Nuovo assetto manageriale per SRAM. L’azienda americana ha difatti annunciato importanti cambiamenti nella propria struttura commerciale globale e nel management europeo. Una transizione che segna la fine di un lungo ciclo dirigenziale e apre una nuova fase orientata a innovazione, relazioni strategiche e sviluppo internazionale.
Dopo 33 anni in azienda, di cui 20 nel ruolo di Vice President of Sales, John Nedeau lascerà ufficialmente SRAM alla fine di giugno. Figura centrale nella crescita del marchio, Nedeau ha contribuito a consolidare i rapporti con i partner OEM e aftermarket a livello mondiale, accompagnando l’evoluzione dell’azienda in uno dei momenti più importanti dell’industria della bicicletta.
La Red Bull-BORA-hansgrohe di Giulio Pellizzari pedala con gruppo SRAMIl brand americano fornisce i propri prodotti con power meter inclusoLa Red Bull-BORA-hansgrohe di Giulio Pellizzari pedala con gruppo SRAMIl brand americano fornisce i propri prodotti con power meter incluso
A raccogliere il testimone sarà Paul Kantor, attuale Road Category Director. Manager con una forte competenza tecnica e una lunga esperienza nello sviluppo prodotto, Kantor guiderà ora il team globale vendite OE e aftermarket di SRAM.
Il suo percorso professionale all’interno dell’azienda è iniziato con Avid, storico marchio acquisito da SRAM nel 2004. Negli anni ha avuto un ruolo chiave nello sviluppo dei freni a disco per Mountain bike e bici da strada, contribuendo alla crescita del comparto braking del brand americano. Dal 2018 ha assunto la responsabilità dell’intero portfolio dropbar, guidando una delle categorie più innovative e strategiche del gruppo.
Secondo il CEO di SRAM, Ken Lousberg, la leadership di Nedeau ha permesso di costruire relazioni solide e durature con partner e costruttori in tutto il mondo. Allo stesso tempo, l’azienda vede in Kantor una figura capace di unire visione commerciale, conoscenza tecnica e sensibilità verso il mercato globale.
Jacco de Kluijver sarà il nuovo Director of OE Sales Europe in SRAMPaul Kantor, attuale Road Category Director prenderà il ruolo di Vice President of Sales Jacco de Kluijver sarà il nuovo Director of OE Sales Europe in SRAMPaul Kantor, attuale Road Category Director prenderà il ruolo di Vice President of Sales
Focus su tecnologia e sviluppo
Parallelamente, SRAM ha anche annunciato un importante cambio ai vertici delle vendite europee. Dopo quasi trent’anni di attività, Dirk Gerbes lascerà il ruolo di Director of OE Sales Europe. Entrato in azienda nel 1996 dopo l’esperienza in Derby Cycle, Gerbes ha avuto un ruolo decisivo nello sviluppo della presenza commerciale di SRAM nel mercato europeo. Nel corso degli anni ha costruito relazioni strategiche con i principali costruttori del continente, distinguendosi per un approccio consulenziale e per una profonda conoscenza del settore bike. Il suo pensionamento ufficiale è previsto per luglio 2026, ma il passaggio di consegne operativo è già iniziato.
Al suo posto arriverà Jacco de Kluijver, manager proveniente da Genie, azienda internazionale specializzata in piattaforme aeree. De Kluijver porta in SRAM una consolidata esperienza nella leadership commerciale internazionale, nello sviluppo business e nella gestione strategica delle vendite. Grande appassionato di ciclismo su strada e gravel, si trasferirà dai Paesi Bassi alla Germania e lavorerà tra gli uffici di Schweinfurt e Düsseldorf a partire dal prossimo 8 giugno.
Per SRAM, queste nomine rappresentano un passaggio chiave nella strategia futura del marchio. L’obiettivo resta quello di rafforzare ulteriormente la collaborazione con i partner industriali e continuare a investire in innovazione, tecnologia e sviluppo del mercato globale della bicicletta.
La ricerca nel mondo del ciclismo è costante ed abbraccia ogni aspetto, non ultimo quello legato alla performance e ai capi di abbigliamento. Studio, sviluppo, test, prove in galleria del vento e poi il definitivo esordio su strada, questo solitamente è l’iter con il quale si lavora. Il rapporto tra le squadre professionistiche e le aziende è fondamentale, il continuo confronto tra atleti e tecnici permette di migliorare costantemente l’aspetto della performance ma anche vestibilità e comfort.
Il rapporto che c’è tra il brand Santini e il Team Lidl-Trek è un esempio di tutto questo, la qualità e la ricerca del marchio bergamasco sono al servizio degli atleti della formazione WorldTour. Un lavoro che ha portato alla realizzazione di diversi capi d’abbigliamento, tra questi ci sono una serie di body utilizzati ormai per ogni corsa e in gran parte delle condizioni meteo.
«Ai corridori della Lidl-Trek – ci dice Sabrina Bonaiti, Sponsorship Supply Coordinator di Santini – forniamo quattro body differenti. Due per le prove in linea e altri due per le cronometro. La scelta di utilizzare questo tipo di capo d’abbigliamento è nata dalla necessità di avere un prodotto che potesse risultare performante, adattabile alla fisionomia dell’atleta e anche comodo».
Santini parte da un progetto, poi vengono eseguiti diversi test, tra cui quelli in galleria del ventoSantini parte da un progetto, poi vengono eseguiti diversi test, tra cui quelli in galleria del vento
Su strada
Il primo dei due body che vengono utilizzati dalla formazione tedesca è pensato per un clima mite, quando le giornate non sono eccessivamente calde. Un capo dove lo sviluppo è arrivato dal confronto diretto con gli atleti della Lidl-Trek. Uno scambio di idee e feedback fondamentali.
