Racconta Pietro Mattio (immagine Fg Photos in apertura) che quando gli amatori lo vedono in allenamento, lo osservano con più attenzione del solito. Vedere un corridore della Jumbo-Visma, sia pure del Development Team, fa un certo effetto. Soprattutto dopo che la squadra olandese ha vinto il Giro, il Tour e la Vuelta. Lui sorride e risponde alle domande, ma intanto tira dritto, lungo questa prima stagione fra i gialloneri.
Se all’inizio era parso quasi intimorito per il grande passo, adesso trasmette un senso di sicurezza che fa bene al morale. Ricordiamo bene la foto scattata in un ritiro in Croazia, apertura del primo articolo su di lui, quando il giovane piemontese venne invitato per guardare più da vicino la struttura che di lì a poco lo avrebbe accolto. Era un bimbo sulla porta del paese dei balocchi. La stagione volge al termine. Ci saranno il Lombardia U23 e poi la Coppa San Daniele in Friuli, a capo di un anno con 32 giorni di gara, di cui 6 sono state corse a tappe. Miglior risultato il terzo posto alla Targa Crocifisso corsa in Puglia con la nazionale, in precedenza due settimi posti: ai campionati italiani e alla Slag om Woensdrecht, corsa olandese in cui quarto è arrivato il compagno Belletta.
Come sta andando questa prima stagione olandese?
Soddisfatto, senza dubbio. L’organizzazione dietro è tanta, non ci fanno mancare nulla. E sono soddisfatto anche delle mie prestazioni. Penso di essere cresciuto tanto e questo era l’obiettivo principale di quest’anno. Senza avere grosse pressioni addosso, cercando di migliorare il più possibile. Per il resto tutto bene.
All’inizio eri un po’ timoroso, ora hai trovato la tua dimensione?
Un po’ di timore c’è sempre quando cambi squadra. In più andavo nel team più forte al mondo, ero curioso di sapere cosa facessero e come. Invece ho trovato una squadra normalissima, che sicuro non lascia nulla al caso. E’ questo il loro punto forte, perché curano tutto nei minimi dettagli ed è quello che probabilmente fa la differenza rispetto agli altri.
I grandi hanno vinto Giro, Tour e Vuelta: che effetto fa allenarsi vestito come loro?
Attira gli sguardi dei ciclisti della zona, anche perché ormai mi conoscono. Ho gli occhi puntati e questo fa sicuramente molto piacere. Mi fanno domande. Gli amatori diventano matti per queste cose, perché alla fine cerchiamo di dare spettacolo e in effetti ci riusciamo.
Come è andato il salto di categoria?
Mi aspettavo di sentirlo di più. Invece con i nuovi strumenti che hanno, si riesce ad allenarsi veramente bene. Sono riuscito a raggiungere subito un livello che mi permettesse almeno di provare a fare la mia corsa. All’inizio faticavo di più, anche perché non era semplice conciliare allenamento e scuola, ma da quando ho fatto la maturità, sono riuscito ad allenarmi con più costanza, mettendo sicuramente un po’ più di ore nelle gambe. E gli effetti si sono visti. Sono riuscito a centrare il primo podio nella seconda parte di stagione, mentre prima era venuta una top 10 in una gara olandese, anche quella nazionale non internazionale. Sono arrivato settimo ai campionati italiani, quindi sono abbastanza soddisfatto.
In cosa è cambiata maggiormente la preparazione?
Sicuro per il numero di ore. Da junior a U23 cambia abbastanza, perché si allungano anche le corse. Per fortuna ho avuto la possibilità di correre con i professionisti. I chilometri sono tanti e in certe giornate la qualità dell’allenamento è molto alta. Più che altro, ho visto che nella Jumbo prediligono la qualità alla quantità, che è meglio per il recupero. Non devi stare tutti i giorni sulla bici per 5-6 ore, a volte ne bastano 2-3 e fa davvero la differenza.
Ti capita di parlare di questi argomenti con under 23 che corrono in Italia?
Mi è capitato perché un amico corre in Italia e praticamente ci alleniamo quasi tutti i giorni insieme. All’inizio ho notato veramente la differenza, poi anche lui ha cambiato abitudini, non so se grazie a me oppure al suo preparatore. Prima faceva sempre tanto, ora ha un po’ ridotto i volumi e secondo me è migliorato tanto anche lui.
Anche voi del Devo Team siete seguiti per l’alimentazione?
Non abbiamo ancora tabelle alimentari, quanto piuttosto un progetto che punta allo sviluppo regolare. Non tutto e subito, ma intanto lavoriamo con il Food Coach. Il primo anno vengono insegnate le basi, ora pian pianino abbiamo iniziato a introdurre i pasti pesati o degli spuntini pesati per poi arrivare, credo già dal prossimo anno, ad avere tutto controllato, pesare tutto e iniziare a scrivere sull’App in cui ogni giorno si deve appuntare ciò che si mangia.
Ora che parti da una base più solida, che tipo di inverno ti aspetti?
Parto avvantaggiato rispetto al 2022, ma penso che sarà molto simile all’ultimo. Di sicuro farò qualcosina di più, perché l’anno scorso avevo la scuola, quest’anno invece sono più libero. I ritiri saranno gli stessi, molto probabilmente. Quindi andremo a dicembre in Norvegia a fare sci di fondo. Qualcuno potrebbe ironizzare, poi vai e capisci che il fondo è uno sport di fatica forse anche più del ciclismo. E ti accorgi che vai più forte di quando sei partito, com’è possibile?
Tu sapevi sciare, oppure hai imparato per necessità?
Per fortuna sapevo già farlo e questo mi ha aiutato da subito, però non è un problema, anche se non sai sciare, perché nei primi giorni ti insegnano. Se poi non usciamo, facciamo anche palestra, corsa e sport alternativi che aiutano il fisico.
Quanta voglia avresti di passare professionista?
Questo era un anno di transizione, non mi aspettavo grossi risultati, perché comunque era tutto nuovo. Squadra nuova, categoria nuova, tante gare internazionali, quindi anche il livello si è alzato molto, quindi non volevo pressione. Dal prossimo anno, il secondo da U23, ci proviamo con più cattiveria e speriamo magari di poter già firmare per gli anni successivi.
Se guardi il ragazzino di quella foto in Croazia e ti rivedi dopo un anno, cosa pensi?
Sicuro da quel giorno è passato più di un anno. Vestire la maglia della Jumbo lo vedo come motivo di orgoglio, una cosa che non tutti possono fare. E quindi, cavolo, sono proprio orgoglioso di quello che sono riuscito a fare finora.