Il tempo di veder scorrere i titoli di coda sotto alla presentazione del Tour de France e di leggere più nei dettagli il dossier press e la voce di Martinelli arriva chiara da Lodetto, dalla casa in cui siamo stati due mesi fa per i 50 anni dal suo argento alle Olimpiadi di Montreal.
La presentazione ha seguito il solito schema, passata prima dalla celebrazione e l’annuncio del Tour Femmes e a seguire quello maschile. Le immagini più suggestive della scorsa edizione e poi il nuovo percorso, con la partenza da Edimburgo: la più a nord dell’intera storia del Tour. Si corre dal 2 al 25 luglio 2027.
Ci saranno in totale 21 tappe, tre delle quali in Gran Bretagna: 7 pianeggianti, 6 di collina, 6 di montagna, fra cui 3 arrivi in salita (Grand Colombier, Les Saisies e Saint-Lary-Soulan Col du Portet), 2 cronometro individuali e piuttosto veloci e 3 giorni di riposo, come quando si rientra da una partenza all’estero. Le due cronometro individuali – 38 chilometri tra Blois e Chambord (tappa 7) e 33 chilometri intorno a Tolosa (tappa 16) – sommano 71 chilometri: la distanza più lunga contro il tempo dal 2012.
Prima settimana nervosa, con strappi e occasioni fino alla prima cronometro. Il riposo e poi le Alpi nella seconda settimana, con tre tappe consecutive e a distanza di due giorni l’arrivo di Mende. La seconda cronometro all’indomani del terzo riposo e le due tappe sui Pirenei. Chiusura a Parigi con partenza dal velodromo olimpico di Saint Quentin en Yvelines, il circuito degli Champs Elysees e quello di Montmartre.
Martinelli non lo dice, ma nella sua storia d’ammiraglia gli è capitato per quattro volte di partire d’Oltremanica. E se l’edizione 2007 non fu per lui degna di nota, quella del 1994 lo vide guidare Pantani sul podio alla prima partecipazione, nel 1998 vinse il Tour con lo stesso Pantani e nel 2014 lo vinse con Nibali. Di fatto, Martinelli è l’ultimo tecnico italiano ad aver vinto il Tour con un corridore italiano ed è anche il penultimo.


Domanda secca: che cosa te ne pare?
A me sembra che tutti gli anni il Tour diventi più duro. Sarebbe duro anche se ci fosse meno salita, ma se ogni volta mettono dentro le salite mitiche, questo fa la differenza. Possono anche inserirne di nuove, ma finché ci saranno certe montagne, il Tour prenderà sempre la solita piega.
Questa volta hanno inserito due crono veloci che strizzano l’occhio agli specialisi…
Secondo me hanno pensato anche al fatto di dare un vantaggio non solo a Evenepoel, ma a chiunque possa insidiare Pogacar. Intendiamoci, anche Tadej va forte a cronometro e anche Vingegaard. Remco però va fortissimo e credo che il Tour abbia pensato anche a questo.
Potrebbe essere la prima volta che Pogacar arriva alle Alpi, che ci sono subito dopo, un po’ indietro in modo che attacchi per recuperare e non per fare il vuoto?
Potrebbe essere. Settanta chilometri a cronometro non sono pochi per i tempi moderni, ma io ricordo Tour negli anni Novanta con 120 chilometri contro il tempo. Tra il prologo, che quest’anno non c’è, una tappa alla fine della prima settimana o all’inizio della seconda e una nella terza, si arrivava spesso intorno ai 120.
Dopo la crono, ci sono tre tappe alpine di seguito, si potrebbe decidere tutto, come spesso accade, nella seconda settimana?
Le Alpi incidono sempre molto sul Tour, dico la verità. Anzi, diciamo che quando vengono prima dei Pirenei, incidono ancora di più. Perché le Alpi sono salite abbastanza più difficili, con pendenze superiori, su cui lo scalatore riesce a fare più la differenza. I Pirenei sono salite più lunghe, più pedalabili e alla fine incidono meno . Fare le Alpi prima dei Pirenei è sempre stato più duro, a vantaggio dello scalatore vero.


