caduta. E su tutto, c’era ovviamente questa cosa del contratto che si è sommata e non ha assolutamente aiutato.

E finalmente adesso potrai dedicarti nuovamente bene alle crono: Pinotti ti starà già aspettando…

Questa è stata forse la prima cosa che ho pensato, avendo visto il percorso del Giro. So che Marco è lì che mi aspetta e onestamente non vedo l’ora.

De Marchi in maglia rosa è ora anche l’immagine di una campagna Enel
De Marchi in maglia rosa è ora anche l’immagine di una campagna Enel
Che effetto ha fatto retrocedere fra le professional?

Ci sono dei momenti in cui è stata vissuta, specialmente all’inizio, come una cosa ancora recuperabile e non così grave. Nella fase finale, quando era chiaro che non saremmo riusciti a recuperare, si è cominciato ad attaccare il sistema e dire che non fosse giusto. Ma credo che sia stato tutto la conseguenza dei due anni precedenti.

A casa come l’hanno presa? Tua moglie Anna si era un po’ intristita pure lei, oppure aveva più fiducia di te?

Anna ci credeva più di me. Ogni tanto anche lei mi diceva di smetterla di piangermi addosso. Qualche schiaffone l’ho preso anche in casa, insomma. Perciò adesso vado a conoscere le persone con cui lavorerò e inizio un inverno normale. Ne avevo proprio bisogno.

Copeland si tiene Matthews e Yates. E c’è Zana in arrivo

30.07.2022
6 min
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La vittoria di Matthews a Mende su Bettiol, le ultime di Yates in Spagna e il prolungamento della sponsorizzazione per altri tre anni hanno portato al Team Bike Exchange-Jayco una folata di buon umore. Brent Copeland, che guida la squadra da due anni, ragiona e spiega, al termine di un Tour positivo e in vista del rush finale. La sola nota dolente al momento è quel 18° posto nel ranking UCI che un po’ preoccupa e un po’ è di stimolo.

«E’ stato un Tour molto positivo – dice il manager sudafricano – con vittorie da parte di uomini in cui crediamo molto. Su Matthews abbiamo investito molto due anni fa, quando lo aiutammo a pagare la clausola rescissoria con la Sunweb. Non ha portato tantissime vittorie, ma tanti piazzamenti importanti. La sua sfortuna è di avere caratteristiche simili prima a Sagan e ora a Van der Poel e Van Aert, per cui sembra che debba correre per il secondo posto, ma non è davvero così».

Brent Copeland è diventato team manager del team australiano a fine 2020
Brent Copeland è diventato team manager del team australiano a fine 2020
Siete passati dall’avere uno sponsor pronto a sfilarsi, al rilancio per altre tre stagioni…

C’entra sempre Matthews. Gerry Ryan (titolare delle aziende che supportano il team, ndr) ha preso la decisione di prolungare per altri tre anni perché Michael possa concludere con noi la sua carriera. E poi adesso in Australia c’è la… febbre per i mondiali. Quelli di Wollongong non saranno una corsa per velocisti, ma gli si adattano davvero bene. Nella tappa che ha vinto al Tour, c’era tanta salita. Ci saranno anche altri favoriti, ma confidiamo che Matthews sarà il leader della nazionale. E poi ogni tanto ci penso che l’ultima volta che si è fatto un mondiale laggiù (Geelong 2010, ndr), lui ha vinto fra gli under 23.

Uno sponsor così sembra innanzitutto un appassionato.

C’è stata la fase in cui ha capito che ci fosse la possibilità di mollare, ma proprio in quel momento ha capito quanto fosse innamorato di questa squadra. Gli è tornata voglia alla grande. E’ venuto al Giro per 10 giorni. E’ stato a Copenhagen per la partenza del Tour e a Parigi avevamo 60 ospiti. Si vede che gode il momento della squadra. Il Covid è stato pesante, non poter uscire dall’Australia non è stato semplice. La vittoria di Yates nella crono di Budapest è stata una grande gioia. E quella sera ha detto che resta per i corridori e per il personale, perché è bello vedere un gruppo lavorare così. Non capita spesso di sentire certe cose da un capo.

