Giro d'Italia Women 2026, Elisa Longo Borghini

Cosa c’era in quell’urlo di Elisa? Glielo abbiamo chiesto

14.06.2026
6 min
Salva

C’è stata una frase pronunciata da Elisa Longo Borghini dopo la vittoria di Saluzzo, ultima tappa del Giro d’Italia Women, che dà l’esatta misura di quanto la sua primavera sia stata una rincorsa tanto faticosa. «Non è tanto per la vittoria in sé – ha detto la campionessa italiana – ma per aver ritrovato il livello delle mie prestazioni».

Vogliamo partire da qui e per questo l’abbiamo disturbata durante i giorni del recupero, comunque attivo, perché da mercoledì Elisa sarà in gara al Giro di Svizzera che parte da Sondrio.

Dopo due vittorie consecutive al Giro d'Italia, Elisa Longo Borghini è stata la beniamina dei bimbi
Dopo due vittorie consecutive al Giro d’Italia, Elisa Longo Borghini è stata la beniamina dei bimbi
Dopo due vittorie consecutive al Giro d'Italia, Elisa Longo Borghini è stata la beniamina dei bimbi
Dopo due vittorie consecutive al Giro d’Italia, Elisa Longo Borghini è stata la beniamina dei bimbi
Significa che per tutto il Giro, tranne quell’ultima tappa, non ti sei mai sentita la vera Elisa?

E’ così. Da quando sono guarita e per tutta la preparazione del Giro, non mi sono sentita mai veramente al 100 per cento, non so come dire. Ero anche consapevole che sarei andata al Giro non al massimo, perché sarebbe stato abbastanza impossibile. Però, se sei una vincente con la mentalità di un certo tipo, ti rode, ti dà fastidio. Quello che ricercavo io erano le buone sensazioni. L’essere protagonista, cercare di essere al mio livello, quello che sento che mi appartiene.

Come si lavora quand’è così?

L’entusiasmo rimane, però è ovvio che conosci i tuoi numeri e se ti rendi conto di essere un po’ sotto, iniziano a venirti i dubbi. Inizia anche ad esserci un po’ di nervosismo perché vorresti essere davanti e sai che potenzialmente potresti essere lì, ma devi mantenerti razionale. Ricordare da dove arrivi e accettare che semplicemente non puoi farcela. E questo non è semplice da accettare.

Sembra di capire che la parte più dura sia stato tenere a bada la mente…

Sì, esattamente. Restare calma ed essere razionale è stata la parte più difficile.

Forse non si è avuta chiaramente la percezione di quanto sia stato fastidioso il problema che hai avuto in primavera.

Mi sono ammalata il 19 marzo e sono guarita il 20 aprile. Tra una cosa e l’altra, quella che sembrava una banale influenza è diventata un’infezione ai bronchi e alla trachea e non riuscivo a venirne fuori. Ho dovuto fare una settimana di antibiotici e poi dal 20 aprile in avanti il tempo per prepararsi è stato quello che era. Ho potuto fare un mese sul Teide, però in un mese non puoi arrivare al miglior livello se ti mancano le corse nelle gambe.

«Quando mi stacco, mi vergogno - dice Elisa - pensando a quello che penserà la gente»
«Quando mi stacco, mi vergogno – dice Elisa – pensando a quello che dirà la gente»
«Quando mi stacco, mi vergogno - dice Elisa - pensando a quello che penserà la gente»
«Quando mi stacco, mi vergogno – dice Elisa – pensando a quello che dirà la gente»
Il Teide dopo il Fiandre era comunque nei programmi, come il fatto di non correre prima del Giro?

E’ vero, però un conto è essere in salute, un conto è ritornare a correre malata. Ho ricominciato ad allenarmi appena mi è passata la febbre. Pur tossendo mi sono presentata Dwars door Vlanderen e al Fiandre. Fare una settimana di antibiotici e dover recuperare anche quello non è stato simpatico.

Dopo la crono hai detto che si trattava del primo sforzo massimale dal 5 aprile, il giorno del Fiandre…

All’inizio ho dovuto lavorare di nuovo sulla base, poi verso la fine del ritiro siamo arrivati a fare un po’ di lavoro anaerobico e sforzi leggermente più intensi. Però sforzi prolungati e intensi non ne avevo proprio fatti prima del Giro.

L’ultima tappa è stata una vittoria dei valori ritrovati oppure è stata più una vittoria di tigna, bella e buona?

Tutte e due diciamo (Elisa sorride, ndr). A parte tutto, quel giorno mi sono svegliata e stavo molto bene. La salita di Montoso l’ho fatta praticamente passeggiando, non mi sembrava neanche vero. E poi ho tirato fuori anche un po’ di attributi, un po’ di grinta, diciamo…

L’urlo sull’arrivo è uno dei più belli di sempre. Significava proprio: oggi dovevo vincere io. Come se ci fosse scritto…

Esatto!

