La firma sul Trofeo Emilio Paganessi vale a Brandon Fedrizzi l’ennesima vittoria di una stagione che finora ha avuto qualcosa di speciale (in apertura foto Trofeo Paganessi). Il ragazzo dell’Alto Adige può renderla ancora più unica grazie agli impegni di settembre: si comincia con il Giro della Lunigiana che partirà mercoledì da La Spezia. In quei giorni Brandon Fedrizzi cercherà di strappare il pass per il campionato del mondo in Canada, anche se le prestazioni raccolte in questa stagione fanno intuire che difficilmente Dino Salvoldi possa pensare di rinunciare al corridore della Borgo Molino. Intanto è arrivata la convocazione nella selezione dalla quale poi il cittì estrarrà i nomi per l’impegno iridiato.
«Dopo il Trofeo Paganessi sono rimasto a casa fino a venerdì scorso – ci racconta Brandon Fedrizzi – quando sono partito per la Toscana. Correremo una gara in preparazione al Giro della Lunigiana (gara disputata ieri e chiusa all’ottavo posto da Fedrizzi, ndr), anche se il focus sarà comunque qualche settimana dopo, quando dovrei partire insieme alla nazionale per il Canada».


Crescere
Brandon Fedrizzi ci racconta delle sue sensazioni e delle emozioni di questa stagione con la voce e le parole di un ragazzo di appena diciotto anni, compiuti lo scorso 1 agosto. La sicurezza e la determinazione ci fanno quasi dimenticare della sua età. Ha davanti a sé un cammino delineato, che lo porterà tra gli under 23 con addosso la maglia del devo team della Lotto-Intermarché. Con il quale correrà due stagioni prima di fare il salto nel WorldTour nel 2029. Tutto programmato, pianificato, ma Fedrizzi non si dimentica di avere diciotto anni.
«Quando penso a quello che mi aspetta il prossimo anno un pochino di tensione la sento – ci spiega – perché so che il livello dall’altra parte è alto. Poi però cerco di godermi quello che sto facendo, quest’anno ho imparato tante cose e sto ancora crescendo. Per la prima volta in carriera ad agosto sono andato in altura per due settimane insieme a un mio compagno di squadra».


Che esperienza è stata?
Divertente e allo stesso tempo stimolante, ho visto che fare un lavoro del genere ripaga. Mi sentivo bene a stare in ritiro, immerso nella natura. Avevamo una stanza in un hotel e ci hanno trattati benissimo, dandoci una mano. Ma anche noi abbiamo fatto la nostra parte.
Cosa vuol dire per un ragazzo della tua età andare via di casa per due settimane da solo?
Rispetto alle corse è differente, da una parte sentivo la lontananza da casa. Ma ho anche dimostrato di sapermela cavare e di essere autonomo, o comunque che sto imparando ad esserlo. Fare i primi passi da corridore è bello, sto capendo cosa mangiare, a conoscere il mio corpo.
In che modo?
Già solo vincere il Trofeo Paganessi è stata una bella cosa. Arrivavo con una condizione da migliorare, ma ho visto che testa e gambe sono collegati. Quando corri sereno e convinto le cose arrivano. E’ stata una bella risposta.


Al Lunigiana come arrivi?
Visto il percorso e le mie caratteristiche non punterò di certo alla classifica generale ma alle tappe. Sarà un bel banco di prova, innanzitutto perché il Lunigiana è una corsa importante. E poi ci saranno tutti gli avversari più forti, o quasi. In teoria dopo la vittoria al Trofeo Paganessi dovrei essere abbastanza sicuro di andare al mondiale, vedremo.
Ce la racconti ?
Arrivavo con l’esperienza dello scorso anno, devo ammettere che mi è stata utile per capire come correre. Nella passata edizione ero andato in fuga sprecando energie, mentre questa volta ho gestito tutto al meglio. Anche se fino ai cinque chilometri dall’arrivo non ero sicuro di recuperare lo svantaggio sui fuggitivi.
Come si inserisce questa vittoria all’interno di un anno così speciale e ricco di soddisfazioni?
Ha dato tanto morale, ci prepariamo tutti per correre e per provare a vincere, quando i risultati arrivano sei più sereno e tranquillo.


Il mondiale potrebbe essere la prima trasferta fuori dall’Europa, ci pensi?
Non mi spaventa molto perché da allievo ero andato in Spagna a correre una gara con la Lotto e loro mi avevano aiutato davvero tanto. Poi viaggerò con staff e compagni italiani, quindi sarà più semplice.
Esperienze e una vita da ciclista difficile da inserire nella routine di un ragazzo di diciotto anni, riesci a goderti i tuoi momenti?
Sono concentrato, ma ho anche una vita che è al di fuori della bicicletta. Faccio tante cose e mi diverto, certo non vado alle feste, ma per quelle a fine stagione c’è spazio. Durante la stagione meglio rimanere concentrati.
E’ facile?
No, richiede tanta attenzione, ma se arrivano i risultati vieni ripagato per quanto fatto. Poi il ciclismo in sé è uno sport bellissimo.


Cosa ti piace di più?
La gara, quando arrivi e ti confronti con gli altri ragazzi. Devo ammettere che ogni gara e ogni vittoria è speciale a modo suo, non ho una preferita. Magari la più bella arriverà (ride, ndr).
Hai detto di puntare le tappe al Lunigiana, come le si studia?
Correremo con una rappresentativa piccola, quella di Bolzano, e saremo in quattro al via. Non avremo modo di controllare la gara ma dovrò essere bravo a leggere i momenti e farmi trovare pronto. E’ un modo di correre diverso, ma stimolante. Se devo guardare alle mie caratteristiche proverò a fare bene nella semitappa di Massa e nella semitappa del pomeriggio a Riomaggiore. Sarebbe stato bello avere una tappa simile al mondiale.
Quando si dovrebbe partire per il Canada?
Pochi giorni prima della prova in linea, quella per gli juniores è prevista per giovedì 24 settembre.