Il ciclismo non è una scienza esatta e non tutte le stagioni sono uguali fra loro, per cui ci piacerebbe rifare questa analisi a ottobre e ritrovarci con un paniere differente. Ad ora tuttavia il ciclismo italiano delle donne, che tanta soddisfazione ci ha dato fino a un paio di anni fa, appare in sofferenza. Ci sono state cadute e incidenti importanti, ma come quando Nibali era la bandiera degli uomini e si stava tutti ben coperti nella sua ombra, i problemi di salute di Elisa Longo Borghini ci hanno privato dell’ombrello su cui per anni abbiamo fatto affidamento.
Ci ritroviamo nella stessa situazione del 2023, quando la piemontese vinse il UAE Tour a inizio stagione, poi per trovare un’altra vittoria italiana nel WorldTour bisognò attendere quella di Chiara Consonni al Tour of Chongming Island a fine stagione. E’ andata meglio l’anno scorso, quando alla vittoria nel deserto della Longo si sommarono quella di Elisa Balsamo a Cittiglio e poi la seconda maglia rosa della piemontese ai primi di luglio.
Guardando gli ultimi ordini di arrivo, la migliore delle nostre donne al Fiandre è stata Silvia Persico (7ª). Alla Roubaix è arrivata 18ª Chiara Consonni. Quarta Letizia Paternoster all’Amstel Gold Race. Undicesima e sedicesima Monica Trinca Colonel alla Freccia Vallone e alla Liegi.


Lo slancio della Valcar
Il podio di Eleonora Gasparrini alla Sanremo parla di un ricambio generazionale in arrivo. Federica Venturelli, del cui talento nessuno dubita, ha vinto ad Almeria l’unica corsa cui ha partecipato, poi nella caduta subito successiva ha riportato la frattura del gomito. In altri casi sembra di notare che alcune fra le azzurre più forti, fatta salva Longo Borghini, si trovino alle prese con una crescita non sempre lineare (spesso a causa di incidenti) oppure a gestire problematiche di vario genere in squadre che in apparenza non sono ritagliate sulla loro misura.
Basta infatti che si ritrovino in pista, con i riferimenti chiari con cui sono cresciute, per recuperare gli automatismi, la fiducia e le vittorie. La strada però è un’altra cosa e dopo tre anni dal suo smembramento par di notare che lo slancio della Valcar-Travel&Services, in cui le più si sono formate, si sia ormai spento e nelle nuove destinazioni non tutte abbiano trovato le giuste misure. E’ triste dover tirare in ballo ancora la meraviglia della squadra di Villa e Arzeni, ma è ancora più triste ricordare che a quel gruppo di donne fortissime siano mancate le risorse per portare le sue ragazze al WorldTour.


Il peso degli incidenti
E’ chiaro che non si possa pretendere la luna e che ad esempio una campionessa come Elisa Balsamo abbia faticato e non poco finora per rialzarsi dalle tante cadute, anche rovinose, che l’hanno fermata tra il 2023 e il 2024. La velocità del ciclismo attuale è spietata e non concede tempo: quello necessario per rimettersi in sesto dopo un infortunio è lo stesso in cui il resto del gruppo progredisce verso il livello successivo. E’ così fra gli uomini, è così fra le donne.
Se ne è accorta a sue spese Marta Cavalli, che nel 2022 vinse l’Amstel e la Freccia Vallone, ma non riuscì mai a rialzarsi del tutto dal terribile incidente dello stesso anno al Tour e dalla caduta in allenamento e l’investimento del 2024. Quando ti rendi conto che il tuo meglio basta al massimo per stare in gruppo, la tentazione è quella di voltare pagina.
Incidenti hanno rallentato i progressi di Vittoria Guazzini, oro olimpico nella madison assieme a Chiara Consonni, che per due volte è caduta alla Roubaix e lo scorso anno al campionato italiano ha rischiato di farsi ben peggio della frattura del radio e delle abrasioni con cui tornò a casa.


Il coraggio non manca
Lottano tutte come leonesse, anche quelle che alla fine sono costrette ad accontentarsi di un piazzamento: se non avesse incontrato sulla sua strada Lorena Wiebes, quante vittorie avrebbe a quest’ora Elisa Balsamo? Ma non molla e lotta.
Come Martina Alzini, che nonostante qualche acciacco continua a rincorrere il grande risultato. Martina Fidanza e sua sorella Arianna, entrambe capaci di vincere una corsa fra la Spagna e l’Australia. Come Rachele Barbieri, presa dal Team PicNic per tirare le volate a Charlotte Kool, salvo scoprire in corso d’opera che nel corso del 2025 l’olandese sarebbe passata alla Fenix-Premier Tech, lasciandola sola a fare volate per le quali probabilmente non era neanche pronta. Lotta anche Gaia Realini, diventata leader senza essere probabilmente pronta e alla rincorsa di una condizione fisica all’altezza.
Altre si sono perse per delusioni condivisibili e poca stima. Viene in mente Ilaria Sanguineti, ligure presa dalla Lidl-Trek per stare accanto a Elisa Balsamo e nel 2025 lasciata a casa dalla “sua” Sanremo senza spiegazioni plausibili e una ferita abbastanza profonda da farle capire di non essere più dove avrebbe voluto.


Le italiane con la valigia
Bisognerebbe attaccarsi a questo punto alla WorldTour italiana che manca anche fra le donne, ma visto che non se ne vede la prospettiva, è piuttosto inutile farlo. Le squadre italiane sono poche e si dividono fra scelte diverse e l’identica necessità di risorse. Come fra gli uomini, potrebbero diventare il trampolino per scelte migliori, ma il WorldTour delle donne ha anche meno posti e non sempre risulta permeabile a nuovi acquisti.
Ragazze azzurre inserite negli squadroni ci sono. Barbara Guarischi ed Elena Cecchini sono le colonne della SD Worx. Altre hanno faticato finora a trovare la strada maestra. Letizia Borghesi è sulla porta del grande risultato. Francesca Barale, 22 anni, ha lasciato il Team PicNic per approdare alla Movistar donne, passando il testimone a Gaia Masetti che ha trovato ad accoglierla Eleonora Ciabocco, 22 anni, che cresce per piccoli passi cocciuti e fa le cose migliori in maglia azzurra.
L’infornata delle donne junior più forti degli ultimi due anni ha trovato posto in piccole squadre e devo team in attesa di fare il grande salto, come Giada Silo alla UAE Development e Chantal Pegolo alla Isolmant con vista sulla Lidl-Trek. E proprio la squadra tedesca sta vivendo una rivoluzione la cui portata è ancora da capire. La proprietà ha voluto ridisegnare proprio il team delle donne, tagliando a fine marzo un tecnico attento come Michael Rogers e sostituendolo con Frank Schleck. Come cambieranno gli equilibri? In che modo l’ambiente diventerà più accogliente e produttivo?


Sembra ieri, ma sono passati due anni dall’Editoriale in cui scrivemmo che magari la parità dei premi fosse stata raggiunta, ma i problemi del ciclismo delle donne fossero gli stessi degli uomini. Le cose non sono cambiate, le differenze si stanno amplificando. Speriamo tutti che Elisa Longo Borghini torni presto a ristorarci con la sua energia e la sua ombra. E visti i tanti contratti in scadenza fra le nostre donne più forti, speriamo che nello scegliere le squadre per il prossimo futuro, in questo momento cerchino soprattutto il contesto migliore.