Sabato scorso sono saliti sul volo verso Santiago del Cile, per il training camp in altura più esotico di questo inizio di stagione. I sette corridori del Pinarello-Q36.5 Cycling Team, guidati da Tom Pidcock e Quinten Hermans (più uno chef, tre massaggiatori, due meccanici, un direttore sportivo, un allenatore e un nutrizionista) trascorreranno tre settimane in una località di montagna rinomata per lo sci e la MTB estiva, chiamata La Parva, a due ore di auto dalla Capitale.
La scelta ce l’ha spiegata Kurt Bogaerts, lo storico allenatore di Pidcock e responsabile della performance nel team, passato con lui nella squadra svizzera e in procinto di volare a sua volta in Sud America dopo i primi giorni del secondo ritiro di Javea, in Spagna.
«Si trattava di trovare soluzioni alternative – spiega – per un ritiro di allenamento in altura. Sul Teide ci sono un solo hotel e qualche rifugio, quindi la disponibilità è limitata. In più a gennaio si possono trovare condizioni avverse. Non c’è un motivo particolare per il Cile, magari in futuro andremo in Ecuador o in Colombia (sorride, ndr). Abbiamo pensato che il Sud America in generale abbia un clima favorevole e l’altitudine giusta. I due motivi principali sono questi. Non è economicissimo, ma quando si va in altura, è sempre così. La spesa maggiore è per i voli, l’alloggio è più economico e questo ci permetterà di stare oltre le tre settimane…».


Carico personalizzato
Diversi corridori in passato hanno scelto di fare la preparazione invernale in Sud America. Rota e Masnada in Colombia, come pure il Team Sky nel 2018. Solo che Froome per primo esagerò con i carichi di lavoro e impiegò tutta la primavera per rimettersi in sesto. Campenaerts ha fatto delle esperienze in Namibia. C’è una bella differenza fra dormire in alto, allenandosi sul mare, e trascorrere delle settimane oltre i 2.500 metri.
«Il motivo principale di questo viaggio – prosegue Bogaerts – è anche quello di rompere la routine di andare sempre negli stessi posti. Penso che sia un po’ demotivante. Così lo abbiamo proposto al gruppo e i ragazzi interessati hanno potuto farlo. Sono stati così entusiasti, che abbiamo dovuto mettere un limite, per poter seguire tutti nel migliore dei modi. Penso che fisiologicamente sarà più impegnativo, ma probabilmente saranno superiori anche i benefici. Ovviamente gestiremo il carico di lavoro di ciascun atleta e terremo d’occhio ogni giorno che il corridore sia in grado di progredire e che non peggiori».






L’entusiasmo per la novità
Santiago del Cile si trova a 570 metri di quota, gli appartamenti presi in affitto dal team poco sotto i 2.700. All’adattamento necessario prima di iniziare a lavorare in altura si sommerà il tempo per assorbire il fuso orario: attualmente la differenza è di 4 ore.
«Anche per questo ci siamo presi del tempo in più per adattarci – prosegue Bogaerts – e poi anche per recuperare dal viaggio, in modo da non arrivare affaticati alla prima gara della stagione. Il nostro luogo di allenamento è simile a Tenerife. C’è una montagna su cui alloggeremo, che si può scalare da diversi versanti. Sarà un ritiro senza un obiettivo preciso, per innalzare la condizione generale degli atleti, solo che le condizioni sono più impegnative dal punto di vista fisiologico.
«Allo stesso tempo, abbiamo visto i corridori davvero motivati e questo fa sì che siano arrivati laggiù preparati psicologicamente. Penso che sia un grande vantaggio andare in un posto nuovo e un nuovo ambiente. A giudicare dalle foto che ho ricevuto, sembra che i corridori siano piuttosto entusiasti».


La spinta di Pidcock
I sette corridori, più lo staff che si sta prendendo cura di loro, ripartiranno dal Cile il 5 febbraio, per arrivare in Europa il giorno dopo. Il debutto in gara è previsto a Murcia, il 13 febbraio: una settimana per rimettersi in sesto, smaltire il fuso orario e riabituarsi alle temperature più rigide di questa parte del mondo.
«Pidcock in passato ha sempre reagito molto bene all’altura – ragiona Bogaerts – quindi a cose normali questa preparazione dovrebbe essere vantaggiosa. Quando alla fine dell’anno abbiamo presentato l’idea, Tom è stato subito entusiasta. Le strade dovrebbero essere in buone condizioni, siamo partiti con sette/otto percorsi che già bastano per dare varietà, in attesa di scoprirne altri col passare dei giorni. Il vantaggio è che in Cile è l’inizio dell’estate, quindi a Santiago ci saranno circa 30 gradi, mentre sulla montagna saremo fra 15 e 20. Ci sono tutte le condizioni che servono.
«Abbiamo sommato le referenze di Ben Ronnestad (il coach norvegese citato da Matteo Moschetti, ndr) a quelle di alcune persone della federazione belga che hanno organizzato la spedizione per i mondiali su pista e di altri che vivono da quelle parti. Avevamo quattro, cinque contatti con persone che conoscono relativamente bene l’ambiente. Chissà, se le cose fileranno nel verso giusto, l’anno prossimo potremmo valutare di andare giù con un numero maggiore di atleti».