«Come modello i body – spiega ancora Sabrina Bonaiti – nascono da un nostro progetto, il Dynamo. Insieme agli atleti WorldTour abbiamo effettuato alcune revisioni, con costruzioni e forme dei pannelli riviste e disegnate nuovamente in base alle loro esigenze. Ci siamo affidati anche ai test in galleria del vento, grazie ai quali siamo riusciti a perfezionare ulteriormente il capo. Il fit è molto aderente, in alcuni casi viene adattato alle forme e alle misure dell’atleta».
«Nella parte superiore del body più pesante offerto agli atleti – continua – utilizziamo la lycra come tessuto, che comunque risulta leggero ed estremamente comodo. Mentre sulle maniche è stato scelto un tessuto rigato, che offre un maggior riscontro in termini aerodinamici. Una delle principali rivoluzioni per il body da strada arriva nella parte delle gambe, dove è stato preferito un tessuto a navetta che offre una maggiore compressione e una migliore performance».
Il tessuto del body più leggero è detto “seconda pelle” vista la sua conformazione Skjelmose alla Amstel Gold Race, si intravede la trama del tessuto a navetta nella parte delle gambe Il tessuto del body più leggero è detto “seconda pelle” vista la sua conformazione Skjelmose alla Amstel Gold Race, si intravede la trama del tessuto a navetta nella parte delle gambe
Evoluzioni e cambiamenti
Lo studio e lo sviluppo dei capi tecnici non riguarda solamente la performance e la prestazione dell’atleta, seppur questi rimangano centrali. Tuttavia anche la comodità e il comfort sono importanti, in modo da permettere al corridore di potersi esprimere al meglio.
«Abbiamo anche un body leggero, pensato per la stagione estiva – ci spiega Sabrina Bonaiti – dove il tessuto nella zona del busto, sempre in lycra, ha però delle finezze tecniche diverse. Praticamente è come se fosse un microrete che, anche dal punto di vista visivo, propone delle differenze. Infatti non ha una struttura liscia, tipica della lycra, ma una a cerchi che permette di avere una traspirabilità maggiore. L’obiettivo era quello di mantenere la temperatura corporea dell’atleta il più bassa possibile. Per quanto riguarda gambe e maniche non ci sono differenze».
Per le cronometro il tessuto utilizzato sulle gambe è estremamente liscio, pensato per una migliore aerdoniamicitàIl disegno delle maniche, a righe, è votato alla ricerca della massima aerodinamicitàPer le cronometro il tessuto utilizzato sulle gambe è estremamente liscio, pensato per una migliore aerdoniamicitàIl disegno delle maniche, a righe, è votato alla ricerca della massima aerodinamicità
Per le crono
I body realizzati da Santini per le prove contro il tempo sono sempre due, uno che ha come obiettivo quello di garantire il più alto spunto tecnico all’atleta per eccellere quando il cronometro fa da giudice ultimo.
«In questo caso – dice la nostra interlocutrice – il processo di studio e di test è stato davvero profondo e ci ha impiegato un anno di lavoro continuativo. I due body da cronometro vengono chiamati “warm” e “cold”. Con il primo che ha come focus la ricerca della massima aerodinamicità. Il fit è personalizzato in base all’atleta, dove i pannelli di tessuto e le cuciture sono stati posizionati in base alle esigenze e alle curve del corpo».
«Per le gambe – continua – la scelta del tessuto è ancora diversa, in poliuretano. Guardandolo da vicino si vede una grande differenza, sembra lo stesso materiale utilizzato per i copriscarpe. Risulta molto liscio al tatto, in modo da far scorrere l’aria».
«Il secondo body da cronometro viene utilizzato poco dagli atleti, ma è stato creato per le giornate davvero calde. Sulle gambe il tessuto in poliuretano fa spazio a uno più traspirante».
Matteo Sobrero in questi giorni al Tour of the Alps sta usando il body più pesante dei due realizzati da SantiniLe tasche non cambiano in formato e capienza, in quella centrale c’è anche il gilet per proteggersi da freddo in discesa Matteo Sobrero in questi giorni al Tour of the Alps sta usando il body più pesante dei due realizzati da SantiniLe tasche non cambiano in formato e capienza, in quella centrale c’è anche il gilet per proteggersi da freddo in discesa
Il feedback di Sobrero
Uno di coloro che ha utilizzato i diversi body firmati Santini è Matteo Sobrero, il quale ha avuto modo di esordire quest’anno al Santos Tour Down Under e indossare quello più leggero. Mentre ora al Tour of the Alps sta indossando il body più pesante. Il piemontese è, inoltre, anche un cronoman.
«I due body pensati per le corse in linea – spiega Sobrero – presentano un fattore di comodità, quindi risultano più elastici e comodi sulle lunghe distanze. Al contrario quello per le cronometro risulta più rigido e aerodinamico. Si sente molto la differenza nella parte delle gambe, che offre un’ottima compressione».
«Solitamente utilizzo il body con il tessuto in Lycra, nelle gare in linea – spiega nuovamente – anche se durante il Tour Down Under ho scelto il capo più leggero, dove la rete microforata ha offerto una traspirabilità davvero ideale per combattere il caldo estivo che abbiamo trovato. Tra i due c’è anche una differenza in termini di peso, che si sente anche solamente prendendo in mano i capi».
