PLATEAU DE SOLAISON (Francia) – Una curva verso destra, uno spartitraffico che di certo non è messo bene e la ruota anteriore che perde aderenza e parte per la tangente. Quella ruota è di Jonas Vingegaard, che finisce sul marciapiede. Il verdetto, anche se non ufficiale, è subito chiaro. La caduta è seria e la clavicola è rotta.
A circa 20 chilometri dal termine della quindicesima tappa del Tour de France la corsa viene così ridisegnata. Se non altro per la lotta al podio e per gli equilibri tattici. Le conseguenze del ritiro del danese emergono appena otto chilometri più tardi. La Red Bull-Bora prende in mano la situazione. E Remco Evenepoel va addirittura a vincere la tappa.


Benzina sul fuoco
Succede di tutto. Proprio nel giorno in cui la UAE Emirates sembrava aver lasciato spazio alla fuga. Alla partenza, Tobias Johannessen aveva chiesto a Tadej Pogacar se fosse un buon giorno per andare all’attacco, ma Tadej gli aveva risposto di no. Invece era stata la Visma Lease a Bike a imporre un ritmo elevatissimo in favore di Vingegaard.
Già la giornata del danese non era iniziata nel migliore dei modi. Un controllo antidoping notturno gli aveva interrotto il sonno nel cuore della notte, alle due. Leggermente meglio era andata a Pogacar, svegliato invece alle cinque. «Poi non sono più riuscito ad addormentarmi. Ho preparato il caffè e ho ascoltato Eminem», aveva detto lo sloveno.
Nel dopo tappa Pogacar, apparso sinceramente dispiaciuto per il ritiro di Vingegaard, non ha certo smorzato le polemiche. Anzi… «Pensavo proprio al controllo antidoping che abbiamo avuto questa mattina. Nel caso di Jonas addirittura alle due di notte. Anche questo potrebbe aver influito. Dopo una notte insonne, si può essere meno lucidi in discesa. Potrebbe esserci un collegamento, ma non posso saperlo».


Il racconto di Affini
E in casa Visma? Gli animi di questa serata non sono certo dei migliori. «E’ una bella botta – racconta con un sospiro Edoardo Affini – perdere il capitano e il leader così. Fa male a noi che abbiamo tirato fino alla sfinimento e in un attimo ti ritrovi senza capitano e credo faccia male anche al Tour e allo spettacolo. Ed è un peccato, perché Jonas ci credeva ancora. Non era rassegnato e anche oggi ha provato a fare la corsa. Come avete visto avevamo preso in mano la situazione.
«E anche noi eravamo contenti di farlo, anche per cercare di fargli sentire che c’eravamo. Che gli eravamo vicini in questa lotta. Che poi sì, poteva essere per il secondo, il sesto o il quarto posto… ma la sfida con Tadej ha sempre il suo fascino, la sua storia. Alla fine parliamo di un corridore che ha vinto il Tour, che vince i Grandi Giri».
Affini racconta anche come ha saputo del ritiro di Vingegaard. Lui aveva già esaurito il proprio compito ed era rimasto nelle retrovie. Via radio aveva sentito della caduta del capitano.
«All’inizio quando ho sentito: caduta di Vingegaard, ho pensato e sperato che fosse una scivolata. Poi per un po’ ho perso il contatto radio. Quando ho ritrovato la seconda ammiraglia mi sono accostato, ho chiesto informazioni e mi hanno detto che era salito in ambulanza a causa della frattura della clavicola. E lì… cosa altro aggiungere?».
La serata nell’hotel della Visma non è certo delle più serene. Ma in qualche modo si va e si deve andare avanti. The show must go on, diceva qualcuno. E Vingegaard sembra proprio colui che più di altri abbia fatto suo questo refrain.
«Jonas – prosegue Affini – è qui con noi in hotel. Credo che rientrerà domani per poi farsi operare, come gli hanno detto. In qualche modo è lui che cerca di consolare noi, che prova a tenere alto il morale. Anche in questo è un leader. Fisicamente, tra virgolette, Vingegaard è okay: alla fine è solo la clavicola e non c’è altro…».