Groenewegen ha vinto a Sonderborg ed è stato secondo a Parigi
Groenewegen ha vinto a Sonderborg ed è stato secondo a Parigi
Magari se a Parigi, Groenewegen avesse vinto…

Magari, davvero! Però Gerry è un uomo di sport, conosce le storie degli atleti. Possiede la più forte squadra di rugby, investe in altre realtà. E ha capito perfettamente, vedendo l’ordine di arrivo, quanto sacrificio e quanto impegno siano serviti per fare quel secondo posto. Per questo alla fine era contento lo stesso.

E’ vero che per lui il team femminile vale quanto quello maschile?

Direi di più, ma non mi azzardo (sorride, ndr). La storia di Gerry nel ciclismo inizia grazie alle donne. Nel 1992, c’era Kathy Watts che doveva andare alle Olimpiadi di Barcellona, ma non aveva fondi. Così chiese a Jayco, l’azienda di caravan e camper di cui Gerry è titolare. Lui la supportò e lei tornò con l’oro nella prova su strada e un argento in pista: un investimento ben fatto. Così è entrato nel ciclismo femminile. Poi ha supportato la Federazione australiana spingendo sulle donne e con Shayne Bannan fece partire il team. Presero Annemiek Van Vleuten, che vinse tutto. E’ importante il team femminile, non perché serva averlo, ma perché ci crediamo tanto.

Gerry Ryan è nel ciclismo dal 1992. Ha rilanciato con altri 3 anni di sponsorizzazione
Gerry Ryan è nel ciclismo dal 1992. Ha rilanciato con altri 3 anni di sponsorizzazione
E poi è arrivata Giant, come vanno le cose?

Lunedì a Parigi, dopo la fine del Tour, abbiamo fatto una riunione con il responsabile dell’azienda e abbiamo avuto indicazioni molto positive. Loro sono pazzeschi, i corridori sono contenti. Si può lavorare molto bene.

Secondo anno della tua gestione: la squadra ti somiglia?

Ho cercato di cambiare il modo di lavorare e le cose stanno funzionando. Me lo ha chiesto il capo quando sono stato contattato. L’anno scorso siamo stati ancora frenati dal Covid e dal fatto che i ragazzi non siano potuti tornare a casa. I risultati di quest’anno sono il vero risultato del nostro lavoro.

La rincorsa di Yates alla Vuelta è iniziata a Ordizia. Anche per lui rinnovo di contratto
La rincorsa di Yates alla Vuelta è iniziata a Ordizia. Anche per lui rinnovo di contratto
Il rinnovo di Yates fa pensare che per i grandi Giri continuerete a puntare su di lui?

Non ci sono tantissimi corridori di qualità sul mercato, quelli buoni hanno tutti contratti molto lunghi, almeno 4-6 anni. Per questo la nostra regola è investire su quello che abbiamo e correre come possiamo. Fare classifica al Tour non era proponibile e allora abbiamo corso puntando alle tappe. E comunque abbiamo ancora tanta fiducia in Simon, che farà una bellissima Vuelta ed è già stato sul podio del Giro. Vedremo che programma farà l’anno prossimo.

Fra gli arrivi, c’è anche il campione italiano, preso ben prima che lo diventasse…

Zana è un corridore che seguivamo da un po’. Cercavamo uno scalatore da far crescere con noi per dare prima supporto ai leader e poi per concedergli il suo spazio. Pinotti lo ha sempre apprezzato molto e certo adesso che ha vinto il campionato italiano avrà anche qualche opportunità in più. Ha fatto il Giro, meno bene di come ci si potesse aspettare, ma lo ha concluso. Poi ha vinto la Adriatica Ionica Race e ha tenuto la condizione fino all’italiano. Vuol dire che il motore è importante.

Sul podio di Alberobello, Zana ha brindato alla maglia tricolore
Sul podio di Alberobello, Zana ha brindato alla maglia tricolore
Hai parlato di Pinotti, che idea ti sei fatto di Marco?