Le 21 tappe del Tour de France 2027
Queste le 21 tappe del Tour de France 2027, edizione numero 114, presentato stamattina. Si parte da Edimburgo e poi si rimane per altre due tappe in Gran Bretagna. Si torna in Francia dal nord e con tappe mosse e qualche volata, si va verso la prima crono e le Alpi. I Pirenei vengono dopo, anche dopo la seconda crono. Gran finale a Parigi, con il ritorno sulla salita di Montmartre. Distanza di 3.479 chilometri in attesa di omologazione e dislivello di 53.450 metri. Abbuoni agli arrivi di 10, 6, 4 secondi.
| Data | Tappa | Partenza-Arrivo | Chilometri |
| 2/7 | 1ª tappa | Edimburgo-Carlisle | 185 |
| 3/7 | 2ª tappa | Keswick-Liverpool | 223 |
| 4/7 | 3ª tappa | Welshpool-Cardiff | 223 |
| 5/7 | Riposo | ||
| 6/7 | 4ª tappa | Cherbourg en Cotentin-Cherbourg en Cotentin | 171 |
| 7/7 | 5ª tappa | Pontorson-Plumelec | 178 |
| 8/7 | 6ª tappa | Vannes-Angers | 193 |
| 9/7 | 7ª tappa | Blois-Chambord (crono ind.) | 38 |
| 10/7 | 8ª tappa | Bourges-Le Creusot | 224 |
| 11/7 | 9ª tappa | Villars les Dombes – Grand Colombier | 162 |
| 12/7 | Riposo | ||
| 13/7 | 10ª tappa | Annecy-Sallanches | 171 |
| 14/7 | 11ª tappa | Cluses-Les Saises | 150 |
| 15/7 | 12ª tappa | Chambery-Valence | 162 |
| 16/7 | 13ª tappa | Aubenas-Montpellier | 164 |
| 17/7 | 14ª tappa | Montpellier-Mende | 199 |
| 18/7 | 15ª tappa | Rodez-Albi | 169 |
| 19/7 | Riposo | ||
| 20/7 | 16ª tappa | Tolosa-Tolosa (crono ind.) | 33 |
| 21/7 | 17ª tappa | Muret-Pau | 186 |
| 22/7 | 18ª tappa | Pau-Col du Portet | 174 |
| 23/7 | 19ª tappa | Hasparren-Laruns | 160 |
| 24/7 | 20ª tappa | Maubourguet-Libourne | 198 |
| 25/7 | 21ª tappa | Saint Quentin en Yvelines-Parigi Campi Elisi | 116 |
| Totale chilometri: 3.47 |
Era anche un po’ che non si facevano tre tappe alpine consecutive: quando ci sono queste triplette, al terzo giorno non tutti risorgono. Tanti vanno a fondo…
Sono tre tappe difficili. Mi fanno male le gambe solo a pensare alla Grand Colombiere. La facevamo spesso e volentieri al Delfinato e mi ricordo che quando arrivi alla Colombiere, poi devi fare ancora 7 chilometri di salita per arrivare sopra. A me sembrava di fare fatica anche sull’ammiraglia. Nella tappa di Sallanches forse non ci sono grandi montagne, ma non c’è un metro di pianura. E poi arriva la terza tappa a Les Saisies che è veramente dura.
Il pronostico potrebbe essere scontato, ma secondo te Pogaca avrà vita leggermente più dura?
Dico la verità: io credo che in questo momento Pogacar sia imbattibile nelle gare di tre settimane. Togliamo la caduta della Vuelta, perché credo che senza la caduta avrebbe vinto anche in Spagna, come fai a pensare che qualcuno possa batterlo? Va bene, c’è Seixas che può competere con lui. Ma la sicurezza, l’esperienza e tutto il resto che ha Pogacar in questo momento gli dà il vantaggio di arrivare a certi appuntamenti con una certa serenità. L’altro invece, finché c’è Pogacar, arriverà sempre con un fardello di possibilità in meno. Perché Tadej è veramente un super, capito?
