La stagione 2026 della Bardiani-CSF non è stata fin qui un percorso lineare. La squadra ha alternato buone prestazioni a qualche difficoltà di continuità, ma soprattutto si è trovata a fare i conti con un sistema che, secondo Roberto Reverberi, condiziona pesantemente la programmazione delle formazioni professional. Dopo aver fatto il punto con Alessandro Spezialetti per la Solution-Tech, e Giovanni Ellena per la Polti-Visit-Malta, ora è la volta appunto della Bardiani.
La rincorsa ai punti UCI per mantenere una posizione utile nella graduatoria di accesso ai Grandi Giri porta infatti a cercare risultati in ogni angolo del mondo, spesso sacrificando una pianificazione più mirata. A tal proposito la Bardiani è 28ª e dall’inizio dell’anno vanta 6 vittorie.
A questo si aggiungono le difficoltà create dalla nuova regola che non consente più di schierare i giovani nelle prove under 23 che erano per la Bardiani un bel bacino di punti. Reverberi guarda comunque con fiducia alla parte finale della stagione, ricca di appuntamenti adatti alle caratteristiche dei suoi corridori. Da qui riparte il team manager e direttore sportivo della Bardiani-CSF, tra bilancio e prospettive.


Partiamo dal bilancio della stagione, Roberto. Che 2026 è stata finora per la Bardiani-CSF?
Non è stata una stagione negativa per noi della Bardiani, anche se è mancata un po’ di continuità nel rendimento. Qualcuno ha avuto dei problemi e questo ha inciso. Il problema più grosso, però, è stato dover inseguire i punti. Quando devi correre per la classifica UCI, non riesci più a gestire i corridori come vorresti. Se devi andare in Cina, poi da un’altra parte, poi ancora altrove, per cercare punti e cercare di rientrare nelle prime trenta squadre, diventa complicato costruire un programma davvero mirato. Alla fine siamo 34 squadre tra WorldTour e professional e ci giochiamo quattro posizioni. Per questo siamo costretti a correre dappertutto.
E’ un sistema che, secondo te, penalizza soprattutto le squadre professional?
Sì, perché alla fine questa regola serve soprattutto agli organizzatori. Incentiva le squadre professional ad andare a correre dall’altra parte del mondo, perché così gli organizzatori più remoti hanno la certezza di avere team di un certo livello al via. Ma per noi significa non poter programmare la stagione come sarebbe più logico fare. E in tutto ciò neanche hai la certezza di partecipazione, in quanto devi attendere gli inviti. Gli organizzatori in questo modo si trovano ad essere quasi giudici di questa benedetta classifica UCI. Noi abbiamo circa 500 punti di vantaggio sulla trentunesima squadra e siamo un po’ più tranquilli rispetto ad altri anni, ma comunque siamo costretti a guardare ovunque.
Vero, ma per onestà va detto che la Polti è riuscita a fare qualcosina di diverso quest’anno e quelle due vittorie di categoria. Pro l’hanno aiutata…
Certo, la possibilità di fare il Giro d’Italia e alcune vittorie importanti l’hanno aiutata parecchio. Anche loro come noi e molti altri team hanno fatto affidamento sulle vittorie dei titoli nazionali. La Solution Tech, invece, il Giro non lo ha fatto e ha raccolto parecchi punti altrove. Mentre noi al Giro dovevamo portare i migliori corridori, ovviamente. Io sto parlando contro il mio interesse, visto che il Giro d’Italia lo abbiamo fatto e ci ha fatto piacere, chiaramente, ma proprio questo dimostra che non è un sistema uguale per tutti. Se fai una grande corsa hai la possibilità di conquistare parecchi punti, ma visto il livello e il divario che c’è con certe squadre è anche alto il rischio di raccogliere poco, pochissimo. Secondo me ci dovrebbero essere le stesse corse per tutte le squadre che partecipano a una determinata classifica. Ma tanto sono cose che abbiamo detto mille volte.