E’ un assett importantissimo della nostra squadra. E’ un piacere lavorare con lui. E’ un uomo sincero, dice le cose come le pensa ed è molto preparato. Con lui Sobrero ha fatto un bel salto di qualità. Matteo ha dei margini importanti e può crescere. Speravamo potesse fare classifica alla Tirreno e corse simili, non certo al Giro. Adesso va al Polonia, sono curioso di vederlo all’opera. Non serve mettergli pressione, ma ha dei numeri importanti e in altura ha lavorato bene.

Insomma, momento positivo, con il solo neo del ranking?

E’ un peccato. Veniamo da anni difficili e il ranking fa la media delle ultime tre stagioni, per cui paghiamo il 2020 del Covid e il ritiro di Yates dal Giro. Ma non è la nostra posizione, stiamo lavorando bene e sono certo che il Tour si rivelerà un punto di partenza. Un po’ di preoccupazione c’è stata all’inizio, soprattutto da parte dei direttori sportivi. Ma gli ho detto di non cambiare modo di correre per fare punti. Continuiamo a puntare ai nostri obiettivi e i risultati certamente verranno.

Punti, gare e modo di correre che cambia. Parola a Copeland

11.06.2022
5 min
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Della classifica a squadre, della questione dei punti e delle retrocessioni avevamo parlato questo d’inverno. Adesso che ci si avvia alla fine del triennio, la questione si fa più ingarbugliata e della riforma entrata in vigore nel 2019 emergono tutti i limiti. Il discorso è complesso e lo affrontiamo con Brent Copeland (nella foto di apertura con Groenewegen, ndr), team manager della BikeExchange-Jayco, e tra i più esperti.

Prima però, ricordiamo brevemente cosa prevede questa riforma.

Nel 2019 l’UCI introduce il ranking per i team. I primi 18 della classifica restano nel WorldTour, gli altri retrocedono a professional. La classifica è stilata in base alla somma dei punteggi dei migliori dieci atleti per team, per ogni singola stagione (1 gennaio – 31 dicembre).

La classifica a fine maggio. L’ultima ad assicurarsi una licenza WT per il 2023 sarebbe l’Education First-Easy Post
La classifica a fine maggio. L’ultima ad assicurarsi una licenza WT per il 2023 sarebbe l’Education First-Easy Post
Brent, ora che il tempo stringe ci si è resi conto che chi ha preso parte al Giro d’Italia (corsa WT) e ha persino vinto tappe, come il vostro Simon Yates per esempio, ha ottenuto meno punti di chi ha vinto corse di un giorno di categoria “.pro” o addirittura 1.1. C’è qualcosa che non va?

Queste sono le regole che l’UCI ha applicato nel 2019 e se non andavano bene dovevamo dirlo prima. Ora c’è un leggero panico perché qualcuno potrebbe retrocedere e questo sta portando ad un nuovo modo di correre per andare a caccia dei punti. Quello che per me è sbagliato è stato mantenere il ranking durante la pandemia.

Cosa intendi?

Dei punti possiamo parlarne fino a domattina. C’è chi sostiene che una corsa di un giorno, benché piccola, valga più di una tappa in un grande Giro e chi invece dice di no: ognuno ha la sua opinione. Ma attuare questo sistema durante la pandemia è stato scorretto. Molte corse sono saltate, molti corridori sono stati male. Prendiamo il nostro caso: siamo un team australiano, abbiamo sponsor australiani e interessi a correre laggiù. Con l’annullamento del Tour Down Under e delle altre corse, abbiamo perso una grossa fetta di punti. E la stessa cosa al Giro d’Italia del 2020. Avevamo un super Simon Yates, ma poi tre, quattro persone dello staff hanno preso il Covid e abbiamo dovuto fermare la squadra, perdendo tanti altri punti. Va da sé che in una situazione così non puoi tenere fede ad un ranking.

E anche la questione dei punti è da rivedere: 100 per una tappa del Giro, 150 per una corsa singola “.pro”…

Yates che vince la tappa più spettacolare e dura del Giro, quella di Torino, porta a casa 100 punti UCI. Nello stesso giorno il nostro Groenewegen vince una corsa 1.1 in Olanda, tutta piatta, e ne porta a casa 125: per me non ha senso. Ma questo è un altro discorso. Ripeto, potevamo pensarci prima.

