Il Trofeo Buffoni corso ieri, domenica 13 settembre, arrivato dopo le fatiche del Giro della Lunigiana, ha dato al cittì della nazionale juniores Dino Salvoldi i segnali che cercava. La vittoria di Brandon Fedrizzi davanti a Enrico Balliana e Patrik Pezzo Rosola è stato un biglietto da visita interessante (in apertura foto Xpix). Arrivato al seguito di quanto visto anche all’interno di un contesto internazionale quale il Giro della Lunigiana. Gli appuntamenti tra Toscana e Liguria hanno permesso a Dino Salvoldi di stilare la lista dei cinque nomi che giovedì 17 settembre partiranno per il Canada.
«Oltre a Brandon Fedrizzi e Patrik Pezzo Rosola – ci dice Salvoldi – i quali sapevano della convocazione già dal mese di giugno, ci saranno Enrico Balliana, Luca Gugnino e Guido Viero. Il Trofeo Buffoni serviva per chiudere la rosa con il quinto nome, infatti al Lunigiana ho avuto le risposte che cercavo sia da Balliana che da Gugnino. A loro due ho comunicato la convocazione in occasione dell’ultima tappa, invitandoli a correre senza pressione domenica (ieri, ndr)».




Andiamo a ritroso, partiamo dal Buffoni…
Cercavo risposte anche da chi avevo già messo nella lista dei certi, ad esempio avevo chiesto a Patrik Pezzo Rosola di correre da protagonista. Una cosa che nella categoria juniores e in una gara come il Buffoni vuol dire avere tutto il gruppo a ruota. Non è facile ma è la responsabilità di correre da favorito. Mi è piaciuto come ha corso e anche il risultato ha dimostrato che la condizione c’è.
Terzo, davanti a lui Balliana a il vincitore Fedrizzi.
Fedrizzi ha fatto vedere ottime cose tra il Giro della Lunigiana e il Buffoni, su percorsi impegnativi ha fatto capire di poter resistere ed essere uno dei favoriti. Poi su quei traguardi che tirano leggermente all’insù penso sia uno dei migliori al mondo.
Simili a quello in Canada?
Per certi versi sì, Brandon Fedrizzi nell’ultima tappa del Lunigiana ha tenuto le ruote dei migliori e si è giocato uno sprint importante contro il belga De Smet. Non ha vinto, ma ha fatto vedere che anche lui c’è e sta bene.


Passiamo al campione italiano, Balliana ha colto un bel piazzamento.
Un secondo posto frutto della libertà e della leggerezza con la quale ha corso. Insieme a lui anche Gugnino ha raccolto un bel risultato, un’altra testimonianza di un’ottima condizione. Di quest’ultimo sono orgoglioso, mi sarebbe piaciuto portarlo ai mondiali o all’europeo. Il fatto di averlo con noi nell’appuntamento più prestigioso vuol dire tanto.
Chiude la lista Viero…
E’ un ottimo atleta e un grande uomo squadra, tra i nomi presi in considerazione è quello che mi ha fatto vedere qualcosa in più.
Si parte con Pezzo Rosola e Fedrizzi come capitani?
I nostri riferimenti saranno loro, da giocarci a seconda del finale e dell’andamento della gara. Brandon Fedrizzi è indicato per un arrivo di gruppo, sa resistere a una selezione naturale e ha un grande spunto veloce. Pezzo Rosola è il profilo per una corsa dura, con azioni che possono partire nel finale.




Con Balliana uomo di riferimento per Fedrizzi?
In teoria sì, ma non ci sono da escludere anche azioni o fughe da lontano, in quel caso Balliana potrebbe entrare in una fuga. Lo stesso Gugnino è un ragazzo che può entrare in qualche azione da lontano.
Guardiamo agli avversari?
Nelle individualità credo che Seff Van Kerckhove (vincitore del Lunigiana per il secondo anno di fila, ndr) sia il numero uno al mondo, insieme a Benjamin Noval. Noi però arriviamo con una delle squadre più attrezzate, a mio avviso come team siamo il migliore nel complesso. Anche più dello stesso Belgio.
Cosa ti ha lasciato invece il Lunigiana?
Più conferme che sorprese, i corridori che ho visto hanno rispettato le attese. Una cosa che ho notato, e credo anche i ragazzi, è come a volte le gare si decidono in un attimo. Pensate alla tappa di Riomaggiore, la seconda semitappa, lì Van Kerckhove e Hettegger sono andati via in un tratto di discesa. In un percorso come quello di Montreal può succedere una cosa simile, serve quindi correre con grande attenzione.


Raccogliamo la proposta di Martinelli, ti sarebbe piaciuto seguire il Lunigiana dall’ammiraglia?
Portare una selezione nazionale in questa corsa avrebbe aperto scenari diversi, perché con le rappresentative regionali al via alcuni dei ragazzi avrebbero avuto compagni di squadra o di Regione. Sono felice di come abbiamo lavorato in termini di gare nell’arco della stagione. Mi sarebbe piaciuto, invece, avere modo di fare qualche raduno in più. Avrebbe aiutato nel creare un gruppo ancora più unito e coeso.
Che mondiale sarà?
Simile a quello in Ruanda, dove conta cogliere il momento giusto. Lo scorso anno a Kigali ha vinto un corridore capace di trovare l’attimo giusto per andare via e avere la condizione per resistere. In Canada la dinamica sarà simile. Una corsa come il Lunigiana è stata sicuramente un passaggio utile per capire certe dinamiche.