Oltre 2.900 punti UCI, il 26° posto nel ranking e ben 25 vittorie. Numeri che raccontano meglio di qualsiasi considerazione l’ottima stagione del Team Solution Tech-Nippo-Rali, una delle tre formazioni Professional italiane. E forse, a inizio anno, nemmeno all’interno della squadra si aspettavano un bilancio di questo tipo.
La programmazione ha seguito una logica precisa: tante corse di livello internazionale, anche lontano dall’Europa, abbinate ad appuntamenti di buon livello nel calendario continentale e a qualche presenza in gare WorldTour. Una strategia costruita sulle caratteristiche della rosa e sulla possibilità di raccogliere punti e risultati con continuità.
Il «forse», però, è d’obbligo. Perché dietro a numeri così importanti di questa stagione non c’è soltanto la qualità dei corridori, ma anche un lavoro quotidiano fatto di programmazione, gestione del gruppo e fiducia reciproca. A raccontarlo è Alessandro Spezialetti, direttore sportivo della formazione, che insieme a Serge Parsani e agli altri tecnici ha accompagnato la squadra in una stagione fin qui particolarmente produttiva.


Dunque, Alessandro, che stagione è stata fin qui?
Direi che è stata una gran bella stagione. Abbiamo vinto delle gare, ma soprattutto nella maggior parte di queste siamo sempre stati protagonisti. Per me è importante, perché significa che abbiamo corso bene. In più, cosa ahimè importantissima, abbiamo già superato il punteggio ottenuto lo scorso anno e abbiamo ancora due mesi di gare davanti. Ho detto ahimè perché purtroppo, nel ciclismo di oggi, spesso conta più fare un quarto e un settimo posto che vincere una gara e basta. Io sono più per quest’ultima filosofia: preferisco una squadra che sia costantemente davanti e protagonista.
Alla fine la vostra rosa si è dimostrata anche un organico di qualità: Tsarenko, Pozzovivo, Fabbro, Conti…
E non dimenticherei Dusan Rajovic, che ha già ottenuto dieci vittorie in stagione. Ma non sono soltanto loro: è proprio un bel gruppo e lavoriamo in armonia. Con Serge Parsani e gli altri direttori ci siamo suddivisi i ragazzi, ma tutti i corridori si fidano di tutti noi e si fidano molto. Chiaramente questi sono anche un po’ le locomotive del gruppo, soprattutto per i più giovani. Penso, per esempio, a Matteo Regnanti, che per me dal prossimo anno può fare un’ottima stagione. All’inizio è stato un po’ sfortunato, ma poi, man mano, sta uscendo. E poi avere un corridore come Rajovic, che in volata raramente sbaglia e porta vittorie, ti dà sicurezza. Ti toglie pressione e, automaticamente, le cose poi vanno meglio.
Avete vinto tanto, ma è mancato addirittura qualcosa? C’è stato un momento difficile in stagione?
Non in particolare. Ci sono state sfortune e vari episodi, come succede a tutte le altre squadre: cadute, forature, infortuni. Ma le sfortune fanno parte del gioco. Come detto, mi è dispiaciuto un po’ per Regnanti, che è caduto alla prima gara della stagione. E Matteo Fabbro, forse, in un paio di occasioni avrebbe potuto ottenere qualcosa in più ed essere ancora più continuo. Però direi che va bene così.