«Il vantaggio aerodinamico e di performance si sente – conclude Sobrero – soprattutto nella parte di congiunzione tra gambe e busto. E’ più stretto e questo permette al fondello di rimanere stabile. Personalmente utilizzo i body anche in allenamento, grazie alla doppia zip sono molto comodi anche per i vari stop in gara. Le tasche sono le stesse che sia hanno su una maglia normale, quindi dal punto di vista della capienza e della comodità non cambia nulla».
Fra l'autunno e l'inizio dell'inverno nascono le divise 2024. Da Santini c'è il lavoro per i team e in parallelo quello per gli amatori. Ecco come fanno
MASSA MARITTIMA (GR) – Avona Velum, vista in anteprima nel 2025, quest’anno abbiamo avuto l’occasione di usarla, pedalarla e fare anche dei metri di dislivello positivo (e anche negativi) concentrati in pochi chilometri. Il primo approccio in terra Toscana, alla tenuta Il Cicalino.
Leggera, eppure non è nervosa ed in discesa è un missile. Ci ha sorpreso proprio con il naso verso il basso e nella traiettorie strette, è da guidare e da tenere, ma gratifica parecchio. Vediamo la Velum nel dettaglio.
In discesa e nei tratti tortuosi ci ha colpito in maniera positiva (foto Mirror Media BCA)In discesa e nei tratti tortuosi ci ha colpito in maniera positiva (foto Mirror Media BCA)
Approccio scientifico semplificato
I tecnici di Avona (azienda tedesca) hanno semplicemente messo insieme le differenti situazioni che si incontrano nella vita reale. Hanno valutato ed analizzato la guida al limite, pensando a quei miglioramenti funzionali della performance e cercando di tradurre il tutto. Tra i fattori deputati alla valutazione della resa atletica (e della fatica) una volta in bici c’è la potenza normalizzata NP ed il ruolo che gioca il comfort dell’utilizzatore una volta in sella (le geometrie della Velum nascono proprio da qui).
Avona Velum è stata sviluppata con una serie di accorgimenti che permettono di massimizzare i fattori di miglioramento tecnico. Significa sfruttare di più e meglio il mezzo meccanico. E’ nato un prodotto bilanciato, tanto veloce, quanto efficiente in salita.
Un impatto frontale che dice molto della Velum (foto Mirror Media BCA) Terminali della forcella asimmetrici (foto Mirror Media BCA)Nodo sella svasato con i foderi obliqui assottigliati (foto Mirror Media BCA)Scatole centrale con movimento che presenta calotte esterne (foto Mirror Media BCA)Un impatto frontale che dice molto della Velum (foto Mirror Media BCA)Terminali della forcella asimmetrici (foto Mirror Media BCA)Nodo sella svasato con i foderi obliqui assottigliati (foto Mirror Media BCA)Scatole centrale con movimento che presenta calotte esterne (foto Mirror Media BCA)
Avona Velum, quella provata
Una taglia media, completamente full carbon monoscocca. Alta sull’anteriore con i suoi 148 millimetri dello sterzo, perfettamente in linea con le tendenze attuali che vedono un ritorno degli avantreni più allungati. Questo fattore dona stabilità, irrigidisce il comparto e permette al tempo stesso di limitare l’impiego di spessori (sempre bruttini). Forcella tutta in carbonio, così come il reggisella, con off-set zero e cucito sulle esigenze del telaio. Forcellino posteriore UDH con ghiera di tenuta bella abbondante.
TrasmissioneShimano Dura Acee ruote Feserwerk (marchio controllato da Avona) con mozzi DT Swiss. Gomme Continental GP5000 con camera d’aria (su un mezzo del genere avremmo preferito i tubeless, ma per un paio di ore di utilizzo ci siamo adattati). Il peso rilevato di questa super bici? Intorno ai 6,7 chilogrammi (poco meno e senza pedali). Prezzo di listino 7.999: cifra davvero interessante.
Testa della forcella sagomata, bici curata nei dettagli (foto Mirror Media BCA)La zona dello sterzo è identificativa del progetto (foto Mirror Media BCA)Testa della forcella sagomata, bici curata nei dettagli (foto Mirror Media BCA)La zona dello sterzo è identificativa del progetto (foto Mirror Media BCA)
Tubo sterzo e manubrio
Facciamo un passo indietro. In precedenza abbiamo menzionato il profilato dello sterzo, la sua altezza, con valori ottimali (a nostro parere) taglia per taglia. Se osservato frontalmente il tubo è una sorta di pinna, nulla di estremizzato, ma trasmette una sensazione di efficienza anche per via di una sezione laterale molto ampia.
A questo si unisce una svasatura superiore dove alloggia il manubrio integrato Avona, buona la sua rigidezza percepita e il disegno della curva, si arpiona bene anche in posizione bassa. Ci ha colpito positivamente il sistema nel suo complesso, perché trasmette una solidità per nulla banale, tiene bene anche in fase di rilancio quando si tira il cockpit con forza ed è bello da osservare.
Sì, funziona bene anche nelle fasi di rilancio (foto Mirror Media BCA)Prodotto corsaiolo e sostanzioso che strappa il sorriso (foto Mirror Media BCA)Sì, funziona bene anche nelle fasi di rilancio (foto Mirror Media BCA)Prodotto corsaiolo e sostanzioso che strappa il sorriso (foto Mirror Media BCA)
Le prime considerazioni
Avona Velum è una bici tuttofare, anche se andrebbe provata con i tubeless (anche da 30) e magari con ruote dal profilo maggiormente aggressivo: magari 50/55 millimetri. In salita ci aspettavamo una bici efficace, pronta al cambio di ritmo, facile da portare. E’ sufficientemente comoda, anche se andrebbe utilizzata per più tempo.
