Giro d'Italia Women 2026, Muro di Ca' del Poggio (foto tornanti.cc)

Giro Women a Ca’ del Poggio: il racconto di Soraya Paladin

18.06.2026
4 min
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Dopo il Giro d’Italia Women corso in appoggio di Antonia Niedermaier, che per poco non guastava la festa di Demi Vollering avendo chiuso ad appena 30 secondi dalla maglia rosa, Soraya Paladin ha da poco ripreso ad allenarsi con l’obiettivo tricolore di Pordenone (28 giugno), che la tripla scalata del Castello di Caneva renderà certamente frizzante. Una salita di 3,3 chilometri, spezzata da un cambio di pendenza, che ben si addice alla trevigiana della Canyon-Sram, perché in qualche modo ricorda gli strappi della Liegi e della Freccia Vallone su cui anche quest’anno ha lavorato per Kasia Niewiadoma.

Quando è a casa e si tratta di preparare quelle corse, il suo riferimento è tuttavia il Muro di Ca’ del Poggio, che le ricorda quello d’Huy (in apertura, immagine tornanti.cc). Perché i muri in fondo si somigliano tutti: sono brevi e arcigni e in certi momenti anche l’ombra resta indietro. Lo strappo veneto ha già stretto un gemellaggio con il Muro fiammingo di Geraardsbergen e il francese Mur de Bretagne, ma secondo Soraya deve avere un qualche grado di parentela anche con il Muro d’Huy.

Sta di fatto che per i ciclisti di quell’angolo della Marca Trevigiana, Ca’ del Poggio resti un riferimento: un passaggio in allenamento e un luogo in cui lasciar fuori la bici e godersi un pranzo o una cena in territorio amico.

«Non ricordo la prima volta che ci sono passata in bici – racconta Paladin – di sicuro ero piccolina. E’ sempre stata una salita iconica, ma forse il ricordo più vivo è di quando a ogni vigilia di Natale oppure per l’ultimo dell’anno, si va su per fare l’aperitivo. E’ una tradizione per tutti i corridori della zona, si fa una pedalata e ogni volta ci si ferma lì a fare un rinfresco. Ora vivo a San Marino, ma ricordo che era un appuntamento fisso di ogni anno. Stocco è stato anche uno dei primi, se non il primo, a credere così tanto nel ciclismo e che il settore alberghiero e della ristorazione potesse esservi collegato».

Soraya Paladin, classe  1993, dal 2022 corre alla Canyon-Sram. E' stata azzurra per Olimpiadi e mondiali
Soraya Paladin, classe 1993, dal 2022 corre alla Canyon-Sram. E’ stata azzurra per Olimpiadi e mondiali
Soraya Paladin, classe  1993, dal 2022 corre alla Canyon-Sram. E' stata azzurra per Olimpiadi e mondiali
Soraya Paladin, classe 1993, dal 2022 corre alla Canyon-Sram. E’ stata azzurra per Olimpiadi e mondiali

Il doppio Giro

Dopo anni di imprese e maglie importanti, il 2026 è stato l’anno di quel Muro. Il 28 maggio, il passaggio del Giro d’Italia nella tappa di Pieve di Soligo lo ha reso uno stadio chiassoso, variopinto e ripido. Quel giorno, cercando di districarci fra le migliaia di tifosi che aspettavano il gruppo, ne abbiamo percepito la spinta. Mentre tre giorni dopo è stata la volta del Giro d’Italia Women, che lo ha scalato lontano dall’arrivo nella seconda tappa da Roncade a Caorle.

«Ricordo che c’era un po’ di nervosismo – ricorda Soraya Paladin – prima di prendere Ca’ del Poggio, perché tutti sanno che comunque è una salita impegnativa. Visto che era lontano dall’arrivo, me lo sono goduto e mi è piaciuto. Non c’era la gente del giorno degli uomini, però non erano neanche pochi. Da quelle parti quando passa una grande corsa, si trova sempre il pretesto per fare festa. C’erano tanti ragazzini e c’era anche mia sorella che aveva messo su una festa con gli amici, quindi c’erano anche loro. E’ stato divertente.

«Tre o quattro anni fa mi è capitato di andare per vedere i professionisti e il bello fu aspettare il passaggio. Anche se il Muro è ripido, i ragazzi passano comunque forte per cui il passaggio dura due o tre minuti, ma ricordo che la festa prima e dopo fu molto bella».

Per Soraya Paladin, Ca’ del Poggio vale certamente la fatica in bici, ma anche un momento di buon gusto e di relax (immagine Instagram)
Per Soraya Paladin, Ca’ del Poggio vale certamente la fatica in bici, ma anche un momento di buon gusto e di relax (immagine Instagram)

Anche senza bici

Racconta Soraya di essere cresciuta a dieci chilometri da lì e che soprattutto ora che vive lontana, quei posti sono quasi un luogo della memoria cui è bello tornare, riscoprendo la famiglia, la memoria e le voci degli amici.

«E’ davvero una bella zona – ammette – perché a parte i percorsi in bici, quando sei lì è bello tutto il panorama. E’ pieno di vigneti e di verde, si mangia bene, si beve bene, quindi è sempre un piacere, anche se non in bici, fare un giro a Ca’ del Poggio e nelle colline del Prosecco. Verrebbe da dire che è quasi meglio senza bici (ride di gusto perché abbiamo intuito dove vuole andare a parare, ndr), al massimo con una elettrica, ecco! Sono stati bravi a investire anche sulla bicicletta vista non solo come oggetto sportivo, ma come modo di viversi una vacanza, visitando delle zone molto belle».

L’estate di Ca’ del Poggio è appena iniziata e non mancano certo gli eventi. Raccontava giusto ieri Enrico Mantovanelli di una domenica di ghiaccioli e corridori della Autozai-Contri, ma più in generale le prime ore del giorno e quelle all’imbrunire sono l’occasione per tanti ciclisti di arrampicarsi lassù e gettare l’occhio verso il mare che nei giorni più limpidi si riconosce all’orizzonte. Fra pedali e gusto, dopo il baccano dei due Giri d’Italia, i vigneti del Prosecco hanno ripreso a respirare al ritmo della stagione. Quando verrà il momento della vendemmia, chiunque sceglierà di affacciarsi nella zona, potrà assistere al ripetersi della grande magia.

Ca’ del Poggio