Visto il livello delle gare a cui partecipate e le vittorie ottenute, siete ormai diventati un riferimento?
In determinate gare sicuramente sì. Le concorrenti ci temono o, quantomeno, ci osservano. Abbiamo dimostrato di poter dire la nostra anche nelle gare di categoria 2.1, dove ci sono due, tre o quattro squadre WorldTour. Lì un corridore come Rajovic è da tenere d’occhio. Lo si è visto anche al Giro di Sardegna, allo Slovenia: non dico che vinca facile, ma sai di certo che se la gioca. Quando vedi una Red Bull-Bora tirare per il loro velocista, correre da padrona e tu che li batti… ammetto che è una bella soddisfazione per un team piccolo come il nostro. E poi Rajovic oltre a essere forte, è un corridore veramente caparbio e scaltro, capace di muoversi con la squadra ma anche da solo. Spesso ha al suo fianco Tilen Finkst e anche questo, in linea di massima, cerco di tenerlo in considerazione quando facciamo le formazioni. Poi c’è il Pozzo, che è una garanzia. Magari non vince, ma anche come è successo in Repubblica Ceca sai che può andare a podio. E’ sempre davanti e questo dà carica e sicurezza in quel che si fa. Si corre da squadra insomma.
Come vi coordinate con i ragazzi? E soprattutto, con un organico di 20 atleti, riuscite a programmare bene i periodi?
Ognuno ha il proprio preparatore e poi, come tutti gli altri, utilizziamo TrainingPeaks e monitoriamo i ragazzi. Ma soprattutto li ascoltiamo. Io, almeno, li ascolto molto. Per la programmazione invece dipende dai momenti. Fino a maggio, più o meno, riusciamo a dare dei periodi ai ragazzi. Poi bisogna sempre attendere gli inviti da parte delle corse e fare i conti con eventuali infortuni. Da adesso fino alla fine, però, siamo messi bene.
Ecco Alessandro, guardiamo avanti: che gare farete? E soprattutto vi vedremo nelle corse italiane di settembre e ottobre?
In Italia sì, le faremo tutte. Manca solo da sapere se faremo o meno il Lombardia. Un gruppo ha corso in quel di Panama giusto nei giorni scorsi e di nuovo ha ottenuto buoni risultati. Perché okay che molte corse che facciamo sono piccole, ma poi le devi vincere…


Il Lombardia che tra l’altro non sarebbe proprio la vostra corsa…
Insomma, avendo un Pozzovivo così… Non dico una top ten, che sarebbe un sogno, ma una top 15 la può fare e sarebbe una bella soddisfazione. Poi è chiaro che non è quello il nostro obiettivo della stagione, ma è sempre una Monumento e una partecipazione ci farebbe soltanto piacere. L’importante è che continuiamo su questa strada, che continuiamo a cogliere bei risultati fino alla fine. Poi si penserà al 2027. Dobbiamo correre agguerriti, attenti e dando sempre il massimo.
Alessandro, ti hanno dato le chiavi di questa squadra in qualche modo e, senza nulla togliere agli altri direttori sportivi, le cose sembrano girare bene. Siete più quadrati nel modo di correre e nella programmazione…
Grazie, ma non sono cose che devo dire io. Io non posso che essere riconoscente ai vertici della squadra e a Serge Parsani, che mi ha dato fiducia. Come vedete, la fiducia è anche tra di noi e non soltanto tra i corridori nei nostri confronti. Io qui sto bene, i corridori mi ascoltano e ci ascoltano. Tra noi direttori non c’è rivalità o invidia. Anzi, quando uno vince ci si sfotte bonariamente e siamo contenti tutti.
Hai parlato spesso di fiducia e di corridori che ascoltano. Ma come si fa oggi a farsi ascoltare dai ragazzi? Soprattutto in una professional, dove molti cercano un riscatto personale o un posto nel WorldTour…
Non voglio dire che sono come il povero Ferretti, però credo che servano il bastone e la carota. Si è amici, si scherza, ma i corridori devono stare al loro posto. Possono arrivare fino a un certo punto, poi basta. Se ti dicono che vogliono uscire alle 17 per la sgambata perché è più fresco, sai che poi i meccanici faranno tardi. E allora cerchi di mediare. Una volta accetti e una volta no. Faccio un altro esempio. Magari io preparo un timing per andare alle tappe e si deve partire dall’hotel tre ore prima. Allora Pozzovivo, che è il più esperto e ne sa sempre una più del diavolo, cerca di tirare il più possibile. Magari ti scrive: «Spezia, partiamo 40 minuti più tardi». Allora negozi. Se la tappa è tranquilla magari gli dici sì, altrimenti gli concedi soltanto pochi minuti.