In discesa e con la manetta aperta un po’ a tutta, ci ha strappato il sorriso. Tanto precisa e stabile, veloce, sicuramente impegnativa, ma al tempo stesso una bici che non mostra un limite, argomentazione che difficilmente nasce dopo appena 120 minuti di utilizzo e che fa emergere una bicicletta con tanto cuore e sostanza.
Nel panorama del ciclismo su strada, Giant rappresenta da anni uno dei riferimenti mondiali quando si parla di innovazione tecnica e sviluppo di prodotti destinati sia ai professionisti sia agli appassionati più esigenti. Il marchio taiwanese ha recentemente presentato a Nizza non solo le nuove bici, come la superveloce Propel, ma anche una nuova generazione di caschi pensati per la strada. Parliamo del modello Rev, orientato alla ventilazione e alla leggerezza, e il nuovo Pursuit, dedicato invece alla massima efficienza aerodinamica.
Due prodotti diversi ma accomunati dalla stessa filosofia progettuale, ovvero offrire performance elevate senza sacrificare comfort e sicurezza. In particolare, il Pursuit è il casco aero sviluppato da Giant per le competizioni più veloci e per gli sforzi ad alta intensità, laddove ogni dettaglio può fare la differenza.
Linea filante e pulitissima per il Pursuit. Questo casco è stato sviluppato con la Jayco-AlUla, fra i pro’ ogni watt può fare la differenzaLinea filante e pulitissima per il Pursuit. Questo casco è stato sviluppato con la Jayco-AlUla, fra i pro’ ogni watt può fare la differenza
Aerodinamica nel DNA
E’ proprio l’aerodinamica il cuore del nuovo Pursuit. Giant ha lavorato a fondo sulla forma della calotta, sviluppando un design allungato e superfici attentamente modellate per favorire un flusso d’aria il più possibile stabile attorno alla testa del corridore. Il progetto è stato affinato grazie a simulazioni CFD (Computational Fluid Dynamics) e a numerosi test in galleria del vento, strumenti ormai fondamentali nello sviluppo dei componenti destinati al ciclismo ad alte prestazioni.
Il risultato è un casco capace di ridurre la resistenza aerodinamica e di migliorare l’efficienza complessiva durante la pedalata. Secondo i dati forniti da Giant, il nuovo Pursuit permette di risparmiare mediamente circa 1,66 watt rispetto alla generazione precedente, un valore che può sembrare contenuto ma che nelle competizioni moderne, dove i margini sono minimi, assume un peso significativo.
Nonostante la vocazione aero, il casco mantiene un buon livello di ventilazione. Le prese d’aria sono state posizionate in modo strategico e sono abbinate a canali interni che guidano il flusso d’aria attraverso la calotta, migliorando la dissipazione del calore durante gli sforzi prolungati. La struttura utilizza una doppia densità di schiuma EPS per gestire al meglio le forze d’impatto, mentre il sistema di regolazione Cinch Pro consente una regolazione precisa e rapida della calzata. Il tutto per un peso dichiarato di 280 grammi nella taglia media.
Il comodo alloggio per gli occhialiIl comodo alloggio per gli occhiali
Taglie e dettagli
E’ pensato per un utilizzo agonistico ma anche per garantire praticità nelle uscite quotidiane. Il nuovo Pursuit è disponibile in tre taglie: S (51-55 centimetri), M (55-59 centimetri) e L (59-63 centimetri), tutti con una struttura studiata per offrire una calzata stabile anche quando la velocità aumenta o quando la posizione in sella diventa particolarmente aggressiva.
Dal punto di vista estetico Giant ha scelto una gamma di colorazioni sobrie ma moderne. Ci sono le varianti Matte Black, Matte Dusty Coral, Matte White e Matte Black Propel.
Tra le soluzioni più pratiche spicca inoltre il sistema integrato per l’alloggiamento degli occhiali. Il casco integra infatti delle apposite sedi nella parte anteriore che permettono di fissare gli occhiali in modo stabile quando non vengono indossati. Si tratta di un dettaglio sempre più apprezzato dai ciclisti, soprattutto nelle uscite lunghe o nelle gare dove si alternano salite e discese e può essere necessario togliere o rimettere rapidamente gli eyewear.
Completa la dotazione la chiusura magnetica Fidlock, che consente di agganciare o sganciare il cinturino con una sola mano in modo rapido e sicuro, anche quando si indossano i guanti.
La struttura in EPS e il MIPS garantiscono la sicurezza della testaLa struttura in EPS e il MIPS garantiscono la sicurezza della testa
Tecnologia MIPS
E’ la sicurezza l’altro pilastro su cui Giant ha costruito il nuovo Pursuit. Il casco integra infatti il sistema Mips Air Node Pro, una delle versioni più leggere e minimaliste della tecnologia MIPS (Multi-directional Impact Protection System), progettata per ridurre le forze rotazionali che possono generarsi durante un impatto.
Questo sistema è costituito da una struttura a basso attrito integrata all’interno della calotta che permette un leggero movimento relativo tra casco e testa in caso di urto obliquo. In questo modo una parte delle energie rotazionali viene dissipata prima di arrivare al cervello, contribuendo ad aumentare il livello complessivo di protezione.
