«Martinelli dice che l’anno prossimo inizierò a capire come si fa il corridore – ha detto ieri il tricolore juniores Balliana – lui mi ha fatto migliorare moltissimo e per questo lo ascolto. In gara mi ha detto: “Vai che oggi sei vincente”. E io ci ho creduto. Sentire uno come lui che ti dice certe cose ti dà un’adrenalina incredibile».
Martinelli risponde da un sottofondo di uccellini e caldo dalla sua casa di Rovato. Sono passati cinque giorni dalla vittoria di Balliana e il rimuginare sulle parole del giovane sardo ci ha spinto a chiamare Giuseppe, che in vita sua ha avuto a che fare con un altro sardo come Fabio Aru e più in generale ha storie piuttosto importanti da raccontare in tema di maglie tricolori.
«Nella determinazione mi ricorda Fabio, dico la verità – riflette Martinelli – perché probabilmente è abituato all’idea che tutto sia più faticoso e che quando uno vuole arrivare, deve partire e metterci veramente tutto. Balliana è uno di quelli, perciò sembra davvero l’Aru dei primi anni che trovai la prima volta a Palazzago e mi riempì di domande perché voleva sapere tutto. Ho capito subito che anche Balliana fosse un ragazzo con cui si può lavorare bene. Lo faccio anche con gli altri, però non è uguale con tutti…».


Quali sono le differenze?
Un conto è quello che ti chiama ogni tanto perché ha fatto un bell’allenamento oppure non ha avuto buone sensazioni, un conto è quando ti senti o ti vedi regolarmente. Con Enrico ci vediamo una volta alla settimana, il mercoledì, per l’allenamento di squadra. E lì si parla, prima e anche dopo.
E che cosa hai capito parlandoci ogni settimana?
Già l’anno scorso, fra agosto e settembre quando ho cominciato a seguirli, gli ho detto: “Guarda, possiamo costruire veramente qualcosa, però devi crederci, perché dovrai fare dei sacrifici”. Si vedeva che fosse attento a tante cose, ma a certi aspetti non ci pensava. Ad esempio al mangiare…
Ci sta che da junior ancora non si sappia tutto. Per fortuna…
E io gli ho spiegato che la vera svolta c’è stata con l’alimentazione, non con i piccoli aggiustamenti della preparazione. Gli abbiamo suggerito di mangiare in modo più mirato e semplicemente facendo così è sceso anche di peso. E’ stata la svolta della stagione, anche se all’inizio gliene sono successe di tutti i colori. Il primo mese andava più forte di tutti eppure non aveva portato a casa niente. E’ caduto alla Kuurne-Brussel-Kuurne ed era davanti. E’ caduto al Trofeo Falcone e alla fine è arrivato alla fine di marzo che aveva fatto solo il quinto posto di Nonantola, pur essendo andato sempre forte. Invece da aprile, ha cominciato a crescere.


Va bene imparare a mangiare, ma Balliana non dà la sensazione di essere uno junior così all’estremo: anzi, dà l’impressione di avere ancora margini…
E’ proprio così, anche perché ha cominciato su strada solo l’anno scorso e prima ha fatto mountain bike. Ma lo sapete che fare mountain bike in Sardegna non significa fare un’attività a livello nazionale o internazionale. Invece a partire da ottobre dell’anno scorso, ha cominciato veramente a fare il corridore con una certa continuità di allenamento e ha degli ottimi margini di miglioramento.
Anche in questo è molto simile ad Aru, che veniva pure da cross e MTB.
Pensate che la prima volta che lo vidi, fu al campionato italiano di ciclocross che organizzammo a Rovato. Visto che veniva dalla Sardegna, si doveva pagargli tutte le spese e mi resi conto che ci costava più quel ragazzino sardo di tutti i veneti messi insieme. Anni dopo realizzai che quel ragazzino era Fabio Aru…
Fabio Aru che con Martinelli e Zanini nel 2017 vinse un tricolore da professionista a Ivrea, ricordi?
Ricordo che durante la settimana lo convinsi ad andare sul percorso. Presi su anche la sua fidanzata perché volevo si rendesse conto che era un circuito adatto alle sue caratteristiche. Per fortuna lo capì e andò forte davvero. E’ stato uno dei campionati italiani che assieme a Zazà abbiamo vinto meglio, di tecnica e forza. Fabio è riuscito a staccare tutti i più forti. Di tricolori ne ho vinti ancora, con Commesso, con Nibali e anche con Velasco. Ma quello di Aru è stato uno dei meno prevedibili, che quando ci riesci godi il doppio. Perché comunque vinci con un corridore buono con cui dopo vai al Tour.




Anche il tricolore 2023 di Velasco fu abbastanza insperato…
Se parlate con Simone, ancora oggi si ricorda della riunione in cui dissi che avremmo corso per lui. Forse non ci credeva, però alla fine andò veramente come avevamo immaginato. Moscon, che era trentino e avrebbe potuto fare la sua corsa, lavorò per lui e così anche Garofoli. L’Astana ai campionati italiani è sempre stata una grande squadra…
Peccato che quando Nibali vinse il suo tricolore, la maglia fosse bruttina…
L’Astana è stata la squadra cui ho dato tanto e da cui ho ricevuto tantissimo, ma Vinokurov non stravedeva per il campionato italiano. Perché dovevi fare la maglia con le righe orizzontali al posto della tinta unita. Convincere Shefer e Vino che il campionato italiano fosse importante e che quella maglia la porti un anno dappertutto non era facile. Per quella di Vincenzo non ho dormito per due notti e non feci dormire nemmeno il presidente federale Di Rocco, che non voleva darmi il nulla osta, ma Vinokurov non avrebbe concesso altro.
Invece per Aru faceste la maglia tricolore tradizionale…
Finito il campionato italiano, chiamai Vino e gli dissi che doveva farmi un regalo e permetterci di fare la maglia tricolore. Ebbene, lui quella volta disse di sì. Mi ricordo che a Vincenzo la cosa scocciò, perché l’aveva vinta per due volte e non gli avevamo mai fatto una maglia così bella.






Nibali vinse nel 2014 e 2015, quale ti è rimasto più impresso?
Il primo, il secondo era scontato perché a Torino era nettamente il più forte. Ma a Cles fu una faticaccia, perché fino a quel punto non era andato un granché. Non aveva fatto il Giro, avevamo scelto un diverso avvicinamento al Tour e le cose non ingranavano. Da lì però cambiò tutto: Nibali vinse il campionato italiano, andò in Francia e vinse il Tour. Quello fu proprio il giorno della svolta.
Secondo te il tricolore sarà un passaggio chiave anche per Balliana?
Sicuramente, al 100 per cento, ma vi dico la verità: con quella maglia, Carosi può confermarlo, negli juniores non c’è niente di facile. Ti corrono tutti contro e quando ti ritrovi le squadre di Fedrizzi o di Pezzo Rosola che vogliono impedirti di vincere, è tutto più difficile. La maglia di campione italiano è uno specchietto per le allodole.
Domanda difficile: Balliana farà il Lunigiana con la Sardegna?
Domanda molto difficile. In questi giorni devo sentire l’organizzatore, perché credo che negli ultimi anni la Sardegna non abbia mai fatto il Lunigiana. Ci sarebbe anche suo fratello, che è un primo anno ed è pure forte, ma non credo si arrivi a fare una quadra regionale. Sarebbe davvero brutto che non ci fosse in gara il campione italiano. Stiamo cercando di capire come fare (raggiunto in serata, Alessandro Colò ci ha però anticipato che la Sardegna sarà in gara con una sua rappresentativa, ndr).