Nuovi scenari
Certo è che questo ritiro sconvolge il Tour de France. Vingegaard, pur da lontano, appariva come l’unico in grado di opporsi a Pogacar. Se non altro per personalità e palmares. Era lui a tenere alta la tensione, sia per la maglia gialla sia per la lotta al podio. Ma soprattutto, con il danese in gara, le gerarchie erano chiare.
Adesso, invece, è tutto da scoprire. La Red Bull-Bora oggi ha lanciato un segnale forte e, forse, ha anche definito le proprie gerarchie interne. Paul Seixas inizia a scricchiolare. Allo stesso tempo sarà interessante capire come correrà ora la UAE. E’ chiaro che l’obiettivo sarà portare Isaac Del Toro sul podio e, possibilmente, anche alla conquista della maglia bianca.
Bruno Armirail, intervistato da Rtbf, ha ricostruito così l’incidente: «Stavamo seguendo la moto e credo che abbia impostato una traiettoria sbagliata. Tre o quattro di noi sono riusciti a passare, ma chi arrivava dietro non ce l’ha fatta. E’ davvero un peccato, perché Jonas oggi sembrava stare molto bene. Adesso dovremo assorbire il colpo, recuperare da una giornata così difficile e poi capire cosa potremo fare come squadra. Quella curva non sembrava particolarmente insidiosa, ma la moto ci ha indotti in errore aggirando lo spartitraffico. Probabilmente non era la traiettoria migliore. E’ difficile da accettare, ma è andata così».
In casa Visma, ora, il leader della classifica sembra essere proprio il nostro Davide Piganzoli. Ma, in realtà, c’è ben poco da aggiungere. Lo ha riassunto perfettamente Matteo Jorgenson: «Non abbiamo un piano B. Eravamo tutti qui per Jonas Vingegaard. E’ un vero peccato, perché oggi stava davvero bene».
Il piano B non c’è, ma è chiaro che ora i gialloneri si dirotteranno sulle tappe. Si proverà a fare qualcosa anche per Piganzoli? «Beh – replica Affini – non è che ci siano molte opzioni. Dei sette che siamo rimasti, vedendo anche le tappe che mancano, se Piga azzecca la giornata giusta, è quello che può fare qualcosa e magari anche risalire un po’ in classifica. Ma queste sono idee mie. Credo che inizieremo a parlarne da domani».


«Non è finita»
La classifica dice che Remco Evenepoel insegue Tadej Pogacar a cinque minuti esatti. Un margine che sembra rassicurante, ma guarda caso martedì c’è la cronometro, terreno sul quale il belga parte con i favori del pronostico rispetto allo sloveno.
Non solo. Arriva dopo il giorno di riposo, una condizione che spesso premia gli specialisti, e Remco ci arriva con il morale alle stelle dopo il successo odierno. Lo stesso Pogacar ha ammesso che, quando Evenepoel è in fiducia, rappresenta un avversario estremamente scomodo e si aspetta una terza settimana che, se non sarà pericolosa, sarà comunque ricca di insidie.
Evenepoel, dal canto suo, era visibilmente emozionato al traguardo. In fin dei conti ha messo dietro i due leader della UAE. «E’ incredibile – ha raccontato – sto ancora tremando per l’emozione. All’inizio della tappa non avevo sensazioni particolarmente buone, ma con il passare dei chilometri le gambe hanno iniziato a rispondere. Sapevo di potermela giocare allo sprint, soprattutto dopo il grande lavoro fatto da Pogacar.
«Bisogna rendersi conto che sto correndo contro colui che considero il miglior corridore di sempre. Ha imposto un ritmo incredibile in salita nel tentativo di lanciare Isaac Del Toro. Per me riuscire a tenere quella velocità rappresenta un enorme passo avanti. Per tanto tempo mi è stato detto che non sarei mai riuscito a sopravvivere su salite di questo tipo. Per questo questa vittoria significa davvero tantissimo».
Remco era davvero felice, quasi commosso. Ma lesue parole ci dicono anche come la conoscenza delle salite sia determinante… anche nell’era dei dati e di VeloViewer. Sembrava essersi liberato di un peso.
«Pensavo che Isaac avesse ormai finito gli attacchi, invece ha rilanciato ancora nel tratto più duro. E’ stato uno scatto molto forte. Poi ci ha riprovato a circa 250 metri dall’arrivo e, paradossalmente, è stato perfetto per lanciare il mio sprint. Da lì in poi ho dato tutto fino al traguardo. Questa salita l’ho provata forse una ventina di volte durante il ritiro a Combloux e riuscire a conquistarla in gara rende tutto ancora più speciale.
«Adesso spero di recuperare bene nel giorno di riposo e di vivere un’altra grande giornata nella cronometro di martedì. Proverò ancora a vincere. Sono felice di aver ritrovato le mie gambe migliori in questo Tour. Resto comunque consapevole che battere corridori come Pogacar o Vingegaard su arrivi di questo tipo resta molto difficile. E mi dispiace davvero per il ritiro di Jonas. Questa è la prima tappa di montagna che vinco restando con il gruppo dei migliori e penso che dimostri i progressi che ho fatto».
Poi ha chiuso con una frase che sa di avvertimento, che è da campione con la C maiuscola qual è lui: «Non è finita».