Alla tecnologia MIPS si abbina la struttura in EPS a doppia densità, pensata per gestire in modo più efficace le diverse tipologie di impatto. Il lavoro svolto da Giant su questo fronte ha ricevuto anche una validazione indipendente: il Pursuit MIPS ha infatti ottenuto la valutazione massima, cinque stelle, nei test del Virginia Tech Helmet Safety Lab, uno dei laboratori più autorevoli al mondo quando si parla di sicurezza dei caschi.
Il risultato finale è un casco aero progettato non solo per essere veloce, ma anche per offrire una protezione di alto livello nelle situazioni più critiche, mantenendo al tempo stesso comfort e stabilità anche quando l’intensità della pedalata sale.
Un bell'incontro con Ganna durante la Vuelta a San Juan. Le vacanze. La ripresa. La fatica. L'ambizione. La strada. La pista. La stagione che lo attende
Selle San Marco rilancia la propria presenza nel ciclismo professionistico e annuncia le partnership ufficiali per la stagione 2026. Il brand veneto di selle conferma il suo impegno nelle tre discipline di riferimento: ciclismo su strada, mountain bike e gravel. Una strategia chiara. Un posizionamento tecnico. Un obiettivo preciso: sviluppare prodotti sempre più performanti attraverso il confronto diretto con atleti e team di alto livello.
La squadra americana è conosciuta a livello internazionale per il suo impegno nel dimostrare che anche chi convive con il diabete Type 1 può competere ai massimi livelli dello sport professionistico. Una realtà unica nel panorama WorldTour e ProTeam.
La collaborazione rappresenta molto più di una semplice fornitura tecnica. E’ una condivisione di valori. Affidabilità, resilienza, innovazione. In gara, ogni dettaglio conta. La sella è uno dei punti di contatto fondamentali tra atleta e bicicletta. Comfort, stabilità e trasferimento di potenza diventano elementi decisivi nelle competizioni internazionali.
Selle San Marco ha rafforzato la partnership con il Team Novo NordiskSelle San Marco ha rafforzato la partnership con il Team Novo Nordisk
Gravel: scelta italiana con Reverb Cycling
Nel fuoristrada, Selle San Marco amplia ulteriormente il proprio raggio d’azione. Prosegue la partnership con il KTM MTB Factory Team, una delle realtà più solide nel panorama cross country e marathon.
Alla conferma si aggiungono due nuove collaborazioni per il 2026: Metallurgica Veneta MTB Pro Team e Cannondale ISB Sport Team.
Un investimento strategico nel settore Mtb. Qui le sollecitazioni sono estreme. Vibrazioni, impatti, variazioni continue di posizione. Le gare “off-road” rappresentano un laboratorio tecnico privilegiato. Ogni feedback diventa un dato prezioso per lo sviluppo di nuove selle dedicate alla mountain bike.
Nel gravel, disciplina in costante crescita globale, il brand veneto affiancherà invece la formazione italiana Reverb Cycling.
Il gravel è contaminazione. E’ velocità su sterrato. E’ resistenza su lunghe distanze. Una disciplina che richiede equilibrio tra comfort e performance. Le competizioni gravel sono terreno ideale per testare soluzioni innovative dedicate alle lunghe percorrenze e alle superfici miste.
Omar Di Felice con le sue avventure è uno dei volti di riferimento per Selle San MarcoOmar Di Felice con le sue avventure è uno dei volti di riferimento per Selle San Marco
Un motore di innovazione
Per Selle San Marco, le collaborazioni professionistiche non sono solo visibilità. Sono ricerca applicata. L’interazione quotidiana con atleti elite permette difatti di raccogliere indicazioni concrete su ergonomia, materiali, forme e tecnologie costruttive. Strada, Mtb e gravel dialogano tra loro. Le esperienze si contaminano. Le soluzioni si evolvono.
Oltre ai team, il 2026 segna il ritorno dello spagnolo Jordi Bago, che riporta il marchio nel mondo enduro. Confermati anche due nomi di riferimento dell’ultracycling internazionale: Omar Di Felice e Sami Sauri, protagonista femminile alla Across Andes. Atleti che rappresentano resistenza, esplorazione e spirito endurance. Un banco prova ulteriore per testare comfort e durata su distanze estreme.
Fondata nel 1935 a Rossano Veneto, in provincia di Vicenza, Selle San Marco è uno dei marchi storici del ciclismo internazionale. Tradizione artigianale e innovazione tecnologica convivono nella produzione di selle racing e performance.
Dal 2016 il brand fa parte del gruppo Selle Italia, con sede ad Asolo. Un polo di eccellenza mondiale nel settore delle selle da ciclismo.
Il marchio tedesco Focus ha deciso di rinnovare la propria bicicletta da strada per eccellenza: la Izalco Max. Stiamo parlando di un modello realizzato e poi declinato in molti modi differenti a seconda di esigenze e idee tecniche. Ora gli ingegneri di Focus e i tecnici hanno deciso di rinnovare ulteriormente questa gamma di biciclette.
Un modello nato per essere veloce e aerodinamico, con profili sottili e dal design chiaramente pensato per rispondere alle esigenze tecniche di un ciclista sempre più alla ricerca di massimizzare le prestazioni.
Una delle novità per quanto riguarda la gamma Izalco Max è la colorazione Stone che si può trovare nel modello 9.9Una delle novità per quanto riguarda la gamma Izalco Max è la colorazione Stone che si può trovare nel modello 9.9
Veloce
La domanda dalla quale si è partiti, in casa Focus, per realizzare la Izalco Max è una sola ma semplice: qual è la caratteristica più importante che una bicicletta da strada deve avere? La risposta è stata, la velocità. Anche quando si pedala per divertimento i marginal gains giocano un ruolo fondamentale. Una bicicletta rapida, veloce, leggera e reattiva permette di divertirsi maggiormente e di trovare una compagna di avventure capace di accompagnarci su ogni terreno.