Quindi neanche il fatto che possa avere attorno più rivali può impensierirlo?
Per me in questo momento è imbattibile nelle cose di tre settimane. Ha un recupero eccezionale, sa dove muovere la squadra e ha talmente tanta esperienza e lucidità mentale, che sa mettere in difficoltà gli avversari anche senza cercare l’impresa. Credo anzi che la cercherà sempre meno, puntando a durare di più per centrare il suo obiettivo di vincere tutto.
Correrà di riserva?
Ha cominciato l’anno scorso a fare questo ragionamento rispetto agli anni prima. Ha iniziato a correre senza dare davvero tutto, un po’ perché voleva far arrivare Del Toro sul podio e poi per tenersi le forze.












































Quindi, visto il percorso, le crono e le salite, Evenepoel, Seixas, Ayuso, Vingegaard, Mas e Gall partono battuti. Se avessi un corridore di questi, proveresti qualcosa contro Pogacar?
Cercherei di andare dove lui non c’è. Seixas probabilmente è costretto, visto che lo hanno infilato sulla strada dell’avversario numero uno. Lui sicuramente al Tour ci sarà e si giocherà tutto, ma agli altri suggerirei di cercare qualcos’altro. Almeno se vuoi vincere: se invece vuoi essere della partita, allora puoi andare in Francia. L’Evenepoel dell’ultimo Tour potrebbe vincere il Giro facilmente come Vingegaard quest’anno e il fatto che il danese, venendo al Giro, abbia centrato la tripla corona prima di Pogacar va considerato una vittoria.
Quindi c’è da immaginarsi che Tadej faccia i numeri fino alla seconda settimana, dove ci sono le Alpi, poi corra in maniera un po’ conservativa nella terza?
Secondo me sì. Pogacar può veramente vincere il tour sulle Alpi e poi gestire il resto e correre sugli altri, vedendo cosa succede tra quelli che lottano per andare sul podio.
Nel finale torna la tappa di Parigi con Montmartre, che è super spettacolare. Mettere una crono alla fine non servirebbe a niente, perché comunque ci arriverebbero con distacchi abissali?
Sì, secondo me loro hanno capito che mettere Montmartre vuol dire portare 50.000-100.000 persone in più a Parigi. Perché tra andare a vedere l’ultima tappa com’era prima e com’è adesso, bisogna dire che oggi è dieci volte più bella. Dopo due anni potevano anche fare il vecchio arrivo per velocisti e magari lo rifaranno, però in questo momento per loro è più importante portare più gente a Parigi.
Ce lo porteresti Pellizzari a questo Tour?
Io sono sempre convinto che bruciare le tappe non serva. C’è in giro questa voce, però io lo vedrei ancora al Giro d’Italia, in cui facendo tutto bene può lottare per il podio. A meno che non vada al Tour come Piganzoli, cioè chiamato all’ultimo e quindi senza pressione e fai un Tour bellissimo. Se vai al Tour così giovane, non devi avere pressioni…


Che al Tour sono notevoli, hai ragione.
Il fatto è che se ti dicono che vai al Tour, inizi a sentirtelo dentro. Senti già la pressione di arrivare al Tour e lì incontri i migliori del mondo, in tutti i pezzettini di chilometro che fai. Parti alla mattina e arrivi al chilometro zero e senti che sei al Tour. La pressione del Tour ti stritola, hai capito? Perciò evviva Pellizzari al Tour, ma a patto che vada senza l’idea di fare classifica contro quella gente.
Il 3 novembre a Roma si solleverà il velo anche sul Giro d’Italia. A quel punto le squadre avranno in mano quel che serve per impostare i programmi dei loro campioni. Da quel momento in avanti ciascuno di loro avrà un sogno da coltivare. La doppia crono del Tour strizza l’occhio a Evenepoel, pare che anche il Giro non baderà a spese in questo senso. Si annuncia un inverno di grandi ragionamenti.