“Potevamo pensarci prima”, ma qualcuno ci ha anche detto che il regolamento non era chiarissimo. E che si pensava che la classifica fosse rivolta alle sole WorldTour e non che ci fosse una graduatoria comune con le professional…

No, questo è stato chiaro subito. Semmai c’è stata un po’ di confusione su come venissero assegnati i punteggi. La regola poteva essere interpretata in più modi. Noi, come molti altri, credevamo inizialmente che tutti i corridori portassero punti. E non solo i primi dieci. Questo cambia tutto, cambia anche il modo di correre.

Con l’annullamento del Tour Down Under, la squadra di Copeland ha perso (potenzialmente) molti punti
Con l’annullamento del Tour Down Under, la squadra di Copeland ha perso (potenzialmente) molti punti
Cioè?

Faccio un esempio. La settimana scorsa eravamo a fare una corsa in Belgio. Davanti c’era una fuga di una decina di corridori. Avevano un minuto e si poteva chiudere. Noi dietro ne avevamo quattro, due dei quali potevano vincere. Ma visto chi c’era davanti, ci siamo fatti i conti e abbiamo preferito lasciare andare la fuga piuttosto che rischiare, favorendo altri più pericolosi in gruppo. Quelli che erano davanti non erano dei rivali diretti per la nostra classifica. E questo modo di correre chiaramente è negativo.

Decisamente…

E non va bene neanche per i giovani. Loro, che rischiano di non essere nei primi dieci del proprio team, è meglio che restino in gruppo a non fare niente o a tirare in caso di necessità. Chi ha ideato questa riforma non ha pensato a queste conseguenze.

Sull’arrivo della Marmolada si vociferava che la corsa fosse così addormentata anche perché i team cercavano di correre non tanto per la vittoria, ma per i punteggi…

Può essere così, certo. L’importante però è che il pubblico conosca certe dinamiche. Altrimenti, giustamente, critica l’assenza di spettacolo. Come tranquillamente potevano criticare noi quel giorno, dato che avevamo quattro corridori pronti a vincere e non lo abbiamo fatto. Nel calcio è più semplice far capire il concetto di retrocessione. Si gioca: si vince, si perde o si pareggia e in base a questo si fanno dei punti.

Yates vince la spettacolare (e dura) tappa di Torino: che porta al team “solo” 100 punti UCI
Yates vince la spettacolare (e dura) tappa di Torino: che porta al team “solo” 100 punti UCI
Non è così nel nostro mondo…

Nel ciclismo ci sono molte più variabili. Il pubblico è il nostro asset maggiore, noi corriamo per fare spettacolo, ma se certe cose non le capiamo noi stessi, come possiamo pretendere che le capiscano i tifosi? A mio avviso questa riforma ha portato più negatività che positività. E questo vale non solo per noi della BikeExchange, che tra l’altro siamo a rischio moderato, ma al ciclismo intero.

E così facendo, il Giro d’Italia, durante il quale ci sono state molte gare, è a rischio. Sempre più corridori importanti non verranno, perché dirottati su corse che danno più punti Uci?

Ma non solo il Giro, tutte le corse a tappe. Non faccio nomi per rispetto degli organizzatori, ma noi abbiamo appena rinunciato a due (buone) corse a tappe, per andare a fare gare di un giorno. C’è un corridore di un altro team che non era al Giro, il quale a maggio ha raccolto più punti di chi è salito sul podio finale della corsa rosa. Il Giro, il Tour, la Vuelta, il Giro di Svizzerasono le gare che hanno fatto la storia del ciclismo. E noi magari ci ritroviamo a disputare corse dove non c’è neanche la diretta tv perché assegnano più punti. Vaglielo a spiegare agli sponsor…

Brent, voi team state lavorando ad un tavolo di discussione con l’UCI?