Con queste idee Focus ha deciso di creare la Izalco Max, una bicicletta da strada davvero definitiva e polivalente. Avere la giusta confidenza è importante per riuscire a guidare ed esprimersi al massimo delle proprie potenzialità. Infatti con la Izalco Max i tecnici del brand di Stoccarda hanno optato per geometrie e angoli confortevoli.
Nel modello 9.7 e 8.9 sono montate le ruote Reserve, del gruppo Pon.Bike, garantite a vitaNel modello 9.7 e 8.9 sono montate le ruote Reserve, del gruppo Pon.Bike, garantite a vita
Dettagli tecnici
In Focus hanno voluto investire e offrire ai ciclisti una gamma davvero ampia per quanto riguarda le scelte tecniche della Izalco Max, infatti sono state sviluppate due serie: la 9 (con le versioni 9.9, 9.8 e 9.7) e la 8 (con le versioni 8.9, 8.8 e 8.7).
La serie 9 ha visto anche l’aggiunta di alcune novità tecniche, come ad esempio il manubrio integrato Reserve One e il powermeter (misuratore di potenza) di serie. Caratteristiche che fanno intuire l’approccio agonistico che si ha verso questa gamma. Nelle versioni che montano il gruppo Shimano, la 9.9 e 9.7 il misuratore di potenza utilizzato è di 4iiii. Mentre per la Izalco Max 8.8, che monta gruppo SRAM, il misuratore di potenza è quello del gruppo Force AXS.
Per quanto riguarda la serie 8 siamo davanti a una bicicletta di media gamma, con un telaio in carbonio realizzato con una lega differente.
Nella versione 9.7 e 8.9 Focus ha scelto di fornire le ruote Reserve, appartenenti al gruppo Pon.Bike, che sono garantite a vita.
Il modello Izalco Max 8.9 è disponibile anche nella nuova colorazione grigio/amarantoIl modello Izalco Max 8.9 è disponibile anche nella nuova colorazione grigio/amaranto
Nuove colorazioni
La gamma Izalco Max si è rinnovata ampliando le scelte legate alla colorazione del telaio che prevedono scelte cromatiche di rilievo e capaci di accontentare qualsiasi utente, da quello più estroso a chi ama i gusti classici.
Nella versione 9.9 vediamo la colorazione stone, mentre per la Izalco Max 9.8 fa il suo esordio il viola, abbinato alla scritta “Focus” in arancione. Per il modello 8.9 si è scelto di aggiungere la colorazione grigio/rossa.
Per una vestibilità su misura, la Izalco Max è proposta in sette misure da XXS a XXL.
Prezzo: si parte dai 2.499 euro della Izalco Max 8.7 fino ad arrivare agli 8.499 euro del modello 9.9.
Deda Allroad Carbon, la ruota prestazionale tuttofare: la naturale evoluzione di Gera. Un applauso a Deda che cavalca l’onda del successo derivante dal gravel, proponendo un sistema ruota che accontenta tutti. Si punta alla leggerezza, ma anche alle soluzioni più moderne, adatte sì al gravel, ma anche al mondo road e soprattutto alle gomme di grandi sezioni.
Deda Allroad Carbon si basa su un cerchio in carbonio (UD e 3K) con canale interno da 27 millimetri di larghezza, con un’altezza da 36. Tecnicamente a noi piace fare un accostamento con le Gera Carbon, ruote super azzeccate ed estremamente versatili che fanno parte di una generazione precedente di strumenti tecnici. Vediamo le nuove Deda nel dettaglio.
Allroad Carbon si pone come una ruota tuttofareAllroad Carbon si pone come una ruota tuttofare
Allroad Carbon, come sono fatte
Il cerchio è costruito completamente in fibra di carbonio ad alto modulo, combinando in modo strategico la fibra unidirezionale UD e la 3K. La soluzione è voluta per garantire la rigidità dove serve ed un minimo di elasticità in modo che la Allroad non risulti mai eccessiva. Il nome Allroad mutua anche quel concetto di versatilità e diversificazione di utilizzo che, oggi più che mai, va ben oltre la moda. Un modo di interpretare la bici che prende linfa grazie al gravel (con tutte le diverse interpretazioni).
Inoltre, il blend di fibre di carbonio adotta il processo Filament Winding, ovvero una metodologia di lavoro capace di aumentare le qualità e le performance della struttura. Il tessuto di carbonio avvolge un mandrino ed il prodotto finito risulta un vero monoscocca dove le fibre non sono interrotte. Nel complesso tutta la struttura è anche più uniforme. Per garantire maggiore robustezza, i tecnici Deda hanno aggiunto uno strato di Kevlar e PTFE nella sezione interna del cerchio, nei pressi di ogni singolo nipplo.
Il cerchio è alto 36 millimetri, ha un canale interno (tubeless ready con uncino, non hookless) da 27 ed è previsto il tubeless tape. La larghezza totale del cerchio è di 33. I raggi sono 24 per ruota (anteriore e posteriore), sono incrociati in seconda e sono in acciaio con nipples esterni al cerchio, dotati di sistema anti rotazione ABS. I mozzi sono in alluminio ed hanno delle flange ribassate. Hanno cuscinetti in acciaio ed il posteriore adotta la ruota libera con 2 ruote dentate contrapposte a 40 denti. Il valore alla bilancia dichiarato è di 1.430 grammi la coppia. Il prezzo di listino è di 1.350 euro (+ Iva).
