SAINT CHRISTOPHE (AO) – Il Tour de France si avvicina al gran finale sulle Alpi e intanto il Giro della Valle d’Aosta sta scrivendo le pagine decisive. Il cittì degli U23 Marino Amadori ha raggiunto la carovana per osservare i suoi ragazzi e definire le scelte per il Tour de l’Avenir, che inizierà il 20 agosto e si concluderà sei giorni dopo, nuovamente in Italia, questa volta a Ceresole Reale. L’assenza di Finn, che sta preparando il primo Avenir per club, ha privato i colori azzurri di un nome vincente in questa corsa di quattro tappe e dalle tante salite.
In attesa di avere i nomi per la sfida di Francia, il discorso si sposta su due atleti già professionisti – Pellizzari e Piganzoli – che Amadori ha gestito nella loro parentesi azzurra e che oggi, ancora molto giovani, stanno muovendo i loro passi nel WorldTour, ciascuno col suo tempo e la sua solidità.


Cammini simili, ma non identici
Pellizzari e Piganzoli sono amici per la pelle e la loro strada verso la massima categoria ha seguito linee tutto sommato simili, ma sfalsate di un anno. Il primo è passato professionista dopo gli juniores, facendo un’attività mista alla Bardiani e arrivando nel WorldTour lo scorso anno, con il Giro e la Vuelta corsi in appoggio di Roglic e Hindley. Quest’anno, l’esperienza di essere leader della Red Bull-Bora al Giro d’Italia è stata certamente faticosa, ma si tratta comunque di importanti passaggi di crescita.
Il secondo, Piganzoli, è passato nel WorldTour quest’anno dopo tre anni di professional e ugualmente si è trovato a fronteggiare due grandi corse a tappe: il Giro d’Italia, corso in appoggio di Vingegaard che l’ha vinto, e ora il Tour da debuttante e nuovamente spalla per il capitano danese che lotta per la piazza d’onore.
«Al contrario di quello che ha fatto Pellizzari – dice Amadori – il Piga ha fatto prima due anni nella continental della Fundacion Contador, poi è passato professionista. Secondo me entrambi hanno fatto l’avvicinamento giusto, anche perché la squadra di Reverberi finché gliel’hanno permesso faceva tanta attività under 23. Un percorso adeguato al mondo di oggi e mi fa piacere che siano già a un buon livello, al contrario di quelli che vengono subito portati fra i grandi, che per me è una roba esagerata».


Come se non avessero un obiettivo definito: si passa e poi si aspetta di vedere come va a finire?
Se l’obiettivo è la crescita del ragazzo, penso che il percorso di avvicinamento di Pellizzari e Piganzoli sia quello giusto e adesso speriamo che crescano ancora di quel poco che gli manca per essere competitivi anche fra i grandi. Che poi hanno già vinto grandi corse, non sono per niente indietro. Anzi, sono già entrambi a un buon livello. Il Piga sta facendo il Tour e sono convinto che dopo due Grandi Giri così, l’anno prossimo avrà qualcosa di più sin dalla prima gara che farà.
Pellizzari capitano al Giro è stato un azzardo oppure era una prova necessaria?
Penso che gli abbiano dato un obiettivo di crescita ed è giusto che Pellizzari abbia fatto la sua esperienza senza l’assillo del risultato, quello che invece secondo me si sta sbagliando nella categoria juniores e anche fra gli under 23. Se l’obiettivo primario sono i risultati, non si va da nessuna parte e, al contrario, rischiamo di fare dei danni. Se invece l’obiettivo è la crescita, tutte le esperienze sono utili. Si va a correre, si prende paga, si prendono anche dei minuti, però si fa quel gradino di crescita che in futuro tornerà certamente utile.
Forse la vera differenza è che Piganzoli ha davanti un leader molto solido, mentre Pellizzari per varie sfortune l’anno scorso si è trovato presto senza un Roglic da aiutare?
Sì, da quel lato è vero. Piganzoli è stato fortunato perché sta facendo due corse di tre settimane con il secondo corridore più forte al mondo. Penso che siano esperienze impagabili.


Che cosa hai pensato quanto è venuto fuori che dopo il Giro avrebbe fatto anche il Tour?
Parliamo di una signora squadra. Hanno 30 corridori, magari un paio saranno infortunati, però hanno comunque a disposizione un bel gruppo di atleti di prima fascia, dei super corridori. Se hanno scelto Piganzoli, vuol dire che avevano in mano dei dati da cui hanno capito che potesse essere competitivo e di fatto lo stanno dimostrando. Quindi un bravo alla squadra e a chi li segue.
Da tecnico della nazionale c’è un po’ di orgoglio nel vederli entrambi a questo livello?
Mi fa piacere, perché vuol dire che bene o male abbiamo lavorato nel modo giusto. Con noi hanno fatto il Tour de l’Avenir e i mondiali. Giulio è stato secondo in Francia, battuto solo da Del Toro. Piganzoli addirittura con me ha fatto due Avenir con un quinto e un terzo posto. Ha fatto anche i mondiali della cronometro, su cui abbiamo lavorato tantissimo. Davide è un buon cronoman e quando uno così va tanto bene anche in salita, vuol dire che in prospettiva futura può diventare, incrociamo le dita, un corridore importante per le corse a tappe. Possono diventarlo entrambi.