Certo, ma per il futuro. Questo triennio ormai è andato. Da una parte capisco anche l’UCI, che ha ideato la riforma tre anni fa e fino ad ora nessuno aveva parlato. Non so quando, ma ci riuniremo. Stiamo parlando per rendere il tutto più semplice e chiaro: i grandi corridori e le squadre non possono rinunciare alle corse che hanno fatto la storia del ciclismo.

Rivoluzione Martinelli: dai programmi alla tavola

08.01.2022
5 min
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Il racconto di Kevin Colleoni sul fatto che Laura Martinelli abbia capovolto le abitudini alimentari della BikeExchange-Jayco in cui è approdata quest’anno non ci ha stupito affatto. La nutrizionista veneta, richiamata dal team manager Brent Copeland con cui aveva lavorato nei primi anni del Team Bahrain-Merida, aveva esattamente questa missione. Mettere ordine. E fare in modo che ciascun atleta possa tirare fuori il meglio da sé anche grazie al miglior regime alimentare.

«Laura ha stravolto tutto – ha detto Colleoni – in senso buono ovviamente. Credo che sarà difficile starci dentro soprattutto per gli australiani. Ha dato un’impostazione più rigida. C’era l’abitudine di un buffet in cui tutti prendevano quel che volevano, adesso ognuno ha il suo pasto in base al consumo calorico, al tipo di corsa, al dispendio energetico. Inizialmente magari è difficile prendere il ritmo, ma sono sicuro che alla lunga darà ottimi risultati».

Nel 2021 Laura Martinelli ha lavorato per il Team Novo Nordisk, da quest’anno è alla Bike Exchange
Nel 2021 Laura Martinelli ha lavorato per il Team Novo Nordisk, da quest’anno è alla BikeExchange-Jayco (foto BEX Media)
Nel 2021 Laura Martinelli ha lavorato per il Team Novo Nordisk, da quest’anno è alla Bike Exchange
Dopo il Team Novo Nordisk, da quest’anno è alla BikeExchange-Jayco (foto BEX Media)

Area performance

Come ha lavorato Laura Martinelli per arrivare alla sua rivoluzione? E in che modo si lavora per assumere un ruolo così importante in una squadra in cui si è appena arrivati?

«Premettiamo – sorride, perché lei sorride sempre – che non è un ruolo convenzionale, ma nel ciclismo piuttosto moderno. Non esistono ambiti definiti, per cui va interpretato. I primi passi che ho fatto perciò sono state le relazioni con i vari dipartimenti coinvolti nella performance. Medici, sto lavorando sin dall’inizio spalla a spalla con Matteo Beltemacchi. Preparatori. Direttori sportivi.  Poi ho cominciato anche a pensare alla logistica dei cuochi, che sono ben cinque, ma per questo ci si interfaccia con l’amministrazione».

Capito tutto, nessuno basta a se stesso e tutti collaborano per lo stesso fine. Così anche il nutrizionista va a incasellarsi nel mosaico: il quadro finale è il miglior ambiente affinché l’atleta possa esprimere il suo potenziale.

Prima dunque bisogna conoscersi?

Ci si presenta di persona, anche per capire le modalità di comunicazione della squadra. Non sono tutte uguali. Ho cercato di capire come erano abituati per entrare nel loro meccanismo. Mi piace partire da quello che c’è già. Si parte da lì e si va ad aggiustare. Non si tira una linea per ricominciare da zero.

Quindi si può anche non cambiare?

Esatto. Se la squadra ha abitudini che funzionano, non servono rivoluzioni. Ci sono molti modi per ottenere lo stesso risultato, bisogna essere elastici e coglierli. Di solito i custodi di queste abitudini sono i massaggiatori. Per cui si parte da loro. Ho avuto poco tempo, ma volevo essere pronta per il primo ritiro.

La vera svolta nei team sta nel passare dall’alimentazione generica a quella specifica
La vera svolta nei team sta nel passare dall’alimentazione generica a quella specifica
Poco tempo?

Mi piace iniziare la stagione avendo almeno l’80 per cento dei protocolli pronti. In questo modo, vedendo tutto insieme, abbiamo potuto approvare le strategie di preparazione e di nutrizione, per renderle operative da gennaio. Il grosso del lavoro, il segreto della riuscita sta nella programmazione, cercando di prevedere il più possibile.

