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Bardiani in ritiro. Doppia fila e simulazioni di gara

26.02.2021
6 min
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Molta dell’Italia del ciclismo è in Toscana. Dopo essere stati nel covo della Vini Zabù, siamo andati anche in quello della Bardiani Csf Faizanè. La squadra di Roberto e Bruno Reverberi è in ritiro presso la tenuta Il Cicalino, un vero spettacolo tra campi, uliveti e antichi poderi nell’alta Maremma. Qui oltre ai turisti del week-end vengono centinaia di appassionati ciclisti (e biker) stranieri per scoprire i sentieri e le strade poco trafficate tra la costa e le colline. 

E non è un caso che la Bardiani abbia scelto questa location per la preparazione. 

Pronti a partire

Il motorhome dei meccanici e dei massaggiatori troneggia nell’aia del podere dello staff. E’ da qui che si parte per gli allenamenti. La squadra è quasi al completo. Mancano solo coloro che hanno già corso in Turchia, i quali però raggiungeranno presto i compagni.

Mirko Rossato, sempre grintoso e attento ai dettagli, spiega il percorso ai ragazzi. Il menu prevede spesso un bel po’ chilometri. Ma si dà spazio anche alla qualità. La sera lui e l’altro diesse, Luca Amoriello, preparano il percorso e lo inviano ai ragazzi che a loro volta se lo caricano sul computerino. Ma guai a sbagliare, perché basta un nulla che il navigatore li fa tagliare per strade sterrate. Gli è già successo di ritrovarsi… per campi!

Intanto i massaggiatori e i meccanici preparano il riso per le tartine, mentre i paninetti, le borracce e le barrette sono già pronti.

Rossato un mastino!

Ieri Rossato aveva previsto una distanza di circa 160 chilometri. Prima parte piatta, poi una salita pedalabile e un finale ancora in salita. Quest’ultima non era una scalata vera e propria ma un vallonato che prendeva quota, prima di planare sul Cicalino.

«Nella prima salita fanno un minuto a soglia e uno al medio – spiegava Rossato prima dell’allenamento – poi l’ultima ora e mezza faremo una sorta di simulazione gara. Sarà un tutti contro tutti. Avendo corso poco bisogna iniziare a mettere queste fasi più intense nelle gambe. Basta allenarsi ognuno con i propri programmi e con gli strumenti. Bisogna fare anche questi lavori per capire davvero com’è la condizione».

Rossato è un vero mastino. Ci tiene ai dettagli in modo particolare. Per esempio, i ragazzi nella prima parte in pianura si sono fermati per una sosta pipì, ma lui li ha ripresi subito. Gli aveva detto che fino alla prima salita non si sarebbero dovuti fermare. E lo stesso li aveva richiamati quando alle 9,25 più di qualcuno non era ancora pronto e si doveva partire alle 9,30.

Doppia fila e simulazione gara: la Bardiani c’è!

Concentrazione e sicurezza

I diesse sono molto attenti a questo aspetto. Ai ragazzi, benché professionisti, indicano come affrontare i vari segmenti delle strade.

«Occhio alla discesa, che magari è in ombra e può essere bagnata». «State a destra». Direttive come queste per quanto può sembrare strano non sono mai banali, neanche per un pro’. Un’altra cosa che ci ha colpito è stata la doppia fila, quasi perpetua della Bardiani.

«In questo modo – dice Rossato – oltre a stare più raccolti e a tenere la velocità più alta, i ragazzi sono più concentrati. Fanno un ritmo buono, ma non forte. I primi magari hanno 140 pulsazioni e se davanti restano sempre gli stessi quelli dietro pedalano a 90 pulsazioni. Il che non è allenante. Cambiando più spesso invece tutti lavorano di più».

Per la cronaca i ragazzi hanno completato l’allenamento (165 chilometri e 2.200 metri di dislivello) a 36,6 di media oraria!

Verso il Giro

La Bardiani era in qualche modo “tranquilla” riguardo la sua presenza al Giro d’Italia. Il Green Team, non è mai mancato nella corsa rosa. E anche quest’anno con la presenza della Alpecin Fenix, che almeno inizialmente aveva tolto spazio ad una wild card, la fiducia non era venuta meno.

La squadra è in crescita, anche nelle strutture. C’è un’organizzazione che ha poco da invidiare ai team più blasonati. E ci sono molti ragazzi che possono fare bene.

«Tonelli, Zana, ma anche Savini e Gabburo sono tra i più in forma – dice Amoriello, approdato quest’anno alla Bardiani – Zana è il più scalatore ed è già pronto. Savini sta andando bene e Gabburo ha vinto in Turchia. Vero, il livello non era altissimo, ma le corse facili non esistono».

Battaglin e Visconti

In più ci sono i due big: Enrico Battaglin e Giovanni Visconti. Il veneto è tornato alla base. Non è partito forte, ma si dice che lui sappia quando davvero entrare in forma e raggiungere il peso giusto. In fin dei conti “Battaglia” può stare tranquillo: non deve lottare per essere al Giro e può prepararsi come meglio crede.

E poi c’è Visconti. Il siciliano era partito molto bene prima di Natale, poi ha avuto qualche piccolo intoppo e infatti ieri nel momento della “guerra” un po’ era rimasto dietro, almeno all’inizio. Giovanni però ha portato quel senso di gruppo che forse mancava. Uno come lui è un collettore per tutti. Anche se quando gli chiediamo quasi scherzando: «Giovanni, ma questi ragazzi ti ascoltano?», lui ribatte: «I più esperti sì, i più giovani meno!». Motivo in più perché in gruppo serviva un corridore come l’ex tricolore.

Capitolo Fiorelli

Filippo Fiorelli è stata una delle sorprese della passata stagione. Il siciliano si è scoperto velocista, quasi a sua insaputa. Lui s’interfaccia spesso con Cipollini. Re Leone sta seguendo il ritiro di pari passo con la Bardiani Csf Faizanè. E qualche dritta gliela dà. I due impostano diverse sfide e il coraggio (e i watt) non gli mancano.

«A Filippo ho detto di fare le volate – dice Rossato – non perché debba vincere quelle di gruppo, ma perché deve imparare a fare quelle in cui arrivano 50-60 corridori. Quelli sono i suoi arrivi».

«Un treno per lui? No – dice Amoriello – non avrebbe senso. Fiorelli non è un velocista puro. Rischierebbe di fare peggio, lui deve buttarsi e quello che viene… viene. Fiorelli tiene in salita, un po’ come Marengo. Anzi, Umberto forse è anche un pelino più veloce, ma deve ancora esprimersi al meglio».