«Conosco bene Enrico – dice Carosi, che a Balliana ha ceduto il tricolore juniores – perché ci ho corso insieme anche in mountain bike. Adesso che il campione italiano è lui, gli direi di correre sereno perché il suo già l’ha fatto. Indossare quella maglia è un onore, dovrà cercare di valorizzarla al meglio possibile. Fino all’ultimo, fino a quando abbiamo imboccato tutti insieme l’ultimo strappo a 5 chilometri dall’arrivo, ero molto fiducioso. Sapevo che lui è veloce, forse più di me. Ma in quel momento non pensavo alla volata…».
Pensava di staccarlo, ma Balliana è passato davanti e Carosi non è più riuscito a reggerne il passo. Lo ha visto andare via con Rosso e per questo ha dovuto fare la volata per il terzo posto. E tutto sommato, al di là dello smacco e anche se sul podio sembrava distrutto, ha avuto finalmente la sensazione di essere tornato.
«Nel momento in cui gli ho visto indossare la maglia – ricorda – mi sono passati in mente tutti i ricordi del mio anno col tricolore. E’ stato un anno complicato, pieno di cose belle, ma anche di momenti bui a causa di alcuni problemi fisici. Quando sono rientrato ho avuto delle cadute e qualche problema meccanico, diciamo che gli ultimi mesi sono stati abbastanza difficili, per questo il terzo posto all’italiano è stato la gara della rinascita».


Il peso della maglia
Nel giorno in cui tutti gli onori vanno al vincitore, pochi hanno guardato la delusione nello sguardo del viterbese che lo scorso anno a Trieste aveva sorpreso tutti con una grande volata tricolore. E se il 2025 è stato l’anno delle tre vittorie e di altri otto piazzamenti nei primi cinque, il 2026 finora è stato un calvario di problemi (in apertura, foto xpix.it).
«Quando stai male e durante le corse ti stacchi – mormora Carosi – hai tutti gli occhi puntati addosso perché indossi la maglia tricolore e comunque riprendersi non è facile. Adesso mi sento bene ed è stato bello ritrovarmi davanti al campionato italiano a giocarmi la vittoria. Certo un po’ di rammarico c’è. Erano venuti alcuni parenti, i miei genitori, i miei amici e vincere con loro che mi guardavano sarebbe stato la ciliegina sulla torta».


La conoscenza di sé
Per onorare la maglia nonostante i problemi, Carosi ha accettato anche sfide molto alte, come andare a correre il GP E3 di Harelbeke e la Liegi Juniores.
«Andare al Nord – spiega Carosi – è stata una gran bella esperienza. Sono stato in Belgio due volte in maglia tricolore quest’anno: la prima con la nazionale ad Harelbeke, e poi alla Liegi e da quelle parti il campione italiano ha molto seguito. Anche se le cose non sono andate come speravo, ho imparato molto a conoscere me stesso le mie doti e ancora meglio i miei limiti e le mie caratteristiche. Credo che mi aspetti una fase di crescita complessiva, sia fisica che mentale, però in questi due anni sto lavorando bene, con la mia squadra sto facendo un bel percorso».


Da Roma in giù
La sua squadra, il Team Coratti, è da qualche anno una delle ultime roccaforti del ciclismo nel Centro-Sud. Negli anni si è gemellata con la Mastromarco e poi con la Work Service e alla fine, saltato l’ultimo abbinamento con la Borgomolino, ha deciso di andare avanti con il consueto orgoglio. Proprio stamattina il gruppo guidato da Pierluigi Terrinoni e Tarcisio Saccucci si è allenato sulle strade di Fiuggi, dove il caldo non ha concesso scampo.
«Sicuramente è molto impegnativo correre in una squadra di qui – spiega Carosi – perché a ogni weekend ci dobbiamo muovere e andare soprattutto in Veneto o in Lombardia. Sono sempre trasferte molto lunghe, però quando vai là e riesci a far bene è comunque un orgoglio doppio. E adesso voglio tornare a fare bene. Fisicamente ci sono e anche mentalmente mi sento sempre meglio. Ci sarà un bel blocco di gare di luglio, che sono molto adatte alle mie caratteristiche.
«Questo weekend correrò il Giro della Valdera, puntando a una tappa. Nelle settimane successive c’è la Tre Valli Varesine, che mi piace molto e poi l’internazionale di Loria. E poi ci sarebbe la nazionale, ma avendo avuto tutti i miei problemi fisici, è chiaro che altri ragazzi come Brandon Fedrizzi, Patrick Pezzo Rosola e lo stesso Enrico Balliana siano messi meglio di me. Per cui cercherò di dare il meglio per poi provare a essere riconvocato».


Il ricordo del Lunigiana
L’album dei ricordi affronta le ultime pagine. Si percepisce dalla voce la grande voglia di riscatto, mentre il suo guardare al passato lo porta ai giorni del Giro della Lunigiana, i più belli corsi in maglia tricolore, quando si è trovato – campione italiano – contro i campioni di altri Paesi. Dei giorni più brutti non si ha quasi voglia di parlare, ma sono stati quelli della salute che non c’era e delle corse che non riusciva a finire.
Ecco perché essersi ritrovato a lottare per un altro tricolore gli ha acceso dentro nuovamente una lucina. Ed ecco perché chi era sotto a quel podio potrebbe giurare che a un certo punto dietro quel muso lungo sia di colpo spuntato un sorriso o piuttosto un ghigno. Come per dire: ve lo faccio vedere io adesso chi è Vincenzo Carosi…