Il nutrizionista sta a casa e manda in giro le tabelle?

Per come lavoro io, si tratta di un ruolo sul campo. Bisogna dare indicazioni pratiche che devono essere prese nel modo giusto. Sul campo, stando a contatto con gli atleti e avendo i riscontri di tutti i settori coinvolti, hai modo di rifinire rapidamente il tuo lavoro.

Anche per far passare al meglio i concetti, probabilmente…

Con Brent si lavora bene, ha capito le varie sfaccettature del discorso. Ma in tanti casi è un lavoro non ben compreso, che per molti serve soltanto per tenere il peso forma. Brent è un passo avanti, in questa squadra le richieste spaziano in ogni ambito della nutrizione e della supplementazione. Si torna a pianificare. C’è tantissimo lavoro, pur con l’aiuto dei cuochi.

Abbiamo parlato con Mirko Sut della Trek-Segafredo di come le teorie diventino menù, ma chi è ad esempio che in squadra si preoccupa di fare la spesa?

A parte farla praticamente, sta a me curare i rapporti con i fornitori di prodotti e la loro formulazione, se si tratta di integratori: e qui si sconfina nella chimica farmaceutica. Allo stesso modo mi occupo del lavoro e della logistica dei cuochi. Poi ovviamente c’è il lavoro individuale con i corridori. E siccome questa è l’ultima fase, si capisce perché tutto il resto debba essere anticipato. E non stupitevi se mi troverete a lavorare fino alle due di notte. Soprattutto all’inizio è così.

Parlano della tua rivoluzione, come ti hanno accolto in squadra?

Con un’apertura meravigliosa. Abbiamo cominciato con 12 ore di meeting, abbiamo messo in chiaro tutto quello che si poteva chiarire e ho ricevuto ottimo supporto.

Laura Martinelli seguirà gli uomini (qui Matthews) e anche le ragazze (foto BEX Media)
Laura Martinelli seguirà gli uomini (qui Matthews) e anche le ragazze (foto BEX Media)
Quindi non c’è solo la nutrizione: fai tutto da sola?

No, per fortuna ci sarà una ragazza che mi darà una mano, Carmen Pérez Ruiz, allo stesso modo in cui alla Bahrain avevo Moschetti che si preoccupava di contattare i vari hotel e di tutta la parte amministrativa. Un aspetto molto positivo di lavorare con Brent è che, fidandosi, mi ha dato carta bianca. Per cui potrò fare i miei programmi nel segno della massima flessibilità, anche per seguire il lavoro a casa. E poi c’è un’altra cosa…

Quale?

Gestirò anche la squadra femminile!

Sorride, la immaginiamo che si rimbocca le maniche e riparte. E’ tanto lavoro, probabilmente ben oltre quello fatto fino allo scorso anno con la Novo Nordisk, ma quando a spingerti è una passione esagerata come la sua, anche quando si è stanchi non si vede l’ora di rimettersi al lavoro. Rivoluzione o no, i corridori sono fortunati ad averla incontrata sulla loro strada. Lei e tutti quelli che, come lei, ci mettono studio e cuore.

Copeland: questa squadra comincia ad assomigliarmi

21.10.2021
4 min
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«Il 2021 – dice Copeland – è stato un anno molto negativo. Bello parlare di cambiamenti, ma alla fine contano i risultati. Siamo andati bene fino al Giro, poi è sembrato che ci fosse una calamita che ci attirava contro la sfortuna».

Il manager sudafricano, che dal Team Bahrain Merida a luglio del 2020 passò al Team Bike Exchange, si fa carico di tutte le responsabilità, ma sa benissimo che non è facile saltare su un’auto in corsa e prenderne il controllo. Per lui è stato così. Lo ha chiamato Gerry Ryan grande capo australiano del team, che reagì a suo modo al tentativo di… scippo della sua squadra. Erano i giorni della Fondazione spagnola che si era proposta di rilevare la squadra, rendendola spagnola. Ryan, il cui problema non era certo la capacità di spesa, si mise di traverso e si mise in mezzo alla strada con le braccia conserte. La fusione saltò. Shayne Bannan, da sempre manager del team, si dimise. Al suo posto arrivò Copeland.

