Scalatori puri in via di estinzione? Un fatto di preparazione

26.06.2022
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Come si fa sempre più dura i velocisti puri, anche per gli scalatori altrettanto puri non corrono tempi facilissimi. Da quel che ci disse Locatelli, circa lo sviluppo dei ragazzi qualche tempo fa, e da quello che ci hanno detto i direttori sportivi al Giro d’Italia U23, nell’inchiesta uscita ieri, di certo qualcosa si muove (in apertura Van Eetvelt, foto Isola Press).

Come nostra abitudine, abbiamo coinvolto due preparatori di estrazione diversa, sia per le epoche in cui hanno corso, sia per le caratteristiche fisiche che avevano. Stiamo parlando di Michele Bartoli e Alessandro Malaguti.

Michele Bartoli
Michele Bartoli (classe 1970) ha smesso di correre nel 2004, oggi è un preparatore
Michele Bartoli
Michele Bartoli (classe 1970) ha smesso di correre nel 2004, oggi è un preparatore

Bartoli sale in cattedra

«A mio avviso – dice Bartoli – la figura dello scalatore non sta sparendo, ma sta cambiando. Si sta evolvendo perché stanno cambiando le preparazioni. Oggi si hanno molte più informazioni, queste sono alla portata di tutti e tutti migliorano le performance. Vai a colmare i tuoi buchi, le tue lacune.

«Mi spiego. Ai miei tempi, il passista faceva il passista, il velocista faceva il velocista, anche in allenamento. Entrambi non dico che se ne fregavano della salita, ma quasi. Invece oggi tutti, dai velocisti agli scalatori, limano il peso, curano ogni zona del copro al 100%, fanno core stability e di conseguenze le prestazioni si appiattiscono, ma si appiattiscono in alto.

«Pantani, che è il simbolo dello scalatore, non credo si sia mai davvero allenato a crono. Oggi lo scalatore che punta alla classifica prende due volte a settimana la bici da crono e questo gli consente di andare forte anche su altri terreni. Anche il velocista cura la crono, specie se c’è un prologo in vista e a seguire tappe piatte dove vincendo può prendere la maglia di leader».

In pianura velocità sempre più alte: lo scalatore puro e leggero fa più fatica (foto Isola Press)
In pianura velocità sempre più alte: lo scalatore puro e leggero fa più fatica (foto Isola Press)

Passisti-scalatori avvantaggiati

Carlo Franceschi, il manager della Mastromarco Sensi Nibali, ci aveva detto che dovendo inseguire le vittorie, il ragazzino scalatore rischia di restare nascosto. E serve un buono scouting per non perderlo. E allora ci si chiede: alla lunga anche lo scalatore giovane sta cambiando?

«Per me – riprende Bartoli – cambia perché è una necessità generale. Ma ritorno al discorso di prima. Tu oggi sai che certi esercizi ti fanno andare forte, a prescindere da che tipo di corridore sei. Il core stabity per esempio ha inciso molto. Ai miei tempi io ogni tanto negli allenamenti invernali inserivo un po’ di leg press, ma tutto il resto… zero.

«Ne guadagna il passista scalatore? Sì, questa teoria ci può stare. Magari un Van Aert venti anni fa non ci sarebbe stato. Lo avrebbero fatto correre “solo” per il Fiandre e qualche corsa veloce e invece te lo ritrovi a crono, in volata, nelle classiche e sul Ventoux. Ha lavorato sulla percentuale di grasso corporeo, sulla resistenza aerobica ed ecco che ti può vincere anche una Tirreno».

«Questa cosa, forse perché l’avevo intuita già all’epoca, la dicevo a Petacchi, compagno di tanti allenamenti. Gli dicevo di non mollare dopo la Sanremo, di non curare solo le volate che con quel fisico, e qualche lavoro diverso, avrebbe potuto vincere un Fiandre».

Alessandro Malaguti (al centro) con i ragazzi della #inEmiliaRomagna: segue loro e alcuni professionisti
Alessandro Malaguti (al centro) con i ragazzi della #inEmiliaRomagna: segue loro e alcuni professionisti

Ecco Malaguti

Da Bartoli passiamo ad Alessandro Malaguti. La cosa sorprendente è che sostanzialmente il discorso non cambia: contano le nuove preparazioni.

«Se nel ciclismo moderno resiste ancora la figura dello scalatore puro? Rispondo “ni”, ma più no che sì. Semmai – dice il preparatore romagnolo – è cambiata la tipologia delle gare. Sono aumentate le velocità e il classico scalatore colombiano fa più fatica. Anche perché molto spesso oggi non sanno guidare bene la bici (prendono aria, non limano, ndr) e in questo modo faticano di più in pianura e arrivano più stanchi ai piedi della salita».

E quest’ultimo aspetto tutto sommato ce lo ha confermato anche ieri il piccolo Juan Carlos Lopez.

«Il secondo punto principale riguarda le tecniche di allenamento. Tutti si allenamento al massimo e tutti prima di essere ciclisti sono atleti. Queste sono anche le direttive della Fci. E alla fine vediamo che nel tappone del Fedaia arrivano ai 10 chilometri dall’arrivo in 50-60 corridori tutti insieme».

Evenepoel è piccolo di statura (170 centimetri) eppure spinge fortissimo anche sul passo
Evenepoel è piccolo di statura (170 centimetri) eppure spinge fortissimo anche sul passo

La statura non conta

Anche a Malaguti poniamo il discorso sui giovani, ai quali è richiesta una maturazione sempre più precoce. E lo scalatore che di base dovrebbe essere il più piccolo e meno sviluppato resta nell’ombra.

«Che il piccolo resti dietro perché è meno sviluppato ci può stare – dice Malaguti – ma non perché sia scalatore o meno. Semplicemente perché è indietro. Da un punto di vista meramente tecnico deve continuare a lavorare su tutti i fronti. In particolare mi riferisco al rapporto potenza/peso, che è quello che più di tutti conta.

«E in tal senso dico: non facciamoci ingannare dalla statura. Guardiamo Evenepoel. E’ piuttosto basso e l’altro giorno ha vinto il campionato nazionale a crono stracciando i suoi avversari. E lo stesso vale per il giovane Martinez».