Il Giro di Svizzera era in programma o visto che sei uscita in crescendo dal Giro può essere l’occasione di battere il ferro finché è caldo?

E’ sempre stato nel programma, quello che era stato fissato al training camp di dicembre. Svizzera, campionati nazionali, ritiro e poi Tour de France. Quindi non cambia niente, speriamo che non cambi più niente.

Al Giro con una condizione non perfettamente a fuoco, ma Elisa ne era consapevole
Al Giro con una condizione non perfettamente a fuoco, ma Elisa ne era consapevole
Al Giro con una condizione non perfettamente a fuoco, ma Elisa ne era consapevole
Al Giro con una condizione non perfettamente a fuoco, ma Elisa ne era consapevole
Cambia qualcosa nell’approccio e nelle ambizioni legate al Tour?

Rimaniamo coi piedi ben saldi a terra, perché bisogna vedere come va da qua al Tour de France. Io spero che le cose vadano bene e che tutto fili liscio. Ma sappiamo quale sia la mia relazione col Tour, per cui non chiedo altro che finirlo. E poi per scaramanzia cambiamo discorso per favore?

Nella testa orgogliosa di Elisa, il fatto di non andare e di deludere magari i tifosi pesa oppure riesci a non pensarci?

In realtà pesa tantissimo. E’ una cosa che non dovrei pensare, però io mi vergogno tantissimo quando mi stacco. E poi arriva il pensiero di non fare contente le persone che sono venute a vedermi. Mi pesa veramente molto e non dovrebbe succedere, però alla fine io sono fatta così.

Mi vergogno quando mi stacco oppure mi scoccia perché in realtà io dovrei stare là davanti? E’ più vergogna o più fastidio?

Tutte due. Un po’ mi dà fastidio e un po’ mi vergogno. A volte, quando ti stacchi, è come se tutti i tuoi sensi si amplificassero. Quindi senti tutti i commenti delle persone a bordo strada, che magari non sono commenti negativi, però a te fanno male. E pensi: cavolo, magari questo è venuto per vedermi davanti, invece mi vede passare a 40 secondi dalle prime. Davvero, questa cosa non dovrebbe toccarmi tanto, però io sono fatta così.

L’ultimo giorno hai avuto la sensazione che si stava ribaltando il Giro oppure pensavi solo alla tua tappa? Si poteva pensare che Van der Breggen perdesso tutto?

Vi dirò… Sulla salita di Montoso ho visto Vollering e Van der Breggen entrambe affaticate. Quella che stava meglio secondo me era Niedermaier. Poche volte senti Vollering respirare affannosamente come quel giorno e anche la pedalata della Van der Breggen non era la solita di questo Giro d’Italia, perché c’è da dire che Anna è tornata quella dei tempi migliori.

Nell'ultima tappa, secondo Longo Borghini la più in forma era Antonia Niedermaier, che però non ci ha creduto abbastanza
Nell’ultima tappa, secondo Elisa la più in forma era Antonia Niedermaier, che però non ci ha creduto abbastanza
Nell'ultima tappa, secondo Longo Borghini la più in forma era Antonia Niedermaier, che però non ci ha creduto abbastanza
Nell’ultima tappa, secondo Elisa la più in forma era Antonia Niedermaier, che però non ci ha creduto abbastanza
Invece Niedermaier stava meglio?

Secondo me sì, ma ho avuto quasi l’impressione che non se ne sia resa conto e non abbia realmente osato al 100 per cento, nonostante a un certo punto e per parecchi chilometri sia stata leader virtuale della corsa.

Perché non ha osato?

A un certo punto ho sentito per radio che sulla Colletta di Brondello, Demi aveva staccato Van der Breggen. A quel punto ho detto a Niedermaier che potevamo aspettarla, perché di certo ci avrebbe portate all’arrivo. Ovviamente ho parlato nel mio interesse, perché sapevo che comunque Vollering avrebbe tirato dritto, ma Niedermaier mi ha detto ugualmente di sì. E io fra me e me, mi sono detta: «Cazzarola, se io fossi qua a giocarmi il Giro, aspetterei la Vollering oppure tirerei dritto?». Però in quel momento ero esterna alla scena, per cui non posso giudicare.

Chiudiamo con una battuta leggera, visto che è quasi ora di pranzo. Che cosa ha mangiato di buono Elisa Longo Borghini quando è tornata a casa?

Più che altro, l’ultima sera del Giro ci hanno portato a cena a Torino e abbiamo mangiato veramente bene. E dobbiamo ringraziare tutti Giorgio Torre (responsabile media del UAE Team Adq, ndr), menzione speciale, perché i ristoranti li azzecca veramente tutti. Veramente bravo Giorgio.