Shape arrotondato del cerchio e nipples esterniCanale interno molto largo, 27 millimetriRispetto alle “vecchie” Gera molto è cambiatoI mozzi sono in alluminio Shape arrotondato del cerchio e nipples esterniCanale interno molto largo, 27 millimetriRispetto alle “vecchie” Gera molto è cambiatoI mozzi sono in alluminio
Ruota libera ingaggiata a pressione
Estremamente efficace, semplice per quanto concerne la manutenzione, facilissimo da pulire senza essere dei meccanici professionisti. Il corpo della ruota libera non è avvitato al mozzo e all’asse passante, basta una semplice pressione per la sua estrazione ed il gioco è fatto.
Il meccanismo interno si basa su uno spessore, una molla che funge da contrafforte e due ruote dentate contrapposte. Queste ultime lavorano con un angolo d’ingaggio che è stato ridotto della metà, rispetto al generazione precedente. E’ più veloce, immediato e gli attriti sono ridotti al minimo.
Il riscontro NFCAmbizione gravel race? Perché noCollaborazione sempre più stretta tra Deda ed il Politecnico di MilanoGomme larghe significa un’altezza da terra che aumenta, sommandosi al profilo del cerchioIl riscontro NFCAmbizione gravel race? Perché noCollaborazione sempre più stretta tra Deda ed il Politecnico di MilanoGomme larghe significa un’altezza da terra che aumenta, sommandosi al profilo del cerchio
Tecnologia NFC integrata
Anche le Allroad Carbon, così come le SL5, SL7 e le Hero RS sono dotate di un codice univoco (RFID) che funziona con tecnologia NFC, disponibile con qualsiasi smartphone. E’ utile per verificare l’originalità del prodotto e anche per l’estensione della garanzia.
Quale compatibilità?
Il canale interno largo 27 millimetri tubeless ready e la larghezza complessiva del cerchio di 33 millimetri, sono un’interfaccia ottimale per unrange di coperture molto ampio. Da 35 a 71 millimetri di larghezza, con tutta probabilità un delta tra i più ampi che il mercato è in grado di offrire e qui assume delle connotazioni ben precise anche la scelta di Deda di optare per un’altezza del cerchio di 36 millimetri.
BRUGHERIO – Filippo Grigolini sta macinando risultati e chilometri in questa stagione di ciclocross, la seconda nella categoria juniores. Un friulano che corre per una squadra marchigiana, il Team Cingolani Specialized. Ha 17 anni Grigolini, li ha compiuti il 7 ottobre scorso, un mese dopo ha conquistato anche la maglia di campione europeo a Middelkerke, davanti al compagno di nazionale e rivale Patrik Pezzo Rosola. Alto e magro, ma quando spinge sui pedali esprime una potenza impressionante, soprattutto quando si arrampica su pendii che invogliano gli altri a poggiare il piede a terra. Lui no, pedala e al massimo si alza sui pedali.
Un friulano, nella patria italiana del ciclocross è facile appassionarsi a questa disciplina e l’amore verso il fango per Grigolini arriva abbastanza presto.
«Mi sono avvicinato al ciclocross – racconta – quando ero G6. E’ iniziato tutto grazie a dei miei compagni di squadra più grandi, loro già correvano sul fango e io seguendoli mi sono appassionato».
Filippo Grigolini alla partenza del campionato italiano ciclocross juniores insieme al compagno di squadra Tommaso Cingolani Filippo Grigolini alla partenza del campionato italiano ciclocross juniores insieme al compagno di squadra Tommaso Cingolani
Dal Friuli alle Marche
Il passaggio dalle realtà della sua zona al Team Cingolani è stato rapido, ormai sono due anni che Filippo Grigolini corre con la formazione marchigiana che da quelle parti è uno dei riferimenti per chi ama il fuoristrada.
«Corro con loro da due stagioni – prosegue il campione europeo juniores in carica – perché mi avevano chiamato quando ancora ero allievo. Il rapporto che si è consolidato è davvero bello, quando sono venuto al Team Cingolani mi sono trovato bene e non me ne sono più andato. Ogni anno corro la stagione del ciclocross con loro».
Fuori dal camper del Team Cingolani incontriamo Filippo GrigoliniFuori dal camper del Team Cingolani incontriamo Filippo Grigolini
Cosa ti ha attirato del ciclocross?
La disciplina in generale è molto bella. Mi piace molto l’arrivo al campo di gara, il riscaldamento, provare il percorso, la tecnica che c’è. E’ un gran divertimento.
Hai fatto anche mountain bike?
Ho corso in mtb fino ad allievo secondo anno, ho vinto il campionato italiano allievi e poi ho deciso di iniziare a fare strada una volta passato juniores. Avevo sentito questa esigenza di cambiare, di mettermi alla prova in qualcosa di diverso.
E com’è andata?
La scorsa stagione si è trattato del primo approccio a questa disciplina, tanto diversa rispetto alla mtb. Tutto è andato abbastanza bene, c’è stato qualche inconveniente con il team ma da quest’anno cambio e spero che tutto possa andare per il meglio.
Filippo Grigolini in azione a Brugherio al campionato italiano con alle spalle Patrik Pezzo RosolaFilippo Grigolini in azione a Brugherio al campionato italiano con alle spalle Patrik Pezzo Rosola
Cosa ti è piaciuto delle corse su strada?