Dal luglio 2020, Copeland ha lasciato il Team Bahrain ed è diventato manager del Team Bike exchange
Dal luglio 2020, Copeland ha lasciato il Team Bahrain ed è diventato manager del Team Bike exchange
C’è un però?

Non è mai facile entrare in una squadra disegnata da altri, che va avanti da dieci anni allo stesso modo. Sei tu che devi adeguarti al loro modo di lavorare, non il contrario, altrimenti creeresti delle frizioni eccessive e inutili.

Qual era la tua missione?

Il capo dall’Australia mi ha chiesto di eliminare alcune abitudini, adeguando il modo di lavorare della squadra. E io ho cominciato a farlo gradualmente. Si vedrà nel tempo se funziona.

Di quali abitudini parliamo?

Piccoli dettagli. Il modo di scegliere i calendari e i corridori. Il lavoro dei cuochi.

Davvero Gerry Ryan è consapevole anche di questi dettagli?

E’ molto dentro alla squadra. Ha una testa pazzesca, del resto gli imprenditori così grandi hanno una marcia in più. Anche se ha lasciato parecchio lavoro in mano ai figli, riesce a essere presente sul suo lavoro e sul team. ha passione, cerca di portare lo stesso metodo di lavoro che ha nella sua squadra di rugby, i Melbourne Storm, una delle più forti d’Australia. Dà piena fiducia, ma vuole esserci.

Con il terzo posto ad Amilly, quest’anno Matthews leader per un giorno alla Parigi-Nizza
Con il terzo posto ad Amilly, quest’anno Matthews leader per un giorno alla Parigi-Nizza
Quindi non serviva rovesciare il tavolo?

No, non avrebbe avuto senso. Abbiamo iniziato a lavorare sull’allenamento, la nutrizione (nel team arriva Laura Martinelli, nostra esperta, che con Copeland ha lavorato al Bahrain, ndr), la fisioterapia, lo staff medico. Abbiamo curato molto i piccoli dettagli.

Matthews ha detto che avete lavorato tanto, ma non sono venuti i risultati.

Il problema di Matthews sono Van der Poel e Van Aert. Quando ci sono loro, nella sua testa corre per fare secondo o terzo. Alla Vuelta non c’erano e lui ha sbagliato. Per strafare e vincere tanto, ha puntato a tutte le tappe, mentre avrebbe fatto meglio a individuarne due o tre e andare per quelle.

Matthews e Yates sono del 1990, c’è una linea più verde in arrivo?

Yates (in apertura al Giro, chiuso al 3° posto, ndr) non è Pogacar. Mi aspettavo di più da Lucas Hamilton, che al Tour voleva mettersi in luce, ma ha fatto fatica. Lui vale il miglior Hindley, hanno avuto carriera parallela. E’ un giovane che arriva

Lucas Hamilton vale in salita il miglior Hindley, ma la sua estate è stata sfortunata
Lucas Hamilton vale in salita il miglior Hindley, ma la sua estate è stata sfortunata
Visto che il 2022 dovrebbe essere un anno di riscatto, che inverno ti aspetti?

Di solito questa squadra non fa ritiri, perché i più sono in Australia. Questa volta però ne faremo uno a dicembre senza gli australiani, che resteranno a casa per fare poi le corse di gennaio. Poi quello classico a dicembre. L’anno scorso c’è mancato tanto lo stacco invernale. Con il Giro che finiva a ottobre e la Vuelta a novembre, la stagione è stata lunga 18 mesi. Adesso finalmente si stacca e si riposa. I corridori australiani non sono potuti tornare a casa a vedere le famiglie per mesi, non è stato facile. Non è facile nemmeno adesso.

Shultz è arrivato terzo alla Coppi e Bartali, poi ha fatto Giro e Vuelta
Shultz è arrivato terzo alla Coppi e Bartali, poi ha fatto Giro e Vuelta
Per la quarantena?

