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Freni a disco e tradizionali: consumi a confronto

25.07.2021
5 min
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Proviamo a fare un confronto su alcuni consumi fra le bici con freno a disco e quelle con freni tradizionali. Un paragone che di riflesso riguarda anche le gomme. L’idea nasce nella prima tappa del Giro della Valle d’Aosta. In ammiraglia Colpack-Ballan già a metà della prima discesa era forte l’odore dei pattini freno sulle piste in carbonio che proveniva dai corridori che ci prevedevano di qualche secondo.

E così abbiamo chiesto alle due squadre italiane maggiori presenti nella corsa valdostana come è andata. Le due squadre sono la Colpack che in questa occasione ha usato freni tradizionali, e il Cycling Team Friuli, che invece ha usato freni a disco.

I freni caliper della Colpack. Dopo due tappe sono stati sostituiti
I freni caliper della Colpack. Dopo due tappe sono stati sostituiti

I tradizionali della Colpack

«Il consumo dei pattini freno dipende molto sia dal cerchio che dalla mescola del pattino – spiega Stefano Casiraghi, meccanico della Colpack – chiaramente qui parliamo di cerchi in carbonio. Nell’ultimo Valle d’Aosta se avessimo scelto una mescola più dura avremmo coperto l’intera tre giorni, invece li ho sostituiti dopo due tappe. Ma come abbiamo visto il percorso era molto esigente.

«Noi usiamo dei pattini Swisstop che ci fornisce Ursus quando ci dà le ruote. Sono pattini abbastanza morbidi. Al Giro U23, dove non tutte le tappe erano così difficili (altimetricamente parlando, ndr) li ho cambiati ogni 5 giorni. E con la pioggia si consumano il doppio: sia perché i corridori frenano di più, sia perché con lo sporco si ha un effetto “carta vetrata”. In tappe alpine il consumo è sensibile anche durante la tappa e di conseguenza varia la corsa della leva, ma questa cosa le gestiscono i corridori stessi con la “rotellina” sul freno e regolano la corsa della leva in gara».

Per avere un parametro di confronto sui consumi, ecco cosa ci ha detto Matteo Cornacchione, meccanico della Ineos, squadra che utilizza ancora i freni tradizionali. «Al Giro d’Italia (tre settimane, ndr) gestivo le bici di Ganna e Moscon e se non ricordo male ho cambiato due volte i pattini di Ganna sul freno anteriore e una volta sul freno posteriore. Calcolate che Filippo è un “ragazzino” di 80 chili e quando “pinza” non scherza! Noi usiamo solo pattini Shimano».

Le ruote del Cycling Team Friuli: da notare l’ampio diametro del disco
Le ruote del Cycling Team Friuli: da notare l’ampio diametro del disco

I dischi del Ctf

A Casiraghi replica Andrea Fusaz. Quest’ultimo è diesse e preparatore del Ctf, ma è stato anche responsabile tecnico del team friulano al Valle d’Aosta.

«Anche se il percorso della tre giorni aostana è stato impegnativo – dice Fusaz – noi non abbiamo registrato un consumo eccessivo del sistema frenante. Dischi e pastiglie li abbiamo sostituiti  prima del via. Su cinque corridori, quindi dieci coppie di ferodi, ne abbiamo sostituite solo due».

Il motivo di un consumo così basso è dovuto anche al fatto che il Ctf, ha utilizzato (come fa spesso) dei dischi molto grandi: 160 millimetri. Questi dipanano meglio il calore e oltre che essere più potenti (ed offrire una frenata più modulabile) sono anche più gentili con le pastiglie stesse. «Noi – riprende Fusaz – usiamo le pastiglie che ci fornisce Campagnolo».

Anche in questo caso facciamo un paragone con il mondo dei pro’. Gabriele Tosello, capo dei meccanici in Astana ci dice che: «Al Giro tutti i giorni di riposo facciamo il check delle bici. In quel momento controlliamo anche dischi e pastiglie e queste le sostituiamo. Ma attenzione, non sono finite. Sono al 50 per cento della loro durata o poco più. Tuttavia preferiamo cambiarle per evitare che nelle tappe successive il corridore si trovi “senza freni” all’improvviso. Che poi senza freni non ci restano, ma la frenata gli si allunga parecchio. Specie in caso di maltempo: con lo sporco che alza l’acqua si consumano un po’ di più. La durata del disco? Un Giro ce lo fai tutto, almeno che non prendano una scaldata importante. E il paio di dischi che ho cambiato è stato per questo motivo. Altrimenti 4.500-5.000 chilometri ce li fanno tranquillamente».

Al Valle d’Aosta 2021 poche tappe ma molto severe, anche per i mezzi
Al Valle d’Aosta 2021 poche tappe ma molto severe, anche per i mezzi

E i consumi delle gomme?

Ma la scelta fra dischi e freni a pattino si ripercuote anche sulle gomme: sulla loro scelta e di conseguenza sui loro consumi.

«Con il freno tradizionale – riprende Casiraghi della Colpack – preferisco non montare i tubeless, ma solo i tubolari. L’eccessivo calore che si sviluppa in frenata con il tubeless o il copertoncino rischia di spaccare il cerchio, meglio il tubolare. Infatti al Giro, Gazzoli e Baroncini che avevano i dischi hanno usato il tubeless: un po’ più pesante, ma più scorrevole. Pirelli ci fornisce molto materiale e per questo sono partito per il Valle d’Aosta con gomme tutte nuove. La corsa è stata di poco superiore ai 400 chilometri e non ho sostituito gomme. A fine competizione il battistrada aveva ancora il 60% da consumare».

E questa teoria (a parti inverse) ce la conferma Fusaz. «Noi con i dischi abbiamo optato per i tubeless. Pensate, abbiamo avuto quattro forature, ma tutti i ragazzi hanno finito la corsa regolarmente grazie al liquido sigillante. Certo, avevano la pressione a 3 bar, ma non hanno avuto bisogno di fermarsi o di farlo con urgenza. Non abbiamo problemi di frenata e sono più scorrevoli. Semmai il problema è convincere i ragazzi ad usare pressioni più basse in gara. Per un atleta di 60 chili non andiamo oltre le 6,5 bar, mentre loro vorrebbero sempre gomme “di pietra”. Con i Veloflex (25 millimetri) ci troviamo molto bene. Hanno una mescola molto morbida e infatti al termine del Valle d’Aosta ci restava circa il 20% di battistrada».