La parte tattica, le strategie da utilizzare in corsa e capire come ci si deve muovere in gruppo. Imparare le fasi cruciali e muoversi di conseguenza.
Sono già arrivati a cercarti dalla Francia, alla tua porta ha bussato la Decathlon CMA CMG U19 (la formazione juniores)…
Con loro correrò nelle gare internazionali, stiamo un po’ decidendo quale calendario fare e come dividere gli impegni. Da febbraio, finita la stagione del ciclocross, inizierò ad essere seguito da loro a livello di preparatore. Mentre nelle corse nazionale correrò con la Autozai Contri. Le due formazioni stanno iniziando a parlare.
Quindi non correrai solo con la Decathlon?
No no, però loro ci tengono a fare un percorso insieme anche perché nel 2027 passerò under 23 con loro.
Filippo Grigolini ha debuttato su strada nel 2025 con la maglia della Borgo Molino (foto Instagram)Filippo Grigolini ha debuttato su strada nel 2025 con la maglia della Borgo Molino (foto Instagram)
Hai già avuto modo di conoscere la nuova realtà internazionale?
Sì, vedere atleti più grandi è bello. Ho già fatto qualche ritiri con gli under 23 e questo ti fa crescere e soprattutto imparo tanto.
Come va con il francese?
Non c’è (ride, ndr), ma parlo bene l’inglese quindi ci capiamo e comunico con tutti. E’ il bello di essere in un team internazionale.
Spaventa o incoraggia questo nuovo percorso con la Decathlon?
C’è un pochino di paura, ma positiva perché sono felice di essere entrato in una squadra come questa. Sarà un bel capitolo, o almeno spero.
Riesci a conciliare gli impegni scolastici?
Sì, sto continuando gli studi al liceo scientifico Marinelli, nella mia città: Udine. Mancano gli ultimi due anni (Grigolini è in quarta, ndr) e si tira dritto. Sto continuando la scuola anche perché mi diverto, mi piace stare con i miei compagni. E’ stancante ma non voglio concentrare tutto sulla bici già a questa età, rimane una parte normale della vita. Svegliarsi la mattina e sapere di dover andare in classe è bello.
Finita la programmazione, la stagione del fuoristrada entra nel vivo e il cittì Pontoni si frega le mani. Dagli europei gravel, si va ora verso i mondiali
La nuova Gios A.R.T.E. 2 è la novità della casa torinese che con questo modello ha voluto portare avanti un progetto votato all’interscambio di discipline e terreni. Infatti stiamo parlando di una bicicletta costruita per fornire ottime prestazioni sia su strada che nel gravel, un binomio ormai sempre più ricercato dagli appassionati di ciclismo. Asfalto e sterrato, due mondi maggiormente in contatto ma difficili da unire. Per questo in Gios si è andati alla ricerca di un’evoluzione tecnica che potesse strizzare l’occhio a entrambe le discipline.
«Il progetto A.R.T.E. è partito un anno fa – ci spiega Marco Gios – e ha trovato una sua prima collocazione nel mondo dei telaio in acciaio, dettaglio tecnico che mi piace molto. Il secondo modello di questa gamma viaggia sulla stessa lunghezza d’onda, con la particolarità di avere un passaggio ruota ancora più ampio. E’ possibile montare senza alcun problema copertoni con larghezza massima di 34 millimetri».
La larghezza del tubo sterzo è di 1,5 polliciLa larghezza del tubo sterzo è di 1,5 pollici
Titanio
A.R.T.E. 2 vede la sua anima forgiata nel titanio, materiale apprezzato per le sue qualità tecniche e che permette di avere un telaio leggero, resistente e performante. Non un dettaglio da poco, vista l’intenzione che sta alla base di questa bici.
«Le tubazioni scelte – continua a raccontare Marco Gios – sono in titanio Deda K19 grado 9. Diciamo che a differenza del primo modello realizzato di questa gamma, la A.R.T.E. 2 ha delle differenze per quanto riguarda il tubo sella, non più curvo. Una scelta che comporta, di conseguenza, una maggior lunghezza del carro posteriore. Il titanio ci permette di avere una bicicletta con prestazioni elevate, quindi un modello collocabile nell’alta gamma. Stiamo parlando di un prodotto riservato a un pubblico alla ricerca di un’ottima performance tecnica».
Il movimento centrale scelto è il t47x68 per un passaggio cavi meccanici totalmente integratoGruppo e impianto frenante sono CampagnoloIl movimento centrale scelto è il t47x68 per un passaggio cavi meccanici totalmente integratoGruppo e impianto frenante sono Campagnolo
Dettagli
Le differenze e le chicche tecniche non mancano nella nuova nata di casa Gios Torino, tante accortezze che messe insieme danno come risultato finale un bicicletta capace di rispondere a diverse esigenze.
«La forcella anteriore – dice ancora Marco Gios – è la Deda All Road, molto particolare e che garantisce lo spazio sufficiente per montare copertoni da 34 millimetri. La particolarità sta nel design, il quale permette al ciclista di avere un telaio con geometrie da strada anche nel gravel. L’obiettivo infatti era di creare una bici da terreni misti ma con animo racing».
«Il carro posteriore – conclude – presenta una “schiacciatura” nei pressi del passaggio ruote, cosa che ci permette di montare copertoni con dimensioni maggiori rispetto a quelli canonici che troviamo su strada. Il gruppo è Campagnolo, ed è possibile scegliere tra monocorona e doppia corona. Un’altra particolarità è la scelta di aver montato le ruote Deda SL5, progettate appositamente per il fuoristrada».