Due settimane rigidissime e 3.000 dollari. Arrivi, ti portano in un hotel che non puoi scegliere e ti ci chiudono dentro. Puoi essere un miliardario o un poveretto, decidono loro. Per fortuna dal primo novembre si scende a 10 giorni e poi andrà ancora a calare.

Quindi è arrivato il momento di riposare?

Un parolone. Fino a ieri siamo stati presi per consegnare all’Uci tutta la documentazione per la licenza e poi non è che manchi così tanto per ripartire…

Shayne Bannan, 2012

Bannan saluta e vola in Asia. Ma dove?

24.12.2020
3 min
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Brent Copeland ha spiegato la storia dal suo punto di vista: il team manager sudafricano ha raccontato di essere stato chiamato alla GreenEDGe Cycling su suggerimento di Shayne Bannan, che quel progetto ha creato nel 2012 uscendone in modo inatteso nel 2020. L’equazione fatta nell’ambiente è che la causa della separazione sia stata la dubbia vicenda che per qualche giorno nel cuore dell’estate ha legato il gruppo australiano con la Manuela Fundacion, sponsor spagnolo presentato da Stefano Garzelli.

Quando quella trattativa un po’ fumosa è saltata, Gerry Ryan, proprietario della squadra, ha fatto sapere che avrebbe garantito lui la copertura finanziaria della squadra. Con quel momento è coincisa l’uscita di Shayne Bannan e quella di Alvaro Crespi, manager di lunga scuola, che nell’estate ha anche dovuto fronteggiare un infarto.

Bannan non è un chiacchierone e in questo momento è se possibile più abbottonato. Si capisce che non voglia dire tutto, ma prospetta per sé una situazione inedita di cui avevamo sentito parlare e che adesso ha preso forma.

«Quello che vorrei emergesse – dice – è che non sono vittima di niente. Preferisco parlare della Fundacion e di quello che successo. La verità è che dopo otto anni ero stanco e sentivo la voglia di cambiare. Già da un po’ ero in giro e mi guardavo intorno, pur continuando a vivere in Italia. Quando mi è stato chiesto un parere, ho fatto volentieri il nome di Brent, perché è un amico e ho stima di lui. In GreedEDGE lascio un gruppo di amici, come è normale dopo tanti anni vissuti insieme. Anche con Gerry Ryan rimarrà sempre una grande amicizia».

Mitchelton Scott 2020
Con la Mitchelton Scott, il gruppo GreenEDGE Cycling ha raggiunto gli otto anni di attività
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Con la Mitchelton, 8° anno di GreenEDGE Cycling
Vuoi dire che saresti andato via anche senza quell’episodio?

Molto probabilmente sì. C’è un altro progetto in Asia, non posso ancora dire dove, per cui ai primi di gennaio mi trasferirò per iniziare a lavorare dalla metà del mese. Si tratta di un progetto di sviluppo del ciclismo per conto del Comitato olimpico di un Paese, del quale avevo iniziato a parlare quasi due anni fa e che adesso si sta concretizzando.

Qualcosa legato alle Olimpiadi 2024?

Credo sia presto per parlare di Olimpiadi, perché ci sono risorse, ma non c’è un movimento all’altezza. C’è ancora da costruire l’ossatura. E quando poi avrò fatto questo, inizieremo a parlare di sponsorizzazioni tecniche e di ciclismo vero e proprio.

Come è nata l’occasione?

Un po’ li ho stimolati io, un po’ mi hanno cercato loro. C’è dietro un Paese intero, può essere una bella occasione.

Che cosa porti via dall’esperienza GreenEDGE?

Mi sono divertito molto a far partire e sviluppare da zero un progetto che era molto ambizioso. Grazie alla base creata in Italia e agli atleti che abbiamo fatto crescere, la popolarità del ciclismo in Australia è esplosa. Ora si è raggiunto un livello alto, ma c’è ancora tanto da fare. Lo sport è un continuo migliorare, grazie all’evoluzione tecnologica e agli studi che si fanno. Sarà così anche dove andrò, in attesa di poter svelare i dettagli.