Venendo invece al rendimento dei tuoi corridori, Roberto, c’è qualcuno da cui ti aspettavi qualcosa in più?
Ci aspettavamo un po’ più di continuità soprattutto da alcuni corridori più esperti. Adesso, però, abbiamo ancora tante corse davanti e soprattutto molte gare italiane nelle quali possiamo fare bene. Ci sono appuntamenti che, per caratteristiche, possono essere adatti a noi. Penso al Matteotti, al Pantani e al Peccioli. Sono corse nelle quali speriamo di riuscire a ottenere risultati importanti. Anche il Giro d’Italia tutto sommato è andato abbastanza bene. Lo abbiamo fatto praticamente con quattro corridori, perché gli altri quattro erano al debutto. Quindi Magli, Zanoncello, Marcellusi e Tarozzi hanno fatto bene. Si sono fatti vedere. Il problema è che oggi il modo di correre è cambiato molto. Anche nei Grandi Giri vedi fughe di 20 o 30 corridori con dentro atleti di livello altissimo. Ci sono squadre WorldTour che fanno fatica a vincere una tappa perché ci sono quei quattro o cinque team che dominano. E così devono cercare di inventarsi qualcosa anche loro. Va da sé che per una squadra come la nostra le cose si complicano. Se c’è un arrivo in pianura magari puoi giocartela, ma basta una salitella che i corridori del WorldTour ti staccano.
E ovviamente devi cercare traguardi parziali, piazzamenti, occasioni…
Esatto. E noi siamo fortunati perché i nostri sponsor conoscono l’ambiente e non ci mettono addosso pressioni irrealistiche. Conoscono i budget delle squadre più importanti. Ci sono formazioni WorldTour con budget da 30 milioni di euro che a fine stagione magari vincono sette o otto corse, se non corse di secondo livello… come noi. Per questo dico che, con il budget che abbiamo, credo che facciamo dei miracoli.
Quanto ha penalizzato la Bardiani il regolamento che limita la partecipazione dei giovani nelle gare under 23?
Tanto. Noi a novembre avevamo già programmato il calendario Under 23, con il Giro Next Gen, il Valle d’Aosta e altre corse. Avevamo messo in preventivo almeno 40 giorni di gara per i nostri giovani, proprio per permettere loro di fare esperienza e crescere. E anche di fare punti. Poi ci siamo trovati spiazzati e abbiamo dovuto cercare corse dappertutto per farli correre. Il problema è che non siamo riusciti a costruire un’attività costante. Per far crescere un ragazzo di 18 o 19 anni servono anche gare adatte, magari meno dure e con avversari di livello più accessibile.


Questa situazione ha complicato molto le rotazioni, immaginiamo. Ma è anche vero che avendo meno gare ha concesso più tempo ai ragazzi per prepararsi meglio…
Sì, ma fino a un certo punto. Oggi la preparazione è diventata molto importante e alcune squadre lavorano alternando altura, gare, di nuovo altura e poi altre gare. Questo permette di prepararsi bene per gli appuntamenti. Ma parliamo di ragazzi molto giovani, che hanno bisogno soprattutto di correre e fare esperienza. Se un corridore esperto ha un appuntamento al mese, sa come prepararsi e come arrivarci. Un ragazzo di 18 o 19 anni, se corre una volta al mese, non ha ancora gli strumenti per farlo. Lo dimostra anche il percorso dei dilettanti, che corrono una o due volte alla settimana e fanno un’attività costante. Mentre i più esperti non hanno la possibilità di fare tutti quei ritiri e tutte quelle alture in una squadra come la nostra.
Guardando alle ultime gare della stagione, la Bardiani sarà presente in tutti gli appuntamenti italiani?
Sì, in Italia faremo praticamente tutto. Il Lombardia lo abbiamo sempre fatto e immagino ci saremo anche quest’anno. Qualche anno fa Pelizzari ha ottenuto il nostro miglior risultato nella gara e ci teniamo particolarmente. Poi è chiaro che non è la nostra corsa… Ma per le altre sono fiducioso, come ho accennato anche prima. Adesso si riparte dalla corsa a Philadelphia, negli Stati Uniti, poi altre gare in Asia e in Cina e quindi, appunto, le gare in Italia.
Da chi ti aspetti qualcosa in più nel finale di stagione?
Mi aspetto buoni risultati da Marcellusi, Magli, Colnaghi e Martinelli, quindi soprattutto dai corridori più esperti. Magli l’anno scorso era andato abbastanza bene proprio in queste corse. Marcellusi, sempre l’anno scorso di questi tempi era alle prese con il suo matrimonio e aveva perso un po’ di terreno per queste gare, ma in questa stagione mi aspetto che possa tornare a far vedere qualcosa di buono. Le caratteristiche delle prossime gare possono aiutarci e speriamo di chiudere la stagione nel modo migliore.